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La crisi della natura protetta in Italia

La crisi della natura protetta in Italia
Lettera aperta di Mountain Wilderness in difesa della Legge Quadro sui Parchi

8 luglio 2016. Il Corriere del Trentino pubblica quello che immediatamente è definito uno scandaloso delirio antiParchi (e boschi e lupi) di Gian Luca Galletti, attuale Ministro per l’Ambiente.

Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness, racconta che già il 28 giugno a Bormio si era tenuto l’incontro insediativo del Comitato di coordinamento del Parco dello Stelvio. Alle ore 9.00 Galletti e il governatore lombardo Roberto Maroni avevano tenuto una conferenza stampa sullo stampo di quanto poi è stato ribadito in Trentino. Alle 10.30 si riuniva il nuovo comitato. Galletti, sempre a fianco del Maroni, apre e saluta il comitato neo-insediato, poi si allontana, sempre assieme a Marroni lasciando soli gli altri membri, sconcertati e confusi. Così è partita la nuova governance del parco nazionale dello Stelvio.

In sostanza Galletti, anche sulle TV trentine, ha promesso il superamento della “vecchia 394/1991” e un’articolazione dei parchi moderna, aziendalista.

Carlo Alberto Graziani
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Il 12 luglio 2016, ore 17.28, Carlo Alberto Graziani (ordinario di Istituzioni di Diritto Privato, Università di Siena) scrive in pubblico al decano dell’ambientalismo italiano Franco Pedrotti:
Dopo le esternazioni del Ministro dell’Ambiente riportate dal Corriere del Trentino dell’8 luglio scorso io non ho più alcun dubbio: la prima cosa che dobbiamo fare è chiedere le dimissioni dell’on. Gian Luca Galletti per manifesta incapacità di svolgere il ruolo ministeriale che gli è stato affidato. E’ una incapacità dovuta non solo alla sua incompetenza dimostrata nel corso di oltre due anni di gestione ministeriale, ma anche alla sua, forse inconsapevole, lontananza dai problemi reali…
La seconda cosa da fare è quella di organizzare per il mese di settembre (o al massimo ottobre) un convegno sul Corpo Forestale dello Stato (CFS), in cui fare emergere la grande importanza storica che esso ha avuto, le gravi responsabilità di chi, sia sul piano politico che su quello istituzionale, avrebbe avuto il dovere di difenderlo e invece ha taciuto, la manifesta illegittimità costituzionale della trasformazione del personale da civile a militare, le assurde conseguenze che sul piano concreto l’assorbimento nell’Arma dei Carabinieri produrrebbe.
La terza cosa riguarda le aree protette e le modifiche alla legge quadro (394/1991) che si stanno votando in Commissione ambiente del Senato e che verranno votate anche in Aula. In vista del successivo passaggio alla Camera dobbiamo essere noi – in mancanza di altri che dovrebbero farlo – ad aprire un dibattito, il più ampio e trasparente possibile, sia intorno alle tematiche generali sulle quali si stanno creando gravi equivoci, come dimostra la dichiarazione del Ministro, quali la missione dei parchi e delle aree protette, il rapporto tra territorio protetto e resto del territorio, il rapporto con la Rete Natura 2000, la classificazione, sia sui temi più specifici: dagli organi alle
piante organiche, dai finanziamenti ai servizi ecosistemici, dalla gestione della fauna al ruolo di Federparchi, dal Parco dello Stelvio all’istituzione di nuovi parchi nazionali, dai problemi che affliggono le aree marine protette al rapporto tra parchi regionali e aree marine limitrofe, ecc.
La situazione è grave ed è giunta l’ora della chiarezza, ma anche della durezza. Non siamo né vogliamo essere un’associazione ambientalista. La nostra forza è data dalla passione per la natura e da quel po’ di competenza che ciascuno è in grado di esprimere. Di qui però anche la nostra grande responsabilità: quella responsabilità che altri dimostrano di non volere assumere e che è quella di indicare, anche in controtendenza, gli obiettivi che oggi occorre perseguire con
urgenza per conservare, e salvare, la natura
”.

