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Le verniciature della famiglia Beltrame

Provate a immaginare uno dei posti più selvaggi delle Dolomiti, dove la natura è forte, dove esprime la grande capacità che ha di commuoverci. E provate a immaginarla deturpata dalla vernice.

La val dei Cantoni è una via d’accesso alla Cima dei Preti, bellissima vetta del gruppo Preti-Duranno (Dolomiti d’Oltrepiave): se, in seguito al prossimo scioglimento delle nevi andrete a percorrerla, vi accorgerete del danno fatto.

Paolo Beltrame (di Maniago) ha materialmente eseguito la prima verniciatura, ormai 5-6 anni fa, allo scopo di rendere fruibile un angolo incontaminato delle Dolomiti tramite una sistematica e oscena segnaletica, visivamente invasiva e onnipresente, nonché rozzamente realizzata.

Un gruppetto di appassionati, abitanti di Cimolais e dintorni, si sono subito attivati per “cancellare” quell’obbrobrio: in quell’occasione è stato rispolverato il termine bocciardare. La “bocciarda” è infatti una specie di mazzetta a testa zigrinata con la quale e con molta pazienza è possibile ripristinare il colore originale della roccia deturpata. 

Val dei Cantoni – Cima dei Preti
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Ma già nella stessa stagione il Beltrame provvedeva a ri-verniciare lo stesso percorso, peraltro descritto nel bel libro Preti-Duranno dello stesso Paolo Beltrame, uscito nel 2006 e primo di una collana fortunata dal nome 101% Vera Montagna. E nel frattempo, in altre zone delle Dolomiti Orientali, succedeva che il nostro soggetto si adoprava nella verniciatura sistematica di vie di salita puramente alpinistiche alle vette anche remote, dei valloni selvaggi e degli antichi viaz dei cacciatori. Apponendo sulla roccia enormi bolli, frecce e scritte, oltre il limite del vandalismo.
Gli stessi dunque che avevano già bocciardato l’itinerario la prima volta tornarono a rifarlo, ma questa volta non si limitarono alla resistenza passiva.

L’11 ottobre 2009 sul blog FuoriVia apparve, a firma di Luca Visentini, un post di una lucidità cristallina, dal titolo Io accuso, del quale riportiamo un brano significativo: “… (gli autori del misfatto hanno disatteso) il Bidecalogo o Documento programmatico per la protezione della natura alpina votato all’Assemblea dei delegati di Brescia nel 1981, le finalità della Commissione centrale per la tutela dell’ambiente montano costituitasi nel 1984, le speranze per un riscatto ecologico dell’alta quota sorte con la fondazione a Biella nel 1986 di Mountain Wilderness da parte del Club Alpino Accademico Italiano e dei migliori alpinisti internazionali, gli stessi intenti della Charta di Verona approvata al termine del Congresso nazionale nel 1990, le Tavole di Courmayeur o Norme di autoregolamentazione del CAI per la protezione dell’ecosistema alpino promulgate nel 1995, le disposizioni limitative contenute nel più recente manuale   “Sentieri – Pianificazione segnaletica e manutenzione, vol. 1” e soprattutto il buon senso.
Val dei Cantoni – Cima dei Preti
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Dopo aver promesso la bocciardatura a oltranza dell’opera di Beltrame, segue la conclusione: “Ma rimane per i gruppi più a nord una mina vagante e quindi un pericolo per le ultime macchie bianche nella topografia del nostro Paese, già brutalmente antropizzato. Imbratta ogni cima, lo ripeto, è seriale. Uccide l’avventura. Compromette la scoperta. Riduce l’autonomia. Si nasconde dietro al falso alibi che così facendo donerebbe a molti l’opportunità di non perdersi. Mentre invece contano il suo ego smisurato e lo zelo pseudomissionario e duro a morire dei suoi compari associati.
Nell’era nuova delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Unesco io continuo a pensarla come sempre. Del mio passaggio sui monti cerco di lasciare meno tracce possibili”.

Segue un periodo di infocate discussioni, in cui appare chiaro che la filosofia verniciatoria è in netta minoranza. Paolo Beltrame è costretto a furore di popolo a chiedere pubblicamente scusa, impegnandosi a non reiterare azioni del genere.

L’attività però è continuata. La casa editrice del figlio Michele continua a promuovere i propri itinerari, premasticati (a questo punto non si sa da chi) con la vernice, nella brama di darli in pasto a tutti, anche ai meno preparati: gente che senza quelle segnalazioni mai potrebbe affrontare percorsi del genere (e forse neppure con quelle!).

Val dei Cantoni – Cima dei Preti
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Anche la via normale della Cima dei Preti, quella che sale da Forcella Compol, è verniciata con enormi bolli viola: e così cadono anche la Cima Laste e l’intero anello alpinistico del Duranno, solo per rimanere in questo gruppo e senza mettere il naso in Marmarole e Sorapiss, dove vengono segnalati altri disastri.
Viene anche il momento del versante nord-est della Cima delle Ciazze Alte, nel territorio del comune di Cimolais e del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane.

