Posted on Lascia un commento

Chiodare… un sogno

Chiodare… un sogno
di Michele Guerrini

1976. Con il bus di linea n.8 dalla stazione di Vicenza arrivo in piazza a Lumignano e dopo una breve camminata, sotto la famosa PARETE (a quel tempo esisteva solo la “classica”), con il compagno Francesco (Pellizzari).

La falesia di Lumignano classica
ChiodareUnSogno-lumignano
Scaliamo la Maruska e poi proviamo il Diedro della Sbrega come ci aveva consigliato Don Gastone durante un pomeriggio di allenamento nella palestra di Gogna.

15 metri senza un chiodo poi finalmente ne trovo uno ad anello, ma subito dopo non riesco a passare… Pianto un chiodo, lo accoppio a un nut e recupero il compagno.

Dopo alcuni tentativi siamo costretti a fare una doppia… (naturalmente recupero il nut e quindi mi calo sul chiodo che ho appena piantato).

A quel tempo si scalava con il casco, fettucce a tracolla, moschettoni sciolti all’imbrago (completo), dadi (i friend non erano ancora arrivati…) chiodi e martello.

1977. Torno a Lumignano e ripeto la Maruska ed il diedro della Sbrega (sperando di trovare il mio chiodo che nel frattempo avevano già tolto…), fessura Rossi, spigolo Conforto e provo lo Spigolo della Sbrega (allora gradato VI e A0), che a fatica riesco a fare (in A0).

1978. Sono due anni che mi alleno frequentando la palestra di roccia di Gogna (VI) e questa volta con Francesco (Marin) vado a Lumignano e ognuno per conto proprio ci scaldiamo salendo (slegati) la Conforto, scendendo dalla Rossi, poi pancia classica e ci leghiamo per provare lo Spigolo della Sbrega che viene così liberato (VI+).
ChiodareUnSogno-DSC_0042 copia

Nei mesi precedenti Ugo (Simeoni) ha chiodato una placca con chiodi a pressione (unici ancoraggi artificiali utilizzabili su placche compatte) e così proviamo anche quella… Sarà forse il primo VII grado di Lumignano.

Anche Renato (Casarotto) ha chiodato due vie: uno spigolo tra la Conforto e la nuova via Simeoni (con 5 chiodi normali, uno dei quali “rubato” al mercato di Feltre) e una a destra della pancia classica proprio sopra l’Ulivo di Mario che segna l’arrivo del sentiero alla falesia.
ChiodareUnSogno-DSC_0043 copia

 

Penso che la via di Renato sia stata la prima a essere chiodata calandosi dal bosco soprastante, provata con la corda dall’alto e poi ripetuta dal basso (un chiodo a pressione accoppiato a un Cassin dal profilo a U dopo i primi 8 metri e subito dopo un bel blocco di sinistro da eseguire in modo deciso in quanto la discesa non sarebbe stata delle più semplici; il secondo accoppiato con un camp in acciaio duro ai piedi del passo chiave e l’ultimo a circa 8 metri dalla sosta formata da un cordone su albero…).

1979. Diego (Campi) chioda a pressione (ma con chiodi artigianali dal profilo quadrato anziché tondo/conico e “testa” saldata), una placca a sinistra della Rossi (primo tiro VII- e il secondo A2), poi traccia una linea a destra del famoso Tetto Rosso (Arco d’oro) realizzando una via di A2 sempre con i suoi chiodi a pressione distinguibili anche dal colore rosso (rosso di sera…); chioda un paio di vie sulla Piramide e anche Macedonia a chiodi normali (il primo piantato solo per metà della sua lunghezza in un piccolo foro nella roccia giallo/marcia dell’attacco… passo chiave…).
ChiodareUnSogno-DSC_0044 copia

Nel torrido luglio dello stesso anno, dopo aver letto decine di numeri della famosa rivista inglese Mountain e un sacco di bei libri (tra i quali Yosemite climbers di George Meyers e Montagna vissuta di Reinhard Karl), mi lancio dal basso nell’apertura di una via con l’amico Michele (Piccolo, papà di Carlo) con l’aiuto di chiodi normali, cliff, ancorette varie, chiodi a pressione, piedi sulle staffe e braccia gonfie a battere con il martello il perforatore a mano.