Franco Pedrotti
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Il 12 luglio 2016, ore 19.15, Alessandro Spinelli scrive: “La richiesta delle dimissioni del Min. Galletti deve essere immediata e possibilmente le associazioni ambientaliste dovrebbero far sapere la loro posizione in merito. Per la vicenda della Forestale mi sembra che tutto sommato, visto anche il rinvio di sei mesi, potremmo anche farcela ma la battaglia più dura sarà quella contro la legge quadro sulle aree protette. Dobbiamo riuscire a mobilitare il mondo universitario, associazioni scientifiche, ambientaliste, gruppi d’interesse, singoli studiosi, cittadini e indire convegni, riunioni ovunque sia possibile martellare la stampa nazionale e locale e non disdegnare (in maniera trasversale) rapporti con quelle forze politiche che da un punto di vista ambientale danno alcune garanzie”.

Michele Serra, giornalista, nella sua rubrica L’amaca (La Repubblica, 13 luglio 2016) scrive:
E’ in vista una nuova legge sui Parchi nazionali. Sintetizzando una polemica che si preannuncia molto accesa (per molti versi analoga a quella sui beni culturali): il ministro dell’Ambiente Galletti mette l’accento sui parchi come risorsa economica da sviluppa­re; le associazioni ambientaliste temono che questo signi­fichi meno tutela della natura, via libera alla speculazio­ne.
Detto che la questione è complicata, la domanda cruciale è: possibile che il valore di tutto ciò che esiste (beni pubbli­ci, beni artistici, cultura, paesaggi) sia misurabile solo in termini di sfruttamento economico, insomma che non esista valore al di fuori di quello che si misura in quattri­ni? La domanda è tutt’altro che “romantica”: perché se l’u­nico valore riconosciuto e riconoscibile è il rendimento economico, una buona quantità delle cose che abbiamo e dei rapporti che coltiviamo non hanno alcuna speranza di meritare la nostra cura. Vada all’inferno tutto ciò che non porta quattrini. Eppure quando diciamo che “ci sono cose che non hanno prezzo” diciamo che nella vita esiste una dimensione non speculativa così preziosa che senza di es­sa ci sentiremmo dei gusci vuoti. Il ministro Galletti è un commercialista. Si capisce che sappia leggere un bilan­cio. Si spera sappia che tra le voci di un bilancio, anche il più puntiglioso, non figura il valore (inestimabile) di infi­nite cose. Tra di esse la bellezza, il rispetto, il tempo
”.

Il 13 luglio 2016, ore 8.35, Marco Pezzotta, funzionario del Corpo Forestale dello Stato, condivide i tre punti di Graziani:
Il primo sarebbe un segnale forte e concreto, anche se dubito che al suo posto venga poi una nomina alternativa, degna del ruolo da ricoprire. L’ambiente, prima ricchezza del Paese, non può non essere gestito da un addomesticato rappresentante di consorterie affaristiche… Sul secondo non mi posso esprimere. Sullo smantellamento della 394, chiedo di andare in direzione opposta a quella di “valorizzazione delle rappresentanze locali”! E’, viceversa, necessario più Stato! I parchi sono paralizzati dai rappresentanti di istanze locali interessate solo allo sfruttamento dei beni oggetto di tutela e conservazione. I parchi non riescono ad avere un regolamento degno di questo nome perché i sindaci non vogliono ingerenze nella gestione delle questioni locali e ne bloccano l’approvazione attraverso Consigli direttivi ormai costituiti quasi ovunque da personaggi privi di qualunque competenza in campo ambientale e scientifico! I membri in quota ministeriale sono dai ministri nominati in barba ai necessari requisiti di essere rappresentanti dello Stato, esperti agro-forestali o ambientali. Un esempio: in un parco, il membro del Consiglio direttivo in quota MIPAAF è il vice-sindaco di uno dei comuni del parco stesso. Competenze in campo ambientale e agro-forestale: nessuna, a leggere il suo cv…”.

