Posted on Lascia un commento

La vicenda Broggi

La vicenda Broggi

La notizia è di quelle bomba e appare sul quotidiano Alto Adige il 29 marzo 2015, a firma di Antonella Mattioli. Dovrebbe essere un terremoto, ma in Italia siamo adusi a ben altro e non ci scomponiamo più di tanto. Al massimo ci meravigliamo che per una volta lo scandalo riguardi una provincia che normalmente non è tra le più discusse.

Riccardo Cristofoletti
Broggi-Cristofoletti-image

E’ Riccardo Cristofoletti, presidente della sezione del CAI Bolzano (2.000 soci), ad ammettere pubblicamente ciò che era già noto, cioè che «da una serie di verifiche erano emerse gravi irregolarità amministrative compiute nel corso del mandato iniziato nel 2008». Il mandato in questione è quello di Giuseppe Broggi, presidente del CAI provinciale (15 sezioni, 7.000 soci, la più importante associazione di lingua italiana dell’Alto Adige). A una burrascosa riunione del direttivo di qualche giorno prima, davanti a una serie di contestazioni, tutte documentate, Broggi si era dimesso da presidente provinciale del sodalizio oltre che da socio della sezione bolzanina, con l’interdizione per tre anni a iscriversi ad alcuna sezione CAI.

Cristofoletti è costernato: «Un brutto colpo per l’immagine del sodalizio impegnato a diffondere soprattutto tra i giovani i valori della montagna».

Broggi, in sette anni di mandato, era stato protagonista della battaglia per il ripristino delle denominazioni bilingui sui sentieri di montagna, oltre che tessitore di nuovi rapporti di collaborazione con l’Alpenverein (AVS), la potente associazione di alpinisti di lingua tedesca. Assieme a Claudio Sartori, attuale vicepresidente e responsabile della commissione rifugi, aveva poi curato la complessa partita rifugi. Era di poco precedente la notizia che CAI e AVS erano pronti a gestire insieme i 25 rifugi trasferiti alla proprietà della Provincia. Le trattative per la società di gestione che vedrebbe i due sodalizi soci al cinquanta per cento sono infatti a un livello ormai molto avanzato.

Un eventuale accordo di gestione non sarebbe di poco conto: attorno alla proprietà di questi rifugi si è giocata in passato una vera e propria guerra fredda alpinistica. Costruiti dalle società austriache e germaniche, ricostruiti in larga misura durante il fascismo e consegnati dal ministero della Difesa italiano al CAI, i rifugi erano diventati di proprietà provinciale alla fine degli anni Novanta.

E’ evidente che siamo solo all’inizio della vicenda. Il pubblico ne vuole ovviamente sapere di più.

Giuseppe Broggi
Broggi-22706415

Il giorno dopo lo stesso giornale titola CAI: scoperto ammanco di 20 mila euro.
E’ ancora Cristofoletti a parlare: «Dalle verifiche effettuate dai revisori dei conti è emerso un ammanco, riferito al 2014, di circa 20 mila euro. L’ex presidente provinciale del CAI Giuseppe Broggi si è impegnato a restituire la somma entro il 3 aprile, altrimenti scatterà la denuncia. Sono comunque in corso una serie di accertamenti sui conti degli anni precedenti: si va indietro fino al 2008, anno in cui è stato nominato presidente. Purtroppo quello che è successo per la nostra associazione è un danno d’immagine enorme».

Per Cristofoletti il timore è che si faccia di tutte le erbe un fascio e si distrugga quello che con fatica si è costruito nel corso di tanti anni di attività fatta a livello di volontariato. «Da quando – spiega – la notizia è diventata di dominio pubblico, c’è chi mi ferma per strada e mi dice “allora siete anche voi come tutti gli altri”. E questo non posso accettarlo».

La stessa preoccupazione tormenta anche Claudio Sartori, presidente della commissione rifugi, vicepresidente provinciale del Club alpino assieme ad Ezio Calliari, che in questi anni ha lavorato fianco a fianco con Broggi: «Mi sento tradito, pugnalato alle spalle: adesso però l’importante è distinguere l’operato di una persona, dal resto del sodalizio».

