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Il labirinto delle professioni della montagna

 Il labirinto delle professioni della montagna
di Gianfranco Valagussa

Da tempo i target di indirizzo della promozione del turismo montano si sono trasformati in settori specifici di intervento. Penso allo sport, alla cultura, e anche alla conoscenza e all’esperienza (1).

Possiamo oggi ritenere che si è compiuta la fase dell’accettazione dell’ambiente alpino, nelle accezioni naturale e sociale, come elemento essenziale, sia della promozione turistica, sia per lo sviluppo economico-sociale dei residenti.

L’area dolomitica è interessata da uno sviluppo turistico diseguale, con aree di eccellenza per promozione e servizi, e altre arretrate o in difficoltà. All’interno delle aree in difficoltà abbiamo una situazione a macchia di leopardo con singole località con uno sviluppo turistico “stagionalizzato” il cui apice maggiore spicca nella stagione invernale, dello sci quindi (2).

Labirinto-professioni-morichettimail Il servizio di accompagnamento in montagna oggi non prevede più soltanto un aiuto, una guida, per affrontare dei luoghi sconosciuti come la montagna ma prevede di fornire informazioni elaborate.

La trasformazione è avvenuta con l’affermarsi del turismo ambientale, nelle varie diramazioni della conoscenza culturale, dell’esperienza oppure della salute richiedendo varie tipologie di accompagnamento. Un esempio: un percorso della Grande Guerra può esigere l’intervento di una Guida Alpina (es. traversata del Paterno) per agire con la sicurezza necessaria, ma anche solo di una Guida Turistica (per citare una professione lontana dalla specificità alpina) se in posizione accessibile (es. Monte Piana).

Negli ultimi anni (dal 1998) si è sviluppata l’attività delle Guide Ambientali Escursionistiche (GAE) (3) che hanno assolto alle richieste di accompagnamento ambientale legato alla conoscenza delle specificità naturalistiche e culturali, spazio che era originariamente vuoto. Le competenze di questa figura professionale sono le stesse (?) di un altro professionista formato da Guide Alpine (GA) e CAI: l’Accompagnatore di Media Montagna (AMM) (4). Ma mentre la GAE è una figura integrata nel settore turismo (5), l’AMM sembra più appartenere al settore sport e tempo libero (6). Alcune differenze sostanziali sono la preparazione e i costi di acquisizione del titolo professionale (7). Cito il territorio Veneto per due ragioni: è quello che conosco meglio, è un territorio dove esistono le GAE (qui Guide Naturalistiche Ambientali) e gli AMM. Un rebus per i legislatori… Ma anche se questa è già una evidente contraddizione non voglio fare una discussione sui termini giuridici e/o un appello alla legge e/o una disquisizione etica. Mi interessa invece tentare una via per una soluzione generale, al di sopra e al di fuori delle spinte lobbiste o politico-istituzionali, tentare di portare la questione su una dimensione di realtà se non altro perché tutti si dicono appartenere alle professioni di accompagnamento turistico che quando non si svolge in pianura si pratica, ovviamente, su terreno montano o alpino.

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Per spiegarmi vorrei fare un elenco approssimativo di tutte le figure professionali che, in base alla legge sulle libere professioni (8), potrebbero associarsi e svolgere attività, anche in montagna, assieme ai professionisti associati in Collegio come le GA con gli AMM e i Maestri di Sci, sono: Accompagnatore di mountain bike, Accompagnatore di escursioni a cavallo, Istruttore di nordik wolking, Guida Naturalistica Ambientale, Associazioni Turistiche, Guida Ambientale Escursionistica, Accompagnatore in canoa, Istruttore di arrampicata sportiva, Albergatore (vedi nuova legge Trentino): ma ve ne sono altre in arrivo e riguardano tutti coloro che per bisogno momentaneo frequentano la montagna come luogo di attività e penso alle “guide” di grandi agenzie (come la danese Topas o le grandi agenzie dell’Est EU). Di recente ho saputo di un fotografo professionista, specializzato in temi alpini, che porterà i partecipanti, paganti, a un corso in giro per le montagne alla ricerca di scorci inediti e caratteristici.

Tutto fa pensare che l’obiettivo di leggi e regole sia quello di costringere alla frequentazione di un corso di qualificazione svolto dalle GA, tipo quello previsto nella normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La cosa sarebbe utile però solo se applicata a quelle professioni che effettivamente svolgono attività pericolose in ambiente montano e che richiedono specifiche conoscenze da Guida Alpina. Esempio: non esistono incidenti gravi documentati relativi alla frequentazione di un ambiente alpino con le GAE, neanche nel periodo invernale legato all’uso delle ciaspole, anche se sono considerate dalle GA “più pericolose degli sci”(9). Perché fare un corso magari con il costo di qualche migliaio di euro se il luogo di lavoro prescelto non ha pericoli prevedibili? Per fare un esempio: la legge 626 prevede per i lavoratori delle soluzioni, Dispositivi di Protezione, a seconda del grado di pericolosità che è relativo alla mansione svolta. Ma andiamo oltre.

