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Da Julius Kugy ai giorni nostri – 1

Da Julius Kugy ai giorni nostri – 1
(quale il futuro dell’alpinismo in Friuli Venezia Giulia?)
a cura di Francesco Leardi
(ripreso dall’Annuario del CAAI 2014-2015, per gentile concessione)

Puntate seguenti:
http://www.alessandrogogna.com/2016/05/05/da-julius-kugy-ai-giorni-nostri-2/
http://www.alessandrogogna.com/2016/05/05/da-julius-kugy-ai-giorni-nostri-3/
http://www.alessandrogogna.com/2016/05/05/da-julius-kugy-ai-giorni-nostri-4/

Il 25 e 26 maggio 2013 si è tenuto a Trieste, nella sede della Società Alpina delle Giulie, il Convegno di primavera del Gruppo Orientale del CAAI. Il tema era Da Julius Kugy ai giorni nostri: quale il futuro dell’alpinismo in Friuli Venezia Giulia?

Le relazioni, in ordine di intervento sono state di Spiro Dalla Porta Xidias, Mauro Florit con Stefano Zaleri, Roberto Simonetti (tutti CAAI Orientale) e Peter Podgornik (Slovenia).

Presentazione di Arturo Castagna, presidente del Gruppo Orientale del CAAI:
L’alpinismo in Friuli Venezia Giulia è sempre stato affascinante, coinvolgente, misterioso; gli alpinisti ancora di più. Julius Kugy con le sue idee e azioni ha orientato l’alpinismo dell’area montuosa, accentuando l’esplorazione dell’impossibile; basti pensare alla “via Eterna”. Quanti alpinisti locali si sono distinti per questo agire tanto rivolto alla scoperta e per le loro idee? Cozzi, Comici, Piussi, Ursella, Lomasti, Cozzolino, tanto per citarne alcuni. Ognuno in periodi diversi, ma tutti con un comune denominatore: l’esplorazione dell’ignoto con un’etica severa! Non sono stati da meno i loro successori: tra questi posso indicare Mazzilis, ma ve ne sono tanti altri ancora, alcuni dei quali poco o per nulla noti. Tutti, forti dell’eredità di chi li ha preceduti, hanno innalzato i valori e il livello tecnico, quasi fosse una missione tipicamente locale.
Non sono mancati ostacoli legati alla posizione di confine, all’etnia a volte diversa; gente abituata a confrontarsi, a misurarsi con chi sta dall’altra parte, esprimendosi in montagna con una veste di assoluto rigore. Sulla scorta del trascorso e delle esperienze maturate nelle varie epoche, ci si chiede quale sarà la tendenza alpinistica in Friuli Venezia Giulia
”.

Sulle orme di Julius Kugy
relazione di Spiro dalla Porta Xidias

Cappello di presentazione di Francesco Leardi:
Spiro Dalla Porta Xidias, nato a Losanna nel 1917 e poi trasferitosi a Trieste, è stato il primo relatore della giornata. Ho potuto ricostruire il suo intervento, come quello di Podgornik, grazie alla registrazione di Carlo Barbolini che ringrazio, poiché entrambi hanno parlato a “braccio” e ben difficilmente all’intervento di Spiro, che ho cercato di trascrivere il più fedelmente possibile, potrà mai essere reso il giusto onore per la sua meravigliosa, se posso utilizzare questo termine, ode all’alpinismo di un’altra epoca, che poi tanto “altra” non è, leggendo attentamente tra le righe, considerate le splendide, geniali e attuali figure di Kugy, Zanutti, Cozzi, Comici… Insomma un intervento che è stata una meravigliosa recitazione che non dimenticherò mai.
Chiedo scusa anticipatamente se ho omesso alcuni nomi che non ho percepito dalla registrazione e sui quali non ho trovato documentazione.
Ho riportato l’esordio iniziale ricollegandomi alla presentazione del nostro Presidente Arturo Castagna che ha introdotto Spiro con la frase “
il signor Spiro“…”.

