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La storia del Cervino – parte 2

La storia del Cervino – parte 2 (2-6)

La parete est (in ombra) e la parete nord del Cervino
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John Tyndall, uno dei pionieri della conquista del Cervino, racconta (Hours of exercise in the Alps, 1871) che nel luglio del 1865 si trovava a Gadmen con l’amico Hirst quando fu avvicinato da una guida che gli chiese se conosceva il professor Tyndall. «Si è ammazzato, signore», disse l’uomo, «si è ammazzato sul Matterhorn». Tyndall ascoltò molto attentamente i particolari della sua stessa fine ma concluse che qualcosa di veramente catastrofico doveva comunque essere successo. Presto la notizia della morte di quattro dei compagni di Whymper si fece più precisa e Tyndall decise di andare a Zermatt per cercare di recuperare l’unica salma che ancora non era stata ritrovata, quella di lord Francis Douglas. Tyndall era rimasto impressionato dalla rapidità con la quale gli operai che lavoravano alla strada tra St-Nicholas e Zermatt foravano il granito per sistemarvi l’esplosivo. Buchi di 30 cm in meno di un’ora. Così convinse uno di questi ad assisterlo: lo mandò a Ginevra ad acquistare 900 metri di corda. Il materiale arrivò puntualmente a Zermatt a dorso di mulo. L’idea di Tyndall era di salire sulla montagna con una guida e l’operaio suddetto, giungere al punto esatto in cui si era verificato l’incidente e da lì, con martelli e punte d’acciaio, scendere lungo la linea di caduta con una linea di corda fissa per tentare di trovare il cadavere di lord Douglas. Ma il progetto non ebbe attuazione, causa il persistente brutto tempo che imperversò per due o tre settimane. Fu probabilmente, anche se solo in teoria, la prima operazione di vero e proprio soccorso alpino.

Albert Frederick Mummery
Ritratto autografato di Albert Frederick Mummery, inglese di Dover (1855-1895). Mummery fu tra i più grandi alpinisti dell'Ottocento: effettuò storiche salite sia con la fedele guida Alexander Burgener sia senza guide. Sul Cervino i due, assieme a Johann Petrus e Augustin Gentinetta, salirono per primi la cresta di Zmutt (2-3 settembre 1879).  Mummery fu tra i primi a pensare che il futuro dell'alpinismo fosse in Himalaya, dove morì tentando la salita del Nanga Parbat. ARCHIVIO IN ROSSOLa Cervinomanie, come aveva previsto l’abate Amé Gorret, era ormai esplosa. Il fisico irlandese John Tyndall chiuse la sua partita con il Cervino con una bella affermazione: la traver­sata Leone-Hörnli il 27 luglio 1868 accompagnato dalle guide Jean-Joseph Maquignaz e Jean-Pierre Maquignaz. Il 22 luglio 1871 si registra la prima femminile, per la via dell’Hörnli, da parte di Lucy Walker. Hermann Buhl, il «puro folle» della montagna, dopo la conqui­sta del Nanga Parbat, scrisse nel suo potente libro: «Mummery. È il primo che debbo ragguagliare… Posso ben guardarlo ne­gli occhi, stare in piedi dinanzi a lui mentre gli annunzio: non ho conquistato il Nanga Parbat servendomi dei mezzi tecni­ci moderni, ma assolutamente come Egli intendeva by fair means». Albert Frederick Mummery a 15 anni salì il Cervino, cominciando quindi dove gli altri terminavano; Alexander Burgener, la guida per la quale «il troppo difficile» non esisteva; Ferdinand Imseng, originario del Vallese, contesa guida dagli scalatori in­glesi tra cui William Penhall: sono questi i quattro personaggi del 1879. Il problema era di aprire un nuovo itinerario, sportivo ed esteti­camente valido: secondo il concetto che Mummery avrebbe così ben chiaramente esposto in seguito. Penhall con le guide Imseng e Louis Zurbriggen tentano il 1° settembre 1879, superano la prima parte della cresta di Zmutt fino al secondo dente. Tornano indietro, pen­sando insuperabile il tratto seguente e con l’intenzione di traversare il canalone (che poi fu chiamato Penhall) e salire poi sulla parete ovest. Ma il brutto tempo li respinge. Il 3 settembre ritornano su questo itinerario, mentre Mummery, con le guide Burgener, Johann Petrus e Augustin Gentinetta attaccano la cre­sta. Arriva in vetta per prima quest’ultima cordata, seguita di poco dalla prima. Nello stesso giorno furono così vinte la cre­sta di Zmutt e la parete ovest. Questi itinerari non furono attrezzati in seguito con alcuna corda fissa; per la prima volta forse si era vinto un itinerario senza sovrapposte idee patriottiche o utilitaristiche. Perciò sono da considerare entrambe tra le massime imprese dell’800. Oggi però è in atto una revisione storica dell’itinerario seguito da Penhall e dalle sue guide, quanto meno un’indagine sull’esattezza del disegno e della relazione a firma William Penhall apparsi a suo tempo sull’autorevole Alpine Journal. Non sembra infatti che le difficoltà della sezione di parete corrispondente al tracciato possano essere congrue con quelle affrontabili a quel tempo.

