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Il Soccorso alpino ha un’altra faccia?

Recentemente una lettera è stata inoltrata, con alcuni allegati, ai Consiglieri Centrali del CAI. Autore ne è Riccardo Innocenti, avvocato, protagonista di una vicenda con il Soccorso alpino che lo ha portato anche sulla stampa…
In questa lettera e negli allegati si trova dunque la documentazione che riguarda la vicenda. Chi è curioso può leggere a lungo.
C’è da rimanere perplessi, perché tra altre cose ben poco chiare sembra proprio che alcuni volontari del soccorso alpino siano stati regolarmente pagati/rimborsati più di 300 euro al giorno.
Attendiamo tutti delle risposte.

Il Soccorso alpino ha un’altra faccia?
di Riccardo Innocenti

Fiano Romano, 12 marzo 2015

Ai Signori Consiglieri Centrali del Club Alpino Italiano: Angelo Schena, Antonio Montani, Eugenio Di Marzio, Franca Guerra, Francesco Romussi, Gabriella Ceccherelli, Giancarlo Nardi, Gianni Zapparoli, Giorgio Brotto, Giovanni Polloniato, Lorella Franceschini, Luca Frezzini, Manlio Pellizon, Mario Vaccarella, Paolo Valoti, Riccardo Giuliani, Umberto Pallavicino, Walter Brambilla

Al Direttore Generale del CAI: Andreina Maggiore

e p.c.
Al Signor Presidente Generale del CAI: Umberto Martini

Ai componenti del CDC

Oggetto: vicende del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso alpino e speleologico)

Buongiorno, mi chiamo Riccardo Innocenti e sono un socio della Sezione di Leonessa del Club Alpino Italiano.
Il mio nome è stato portato alla vostra attenzione nel corso del 2014 per essere ratificato quale componente della Scuola Centrale di Alpinismo.

Nel corso della seduta del Consiglio che ha trattato la mia vicenda prese la parola il Sig. Baldracco in qualità di Presidente del CNSAS per invitarvi a non ratificare il mio nominativo in quanto personaggio poco gradito al CNSAS nonché autore di contenziosi civili e penali con lo stesso CNSAS.

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Per quasi quindici anni ho fatto parte del CNSAS Servizio Regionale del Lazio impegnandomi come volontario e conseguendo molte delle qualifiche tecniche del Corpo fino a quella di Tecnico di elisoccorso. Durante la presidenza del CNSAS Lazio tenuta dal socio Massimo Mari (2008/2012) l’attività di volontariato fu seriamente condizionata da una presunta mancanza di fondi che sarebbero dovuti pervenire dalla Regione Lazio. Mi attivai presso la Regione Lazio per favorire lo sblocco dei fondi attesi e fu con mio grande stupore che scoprii che i fondi erano stati sempre erogati (più di 225.000 euro in quattro anni) e sempre incassati dal CNSAS Lazio. Ma con più grande stupore ritrovai tra gli atti della Regione Lazio – richiesti ufficialmente con un accesso agli atti – una serie di documenti a dir poco sorprendenti come rimborsi spese a mio nome con firma falsa e numerosi documenti che attestavano l’avvenuto rimborso ai vertici del CNSAS Lazio di spese effettuati dai volontari, come l’acquisto delle divise, che però ai volontari non erano mai state rimborsate. Purtroppo i fatti riscontrati erano tanti e tali da non poter pensare a un errore di rendicontazione.

Dal 2102 ho raccolto una grande mole di documenti e ho chiesto in primo luogo spiegazioni al CNSAS nazionale, quindi proprio al Sig. Baldracco, di come si sarebbero potute verificare certe cose a partire da alcune nomine fatte in capo a persone prive dei requisiti – previsti dai regolamenti CNSAS – per essere nominati. Il CNSAS Nazionale ha istruito in maniera sommaria una pratica riguardo alle molteplici cose segnalate per concludere che andava tutto bene così. Nel frattempo il CNSAS Lazio mi ha immediatamente espulso dal soccorso alpino con motivazioni assolutamente pretestuose. Il CNSAS Lazio ha sostenuto che ero meritorio di espulsione poiché non avevo partecipato a una giornata di reperibilità domenicale. Non è valsa la spiegazione che quel giorno stavo svolgendo le mie funzioni di Ufficiale delle Forze Armate Italiane presso una struttura della NATO in Veneto e non potevo “disertare” per fare il volontario del CNSAS nel Lazio. Contro questa espulsione ho avviato una causa presso il Tribunale civile di Roma (Allegato-1-Atto-di-citazione-notificato).

