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Bob estivo: fatica zero

Tra i vacanzieri della montagna estiva, una volta era molto diffuso lo sport nazionale della raccolta frutti del bosco. Dalle more ai ribes, dai lamponi ai mirtilli, dalle fragole ai funghi vedevi intere famigliole dotate individualmente di canestri (più spesso di semplici sacchetti) battere a tappeto brughiere e foreste per tirar sera e misurare il bottino.

Dai cercatori più o meno professionali, costretti ad alzarsi ad ore decisamente antelucane per poter racimolare in silenzio e solitudine una quantità di prodotto sufficiente da poter offrire al mercato, ai cercatori per diporto o anche per noia che fino al tramonto frugavano nel sottobosco, spesso tra infantili schiamazzi.

Nessun ufficio del turismo, tutti allora decisamente ruspanti, pubblicizzava tale “sport”, per fortuna. In effetti non ce n’era alcun bisogno…

Quest’attività non è certo stata dismessa ai giorni nostri, ma di sicuro sono diminuiti i numeri del fenomeno, che nessuno rimpiange. Forse per via dei giusti divieti e delle doverose limitazioni, ma ancor più perché la scansione sistematica del bosco costa più o meno fatica, quella parola magica che oggi respinge grandi e piccini. Probabilmente se la ricerca funghi si potesse fare con un qualche mezzo a motore sarebbe ancora parecchio in auge, a dispetto della raccolta regolamentata.

Fun Bob sul Monte Baranci a San Candido
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Lo sviluppo turistico della montagna invernale, con i suoi piaceri evidenti, sci senza fatica, après ski, pattinaggio su ghiaccio e via enumerando si è fatto largo anche nella montagna estiva, cercando di bandire la parola fatica in ogni momento del giorno.

Non starò qui a parlare delle innumerevoli nuove attività estive che hanno attecchito, dal turismo in funivia (in genere sempre più “ardito”, su impianti all’ultimo grido, sempre “più” in qualcosa) al golf, dal minigolf al nordic walking, dalla passeggiata a cavallo alla pesca sportiva, dal parco avventura alla bici a pedalata assistita (e chissà quante altre ne sto dimenticando). Tralascio il downhill, che almeno richiede abilità e concentrazione, e qui mi concentro sul bob estivo. Perché qui la fatica è davvero ZERO.

Per praticare questa nuova diavoleria occorrono impianti fissi, ovviamente costosi per progettazione, costruzione e, manco a dirlo, manutenzione. E ovviamente invasivi.

Ho fatto una veloce ricerca sulle Alpi italiane. Mi sono imbattuto in “una delle mete più amate dell’Alta Pusteria”, la pista estiva per slittini Fun Bob sul Monte Baranci a San Candido. La pubblicità parla di “divertimento garantito e tante adrenaliniche urla”.

Su una rotaia lunga 1739 metri, i bob, fissati su un tubo d’alluminio, dalla stazione a monte della seggiovia Baranci fino ad arrivare a valle percorrono un dislivello di 314 metri.
Qui i bambini dai 8 anni in poi possono scendere a valle da soli, mentre i bambini più piccoli devono essere accompagnati dai genitori, oppure da altri ragazzi che abbiano compiuto 15 anni (ma le regole sono diverse da impiant a impianto e non starò a distinguere). Con una leva che è fissata sul bob ognuno può regolare individualmente la velocità, che è al massimo di 10 metri al secondo (il “vero divertimento”!). I bob stessi garantiscono la massima sicurezza, perché sono tutti dotati di schienale e sono fissati a un serpentone di tubi, per evitare che lo slittino non si sollevi dalle rotaie durante la discesa. Sono muniti di cinture di sicurezza e di tre freni indipendenti tra loro: freno centrifugo, freno a molla e freno pattini.
La pendenza media è del 18,5% (10,5°), quella massima del 40% (che significa che su 100 metri di proiezione lineare sul terreno si scende di 40 metri, una pendenza in gradi di 22°).

Sempre dalla promozione apprendiamo che lo slittino estivo Fun Bob a San Candido piace non solo ai bambini ma anche e soprattutto agli adulti: lo sci di pista ci ha ben abituati ad andare su e giù più volte, una regola che qui si ripete con la variante della fatica zero.
Solo con la pioggia il divertimentificio s’arresta per motivi di sicurezza. In qualche caso viene precisato che i biglietti non si rimborsano.

Secondo i proprietari, il fun bob di Auronzo è il più lungo del mondo (circa 3 Km). Ma guarda caso tutti gli impianti sono i “più” in qualche cosa. Talvolta si evita di dire “del mondo” e ci si accontenta di dire dell’Italia o del Sud Tirolo. Auronzo è aperto ininterrottamente da luglio a metà settembre circa, e la caratteristica di questa rotaia è di essere sistemata su una strisciona d’erba che d’inverno è una pista da sci. Per quelli che volessero sudare un po’ (ma esistono ancora?) c’è la salita a piedi fino al Monte Agudo 1573 m, di circa 2 h.

