Posted on Lascia un commento

“Pinne gialle” trad

Pinne gialle trad
(a dispetto dei fantomatici appigli “scomparsi”)
di Maurizio Manolo Zanolla


Pinne gialle
è una via che ho attrezzato a spit e dall’alto nell’estate del 2014 in Tognazza (Passo Rolle, Dolomiti). Corre a lato del grande diedro centrale, superato dalla via Dell’Antonio-Marcon, un itinerario aperto il 28 agosto 1962 e da me in seguito liberato.

Anche a causa delle pessime condizioni meteo di quell’estate, Pinne gialle mi ha rubato nove giorni per il lavoro di chiodatura e pulizia e sono riuscito a liberarla il 23 settembre del 2014 accompagnato da Eric Girardini. Matteo Mocellin ha documentato la prima salita con una completa sessione fotografica e dopo la salita, come ormai d’abitudine, non avevo espresso nessuna graduazione alla via, lasciando ad altri più bravi l’eventuale compito. Per il racconto vedi: http://www.planetmountain.com/it/notizie/arrampicata/pinne-gialle-nuova-via-per-manolo-in-tognazza.html

Tre immagini della prima ascensione di Manolo su Pinne gialle, 23 settembre 2014. Foto: Matteo Mocellin/Storyteller-Labs
Pinne-2014-26458

Pinne-26459

Pinne-26461

Quella serie di fessure, come ho già raccontato due anni fa dopo la prima salita della via, era da molto un mio personale sogno “trad” ma probabilmente, il lungo periodo di stop per infortunio mi aveva condizionato talmente tanto che non ne avevo avuto il coraggio, e la paura di schiantarmi in quel diedro minacciosamente vicino mi aveva convinto a mettere gli spit.

Il tempo però l’ha diluita in fretta e già mentre Andrea De Giacometti (che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni di pulizia e nel primo tentativo di salita), stava provando a ripeterla gli avevo suggerito di sbrigarsi perché mi era ritornata la voglia di tentarla trad.

Nel frattempo ad agosto del 2015 Riccardo Scarian e Alessandro Zeni la provano con la corda dall’alto.

Dopo quindici giorni gli stessi ritornano con la corda dal basso, trovandola completamente trasformata e tremendamente più difficile, non riuscendo nemmeno ad arrivare in sosta e alle tre di notte mi arriva un messaggio che riporto testualmente: “Oh Mago, ma sai che un coglione (!!!) ti ha smartellato gli appigli su Pinne gialle? Dev’essere stato un talebano di merda! Sarebbe da fargli il culo a gente del genere… Buona notte!”.

Con la corda dall’alto sul tiro chiave di Pinne gialle. La foto è stata pubblicata l’8 settembre 2015 da Alessandro Zeni sul suo profilo facebook, con il seguente commento:Festeggiano i cani sul cadavere dei leoni pensando di aver vinto.. ma i cani rimarranno cani e i leoni rimarranno leoni!! Non toccate mai i vostri idoli, la sottile doratura che li ricopre si attacca facilmente alle vostre dita…“.
Pinne-con cordadall'alto1510986_942984165761048_7035458447168351807_n

Naturalmente mi preoccupo: ma cosa sarà mai successo su quella via? Così chiedo ad Andrea che la stava provando per favore di salire a controllare. Niente, dopo la perlustrazione mi dice che lassù non manca proprio niente, per lui tutto è assolutamente come prima, a parte la presenza di un isolato moschettone a metà.

Per tutta risposta (il 4 settembre sempre del 2015) gli arriva questo messaggio (che riporto altrettanto testualmente): “Ciao Andrea direttamente dalla regia mi dicono che non è assolutamente cambiato niente su Pinne gialle… Beh che dire! Ti consideravo una persona onesta e con una certa etica. Ma evidentemente mi sbagliavo… sei abbagliato e probabilmente d’accordo con il tizio che si è fottuto il cervello ormai da un bel po’ di tempo! Vorreste farci passare da coglioni a me e Zeni? Sarà difficile!! Una via che fai con un resting a vista con la corda dall’alto! E due settimane dopo, in forma, fai un resting a ogni spit non credo sia a stessa via! Comunque complimenti, siamo come al solito nel patetico! Ma sinceramente a me non me ne frega un cazzo! Ce ne sono di vie da scalare a ‘sto mondo. Bravi ancora una volta, siete proprio i migliori!!! Diglielo pure al tuo amico… Che ora stiamo scalando al Bilico… e preventivamente abbiamo le foto di ogni appiglio e appoggio! Così da non passare proprio da coglioni ogni volta! Buone arrampicate… Ciao Sky.”