SoccorsoAlpino-canyonSingolare è stato l’atteggiamento del CNSAS nazionale subito dopo la mia frettolosa espulsione. Alle mie rinnovate richieste di spiegazioni sui vari fenomeni segnalati mi è stato risposto che in quanto espulso non avevo più diritto a nessuna spiegazione. Alla mia richiesta di accesso agli atti presso il CNSAS nazionale lo stesso Sig. Baldracco si è premurato di rispondermi per iscritto che il CNSAS non rispetta la legge 241/90 e non fa fare l’accesso agli atti.

A fronte di questi fatti ho ricorso a tutti i gradi della giustizia interna del CAI. Per primo al CDC, che a fronte delle spiegazioni dei chiamati in causa ha archiviato il procedimento. Valutando l’archiviazione non corretta e falsata da dichiarazioni mendaci dei chiamati in causa, ho ricorso di nuovo al CDC, e poi al Collegio dei probiviri del Lazio e infine al Collegio Nazionale dei Probi Viri che, finalmente, ha accolto il mio ricorso e rinviata tutta la vicenda allo stesso CNSAS nazionale che si era sottratto celermente ad ogni confronto con motivazioni non condivisibili (Allegato-2-Sentenza-del-Collegio-Nazionale-dei-Probiviri).

Tutto quello che ho denunciato alla giustizia interna del CAI è stato denunciato alla Procura di Roma con una serie di esposti e querele che non sono state ritenute infondate e per la quali la Procura ha delegato la Guardia di Finanza per una complessa indagine di polizia giudiziaria che è tutt’ora in corso.

Ho sempre ritenuto il buon nome del Club Alpino Italiano il bene più alto da tutelare per tutto il sodalizio. Comportamenti opachi e contra legem che danneggiano la reputazione del CAI andrebbero immediatamente circoscritti e analizzati dallo stesso CAI.

Invece in questa vicenda ho constatato l’atarassia più completa da parte del CAI in senso lato. Di fronte a precise denunce si sono date delle non risposte.

Vorrei invitarvi a mettermi nei miei panni: se voi aveste trovato delle richieste di rimborso con firme false a vostro nome che cosa avreste pensato? Che cosa avreste fatto? Bisognava fare finta di niente? Dal CDC mi è stato risposto che le firme sono false (c’è una querela di falso) ma non si sa chi le ha apposte. E’ vero: non si sa chi le ha apposte. Ma si sa che grazie a quelle firme false sono stati incassati dei fondi pubblici. Io non li ho mai ricevuti. I vertici del CNSAS Lazio sì, e se li sono tenuti.

Come vi sareste sentiti se, invitati a pagare di tasca propria centinaia di euro per acquistare la divisa ufficiale del CNSAS Lazio e dopo aver acquistato i capi d’abbigliamento, aveste scoperto che le fatture di quei capi (per decine di volontari) sono state rimborsate integralmente dalla Regione Lazio mentre a me, come agli altri volontari, che avevamo speso i propri soldi, non è stato rimborsato nulla?

Questa vicenda di cui vi ho sommariamente descritto i contenuti è sia all’attenzione della giustizia interna del CAI che di quella penale e civile presso l’Autorità Giudiziaria di Roma.
Da queste strutture mi aspetto le dovute risposte.

Ma tutta questa vicenda ha preso un rilievo nazionale sugli organi di stampa. Il 13 febbraio 2015 il Fatto Quotidiano ha pubblicato questo articolo:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/13/soccorso-alpino-volontario-denuncia-comportamenti-opachi-sui-rimborsi/1384866/ (Allegato-3-Articolo-13-02-2015-il-Fatto-Quotidiano).

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Ritenete che il livello reputazionale del CAI e del Soccorso Alpino ne esca rafforzato?

Ritenete che la replica del Sig. Baldracco entri nel merito dell’articolo o sia solo un maldestro tentativo per tentare di sviare i lettori dal problema principale che l’articolo pone?