Il fun bob di Auronzo
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Dalle parti di Belluno l’impianto ricreativo che dal 2012 per un paio di estati aveva allietato gli spensierati lungo la pista Coca del Nevegal è stato demolito per scarsa o nulla redditività. I suoi resti sono stati abbandonati per lungo tempo (e forse lo sono ancora, non abbiamo verificato) alla partenza della seggiovia del Col Canil, in fondo a via Col de Gou, accanto a una casa diroccata, con il tetto precario. Si dice che questo impianto sia costato 800.000 euro alla Nis Nuovi impianti sportivi, che però l’aveva comprato a rate, attraverso la Unicredit leasing. La municipalizzata è stata dichiarata fallita, a settembre 2013 si è svolta l’asta dei beni: partecipavano Magnifica Terra di Bormio, Golin Reciclyng di Longarone e una cordata slovena. La vittoria è andata all’Alpe del Nevegal con un’offerta al rialzo di 92 mila euro.

Nevegal
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Passo della Presolana
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In località Donico, al Passo della Presolana, c’è un altro impianto ben conosciuto. Lo pubblicizza la Sezione di Bergamo del CAI, nel suo sito, proprio sotto alla citazione dello Statuto CAI in cui si legge “Il Club Alpino Italiano (C.A.I.) […] ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”. Vedere per credere: http://geoportale.caibergamo.it/it/fotografia/pista-bob-estivo-donico.

Alpyland, Monte Mottarone
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L’isolato e panoramico rilievo del Monte Mottarone, sopra Stresa sul Lago Maggiore, è stato declassato a parco di divertimento. Il nome è assai istruttivo: Alpyland. Anche lì, nel luogo da cui lo sguardo si perde verso le Alpi, i laghi e le terre lombarde, lì sulla vetta della “montagna dei novaresi”, è stato costruita una rotaia da bob “divertimento per tutti e per tutte le età”. La pista è lunga 1200 m e si sviluppa su un dislivello di 100 m.

All’Alpe Campo di Rimasco (Valsésia, provincia di Vercelli), “adrenalina… divertimento… emozioni forti per il fun bob più bello e veloce d’Europa. Un’esperienza unica da provare subito”. In Val Sermenza dunque “pendenze e curve impressionanti che sapranno stupire anche i più coraggiosi”!
E poi: “un’attrazione incredibile, al limite della fisica, dove in tutta sicurezza, si può sfrecciare giù per la montagna a tutta velocità!”. Eccola l’altra parola magica “in tutta sicurezza”, ancora una volta a creare un ossimoro con “sfrecciare” e “tutta velocità”.

Qui si è fermata la mia ricerca, di certo limitata, sulle Alpi italiane. Il quadro che già ne risulta (così incompleto) è preoccupante, sia per le questioni etiche accennate (la smania del pubblico di avere nuovi giochi da consumare e quella degli operatori di offrirgliene sempre di nuovi), sia per quelle estetiche relative all’impatto visivo dei biscioni d’alluminio luccicante (cioè, anche per chi non vuol vederlo, è un po’ come per le croci sulle vette, ma peggio).

Negli altri paesi alpini non credo la situazione sia migliore, anzi. Mi sono soffermato sul Mountain Coaster Kandersteg. Qui si cita la definizione che Wikipedia dà di questo tipo di scivolo a rotaia: “alpine coaster, ovvero l’ottovolante alpino, o fun bob, a volte chiamata anche slittovia estiva, che è una tipologia di montagna russa che viene spesso utilizzata per sfruttare anche nel periodo estivo gli impianti e quindi le piste sciistiche (a volte l’impianto è utilizzabile anche d’inverno)”.

Il Mountain Coaster di Kandersteg
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Lo scivolo di Kandersteg (paesino della Svizzera centrale) vanta una semplice struttura meccanica, a zero elettricità, che oltre a essere sicura e funzionale, è anche silenziosa, visto che non riproduce i classici rumori delle montagne russe, e “grazie a questa ultima caratteristica la discesa si vive con adrenalina ma anche in totale armonia con la natura intorno”.

Per la promozione non si fa mistero e si usa una porno-seduzione tipo “se il bambino che è in voi freme davanti a scivoli acrobatici e montagne russe, dovete assolutamente provare questa eco-friendly e super-adrenalinica attrazione!”.

In inglese si giunge a dire, con chiarezza: “Ski resorts in the summer don’t have to be boring (le località di sci d’estate non devono essere noiose). La noia, a nostro avviso, è una malattia dell’anima che di certo nessun “resort” guarirà mai. E’ giusto illudere così? Con un’esperienza banale che però “involves lots of twisting, turning, and (probably) screaming”?

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