Pubblicato il 1 commento

Misurazione e valutazione della performance

Indubbiamente la lingua italiana è per propria specificità, estremamente esplicativa (una frase di venti parole in lingua italiana può essere tradotta con cinque in inglese, dodici in tedesco, undici in francese e così via…)  e quindi nulla viene tralasciato. Può essere questo un grande vantaggio, sia in termini di musicalità sia in termini di comprensione, ma come credo tutti ormai ben sappiamo, il coltello dalla parte del manico si utilizza senza conseguenze, dalla parte della lama invece…

Mescolando poi, italiano e inglese (quanto sono belli questi termini tipo stakeholder…!) e mescolando pure ciò che sono gli obiettivi di un’istituzione nata (come giustamente viene fatto notare nelle prime righe) per la divulgazione e la valorizzazione dell’ambiente montano con scopi passionali e non di lucro con ciò che riguarda invece le conseguenze di un accrescimento evolutivo piuttosto naturale, e la necessaria regolamentazione contrattuale dei dipendenti (obbligatorio avere dei dipendenti a tempo pieno per un ente così massiccio) se ne ottiene un pot-pourrì nel quale riuscire a galleggiare se non si conoscono le diverse concettualità diventa una “lotta per la vita”…

Aldilà degli aspetti sindacali sui quali avrei diverse cose da ridire (sono stato per moltissimi anni dirigente sindacale “da trincea” sempre in prima linea) ma che sono stati ratificati da sigle ufficiali e quindi sarebbe o sarà, interesse dei dipendenti stessi, avallare o contestare i termini contrattuali, si evince da questo documento che il CAI, se non si fosse ancora capito, ha deviato da quella strada originaria di associazione passionale e ha intrapreso un corso da società di capitali (che nega ovviamente nella prefazione ma ratifica nelle 42 pagine seguenti) trattando i suoi obiettivi (ma qualcuno potrebbe obiettare che “target” faccia più figo… !) come “prodotto”, “servizio” (e già qui non ci siamo… o l’uno o l’altro… a meno che la politica economica non la cambi il club alpino che dovrebbe essere ancora inserito in quella antica e ahimè abbandonata, almeno in parte, categoria di ente morale…) e i suoi risultati come “soddisfazioni” del solito “stakeholder” (in economia con il termine “stakeholder” o italicamente “portatore di interesse”, si indica genericamente un soggetto o un gruppo di soggetti, influente nei confronti di un’iniziativa economica, che sia un’Azienda o un progetto).

Se un qualunque iscritto al CAI si legge ‘sto pippone… altro che tempo di andare in montagna (alla faccia della semplificazione in ambito pubblico per la quale siamo stati così intelligenti da creare pure un ministero…)! Si intuisce pertanto come mai il presidente dell’Alpine Club inglese sia un forte alpinista, accreditato a livello internazionale, mentre da noi la presidenza sia in mano a un sedicente “mai andato in montagna”…

Il grosso del problema però, a mio avviso, sta nel fatto che senza accorgercene, o quasi, stiamo accreditando (fare la tessera dà al CAI modo di esistere) una realtà parallela incontrollabile (una scorsa ai vari articoli di legge in apertura del testo e si capisce bene…) che allo stato attuale non sappiamo dove approderà ma sicuramente non sulla riva alla quale la maggior parte dei soci anela…

1 pensiero su “Misurazione e valutazione della performance

  1. Dall’intuizione all’istituzione, credo sia evidente che lo spirito non aleggi più qui (CAI) da molto tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.