Sostenere che “… che per il sig. Innocenti sia difficile assumersi la responsabilità dei propri errori – andarsene per i fatti propri durante un turno di guardia attiva senza avvisare i responsabili del soccorso – e ancor di più accettarne le conseguenze. Quando non lo si fa, si può facilmente cadere nella tentazione di trasformare la realtà per renderla più accettabile a sé stessi e agli altri.…” mi offre l’opportunità di chiedere conto, nuovamente, all’Autorità Giudiziaria se il concetto di servire il proprio paese sotto le armi sia correttamente espressa con l’espressione “andarsene per i fatti propri” o integri gli estremi della diffamazione a opera del Sig. Baldracco.

Solo per fare un esempio pensate che l’opinione pubblica condivida il fatto che siano stati spesi migliaia di euro di soldi pubblici per allestire una autovettura SMART a due posti con le insegne, i lampeggianti e le sirene del soccorso alpino? Tutti voi pensate che la SMART sia la macchina più idonea per fare il soccorso alpino? Se la SMART del Soccorso Alpino finisce a Striscia la Notizia io non mi sorprenderei. E Voi?

Il CAI è paladino di un sano modo di fare volontariato. Di un modo di pensare, di un modo di porsi all’interno della società civile. E portatore di un’immagine costruita in decine d’anni da tante persone che hanno dato il loro impegno di volontario in nome del CAI. Ma in questo contesto di puro volontariato c’è qualcosa che stona.

Il CNSAS nazionale riceve ogni anno direttamente dallo Stato circa 1.500.000 euro. L’INPS eroga più di 200.000 euro all’anno quale rimborso alle aziende i cui dipendenti si assentono dal lavoro per esercitazioni o interventi del CNSAS. Il Ministero del lavoro eroga circa 300.000 euro all’anno ai volontari del CNSAS liberi professionisti e/o lavoratori autonomi per le mancate giornate di lavoro in occasione di esercitazioni o interventi del CNSAS. In totale sono più di 2.100.000 euro ogni anno.

Le Regioni contribuiscono ai vari servizi regionali del CNSAS con importi che variano da 30.000 euro a 2.800.000 euro all’anno. In totale i servizi regionali del CNSAS incassano in questa maniera circa 8 milioni di euro ogni anno.

In totale stiamo parlando di oltre 10 milioni di euro che sono destinati a una associazione di volontariato.

Una cifra del genere, destinata ad un ente che fa del volontariato la sua bandiera, dovrebbe essere investita nel migliore dei modi e alla collettività dovrebbe essere assicurata la massima trasparenza sull’uso dei fondi assegnati.

Purtroppo non è agevole reperire i bilanci del CNSAS centrale e quelli dei singoli Servizi regionali (non sono presenti sul sito del CNSAS centrale né tantomeno sui siti dei servizi regionali e neanche su quello del CAI). Tanto meno esiste un bilancio consolidato del CNSAS.

La maggior parte degli operatori del CNSAS sono persone che operano nel vero spirito del volontariato. L’opera del CNSAS è meritoria per tutti gli interventi portati a termine che sono stati riconosciuti negli anni con le più alte onorificenze della Repubblica. Ma non è in discussione il valore e la competenza di questi unici ed inimitabili volontari.

Vi possono essere vicende non edificanti come quella in cui sono stato coinvolto nel CNSAS del Lazio. Ma non sono la norma.

Invito a posare la vostra attenzione su alcuni radicati comportamenti che da tempo sono la prassi nel CNSAS nazionale.

All’interno del CNSAS nazionale operano 8 Scuole Nazionali. In tutto e per tutto assimilabili alle Scuole centrali degli OTCO del CAI.

Cito la Scuola Nazionale Tecnici (SNATE con 25 operatori) la Scuola Nazionale Forre (SNAFOR con 12 operatori), oltre a quelle per medici, per unità cinofile, per lo speleo sub e per i medici. Queste Scuole sono riconosciute da una legge dello Stato.

La legge dello stato non dice però che, per fare un esempio, gli Istruttori della SNATE siano retribuiti per ogni giornata del loro “impegno” con 336,00 (trecentotrentasei/00) euro. Riconoscimento economico che viene erogato a fronte di regolare fattura, inclusa di IVA.