Il 13 luglio 2016, ore 9.29, Stefano Chelli, assegnista di ricerca dell’Università di Camerino, dissente parzialmente: “Se l’obiettivo fosse quello di evitare stravolgimenti della 394 o comunque avere voce nel processo di scrittura di una ipotetica nuova legge, chiedere le dimissioni del Ministro dell’Ambiente sarebbe una mossa sbagliata. Che piaccia o meno, lui è uno dei principali interlocutori in campo, e se vogliamo avere un ruolo in questa fase che si sta aprendo non è possibile “scegliere” con chi avere a che fare. Il rischio, chiaramente, è quello di ridurre il mondo della conservazione a essere completamente marginale, mentre invece, dalla mia esperienza, posso garantire che è molto più forte e consapevole rispetto ad anni fa”.

Luigi Casanova
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Il 13 luglio 2016 ore 9.48 Marco Cervellini, botanico, è d’accordo con Chelli “ma al di là dell’opinione è importante definire obiettivo e relativo scenario di conseguenze prima di agire… In ottica di sistema il nostro gruppo d’interesse non deve considerarsi ‘ormai’ marginale, nell’opinione pubblica il valore delle aree protette è estremamente importante in termini di qualità della vita.
Ragione in più quindi per definire attentamente, fra noi e prima di agire, obiettivo, strategia, tattica (strumenti) e scenari di possibili conseguenze.
Poi, una volta scelti, si porta avanti l’azione, ma non sottostimiamo l’influenza di questo gruppo eterogeneo e di riferimento
”.

Il 13 luglio 2016, Kevin Cianfaglione, botanico, scrive: “Sono d’accordo sul fatto che la devoluzione in campo ambientale ha portato solo sciagure. I parchi funzionano già male di loro, per vari motivi. Ma quelli locali sovente funzionano peggio, sono quelli dove i dirigenti possono essere spesso assolutamente non qualificati, sono quelli più in balia di regioni, provincie o comuni che li gestiscono. I fondi spesso sono stornati con ricatti vari verso le associazioni che tirano avanti le baracche, ecc. Lo dico per esperienza personale”.

Nella stessa data, ore 10.36, Fabio Vallarola, architetto: “La richiesta di dimissioni del Ministro fa parte della logica con cui si amministra in Italia. Se una notizia non raggiunge le pagine dei giornali è come se non ci fosse. Se le associazioni e i firmatari degli appelli in difesa della 394 chiedessero le dimissioni del Ministro si porterebbe finalmente all’attenzione della collettività il lavoro di smantellamento delle aree protette nazionali e regionali in corso da almeno quindici anni.
Il cercare ancora di ragionare con i Ministeri in maniera costruttiva è cosa tentata per almeno dieci anni.
I Parchi nel frattempo stanno lentamente morendo. Serve una scossa. Gli italiani devono sapere cosa sta succedendo prima che la legge venga definitivamente distrutta.
Io sono per un atto eclatante come la richiesta di dimissioni con tutte le firme importanti del mondo ambientalista e scientifico italiano.
Poi il Ministro resti anche al suo posto ma sia chiaro che i Parchi non possono essere demoliti senza che nessuno lo sappia
”.

La crisi della natura protetta in Italia
(a cura dei componenti del Comitato Etico – Scientifico dell’associazione Mountain Wilderness Italia)
Lettera aperta

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Ai Capigruppo di Camera e Senato
Ai Parlamentari delle Commissioni ambiente di Camera e Senato
Ai Presidenti delle Associazioni nazionali di protezione ambientale

Noi sottoscritti, componenti del Comitato Etico – Scientifico dell’associazione Mountain Wilderness Italia, a vario titolo impegnati nell’azione a difesa dei parchi nazionali e della natura, fortemente preoccupati per la situazione in cui versano le aree protette sottoscriviamo il seguente documento:

1. I parchi e le altre aree naturali protette di terra e di mare, in qualsiasi parte del pianeta siano situati, rivestono un’importanza straordinaria: la loro gestione costituisce un indicatore fondamentale del livello di civiltà di un paese.

