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I confini del Monte Bianco

I confini del Monte Bianco

La recente inaugurazione della nuova Skyway, il faraonico complesso funiviario che collega Courmayeur-Entrèves con la punta Helbronner del Monte Bianco, ha fatto riemergere polemiche antiche sull’interpretazione politica e cartografica del confine di Stato Italia/Francia.

Laura e Giorgio Aliprandi da anni si battono per una giusta spartizione della vetta del Monte Bianco. Foto: Serafin/MountCity
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Nel 1796, cioè all’armistizio di Cherasco dopo la prima campagna napoleonica in Italia, la Repubblica francese ai tempi del Direttorio e il Regno Sardo, retto da Vittorio Amedeo III, definirono i confini tra Piemonte e Francia. Per la prima volta, come ricordano i cartografi milanesi Laura e Giorgio Aliprandi, si stabilisce un confine «basato sul concetto strategico della “crête militaire”». Una linea di demarcazione militare che seguiva le parti «più avanzate dalla parte del Piemonte», come è scritto nel documento che sanciva la fine delle ostilità. Decisione che sarà ribadita lo stesso anno nel Trattato di Parigi, molto oneroso e umiliante per il Regno Sardo.

Quella linea di «cresta militare» scendeva sul versante oggi italiano con una sorta di orecchia, cento metri più in basso rispetto ai 4808,73 metri della vetta del Bianco (ultima misura ufficiale, settembre 2015). Anche in corrispondenza del Dome du Goûter era presente un’altra orecchia, come pure in corrispondenza del Colle del Gigante.

Le aree verdi sono le tre “orecchie” del trattato del 1796
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Ma il confine in seguito è stato portato sullo spartiacque, quindi anche in vetta al Bianco, attraverso un altro trattato, quello di
Torino del 24 marzo 1860, che sancisce l’annessione della Savoia alla Francia. Fino ad allora il Monte Bianco, Piemonte, Valle d’Aosta e Savoia facevano parte dello stesso regno.

Più precisamente sui confini sono stilati una serie di atti bilaterali che trovano conclusione con il verbale di delimitazione del 26 settembre 1862.

Questo verbale del 1862 da parte francese è stato cancellato perché è sparito materialmente dai loro archivi, mentre nell’Archivio di Stato di Torino ne è invece conservata regolare copia. Esiste però un altro documento, che è anche negli archivi di Parigi, ma che non viene considerato dai francesi: la lettera che Napoleone III scrisse al conte Francesco Arese il 3 maggio del 1860. Il conte Arese aveva scritto all’imperatore dei francesi su incarico di Cavour che stava preparando il trattato di annessione della Savoia alla Francia. Erano trattative segrete. Nel documento del 1860 non si parla di Monte Bianco ma di catena delle Alpi e il termine strategico di «cresta militare» del 1796 non è più preso in considerazione. In quella lettera Napoleone III precisa che il «limite è quello amministrativo di oggi», cioè lo spartiacque come risulta da due cartografie del Regno Sardo del 1823 e del 1845.

In effetti dei confini stabiliti nel 1862 non v’è traccia su tutte le carte transalpine ufficiali posteriori. Perché nel 1865 i cartografi francesi unilateralmente decisono in modo diverso. Sempre i coniugi Aliprandi riportano di come «il capitano J.J. Mieulet dello Stato maggiore francese riportasse un’enclave in territorio italiano, la sommità del Bianco divenisse francese e il confine venisse spostato a sud». Gli atti catastali riportano questa cartografia del 1865, che resta in vigore anche oggi, tant’è che è seguita anche da Google Map.

I coniugi Aliprandi, pur non avendo trovato prove in documenti, ipotizzano che i confini furono «merce di scambio». Nel Trattato di Pace del 1947 non si parla di Monte Bianco. Gli Aliprandi: «Ci sarebbe stata questa intesa, l’Italia non avrebbe rivendicato la cima del Bianco e in cambio la Francia avrebbe acconsentito a guardare con occhio benevolo alcuni problemi confinari ratificati nel 1947».

