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Obbligati al rimborso del soccorso perché senza pile?

Obbligati al rimborso del soccorso perché senza pile?

Il Cascatone del Pisgana è una maestosa colata glaciale in ambiente davvero selvaggio. Con la base posta a circa 2100 m è raggiungibile da Pontedilegno in due orette di avvicinamento. Alta circa 250 metri, per l’esposizione a nord-ovest presenta spesso ghiaccio perfetto nella più grande esposizione. Le difficoltà sono di III, 3. Vedi Scala difficoltà su Cascate di Ghiaccio e Dry tooling per le cascate di ghiaccio.
Il 20 dicembre 2015 due amici di Vestone (BS), vista la bella domenica e l’assenza di neve, hanno deciso di avventurarsi nella risalita di questa bella cascata. Delle previste sette lunghezze di corda necessarie, tre sono andate regolarmente. Poi a più di 100 metri dal suolo, qualcosa è andato storto e gli alpinisti si sono trovati in seria difficoltà, tanto da dover richiedere un aiuto esterno. Non erano infatti più in grado di proseguire né di tornare indietro: nel frattempo la temperatura cominciava ad abbassarsi e il buio sopraggiungeva.

Cascatone del Pisgana. Foto: Michele Cisana
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Verso le 17 la macchina dei soccorsi si è così messa in moto. Dopo l’avvicinamento con i fuoristrada all’area dove i due erano bloccati e un’ora e mezza di cammino, gli uomini del soccorso della V Delegazione Bresciana del CNSAS hanno cominciato a loro volta la scalata sulla ripida parete di ghiaccio per prestare soccorso ai malcapitati e riportarli a valle.

Durante le manovre di calata i due giovani, seppur visibilmente intirizziti, hanno collaborato con i soccorritori. Vista la complessità delle operazioni e le molte ore passate al gelo dai due alpinisti, sul posto è intervenuto anche un elicottero di soccorso della Rega, abilitato al volo notturno e partito dalla Svizzera.

L’intervento è durato molte ore ed ha richiesto l’ausilio di una ventina di soccorritori, appartenenti alle stazioni di Soccorso Alpino di Ponte di Legno, Temù ed Edolo, oltre ad una squadra del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza.

Le operazioni di soccorso si sono concluse soltanto a notte inoltrata, fortunatamente senza gravi conseguenze per i due alpinisti.

Non sono ben chiare al momento le cause della loro impossibilità di proseguire o di calarsi.

Un classico intervento da soccorso alpino, nel senso che in casi del genere è richiesta elevatissima specializzazione e doti alpinistiche non comuni – osserva Pierangelo Mazzucchelli, delegato della V Zona Bresciana, che aggiunge: – le nostre squadre intervenute erano composte perciò da personale professionalmente preparato grazie anche ai numerosi corsi che svolgiamo durante l’anno, e tutti hanno dato il massimo. Bisogna tenere conto che hanno veramente operato in condizioni estreme: al buio hanno risalito, e poi ridisceso, per quattro tiri, più di 100 metri, una cascata di ghiaccio.

Abbiamo raggiunto i due ragazzi in difficoltà soltanto verso le 21 – spiega invece la guida alpina Guido Salvettidopo averli rincuorati ed esserci accertati delle loro condizioni, piano piano li abbiamo calati fino alla base della cascata.

E’ importante osservare che la ricognizione dell’elicottero del Rega è durata soltanto un quarto d’ora per evitare possibili incidenti.
Salvetti spiega: – Via radio attraverso la centrale operativa, abbiamo fatto allontanare il velivolo perché era troppo elevato il rischio che il rumore dei motori e delle pale facesse staccare qualche pezzo di ghiaccio. L’elicottero è atterrato in uno spiazzo poco distante e quando siamo giunti alla base della cascata ha preso a bordo i due giovani trasportandoli a Pontedilegno.


In virtù della recente legge, i due alpinisti – se il loro comportamento sarà giudicato imprudente – dovranno versare un ticket a parziale rimborso dei costi di soccorso, «amplificati» dalle tariffe orarie applicate dal Rega. La spesa della spedizione di salvataggio di domenica si aggira sui 6 mila euro.

Dice Guido Salvetti: – Cascate come questa che hanno tempi di avvicinamento molto lunghi, certamente non sono da sottovalutare le poche ore di luce a disposizione perché l’oscurità cala presto e, prevedendo di far tardi, quello che non dovrebbe mancare nello zaino, naturalmente assieme a corde, moschettoni, piccozze e ramponi, sono delle lampade frontali, in modo da poter rientrare autonomamente anche in condizioni di totale buio.

Per la cordata di Vestone si sta annunciando un ticket «salato».

Considerazioni
A proposito della libertà di avventura, di cui spesso trattiamo in questo Blog, risulta ogni giorno più evidente che per poter avere dei “colpevoli” non occorre affatto una legge che prescriva degli obblighi: infatti basta che un comportamento possa essere ritenuto imprudente (o simili).

Così non è necessario l’obbligo del kit da ferrata: chi avrà un incidente e verrà sorpreso senza le attrezzature “canoniche” dovrà sopportare le conseguenze giudiziarie di questa sua scelta anche senza una legge apposita.

Allo stesso modo la legge non prescrive (per ora) la pila nello zaino ma la prescrive o consiglia (c’è differenza?) l’uso alpinistico, il quale finisce per essere… legge. Anche, sempre a esempio, il Google Maps Trek non lo prescrive la legge (per ora): quando qualcuno che non ne è dotato si perderà, che cosa (di giuridico) gli succederà?

Sul Cascatone del Pisgana. Foto: Michele Cisana
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