Subito i vertici si danno tempi strettissimi: il 7 aprile è in programma il comitato direttivo; una settimana dopo, ovvero il 15, è convocata l’assemblea dei delegati che dovrebbe eleggere il successore di Broggi. I delegati sono 30 in rappresentanza delle 15 sezioni: di questi 10 sono della sezione di Bolzano. E’ evidente che dopo la bufera c’è voglia di chiudere (non di nascondere) al più presto questa brutta vicenda.

Cristofoletti approfitta dell’intervista per comunicare che «noi assieme alle più importanti sezioni dell’Alto Adige siamo per sostenere la candidatura di Sartori che dovrà essere affiancato da uno staff nuovo. Bisogna voltare pagina».

Claudio Sartori
Broggi-Sartori-image

Claudio Sartori, ingegnere bolzanino – iscritto da suo padre al CAI prima ancora di iscriverlo all’Anagrafe – è colui che dall’inizio sta seguendo la delicata partita che dovrebbe portare in tempi brevi alla costituzione di una società al 50% tra CAI e AVS per la gestione dei rifugi oggi di proprietà della Provincia. In base allo statuto del CAI altoatesino però Sartori non potrebbe ricoprire contemporaneamente la carica di presidente provinciale e componente del consiglio direttivo di una sezione, nello specifico quella di Bolzano. C’è chi dice che modificare lo statuto non è poi così difficile. Ma perché proprio Sartori? Alcune sezioni (in particolare quelle di Appiano e Merano) preferirebbero il commissariamento.

Ma Cristofoletti si oppone a questa soluzione: «Io dico di no, perché vorrebbe dire che siamo proprio messi male. Significherebbe congelare la situazione per mesi, rimettendosi nelle mani di un commissario che, arrivando da fuori, impiegherebbe un sacco di tempo per capire la nostra realtà. Dobbiamo invece nominare prima possibile un nuovo vertice e ricominciare».

Il 31 marzo 2015, sempre a firma della Mattioli, entra in scena su Alto Adige la ribellione dei soci con Broggi va denunciato.
«Quello che ha fatto è gravissimo: Broggi va denunciato. Perché coprendo l’ammanco lo si deve perdonare? A mio parere, il “gesto” di disonestà e sputtanamento verso il sodalizio CAI da parte di questo pseudo-presidente va esaminato, perché non è possibile che per un’azione così meschina e di bassa lega, valga la regola, che prevede solamente la sospensione da socio CAI per soli tre anni». Così Roberto Marton, vicepresidente della sezione CAI di Merano solleva un problema reale e pone una domanda che in questo momento più d’uno, dentro e fuori il Club Alpino, si sta facendo: ovvero perché dopo aver scoperto un ammanco di circa 20 mila euro nel bilancio del CAI provinciale del 2014, non ci si è rivolti subito alla Procura della Repubblica, ma il direttivo si è fatto firmare un documento in cui l’ormai ex presidente Giuseppe Broggi s’impegna a restituire la somma entro il 3 aprile e in caso contrario si adirà alle vie legali?

Nel frattempo i revisori dei conti sono impegnati in accertamenti anche sugli anni passati, si sta andando indietro fino al 2008, quando Broggi venne eletto presidente provinciale, al posto di Franco Capraro, che avendo fatto il secondo mandato non si poteva ricandidare. Il budget del CAI provinciale ammonta a circa 50 mila euro l’anno. Le verifiche sono partite dal mancato pagamento di alcune fatture, scoprendo poi che il presidente aveva tradito la fiducia di tutti con mandati di pagamento e note spese contraffatte. Tutte per importi di 100-300-500 euro alla volta che alla fine però hanno portato alla cifra di quasi 21.000 euro per l’anno 2014.