L’enclave A/B subito a sud della vetta del Monte Bianco come tracciata dal maggiore Mieulet
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Nella storia entra anche Papa Wojtyla e la sua intenzione di benedire l’Europa dal colle del Gigante in occasione dell’Angelus durante la visita ufficiale del 1986. Allora i rapporti fra i due versanti del Bianco erano improntati alla collaborazione, c’era ancora lo sci estivo e le piste erano in Francia, oltre il colle del Gigante. L’idea del Papa «sul confine», anzi oltre, consigliò una riunione ad Aosta cui, oltre al presidente regionale Augusto Rollandin, parteciparono anche il prefetto dell’Alta Savoia e il comandante della Gendarmerie.

Una frase infelice di una funzionaria regionale valdostana irrigidì i francesi. Prefetto e comandante dei gendarmi avevano ricordato come l’Angelus del Papa, Capo di Stato oltre che pontefice, si sarebbe svolto in territorio francese, quindi avrebbe dovuto provvedere la Francia. La frase «c’est une chose valdôtaine, c’est à nous de la faire», scatenò l’ira dei francesi. Non solo, ma la successiva richiesta di extraterritorialità avanzata per sostenere una logistica tutta valdostana finì per chiudere la questione. E l’Angelus del Papa, con la benedizione all’Europa, venne dirottato sulla vetta tutta italiana del Mont Chétif, con una preparazione piuttosto complessa per garantire la sicurezza di volo degli elicotteri. Fu allestita una piattaforma per poter consentire l’atterraggio. La questione confini fu sempre tenuta in grande considerazione anche per le successive visite di Giovanni Paolo II e le sue meditazioni sul ghiacciaio del Bianco.

Papa Giovanni Paolo II al Colle del Gigante
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Soltanto nel 1996, con le interrogazioni a Roma del deputato valdostano Luciano Caveri e all’europarlamento, l’Italia ha rivendicato il confine del 1862. Ma dopo un iniziale interesse, e dopo l’inutile assemblea europea (Nicolò Rinaldi) del 1999, le diplomazie si sono arenate.

Il caso riesplode in occasione dell’inaugurazione di Skyway. Matteo Renzi, di fronte a quattro tende piazzate al Colle del Gigante in occasione del reality che verrà girato in estate, esclama scherzando «Non abbiamo invaso la Francia». I francesi, poco inclini all’umorismo, ribattono subito che «Ici c’est a nous, c’est la France».

Proprio la difficile situazione del Mediterraneo, aggiunta all’invidia transalpina per la nuova funivia “gioiello” sul versante italiano, ha tenuto distante nel giorno dell’inaugurazione ufficiale tutte le autorità francesi, dal prefetto della Savoia fino al sindaco di Chamonix. Non c’era neppure un rappresentante della società funiviaria chamoniarda.

Nel 2014 i confini avavano dato grattacapi al colle del Piccolo San Bernardo, qualche chilometro dal Bianco: «I francesi con una ruspa – ricorda una guida – hanno spostato il cippo di confine di 150 metri. Come è ovvio che sia è subito tornato al suo posto». In fondo in quella landa dove sono passati eserciti e pellegrini fin da tempi remoti ci sono ancora oggi pascoli brucati da bestiame di allevatori italiani in territorio francese. Ma sui ghiacciai del Bianco la questione appare più spinosa. E seguendo una logica incomprensibile, se non per l’orgoglio di potersi assicurare l’intera vetta della montagna simbolo del continente, e in barba al trattato del 1862, i francesi continuano a ritenere loro qualche ettaro di troppo, abbandonando la naturale linea dello spartiacque.

La questione potrebbe essere risolta a livello politico e diplomatico. Della vicenda, con l’intervento della guardia di finanza di Entrèves, se ne stanno occupando il comando generale e l’IGM, l’Istituto geografico militare.

Il Colle del Gigante visto da punta Helbronner
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Dal punto di vista dei tecnici, sia i geografi militari francesi in via ufficiosa, sia i professori universitari che si sono occupati della questione sono d’accordo con i confini delineati dal trattato del 1862, quelli che seguono lo spartiacque e che quindi passano sulla vetta del Bianco e non cento metri verso sud. Proprio su quel trattato si sono addirittura basate le misurazioni di una specifica commissione italo-francese per segnare il confine all’interno del tunnel del Bianco.

L’insistenza dei francesi fin dall’inizio dell’estate 2015 sulla proprietà del ghiacciaio del Gigante, oltre a rilanciare il tema della supremazia sul massiccio, apre un problema pratico sulla gestione del territorio. Problemi di diritto, di responsabilità e di doveri di osservanza delle leggi. Nelle zone contese ci sono attività umane legate al turismo, la funivia del Monte Bianco e i rifugi.