Alexander Burgener
La grande guida Alexander Burgener, di Saas Fee (1845-1910) fu compagno di Albert F. Mummery in tutte le salite che l'inglese effettuò o tentò sul Cervino. Oltre alla conquista della cresta di Zmutt, ricordiamo la prima salita del tetro e ripido canalone nord del Colle del Leone (6 luglio 1880). ARCHIVIO IN ROSSO. La grande guida Alexander Burgener, di Saas Fee (1845-1910) fu compagno di Albert F. Mummery in tutte le salite che l'inglese effettuò o tentò sul Cervino. Oltre alla conquista della cresta di Zmutt, ricordiamo la prima salita del tetro e ripido canalone nord del Colle del Leone (6 luglio 1880). ARCHIVIO IN ROSSO.
Ma dove Mummery e Burgener dovevano veramente compiere qualcosa di sensazionale, fu l’anno dopo. Il 6 luglio 1880 i due salgono l’oscu­ro, ripido, pericolosissimo canale nord del Colle del Leone e scendono poi al Breuil. Quest’impresa, così trascurata, fu l’inizio dell’alpinismo moderno sul Cervino, la ricer­ca della difficoltà pura, non della vetta.

Il 17 e 18 marzo 1882 Vittorio Sella, con le guide Jean-Antoine Carrel, l’antagonista di Whymper, Jean-Baptiste Carrel e Louis Carrel sale per la prima volta il Cervino d’inverno. La salita si svolge sulla cresta del Leone e la discesa sulla cresta dell’Hörnli. Ma l’idea non era sua: l’inglese Thomas Stuart Ken­nedy, nel gennaio 1862, con le guide Peter Hans Perren e Peter Taugwalder senior aveva già tentato la scalata invernale; que­sto tentativo fu importantissimo perché fu il quarto sulle Alpi, do­po la salita allo Strahleggjoch (1832) del bernese Hugi, dopo la salita al Dachstein (Simony, 1847) e dopo quella del Klein Glockner (Francisci, 1853). Come si vede il Cervino signoreggia sulle altre tre imprese. Fu veramente una grande idea e nemmeno troppo utopistica.

Ferdinand Imseng
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Il 27 marzo 1894 Charles Simon con le guide A. Burgener, Aloys e Joseph Pollinger sale la cresta dell’Hörnli d’inverno; nel 1898 il Cervino è vinto da un uomo solo, Wilhelm Paulcke, per la cresta dell’ Hörnli e l’1 settembre 1906 Hans Pfann sale da solo la cresta di Zmutt.

