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Emilio Previtali: to inspire others

   To inspire others
dalla serata di Emilio Previtali con Alt(r)i Spazi, 1 aprile 2015

La simpatia di Emilio investe il presentatore, deborda dal palco e si riversa sul pubblico come un fiume… con la potenza di un fiume non violento dal quale è bello farsi trasportare.

Un uomo che ha girato il mondo delle montagne, le ha salite, soprattutto le ha discese, nei modi più fantasiosi, praticamente tutti quelli che si conoscono… e sempre con la stessa bravura e leggerezza, così come te lo racconta lo ha fatto.

Previtali_fullUno che non dice mai “io, io…”, e neppure lo sottintende. Eppure, cazzo, sta parlando di sé. Come fa? Con la leggerezza: “Nessun altro rumore se non il respiro e le mie pelli di foca che scorrono sulla neve leggera”. Un uomo che agisce zen (e non per nulla il suo libro preferito è quello di Eugen Herrigel, Lo Zen e il Tiro con l’Arco).

Già dal titolo Quella del signor Miura e altre storie sembra che Emilio non voglia parlare di sé. E ti narra di una spedizione al McKinley (Denali) con uno squinternato gruppo di freerider che in tutta evidenza (dal film) non aveva neppure la metà della sua esperienza alpinistica, conclusa con la discesa a telemark del Rescue Gully e dell’Orient Express Couloir.

Dopo le splendide immagini dell’Alaska, Emilio sorprende il pubblico raccontando che nel gruppo (che si era visto misto e ben dotato di piacevoli esemplari femminili) lo chiamavano “Italian stallion”… lui protestava la più assoluta ignoranza di come fosse nato il nomignolo, che ovviamente a sua moglie (presente in sala) andava un po’ indigesto. Ma se una persona è sincera, ed Emilio lo è, dovrebbe esserlo sempre, no?

Dal racconto della spedizione alle Svalbard sembra che il gruppo sia andato in gita come noi potremmo farlo in Val Formazza, con la stessa importanza data all’amicizia e al gruppo.

Geniale e autentico personaggio del mondo della montagna, Emilio Previtali persegue ancora oggi l’avventura e la ricerca dei propri limiti attraverso arrampicata, snowboard, corsa, mountain bike, alpinismo in tutti gli angoli del mondo, per poi tornare ad allenarsi alla Cava di Nembro, più ricco eppure ancora il bimbo capace di sognare, sfidare se stesso, rimettersi sempre in gioco e cercare di restare in sintonia con la propria visione delle cose.

Per un alpinista l’arrivo in vetta è il successo – dice Previtali – la vetta mancata è il fallimento, per un freerider questo concetto è superato, l’esperienza nella sua totalità è l’obbiettivo, arrivare in cima fa piacere a tutti, ma tra arrivare in cima e fare una discesa mediocre e mancare una cima per buttarsi su una discesa favolosa, io scelgo la seconda opzione”.
Anche perché, ci spiega, il “successo” non è un qualcosa di assoluto e prestabilito: “il successo è ciò che TU decidi che sia”.

Uno dei pezzo forti della serata di Emilio Previtali è la proiezione di un estratto dal film The Man Who Skied Down Everest, un documentario su Yuichiro Miura, l’alpinista giapponese che sciò sull’Everest nel 1970 utilizzando un paracadute per frenare la discesa (di quelli di una volta, rotondi).

Miura, partendo dalla Fascia Gialla (Yellow Band), scese il versante ovest del Colle Sud per 2.000 metri di dislivello in due minuti e venti secondi, poi cadde rovinosamente per circa 400 metri, riuscendo miracolosamente a fermarsi prima dell’inizio di giganteschi crepacci.

L’eccezionale filmato è preceduto dalle bellissime discese che Emilio fa nei boschi dell’Hokkaido, poi dalla visita all’anziano Yuichiro Miura. Un signore con il viso da bambino e un’età di circa 80 anni (nacque il 12 ottobre 1933). Possiamo vederlo con la gentile figlia, con l’unico sci rimastogli dopo la caduta sull’Everest: con ricordi che ne costruiscono naturalmente il volto. Perché, pensate che Miura, miracolato, se ne sia stato buono buono in seguito?
Il 23 maggio 2013, all’età di 80 anni, è divenuto la persona più anziana ad aver raggiunto la cima dell’Everest, da lui già raggiunta altre due volte, il 22 marzo 2003 all’età di 70 anni e il 26 maggio 2008 a 75 anni.

Emilio Previtali a tallone libero sulle nevi neozelandesi
previtali-0002Come presentatore sono stato tutto il tempo incerto sul come provocare il suo irruente umorismo, gli ho chiesto di quel suo scritto (un post dal Nanga Parbat invernale) che mi aveva colpito assai, dove faceva distinzione tra dividere e condividere, manifestando la sua antipatia per quella “condivisione” che in realtà, riferendosi ai dibattiti dei social, non è una divisione oggettiva di un bene, perché in effetti si sta parlando di un bene virtuale. Dunque, dopo una condivisione, chi è ricco rimane ricco, chi è povero rimane povero. Non si può dividere lo zero…

E ancora Emilio non aveva scritto quello splendido post su Facebook in cui lo vediamo, in un centro commerciale di Orio al Serio, assistere ai risultati dell’espianto di due palme.

La sala si sbellica letteralmente dalle risate per almeno un minuto buono di fronte alla scena di come si viaggia in Pakistan, nel filmato a documento dell’avventura al Nanga Parbat dell’inverno 2013-2014, assieme a Simone Moro, suo vecchio compagno di scuola.

Si cammina una volta sola sulla Luna” è il suo insegnamento sulle “azioni eroiche” che non possono e non devono essere “serial”. Di discesa dal Shisha Pangma per Emilio ce ne può essere una sola e corrisponde con una filosofia di lunga vita.

Emilio, negli anni anche fondatore e direttore della rivista FREE.rider è oggi “penna” fra le più seguite fra tutti gli appassionati di montagna, sci e avventura a contatto con la natura. Lo merita, perché sostiene che per scrivere serve follia e massimo controllo di sé. To inspire others.

previtali-0001Emilio Previtali in breve (da Uomini & Neve, Martino Colonna e Francesco Perini, Edizioni Versante Sud, 2013)
Emilio Previtali
è nato a Bergamo il 5 maggio 1967.

Le sue spedizioni più importanti
2011
The North Face Denali Experiment Expedition 6194 m – cima e discesa a telemark di Rescue Gully e Orient Express Couloir.

2005-2007 Shisha Pangma 8027 m, parete nord, 3 spedizioni, discesa in snowboard da 7600 m.

2002 Cho Oyu 8202 m, parete nord, discesa con lo snowboard da 8000m, prima discesa della The Poland Route, cresta nord-ovest, 55° da 7200 m.

2001 Pik Lenin 7134 m, discesa in solitaria in snowboard attraverso una nuova linea per la parete nord.

Premi
2007
EUBEA European Best Event Award – Miglior evento europeo con basso budget con Shisha Pangma Snowboard Expedition.
2004-2005 Migliore Freerider Italiano – On Board Italy Snowbox Award.

Editoria
2000/2008
Direttore di FREE.rider magazine.
Fondatore ed editore della rivista Soul Rider.
Editore del The North Face STORY.teller yearbook.

Altro
27 volte finalista Ironman.
Maestro di Snowboard.
Ha partecipato al Camel Trophy come membro del team italiano.

Sponsor
The North Face, Scott, Orthovox.

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