Roberto Francesconi, amministratore delegato di Skyway, punta il dito su questioni più materiali: «Senza avvertirci hanno aumentato da 27 a 39 euro il costo del biglietto andata e ritorno da Punta Helbronner all’Aiguille du Midi, mentre l’hanno tenuto invariato per chi parte dalla Francia, cioè dall’Aiguille du Midi».

L’ultimo atto «di arroganza», sono sempre parole di Francesconi, è accaduto il 4 settembre 2015: due guide alpine inviate dal sindaco di Chamonix Eric Fournier hanno «morsettato» il cancello che dalla terrazza di punta Helbronner conduce al ghiacciaio del Gigante. Questo per impedire a tutti, sia agli alpinisti che ai turisti più sprovveduti in infradito, di accedere al ghiacciaio, proprio per il problema di responsabilità penali e civili qualora vi accadessero incidenti.

Fournier si dice «disinteressato a problemi di invidia commerciale o di confine».

E’ curioso che lo stesso sindaco di Chamonix abbia ammesso, parlando con il maresciallo della Finanza Delfino Viglione, di aver sbarrato l’accesso al ghiacciaio invadendo la proprietà italiana. Quest’ammissione spiega anche perché abbia mandato due guide per lo “sporco lavoro” e non i gendarmi, sicuramente più compromettenti da un punto di vista formale.

Fabrizia Derriard
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Altro paradosso era che perfino gli stessi uomini del soccorso alpino e della Finanza dovessero scavalcare quella barriera di ferraglia al rientro dalle missioni di salvataggio. Il sindaco di Courmayeur, Fabrizia Derriard, ha parlato con Fournier: «Capisco la sua apprensione per eventuali responsabilità, ma questo è un atto senza senso. Gli ho chiesto di rimuovere i morsetti».

Il maresciallo Viglione ha scritto alla Procura di Aosta, oltre che al Comune di Courmayeur, al suo comando e all’Istituto geografico militare.

Augusto Rollandin, presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta (sì, proprio lui, era presidente ANCHE nel 1986), chiede in una lettera inviata a Matteo Renzi un intervento del governo italiano:
La questione del confine di Stato sul Monte Bianco, che certamente ha risvolti di più alto livello e di natura internazionale, ha comunque ricadute immediate e conseguenze altrettanto importanti e impattanti in termini di certezza del diritto applicabile nella quotidianità: sia per le attività anche commerciali che si svolgono in quelle aree, quali la funivia Skyway Monte Bianco e l’adiacente rifugio Torino, sia per l’individuazione delle autorità competenti e delle eventuali responsabilità per situazioni inerenti a tale ambito territoriali”.

L’11 settembre 2015 qualcuno ha deciso di prendere a piccozzate e a spinte la barriera di ferro, ha divelto i morsetti, abbattuto cancelli, transenne, cartelli. Sfasciato tutto. Le funivie e il Comune di Courmayeur hanno ricostruito il cancello, con possibilità però di passare.

Fabio Volo al rifugio Torino
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Sabato 26 settembre 2015 la querelle sul confine tra Italia e Francia sul Monte Bianco sbarca su Raitre. A Che fuori tempo che fa, Fabio Fazio intervista i cartografi e studiosi milanesi Laura e Giorgio Aliprandi. In collegamento dal rifugio Torino c’è anche, in veste di inviato speciale notturno, Fabio Volo che però con la sua esibizione freddolosa non riesce a far sorridere nessuno. Insomma, si è parlato confusamente della vicenda, senza nascondere l’intento satireggiante della regia che evidentemente non poteva (e non doveva) prendere sul serio problemi di questo tipo.

Qualche giorno dopo sull’ingarbugliato argomento cerca di fare chiarezza il Consiglio direttivo nazionale di Mountain Wilderness con un comunicato che qui pubblichiamo nella sua integrità.

 

Che cosa si nasconde sotto quel polverone
di Mountain Wilderness

La discussione sui confini tra Italia e Francia, di cui ha molto confusamente trattato anche una recente puntata di “Che fuori tempo che fa”, spinge Mountain Wilderness Italia a esporre all’opinione pubblica interessata qualche essenziale chiarimento. Innanzitutto, e non a caso, l’argomento è stato sollevato in relazione ai possibili abusi perpetrati dall’ammodernamento faraonico della funivia che da Entrèves raggiunge la Punta Helbronner.

