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Il segreto del bosco perduto… e ritrovato

Il segreto del bosco perduto… e ritrovato
di Chiara Baù
(già pubblicato su www.imperialbulldog.com il 16 marzo 2016)

Finalmente è arrivato l´inverno. Un po’ tardi, a marzo inoltrato, ma ormai si sa …le stagioni non sono più imprigionate nel vecchio schema di una volta.

Il riscaldamento globale, il fenomeno del Niño, il persistere dell´alta pressione o chissà quale altra spiegazione hanno fatto sì che quest´anno il periodo di Natale sia apparso come un´anticipazione della primavera, e che ora la primavera sia sostituita da un ritardo dell´inverno…

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A fine dicembre fantomatiche strisce di neve artificiale imprimevano una luce particolare alle montagne spoglie, in attesa di grandi nevicate. Proprio in tale periodo il lavoro mi vedeva impegnata in montagna e ogni giorno assistevo a quello spettacolo così innaturale.

Alcune foto aeree testimoniavano ancora meglio queste sinuose linee bianche. Cosa mai avranno pensato gli astronauti osservando quelle strane serpentine bianche dalla stazione spaziale in orbita…come identificarle?

Eppure il progresso ha trovato il sistema perché i fiocchi di neve si auto-formassero provenendo, invece che dal cielo, da buffi cannoni meccanici adibiti alla produzione della neve… e la macchina ha funzionato benissimo. Nel periodo natalizio le piste da sci erano stracolme di turisti che sciavano confinati in questi spazi ristretti.

Ma la bellezza della neve naturale di questi giorni ha tutto un altro sapore… Da qualche giorno sembra di essere proiettati in un paese completamente diverso.

Pian piano tutto il Nord Italia è stato sommerso da questo nuovo inaspettato inverno… con il suo silenzio.

In passato trascorrevo alcuni giorni delle vacanze estive e invernali in un maso d´alta montagna, isolato a diversi chilometri dal paese… Nella mia stanza, che ricordava quella di Heidi, tra pareti rivestite di legno, si percepiva un profumo intenso di pino cembro misto a quello che proveniva dalla stalla collocata al piano di sotto – un odore acuto dovuto al letame poi utilizzato per concimare il terreno – in realtà era un mix dato dal profumo di legna bruciata, di latte appena munto, di erba impregnata di rugiada… questi erano gli odori, anzi le fragranze, che pian piano impregnavano i miei vestiti e anche i miei pensieri a seconda delle diverse stagioni in cui mi recavo.

Lontano dalle folle di agosto, dalla moltitudine di sciatori… così sono cresciuta… nessuna discoteca, nessuna spiagge affollata… sia pur con l’imprinting di una città come Milano. La settimana bianca era caratterizzata da una gita che ripetevo ogni volta con i miei genitori, una sorta di rituale. Un percorso con le ciàspole, attraverso boschi che mi apparivano incantati, per arrivare dopo un paio d’ore a una malga situata in mezzo a un’ampia distesa di pascoli e di fronte a un panorama così immenso da togliere il fiato. Poi la discesa a valle con lo slittino, nel puro divertimento, ogni volta una poesia diversa.

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Per quanto lo ripetessimo più volte, la bellezza di quel percorso mi riempiva di gioia e non era mai noioso né monotono… Si respirava ogni volta una sensazione nuova, di scoperta, di esplorazione: il passaggio di uno scoiattolo, le punte dei larici accarezzate dal vento. Non era una passeggiata qualunque… era la “mia” passeggiata, simbolo di un respiro che dal caos di Milano riportava ai ritmi più naturali e veri dell’esistenza.

Gli empiristi come John Locke ritenevano che la conoscenza si potesse acquisire solo per mezzo dell’esperienza principalmente sensoriale per poi essere elaborata dalla nostra mente. La sua teoria pone fermamente l’esperienza e i concetti di percezione e osservazione alla base della comprensione umana. In effetti ho potuto sperimentare tale teoria personalmente, dando sempre molto peso all´esperienza diretta. Un impatto che mi ha lasciato insegnamenti molto più marcati che non le ore passate sui libri…

La settimana scorsa sono tornata con i miei genitori al maso, per me quasi una liaison tra terra e cielo. Anche questa volta la consueta passeggiata alla malga.

Pochi passi sul sentiero, ed eccoci rapiti dal silenzio di una splendida nevicata. I fiocchi di neve sembrano rincorrersi nel loro moto disordinato regolato dal vento, coinvolti in un continuo vortice. Ma in quel caos apparente c´è perfezione…

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Alla base di ogni fiocco di neve si trova la simmetria esagonale della struttura cristallina del ghiaccio derivante poi direttamente dall´acqua. Tale struttura subisce tutta una serie di trasformazioni in base alle condizioni chimico fisiche. Alcuni ricercatori giapponesi hanno identificato fino a 3000 forme diverse.

