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La traccia del gigante

Non sappiamo se i due pezzi di formaggio – tenero e maturo, con un odore dalla forza di cento cavalli vapore – che Jerome K. Je­rome fa protagonisti in uno dei tanti aneddoti di “Tre uomini in barca” provenissero dal Beaufortin. Tut­tavia aroma e sapore di quello splendido formaggio indurrebbero a pensarlo. Tutti sappia­mo come andò a finire: i due pezzi furono seppelliti in una spiaggia e da quel giorno l’aria salubre, magico effluvio della sabbia, attirò tu­risti e ammalati di petto.

Formaggi come quelli descritti da Jerome appartengono infatti al­la fascia superiore della categoria, quella che in un mirabile ma deciso equilibrio di sapore e profumo ci inducono ad attribuirle virtù magiche e terapeutiche. Di questi formaggi si dice anche che “risvegliano i morti”.

30.03.1994, salita dal Refuge Presset al Col Est du Grand Fond, Beaufortin, Savoia
30.03.1994, salita dal Refuge Presset al Col Est du Grand Fond, Beaufortin, Savoia, Francia

Derivato da una millenaria cultura casearia, il Beaufort è al top fra i formaggi grassi di montagna; espressione massima di una fi­losofia del vivere che ha sempre tentato di concedersi il meglio con il difficile lavoro alpestre. Mangiarlo è sempre un pericolo per fegato e portafoglio perché, a differenza di tanti altri, non riesce a stancare il palato, con conseguenze intuibili.

Ma sensazioni forti richiedono forti “sacrifici” e, ben sapendo il rischio che corriamo, vi consigliamo di peccare, senza remore gastro finanziarie, e commuo­vervi gustando quest’opera d’arte, accompagnata da congrue dosi di vino rigo­rosamente rosso.

L’enorme bacino di neve riflette la luce violenta di mezzogiorno, senza mezzi toni, senza ombre: al fondo, il grande lago ghiaccia­to di Roselend rivela alcune azzurre fratture d’acqua. A nord o­vest, lontano, il massiccio del Monte Bianco vigila su un ondoso accavallarsi di montagne bianche. A ovest, più vicino, un bruno dente roccioso si alza deciso verso il cielo e nasconde la veduta verso l’Italia: è la Pierra Menta.

Già gli antichi viaggiatori, sulla strada che da Chambéry conduce al Piccolo San Bernardo, dai pressi del villaggio di Aime avevano osservato questo strano monolite, del quale si narrava una storia bellissima. Durante uno dei suoi numerosi viaggi al di qua e al di là delle Alpi il gigante Gargantua, per facilitarsi il pas­sag­gio della catena degli Aravis, con potenti manate scavò quello che oggi è il Col des Aravis: mentre così lavorava, Gargantua nell’impeto gettò lontano una scaglia rocciosa che, dopo un gran volo, andò a conficcarsi proprio nel punto più alto della regione del Beaufortin. Un’impresa titanica come altre sue, per esempio la costruzione del Cervino o lo scavo del Lago di Ginevra.

30.03.1994. In vetta alla Roche Parstire, Beaufortin, Savoia
In vetta alla Roche Parstire, Beaufortin, Savoia.La leggenda è viva ancor oggi: in una pizzeria di Beaufort cam­peggia un di­pinto a piena parete di come Gargantua creò la Pierra Menta; un contadino ci ha sorriso in maniera ambigua quando ci ha spiegato che i giganti buoni hanno costruito le montagne e da queste è nata e nasce la vita di tutti i giorni. Gli abbiamo dato ragione, anche perché sappiamo bene che la geologia non è riusci­ta a spiegare proprio tutto!

Eravamo partiti abbastanza presto dal Col du Pré, dove ci eravamo imbattuti in una cinquantina di bambini che, assistiti da maestre carine e simpatiche, stavano partendo per un’emozionante passeg­giata con le racchette da neve: pare che in Francia sia uno sport emergente. Ma avevamo dovuto lasciare la loro rumorosa allegria ben presto.