Tale vetta minore si trova, sì, nel massiccio del Monte Bianco, ma non ha niente in comune con la vetta vera e propria del Monte Bianco stesso, dalla quale dista circa dieci ore di scalata, con un dislivello di mille e quattrocento metri circa. Per comprendere di cosa si stia parlando bisogna tenere a mente questa precisazione essenziale.

La sensazione è che tutto questo polverone sia stato sollevato appositamente dalle autorità della valle d’Aosta per confondere le acque, evitando di farsi trovare con le dita sporche di marmellata. Se è vero che la Francia rivendica (a torto, su dubbie testimonianze storiche) la proprietà esclusiva della vetta massima del Monte Bianco e traccia – in quel punto limitato – i confini al di là dello spartiacque naturale, è altrettanto vero che detti confini passano, come è logico, proprio sullo spartiacque, lungo tutto il resto del massiccio, Colle del Gigante e punta Helbronner inclusi. E ciò con l’accordo dell’Italia, confermato nel dopoguerra.

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Non si capisce con quale logica la Valle d’Aosta, azionista della funivia, possa rivendicare il criterio dello spartiacque per quel che riguarda la massima vetta, sostenendo contestualmente che al Colle del Gigante invece i confini – chissà perché – dovrebbero unire il Grand Flambeaux alle Aiguilles Marbrées, lungo un pendio glaciale che scende verso la valle di Chamonix.

Per chi non conosce la zona, si tratta di luoghi ben lontani dallo spartiacque. E’ evidente che tale forzatura viene avanzata, spudoratamente, solo per rivendicare la possibile appartenenza della punta Helbronner interamente all’Italia e cavarsi così dai pasticci.

Perché invece i “pasticci” ci sono, eccome! Senza aver ottenuto i necessari permessi dalla sola autorità che avrebbe avuto il diritto di concederli, vale a dire il Ministero dell’Ecologia, lo Sviluppo sostenibile e l’Energia (perché sul versante francese l’intero massiccio del Monte Bianco è un “site classé”, sottratto alla giurisdizione del comune di Chamonix), non solo la metà francese della vetta della Punta Helbronner è stata modificata radicalmente per ospitare una parte del nuovo, avveniristico e arrogante edificio, ma gli stessi pendii orientali francesi che sostengono in direzione sud la cresta spartiacque sono stati gravemente manomessi per creare una spianata, lunga quasi cento metri e un tempo del tutto inesistente.

Si tratta, per chi ha seguito gli ultimi sviluppi della vicenda, proprio di quella spianata abusiva, percorsa oggi in lungo e in largo da folle di turisti non attrezzati, il cui accesso il sindaco di Chamonix ha pensato bene di chiudere con un cancelletto, onde evitare di venire coinvolto negli effetti giuridici di qualche incidente.

Sull’intera vicenda Mountain Wilderness Italia ha inviato un esposto alle autorità francesi (Procura di Bonneville e Prefettura di Annecy) e ne attende una risposta. Va segnalato che l’irregolarità del procedimento era già stata denunciata più di un anno fa alla Procura di Aosta, ma senza esito.
Il Consiglio direttivo nazionale di Mountain Wilderness Italia
Ultim’ora
Ai primi di ottobre 2015 a Roma vi è l’interrogazione parlamentare dei senatori Aldo Di Biagio e Alberto Lanièce, per l’individuazione di un oggetto istituzionale per arbitrare la querelle del confine fra Italia e Francia sul Monte Bianco. La loro proposta riguardava, in particolare, una gestione diplomatica tra Italia e Francia per avviare una gestione super partes della questione.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nella persona del sottosegretario Benedetto Della Vedova, ha recepito le loro istanze il 22 ottobre 2015. “Il Governo italiano è pronto ad intervenire di fronte ad ulteriori episodi di messa in discussione dei confini italo-francesi sul Monte Bianco… Il tracciato del confine fra Francia e Italia nell’area del Monte Bianco è definito dal Trattato fra Regno di Sardegna e Impero francese relativo alla cessione della Savoia e del circondario di Nizza alla Francia e dalla convenzione di delimitazione tra Sardegna e Francia in esecuzione del trattato del 1860, basato sul criterio dello spartiacque”.

Per maggiori dettagli sull’annosa questione dei confini del Monte Bianco vedi anche:
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_frontiera_sul_Monte_Bianco

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