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Il reame delle nevi

Il reame delle nevi
Arriviamo senza colpo ferire a Neustift, frazione Lehner, davanti alla casa della famiglia di Leo Neunhäuserer. L’apparecchio satellitare della nuova auto ci ha condotti fin qui evitandoci di chiedere ai passanti. Il cielo di fine pomeriggio dell’11 marzo 2001 è grigio, non fa un gran freddo e le previsioni sono fiacche e scoraggianti. La casa è accogliente, Leo ha un ginocchio appena operato, i bambini sono simpatici e socializzano subito con Petra ed Elena. L’unico problema tra di loro è la lingua, ma non più di tanto. La mamma, che fa la maestra, oltre all’inglese sa anche un po’ d’italiano.

Il mattino dopo piove, ma l’incontro con il responsabile dell’ufficio turistico mi salva la giornata. Gebhard Schöpf è infatti non solo simpatico: comprende immediatamente le esigenze del mio tipo di servizio giornalistico sulla valle e sul ghiacciaio. È quasi con pudore che mi fa scoprire di saper l’italiano perfettamente. All’incontro è presente anche la guida e maestro di sci Arthur Lanthaler, frontaliero di Sterzing (Vipiteno). Seguiremo attentamente l’evoluzione meteo e con lui andrò a fare una traversata con gli sci appena possibile. Nel pomeriggio mi trovo a fare con famiglia una prima ricognizione sullo Stubaigletscher, nell’ordinato reticolo dei suoi impianti di risalita: a tratti di sole assai ventilato seguono lunghi quarti d’ora di grigie nuvole che tarpano con uniformità biancastra i possibili colori del ghiacciaio e del cielo. Montagne che una volta erano l’orgoglio delle guide valligiane e il fiore all’occhiello delle monografie oggi sono meta di carosello sciistico: l’esempio della Schaufel Spitze valga per tutte. Altre montagne, come lo Zuckerhütl, il Wilder Pfaff o la Stubaier Wildspitz ne risultano ampiamente ridimensionate. Le diecimila persone che affollano giornalmente questo comprensorio non si pongono questi problemi, per loro come per la maggior parte delle persone, organizzazione perfetta significa anche pulizia assicurata e ambiente rispettato. Come si può non essere solidali con i progettisti e con i responsabili di gestione che hanno dato vita a queste meraviglie per tutti? Conoscendo come queste montagne erano prima: ma troppo pochi lo sanno.

Dalla vetta della Cima nord dello Schussgrubenkogl, verso gli impianti del Gaisskarferner: da sinistra, Windacher Daunkogel, Westl. e Östl. Daunkogel, l’aguzza Stubaier Wildspitz e la tonda Schaufelspitz. Stubaier Alpen, Tirolo
Dalla vetta della Cima nord dello Schussgrubenkogl, verso gli impianti del Gaisskarferner: da sinistra, Windacher Daunkogel, Westl. e Östl. Daunkogel, l'aguzza Stubaier Wildspitz e la tonda Schaufelspitz. Stubaier Alpen, Tirolo

A fine pomeriggio, con Elena e Petra scendiamo per la pista di rientro, poco battuta e frequentata. Ad un bivio scelgo per sbaglio la variante più difficile: così costringo le bambine ad una inquietante e lenta manovra a scaletta su un pendio ben ripido, al di fuori della loro portata. Sono preoccupato di quest’errore e sbircio il pendio sottostante che sparisce con un risalto verticale. Sono piazzato sotto di loro, pronto a ghermire la prima che scivola. Ma quando effettivamente Petra perde l’equilibrio e slitta alla Gatto Silvestro per qualche metro siamo ormai fuori pericolo. Uff! Poco dopo quattro o cinque giovani austriaci ci sfrecciano accanto, ignari del nostro dramma: ma questo mi serve a dimostrare ai loro occhi, e solo ai loro occhi, di non averle portate chissà dove.