Aldilà del linguaggio, tutto questo mi sembra tremendamente strano e il 7 settembre 2015 con Andrea ritorno lassù, mi calo lungo la via ma non vedo nessun cambiamento, tutto è assolutamente come prima. Quel pomeriggio Andrea fa anche un paio di tentativi per chiuderla, ma non ci riesce.

Sono indolenzito e infreddolito il sole è sparito da un bel po’, sono appeso su quella sosta scomoda da due ore ma sono troppo curioso. Mi carico tutto il materiale nello zaino e parto, arrivando in sosta scalando pulito e riconfermando tutto quello che mi era sembrato la prima volta… questa via con la corda dall’alto è puro divertimento. Sono contento, non manca assolutamente un millimetro di pietra e come sempre, non mi fermo nemmeno a rispondere, semplicemente vado avanti per la mia strada.

Andrea De Giacometti
Pinne-andrea-de-giacometti-tree-climbing-xvertical

Andrea De Giacometti durante la prima ripetizione di Pinne gialle, 12 agosto 2016. Foto: Laura Gonzalez Calavia
Pinne-FotoLauraGonzalezCalavia39383

Finalmente quest’estate, esattamente il 12 agosto 2016, Andrea riesce nella prima ripetizione. Andrea scrive: “Il nome Pinne gialle deriva da una storia tutt’altro che simpatica, fatta di arrampicatori “snaturati” e di maldicenze su appigli rotti e smussati. Una saga senza fine incominciata tempo fa, purtroppo con l’unico scopo di tralasciare il vero valore dell’arrampicata e della mera bellezza delle vie. Tiri semplicemente unici, dove si riesce a passare oppure, con un grande sforzo di umiltà, è dovere togliersi il cappello e portare a casa un insegnamento di valore ancora più prezioso. A me questa via ha insegnato molto, la reputo la più complessa che abbia salito fin ora e sicuramente la più bella della parete. Una via con carattere, con “un’anima” propria da ricercare e comprendere, sintonia da scoprire con la parete, gioco di emozioni… per riuscire a salirla ci vuol ben altro che un buon allenamento e le dita che stringono”.
Per il racconto, vedi http://www.planetmountain.com/it/notizie/arrampicata/pinne-gialle-prima-ripetizione-in-tognazza-per-andrea-de-giacometti.html.

Ora, posso togliere definitivamente gli spit.
Il primo giorno non riesco a toglierli tutti, quella parete storta mi spacca la schiena rimescolando una verticalità contorta. Ritorno per finire il lavoro e provo anche a posizionare qualche stopper, non ho nessuna esperienza con questo genere di protezioni veloci e in quella strana fessura a tratti appena superficiale mi rendo conto che i friend non entrano un gran che e il materiale che possiedo è troppo grande. Non ne ho mai usati di più piccoli e non so nemmeno quanto tengano (ammesso che riesca a posizionarli), ma se voglio continuare devo comprarli.
Cavolo se costano questi dannati stopper e mi rendo anche conto che non mi bastano. Devo acquistarne altri assieme a qualche micro-friend.
Questa volta li faccio bastare e non ho nessuna intenzione di comprarne ancora.

Manolo e un micronut. Foto: Davide Carrari
pinnegialle-davide-carrari-torino-italy03

L’idea è anche di fare qualche test per comprendere se tengono davvero e se l’eventuale fuoriuscita di uno di questi nel tratto chiave possa essere devastante, ma poi mi convinco che è meglio non saperne nulla, non voglio essere influenzato, devo alleggerirmi da tutto, dalle chiacchere, dalla paura, dall’immaginazione… nessun timore deve infiltrarsi e mi convinco che sono più che sufficienti.

Bene, adesso devo solo provare la via, quest’estate non ho quasi mai scalato, non sono in condizioni e non voglio rischiare troppo. La via non esige grande forza e nemmeno una grande resistenza ma molta sensibilità. Però affidarsi solo a una buona condizione mentale con quelle protezioni è piuttosto pericoloso.

