Posted on Lascia un commento

La nuova minaccia alla Marmolada

Guido Trevisan è nato a Noale (VE) il 5 settembre 1976. Laureato in ingegneria per l’ambiente e il territorio a Padova, è gestore del rifugio Pian dei Fiacconi dal 1 gennaio 2001. Papà di due figli e alpinista per passione.

La nuova minaccia alla Marmolada
di Guido Trevisan

Sono Guido Trevisan, gestisco il rifugio Pian dei Fiacconi da quindici anni: ho preso in gestione questo posto, assieme all’amico e allora socio Sergio Rosi, quando era ai minimi storici per tutta una serie di motivi tra cui il mancato interesse politico locale e provinciale a sviluppare questa parte di Val di Fassa. Dopo tre anni di affitto abbiamo comprato e ristrutturato. E personalmente ho investito TUTTO in questa avventura, semplicemente perché è un posto splendido e perché mi piace. E ci credo.

Sono cambiate molte cose, gli affari vanno meglio, la clientela è tornata e questa nicchia dolomitica ha continuato a tenere un’aura di romanticismo, un posto un po’ fuori dal tempo, in particolare d’inverno quando lo sci di massa non arriva quassù perché “c’è solo un impianto”, dicono.

Stamattina leggo sui quotidiani Trentino e L’Adige che la giunta provinciale ha adottato in via preliminare il programma per gli interventi “per uno sviluppo sostenibile della Marmolada” e che il documento “disegna il futuro della Regina dal punto di vista ambientale e turistico”.

Guido Trevisan, custode del rifugio Pian dei Fiacconi
NuovaMinacciaMarmolada-guidoTrevisan-425x319

Sono rimasto inorridito a leggerlo:

– di ambientalista e sostenibile non c’è niente in quel progetto visto che prevede la stazione di arrivo a monte della funivia in mezzo al ghiacciaio in un punto attualmente vergine, il Sass Bianchet, visibile da tutti i lati, con conseguente antropizzazione di un’altra zona oggigiorno pulita (ricordiamoci che a 500 metri di distanza c’è già la stazione a monte della funivia che sale dal Veneto);

– le decisioni, chiaramente politiche, non hanno minimamente tenuto conto del parere del comune di Canazei e tanto meno di noi operatori;

– non ha neppure una giustificazione economica visto che, arrivando sotto la cima, i turisti “estivi” preferiranno ancora salire dal lato Veneto in modo da arrivare in cima e godere del panorama a 360°;

– inoltre a titolo personale vedermi passare un impianto sopra la testa che poi scarica i turisti 50 metri sopra al rifugio mi sa tanto di presa in giro perché in estate nessuno torna in giù 50 metri per andare al rifugio sotto ed in primavera, anziché allungare la stagione, me la accorcia visto che quando la neve in basso comincia a scarseggiare la pista di rientro verrebbe chiusa.

Non mi interessa che mi scarichino i turisti fuori dalla porta del rifugio ma neppure mi piace sentirmi preso in giro su ciò in cui credo e leggere tanta ipocrisia di chi usa queste parole “sviluppo sostenibile” e “ambientalismo” solo per giustificare scelte politiche a noi tenute oscure”.

 

La vicenda
a cura della Redazione

Questo lo sfogo di Trevisan, che fa ecco all’accorata telefonata da lui fattami il 15 settembre. Per me è come un fulmine a ciel sereno e mi dedico subito a una ricerca sull’argomento, che riproduco qui sotto.

Già nel giugno 2013 si era avuta notizia di un nuovo piano della Provincia autonoma di Trento per il ghiacciaio della Marmolada. Il documento era stato inviato alla Regione Veneto, alla Fondazione Dolomiti Unesco e agli interlocutori locali: la giunta provinciale contava di approvarlo entro il termine della legislatura.

