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Alcuni temi di scuola -1

Alcuni temi di scuola – 1 (1-4)

Quando sono ai giardini pubblici (4a elementare)
Esco di casa con mia mamma e vado ai giardini. Quando sono là trovo naturalmente un mio amico, o due o tre e così via. Discutiamo perché uno non vuole giocare al modo che vuole un altro e così ne nasce una mezza lite.
Poi riusciamo a metterci d’accordo. Se giochiamo a rialzo dura poco perché c’è sempre un imbroglione che dice: “ti ho toccato e tu non eri in rialzo.
L’altro si difende e dalle parole arrivano i fatti e quei due si pestano.
Se giochiamo a nasconderci mi diverto moltissimo perché è il gioco che mi piace di più.
Qualche volta viene un bambino, Massimo. Se c’è lui a me viene voglia di andarmene a casa, perché è il più teppista di quei giardini. Quando viene, lui inventa dei giochi da stradaioli: tirar pietre e polvere, e vuole sempre fare la lotta.
Quando arrivo a casa tutto sporco la mamma mi lava e anche si arrabbia. Vede i miei vestiti mezzi rovinati e mi dice: “Vandalo! A te le braghe durano un giorno e la maglietta manco mezzo”.
Io ai giardini pubblici mi diverto moltissimo perché è l’unico posto dove trovo i miei amici e gioco. Per la mamma è invece uno dei tanti posti dove si fa sangue marcio.

Scuola elementare Brignole Sale, Genova, anno 1952-1953. Io sono il primo da destra della seconda fila di seduti.
A. Gogna, 1aC, scuola elementare Brignole Sale, Genova

Scuola elementare Brignole Sale, Genova, anno 1953-1954. Io sono il 2° da destra di quelli seduti
A. Gogna, 2aC, scuola elementare Brignole Sale, Genova

Interrogazione (5a elementare)
Due settimane fa il maestro Acquarone c’interrogò sulla grammatica. Ci chiamò in ordine alfabetico e il primo fu Carrozzini.
Il maestro gli fece leggere una proposizione: e qui comincia il dialogo tra insegnante e scolaro, dialogo comico che ci ha fatto sbellicare dalle risa.
Dunque, come ho detto prima, il maestro fece leggere al proposizione a Carrozzini e questi lesse: “Io sarei andato all’ora solita a mangiare, ma tardai”.
Il maestro chiese. “Anzitutto facciamo un po’ d0analisi grammaticale. Cosa è io”?
Carrozzini: “Pronome… pronome… pronome…”.
Maestro: “pronome personale, maschi…”.
C: “Maschile e…”.
M: “Sing…”.
C: “Singolare”.
M: “Ora dimmi: cosa è sarei andato”?
C: “Voce del verbo mangiare”.
M: “andare, non mangiare”.
C: “Allora… voce del verbo essere andato”.
M: “Ma no, no!”.
C: “Voce del verbo essere mangiato”.
M: “Ma qui non ci sono cannibali!”.
C: “Ah, ecco” Voce del verbo essere!”.
M: “Ma no… no… no… se vai all’esame ti cacciano fuori a pedate! Oh, poveri noi!”.
C: “Ci sono! Voce del verbo andare”.
M: “Ooh, finalmente! Giusto. E poi?”.
C: “E poi cosa?”.
M: “Che cosa ti credi? Di aver finito di analizzare questo verbo?”.
C: “Ma…”.
M: “E su… modo cond…”.
C: “Ah, già! Bisogna fare tutta quella pappardella?”.
M: “Sicuro!”.
C: “E chi me la fa fare?”.
M: “Bastaaaaa!”.
Non occorre dire che noi altri ridevamo come matti. Ma, come dice il proverbio, un bel gioco dura poco e tutto finì quando il maestro si dichiarò vinto e le cose tornarono come prima. Il meno allegro, si sa, era lo stesso Carrozzini che, prendendo un bel quattro di grammatica, tornò al suo banco sconfortato e avvilito. Come ci rimettono i bambini che non studiano affatto!

Scuola elementare Brignole Sale, Genova, anno 1954-1955. Io sono il primo da sinistra della prima fila in piedi.
A. Gogna, 3aC, scuola elementare Brignole Sale, Genova

Temporale montano (5a elementare)
A Bieno, paese della Valsugana, dove vado in montagna, si scatenano sovente temporali, di pochissima durata, ma potenti.
Al mattino la giornata è bellissima: di solito un sole che spacca le pietre. A mezzogiorno qualche nuvoletta fa capolino dai monti che sovrastano la valle. In breve da quelle poche nuvolette si formano nuvoloni grossissimi. Tutto è ottenebrato. Dal basso della valle viene su una nebbia densissima. Qualche tuono si fa sentire. In un minuto un temporale violentissimo si scatena. I fulmini a volte schiantano alberi: sembra il finimondo. L’acqua inonda le strade. Goccioloni grandissimi bagnano qualunque cosa, muri strade, prati, orti. I contadini fuggitivi raramente trovano scampo. Lo scroscio della pioggia, i tuoni, il sibilare del vento, il guizzare della saetta, il serpeggiare dell’albero formano uno spettacolo bellissimo. Ma dura solo una decina di minuti. Trascorsi questi, la nebbia e le nuvole si dissipano. Il vento smette di ululare. La vita riprende il suo ritmo consueto. Il cielo, che poco prima era tempestoso, ora è placido, azzurro e calmo. Il sole asciuga tutto. La bufera è passata.

Scuola elementare Brignole Sale, Genova, anno 1955-1956. Si distinguono, oltre al maestro Acquarone, Gino Paladini (2o da ds, 2a fila), Alberto Martinelli (1° da sin, 1a fila) Guffanti (3°, 1a fila), Maurizio Galbusera (5°, 1a fila), Mario Tasso (2° da ds, 1a fila), Marco Di Vasta (1° da ds, 1a fila), Gian Filippo Dughera (2° da ds, seduto) e io (3° da ds, seduto)A. Gogna, 4aC, scuola elementare Brignole Sale, Genova

 

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