In Italia la vicenda quasi secolare delle aree protette e in particolare dei parchi nazionali ha costituito la parte più significativa della storia della conservazione della natura e nello stesso tempo ha impresso una spinta decisiva nella formazione e nella crescita della coscienza ambientale dei cittadini e in particolare dei giovani. E’ una vicenda che, per le sue peculiarità, si inserisce a pieno titolo in quel paesaggio e in quel patrimonio storico e artistico tutelati dall’art. 9 della nostra Costituzione e che ha trovato nei principi della legge quadro n. 394 del 1991 una sua adeguata sistemazione. Bastano a

dimostrarlo risultati raggiunti: la rapida estensione della superficie protetta, il progressivo aumento dei visitatori, la nascita di nuove importanti professionalità, il progresso della ricerca scientifica specifica anche interdisciplinare.

Questo patrimonio oggi è a rischio: dilagano equivoche interpretazioni del ruolo delle aree protette e si assiste ad una loro progressiva, strisciante marginalizzazione. Con la giustificazione della criticità della situazione economica generale si cerca di imporre ai Parchi Nazionali un modello aziendalistico, come se le aree protette dovessero autofinanziarsi per giustificare la loro esistenza e non invece operare, con competenze effettive e mezzi adeguati, perché siano le comunità locali a produrre ricchezza ( anche culturale) per il proprio territorio sulla base di una nuova economia compatibile con la conservazione della natura e la dignità delle persone. Cavalcando il miraggio del made in Italy si tende a propagandare un’immagine delle aree protette in chiave prevalentemente mercantilistica con sfumature degne al massimo di una pro-loco. E’ un atteggiamento che trascura le loro peculiarità e priorità, tradendo nei fatti quel rapporto natura-persona che di esse è la vera anima. Con il pretesto della partecipazione (di per se stessa più che auspicabile, seppure nelle forme adeguate) si espelle la componente scientifica dagli organi gestori e al suo posto si inseriscono gli interessi corporativi, come quello degli agricoltori e, in forme più o meno palesi, si rende sempre più localistica la gestione. Non è estranea a questa pericolosa deriva l’assenza quasi totale del ruolo propulsore che la legge assegna al Ministero competente. Tutto ciò risulta in aperta contraddizione non solo con uno dei principi fondamentali della legge quadro, ma anche con la convinzione che, di fronte agli attuali problemi sempre più complessi, la democrazia si dovrebbe realizzare ricercando la linea di composizione tra scienza e politica e tra istituzioni statali e istituzioni locali nel segno degli interessi generali e non di quelli di parte. La democrazia partecipata non esclude, anzi presuppone, un forte ruolo di indirizzo e di controllo centralizzati.

Di queste interpretazioni banalizzanti e “al ribasso” il recente intervento del Ministro dell’Ambiente a Trento – uno dei pochissimi, se non l’unico, da lui effettuati sui parchi – è lo specchio fedele. Secondo il Ministro è giusto che i parchi tutelino il territorio, ma oggi devono fare qualcosa di più e di diverso: devono diventare motore di sviluppo dell’economia locale poiché la biodiversità in essi contenuta costituisce un patrimonio economico ricchissimo che occorre sfruttare; il Parlamento, sostiene il Ministro, sta modificando la legge quadro, che è una legge di conservazione, ormai invecchiata e inadeguata al presente, proprio per permettere alle imprese che operano nel settore green di svilupparsi sfruttando il grande patrimonio naturale; ad esempio quello boschivo che non ci si può limitare a custodire come nel passato, ma che occorre appunto mettere economicamente a frutto. Quanto allo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio, esso può, sempre secondo il Ministro, diventare un modello di questa nuova visione, proprio perché con la divisione in tre parti (Lombardia, Province di Trento e di Bolzano) gli enti locali acquistano maggiori responsabilità e maggiori spazi decisionali. Dimenticando però che nessun altro paese del mondo, fino ad ora, ha frazionato in questo modo i propri parchi nazionali.