E’ di questi giorni il via libera della giunta provinciale. Il documento ricalca le linee del piano presentato a giugno 2013:

– smantellamento dell’attuale impianto “Graffer” e nuovo impianto in due tronchi: dalla diga del passo Fedaia al Pian dei Fiacchi (cabinovia a otto posti o seggiovia quadriposto) + collegamento con il Sass Bianchet, alcune centinaia di metri sotto Punta Rocca (funivia bifune senza piloni intermedi);

– smantellamento dell’impianto Passo Fedaia-Sass de Mul (quello andato distrutto dall’incendio del 27 ottobre 2012) e rifacimento dell’impianto Sass de Mul-Seràuta, con ripristino ambientale di tutte le infrastrutture obsolete presenti sul ghiacciaio.

Dal Sass Bianchet si potrebbe usufruire di due ski-weg di collegamento in discesa verso Punta Seràuta e verso il Sass del Mul.

NuovaMinacciaMarmolada-1-image
In questo modo, secondo il piano, non ci sarebbe ampliamento dell’area sciabile o la realizzazione di nuove piste sul ghiacciaio, perché non verrebbe aperta alcuna pista per scendere da Sass Bianchet al Pian dei Fiacchi (“paradiso” dunque dei freerider). Se si scende solo fino al Sass de Mul si può salire sul previsto impianto (Vascellari) Sass de Mul–Seràuta; se invece si scende giù fino al Passo Fedaia, allora occorrerà arrivare fino a Malga Ciapela per risalire in vetta con le funivie.

Per brevità, non entro nel merito di ciò che dice il piano a proposito del problema parcheggi e delle frequenti chiusure invernali della strada di collegamento Pian Trevisan-Diga del Fedaia. Tralascio anche di dire quanto “ingegnoso” sia il previsto utilizzo estivo della pista Pian dei Fiacconi-Diga del Fedaia da parte degli appassionati di downhill. E sorvolo anche sull’inutilità di insistere sulla “novità” di un percorso ciclo-pedonabile attorno al lago di Fedaia e sull’ovvio e doveroso interessa da riservare alle vestigia della Grande Guerra.

Naturalmente per le aree sciabili si continuerà a concedere agli impiantisti, come già ora succede, di preservare il manto nevoso con l’utilizzo dei teli geotessili.

Il piano, non appena sbandierato il via libera della giunta provinciale, è stato duramente contestato.
Ciò che è notevole in questa protesta è il fatto che, ben lungi dal rifiutare qualsiasi altra invasione umana sul ghiacciaio, la popolazione di Canazei e limitrofi vorrebbe che il collegamento si prolungasse fino a Punta Rocca, facendosi scudo “ambientale” del fatto che Sass Bianchet è ancora “vergine”, dunque meglio andare a costruire manufatti e stazione d’arrivo laddove i danni sono già abbondantemente presenti!

In salita da Pian dei Fiacconi verso Punta Rocca
Salita alla vetta della Marmolada di Rocca con panorama su Sassolungo e Sella (manifestazione Mountain Wilderness)

Silvano Parmesani (sindaco di Canazei): «Non siamo per nulla soddisfatti e lo faremo sapere alla giunta provinciale, fiduciosi di trovare ascolto. Pare infatti che in questo piano i veneti (con gli impianti che arrivano in vetta) siano tenuti in considerazione più dei trentini. Come se il nostro progetto fosse poco rispettoso della nostra Regina».

Elena Testor (procuradora del Comun general de Fascia): «Il previsto arrivo del nuovo impianto in località Sass Bianchet invece che a Punta Rocca, penalizza pesantemente tutta la skiarea che risulterebbe monca di un collegamento indispensabile al fine di creare un comprensorio sciistico di un certo interesse. Non di secondaria importanza è poi l’impatto ambientale. L’agonizzante ghiacciaio della Marmolada verrebbe pesantemente intaccato in un punto alquanto delicato e ancora vergine».