Alla domanda su come è stato possibile che nessuno si fosse accorto di nulla, Capraro risponde: «Noi come revisori dei conti facciamo un controllo a campione tre volte all’anno. Ma in prima battuta i controlli spettano al tesoriere. Qualcuno purtroppo non ha vigilato. Ci si è basati sulla fiducia e questi oggi sono i risultati».

E in risposta al perché si sia scelto di non denunciare Broggi, Cristofoletti spiega: «Il compito di muoversi in questo senso spetta ai vicepresidenti, ma al di là di questo, la verità è che stiamo cercando di recuperare la somma. Il rischio di passare subito alle vie legali è che alla fine si spendano un sacco di soldi in avvocati e non si porti a casa nulla. Comunque, il tempo per far scattare la denuncia c’è: se entro il 3 aprile Broggi non restituirà i 20 mila euro la denuncia sarà inevitabile».

Titolo su Alto Adige del 1 aprile 2015 è CAI, si muove la procura. Restituiti i 20mila euro, questa volta a firma di Massimiliano Bona. Viene data notizia della restituzione con tre giorni di anticipo, ma dovrà giustificarsi dall’accusa di aver inviato o presentato e-mail fasulle legate alla richiesta di contributi. Nel frattempo la Procura, a seguito della segnalazione, ha deciso di effettuare i primi accertamenti preliminari per capire se ci sono o meno le condizioni per procedere d’ufficio.

Il cda della Cassa di Risparmio, dopo aver preso posizione e incaricato il direttore generale Calabrò di fare tutte le verifiche del caso, ha emesso un comunicato a tutela dell’immagine dell’istituto di credito in cui si legge: «La Cassa di Risparmio di Bolzano dichiara che la e-mail presentata dal dimissionario presidente del CAI Broggi, che indicherebbe l’esistenza di richieste di contributi a favore del CAI per il 2014 e che apparirebbe come inviata da un indirizzo elettronico della Cassa di Risparmio, non risulta essere stata processata dai sistemi informatici della Cassa stessa né tanto meno mai prodotta. Il CAI negli ultimi 5 anni non ha presentato richiesta di contributi».

La vicenda è ormai nel pieno del furore. Alto Adige il 2 aprile 2015 titola Bufera CAI: resa dei conti nel direttivo. Nell’articolo si anticipa che la riunione del 7 aprile sarà burrascosa, in molti chiederanno conto ai vicepresidenti Claudio Sartori, candidato alla presidenza, ed Ezio Calliari, e prima ancora al tesoriere Luigi Lunelli.

«Prevedo la domanda – dice Sartori – ma la disponibilità della cassa ce l’hanno il presidente e il tesoriere. Io come vice mi occupo di rifugi e l’altro vice Calliari di attività giovanile. Se avessimo avuto anche solo un sentore di quello che stava succedendo, saremmo intervenuti: cosa che ho fatto quando ho capito che qualcosa non andava. Del resto il tesoriere ci ha assicurato non ha mai ravvisato alcuna mancanza nell’operato del presidente. Per quanto riguarda la denuncia, mi sono consultato con quattro avvocati e un magistrato e mi hanno detto che non siamo tenuti a farlo. A noi ciò che importava era recuperare i soldi».

Il 1° aprile sulla vicenda aveva preso posizione anche il presidente generale del CAI Umberto Martini: «Tutte le componenti territoriali del CAI Alto Adige, ciascuna per la rispettiva funzione, hanno mostrato tempestività d’intervento, trasparenza ed efficacia d’azione: in tre settimane si è passati dalla scoperta di irregolarità al ripianamento di quanto mancante, nell’entità emersa e richiesta… Chi ha sbagliato, con le immediate dimissioni dalla carica e dal CAI stesso, con la disponibilità e le ammissioni intervenute e, infine, con l’immediato ripianamento del dovuto, ha dato prova di ravvedimento».

