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La Basilicata è un’utopia

La Basilicata è un’utopia
di Marzio Nardi
(parzialmente già pubblicato su Planetmountain.com)

Era il 1985 e poche settimane prima dell’ultima vacanza che feci con i miei genitori (quella volta in Sud Italia) comperai Mezzogiorno di Pietra di Alessandro Gogna, nella speranza di visitare uno dei luoghi descritti nel libro. Sfogliando quelle pagine, il mio sguardo restò appeso alla foto di un paese in cui le pietre uscivano dai tetti delle Case. Era Castelmezzano, in Basilicata. In quegli anni, la Basilicata e l’Irpinia intera si stavano risollevando da un sisma devastante che per molto tempo le avrebbe cancellate dalle rotte turistiche. Compresa la nostra. Per molti anni ancora ripensai a quelle rocce e al desiderio di poterle visitare, ma alimentata dal carico ormonale e dalle ambizioni, la mia arrampicata prese un’altra direzione. Una direzione simile a quella di tanti arrampicatori dell’epoca passata e odierna. Quella che punta verso l’alto, o meglio, quella che viaggia nel millimetrico mondo dell’appiglio, nella disperata ricerca del più piccolo e in quel viaggio non c’era di certo spazio per delle rocce che uscivano dai tetti. Più di trent’anni dopo, quando ho ormai capito quali sono le dimensioni degli appigli che possono restare sotto i miei polpastrelli e sono diventato un turista della verticale, il mio sguardo si posa una volta ancora sulle pagine di quel libro. Comincia così un altro viaggio. Più libero e più randagio in cui l’appiglio non ha una dimensione ma un’estetica.
E da qui si riparte…

Dolomiti Lucane. In arrampicata su Forza operaia, 8a+. Foto: Federico Ravassard
Il pilastro a Pietra pertosa dove si sviluppa Forza operaia 8a+

“La Basilicata è un’utopia. O ci credi o non ci credi (da Basilicata coast to coast)”: non penso ci sia frase che possa meglio descrivere questo XP lucano (per chi voglia saperne di più sull’acronimo XP, consigliamo una visita a https://it.wikipedia.org/wiki/Extreme_programming, NdR).

Dolomiti Lucane. La più alta è la Torre dello Svevo
Dolomiti lucane

Per me, la Basilicata fu sempre un luogo astratto, qualcosa che avevo difficoltà a focalizzare. Anche dopo aver visto il libro di Gogna.

La Basilicata continuò a essere un concetto astratto per altri 30 anni e restò tale anche cinque mesi fa, quando con Adriano Trombetta e Lorenzo Bona partimmo per una ricognizione di quei luoghi ormai depositati nella mia memoria. Ci vollero due interi giorni di ricognizione per trovare una porzione di pietra sana in mezzo a quell’enorme castello di sabbia delle piccole dolomiti lucane. Nonostante la potenzialità di quelle rocce, la Basilicata continuava ad essere per me un’utopia fin tanto da esser disposto a rinunciarvi convinto che, se nessuno fino a quel momento aveva colto il sasso lanciato da Gogna negli anni ‘80, un motivo concreto c’era…

Dolomiti Lucane, Costa di San Martino, parete sud della Torre dello Svevo. A. Gogna su Mago Sabbiolino, 3a lunghezza, 1a asc.,16 settembre 1981
Pietrapertosa, Dolomiti Lucane, Costa di San Martino, parete sud della Torre dello Svevo, A. Gogna su Mago Sabbiolino 1a asc, 3aL. 16.9.1981

“Trovati una passione e corrile appresso fino in fondo (da Basilicata coast to coast)”. Utopia e passione vanno spesso a braccetto e questo XP non poteva che essere l’occasione per condurle all’altare affrontando il rischio di un matrimonio per procura. Ed è così che, con il mio bastone pastorale trasformato in trapano, ho caricato gli apostoli su due Doblò Fiat dicendogli che il regno dei cieli si sarebbe trovato esattamente 1013 km più a sud.

Se l’euforia di una settimana di vacanza poteva addolcire un viaggio così lungo, non sarebbe stata sufficiente a giustificare un tale sbattimento e i miei apostoli, presto trasformatisi in conquistadores, non vedevano l’ora di mettere mano sull’oro del Sud. Peccato che neppure io sapessi bene dove fosse quell’oro… ma ero comunque certo che da qualche parte l’avremmo trovato. Forse.

Martina Blanchet tra le strade di Castelmezzano. Foto: Federico Ravassard
Martina Blanchet tra le strade di Castelmezzano

Basilicata stray rocks inizia così, camminando su un filo che da un lato si attacca ai miei ricordi e dall’altro all’azzardo. In mezzo nove ragazzi mossi da una passione e disposti a correre.

La corsa è comunque fatica e scoramento. La corsa è gusto di sangue in bocca e male alla milza, insomma correre fa schifo se non lo fai con regolarità e se non metti il tuo corpo nelle condizioni di poterla sopportare. Ma ecco che poi la corsa diventa necessità.

La scala Normanna a Castelmezzano. Foto: Federico Ravassard
La scala Normanna a Castelmezzano

Della corsa hai bisogno e non importa se fa freddo buio o piove. Con quella fatica ti metti in simbiosi e quello che era gas di scarico si trasforma in ossigeno. Allo stesso modo, e con la medesima inspiegabile magia, ciò che era fatica si trasformò in sorriso e la Basilicata smise di essere utopia per trasformarsi in un film.