L’arrivo della funivia Malga Ciapela-Punta Rocca in una foto aerea da sud
NuovaMinacciaMarmolada-image

Ancora più duri i toni del consigliere provinciale dell’Union autonomista ladina (UAL), Giuseppe Detomas: «Tale progetto è nel modo più assoluto inaccettabile, sia sotto il profilo del merito che anche nel metodo… Valutiamo tale piano impattante sotto il profilo ambientale per gli interventi previsti, poiché sul versante veneto è previsto un nuovo impianto, mentre per il Passo Fedaia si impone di limitare la nuova stazione di arrivo alla località intatta e integra dal punto di vista ambientale di Sass Bianchet. Appare invece facilmente intuibile, anche osservando le cartine, che con un minimo ulteriore prolungamento si potrebbe arrivare direttamente a Punta Rocca, dove sono già presenti strutture e piste da sci, senza nuovi interventi invasivi… Con tale piano di sviluppo Canazei e l’intera Valle di Fassa rimarrebbero per l’ennesima volta penalizzati, vedendo nascere un impianto “monco” in quanto privo del collegamento realmente funzionale oltre che necessario». E aggiunge: «In realtà il piano risponde alle esigenze di sfruttamento da parte veneta che, in barba agli aspetti ambientali, con il nuovo impianto del Sas de Mul andrebbe a introdurre un ulteriore ampliamento dell’offerta sciistica e quindi a promuovere nuovi accessi di sciatori e nuovi passaggi su quel versante che comunque, si ricorda, insiste sul territorio di competenza trentina».

Non diverso infine il giudizio di Luca Guglielmi, segretario politico dell’Associazione Fassa, secondo il quale «l’arrivo di un ipotetico impianto di risalita e Sass Bianchet a poche centinaia di metri da Punta Rocca, è poco incisivo: di fatto taglierebbe in tronco la possibilità di uno sviluppo a 360° gradi del massiccio stesso».

Anche Aurelio Soraruf, gestore del rifugio Castiglioni al Passo Fedaia, è di questo parere: «C’è un altro piano, quello elaborato dla comune di Canazei… La Provincia deve capire che quella di arrivare a Punta Rocca non è la richiesta di una parte politica, ma dell’intera rappresentanza valligiana… Un piano che tra l’altro tiene in seria considerazione i singoli rifugi (non come questo, che passa sopra al rifugio Pian dei Fiacconi, tagliandolo completamente fuori dal circuito)… Ugo Rossi (presidente della Provincia di TN, NdR) ha ripetuto che dobbiamo avere buoni rapporti di vicinato col Veneto. Ma possibile che questi buoni rapporti dobbiamo pagarli solo noi fassani? Il fatto è che Mario Vascellari ha urgenza che Trento gli dia il via libera per fare il nuovo impianto in territorio trentino, se no ci rimette: e i suoi interessi contano molto più dei nostriLa funivia del Sass Bianchet è costosa, troppo corta e non serve al turismo estivo. Insomma, non sta in piedi economicamente e nessuno investirà un euro per realizzarla. Invece gli investitori privati ci sono, ma per arrivare fino in cima, a 700-800 metri dalla Punta, dove la stazione di arrivo si potrebbe fare senza problemi».

Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness, ha fatto parte del Comitato di coordinamento scaturito dall’Accordo di programma del 2002, firmato quattro anni fa con lo storico “nemico”, l’impiantista Mario Vascellari delle Funivie Marmolada srl, un accordo ancora oggi indigesto ai fassani sul futuro della montagna e del suo ghiacciaio: «Il nuovo impianto Pian dei Fiacchi-Sass Bianchet andrebbe a incidere su un territorio ambito dallo sci alpinismo. Lasciamolo in sospeso, quel secondo tronco ipotizzato dalla Provincia. Anche perché per fare tutto il resto, ossia per gettare le fondamenta del rilancio della Marmolada, serviranno dieci anni… Le «fondamenta» sono tutte le altre azioni previste dal Piano preliminare approvato lunedì 14 settembre: la messa in sicurezza della strada che arriva a Passo Fedaia, la riqualificazione dell’area del passo con la messa in sicurezza della pista ciclabile, la costruzione di parcheggi meno invasivi, la riqualificazione dei rifugi e alberghi che finora sono rimasti fermi e la sostituzione della bidonvia tra Passo Fedaia e Pian dei Fiacconi con una seggiovia quadriposto, la sentieristica e i centri informativi… Per fare tutto questo ci vorranno almeno dieci anni e solo alla fine si potrà ragionare di ciò che eventualmente manca. Ma comunque non si potrà arrivare a Punta Rocca, perché nella sella dove arriva oggi la funivia di Vascellari non c’è posto, bisognerebbe sbancare, ossia smontare l’arrivo di importanti vie alpinistiche che hanno fatto la gloria della Regina delle Dolomiti, andando con le ruspe a 3.250 metri. E a quel punto Dolomiti Unesco non avrebbe più senso, avrebbe fallito la sua mission in tutti i sensi».

