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Non si può calpestare con gli scarponi gli dei tramutati in pietra

Con un ritardo di 12 anni riesco a sapere di un tentativo di salire il Mount Kailash, per fortuna abortito per stessa volontà degli interessati.

Il Mount Kailash 6714 m è la montagna più sacra della Terra, un bellissimo cono mozzo di roccia scura, sormontata da uno spesso manto di neve e ghiaccio, posto in un angolo neppure così remoto del Tibet sud-occidentale.
NonsipuòCalpestare-kailash3La leggenda non parla di una montagna inviolata, perché si tramanda che nell’undicesimo secolo il poeta e mistico Milarepa, rapito nella sua estasi meditativa, sia stato trasportato in vetta dai raggi del sole nascente.

Il 12 marzo 2001 le enormi statue di Bamyan in Afghanistan erano state distrutte dai talebani tramite cariche esplosive: ebbene, neppure un mese dopo le autorità cinesi, del tutto insensibili al sentire della popolazione tibetana, dettero il permesso di salire il Mount Kailash a una spedizione spagnola.

La montagna è sacra per milioni di buddisti e seguaci Bon-po, oltre che per un miliardo di Hindu e Jain. Il bagno nelle acque ghiacciate del Manasarovar Lake, ai piedi della montagna, cancella i peccati di centinaia di vite precedenti.

La decisione del governo cinese è apparsa subito una provocazione, e non è certo passata inosservata. Migyur Dorje, rappresentante del Dalai Lama a Londra, dichiarò all’Observer che “il Mount Kailash non dovrebbe diventare un’arena sportiva. Non solo offenderebbe i buddisti, ma anche gli induisti, che credono sia la casa di Shiva”. In effetti, secondo la tradizione sanscrita del Vishnu Purana, il Kailash è la rappresentazione concreta e terrestre del Mount Meru, la montagna cosmica al centro dell’universo.

Tibet Autonomous Region, China

Non era la prima volta che i cinesi provavano a offendere la cultura religiosa della popolazione: negli anni ’80 le autorità avevano dato a Reinhold Messner il permesso di fare un giro attorno al monte, lo stesso giro di parecchi giorni che migliaia di pellegrini compiono a ogni stagione, superando i più di 5000 metri di quota del Lipu Lekh Pass, magari trascinandosi sulle ginocchia per penitenza. Nel permesso era scritto a chiare lettere che, se avesse voluto, il grande scalatore poteva tornare l’anno dopo e tentare la salita alla vetta. Naturalmente Messner declinò l’offerta.

La spedizione spagnola, condotta da Jesús Martínez Novás, disse che si proponeva quella conquista come una crociata contro il degrado ambientale, “un’azione collettiva volta a cambiare il corso auto-distruttivo dell’umanità”.

Naturalmente molti tra i più informati e famosi alpinisti del mondo condannarono quel progetto. Doug Scott, allora presidente dell’Alpine Club, disse: “Nel 1979 salendo il Kangchenjunga mi sono fermato a dieci metri dalla vetta… Come si sentiranno gli scalatori spagnoli dopo aver sminuito questa montagna?”.

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Messner rincarò la dose: “ Se conquistiamo questa montagna, lo facciamo conquistando qualcosa nell’anima della gente. Suggerirei agli spagnoli di andare e scalare qualcosa di più difficile: il Kailash non è così alto e neppure così difficile…”.

La spedizione, che avrebbe dovuto partire all’inizio dell’estate, travolta dal giudizio negativo di tutti, già a metà maggio 2001 rinunciò.

Dunque il Kailash è ancora salvo, quella montagna descritta da Sven Hedin e Francis Younghusband, dalla quale nascono il Gange, l’Indo e il Brahmaputra. Quella montagna che il grande tibetologo Giuseppe Tucci definì l’ombelico del mondo, la scala che unisce la terra al cielo, la residenza di roccia e di ghiaccio di ben 360 dei.

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