Umberto Martini
Broggi-cai_martini

Ha spezzato una lancia a favore di Broggi anche il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli: «Voglio andare controcorrente… non mi piace la caccia al colpevole a tutti i costi. Broggi ha sbagliato e giustamente si è fatto da parte. Ma voglio anche dire che nella sua veste di presidente del CAI è stato uno straordinario difensore dei rifugi gestiti per tanti anni dal CAI, quando la Provincia voleva fare terra bruciata rispetto a quella esperienza. Adesso per fortuna è stato deciso un percorso virtuoso, che salvaguarderà il volontariato di CAI e AVS nella gestione dei rifugi… Broggi ha sbagliato, deve risponderne e la magistratura farà i dovuti passi. Da quanto risulta comunque ha già risarcito il CAI e con questo voglio dire che esce da questa situazione come uomo d’onore, non come lazzarone. Poi capiremo effettivamente cosa è accaduto, perché al momento risultano dei buchi di bilancio».

Queste prese di posizione, piuttosto indulgenti nei confronti di Broggi, suscitano come è ovvio una grossa polemica. Sempre procedendo per titoli dell’Alto Adige, ecco quello del 3 aprile 2015 (sempre a firma di Antonella Mattioli): Il CAI al sindaco: perché difendi Broggi?

Vi si dà notizia che il nuovo presidente del CAI sezione di Bolzano, Cesare Cucinato, prende le distanze dalle dichiarazioni del sindaco Luigi Spagnolli che ha definito l’ex presidente del CAI Alto Adige Giuseppe Broggi un “uomo d’onore”: «Noi siamo puliti, chi ha sbagliato è stato subito isolato… È chiaro che da questa vicenda è derivato un pesante danno d’immagine ad un’associazione nella quale s’impegnano quotidianamente centinaia di volontari».

Il direttivo della sezione del CAI Bolzano, in una riunione già programmata per il rinnovo delle cariche, ha nominato presidente Cucinato, 61 anni, molto attivo nel settore dell’escursionismo, affiancato nel ruolo di vice da Riccardo Cristofoletti, il presidente uscente che in base allo statuto, avendo fatto due mandati consecutivi, non poteva ricandidarsi.

Il 3 aprile la Ripartizione Cultura della Provincia presenta denuncia (vedi Alto Adige 4 aprile 2015). A dirlo è Christian Tommasini, vicepresidente della Provincia: «Ci siamo trovati in mano una e-mail o una lettera contraffatta, con la firma del direttore dell’ufficio cultura Claudio Andolfo, nella quale era contenuta una promessa di contributi, in realtà mai erogati, per alcuni progetti del Club alpino. La carta intestata è esattamente la stessa della Provincia, ma viene indicato un numero di protocollo in realtà inesistente. Della segnalazione in Procura si è occupato direttamente il nostro dirigente Antonio Lampis».

Una riunione del CAI Sezione di Bolzano
Broggi-riunioneCAI BZ

Nel frattempo è emerso che la e-mail fasulla della Cassa di Risparmio, per la quale la banca si è detta intenzionata a tutelarsi nelle sedi opportune, sarebbe datata 8 marzo, proprio quando il presidente del CAI Alto Adige Giuseppe Broggi, poi dimessosi, era stato messo alle strette dal suo direttivo che gli aveva chiesto di giustificare un ammanco nel bilancio del 2014 di 20 mila euro.

Apprendiamo poi (Alto Adige, 9 aprile 2015) che, nella vicenda Broggi, entra nel mirino anche il tesoriere del CAI, Luigi Lunelli. Il vice presidente Claudio Sartori pesa bene le parole, ma sa bene che la riunione del 7 aprile del consiglio direttivo del CAI Alto Adige è stata infuocata. I 15 presidenti delle varie sezioni provinciali hanno chiesto lumi sul «caso Broggi», che ha turbato non poco gli equilibri interni all’associazione. Ci sono ancora timori che il bilancio possa avere altre falle. L’approvazione dei conti sarà il 15 aprile e poi la parola d’ordine sarà «chiudere con il passato e andare avanti».