La richiesta del mercato, se parliamo di professioni parliamo di profit, oggi è estremamente specializzata e richiede conoscenze difficilmente concentrabili in una unica figura: la capacità di raccontare, la trasmissione della conoscenza, la disponibilità alla dilatazione del tempo, la conoscenza tecnica, un corretto rapporto con la natura, un’etica condivisa…

Sta cambiando l’immagine delle Guide Alpine. La decisione dei professionisti di affidare la loro affermazione economica a una legge che investe i frequentatori della montagna a tutti i livelli, sia economico-professionale che ludico-sportivi, ha creato un dibattito ampio e generalizzato. Non trattandosi solo di una legge che regolamenta una professione provoca, di conseguenza, un dibattito complesso che comprende considerazioni etiche, filosofiche, economiche. A mio avviso tre categorie che difficilmente trovano risposte in una legge sulla professione delle GA e che corrispondono invece a una esigenza reale, riassumibile in modo schematico tra le scelte di modernizzazione o quella di conservazione dello scopo della categoria. Anche il documento deontologico oggi risulta insufficiente in quanto le cose affermate (il rispetto dell’ambiente) poi vengono saltate (eliski e freerider) a piè pari con giustificazioni economiche (il lavoro giustifica i mezzi). Per questo la professione si trova a un bivio ben evidenziato nella lettera di Giuseppe Miotti e nella risposta del Collegio (vedi Gognablog).

Di etica e filosofia se ne discute perché ogni frequentatore dell’ambiente alpino ha una propria opinione ed essendo, invece, la Legge “uguale per tutti”, alpinisti, escursionisti, turisti, operatori economici, residenti, giustamente devono poter dare una propria risposta. Sarà compito di legislatori e tecnici delle istituzioni elaborare una regolamentazione efficace e, scusate l’ardire, condivisa.

Labirinto-professioni-accompagnamento_MontagnaTrattandosi di una professione economica (GA, AMM, GAE, GNA, ecc.), quindi profit, non possiamo che porla all’interno di un mercato e nel rapporto con le altre attività professionali. La professionalità di un accompagnatore, di una guida, ha bisogno di tre elementi esssenziali: la conoscenza specifica, la capacità di comunicare e il rispetto per l’oggetto della comunicazione. La conoscenza si acquisisce per studio o per esperienza ed è in continua evoluzione, richiede un aggiornamento continuo. La comunicazione si avvale della conoscenza e della capacità di relazionarsi con l’ascoltatore, presuppone uno scopo comune, un accordo di dare-avere, una specie di contratto non scritto. L’oggetto della comunicazione è quello di cui si è approfondita la conoscenza e viene comunicato, richiede un rapporto etico tra professionista e cliente che, anche questo, deve essere trasferito. Al professionista si richiede il massimo rispetto dell’oggetto della comunicazione. Un esempio. La guida a una mostra d’arte deve conoscere l’artista, comunicare i contenuti e anche condividere il senso dell’Arte, non può dopo una visita prendere a calci un quadro perché ritenuto di poco valore, annullerebbe tutta la comunicazione. Pensiamo ora a una guida naturalistica, non può strappare fiori e prendere a calci esseri viventi, annullerebbe tutta la comunicazione. Passiamo alla Guida Alpina che dopo aver insegnato una tecnica di salita, gli opportuni sistemi di sicurezza, ti invita a salire in elicottero per svolgere attività “alpinistica”…

L’etica professionale non attiene alla sola sfera della filosofia, ma anche a quella del mercato. Si tratta di un mercato etico.

Se nel formulare una legge non si tiene conto di tutte le sfumature inerenti alla professione e non la si condivide con tutte le professioni con una base comune, risulta evidente che quella legge è un errore e non potrà essere rispettata se non con l’intervento degli apparati di controllo e di sanzione dello Stato. L’ambito diventa quello della libertà professionale. Tra le situazioni peggiori emerge quella veneta dove esiste la figura della Guida Naturalistica Ambientale dal 2001 (con il limite della progressione con uso di materiale tecnico di sicurezza) e solo di recente il Consiglio Regionale ha dato mandato al Collegio Regionale delle GA per l’istituzione dei corsi per la qualifica professionale di AMM, con una spesa pubblica complessiva di circa 220.000€, tutto ovviamente senza condividere le scelte con nessun operatore.

Se si vogliono evitare contrapposizioni sia economiche che istituzionali, la via è quella della condivisione.

Se non avverrà una trasformazione condivisa delle regole dell’accompagnamento in montagna che superi il ruolo di egemonia professionale delle GA (comunque nel rispetto del loro ruolo), forse si riuscirà a suon di condanne ad affermare una superiorità legislativa (e repressiva di conseguenza) ma a forte discapito dell’immagine stessa dei professionisti che diverranno una sorta di “notai della montagna”.

Credo che l’unica via sia quella di ritrovarsi a un tavolo comune per approfondire le caratteristiche delle professioni della montagna e il relativo riferimento etico generalizzabile, senza rimanere ingabbiati in una sorta di “Primato della Professione” che ricorda tanto la ipotetica supremazia culturale dell’Occidente sull’Oriente e che ci ha trascinati in una guerra inutile. Concedetemi una metafora. Dovremmo sopravvivere come specie naturali diverse, che si sono sviluppate e adeguate in un ambiente comune, condividono il luogo e rimangono diverse.

Note
1 – Piano di promozione turistica APT n.1, a cura di DOXA e CISET, febbraio 2001.

2 – Statistiche Regione Veneto, Movimento Turistico 2013. Cortina 1.022.991; Falcade 304.326; Auronzo 278.666; Alleghe 139.170; Sappada 105.319; per il resto si va dai 1.151 di Danta di Cadore agli 80.227 di Borca.

3 – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, www.aigae.it.

4 – Legge Regione Veneto 23/07/2013, www.guidealpineveneto.it.

5 – Legge Regione Veneto n. 33 del 4/02/2002, art. 82 ed 83.

6 – Bur n. 61 del 20 giugno 2014, Materia sport e tempo libero, Assessore M. Zorzato. Prova di velocità. Delibera della Giunta regionale n. 884 del 10 giugno 2014

7 – www.aigae.it Corsi di Formazione; http://bur.regione.veneto.it allegato F.

8 – Legge 14 gennaio 2013 n. 4.

9 – http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2014/01/15/news (il link in seguito è stato soppresso, NdR).

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