Nel nostro peregrinare alcuni caprioli avvertono la nostra presenza. Eccoli che a balzi avanzano nel bosco tentando di sfuggire alla coltre di neve che man mano è sempre più spessa.
Anche loro sembrano sorpresi… convinti di assaggiare la prima erbetta primaverile, si sono trovati improvvisamente avvolti dal manto nevoso.

E´ interessante vedere come le specie predate come cervi e caprioli abbiano orecchie mobili che possono anche puntare all´indietro per captare i rumori di eventuali predatori al di fuori del campo visivo… sono una sorta di antenne direttive analoghe a quelle dei gufi e pipistrelli. Ascoltano con maggiore efficienza in una determinata direzione e di conseguenza meno efficacemente in un`altra, a meno che non vi vengano specificatamente orientate. Le antenne direttive dette più comunemente orecchie, funzionano molto meglio di quelle omnidirezionali nel raccogliere i suoni provenienti dalla direzione prescelta. In tale modo l´intensità del suono è maggiore se raccolto prevalentemente in direzione della sorgente.

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Particolarmente sviluppati nel capriolo sono il senso dell´udito e quello dell´olfatto, più che la vista. Forse hanno avvertito il nostro, che è odore di città. L´olfatto è di grande importanza soprattutto nei contatti e nelle relazioni sociali in particolar modo durante il periodo degli accoppiamenti e nella territorialità. L´olfatto è prodotto da neuroni olfattivi, i cosiddetti ORN (olfactory receptor neurons). Mentre l´uomo ne possiede alcuni milioni, animali come gli ungulati (cervi e caprioli) ne possiedono centinaia di milioni. Anche l´udito è eccellente e agisce da sistema di preallarme consentendo ai Cervidi un vantaggio iniziale. La vista è il senso meno sviluppato, la posizione fortemente laterale degli occhi rende impossibile la visione binoculare.

L´incontro con gli animali del bosco è sempre un evento di grande impatto emotivo, e la visione di questi caprioli blocca immediatamente il nostro cammino… e il nostro sguardo. Tentiamo di azzerare ogni minimo rumore, rimandando di qualche secondo lo scarto di una caramella per non disturbare ulteriormente i caprioli.

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Il dimorfismo sessuale è poco accentuato: il maschio è leggermente più grande della femmina. La corporatura slanciata rende il capriolo un ottimo saltatore.
Con la muta autunnale (che avviene tra metà dicembre e fine ottobre) il mantello assume una colorazione più scura, grigio-bruna e così viene evidenziata la macchia di peli bianchi perianali, il cosiddetto “specchio anale”, che nel maschio è reniforme mentre nella femmina è a forma di cuore.
Purtroppo la coltre nevosa è uno dei maggiori fattori che portano alla morte i caprioli in quanto possono rimanere bloccati senza riuscire ad alimentarsi per giorni arrivando di conseguenza a morire di fame. Sebbene caprioli e cervi appartengano alla stessa famiglia dei Cervidi, i cervi sono animali dalla struttura più forte: le femmine arrivano a pesare 80 chili e i maschi fino a 100 chili. Questo favorisce sicuramente la struttura fisica che permette un avanzamento più facile nella neve rispetto ai caprioli il cui peso non supera i 25-30 chili. Oltre a una vitale differenza di stazza, è soprattutto il comportamento sociale a favorire i cervi che, a differenza dei caprioli, si muovono in branco. Il più grande ed esperto davanti, gli altri dietro e in genere l´esperienza aiuta il capo branco a scegliere il posto migliore dove stare. I caprioli, e si parla degli esemplari maschi, hanno invece un comportamento solitario.

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Quasi mi sento colpevole nell´aver disturbato inavvertitamente il loro vagare nel bosco. Li ho messi in fuga e questa corsa può costare loro molto cara.

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Infatti d’inverno il metabolismo basale dei caprioli rallenta per permettere loro di sfruttare meglio il poco cibo disponibile e di bruciare meno energie. In pratica mangiano meno e si muovono meno: questo però se non vengono continuamente disturbati e messi in fuga.
Se ai caprioli una fuga nella buona stagione costa relativamente poco, d’inverno è molto diverso, e può addirittura farli morire di stento per l´enorme fatica che essi devono affrontare camminando nella neve spesso molto alta.