Quando però la pancia si fa più verticale esco dalle staffe e con un passo che mi rimarrà nel cuore per tutta la vita scalo la placca successiva fino ad una nicchia dove fortunatamente trovo delle clessidre per formare la sosta… (sosta attuale 2015). Nasce Margherita.

1980. Ripeto dal basso la pancia Casarotto che con i suoi 3 chiodi nei 25 metri di parete è una bella dimostrazione di forza di volontà, poi la Simeoni, la placca di Diego e tutte le vie più dure di Lumignano.

Inizio a chiodare altre vie nuove, ma questa volta utilizzo un perforatore a mano per chiodi a espansione con filettatura da 8 mm (Petzl da speleo): Marylin, Pistacchio, Phisical e molte altre.

Conosco Heinz (Mariacher) di cui ho letto le imprese sulla Marmolada e che ho visto scalare ad Arco con Roberto (Bassi) e a Lumignano con Luggi (Rieser, quello della Mephisto) mentre liberava Durlindana (primo 6c di Lumignano, via chiodata da Michele Piccolo in solitaria dal basso con chiodi normali, di cui uno ora è visibile al terzo spit, e chiodi a pressione oltre le famose ancorette, cliff, ecc…).

1981. Heinz mi fa vedere un tassello autoperforante (molto simile al Petzl) più lungo dei precedenti e con una filettatura da 10 mm… la manna per la sicurezza!!!!

Finalmente si riesce a chiodare in modo decente (comunque sempre a mano), anche le soste (la maggior parte delle quali è su piante…).

1982/83. Vado in Verdon con Propoli (Marco dal Zennaro), Giorgio (Poletto), Silvano, il Brocca e altri simpatici mestrini. Mi si apre un mondo sull’alta difficoltà e sulla chiodatura…

Al ritorno dalla Francia compro un Bosch a 24 Volt e proseguo la chiodatura di Lumignano iniziata anni prima, ma con ritmi notevolmente più veloci (vado a chiodare solo nei fine settimana, ma riesco a realizzare una via al giorno…).
ChiodareUnSogno-DSC_0045 copia

Mi faccio fare, da una ditta dell’alto vicentino che lavora l’acciaio inox, 2000 piastrine con spessore da 2 mm e una buona parte la dò anche ad Heinz che nel frattempo sta chiodando ad Arco.

1986. Chiodo alcune vie con golfari (maschi) da 10 mm: mi sembra che tutto sommato vadano bene e mi fanno risparmiare un sacco di bulloneria, la trazione del volo è sempre corretta, che siano piantati su placca come in strapiombo. Ho terminato le piastrine e con questo “sistema” risparmio anche quelle. Visivamente però non mi piacciono, sono grossi, si arrugginiscono… così smetto di usarli lasciando alcune vie chiodate con questo sistema.

Chiodo quasi tutte le altre vie di Lumignano con i tasselli precedenti… Atomic Cafe, Passo Falso, El Somaro, MisterX, Ginevra, Papillon, Sharura, Technicolor, Il mago della Propoli, ecc.

1996. Sono rimasto 6 anni senza scalare, un po’ ribelle alla piega “sportiva” che aveva preso l’arrampicata dopo aver assistito alla manifestazione di Bardonecchia (anche se in quella occasione ci siamo divertiti parecchio visti gli eventi ad opera di Wolfgang Güllich, Marco Pedrini, Marco Ballerini…).

Nel frattempo mi sono dato al motocross, enduro e qualche gara internazionale come la Lignano Sabbiadoro.

Il richiamo della roccia però è profondo (anche perché in moto mi sono rotto più ossa, legamenti e articolazioni che in tutta la mia vita alpinistica…) e quindi decido di diventare Guida Alpina, professione che mi piace e presenta notevoli responsabilità reali e morali (anche da chiodatore).
ChiodareUnSogno-DSC_0046 copia

Torno a Lumignano e trovo molte mie vie richiodate (con tasselli resinati e Upat, segno della tecnologia che sta cambiando…).

