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La grande pulizia di Pezzoro

Stefano Contrini racconta: “Sono il presidente dell’associazione sportiva (affiliata FISI) Sci Club Pezzoro, con sede Pezzoro, comune di Tavernole sul Mella, Brescia.

Il nostro sci club non è uno sci club comune, nato nel ‘46 era pioniere di molte pratiche sciistiche, poi piano piano ora ci occupiamo solo di scialpinismo. La nostra palestra di casa è il monte Guglielmo, perché Pezzoro si trova alle pendici settentrionali.

La vecchia sciovia della Pontogna (Pezzoro), nel 2013
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Pezzoro è un paese quasi morto. Io ci vivo grazie a internet e a un datore di lavoro lungimirante.

Con alcuni amici abbiamo preso l’associazione sportiva in mano e da qualche anno abbiamo una pagina web, con la quale pretendiamo mantenere unito il gruppo, informare e promuovere attività sportive.

Nell’agosto del 2013 ci siamo messi in testa un progetto a lungo termine, smantellare la vecchia sciovia costruita negli anni ‘60 e abbandonata nei ‘70.

Scrissi un articolo il 9 agosto del 2013. L’idea che avevamo era quella di far partecipare la gente, non solo i nostri soci, a un tema che ci sembrava che meritasse attenzione: il fatto di aver sempre visto sul monte Guglielmo una vecchia sciovia, con tanto di strutture metalliche di partenza e arrivo, pali e corda ancora al suo posto, non giustificava che l’impianto dovesse rimanere lì per sempre.

Il senso del Bello, è qualcosa, che nel paesaggio naturale sembra essere condiviso da tutti. La maggior parte di noi sente le stesse, meravigliose, sensazioni di fronte a un paesaggio naturale.
Allo stesso tempo tutti noi ci possiamo abituare a vedere un paesaggio rovinato, a non farci più caso con il passare del tempo.
A poco a poco, ci abituiamo a vedere solo quella che la nostra mente ci fa vedere, ci abituiamo a non guardare, a elimina le cose brutte insomma … perché tutti abbiamo bisogno del Bello!!!
Nelle nostre montagne di casa, ci sono paesaggi bellissimi che soffrono di questa malattia, anzi sarebbe meglio dire, che siamo noi a soffrire di questa malattia. La malattia di non guardare perché troppo brutto.
Sarebbe bellissimo guarire!!!
Non ricordo da quando sono lì, per me sono sempre state lì… in Pontogna, al lato del Rifugio Cai Valtrompia, ci sono due strutture, due skilift degli anni che furono, dei relitti di un tempo passato.
Sicuramente quegli impianti hanno fatto la felicità di molte persone, lo sappiamo e li rispettiamo… i ricordi. I ricordi vivono sin che ci saranno persone pronte a condividerli e noi siamo quelle specie di persone.
Sono passati moltissimi anni da quando quegli impianti hanno fatto la felicità dei fine settimana invernali di molte persone, però quelle strutture sono lì ancora, adesso morte, e sicuramente adesso non fanno più la felicità di nessuno.
…….

Nella nostra piccola comunità, attaccata al mondo moderno e capace di sfruttare le risorse di oggi, sappiano tutti coloro che vogliano esprimere la loro indignazione che adesso lo possono fare.
Dite la vostra!! Quando saremo in molti, forse qualcosa cambierà.
Partecipa al sondaggio …

Sei favorevole allo smantellamento dei vecchi impianti di risalita della Pontogna?
Sì, sono favorevole.
No, non sono favorevole
”.

Il sondaggio incoraggiò ad avviare il progetto, che neppure un anno dopo si poteva considerare realizzato!

Lavori di smantellamento
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Ed ecco la storia dell’intervento e della sua preparazione.
Come un giorno si decise di togliere di mezzo quei ferracci arrugginiti della vecchia sciovia Pontogna, a Pezzoro
di Sci Club Pezzoro e CAI Valtrompia (dal Bollettino 2015, CAI Sezione Gardone Val Trompia, pagg. 6 e 7)

Escursioni e turismo, a piedi, in bicicletta, con gli sci, con le racchette, scoprire posti nuovi, conoscere persone lontane dalle nostre abituali frequentazioni, è un arricchirsi sempre, e questo è ancor più vero quando l’ambiente è la Montagna.

Quante volte ci è capitato di visitare un luogo nuovo, magari spinti dall’aver letto una bellissima recensione, e una volta arrivati non corrisponde all’idea che ci eravamo fatti?

Questo non accade agli habitué di un luogo, che, innamorati di quel paesaggio, ne elogiano e ne decantano gli spazi e le sensazioni che produce e, accecati da quell’amore, non vedono gli aspetti negativi. Quando un luogo è ricco di bei ricordi, quelle emozioni ci annebbiano la vista del presente e a volte impediscono di vedere il futuro.

Per esempio capita di ritornare in un posto amato e non riconoscerlo così bello come era nei nostri ricordi, è capitato e si rimane con un senso di delusione… «ma perché non è come me lo ricordavo?»

La differenza la fanno i dettagli, i dettagli contano, e quasi sempre contano molto.