Prosegue il nostro cammino verso la baita, ancora stupiti per la copiosa nevicata, in una colonna sonora data dal silenzioso tocco dei fiocchi di neve che pigramente si appoggiano sul terreno. Poche centinaia di metri in quella sottile e inaspettata aria gelida, teatro del nuovo spettacolo invernale, pochi passi sul sentiero dove la luce si intrufola con timidezza nel bosco e improvvisamente trovo il sentiero ferito da una nuova, banale pista di sci che quasi con violenza interrompe l´armonia della montagna fino ad allora incontaminata…. e ora sventrata e ferita. Non bastavano i 50 km di piste che già costituivano uno dei caroselli di sci più belli della zona. Si doveva per forza incrementare il comprensorio. Perché turbare un equilibrio ambientale così delicato? Perché quegli ulteriori chilometri di pista? Che cosa si sperava di ottenere? Avidità di introiti per impinguare tasche sempre più affamate. Per lo spirito passionale che spesso mi prende, lo sdegno e il disincanto hanno avuto il sopravvento… lo scoiattolo non avrebbe più attraversato quella vuota autostrada di terra… il capriolo che balzava libero tra gli abeti sarebbe fuggito da uno spazio troppo vasto e aperto per consentirgli fughe sicure. Il silenzio del bosco sarebbe svanito, sostituito dallo scarrucolare di nuovi impianti, al posto di svettanti altissimi larici le forme squadrate delle cabinovie. Dopo le prime sensazioni tristi e negative… qualcos’altro è prevalso… Il silenzio del bosco, l´esperienza di percorsi tra distese incontaminate mi avevano sempre arricchito. Perché la stupidità delle persone, l´avidità di nuovi guadagni, la speculazione selvaggia dovevano turbare i miei pensieri? Non lo potevo permettere a niente e a nessuno. Una striscia di bosco era sparita, ma il silenzio non poteva dissolversi e svanire. Meno spazio e più ignoranza. Ma anche in un luogo più piccolo potevo apprezzare e valorizzare maggiormente ciò che rimaneva… ed era il silenzio dentro di me… Così mi ritrovai con una diversa visione e una sensazione nuova…

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Non avrei più potuto percorrere il “mio” sentiero incantato… ma forse un´alternativa c´era. La ritrovai pensando a un altro sentiero che aggirava la montagna, lungo, è vero, sei ore al posto di due, ma altrettanto ricco di poesia e di magia. Il mio silenzio del bosco non poteva perdersi… E una riflessione nasceva sul significato di ciò che intendiamo per progresso. Sono stati distrutti chilometri di boschi per cosa? Mi è stato insegnato di non fare mai il passo più lungo della gamba e allora vorrei suggerire non so a chi, ma a qualcuno sento di doverlo dire: prima di abbattere alberi e distruggere ettari di boschi è importante percorrere un sentiero innumerevoli volte… e ascoltarne il silenzio.

Questo conta per me, e non una presenza maggiore di turisti. Siamo sbarcati sulla luna per scoprire posti nuovi… ma ancora non abbiamo finito di osservarla e mentre l´ammiriamo col naso all’insù potremmo ascoltare le note del Claire de lune di Claude Debussy o la lettura dell’Ode alla luna di Giacomo Leopardi… Potranno sorgere sensazioni nuove tali da sconfiggere ogni idea di distruzione o di conquista, pensando che a volte è bello respirare la poesia di un luogo e val la pena mantenerlo e proteggerlo, lasciando ancora a questo nostro Paese dello spazio inesplorato con l’incanto e la poesia che vi aleggiano intorno.

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Abbiamo così cambiato percorso… nuove sensazioni, nuove tracce, nuovi scorci… nuovi silenzi e quattro ore in più di cammino, ma ben ripagate… la baita era sempre lì pronta ad accoglierci, come se il tempo si fosse fermato. In lontananza quella nuova pista da sci… ma la bellezza di aver seguito un nuovo percorso ha fatto svanire ogni sensazione negativa, e il furtivo passaggio di una lepre di montagna ha dato la nota più bella a quel nuovo itinerario, il silenzio del bosco perduto era stato ritrovato.

Chiara Baù
Chiara Baù è nata e cresciuta a Milano. Ciò che la contraddistingue sono l’interesse e la passione per il mondo della natura, che l’hanno spinta dapprima a conseguire una laurea in Scienze naturali con una tesi di campo della durata di due anni nel Parco Adamello-Brenta alla ricerca dell’orso bruno introdotto in base a un progetto europeo denominato Life Ursus, e in seguito a perseguire e approfondire questo interesse con successive tappe di esplorazione e viaggi in luoghi remoti, selvaggi, come il Canada e l’Alaska dove ha potuto avere numerosi incontri con gli orsi grizzly. Proprio nell’isola di Kodjak ha potuto concretizzare la passione per l’orso con la realizzazione di un interessante documentario trasmesso in seguito su circuito televisivo. E su questo leit motiv notevole interesse hanno pure suscitato le conferenze a sfondo naturalistico da lei tenute in frequentate località turistiche di montagna. Continua a viaggiare sia per diletto che per lavoro esaudendo la sua continua curiosità. La scrittura, la fotografia sono il minimo comune denominatore che tuttora la portano a vivere con estrema semplicità le esperienze più diversificate.

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