Vedo la via di Casarotto (la pancia) richiodata a tasselli e con un numero di protezioni che la rende sicura più di prima (ovvio) ma che “snatura” il valore storico della via e quello di chi la ripeteva con la chiodatura originale.

E’ praticamente diventata uno dei tanti 6b del mondo (Casarotto è morto sul K2 in solitaria aprendo una via nuova e ora la sua via di Lumignano con lui).

Molte mie vie subiscono lo stesso trattamento: dove i passaggi erano obbligatori, è ora presente una protezione in più, così da renderle “scalabili” anche ai più “paurosi” (Goccia d’arsenico, Odore dei sogni, ecc.).

Non è aumentata la sicurezza in quanto anche prima non si “moriva” se si cadeva (ma si facevano voli un po’ lunghetti); per contro si è tolta la possibilità di quel controllo mentale necessario alla salita e soprattutto non si è tenuto conto della storia (idea iniziale del chiodatore e sviluppo per la realizzazione).

Chiodo altre vie e comincio l’opera di richiodatura di alcuni itinerari. I golfari di “éclair d’argent” mi si spaccano non appena provo a svitarli!!!

Ho scoperto infatti che alla fine del perno era presente uno scarico da filetto che diminuiva il diametro in modo da creare una linea di frattura… (no comment).

La richiodatura verrà fatta soprattutto con tasselli di varie ditte presenti sul mercato (Hilti, Upat, Fischer, Raumer, Petzl, ecc…) e piastrine zincate o inox.

Con il tempo userò anche resina bicomponente epossidica, ma la messa in opera risulterà molto più lunga e meticolosa.

2006. La frenesia da chiodatore ormai ha preso il sopravvento e oltre ad aver richiodato la Nuova (sempre a Lumignano) e aver aperto altre vie sulla stessa parete, apro anche i miei “orizzonti” verso altri lidi e pareti, comprese 6 nuove vie sul Monte Pasubio chiodate praticamente da solo o (raramente) in compagnia di pochi amici disposti a “lavorare” a 200 metri da terra (in tutto una quarantina di tiri).

Intanto imperversa la “moda” della resina e quella brutta abitudine da parte di qualcuno di aggiungere delle “leccatine” della stessa qua e là per “creare” appoggi inesistenti in precedenza o di scavicchiare un po’ di più qualche tacca, lista o buco che prima si presentava solo come “intermedio”.
ChiodareUnSogno-DSC_0047 copia

L’etica anche in falesia sta cambiando a favore del grado che cresce fino al 9a.

2016. Si scala sul 9b+, ma i chiodatori sono sempre gli stessi (solo più vecchi).

Come Guida Alpina ho seguito un aggiornamento sulla chiodatura a novembre 2015 (mese che purtroppo ricorderò per la tragica perdita di mia madre proprio all’ultimo giorno di corso).

Devo dire che i tre giorni passati con i 40 colleghi sono stati interessanti dal punto di vista tecnico e credo che verrà realizzato un manuale sull’argomento della chiodatura d’itinerari su roccia. Ma non potrà mai essere spiegata in un testo tecnico la passione, l’esperienza, la conoscenza, insomma il “Vissuto” (ANIMA) che ogni arrampicatore ha acquisito nella sua vita alpinistica (e artistica).

La realizzazione di nuovi itinerari è come la creazione di un’opera d’arte, visibile a tutti, ma nella quale solo all’artista è data la possibilità di conoscerne intimamente i segreti e il valore.

Alcune vie di roccia sono opere d’arte, passate alla storia per la loro bellezza indipendente dal grado.

Fin dall’inizio della mia storia di chiodatore ho investito tempo e denaro (il lato economico è meno rilevante, ma va ricordato che una via costa circa 40/50 euro e tenendo conto che ho tracciato più di 350 tiri…), ma soprattutto mi sono messo in discussione e come artista ho avuto la fortuna di emozionarmi di fronte ad alcuni capolavori e vissuto dei sogni (vedere una linea, chiodarla e ripeterla) con il piacere di trasmetterli anche ad altri.

Non tutte le frittelle escono col buco e non tutte le vie meritano fama e gloria, ma rimangono comunque nel cuore di chi le ha create.