Nella riunione, diversi presidenti delle sezioni del CAI Alto Adige hanno puntato il dito contro il tesoriere, Luigi Lunelli, che a giudizio di molti «non poteva non sapere». Al Lunelli è stato chiesto a gran voce di esibire tutte le pezze d’appoggio e i mandati di pagamento, senza dei quali la seduta del 15 aprile non potrà mai arrivare all’approvazione del bilancio.

Altro argomento è il conflitto di cariche cui il candidato favorito alla presidenza del CAI Alto Adige, Claudio Sartori, potrebbe essere soggetto. L’interessato sostiene che non si dimetterà dalla vicepresidenza del CAI Bolzano, bensì la sua carica sarà congelata in attesa della modifica allo Statuto, e resterà, in ogni caso, a capo della commissione rifugi.

E giunge finalmente il 15, giorno dell’elezione (Alto Adige, 16 aprile 2015). Claudio Sartori è eletto nuovo presidente tra le polemiche (solo 17 voti favorevoli su 27). Prima dell’elezione di Sartori, è stato trattato il bilancio consuntivo del 2014. Entrate: 63 mila euro e rotti. Uscite: 93 mila euro e rotti. Insomma, un disavanzo pesante per un’associazione tutt’altro che a scopo di lucro e basata sul volontariato: trentamila euro di buco. Il bilancio è passato lo stesso, ma per il rotto della cuffia: 9 voti favorevoli, 7 contrari e ben 11 astenuti. Nella loro relazione i revisori dei conti hanno evidenziato come l’ex presidente Giuseppe Broggi avesse effettuato prelievi in contanti, la cui relativa documentazione giustificativa era stata presentata in ritardo o in maniera incompleta. Insomma, citando testualmente, “un numero anomalo di prelievi anomali”. I revisori hanno anche tirato le orecchie al tesoriere, il quale, a loro dire, avrebbe dovuto informare tempestivamente la giunta esecutiva per le ripetute condotte anomale dell’ex presidente.

Alto Adige del 17 aprile 2015 riporta, a cura della Mattioli, un’intervista al neo-presidente Sartori. La giornalista osserva acutamente che «Nessun attacco, nessuna proposta di candidatura alternativa, neppure una richiesta di chiarimenti – durante l’assemblea dei delegati – sul fatto di essere stato il vice dell’ex presidente del CAI provinciale e di non essersi accorto di quello che stava succedendo, ma il mal di pancia, causato dalla vicenda Broggi, è uscito al momento del voto: i 27 delegati hanno eletto Sartori con 17 sì e 10 schede bianche».

Cinquantotto anni, figlio di una famiglia mistilingue, Sartori era l’unico candidato alla guida del CAI Alto Adige. Nell’intervista ribadisce il concetto di trasparenza, condizione indispensabile per cancellare il danno d’immagine. Trasparenza che in concreto significa andare ad esaminare la documentazione contabile del CAI provinciale fino al 2008, quando Broggi è stato eletto. Per essere certi che, oltre all’ammanco di 20 mila euro relativo al 2014 poi restituito, non vi siano altre irregolarità

Ma, a proposito di trasparenza, la Mattioli punzecchia Sartori a proposito della vicenda del nuovo resort di Passo Sella: «Lei era responsabile della commissione rifugi provinciale e contemporaneamente come ingegnere ha seguito la parte strutturale del nuovo rifugio per la società che ha curato la ristrutturazione: non c’era il rischio di conflitto d’interessi?». La risposta è scontata: «Tutto è avvenuto alla luce del sole. La mia sezione (Bolzano) era informata e quell’incarico mi ha consentito di seguire passo passo i lavori: erano tutti d’accordo».

Poi l’intervista prosegue: «A che punto è la trattativa sui 21 rifugi passati dall’ex demanio militare alla Provincia: la gestione sarà affidata ad una società CAI-AVS?». Risposta: «La trattativa è a buon punto, entro l’autunno, se non prima, il presidente Kompatscher vuole chiudere. Non si farà però una società, la Provincia vuol mantenere la gestione diretta dei rifugi, utilizzando la nostra esperienza in questo settore».

Giuseppe Broggi
Broggi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.