Posted on Lascia un commento

Caduta in crepaccio allo Strahlhorn

Roland e Benjamin Spilthooren, d’Aix-les-Bains, sono padre e figlio. Assieme ad altri due amici, Francis e Isabelle, il 24 maggio 2015 hanno salito con gli sci uno dei più bei Quattromila del Vallese, lo Strahlhorn 4190 m.

In un particolare punto della discesa, con neve più gelata, Francis va avanti alla ricerca di una linea migliore, mentre gli altri lo guardano. Senza ovviamente staccarsi di molto dalla linea di salita. Lo seguono Isabelle e Roland e, cinque secondi dopo, anche Benjamin, ultimo. Proprio quando questi riparte, d’improvviso il vuoto gli si apre sotto ai piedi (sono le 11.41). La videocamera dell’uomo era in posizione “on”, così da riprendere l’incidente, la caduta e i tentativi di non precipitare ulteriormente nella voragine.

All’inizio la cosa non gli sembra grave, uno sci si è incastrato e Benjamin rimane ancora in bilico. Poi, dopo un movimento per disincagliarsi, è la caduta. Atterra su una specie di ponte di neve molle che attutisce il volo, poi scivola su una specie di toboga di ghiaccio, per un totale di 7-8 metri. Ora è sospeso in posizione veramente precaria sul nero vuoto di un baratro. Cerca di piazzare una vite da ghiaccio per ancorarsi e ci riesce. Nello stesso tempo urla con voce strozzata per chiamare soccorso.

Dopo 17 minuti si ferma lì un gruppetto, una guida svizzera appronta una carrucola di recupero, la manovra si svolge regolarmente, uno sci è perduto.

Dallo svolgimento delle scene sembra quasi che i compagni di Benjamin non si siano accorti della sua scomparsa. Il padre ha spiegato che si è accorto della mancanza del figlio 40 secondi dopo essersi mosso sulle tracce di Francis, quindi ben più in basso. C’è una gobba di neve che impedisce di vedere, tutti pensano che Benjamin abbia avuto un qualche problema agli sci e sia momentaneamente fermo.

Arriva però un altro sciatore, il gruppo gli domanda se ha visto qualcuno al di sopra, quello nega… Allora cominciano ad aver paura e rimettono su le pelli. Arriva un altro sciatore e anche quello conferma di non aver visto nessuno. Poi finalmente vedono del movimento in un punto, si capisce che c’è qualcuno in un crepaccio. Roland chiama il soccorso (sono le 11.53).

Si viene a sapere poi, ricostruendo i tempi con l’aiuto della telecamera, che il primo contatto tra infortunato e guida svizzera è alle 11.58. L’uscita dal crepaccio è alle 12.11, l’elicottero lo porta via (incolume) alle 12.30.

Dice Benjamin: “Beh, il bilancio è positivo, dal momento che ne sono uscito sano e salvo. Di fronte alla necessità mi sembra di aver applicato, anche se magari non alla perfezione, gesti e misure elementari. Penso che tutti si siano comportati come si deve e abbiano avuto un ruolo, gestendo correttamente la vicenda. Analizzando un po’, quando si è a più di 3000 metri di altezza, se sei in fondo a un crepaccio è molto stancante urlare per avere aiuto… penso che in futuro andrò in giro con un fischietto! Bisogna avere equipaggiamento in buono stato e saperlo usare: è essenziale. Una vite da ghiaccio, magari anche due. Una o due fettucce, dei moschettoni per fare degli autobloccanti. E naturalmente l’imbragatura. Anche la piccozza ho usato, e meno male che era una piccozza da ghiaccio”.

Strahlhorn 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.