Spiro Dalla Porta Xidias
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Spiro Dalla Porta Xidias:
Giungendo a una capanna alpina un giorno fui chiamato “signore”. Sono sicuro si trattasse della prima volta, e davvero mi è venuto un brivido perché mi è parso di vedere la pietra tombale. Arrampicavo ancora, quella volta, ed ero reduce da una via con Roberto Mazzilis, quindi per me è stato un momento terribile… Quel momento è stato circa 35 anni fa, e capite perciò quanto la cosa mi abbia portato bene. Desidero scusarmi se dimenticherò qualche nome perché poi i nomi che farò non saranno sulla base di capacità tecnica, o magari

delle grandi imprese portate a termine, ma semplicemente si tratterà di quei nomi che hanno contribuito a indirizzare l’alpinismo del Friuli Venezia Giulia per più di un secolo sempre verso la stessa direzione.

La parola sport alpino mi ha sempre fatto un poco male, mi sa troppo di superficiale e che si cerchi nel monte un’impalcatura da arrampicare, invece di cercare la sua anima. Il mio non è un libro sportivo, non è neanche una guida o una raccolta di itinerari; esso tenta di descrivere i monti come fonte di felicità poiché tali sono stati nella mia vita, e vorrebbe essere un rendimento di grazia, un cantico dei cantici innalzato a gloria e laude della montagna (Julius Kugy)”.

Julius Kugy ha tracciato fin quasi all’apice quello che è stato poi tutto il percorso del nostro alpinismo perché abbiamo in lui i motivi dell’esplorazione.

Julius Kugy
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Tra i pionieri Kugy, non solo è stato lo scopritore, si dice, delle Alpi Giulie. Egli ha segnato anche importantissimi itinerari nelle Occidentali e oltretutto è stato anche quello che ha indicato l’elemento di base dell’alpinismo di questa regione, che dovrebbe essere la base di tutti gli alpinismi, cioè la spiritualità, e lo ha fatto poi con un’arte tutta particolare. Oggi i libri di Kugy vanno per la maggiore perché, come dice lui, non solo non sono relazioni tecniche, non sono neanche un semplice racconto di passaggi, sono poesia… quindi ci ha indicato, e noi abbiamo avuto per 150 anni in seguito, queste tre direttive. Mi si dirà sì, d’accordo, Kugy è stato un grande scrittore, ma è stato anche un pioniere che andava dietro alle sue guide. Ma il fatto che si vada dietro a un compagno, Accademico, Guida o amico, conta fino ad un certo punto, secondo me, nell’alpinismo. Quando è stata fatta la prima invernale all’Eiger ben pochi, credo, si ricordano il nome del capocordata Anderl Mannhardt, ma tutti si ricordano di Hiebeler, perché è stato Hiebeler a ideare e guidare spiritualmente la cordata. E questo faceva Kugy; si è detto che fosse un alpinista che si preparava ai bivacchi, ma perché li preparava? Perché il bivacco, e Voi me lo insegnate, è certamente un momento, qualche volta terribilmente duro, anche di comunione con la montagna come pochi possono essere.
E poi Kugy non era un alpinista da poco, ricordandoci che alla sua epoca fece la Brenva e la Est del Rosa che erano tra le vie più difficili dell’epoca, ed aveva anche un concetto moderno della scalata, che sarà anche il concetto base di Comici. Quando Kugy dopo tanto tempo riesce finalmente per la prima volta a realizzare il suo desiderio, una via alla Nord del Montasio, non è contento, perché raggiunge la cresta e non propriamente la vetta e allora lui, proprio il pioniere, tira fuori la questione di tutto l’alpinismo dall’epoca del sesto grado in poi: la via diritta, ci vuole la via che dalla base raggiunge direttamente la vetta. E su questa logica poi farà la Nord del Montasio.