Lo stesso Casanova si permette un piccolo sfogo con la nostra Redazione: «Cosa si imputa a Mountain Wilderness? Di aver seguito la Marmolada anche dal punto di vista politico, in Provincia, e di aver concordato, nel 2005-6 un piano di sviluppo importante, del valore di 50 milioni di euro, bocciato dal comune di Canazei perché non prevedeva l’arrivo di una funivia ulteriore a Punta Rocca. La provincia ovviamente non ha reso disponibili i 50 milioni. Da allora la Marmolada è in piena decadenza, con responsabilità dirette dei rifugisti locali, a partire da Aurelio Soraruf, l’urlatore principale.
Dopo la nostra vittoria 2010 in Cassazione, contro lo sfregio al ghiacciaio da parte della Società di Mario Vascellari, ho avviato (praticamente in modo personale) un percorso di condivisione che ci ha portati a un documento (2012) che, qualora venisse attuato, risolverebbe gran parte dei problemi di abbandono del versante settentrionale della Marmolada. Ad alcuni soci di Mountain Wilderness trentina questo accordo non va bene perché vogliono vedere MW contro tutti e tutto, sempre arrabbiata e incapace di risolvere, sempre perdente come quasi tutto l’ambientalismo nazionale, ormai superato. Una posizione legittima, ma occorre tener presente che oggi tutti i politici fassani vogliono Punta Rocca e che a loro di Dolomiti UNESCO nulla importa. Dalla nostra parte abbiamo la provincia di Trento e Vascellari. Nell’accordo con Vascellari sta scritto che qualora una delle due parti non condivida un progetto tale idea viene cassata. Vi pare poca cosa?».

Considerazioni
L’affermazione dell’assessore provinciale Carlo Daldoss nell’approvazione finale di giunta, «Abbiamo dato priorità alla tutela ambientale, con un piano rispettoso di questa montagna», è secondo me risibile, anche perché per l’ennesima volta è utilizzata una formuletta ormai trita e ritrita.

Se la giunta provinciale ritiene che, per essere credibile non certo solo da un punto di vista ambientale, basti fare quest’affermazione, siamo come al solito ai confini della realtà di buon senso.

Se gli estensori del piano credono, sempre con l’obiettivo della credibilità, che basti l’istituzione della navetta da Pian Trevisan alla Diga e che il non aggiungere piste sia sufficiente a preservare un ambiente “tipo” montagna; se reputano che davvero servano a qualcosa per un futuro equilibrio accettabile l’obbligo di battere le piste lungo la linea di massima pendenza (la modalità più “rispettosa” per il ghiacciaio) e il divieto di “importare” neve dal ghiacciaio: beh, allora fingono di ignorare che durante i mesi di marzo e aprile (quando dovrebbero essere al massimo delle loro potenzialità) l’utilizzo degli impianti della Marmolada (in rapporto alla loro attuale capacità) è dell’11%. Per non parlare dei mesi invernali, in cui questo rapporto, a causa delle condizioni ambientali certo più severe di altre aree dolomitiche e fassane, si riduce ancora.

Fingono di ignorare che 300-450 sono gli sciatori giornalieri necessari per rendere economicamente sostenibile un nuovo impianto. Comunque non collegato al ben più esteso e frequentato sistema piste-impianti della valle di Fassa.

E queste argomentazioni sono del tutto valide anche nell’altrettanto deprecabile ipotesi che l’idea di Sass Bianchet venga prima o poi abbandonata in favore di un prolungamento a Punta Rocca.

Il rifugio Pian dei Fiacconi   NuovaMinacciaMarmolada-rifugio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.