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Il vascello fantasma

Il vascello fantasma (giugno 2001)
Risalendo le strette gole del Salzach, lasciate alle spalle le belle colline e gli impareggiabili paesaggi di Salisburgo, ci si trova in un budello verde dal fondo non più così selvaggio, percorso dal fiume potente ma silenzioso e dal triplice nastro di una strada, un’autostrada e una ferrovia. Il frastuono, evidenziato proprio dallo scorrere tranquillo delle acque verdastre, è amplificato dal rimbombo e non va a morire affatto: ciclopiche pareti rocciose, così minacciose da coprire i lati del cielo e spaventare l’osservatore con fughe di linee improbabili, rispediscono in basso un rombo di traffico che in quel viaggio di andata e ritorno è diventato un tuono continuo, un violento brusio di natura molto arrabbiata. Se all’immagine si aggiungono sbrendoli di nebbie corpose correre veloci sotto un cielo nero di pioggia, si ha il quadro di quello che la parete nord-ovest dell’Hochkogel, alta fino a 1100 metri, può significare allo sguardo di chi ne conosce la storia o ne vorrebbe carpire i segreti. Oltre, la valle si riapre: ma prima la mole gigantesca della fortezza di Hohenwerfen ha il dovere di sbarrarci il cammino, come ultimo sipario di una valle già ben chiusa. Da quasi un millennio è lì, a impedire oppure a sorvegliare il transito di viandanti ed eserciti. Solo ai turisti ha ceduto il passo ma, come tutti i castelli, persa la funzione strategica sul territorio, può mutare radicalmente aspetto ed essere minaccioso, tetro e medievale quando i dintorni sono grigi e freddi, oppure tronfio d’armi lucide e garrulo di vessilli orgogliosi quando la luce del sole lo scalda e lo colora.

Dintorni di Werfen e Il Tennengebirge dai dintorni di Werfen (Salisburghese, Austria)
Dintorni di Werfen e Tennengebirge, Salisburghese

L’Hochkogel è la prua d’un immenso naviglio, il cui scafo comincia ad apparire ora: il Tennengebirge, una scogliera calcarea solcata da canali impazziti e torrioni disuguali, che s’appoggia su un immenso e ripido zoccolo scuro di mughi che a sua volta muore nei boschi e nelle radure punteggiate di piccole malghe. Più in basso è il villaggio sparso di Pfarrwerfen, il paese dei «sette mulini».

La Anton Proksch Haus (Tennengebirge)
Anton Proksch Haus (Tennengebirge)

Un po’ oscurato dalla fama della vicina Salisburgo, Werfen è un villaggio pittoresco con belle costruzioni e chiesa parrocchiale, dominate dal castello. Facilmente accessibili con solo un po’ di fatica che si frappone tra un percorso in autobus e una funivia, le formazioni di ghiaccio della grotta Eisriesenwelt sono uno spettacolo da non perdere, tramite una visita guidata che non sfrutta illuminazione artificiale bensì le tradizionali lampade al magnesio. Le caverne furono scoperte ed esplorate nel 1879 da Alexander von Mörk (le cui ceneri sono custodite nella sala della «cattedrale») e fino ad oggi sono stati mappati 42 km di corridoi, pozzi e sale. Ma l’esplorazione è ben lungi dall’essere conclusa e, come tutto il mondo sotterraneo, anche questo sistema riserva grandi sorprese per il futuro. La visita turistica copre solo un breve tratto, senza grandi dislivelli ma con un percorso attrezzato. L’ingresso delle caverne è a circa 1100 m di altezza, a precipizio sul villaggio di Werfen e sul suo castello. Anche il Burg Hohenwerfen è accessibile in circa venti minuti di cammino e riserva una visita fuori dagli schemi. Costruito nel 1077 dall’arcivescovo di Salisburgo, l’edificio odierno è del XVI secolo. Il percorso guidato comprende la cappella, le prigioni, l’arsenale delle armi, l’osteria della fortezza, la bottega dei cavalieri e il campanile. Ma il pezzo forte è fornito dal centro ornitologico che lì ha sede, tramite le quotidiane esibizioni di volo di falchi. Da provare è pure una gioia della tavola, il «pasto del cavaliere», lo Schmankerl tradizionale.