Nei pressi della Elferhütte, Stubaital, Tirolo
Vicino a Elferhütte, Stubaital, TiroloIl giorno dopo, visita a casa dell’anziana guida alpina Friedl Wallner per ammirare la sua collezione di piccozze, un piccolo spaccato di storia dell’alpinismo. Spicca la piccozza usata da Hermann Buhl sul Nanga Parbat, ma tanti altri pezzi rivelano molto dei loro tempi. Wallner, che lavorava alla mitica fabbrica di ramponi e piccozze Stubai, ha raccolto queste preziosità nel tempo, con competenza e passione. Fuori piove ancora, ed eccoci quindi all’interno dell’atelier dello scultore Hans-Jörg Ranalter, in mezzo a sculture in legno sempre di pregio e spesso desiderose di intavolare un colloquio silenzioso con le nostre emozioni, destate d’improvviso da una forma, da un richiamo ligneo che l’artista è riuscito a sdoganare dalle sue profondità interiori fino ad un nostro pallido accenno di comprensione.

Dallo spirito alla carne: Gebhard c’invita allo Schallerhof per la cena del martedì sera, da consumare senza posate. È la felicità totale per le bambine che, dopo aver azzannato sugosi e bisunti cosciotti d’ogni tipo d’animale, serviti su di un piattone pantagruelico, si mettono al banco ad «aiutare» il barista-padrone e a «servire» bibite in genere alcooliche ai numerosi ed assetati avventori, particolarmente ad un gruppo di neozelandesi assatanati.

I due giorni seguenti continua la depressione atmosferica, nevica sul ghiacciaio, nevica sulle piste di Fulpmes e alla Schlickeralm. Solo venerdì con Arthur riesco, in una splendida giornata di sole, ad allargare gli orizzonti lungo il Sulztalferner e l’Ambergerhütte (dove il custode ci rimpinza di birra e di grappini); da lì al villaggio di Gries nell’Ötztal, la via è semplice ma incerta sulle gambe.

Come da previsione, la parentesi azzurra è di breve durata, e il sabato è di nuovo grigio e nevischioso. Ne approfittiamo per una visitina al caratteristico centro storico di Innsbruck, con tanto di salita panoramica alla torre e conoscenza approfondita di una delle migliori caffè-pasticcerie. La domenica mattina, poche ore prima di rientrare in Italia, i pendii al di sopra della Elferhütte ci regalano dei bei raggi di sole: è l’ultimo dono, per questa volta, della Stubaital.

E qui di seguito una breve descrizione di come la Stubaital viene promossa in ambito turistico: dal raccontino che avete appena letto, vi sembra che possiamo essere sulla stessa lunghezza d’onda?

Lo Stubai Gletscher è la zona sciistica su ghiacciaio più ampia di tutta l’Austria, aperta tutto l’anno e con la sicurezza di trovare sempre la neve giusta, grazie alla sua altezza tra i 1750 ed i 3300 m. Alla stazione di valle, Mutterberg, ci sono 2.500 posteggi per le auto, shuttlebus dedicati portano e riportano gli ospiti dalle auto alla funivia. Il terreno sciistico attorno alla Schaufelspitze è stato continuamente allargato e i servizi arricchiti. Dal punto di vista sportivo, sul Ghiacciaio della Stubaital si possono praticare tutte le discipline moderne: sci alpino, carving, snowboard, telemark e perfino lo sci di fondo su una pista in quota lunga 4,5 km. Al cospetto della cima più alta del comprensorio, lo Zuckerhütl (Cappellino di Zucchero) 3507 m, gli sciatori possono salire fino a 3200 m di quota e da lì godere, se ne hanno il tempo in mezzo a tante distrazioni, di una vista con pochi paragoni. E il carosello della Disneyland alpina contempla anche due piste con porte da slalom sullo Eisjochferner, tracciati di gara Arthur e Königslauf, per sciatori e snowboarder; sull’Arthur è il percorso WISBI (abbreviazione in tedesco per «quanto sono veloce»), dove ci si misura con i migliori. Sul Daunferner è una pista da carving con un semaforo (partenze cadenzate ogni 15 secondi). È famosa la discesa Wilde Grub’n, lunga 10 km. Al Gamsgarten sono il funpark con halfpipe di 100 m, le docce e gli spogliatoi e pure la possibilità di praticare, in mezzo ai curiosi, la spettacolare arrampicata sul ghiaccio della Eisklettertutm, una struttura artificiale di 15 m creata apposta per chi non ha ancora avuto abbastanza emozioni.

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