Napoleone Cozzi
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Abbiamo detto, Kugy era un “isolato”, una cosa assolutamente tipica dell’alpinismo dei miei tempi, e credo anche tuttora. Aveva qualche amico, a parte il suo splendido rapporto con le guide, tipico anche nelle Occidentali di Guido Rey, ma mancava di quel senso di aggregazione, del gruppo: non solo la cordata fa la forza dell’alpinismo ma anche il gruppo e chi viene dopo Kugy, che già arrampicava nella sua epoca, colmerà questo vuoto; è stato fatto il nome di Napoleone Cozzi che sarà nel tracciato di Kugy un esploratore con delle prime importantissime, anche per noi, dal punto di vista della bellezza delle guglie superate. Ha perso l’occasione sul Campanile di Val Montanaia ed è stato defraudato in modo vergognoso da Guenther Von Saar che si fece spiegare tutto approfittando del fatto che lui era un poco brillo, aveva bevuto molto per festeggiare la prima ascensione della cresta del Cridola. Ma poi non fece solo la prima alla Torre Venezia, ma riuscì con grande genialità per l’epoca ad arrivare in vetta alla Torre Trieste, chiamata proprio così in onore di questa città che oggi ci ospita, e ricordiamoci anche della via italiana al Civetta. In più Cozzi fu un artista non tanto per quello che scriveva, infatti tutte le sue vie sono illustrate da acquarelli fantastici. E cosa fa Cozzi di diverso da Kugy?

La prima formazione in Italia di un gruppo di specializzati, la “squadra volante”, dove non è solo, ma con Zanutti, Carnielli, Cepicic, Marcovigh: sono in cinque amici che formano un gruppo che farà fare un ulteriore passo avanti all’alpinismo tanto da arrivare alla vigilia della prima guerra mondiale a preparare il salto futuro, il passaggio al sesto grado.

Emilio Comici
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Il sesto grado ha molte radici nel Friuli Venezia Giulia: non solo abbiamo Emilio Comici ma sulle sue orme abbiamo la “squadra volante” e la sua eredità qui a Trieste, abbiamo il GARS che è la Scuola, la prima Scuola di roccia; e con Comici viene portato avanti quel senso di arte della montagna. Comici è artista non solo per quello che ha scritto, il “famoso pensiero eroico” che i nostri cari colleghi di Torino, vedi Pietro Crivellaro, hanno creduto di prendere in giro per la parola eroica. A parte che allora dissi a Crivellaro: “Va ad arrampicare sulle vie di Comici con quelle che erano in quell’epoca le condizioni, la corda di allora, le scarpette di quella volta e chiodi che pesavano l’ira di Dio. I miei amici triestini anziani, quelli che hanno quasi la mia età, si ricordano bene perché anche noi abbiamo cominciato così. Vai a farle con il capocordata che ti faceva dei tiri di quaranta metri con le corde di canapa, magari con un chiodo solo o forse nemmeno…”.

Ma non è questo il concetto: Comici è chi veramente indirizza, catalizza, e quindi decide, su quello che sarà ed è il senso dell’arrampicata, la teoria della goccia d’acqua cadente dalla cima alla base.

Comici poi in un certo senso unisce noi Accademici alle Guide perché comincia da Accademico e in seguito, per amore della montagna, nella maniera più assurda perché finanziariamente era un salto nel vuoto, lascia un posto sicuro nei magazzini generali di Trieste per andare a fare la Guida Alpina (e purtroppo l’Accademico, in una riunione al Passo Pordoi lo obbliga a dare le dimissioni… e lui non avrebbe voluto).

Comici è diventato un mito per la qualità delle sue vie e so che molti tra i giovani amano cercare le vie di Comici anche se ora si è ben oltre quelle difficoltà, perché sono sempre delle bellissime vie su belle pareti, bei tracciati su belle montagne. Inoltre a un certo punto, scioccamente, un occidentale (anche se friulano di provenienza), Giusto Gervasutti, ha voluto dire che Comici aveva questa particolare personalità ma che altri hanno fatto più vie e più difficili delle sue. Più difficili certamente, ci sarà Vinatzer forse, ma se andate a cercare il numero di vie estremamente difficili, come ho fatto io per scrivere la sua biografia, ebbene, Comici fu il primo per la sua epoca.

