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Il Birillo del Monte Gropporosso – 1

Il Birillo del Monte Gropporosso – 1 (1-2)
(dal mio diario)

2 dicembre 1962. Ho obbedito all’ordine di mio padre di riportare al negozio il materiale alpinistico da me acquistato con il sudore dei miei risparmi. Di conseguenza sono aumentate le bugie che devo raccontare. In casa si è creata una perenne atmosfera di sospetto, e quando Alberto Martinelli il 30 novembre mi telefona per propormi una gita, devo superare molti dinieghi. Questa volta però si dovrebbe andare con l’auto dei suoi genitori. Dopo telefonata tra le due madri, riesco a strappare il tanto desiderato consenso. Andremo a Santo Stefano d’Aveto, e da lì (ufficialmente) in cima al Monte Gropporosso, facile ed erboso.

Il versante meridionale del Monte Gropporosso (Appennino Genovese): sulla sinistra, il Birillo. Foto: Giacomo A. Turco
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In realtà Alberto ed io abbiamo in programma di andare sì verso il Gropporosso, ma più in dettaglio sul Birillo, dove c’è roccia in abbondanza.

Il Monte Gropporosso è a 2 km di distanza dal Monte Maggiorasca, la vetta più alta dell’Appennino Genovese: assieme costituiscono il grande anfiteatro di Santo Stefano d’Aveto. La roccia è ofiolitica, le cosiddette “rocce verdi”, diabase e serpentino.

Alle 8.50 passano a prendermi. Il viaggio in auto per me è disgraziato, li devo fermare cinque volte per vomitare. Il sig. Martinelli guida con attenzione per la strada a tratti ghiacciata.

Oltrepassato Santo Stefano, andiamo alla frazione Roncolungo. Fine del viaggio. I genitori di Alberto credono che io sia fuori combattimento, ma si sbagliano. Prendo lo zaino e seguo Alberto. Appuntamento alle 16.

Seguiamo il segnavia fino ai Piani Gatera 1269 m, sulla stradina completamente ghiacciata e innevata. Il tempo è bello, con a tratti qualche folata forte di vento.

Veniamo a scoprire che abbiamo la corda, ma siamo senza chiodi. Così l’itinerario 19a che avevamo intenzione di fare non è possibile. Propongo di andare in cima al Monte Gropporosso, in modo da evitare la roccia. Lui invece non vuole rinunciare, e la vince lui.

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Partiamo legati: la nostra meta è una piazzuola sulla cresta sud-sud-est, posta sulla via che avremmo voluto fare, a occhio al di sopra delle maggiori difficoltà (che la guida dà di IV). Saliamo facilmente sulla neve a destra della cresta, ma troviamo poi un punto scabroso. Lo supero io da primo, col pericolo di scivolare sul vetrato. Poi proseguiamo e arriviamo alla piazzuola, a circa 1350 m. Seguiamo il filo, con due camini poco inclinati, assai divertente, un po’ sbattuti dal vento. Arriviamo ad un punto assai esposto: Alberto non si sente di affrontarlo, per via del baratro che abbiamo sotto. Io neppure, causa il gran zaino che ho sulla schiena. Lo lascio lì e passo con meno difficoltà del previsto. Poco sopra gli butto il cordino di Marco Ghiglione (ormai proprietà mia!), così lui gli può attaccare i due zaini. Dopo la manovra, un po’ impacciata perché i sacchi tendono a incastrarsi, gli faccio sicura. Qui le difficoltà sono finite. Mangiamo qualcosa, poi proseguiamo facilmente sulle ultime roccette fino alla vetta. Sulla cima del Birillo 1498 m soffia vento ancora più forte, vediamo molto bene la bastionata della Rocca del Prete e il Monte Maggiorasca.

Sono già le 14.40, perciò ci affrettiamo verso la Forcella del Birillo. Per arrivarvi, dobbiamo superare due o tre lastronate rocciose poco inclinate ma viscide. Ora dobbiamo scendere per un pendio coperto di neve. Parte Alberto0 e raggiunge un alberello. Poi io lo raggiungo e lo sorpasso. Abbiamo un bastone al posto della piccozza, così lo assicuro dopo averlo infilato nella neve in profondità. Lui scende, mi sorpassa e, quando più sotto si ferma gli invio il bastone appeso alla corda sollevata. In queste manovre, non si sa bene come, ci troviamo a ruzzolare entrambi, ma ormai siamo bassi e su terreno non pericoloso.

Ormai slegati, a grandi balzi guadagniamo i Piani Gatera, dove ci fermiamo per un altro spuntino. Tra l’altro qui Alberto tira fuori i ramponi che ha appena comprato e li prova (ma non poteva provarli prima quando c’era bisogno?).

Siamo giusto in tempo per arrivare a Roncolungo alle 16, puntuali. Al ritorno, in auto non ho alcun problema.

Il versante meridionale del Monte Gropporosso e i suoi itinerari invernali
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