La Pierra Menta
Traccia-Gigante-La_Pierra_Menta_de_la_Roche_Parstire_alphaMi volto e osservo la scia creata dal nostro passaggio. Evane­scente, labile, senza vigore, come una creazione di oggi ci sem­bra senza futuro alcuno; perché forse le tracce nella neve dure­ranno lo spazio di un giorno, quando invece del gigante buono e amico degli uomini sono rimasti le opere e soprattutto il ricor­do. Gli artisti greci antichi, ben più vicini di noi alla leggen­da e alle gesta dei grandi eroi, raffiguravano gli dei e gli uo­mini con proporzioni assai diverse: un motivo di ciò può essere proprio la chiara coscienza di quanto piccole siano le nostre creazioni, quanto insignificanti se paragonate alle opere dei Ti­tani.

Dal Col des Verts verso la Pointe des Verts, il Mont Fleuri e la Tête Pelouse. Aravis, Savoia
Dal Col des Verts verso la pointe des Verts, il Mont Fleuri e la Tête Pelouse. Aravis, Savoia, Francia.

La Pierra Menta è l’elemento naturale più caratteristico e note­vole di tutto il Beaufortin, una regione nel cuore della Savoia con 2300 mucche di razza tarina, 5,5 milioni di litri di latte, 500 tonnellate all’anno di Beaufort, un formaggio locale in ven­dita solo qui. Di certo Gargantua, passando da queste parti, ag­giungeva anche il formaggio alla sua dieta che prevedeva già due mucche inte­re a colazione!

Pure la vicinanza ad Albertville e ai giochi olimpici non ha al­terato gli immensi pascoli e le foreste del Beaufortin, che d’in­verno diventa il paradiso dello sci di fondo.

Mentre lentamente traversiamo il lato occidentale del bacino di Roselend, la Pierra Menta è sempre là. È una sentinella contro il cielo, ben visibile sull’orlo del lato opposto del bacino: co­me una meridiana, la sua ombra si sposta sui pendii e a noi, che l’osserviamo muoversi in senso contrario al nostro, sembra che il tempo passi più in fretta del solito.

Mentre risaliamo gli ultimi pendii per il Col de Bresson il pano­rama si restringe assai, di pari passo con le nostre energie. Ma, giunti al colle, un altro orizzonte si apre sullo spartiacque al­pino e sul vallone della Balme, oltre il quale una tozza cima, la Pointe de Gargan, ci ricorda ancora la nostra guida leggendaria: si racconta che lassù vi sia la sua tomba, un enorme tumulo di sassi eretto al centro di una vasta depressione che i montanari del luogo chiamano la “Marmitta del Gigante”.

Il Refuge de Presset è piccolo ma accogliente e pulito: una bella sorpresa trovarlo in perfetto ordine, così accogliente dopo una salita così impegnativa. È magnifica la vista sulla Pierra Men­ta, che qui si mostra con le linee più eleganti, stagliate nella luce del tramonto.

L’ordinata successione di cime della Chaine des Aravis (da Q. 1840 m del M. Lachat de Chatillon). La più alta è la splendida Pointe Percée
L'ordinata successione di cime della Chaine des Aravis (da Q. 1840 m del M. Lachat de Chatillon). La più alta è la splendida Pointe Percée.

Domani saliremo ancora al Col du Grand Fond: l’arrivo al colle sarà proprio glorioso, il Monte Bianco apparirà nella luce del mattino, così terso, così lontano, così presente. Come arrivare su una vetta, la medesima emozione dei grandi spazi e delle gran­di vedute selvagge.

E, sempre domani, da lì scenderemo nella solitaria Combe de la Neuva fino al Cormet du Roselend e da qui ancora al lago e al punto di partenza.

Ma domani sarà altro giorno, rifaremo con gioia i gesti e il ne­cessario per poter vivere ancora una bella giornata nella purezza di queste montagne. Le prodezze di Gargantua, narrate da genti e generazioni diverse, si ripetono senza sosta e senza limite geo­grafico, moltiplicate per i fattori soggettivi e le peculiarità di ogni luogo: solo il loro censimento in terra francese ha già riempito decine di pagine di elenco. Potrebbero sembrare monotone solo a chi non guarda gli sce­nari sempre nuovi dove sono ambien­tate.

Sono invece testimonianze perfino necessarie a chi cerca senza requie di individuare le costanti umane spontanee, azioni ripetu­te più volte dai popoli crea­tivi alla naturale ricerca della per­fezione e dell’arte.

Anche chi traversa il Beaufortin con gli sci e si confronta con la solitudine delle proprie creazioni ripercorre l’incessante azione vitale della salita cui segue sempre una discesa. Con co­stanza e spontaneità.

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