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Daniza, a sipario chiuso

Dopo le interminabili polemiche avvampate la scorsa estate sulla vicenda dell’orsa Daniza, ormai a sipario chiuso, Barbara Chiarenzi prova a riconsiderare l’intera problematica suscitata dall’abbattimento del plantigrado. Problematica ben lungi dall’essere risolta, anzi.

Barbara Chiarenzi gestisce i progetti di conservazione di Oikos in Italia. Nata nel 1967, dopo la laurea in Biologia si è occupata di gestione della fauna alpina — principalmente mammiferi. Da libera professionista, collabora con molti enti attivi in questo campo: parchi, Province, associazioni. Ma, dal 1998, la sua ”carriera” è corsa parallela a Oikos: un rapporto che negli anni si è fatto sempre più stretto. Lì Barbara, in qualità di Responsabile Ambiente per l’Italia, trova molto gratificante lo scambio di esperienze, il lavoro di squadra, a fianco di altre persone che condividono fino in fondo non solo gli obiettivi di ciò che fanno — la loro mission — ma anche il modo per raggiungerli.


Daniza, a sipario chiuso

di Barbara Chiarenzi

Ora che i riflettori si sono spenti, che non si sente più parlare di “mamma orsa” o “bestia feroce”, mi sento di poter esprimere qualche opinione in merito alla “faccenda Daniza”.
Io non ero presente. Ma la sensazione forte è che si siano commessi alcuni errori tecnici, e molti, moltissimi errori strategici, in particolare sugli aspetti mediatici.

Barbara Chiarenzi
Daniza-photoIn realtà sono convinta che la conservazione dell’orso si giochi tutta lì. C’è chi sostiene che non ci sia più l’ambiente naturale per l’orso ma in realtà nasconde l’incapacità di accettare l’orso. Tutte le specie montane sono in crescita, cervi, camosci, persino le vipere (che condividono con i lupi l’onta di essere considerati dei “paracadutati”). Gli animali stanno semplicemente riprendendosi i luoghi che noi stiamo abbandonando. Spazio per gli orsi, ecologicamente parlando, ce n’è.

L’unico ambiente in cui l’orso non ha spazio è nella nostra testa: sulle Alpi ci siamo abituati al nostro “parco giochi”, sicuro e protetto, e non vogliamo essere disturbati dagli eventi naturali mentre giochiamo.

Da Daniza, appunto.

Le pressioni mediatiche sono infatti forti: l’attuale economia montana spinge a non avere un ulteriore elemento di disturbo, quali gli orsi, tanto più se “fanno gli orsi”.

Trovare il giusto equilibrio non è facile e sicuramente ancora più difficile se, come in Provincia di Trento, non si ha una ferma convinzione politica nel sostenere una linea di sviluppo sostenibile. E quindi, a cascata, non si è neanche definita una “strategia di crisi” quando gli interessi, di sviluppo da una parte e di conservazione dall’altra, si scontrano.

Nel caso di Daniza ci sono state pubbliche dichiarazioni che prima ne decretavano la soppressione, poi ritrattavano e ne volevano invece la cattura e la detenzione. Comportamenti contradittori che fanno dubitare nella capacità delle amministrazioni di gestire la cosa pubblica e fare le adeguate valutazioni.

A questo aspetto fa da contrappunto la mancanza di una solida base scientifica che indirizzi le scelte gestionali e le valutazioni di merito.

Mi verrebbe da dire, da biologa della conservazione, che manca una attenta valutazione della genetica e delle dinamica di popolazione, ad esempio, i trend di crescita unitamente ad una valutazione del grado di consanguineità, da cui poi desumere una stima degli effetti a livello di dinamica di popolazione nel sottrarre una femmina riproduttiva.

Troppo tecnico? E’ comunque quello che si fa per altri elementi naturali che, quando si manifestano, chiamiamo calamità: alluvioni, valanghe, frane, persino per i terremoti. Si tratta di una valutazione del rischio e una stima degli scenari possibili che si possono verificare con le relative azioni da intraprendere.

A mio avviso Daniza (e tutti gli orsi alpini con lei) fa parte, in tutto e per tutto, degli elementi naturali.

Quindi per me il nodo non è tanto se sia stato giusto decidere di catturala, piuttosto che di abbatterla: in entrambi i casi Daniza sarebbe stata rimossa dalla popolazione di orsi delle Alpi. Pertanto la domanda è più a monte: Daniza andava lasciata in pace o andava rimossa? Il suo comportamento è socialmente accettabile/tollerabile o meno?

La risposta che mi do è “No”.

Orsa con cuccioli Daniza-Orsa-con-cuccioli-Photo-courtesy-Corpo-Forestale-dello-Stato-1180x663

A fronte del fatto che esiste un habitat naturale in grado di sostenere una popolazione alpina di orso, non vedo infatti al momento un “habitat sociale” che sia disposto ad accettarne i rischi che vadano un po’ oltre la tolleranza nei confronti di qualche pecora mangiata e alcuni apiario rovesciati.

La nostra società, a tutti i livelli, è in questo momento disponibile a una fruizione solo mediata, magari solo informatica, certamente non diretta, di certi fenomeni naturali. Siamo interessati agli animali selvaggi, ma che essi se ne stiano buoni buoni in un habitat che non dev’essere il nostro. L’orso Yoghi ha permeato di sé un’intera generazione e ci piace vedere l’orso con questo filtro. In effetti non siamo disponibili al rischio di un incontro, a parte chi con telefonino schierato non sa neppure a che rischio si sta esponendo.

L’amministrazione non vede di buon occhio fenomeni che non siano riconducibili a una qualunque responsabilità: e in definitiva anche noi siamo stati trasformati.

Di questa immensa trasformazione culturale e sociale, sicuritaria, garantista all’eccesso per tutte le responsabilità e in fuga da ogni imprevisto, la conservazione dell’orso in Italia dovrà tener conto, se vorrà avere un futuro.

L’uccisione di un orsodaniza_morta.jpg.pagespeed.ic_.VdW_VohFqCUltime notizie (dal quotidiano Trentino)
L’11 febbraio 2015 il gip di Trento Carlo Ancona ha riaperto il caso Daniza. Ha depositato il provvedimento con il quale ha respinto la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla morte dell’orsa durante il tentativo di cattura. Il giudice ha riconosciuto che la ricostruzione della Procura è corretta, ma ritiene che si possa configurare la responsabilità del veterinario che ha preparato la dose per narcotizzare Daniza. Il giudice osserva che si possa configurare una reponsabilità per il reato di maltrattamento di animali. Si tratta di una contravvenzione per la quale è sufficiente una condotta colposa. La Procura aveva escluso anche questa contravvenzione dal momento che aveva ritenuto che il veterinario avesse comunque agito in un quadro normativo chiaro, ovvero le operazioni di cattura dell’orsa rientravano in un caso previsto dalle norme e anche dai protocolli. Il giudice, però, osserva che il protocollo prevede la possibilità di catturare gli orsi problematici, non di ucciderli. Per questo il giudice ordina alla Procura di iscrivere il veterinario sul registro degli indagati. La Procura aveva osservato che l’ordinanza è stata adottata seguendo il piano di azione per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi. Però, allo stesso tempo, il veterinario non ha avuto «un’adeguata capacità di contrastare in modo efficace la complicanza della narcosi sostanziatasi nell’ipossiemia indotta dall’uso della medetomidina. Nel momento topico si è verificato un inappropriato approccio da parte del veterinario».

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