Ora è giunto il momento di realizzare un progetto che prevede la rivisitazione e la riattrezzatura (mettendo in sicurezza gli itinerari e correggendo alcuni errori del passato) di tutta la falesia di Lumignano.

Molte linee le conosco per averle realizzate, altre sono opera di altri scalatori che conosco o di cui ho sentito parlare e molto diversi da me.

Vorrei che ci fosse coerenza, onestà storica e chiarezza su tutta l’opera che verrà eseguita (parlo di etica e non di sicurezza visto che si è già fatta una scelta tecnica univoca per tutto il materiale da usare…).

Mi piacerebbe che la maggior parte delle vie “scavate” fosse riportata “al naturale”, magari ponendosi dei limiti legati al grado o alla fattibilità con ragionevolezza, senza intransigenza e integralismi, per non stravolgere troppo guide cartacee e frequentatori assidui… (sì ad un 6b scavato che diventa 6c naturale, no a un 6b scavato che diventa 9b naturale per un gap troppo elevato, no ad un 8a scavato se diventa impossibile da naturale per non cancellare vie comunque storiche).

Si è dimostrato in effetti che molte vie (il 90%) sopra la chiesa e sotto l’eremo possono essere scalate senza scavati cambiando al massimo un grado o un grado e mezzo.

Michele Guerrini su Astrofisica, Soglio d’Uderle (Monte Pasubio). Foto: Stefano Maruzzo
ChiodareUnSogno-MicheleGuerrini-Astrofisica-SoglioUderle-PasubioFotoStefanoMaruzzo

Sarei dell’idea di togliere invece tutte le prese artificiali avvitate (settore Americani e un paio al Brojon).

Lascerei/rivaluterei tutti quegli itinerari storici sopra i quali sono state tracciate nuove linee senza una preventiva informazione sulla data di apertura o sul suo apritore (se quando si chioda si trova un chiodo arrugginito “forse” qualcuno in passato ce lo aveva messo prima di noi…)

Sono state chiodate delle nuove vie sopra dei vecchi itinerari aperti dal basso con chiodi normali e stopper da Carlo Franzina (poi morto in solitaria mentre percorreva lo spigolo Casarotto, a pochi metri dalla sommità della falesia) a destra della Piramide.

Questi e altri criteri derivano da una visione personale e un vissuto legati al momento storico durante il quale è nata e si è successivamente sviluppata questa meravigliosa attività, con valori (regole?) che nessuno al tempo ha scritto (nemmeno Kurt Albert, che fu il primo a bollare le vie liberate con un punto di vernice rossa) ma che erano condivisi da tutti indipendentemente dalla nazionalità o dai gradi raggiunti.

Per citare il pensiero dell’amico Tilo (Umberto Tilomelli), dal punto di vista etico-antropologico l’attrezzatura delle pareti d’arrampicata si sta trasformando come l’arrampicata stessa.

Chi comincia ad arrampicare oggi è assimilabile a chi si iscrive a un corso di pittura, a un corso di cardiofitness o a un corso di cucina… cerca distrazione e divertimento attraverso un’attività ludica e quindi chiede ogni comfort.

Chi ha scelto la montagna quando tutto era da inventare (vie, sicurezza, attrezzatura, etica, difficoltà) ha fatto una scelta di vita, non (solo) scelto un’attività sportiva di svago.

La distanza che separa chi dedica tempo, energie, risorse e fatica per chiodare e pulire una via, mantenere praticabile il sentiero e chi pretende di arrivare e fare il grado che ha come proprio obiettivo, senza faticare, senza rischiare, senza sporcarsi e avendo anche a disposizione le giuste vie di riscaldamento è una distanza incolmabile.

Spero che alcuni di questi pensieri possano suscitare riflessioni personali e interesse come sono sicuro che in altri scateneranno dissenso (ma tutti i chiodatori sanno che c’è sempre qualcuno cui lo spit sarebbe andato meglio più a destra o a sinistra o qualche altro che non vede l’ora che finisci la via e già ti chiede di provarla o ancora chi ti libera i tiri prima ancora che riesci a provarli…).

Chi chioda si mette in discussione e chi non chioda spesso discute e basta…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.