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Hervé Gourdel

Rapito domenica 21, ucciso decapitato, Hervé Gourdel era in Cabilia (una regione montuosa a est di Algeri) per esplorare le possibilità di scalare nell’elevata catena del Djurdjura. Esperto viaggiatore, la guida alpina Gourdel aveva scalato montagne in tutto il mondo ed era attratta da una zona relativamente nuova come meta alpinistica. Non si trattava infatti di fare un viaggio alpinistico nel ben noto Hoggar.
Hervé aveva 55 anni, veniva da Nizza, suo padre gli aveva trasmesso la passione per l’altitudine che aveva iniziato a praticare nel Mercantour, il parco delle Alpi Marittime. Poi era diventato guida: «Il diploma di guida – raccontava – mi ha permesso di guadagnarmi la vita lontano da un ufficio, scalando, sciando, percorrendo un corso d’acqua, parlando della montagna, trasmettendo il mio entusiasmo e le mie conoscenze». Ha lasciato la moglie Françoise e due figli.

Gourdel-3970717c502f3e4c4a5a5e7ff619d3cd-593x443Noi gente di montagna proviamo un orrore particolare, uno sgomento insolito: è stato con rito d’altri tempi ucciso uno di noi. La ragione ci dice che era un uomo come gli altri, il cuore ci agita invece come un mare in burrasca, perché sappiamo che Hervé Gourdel era uno dei nostri.

La Cabilia dalla catena del Djurdjura
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E’ urgente che la nostra civiltà si renda conto che la barbarie manifesta e concreta dell’Isis non è altro che lo specchio di ciò che noi stessi siamo stati e siamo nel più profondo del nostro inconscio collettivo. Isis rappresenta contenuti arcaici dimenticati ma ben vivi, tanto più forti quanto da noi volutamente circoscritti e seppelliti nel più profondo dentro di noi.
Potremo anche distruggere fisicamente la Jihad fino all’ultimo uomo, poi essa risorgerà sotto altra forma. Tornerà a tormentarci quella visione apocalittica, quel bagno di sangue senza apparente ragione che tormenta a volte i sogni di qualcuno di noi.

Gourdel-LAPR0766_MGTHUMB-INTERNASe in qualche modo ci sentiamo fieri di appartenere all’umanità quando ci stringiamo commossi di fronte al corpo mutilato di Hervé non possiamo pensare di aver perso o aver vinto. La guerra interiore continua e così pure quella di civiltà. Non ci sono amici senza nemici, e l’amore è alimentato dall’odio. Così è, anche se non ci pare. Così sarà, finché non ci parrà. Fino a che non accetteremo che anche Papa Francesco ha dentro di sé la sua parte di mostro Isis.

postato il 28 settembre 2014

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