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L’orgoglio del CAI

Questa volta ci siamo, la parte buona del CAI si sta ribellando e non sopporta il disagio che si è creato. Argomento del contendere è la trattativa estiva che la presidenza del CAI ha condotto con i fautori dei fuoristrada, senza rispettare la dura battaglia combattuta dal CAI regionale contro la sciagurata legge della Regione Lombardia, il PDL 124, che prevede la deroga al divieto di circolazione dei mezzi motorizzati sui sentieri, mulattiere e boschi. Una battaglia della primavera scorsa che, anche se persa, aveva raccolto tanti consensi nell’ambito del sodalizio e dell’opinione pubblica. La trattativa ha portato alla stesura di un comunicato stampa congiunto CAI FMI il cui contenuto è del tutto indigeribile da chi ha a cuore le sorti dei sentieri lombardi. L’incontro, definito “storico”, tra Umberto Martini (presidente del CAI) e Paolo Sesti (Presidente della Federazione Motociclistica Italiana) ha “iniziato un dialogo costruttivo che porterà a nuovi incontri e ad un tavolo di lavoro su progetti condivisi“.

Qui di seguito riportiamo l’accorata e indignata lettera di Renata Viviani, presidente di quel CAI Lombardia che tanto si era battuto pochi mesi fa per contrastare la legge regionale.

Alla cortese attenzione del Presidente Generale del Club Alpino Italiano Umberto Martini

Gentile Presidente Martini a seguito della pubblicazione del comunicato stampa congiunto CAI FMI pubblicato su Lo Scarpone on line e sul sito istituzionale del sodalizio www.cai.it in data 3 settembre 2014 il CDR del CAI Lombardia nella riunione del 15 settembre scorso ha rilevato quanto segue:

Orgoglio-01DBG08G01_01_03-k1MG-U801180440475IxF-620x349@Gazzetta-Web_articolo– Il fatto che una pratica contraria ai principi condivisi dal sodalizio sia ampiamente diffusa non implica che essa debba beneficiare di una considerazione più favorevole ma deve spronarci alla ricerca di strumenti maggiormente efficaci per contrastarla. Nello specifico: se l’uso ludico dei mezzi motorizzati sui sentieri, sia nelle forme consentite dalla norma che in quelle illecite, sta aumentando in modo rilevante, nulla cambia rispetto agli impegni che il CAI si è dato in materia e che sono chiaramente espressi dal Bidecalogo approvato nel 2013 dall’Assemblea dei Delegati.

– È inopportuno attivare tavoli di discussione per trattare con le associazioni di categoria la spartizione dell’uso del territorio ma ritiene che il confronto debba avvenire negli ambiti istituzionali, dove vi è chiarezza di ruoli e di obiettivi. In quegli ambiti le istituzioni sono i responsabili della tutela dei beni e interessi collettivi ed hanno il ruolo di garanti terzi del bene comune mentre le associazioni di categoria sono portatrici di interessi particolari. Nello specifico: l’ambiente montano e il patrimonio sentieristico sono terreno comune alle finalità del CAI e della FMI che però sono confliggenti. Le istituzioni sono il punto di riferimento per il CAI affinché venga evidenziata la valenza di bene particolare e collettivo rappresentato dalla rete sentieristica e dall’ambiente in generale. Alle istituzioni va rammentato il ruolo di controllo che compete loro quale strumento necessario affinché le regole e il patrimonio comune vengano rispettati.

– È insostenibile l’affermazione che sia possibile percorrere i sentieri per uso ricreativo con i mezzi motorizzati senza arrecarvi danno ed è evidente che tale attività è svolta da elementi che si associano per diffondere il più possibile la propria capacità di espressione e di azione.

– È stato inopportuno esprimersi in merito ad iniziative comuni tra il CAI e la FMI riferibili alla spartizione condivisa fra territorio percorribile anche da mezzi motorizzati e quello meritevole di “assoluto rispetto”. Nello specifico: tale affermazione è priva di qualsiasi condivisione con il corpo sociale.

– I contenuti sopra elencati pubblicati dalla nostra stampa sociale, dai media riferibili alle associazioni motociclistiche e dalla stampa generalista hanno annichilito le iniziative del CAI Lombardia che, in armonia con i contenuti del Bidecalogo, nei mesi scorsi aveva effettuato una campagna di sensibilizzazione rivolta ai Consiglieri della Regione Lombardia e all’opinione pubblica per scongiurare la deroga al divieto della circolazione dei mezzi motorizzati sui sentieri. Lo stesso danno ha colpito le iniziative di molte sezioni della regione che tanto si sono attivate sul territorio e presso le amministrazioni locali. Inoltre il CAI, unitamente alle altre associazioni ambientaliste, aveva evidenziato il grave danneggiamento arrecato all’ambiente dalla circolazione illecita che imperversa indisturbata sui sentieri per la mancanza di controlli ed alla quale non bisogna abituarsi come ad una realtà ineluttabile perché ritenuta da alcuni portatrice di riscontro economico. Se da un lato non è stato raggiunto l’auspicato risultato in sede legislativa (la deroga è stata votata), dall’altro vi è stata una positiva risonanza della stampa, anche nazionale sul tema e l’adesione di oltre 40.000 persone all’appello rivolto al Consiglio Regionale della Lombardia prima del voto della legge sul tema.

– I contenuti del comunicato congiunto a firma del Presidente Generale del CAI destituiscono di fondamento le argomentazioni riguardanti l’incompatibilità della presenza dei mezzi motorizzati per scopo ludico sui sentieri sostenute sin qui dal CAI con un’unica voce . Le istituzioni del territorio, le associazioni ambientaliste, l’opinione pubblica e le stesse associazioni motociclistiche possono pensare ora a una correzione di rotta intervenuta dall’alto; ad esse offriamo l’immagine di una associazione disarmonica su questo tema. Grave è anche il pregiudizio arrecato al credito del Bidecalogo e lo sconcerto provocato alle sezioni e ai soci che percepiscono il nostro vertice indirizzarsi verso una strada diversa da quella indicata dalla base sociale.

– È dispiaciuta la mancata occasione di aver notizia diretta della strategia e operatività sul tema sentieri e mezzi motorizzati in animo alla Presidenza già da mesi, una “svolta storica” che è stata purtroppo appresa a mezzo stampa e solo recentemente. Forse parlarne prima, semplicemente e serenamente, stanti le numerose occasioni di incontro presentatesi quali l’AD di Grado e il Festival delle Alpi tematizzato proprio sulla valorizzazione dei sentieri, avrebbe evitato questa situazione di tensione e imbarazzo che non giova ad alcuno tranne che alla FMI. Espressa questa difficile situazione, il CDR che mi onoro di rappresentare e che tanta fiducia mi ha accordato, ritiene di chiedere delle spiegazioni e degli approfondimenti sul significato di quanto dichiarato nel comunicato congiunto CAI FMI, anche per poter dar conto ai delegati lombardi nella prossima ARD su questo tema che tanto ci ha impegnati.

Cordiali saluti

Renata Viviani – presidente CAI Lombardia

Bergamo, 27 settembre 2014

postato il 2 ottobre 2014

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