La parete nord del Cervino, tra la cresta dell’Hoernli (a sinistra) e la cresta di Zmutt
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La più diretta e la più difficile delle creste del Cervino, la Furggen, è l’ultima a capitolare. Eppure fu per lungo tempo, come disse René Dittert, «l’oggetto segreto della bramosia dei grandi arrampicatori dell’epoca». Nel 1880 la tentarono Mummery, Burgener e Benedikt Venetz. È il pri­mo insuccesso della formidabile cordata che due anni dopo vincerà il Grépon. Ancora una volta Mummery è il primo a capire che una grande conquista è possibile. Nel 1892 Guido Rey, il poeta, dopo un primo tentativo del 1899, con le guide Antoine ed Amé Maquignaz sale alla «Spalla», da cui Mummery si era ritirato. Sperano di salire il picco terminale con l’aiuto di una corda di 100 metri che Daniel Maquignaz ha fissato nei pressi della vetta. Ma il trucco non serve. Lo strapiombo la fa pen­zolare inutilizzabile nel vuoto. Tre giorni dopo però i tre sal­gono alla vetta per la cresta del Leone, calano scale di corda, scendono lo strapiombo e lo risalgono. Ma questa non è una conquista alpinistica: anche senza codici, le leggi sono indero­gabili. Nel 1905 Geoffrey Wintrop Young e Valentine Ryan, con Franz e Joseph Lochmatter e Joseph Knubel ritentano: c’è da restare perplessi di fronte a questo nuovo scacco della cordata che aveva debellato le più difficili vie delle Alpi Occidentali. Ma il 4 settembre 1911 Mario Piacenza, con Jean-Joseph Carrel e Giu­seppe Gaspard riescono a superare l’ostica cresta, con un’ov­via deviazione a sinistra. Triplici piramidi umane, lanci di corda e chiodi (magari lunghi un piede e pesanti mezzo chilo) avevano maturato i tempi (pur sempre astronomicamente lontani dal moderno artificialismo). Ma ciò che aveva maturato la con­quista della cresta di Furggen fu soprattutto il paziente stu­dio effettuato da Mario Piacenza con ripetute accurate esplo­razioni. Le difficoltà di questa via raggiungono il IV superiore, con una logicità che oggi è dimenticata, travolta dall’uso dei chiodi e dei nut e dalla mentalità del salire diritto. L’aggiramento degli strapiombi di Furggen sulla sinistra, dato il labirinto di rocce in cui fu compiuto, è un vanto ancora mag­giore del successivo (30 anni dopo) superamento diretto. Anche Young commentò questa impresa, con il suo stile pacato e incisivo di sempre: «Che ultimamente, una cordata si sia dav­vero impegnata su questa via dopo aver visto ciò che noi ab­biamo visto, è ancora più sorprendente del fatto che i suoi membri abbiano avuto la fortuna di giungere vivi alla cima». Nel 1929 Fritz Hermann, il 18 e 19 luglio, compie la soli­taria della parete W per la via Imseng. Quest’impresa comun­que non fu più notevole di quella di Pfann del 1906 sulla cre­sta di Zmutt.

I vincitori della parete nord del Cervino, Franz e Toni Schmid
Cervino2-ALPENVEREINARCHIV_SCHMID_NORD1931_00080399_w1923. I viennesi Alfred Horeschovsky e Franz Piekielko tentano arditamente la parete nord del Cervino. Mentre nelle Dolomiti non erano ancora state vinte né la Nord della Furchetta, né la Nord-ovest del Civetta né la Nord del Pelmo, sulle Occidentali già si tentava una parete davvero per quei tempi terrificante. Arrivarono a 500 metri dalla vetta, furono respinti da violen­tissime scariche di sassi, ripiegarono sulla Capanna Solvay (cresta dell’Hörnli). Avevano ormai praticamente superato le più grosse difficoltà, più di metà della parete. Fu un’impresa grandiosa. Il mito delle «tre ultime pareti Nord» delle Alpi ven­ne dopo. Nel 1928, agosto, i vallesani Kaspar Mooser e Victor Imboden compiono un illogicissimo tentativo, in corrispondenza della verticale della vetta, più a destra dei due viennesi. Sal­gono circa 200 metri, bivaccano sotto quella che sarà la «Traversata degli Angeli» di Bonatti, poi respinti dal cattivo tem­po e dalle superiori difficoltà scendono. Il 31 luglio e 1° agosto 1931 Toni e Franz Schmid, di Monaco di Baviera, superano brillantemente la parete. Perché si era creato il «mito» della parete nord? Vi può essere una spiegazione: non sono dell’idea di tirare in campo la competizione, perché non vi fu effettiva competizione. Esteticamente la parete è la più bella del Cervino, che è la più bella monta­gna. Perciò poteva benissimo sostituire il mito della «vetta» del 1865. È stato chiesto: può uno scalatore che ha salito la parete nord desiderare di salire in seguito la vetta del Cervino? Certo che può, ma non sarà mai quel vigoroso desiderio che spinge il più comune dei clienti ad affidarsi ad una gui­da ed affrontare fatiche e paure per lui terribili pur di gua­dagnare la vetta. Nei tardi anni ’20 dunque il mito della vetta era sostituito con quello della parete. Quella stessa evoluzio­ne che già aveva trionfato sulle montagne minori (Dolomiti in testa) aveva finalmente anche nel Cervino un punto fermo: non più la vetta, ma la parete. Le ragioni del ritardo per il Cervino si vedono semplicemente nella superiore bellezza della sua vetta. Si può forse registrare qualche ascensione di australiani o giapponesi sulla cresta di Furggen? No, evidentemente. Ma arrivano invece da tutte le parti del mondo per salire la Matterhorn North Face, proprio come successe per la via normale.

(continua)

La parete nord con il tracciato della via originale dei fratelli Schmid
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