Val dei Cantoni – Cima dei Preti
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E’ la goccia che fa traboccare il vaso: il 21 novembre 2012 è stilata denuncia contro ignoti. Nella denuncia viene descritto il danno: “…Tale versante è stato vistosamente verniciato in rosso lungo una via alpinistica con difficoltà di I e II grado, segnalandone il percorso al di fuori di ogni controllo e responsabilità per la sicurezza, nonché modificando e pregiudicando il valore paesaggistico di una zona posta sotto tutela ambientale sia in ambito regionale che nazionale.
La “mano” appare la stessa che da qualche anno imbratta anonimamente e sistematicamente le rocce in particolare nel gruppo montuoso della Cima dei Preti e del Duranno… (le segnaletiche), che risultano oltretutto applicate con metodi improvvisati da sconosciuti senza autorizzazioni e non identificabili… al di là degli aspetti etici ed estetici pur necessari in montagna, possono indurre persone inesperte a seguirle, ignare che ciò può procurare grave pericolo a loro stesse qualora si trovassero di fronte a difficoltà per cui è richiesta una buona conoscenza della montagna e, per certi tratti, delle tecniche di progressione in sicurezza…”.

La denuncia è firmata da Antonio Zambon, presidente GR-CAI – FVG; Franco Polo, presidente CAI di Cimolais; Carlo Martini, presidente CAI di Claut; Pizzut Alleris, presidente CAI di Pordenone; Giacomo Giordani, capo stazione CNSAS Val Cellina; Luciano Giuseppe Pezzin, presidente del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane; Fabio Borsatti, sindaco del Comune di Cimolais.

Forse anche per ripicca, la Val dei Cantoni e la successiva salita alla Cima dei Preti viene verniciata per la terza volta!

Cima delle Ciazze Alte
Verniciature-Ciazze Alte-2_tra-i-mughi
Nessuno vuole firmare questa serie di devastazioni, anche se il sospetto che i Beltrame siano i “mandanti” è venuto a ben più di un osservatore: vuoi perché su Facebook (e altrove) Michele Beltrame continua a difendere la necessità della segnaletica anche anonima, vuoi perché è più naturale pensare che, spontaneamente, non possano esserci altri fanatici così pervicaci e compulsivamente ossessivi.

Solo per la Val dei Cantoni, al momento siamo a tre verniciature e a due cancellazioni: non si è proceduto oltre con la bocciardatura proprio per non eliminare il “corpo del reato” in Valle dei Cantoni, in attesa dell’esito delle indagini o che qualcuno si tradisca.

La propaganda dell’editore Michele Beltrame intanto continua a gettare fumo negli occhi, in quanto sostiene che la montagna, anche quella più selvaggia, deve essere per tutti e le solite falsità, tipo che i ripulitori “cancellano i sentieri”, quando in realtà si tratta di vie normali alpinistiche, mai tracciate e con qualche difficoltà tecnica (I, II e a volte anche III grado).

Cima delle Ciazze Alte
Verniciature-Ciazze Alte-1_attacco-via-normale
E’ molto preciso il punto di vista, sempre preso a prestito dal blog FuoriVia, di tal Bu Hzz: “Trovo che il proliferare dei segni di vernice in montagna sia veramente deprecabile. Segno di un’urbanizzazione che apre il passo a facilitazioni di ogni sorta, dalle ferrate alle funivie, dalle strade ai rifugi-albergo. Questa mania di facilitare, nel nome di una sicurezza che uccide il vero rapporto con la natura è non solo un obbrobrio per la vista, per chiunque ami veramente la montagna per quello che è, e non come terreno di conquista su cui allungare l’ombra del proprio ego, ma è anche ciò che porta la gente a dimenticare la necessità, (e quella è la vera sicurezza) di comprendere realmente il territorio che si attraversa, le sue caratteristiche, la sua conformazione.
Seguire un sentiero appena segnato qua e là da qualche ometto ti porta a mettere il cervello in quello che stai facendo, a salire, anche se è una passeggiata, concentrato, e quindi a goderti metro per metro quello che stai facendo (anche). Seguire invece un’autostrada ultrasegnalata, chiacchierando del più o del meno e magari facendo casino, come spesso accade, ti porta ad attraversare quel territorio come se fossi in un tunnel.
E’ ovvio, che in questa società in cui conta il risultato, la tacca nel proprio curriculum, la giornata persa inseguendo un sentiero è insopportabile.
Allora si pretende o si propende alle segnalazioni chiare… e ci si incazza pure se per caso ci si perde. Ma che ci andiamo a fare in montagna, se non per perdersi, nel senso più ampio del termine, per poi ritrovarsi? Perché trasformare la montagna in qualcosa di simile alle nostre città, con miriadi di segnali in ogni dove? Ma allora restiamocene in città, no? oppure andiamo a goderci l’aria fresca in macchina… perché urbanizzare anche dove è rimasta qualche briciola di wilderness? Quando tutto sarà segnalato, cosa rimarrà all’avventura?
L’idea che passa invece, veicolata dal concetto della sicurezza, è quella populistica e demagogica, a facile presa, che l’ambiente è di tutti e che tutti abbiano diritto di usufruirne. In sicurezza.
E che chiunque la pensi diversamente sia un elitario che vuole tenere la massa fuori.
E’ terribile, questa logica. Micidiale.
E’ quella che ha provocato la distruzione ambientale, ovunque, a qualsiasi livello.
L’incapacità di fare un passo indietro, di fermarsi, ma anzi l’affermazione del diritto di poter fare quello che si vuole, egoisticamente.
Il che, vale per uno, ma ovviamente per estensione vale per tutti.
La sicurezza vera è nel conoscere il territorio in cui ti muovi, è nel fare il passo secondo la propria gamba. E non nel costruire dei corridoi di vernice”.

Cima delle Ciazze Alte

Verniciature-Ciazze Alte-6_dimensioni-frecce

 7 febbraio 2014

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