Il paesino dedicato allo sci invernale, modesto e per nulla invasivo, è Werfenweng, già sui 1000 metri. Una seggiovia porta ai pascoli della Strussing Alm e della Ladenberg Alm, dove sorge un rifugio tutto nuovo, perché bruciato qualche anno fa, la Anton Proksch Hütte. Qui a momenti le vacche entrano a pascolarti dentro e il suono dominante è quello dei loro campanacci. Al di sopra si ergono i rilievi del Tennengebirge, ma siamo ormai al lato sudorientale, quello più facilmente accessibile.

La vastità dell’altopiano del Tennengebirge (dalla vetta del Schubbühel verso ovest)
La vastità dell'altopiano del Tennengebirge (dalla vetta del Schubbühel verso ovest), Salisburghese

Una salita ripida tra due erte pareti calcaree, una delle quali dominata da una cavità gigantesca, porta alla Tauernscharte, chiave d’accesso a un altro tipo di mondo. L’erba, che qui ancora copre il terreno carsico, fa dogana tra i due diversi paesi, quello dei pascoli e dei boschi lascerà gradualmente spazio a un deserto di pietra totale. Dalla vetta dell’Eiskogel e dalla sua croce tormentata la visione sull’orlo del deserto è completa, ma ne siamo ancora fuori. È solo dopo aver aggirato il rilievo dello Schubbühel che il mare di pietra, solcato da innumerevoli onde calcaree, si apre alla vista. Attraversarlo vuol dire superare le onde perpendicolarmente, salendo e scendendo di continuo, con repentini cambi di direzione. La sommatoria di questi zig zag è l’ovest, fino a che si raggiunge la Wengerscharte, il punto più basso di questa traversata, segnalato da un cartello. Poi ancora onde, un po’ più in salita, fino a un cocuzzolo a nord della Streitmandlscharte, punto nevralgico del deserto. Da qui si può scendere alla Happisch Haus, oppure cambiando direzione e finalmente seguendo una cresta, salire allo Hinteres e poi al Mittleres Streitmandl. Un’ennesima croce segnala questo punto geografico, vicino alla vecchia costruzione dell’Edelweisshütte; ancora deserto, fino alla lontananza del Raucheck, la vetta più alta del gruppo.

Gabriele Casarico sotto alla scala della Raucheck (15 giugno 2001, Tennengebirge, Salisburghese)
G. Casarico sotto alla scala della Raucheck. 15.06.2001. - Tennengebirge, Salisburghese.

Proseguendo in direzione dell’isolato Vorderes Streitmandl, ci si affaccia ancora in un altro vallone, in basso ghiaioso, chiuso a destra da una strana costruzione a cono erboso, il Grosser Fieberhorn. Da qui nessuno potrebbe immaginare che un tale elegante ma bonario rilievo possa celare sugli altri versanti delle pareti così verticali. Il vallone di ghiaia, o di neve residua, fa scendere rapidamente sull’orlo di un salto, dove il bianco delle rocce contrasta vivido sullo scuro dei mughi ben più bassi. S’indovina un baratro, non altissimo ma di certo verticale. E infatti una scala di metallo s’inabissa per almeno una trentina di metri. Poco lontano si notano i ferri e i cavicchi di un vecchio tratto ferrato, quando ancora attrezzare significava scegliere comunque il percorso più semplice, senza nulla concedere al gusto del vuoto. Alla base, tra le vampate di calore che tramandano i mughi, un sentierino porta con qualche saliscendi alla panoramica Werfenerhütte.

Werfener Hütte, Tennengebirge
Werfener Hütte, Salisburghese, Tennengebirge

Qui Gerhard e Anja Hafner hanno deciso di vivere e di lavorare sodo: la simpatica Magdalena, di due anni, non è l’unica a ravvivare l’ambiente, ci sono anche un gattino e due lama, sì, proprio due lama peruviani che fanno le veci dei muli. Il rifugio è frequentato soprattutto da arrampicatori: su Grosser e Kleiner Fieberhorn, Hiefler e Hochthron sono stati tracciati itinerari bellissimi, di ogni genere di difficoltà, e anche sulle rocce proprio sopra il rifugio. Nelle giornate di sole si possono vedere le cordate salire lentamente per poi tornare al tardo pomeriggio e scolare caraffe di birra o di Radler ai tavoli fuori. Poi, quando piove, nessuno si affaccia dal solitario balcone della Werfenerhütte: gli arrampicatori prendono la via della valle, il gatto rosso non va a caccia di topini ma se ne sta al caldo in cucina e Magdalene non esce sul terrazzo in pannolino e canottiera.

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