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L’allenamento del Re degli Stupidi

L’allenamento
di Emilio Previtali (facebook, 3 giugno 2015)

Il posto in cui mi alleno in bici è abbastanza squallido. È un rettilineo di asfalto lungo dieci chilometri, io vado avanti e indietro. In mezzo ci sono quattro rotonde, il traffico non è eccessivo e scorre veloce e la carreggiata e larga, con un po’di attenzione si può fare velocità senza fermarsi mai.

È una zona industriale e dove non ci sono capannoni ci sono campi, sullo sfondo, in lontananza, delle belle colline, ma io non le vedo neanche. Io guardo il contachilometri e il cardiofrequenzimetro e soprattutto, ascolto il mio corpo. Ascolto me. Penso.

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Cerco un altro me che incontro quando il cuore accelera e va oltre un certo regime, oltre una certa frequenza. Ci incontriamo lì, sull’orlo della fatica, quando sto per mollare e divento vigliacco, quando la mia mente cerca le scuse per dire basta e lui, l’altro me, è lì e mi apre delle porte. Mi mostra degli spazi che credevo inesistenti oltre il mio limite. Lui, l’altro Emilio, mi fa ricordare di me.

Sul diario di allenamento ho scoperto, quasi per caso, di avere percorso questo tratto di strada centinaia di volte. Conosco ogni metro, ogni centimetro, ogni tratto di asfalto, eppure non mi stanco mai. Deve essere una specie di tara la mia, mi rendo conto di avere scalato le stesse vie e le stesse montagne decine di volte. La stessa pista, la stessa linea, sciando o facendo snowboard, facendo le stesse curve, centinaia di volte. Migliaia. Gli stessi boulder. Gli stessi movimenti, gli stessi appigli, le stesse sequenze, all’infinito. A me piace ripetere e comprendo che ripetere è démodé. È da sfigati, forse.

Però comprendo che nella mia tara, dentro al mio limite, pulsa un mondo che altri non comprenderanno o conosceranno mai, semplicemente perché non hanno pazienza abbastanza, testa dura abbastanza o forse, soltanto, non sono stupidi abbastanza. Io sono il Re degli Stupidi. Faccio sempre le stesse cose e mi accontento. La mia sfortuna è anche la mia fortuna. Non mi annoio mai.

Certe volte a fine allenamento trovo perfino il tempo di sedermi sul marciapiedi di questa zona industriale e intanto che scende il sole mi godo il rumore delle foglie di pioppo mosse dal vento e godo all’idea di avere polverizzato il mio record, che è il record del Re degli stupidi, un record inutile e insignificante. Questi capannoni e questi parcheggi vuoti che ho intorno, certe sere, sembrano perfino belli. E per me, questo, è abbastanza.

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