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Attorno all’Adamello, 8000 anni di storia

Attorno all’Adamello, 8000 anni di storia

Almeno 8000 anni or sono si costituì in Val Camònica il nucleo originario della civiltà camuna, la cui notevole espressione artistica è pervenuta fino ai giorni nostri sotto forma di innumerevoli incisioni che costella­no le pietre del fondovalle nei pressi di Capo di Ponte. A questi primi abitatori si sovrapposero poi altre genti di ceppo ligure-etrusco durante l’Età del Bronzo. L’arrivo dei Celti, nel 500-300 a.C., ebbe tale influenza sulle popolazioni locali da farne scomparire in gran parte i ca­ratteri originari. È in questo periodo che sorgono piccoli nuclei fortificati noti anche come castellieri. Situati in posizioni strategiche, avevano funzione di difesa e controllo del territorio ma consentivano anche di porsi al riparo dei frequenti disastri idrogeologici ai quali era soggetto il fondovalle. Attorno a questi centri si sviluppano agricoltura, selvicoltura e allevamento del bestiame. Alle popolazioni celtiche è attribuita la transumanza e quindi anche la prima colonizzazione, per quanto solo stagionale, delle alte quote. Furono abilmente sfruttati tutti gli spazi agevoli e pianeggianti e in particolare i terrazzi di origine glaciale di mezza montagna noti come coster. Furono questi centri i capi­saldi per il passo successivo costituito dall’occupazione stabile dei fondovalle, in particolare di quello camuno.

Panorama dalla vetta dell’Adamello. Foto: Giuseppe Alberti
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Già nel 118 a.C. i Romani condussero una prima campagna contro le popolazioni celtiche della Gallia cisalpina. In generale i Romani però limitarono il loro intervento a una occupazione leggera perché maggiormente interessati al control­lo delle Alpi come cintura difensiva e transito verso altre terre di conquista. Le popolazioni locali poterono così mantenere tradizioni e organizzazioni sociali, fungendo da preziosi alleati a guardia delle giogaie alpine. Con la caduta dell’impero romano giunsero i Longobardi che posero sotto il loro dominio tutto il territorio fino all’arrivo dei Franchi di Carlo Magno. Nel 1027 l’imperatore Corrado II il Salico pose le Giudicàrie e la Rendena sotto il feudo del vescovo di Trento Uldarico II. Il governo locale fu affidato dall’autorità ecclesiastica a dei «giudici» (da cui il nome Giudicàrie). Con l’atto di Corrado II queste regioni re­steranno, salvo qualche rara pausa, sotto il Principato Vescovile di Trento fino alla prima discesa di Napoleone in Italia nel 1799. Nel frattempo prendono sempre più vigore coalizioni popola­ri locali che tentano di difendere gli interessi del popolo dalle prepotenze dei feudatari. Per dirimere i contra­sti di proprietà e uso delle terre vennero poi formulati degli «statuti» che ristabilirono un po’ di legalità e certezza in un mondo politicamente alquanto insta­bile. Nel 1164 passa per la Val di Sole e la Val Camònica Federi­co Barbarossa che con astute concessioni amministrative si procura il favore delle popolazioni locali, anche se poi la Val Camònica aderì all’alleanza antiimperiale della Lega Lombarda.

La Val Camònica, nonostante la costituzione di una «comunità di valle» creata per dar maggior forza alle popolazioni locali e so­prattutto per rispondere adeguatamente ai frequenti contrasti con i Bresciani, nel 1329 fu annessa alla signoria veronese degli Scaligeri, che pochi anni dopo, nel 1337, fu sostituita dai Visconti di Milano. Questi protrassero il loro dominio per quasi un secolo, salvo un breve intervallo retto dai Malatesta. Dal 1427, per oltre 300 anni, il territorio farà poi parte della Repubblica di Venezia che, a parte il primo periodo ancora segnato da lotte faziose con i partigiani del Ducato di Milano, porterà in queste terre una nuova era di pace e progresso. Meno interessate da questi fatti furono le valli trentine, seppure anche qui vi furono lotte fra i sosteni­tori del Ducato di Milano e quelli della Repubblica di Venezia.

La vicinanza delle valli di Sole e Non con le regioni tedesche influenzate dalla Riforma Pro­testante fu la causa di una grande sommossa popolare contro il vescovo di Trento. Nel 1525 infatti la «Guerra conta­dina» vede le popolazioni delle due vallate dare l’assalto a tutte le maggiori fortezze vescovi­li nonché agli altri centri di potere ecclesiastici. Come spesso accade anche questa grande rivolta perse vigore nel tempo per poi andare a spegnersi, consentendo al vescovo di riprendere possesso dei territori insorti e di punire con la morte i capi dei ribelli.

In Val Camònica molto più gravi degli influssi religiosi furono invece quelli portati dall’inevi­tabile contatto delle popolazioni con le truppe spagnole che du­rante la Guerra dei Trent’anni percorsero Valtelli­na e Val Camònica alla volta dell’Impero germanico. Con esse giunsero di nuovo fame e carestia nonché la storica peste del 1630.

Dalla Cresta della Croce veduta sul Pian di Neve dell’Adamello (Cima Venezia, Cima del Veneròcolo e Cima Mandrone). Foto: Marco Milani
Dalla Cresta della Croce veduta sul Pian di Neve dell'Adamello (Cima Venezia, Cima del Veneròcolo e Cima Mandrone)

Con la prima discesa di Napoleone in Italia e la Pace di Campo­fòrmio si delineano nuovi scenari geopolitici. Le vallate lombar­de sono annesse alla Repubblica Cisalpina e poi al Regno Ita­lico. Con il Congresso di Vienna del 1815 passano al Regno Lombardo-Veneto restandovi fino al 1861. Salvo qualche disorganizzato tentativo di conquista italiana (1848) il territorio sul versante trentino resterà austriaco fino al termine della prima guerra mondiale.

Nel periodo successivo al conflitto mondiale la Val Camònica as­siste ad una progressiva industrializzazione del suo fondovalle. Tale espansione determinò la creazione di bacini artificiali e di centrali elettriche per la crescente richiesta energetica delle manifatture vallive. Al primo impianto idroelet­trico della valle (Cedégolo, 1906) si aggiunsero il Lago d’Arno e i bacini dell’Àvio e, nel secondo dopoguerra, le dighe del Pantano e del Veneròcolo. Inizia anche ad avere maggiore impulso il turismo che so­prattutto sul versante trentino sarà uno degli elementi economici del futuro. In questo senso già si determinano alcune differenze circa la gestione del territorio a fini turistici fra le due re­gioni confinanti. L’azione in Lombardia appare più disorganizzata anche se porta al graduale sviluppo di località termali (Boàrio) e di villeggiatura estiva ed invernale (Ponte di Legno, Aprica). Nascono stazioni sciistiche come Madonna di Campi­glio, Folgàrida, Passo del Tonale.

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