Le esternazioni del Ministro sono purtroppo un segno ulteriore della sua evidente inadeguatezza a coprire il ruolo istituzionale assegnatogli; ma sono anche la dimostrazione dell’approssimazione con cui una parte della politica, al di là del caso specifico, gestisce la cosa pubblica, soprattutto quando si tratta di misurarsi con le sfide ambientali.

Occorre prenderne atto e trarne le conseguenze: è una richiesta che il comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia fa all’intero mondo della scienza e della cultura, alla società civile e a quella parte della politica che ha ancora a cuore le sorti di ciò che rimane del Bel Paese. In una parola a tutte le persone di buon senso.

Carlo Alberto Pinelli
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2. La situazione, dunque, è molto grave: è necessario e urgente dare nuove prospettive – e una nuova centralità – alla politica per le aree protette. La Carta di Fontecchio – alla cui elaborazione e approvazione Mountain Wilderness ha contribuito in maniera determinante, in una con molte delle più importanti associazioni ambientaliste italiane – offre indicazioni fondamentali sul ruolo che esse devono svolgere partendo dalla considerazione che la natura non ha confini e che quindi può essere salvata solo se si cura il territorio nella sua unitarietà e nella sua complessità. In questo quadro i parchi, che sono le aree protette più complesse e importanti, debbono conservare, potenziandola, la loro funzione tradizionale di baluardo fondamentale di conservazione in quanto eccezionali serbatoi di biodiversità, ricchi di paesaggi, di testimonianze storiche e artistiche, di bellezza; e nello stesso tempo, debbono porsi come veri e propri modelli di uno sviluppo effettivamente sostenibile: modelli ricchi di sfaccettature, articolati, non interpretabili in senso esclusivamente economico perché basati su un intreccio virtuoso tra partecipazione democratica, conoscenza scientifica dei problemi, rapporto profondo tra le persone e la natura. Nell’interesse autentico dell’intera comunità nazionale e di quella internazionale.

Ma vi è un altro ruolo che oggi assume particolare rilevanza e che viene indicato nella Carta di Fontecchio: la natura, proprio perché non conosce barriere fisiche, è in grado di abbattere le barriere esistenziali, sociali, geopolitiche che dividono l’umanità; le aree protette, se viste come uno dei perni di una nuova visione dello sviluppo, sono in grado di dimostrare come sia possibile salvaguardare, con i fondamentali valori della natura, sia i diritti delle persone, a partire dalla inclusione dei più deboli, sia i diritti dei popoli e perciò la pace tra le nazioni e la collaborazione tra gli stati.

Profondamente convinti di tutto questo, nell’immediato chiediamo al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri di prendere in seria considerazione l’opportunità di restituire rilevanza centrale al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, nominando un nuovo Ministro, in grado, per cultura, formazione e convinzioni profonde, di porsi come valido punto di riferimento nei confronti di quella parte della società civile in cui non si è ancora spenta la speranza di una auspicabile pace tra le attività umane e la natura. Una pace sottolineata con forza anche dal Sommo Pontefice Francesco, nell’Enciclica Laudato Sii.

Chiediamo al Parlamento di sospendere l’attuale pericolosa e angusta corsa alle modifiche della legge quadro e di avviare un processo riformatore coraggioso e trasparente, di ampio respiro, che miri alla conservazione della natura in tutte le sue possibili articolazioni. Un processo che non tema di confrontarsi con percorsi apparentemente utopici. Perché, come insegna la Carta di Fontecchio, utopico è solo ciò che non si ha il coraggio di affrontare.