Questo deve essere successo: un pensiero nella testa.

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Quando dopo parecchi anni di assenza dalla nostra montagna, tornando a vedere quei ferracci, funi, pali e lamiere arrugginite, abbandonati alle intemperie, ci è venuto spontaneo: “ma perché non li togliamo?”

Eppure sono stati lì per tanti anni, erano diventati ormai parte del paesaggio, raccontano una storia mi dicevano, per qualcuno non erano solo lamiere arrugginite, ma gli facevano pure compagnia… Ricordavano il tempo passato.

Non ci inganniamo, bisogna avere un animo attento e profondo per prendersi cura della storia e del paesaggio al tempo stesso, per spendere energie, per cercare soluzioni e fondi per cancellare i segni di un “modo di vivere la montagna” oggi non più sostenibile.

Ci vuole molta determinazione per decidere e unirsi in un progetto comune, come quello di togliere la ferraglia arrugginita dalla montagna! Qualcuno c’è sempre a dirti: “lavoro inutile”.

I vecchi impianti di risalita della Pontogna erano lì ad arrugginirsi, abbandonati dalla metà degli anni ‘70.

La fune d’acciaio ancora tesa sulle carrucole tagliava il bosco che ormai si era rimpossessato della vecchia ferita, i pali bruni di ruggine dello skilift sembravano perfino alberi di una nuova specie botanica, le lamiere della sciovia, ormai erano come immutabili e senza tempo.

Il tempo, ahimè, aveva abituato tutti alla loro presenza.

E così durante una delle tante salite verso il Monte Gugliemo da Pezzoro, quasi per scherzo, ci siamo detti: «… e se da un giorno all’altro non ci fossero più… via, togliamo tutto…» e qualcuno chiedeva «… sì bello, ma… come lo facciamo?».

Sembra di sentirli ancora, chiedevano, pensavano, immaginavano, calcolavano… eh sì, calcolavano, scarpe grosse e cervello fino ancora oggi! E così le parole divennero fatti, le chiacchiere passarono a essere contatti, poi telefonate, infine strette di mano per sancire accordi.

Tutto finalmente iniziava a prendere forma, una bella forma!

«… Ma quei pali lassù in cima?»
«… L’importante e tagliarli, metterli a terra… poi ardarom come portarli a valle…»
«… Ci vorrebbe un elicottero…»
«… Eh sì, l’elicottero… mica siamo in America! Ma sai quanto costa??».

La storia è presto raccontata, a Pezzoro, nella tarda primavera del 2014, la determinazione di un uomo che vive di cose concrete, Silvio Mondinelli, con gli amici dello Sci Club Pezzoro e della sezione del CAI Valtrompia, si sono rimboccati le maniche e hanno fatto quello che tanti vedevano ormai come impossibile: hanno promosso la rimozione dei vecchi impianti della sciovia Pontogna.

La storia merita che ora si citino i protagonisti: l’impresa Lazzari di Collio, pratici e con alle spalle l’esperienza dello smantellato dei vecchi impianti della Pezzeda, sono stati i principali attori: si potrebbero definire abili maestri d’ascia, ma trattandosi di pali d’acciaio e non di legno, è più adeguato per loro il termine di “abili chirurghi della fiamma ossidrica”.

Il Comune di Tavernole sul Mella che, sebbene si siano avvicendate due amministrazioni, ha saputo aiutarci e armonizzare gli aspetti amministrativi del lavoro svolto.

Un riconoscimento speciale va alla Comunità Montana di Valle Trompia che ha messo a disposizione un contributo economico necessario per pagare l’intervento dell’elicottero della ditta Elimast, senza il quale sarebbe stato impossibile portare a valle il materiale dalle quote più alte.

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Alcuni numeri per raccontare meglio la nostra storia:

  • una dozzina di teste volenterose;
  • 3 giornate, divise in due fine settimana;
  • 1.800 m di fune metallica rimossa;
  • centinai di chili di ferro recuperati e sicuramente riutilizzati;
  • 13 pali arrugginiti portati a valle;
  • due stazioni dello skilift irrecuperabili, quella di arrivo e partenza, completamente rimosse e trasportate a Pezzoro come ferro.

A testimonianza di questa storia a lieto fine, abbiamo lasciato al Rifugio CAI Valtrompia in Pontogna, un pannello espositivo con fotografie d’epoca dove si vede la storia della sciovia Pontogna, da quando era ancora la felicità di sciatori d’altri tempi, poi le foto degli anni dell’abbandono e le fotografie dell’operazione rimozione, dove l’impegno di molti ha permesso il ripristino della naturalità dell’area.

Questa storia per noi è unica, è una storia di esempio in cui le idee possono diventare fatti.

Sappiamo che non abbiamo risolto e non abbiamo la soluzione per tutti i danni prodotti al paesaggio dal disastroso «boom economico» degli anni Sessanta, ma una pezza l’abbiamo messa.

Con la speranza di veder riprodotta la stessa storia (vedi anche l’articolo del 25 giugno 2014), serva la medesima da esempio.

I protagonisti dello smantellamento: al centro (in t-shirt gialla), Silvio Gnaro Mondinelli
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