Celso Gilberti
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Ma dobbiamo parlare del Friuli Venezia Giulia e contemporaneamente, quasi a colmare questo allontanamento dell’Accademico, ecco un friulano che davvero ha fatto delle cose stupende seguendo la via ideale, via della bellezza sull’alpe… Celso Gilberti. Comici era un istintivo, mentre Gelso era un intellettuale, che purtroppo ha avuto pochi anni di attività. Così di Celso Gilberti ci restano soprattutto due grandi vie, basta parlare della Busazza e dell’Agner, mentre alla vigilia della sua laurea, dove avrebbe preso la lode per il suo rendimento altissimo, morirà per uno stupido incidente in Trentino, sulla Paganella, perché arrivato in vetta, e con il suo secondo ormai su terreno facile, abbandonò la sicurezza per andare verso gli amici non prevedendo l’improvvisa caduta del compagno che lo trascinerà nel vuoto. Celso Gilberti a mio giudizio è stato il capostipite di tutto l’alpinismo friulano, e infatti a seguirlo c’è stato un Accademico, suo compagno sull’Agner, Oscar Soravito che formerà anche lui un gruppo di amici; non c’è più il nome a identificarlo, “squadra volante”, GARS o Bruti della Val Rosandra che sia, però ci sarà tutto un gruppo di giovani che seguono Soravito e sul suo esempio teorico entreranno quasi tutti nell’Accademico. Uno di questi, brillantissimo, fu Piero Villaggio. E con questo sviluppo ormai in parallelo di Trieste e Udine e più avanti della Carnia si arriva alla seconda guerra mondiale dove a Trieste nasce un fenomeno particolare, quello dei Bruti della Val Rosandra; particolare perché si forma in una palestra dove penso molti di voi siano stati, e che dovreste aver visto allora… la Val Rosandra era davvero selvaggia una volta, questa strana palestra è uno di quei pochi casi, se non l’unico in Europa, dove non trovi la sensazione di palestra ma senti la montagna, la sua atmosfera. Ed allora quella volta, poiché proprio lì cominciai ad arrampicare, lì sentivamo l’appello della montagna e cercavamo l’esplorazione sperando di poterla portare più avanti, finita la guerra, in montagna. È con questo spirito che nascono i Bruti, ragazzi giovanissimi che poi formeranno il gruppo rocciatori della XXX Ottobre.

Guglielmo Del Vecchio
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Tra tutti dovrei fare tanti nomi ma ne faccio uno solo, un nome grandissimo, quello di Guglielmo Del Vecchio. Ha portato l’esplorazione in tutte le Dolomiti, nelle Dolomiti Occidentali in particolare. Era quello che oltretutto ha fondato il gruppo della XXX Ottobre e ha seguito in tutto e per tutto le direttive di Kugy, fuorché nello scrivere, perché era un modesto, e aveva una tale ritrosia da non essere conosciuto come meriterebbe. Si conoscono i nomi dei cortinesi, dei torinesi, dei milanesi, perché avevano alle spalle una sezione già forte, mentre la XXX Ottobre era stata appena fondata, ma Guglielmo Del Vecchio è stato quello invitato come ospite d’onore ai primi festival di Trento e fino a pochi anni fa, prima che un’orribile malattia ce lo portasse via, era ancora con lo spirito che aveva quando faceva le sue grandi vie.

E contemporaneamente, non solo abbiamo visto come nel Friuli il gruppo degli udinesi, degli Accademici udinesi, inizi a crescere, ma cominciano a nascere anche in quelle che sono le zone di montagna altre realtà; abbiamo la zona di Tolmezzo, la zona di Cave del Predil, dove un grande personaggio, Cirillo Floreanini, che per lavoro si trova proprio a Cave del Predil, fonda quella che sarà questa grandissima Scuola che ha dato alpinisti fortissimi all’Italia, quali Ignazio Piussi e Bulfon, e abbiamo contemporaneamente quella che sarà la stella del Friuli che ci porterà avanti fino a Cozzolino, un personaggio peraltro non molto conosciuto in Italia, Sergio de Infanti.

Ma a Trieste, compagno di del Vecchio in molte scalate, c’è un altro Accademico, Piero Zaccaria, che è un nome meno noto ma comunque fortissimo, che ha avuto la capacità di formare quello che è stato il gruppo degli universitari triestini… Nino Corsi, Bruno Crepaz, per nominare gli Accademici, con altri non Accademici, cui si dovrà la prima spedizione extraeuropea sezionale fino al Ladakh. Questo sarà un filone che la XXX Ottobre seguirà moltissimo perché in quel gruppetto di ragazzi c’è anche un altro Accademico, Walter Mejak, poco noto, fortissimo, che condurrà insieme alla sua compagna di cordata, Bianca di Beaco, ben 15 spedizioni, fatte così, con la propria macchina, andando con pochi soldi, perché il carattere di Mejak non era facile e non andava d’accordo con la Presidenza della Sezione.