Siamo in presenza quindi di una particolare figura di volontario che viene pagato come un professionista. In realtà tutti gli Istruttori che operano nelle scuole nazionali del CNSAS sono Guide Alpine che prestano il loro impegno “volontario” al modico compenso di 336 euro al giorno.

Oltre a questo modico compenso giornaliero – ovviamente “tipico” di ogni attività di volontariato – il CNSAS consente che ogni spesa a piè di lista di questi Istruttori per viaggi, vitto e spostamento sia poi rimborsata integralmente oltre al compenso che viene “fatturato” da questi volontari.

Alcuni di questi Istruttori hanno fatturato decine di giornate di presenza annuali per compensi, senza i rimborsi spesa, di migliaia di euro l’anno.

Chiedo a voi illustri componenti del Consiglio Centrale, se ritenete legittima questa prassi di remunerare con tali cifre questi “Volontari” che operano nel CNSAS e quindi nel CAI?

E’ normale spendere qualche centinaia di migliaia di euro dei fondi nazionali del CNSAS per remunerare poche decine di operatori che si fregiano del titolo di volontari?

I dati del bilancio CNSAS del 2013 indicano che su 1.420.226,23 euro di finanziamento gestione ordinaria ben 254.068,77 sono destinati alla SNATE e alla SNAFOR cioè a 37 persone Allegato-4-bilancio-CNSAS-2013 che assorbono ben il 18% delle risorse complessive.

E’ assolutamente lontano dal mio punto di vista morale giustificare un tale trattamento per un volontario. Che volontariato è quando è retribuito 336,00 euro al giorno?

Non solo questi istruttori delle Scuole del CNSAS ricevono questo tipo di retribuzione; perché di vera e propria retribuzione si tratta!

Chi svolge il compito di tecnico di elisoccorso sugli elicotteri, che di solito le Regioni adibiscono al servizio 118, riceve compensi analoghi per ogni turno di lavoro fino a 350,00 (trecentocinquanta/00) euro al giorno.

L’operatore dei Vigili del Fuoco, della Guardia di Finanza o dell’Aeronautica che svolge lo stesso compito – con regolare contratto di lavoro dipendente – riceve al massimo 1.500,00 euro al mese come stipendio. 1.500 euro al mese per fare il tecnico di elisoccorso tutti i giorni.

Non è peculiare che il “volontario” del soccorso alpino del CAI con soli 4/5 giornate di “lavoro” guadagni lo stesso importo?

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Che cosa è il volontariato e cosa è il professionismo? Chi sono i “professionisti” del Soccorso Alpino del CAI? Queste sono le domande a cui dovrebbe rispondere il Sig. Baldracco che paga decine di migliaia di euro all’anno a dei “Volontari”.

E’ questo il volontariato che il CAI promuove? Non credo che in questo particolare momento storico, di crisi finanziarie e di spending review, l’opinione pubblica colga il sofisticato motivo per cui dei volontari sono compensati con tali cifre.

Se la stampa portasse all’attenzione dell’opinione pubblica questo regime di rimborsi ai volontari si potrebbe avere un danno d’immagine e reputazionale? Sarebbe difficile da spiegare che il CAI è una cosa è il CNSAS è un’altra cosa.

Se il giornalista Massimo Gramellini fosse stato al corrente di questi fatti la sua esternazione durante la trasmissione televisiva Il tempo che fa sarebbe stata diversa? Oppure ne è al coerente e le sue affermazioni si basano su questi fatti?

Ritengo mio dovere informare questo consesso sulle vicende che vi ho segnalato. Vicende che intendo segnalare all’Autorità di controllo ministeriale sul CAI, alla Corte di Conti e alla competente Procura della Repubblica in quanto coinvolgono l’uso di fondi pubblici.

Mi auguro che il Direttore generale del CAI, per la sua competenza, verifichi che i finanziamenti pubblici che sono di pertinenza del CNSAS siano impiegati – in maniera sostanziale e formale – secondo le norme vigenti.

Sono convinto che questa vicenda possa farvi trarre spunti di riflessione sul ruolo del volontariato nel CAI.

Nel rimanere a vostra completa disposizione per ogni chiarimento e per fornirvi ogni documento che possiate ritenere utile vi porgo i miei più cordiali saluti.

 

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