Giovedì 29 settembre Eric ha mezza giornata di tempo, avrei preferito il pomeriggio visto la calura di questi giorni ma oggi può solo al mattino. Mi cala lungo quelle fessure che ora senza i chiodi mi sembrano ancora più belle, ma impiego molto tempo a posizionare alcuni di quei micro dadi. La gravità mi sputa sempre implacabile verso il diedro continuando a toglierli e arrivo in fondo più storto che mai.

Anche Eric ne ha piene le scatole di rimanere appeso in sosta ma si offre gentilmente di scendere ad assicurami per un tentativo.

Manolo impegnato nella prima trad di Pinne gialle (con protezioni pre-piazzate), tiro chiave. Foto: Davide Carrari
pinnegialle-davide-carrari-torino-italy01

pinnegialle-davide-carrari-torino-italy02

Preferisco scalare subito dal basso, non abbiamo molto tempo e nessuna ambizione di riuscire, voglio solo capire se riuscirò a rinviare e mettere i friend dove prima dovrò mettere le dita e intanto ripasserò con calma i movimenti della via ma soprattutto… incomincerò ad abituarmi mentalmente a quella scalata. Metto il casco, Eric ride perché non l’ho mai messo; gli chiedo di essere serio, voglio concentrarmi, sono molto preoccupato anche solo per provare a resting.

Ho da subito una buona percezione e mi abbandono con fiducia sui primi spalmi trovandoli molto più facili del previsto riuscendo sempre a rilassarmi e a riposare quasi ovunque, e rapidamente mi avvicino al tratto più pericoloso e difficile.

Eric mi incoraggia ma io non ricordo le sequenze: però traverso deciso e leggero verso il passo più impegnativo ma quando provo a proteggermi mi rendo conto che le protezioni sono posizionate troppo in alto. Non posso fermarmi e nemmeno cadere, se voglio raggiungerle devo proseguire ancora.

Quel diedro è pericolosamente vicino e se solo mi scivolasse un piede mi schianterei contro ma stranamente non m’irrigidisco e m’infilo in una strana dimensione che annulla totalmente tutto quello che mi circonda e avanzo fino a proteggermi su quei piccoli dadi e proseguo fino al riposo, dove non mi fermo nemmeno. Non sono stanco e voglio lasciarmi dietro più parete possibile.

Tognazza, via Pinne gialle
pinne-gialle

Superato il tratto più critico avverto improvvisamente il caldo torrido del mezzogiorno che mi secca la gola, ma ho ancora qualche movimento molto strano e insidioso per riuscire. Spreco energie, non mi ricordo il metodo e devo riscendere al riposo. Respiro più profondamente, è l’ultimo ostacolo che mi separa dal mio piccolo sogno e riparto ascoltando solo l’istintività del mio corpo e poco dopo sono in cima a quei 47 metri fantastici!

Ho la gola arsa, ma non sono minimamente acciaiato e tutto mi è sembrato facile… oggi ho arrampicato bene, come ormai mi succede raramente forse perché sono riuscito ad alleggerirmi da tutto e solo adesso mi rendo conto di non aver mai pensato a cadere.

Non ho fatto niente di speciale, ho solo realizzato una parte di un mio piccolo sogno e mi piace averlo fatto a quasi sessant’anni. Ma nuovamente la felicità si smorza… sono salito facilmente, ma allora forse potrei salire mettendomi tutte le protezioni dal basso? Anche quelle più precarie?

Credo di sì, ho imparato molte altre cose ma per ora non sono ancora pronto e lascio il piacere a qualcuno più bravo ed esperto di me. Potrebbe essere un prossimo progetto… ora ho scoperto gli stopper e intanto mi impegnerò a liberare anche gli altri tiri, poi vedremo.

Riflettendo: dal momento che lassù non manca un millimetro di pietra… o sono un extraterrestre e riesco a salire con facilità, senza allenarmi, dove rinomati atleti giovani e preparati ed esperti non riescono, oppure qualcuno ha speso un capitale di colla e ha rincollato tutti gli appigli scomparsi in un modo impeccabile senza lasciare traccia… oppure ancora qualcuno si è inventato una velenosa favola di appigli scomparsi che spero contagi solo gli “arrampicatori da tastiera”.

Alessandro Zeni e Riccardo Sky Scarian
Pinne-Zeni-Scarian-13732001_1118512241541572_6258418902097532687_o

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.