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Noi ci battiamo

C’è chi crede che le montagne siano più forti e più durature dell’uomo e che ogni aggressione avrà alla fine la sua degna con­tromisura. E a dispetto della fiducia che molti esseri umani possano condividere il nostro modo di sentire la natura, per anni abbiamo delegato al buon senso comune il compito di arrestare quello che ci sembrava uno scempio continuo.

Il nostro ottimismo di fondo ci impediva di vedere la realtà, la gioia dello scalare e del camminare nella continua scoperta delle cose nascondevano quelle mille crepe che si andavano aprendo.

Le sorgenti del Po, Pian del Re (Alpi Cozie). Foto: Federico Raiser
Le sorgenti del Po, Pian del Re, Alpi CozieEd è solo da neppure una trentina d’anni che ci siamo accorti che la montagna in genere è «USATA»; e più in particolare che la roccia, i boschi, i prati, l’acqua, i panorami e perfino il montanaro sono «USATI». Il consumo non rispetta più nulla, altera i concetti di bellezza, impedisce alla gente di guardare se non per fotografare, di percorrere senza raccogliere fun­ghi o mirtilli.

Si parlava di dignità e di grandezza della montagna mentre la si colonizzava senza alcun rispetto: al di sopra rifugi, bivacchi e vie ferrate inutili, al di sotto strade e cemento. E inoltre, solo per rimanere nel campo del normale appassionato o del turista alpino, e proprio parlando con queste persone e non con i cementificatori di professione, si nota una generale contentezza nel poter raggiungere e abbandonare la montagna con sempre maggior velocità. Ci si può sentire emarginati se si afferma che lento è bello.

Sostenere che si deve continuamente imparare da tutti, anche dai più giovani di noi, oggi è sempre più difficile. Ci si può coprire di ridicolo se si sostiene che i record non servono che a ridicolizzare la monta­gna, specie dopo il successo delle competizioni di arrampicata, dei rally, delle corse alla vetta e di ogni tipo di montagne svendute.

Come tutti, anche il curatore di questo blog sta certamente invecchiando, ma non per questo gli sembra il caso di far guadagnare altro terreno a persone che non «sentono» come lui. È la continua lotta di chi vede la montagna come una discoteca e chi la vorrebbe vivere nella sacralità di un tempio.

L’idea di iniziare questo blog e quindi di collaborare assai attivamente a ciò che noi riteniamo essere cultura alpina è stata una spalmata d’unguento benefico su vecchie piaghe mai richiuse. La convinzione che vi siano tanti appassionati che finora avevano sofferto in silenzio è provata nella sua verità dall’interesse che le prime uscite hanno risvegliato.

Funivia 3S a Kitzbuehel. Foto: Kitzbuehel Tourismus
KItzbuehel, funivia orbitale 3STra i vari intendimenti c’è anche quello di dare spazio all’esigenza, at­tuale e prioritaria, di difendere gli ultimi spazi incontaminati delle nostre Alpi. A questo riguardo coesistono molte opinioni: c’è chi pensa che sia estremamente importante difenderle dall’assedio della spazza­tura, c’è chi vorrebbe maggiore difesa dai turisti, dagli operatori turistici, dagli alpinisti, dai Club Al­pini, dagli impresari edili, dagli sciatori, dai cacciatori, dai cavatori, da custodi di rifugi senza scrupoli, e da tanti altri.

Siamo giunti ad una situazione tale di colonizzazione e talvolta di degrado che non si può più volgere lo sguardo dall’altra parte e consolarsi pensando che si troverà comunque un angolino per noi.

Purtroppo ancora immobili e consolidate sono le posizioni di quegli alpinisti cittadini che con cieca determinazione perseguono i loro sogni tra cime e cielo ma che, con malce­lato fastidio, non vogliono prendere posizione su scottanti problemi e che di buon oc­chio vedono la costruzione di nuovi impianti per avere più possibilità di ascen­sioni rapide.

Noi ci battiamo perché i boschi non siano più campo di battaglia per riempire di qualunque cosa i propri sacchetti di plastica o i propri carnieri; e ci battiamo anche perché l’alta e l’altissima montagna non siano campo di gioco solo per riempire i propri diari di elenchi di salite.

Foto: Andrea Rolando
gressoney funivia punta indrenCi battiamo perché la roccia non sia più un mezzo per squallidi esercizi sportivi, perché i sentieri siano la via all’esperienza e non rete viaria di un giardino pubblico.

Ci battiamo infine perché ciò che è stato deturpato sia ripulito, ciò che è stato conquistato sia infine difeso.

postato il 20 aprile 2014

 

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