Bianca Di Beaco
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Si partiva con una macchina e succedevano cose strane. Per andare in Ladakh per esempio, erano con due Volkswagen e a un certo momento una si ferma con il motore rotto e Mejak, che era un genio per tutto quello che riguardava la meccanica, in pieno deserto smonta il motore, lo stende su un telo e con i pezzi da sostituire torna ad Ankara, compra i pezzi di ricambio, ritorna alla vettura guasta, li sostituisce, e ripartono tutti per la spedizione. Con questo ho nominato anche Bianca di Beaco. Bianca è stata la prima donna italiana ad andare sul sesto grado da capocordata e sarebbe sufficiente a delinearla. Ma lei riprende anche il fatto poetico, scrive in maniera splendida ed è veramente l’anima di una parte dell’alpinismo triestino di quell’epoca.

E proseguiamo pian pianino così, attraverso chissà quanti nomi che ho tralasciato dei miei compagni di cordata, e di chi ancora in questa sala che ha meriti particolari, ad esempio Omero Manfreda che continua da tanti anni ad andare in montagna perché lo spirito dell’Accademico è non solo quello di essere sulle grandi difficoltà, ma innanzi tutto quello dell’amore per la montagna, che deve essere il concetto etico di cui forse parleremo più tardi.

Ma detto tutto questo arriviamo al fenomeno Cozzolino. Enzo Cozzolino, non saprei come introdurlo, è venuto fuori improvvisamente, questo grande alpinista, grandissimo non solo per le vie eccezionali fatte, non solo per le grandi solitarie, ma soprattutto per l’arte, perché Cozzolino aveva una capacità grafica di disegno eccezionale. Sui libri del gruppo rocciatori della XXX Ottobre per ogni sua via nuova c’è un disegno degno di una mostra.

Enzo Cozzolino
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Cozzolino scriveva in una maniera bellissima e preparava un libro, lo so perché l’ultimo anno della sua vita eravamo molto vicini, molto amici e ho delle sue lettere che sono veramente un capolavoro artistico. Ma vi è un mistero. Quale è il motivo per cui Cozzolino cercava, trovava, inventava sempre vie nuove?

In realtà Cozzolino ha fatto pochissime grandi ripetizioni, solo numerose e grandi vie nuove, insomma era un esploratore. Ecco ancora l’esplorazione, iniziata con Kugy e andata avanti con tutti questi nomi, e scusate se ne ho dimenticati chissà quanti, ma a me non piace leggere, a me piace parlare come fosse una discussione, che ci muove tutti verso il motivo comune che ci ha portati in questa sede… purtroppo la mia età non mi permette di essere sempre presente ai convegni dell’Accademico, dovrei trovare un autista che mi porti ma non mi piace nemmeno telefonare a tutti per chiederlo, altrimenti verrei certo di più. C’è dunque il mistero Cozzolino, cioè che cosa gli faceva cercare le vie nuove e disdegnare le classiche, contrariamente all’altro grandissimo triestino, José Baron, che invece amava ripetere tutti i grandissimi itinerari nella maniera più pura e veloce. E rimane, il mistero Cozzolino! Ad ogni modo io credo che la strada indicata da Kugy, seguita quindi per quasi un secolo fedelmente e tuttora ancora professata, sia l’apporto all’esplorazione, ed è quella la via dell’alpinismo di Trieste e del Friuli Venezia Giulia.

E che cosa è l’esplorazione, a cominciare da Cristoforo Colombo per arrivare agli alpinisti? Sono convinto che questi continuino quella che era stata l’esperienza dei grandi navigatori. Al concetto dell’orizzontale noi abbiamo sostituito quello della verticale, certamente meno lungo e duraturo… ma, cari amici, noi salendo ci avviciniamo al cielo.

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