Uno di quei film americani. Quelli che parlano della squadra di football o di baseball dove i giocatori odiano il loro allenatore, che è un grande stronzo e che gli fa fare le cose assurde solo perché lui non ne è più capace. E che vuole vincere il campionato perché la fidanzata l’ha lasciato e non sa con chi incazzarsi… Ma che poi vincono il campionato e si abbracciano al tramonto con lo stadio che canta l’inno americano.

Alberto Gotta su Mechatronic, 8a+. Foto: Federico Ravassard
Alberto Gotta su Mechatronic 8a+

Proprio come in quei film, a un certo punto, il contorno sfuocato delle cose ha cominciato a prendere forma seguendo una sua logica. Quella per cui se hai voglia di una cosa, fai in modo di ottenerla. Soprattutto quando è così semplice come arrampicare (e non parlo di gradi).

Ed è così che, con fittoni che disegnano le linee, i rinvii in posto, le prese spazzolate e ben segnate, la fantasia si disegna sulla roccia e i movimenti si inseguono come le parole di un discorso che ti spiega quante volte ancora saresti disposto a rischiare il fallimento, se la posta in gioco è quello che stringi sotto le tue mani e quello che vedi attorno a te.

Alberto Gotta su Forza operaia, 8a+. Foto: Federico Ravassard
Alberto Gotta su Forza operaia  8a+

La Basilicata è una regione bagnata da due mari: detto così farebbe pensare a un territorio immenso, mentre in realtà si tratta di una delle più piccole regioni della nostra penisola. La Basilicata, a dispetto del mare che la bagna, presenta più dell’80 per cento del suo territorio tra colline e montagne. Sono spesso zone brulle attraversate da strade su cui si affacciano le centrali eoliche alimentate dai venti che spazzano queste terre. Proprio questi venti hanno scolpito e modellato le Dolomiti Lucane: guglie e pareti di arenaria dalle forme uniche. Queste architetture incredibili sono state testimoni di una fetta importante di storia, dando riparo alle popolazioni normanne, fino a essere rifugio per i briganti del XVIII secolo.

A dispetto dell’incredibile fascino che queste forme trasmettono, l’arrampicata non si è mai interessata a questi castelli di arenaria. Soltanto Alessandro Gogna, nel 1981, ne intravide il suo potenziale, sulla Torre dello Svevo aprì Mago sabbiolino con Andrea Savonitto e la incluse nella sua raccolta di arrampicate nel Sud Italia Mezzogiorno di pietra.

Federica Mingolla su L’urlo di Munch, 8a. Foto: Federico Ravassard
Federica Mingolla su L'urlo di munch 8a

Spesso la friabilità della roccia ha respinto le nostre ambizioni, ma il desiderio di dare un significato arrampicatorio a quelle forme, non ci ha abbattuti e a capo di tre giorni di ricerca, cinque di preparazione e una settimana di arrampicata, abbiamo dato forma alla nostra fantasia mettendo un primo tassello all’arrampicata che sarà.

Dopo l’XP dell’Isola d’Elba del 2014, anche quest’anno devo ringraziare la mia ciurma per non avermi dato in pasto ai pesci. Ringrazio in modo particolare Adriano Trombetta perché ha saputo dare una logica alle mie idee, Federico Ravassard per aver racchiuso in immagini quello che le parole non sanno dire e Lorenzo Bona per la sua pazienza e per quello che saprà raccontarci nel video che seguirà a questo scritto. Poi anche Michele e Antonio dell’agriturismo Il Molino della Contessa per l’ospitalità e infine Lorenzo Palazzo (dell’amministrazione di Castelmezzano) per l’entusiasmo.

Ah, anche se non mi leggerà, voglio ringraziare Rocco Papaleo per il suo incipit nel film Basilicata coast to coast. We are part of this…

Marzio Nardi su L’urlo di Munch, 8a. Foto: Federico Ravassard
Marzio Nardi su l'urlo di Munch

RELAZIONI
Falesia di Castelmezzano: arrivando dalla Basentana, 1 km prima dell’abitato, superare la galleria e parcheggiare nell’unico spiazzo che trovate sulla destra. Salire il ripido sentiero sulla destra e raggiungere quindi la via ferrata. Proseguendo sulla via ferrata in direzione Pietrapertosa (a destra) dopo 10’ vi trovate sul prato posto alla base della Falesia.

Boulder a Castelmezzano: diverse strutture nella zona della Scala Normanna si prestano ad aprire dei passaggi. Alla fine del paese, proprio di fronte all’ultima casa trovate una sitstart di 7b. Poco più avanti sulla destra proseguendo sulle scale tre passaggi dal 7a al 7c. Infine, ai piedi della scala Normanna, sull’evidente muro di 7/8 metri: Chiavalaschiavachescavalascala, passaggio tra l’highball e la solitaria in odore di 7b.

Pietrapertosa. Dall’abitato di Pietrapertosa andare al decollo del “volo dell’angelo” proseguendo sull’unico sentiero. Dopo 3’ vi trovate sulla destra l’evidente pilastro di 50 metri. La via Forza operaia percorre l’intero pilastro nel centro (8a+).

Roccia. La roccia delle Dolomiti Lucane è tutta arenaria. Indubbiamente è una roccia molto tenera e spesso friabile. Nelle zone compatte regala delle forme che sono dei gioielli unici di estetica, che è uno dei motivi che ci ha portati fin laggiù.

Nati non fummo per viver come bruti…

Castelmezzano. Foto: Federico Ravassard
Castelmezzano

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