Gian Luca Galletti
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Firmano come componenti del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia:
Prof. Luisella Battaglia, ordinario di Filosofia Morale e Bioetica, Università di Genova.
Prof. Pietro Bellasi, già docente di Sociologia dell’Arte, Unversità di Bologna.
Dr. Salvatore Bragantini, economista e editorialista del Corriere della Sera. Alpinista.
Prof. Remo Bodei, ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Los Angeles e di Storia della Filosofia e Estetica, Normale di Pisa.
Prof. Luisa Bonesio, già prof. di Estetica e Geofilosofia del paesaggio, Università di Pavia.
Prof. Duccio Canestrini, docente di Sociologia e Antropologia del Turismo, Università di Pisa e Lucca. Probiviro dell’associazione italiana Turismo Responsabile.
Dr. Alberto Cuppini, esperto in energie rinnovabili.
Dr. Federica Corrado, presidente di CIPRA Italia. Ricercatrice in tecniche e pianificazione urbanistica, Politecnico di Torino.
Enrico (Erri) De Luca, romanziere, poeta, traduttore, saggista. Alpinista.
Fausto De Stefani, Alpinista, garante di Mountain Wilderness International. Presidente onorario di Mountain Wilderness Italia.
Kurt Diemberger, alpinista, scrittore, film maker. Presidente onorario e garante di Mountain Wilderness International.
Vittorio Emiliani, giornalista, saggista, presidente del Comitato italiano per la bellezza, medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte.
Dr. Massimo Frezzotti, dirigente ricerca ENEA, già responsabile dell’ unità tecnica Antartide. Presidente del comitato glaciologico italiano. Alpinista.
Prof. Carlo A. Graziani, ordinario di Istituzioni di Diritto Privato, Università di Siena. Già presidente del Parco Naz. dei Sibillini.
Alessandro Gogna, alpinista, guida alpina, scrittore, giornalista. Garante di Mountain Wilderness International.
Prof. Cesare Lasen, già presidente del Parco Naz. delle Dolomiti Bellunesi; botanico e protezionista.
Prof. Sandro Lovari, ordinario di Scienze Ambientali e Fauna, Università di Siena.
Prof. Paolo Maddalena, prof di Diritto per il patrimonio culturale e ambientale. Università della Tuscia; magistrato. Già Giudice Costituzionale.
Dr. Mario Maffucci, già dirigente RAI. Giornalista. Esperto in comunicazione.
Prof. Ugo Mattei, ordinario di Diritto Civile, Università di Torino. Competenze in giurisprudenza, beni comuni e ambiente montano.
Franco Michieli, scrittore, pubblicista, alpinista. Garante di Mountain Wilderness International.
Prof. Carlo Alberto Pinelli, alpinista, regista, scrittore. Docente di Cinematografia Documentaria, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli. Garante di Mountain Wilderness International.
Prof. Stefano Rodotà, prof. Emerito di Diritto Civile, Università La Sapienza, Roma. Già garante per la privacy. Già membro del Parlamento. Strenuo difensore dei diritti comuni.
Prof. Italo Sciuto, docente di Filosofia Morale, Università di Verona.
Arch. Francesco Scoppola. Direttore Generale Beni Culturali, Ministero dei Beni Culturali e del Turismo. Alpinista.
Dr. Lodovico Sella, Presidente Fondazione Sella, Garante di Mountain Wilderness International.
Michele Serra. Giornalista, opinionista, scrittore.
Prof. Salvatore Settis, ordinario di Archeologia Classica, Normale di Pisa.
Dr. Stefano Sylos Labini, dirigente ENEA, geologo, esperto di energie rinnovabili e politiche economiche.
Prof. Francesco Tomatis, alpinista; ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Salerno. Garante di Mountain Wilderness International.
Dr. Stefano Unterthiner , firma del National Geographic. Zoologo e fotografo.

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