Posted on Lascia un commento

Il Nuovo Mattino

Il Nuovo Mattino

All’inizio degli anni ’70 prese forma, prima a Torino, poi in altri ambienti alpinistici italiani, un modo nuovo di intendere le sfide che la montagna continuamente poneva agli alpinisti. Questo “movimento” torinese fu battezzato, più che altro in termini letterari e non certo in quel momento, il Nuovo Mattino. Anima dei nuovi fermenti e in seguito “guru” delle nuove tendenze era Gian Piero Motti, un giovane che si era distinto per la qualità delle sue imprese e dei suoi scritti.

Il Caporal (Valle dell’Orco)
Valle dell'Orco (parco Gran Paradiso), il Caporal

La meta filosofica, quasi un credo, di tutto il pensare e l’agire in montagna era la conquista senza sofferenza, come se di questa l’alpinista non avesse più bisogno, avendo già composto dentro se stesso le tensioni che lo spingevano a “lottare” contro la montagna. L’utopia non riguardava tanto la fine della sofferenza quanto l’interiorizzazione che l’uomo avrebbe dovuto farne, prima e durante.

Naturalmente i ragazzi che parteciparono alle imprese più belle del Nuovo Mattino non erano così “catechizzati”, anzi ciascuno la pensava a modo suo. Li univa principalmente il rifiuto della cultura ufficiale dell’alpinismo.

Lo Scoglio di Mroz (Vallone di Piantonetto)
Scoglio di Mroz

Tutto era incominciato nell’ottobre 1972, quando Motti, con Ugo Manera e compagni, vinceva i Tempi Moderni al Caporal. Nello stesso tempo Guido Machetto, Miller Rava ed io, con Carmelo di Pietro, salivamo lo Scoglio di Mroz. Ma, mentre noi eravamo stati outsider, Motti e Manera, con Gian Carlo Grassi e Danilo Galante avrebbero ampiamente continuato l’esplorazione intrapresa nelle valli di casa.

In tre anni, dal 1972 al 1974, tutto si compì. Sul Caporal, sullo Scoglio di M’roz e sul Sergent ebbero luogo le imprese più significative, mentre le altre strutture videro le prime esplorazioni. Era nato il free climbing italiano: ne eravamo fieri e lo saremmo stati ancora per un po’ di anni.

In seguito, a strada aperta, le salite continuarono, investendo le strutture vicine e lontane, dalla Rocca di Caprie al Vallone di Sea. Ma a quel punto il movimento del Nuovo Mattino era dilagato in Italia.

Il Sergent (Valle dell’Orco)
Valle dell'Orco (parco Gran Paradiso), il Sergent

Nel 1983 Motti scrisse un articolo su Scandere che doveva lasciare il segno: Arrampicare a Caprie decretava la fine del Nuovo Mattino, perché sostanzialmente riconosceva che la realtà era diversa dalle aspettative e che la pratica sportiva, con le sue regole, con i suoi spit e con la necessità della competizione, aveva preso il sopravvento.

E a distanza di più di quarant’anni alcuni di noi, un po’ infreddoliti accanto alle braci di ciò che resta di un lungo fuoco serale, sonnecchiano in solitudine ed aspettano una nuova alba, senza però avere più la sicurezza di una bella giornata di sole.

La Rocca di Caprie (Bassa Valle di Susa)
Rocca Bianca di Caprie, val di Susa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.