Posted on Lascia un commento

Piolet d’Or 2015 – parte 2

Ogni anno, una folla di arrampicatori, alpinisti e amanti della montagna si dà convegno alla base del Monte Bianco per il meeting di alpinismo globale. Il Piolet d’Or è stato a lungo considerato una specie di Oscar dell’alpinismo, ma ora si notano importanti segni di metamorfosi: è cambiato lo stesso significato della cerimonia. Ciò che si tenta di fare è diminuirne le valenze competitive.

Ci sono più vincitori
“Non credo nei premi di alpinismo, e ancor meno nei trofei o titoli rivolti al pubblico o ai media” scriveva su Alpinist Mark Prezelj, già nel 2007 “alla cerimonia era palpabile lo spirito competitivo che si era creato, ben rinfocolato dagli organizzatori dell’evento. Purtroppo la maggior parte degli scalatori si adattava a questa situazione, senza rendersi conto d’essere stati spinti in un’arena dove gli spettatori godono del dramma, dove è giudicato chi vince e chi perde”.

Piolet d’Or 2015, Courmayeur: da sinistra, Tommy Caldwell, Aleš Česen, Luka Lindič, Aleksander Gukov, Sir Chris Bonington, Aleksey Lonchinskiy, Tut Braithwaite, Doug Scott, Marko Prezelj. Foto: Menno Boermans
Piolet dOr-2-23piolet-2
Nel 2013 tutti e sei le cordate “nominate” furono premiate e da allora capitò qualcosa di irreversibile. Pur nel dibattito e ascoltando le più diverse opinioni. Quando a Chamonix (la sera prima della chiusura ufficiale a Courmayeur) fu chiesto a Marko Prezelj cosa ne pensasse quest’anno, questi ha risposto pubblicamente d’essere soddisfatto: “Non c’è più tanta competizione, mi sembra. Quest’anno ci ho messo un bel po’ prima di decidere se accettare o ignorare il premio. Sarebbe stato più facile fregarsene, ma decisi di andare a Chamonix per incoraggiare gli organizzatori a trasformare questa manifestazione in una specie di festival… Spero che in futuro non ci saranno più né perdenti né vincitori”.

Lo conferma Christian Trommsdorff, president del Groupe de Haute Montagne (GHM) and capo dell’organizzazione: “Noi cerchiamo di individuare la miglior realizzazione dell’anno, seguendo criteri di stile, impegno, difficoltà ed etica, ma il nuovo format si stacca dalla tradizione del Piolet. Quest’anno abbiamo annunciato i tre vincitori tre settimane prima, il premio va alle tre cordate senza classifica”.

Piolet d’Or 2015, Courmayeur: da sinistra, Aleksander Gukov, Sir Chris Bonington, Aleksey Lonchinskiy. Foto: Menno Boermans
PioletdOr-2-23piolet-1Una passione condivisa
Durante un informale incontro stampa che ha preceduto la sera ufficiale a Courmayeur, i candidati al Piolet d’Or hanno raccontato curiosità e aneddoti.

“Noi avevamo solo una vaga idea della montagna grazie a Google Earth” racconta Aleksander Gukov a proposito della spedizione alla Sud del Thamserku “quando vedemmo la parete dal vero, rimanemmo stupefatti di quanto fosse bella, più di una donna bellissima”. E Aleksey Lonchinskiy ha aggiunto: “E quando il brutto tempo nascondeva la montagna, decidemmo di chiamare la via Shy Girl (la ragazza timida)”.

Piolet d’Or 2015, Courmayeur: Doug Scott (a sinistra) e Tommy Caldwell. Foto: Menno Boermans
PioletdOr-2-23piolet-3
Assieme a Marko Prezelj, nel team sloveno che è riuscito a vincere la Nord dello Hagshu, c’erano anche Aleš Česen e Luka Lindič. Uno dei più giovani candidati al Piolet di sempre, Lindič ha detto di essere dispiaciuto che l’alpinismo attragga poco i giovani: “Non so bene il perché, ma sembra che l’arrampicata sportiva e il bouldering siano molto più fascinosi per loro. Non per me, comunque, che sono attratto dalle belle linee e dallo stile puro, su Alpi e Himalaya.

Sir Chris Bonington con il suo Piolet d’Or Lifetime Achievement Award (Piolet d’Or alla Carriera). Dietro è Doug Scott. Foto: Piotr Drozdz
PioletdOr-2-23piolet-4
Bonington ha detto: “Io li ammiro questi giovani. Le loro imprese provano che l’alpinismo è ben lungi dall’essere morto. Richiestogli se, in riguardo alla sua età, aveva intenzione di mollare l’alpinismo estremo, Prezelj ha sentenziato: “Presto ne avrò cinquanta, ma finché c’è la passione, l’età non conta”.

Caldwell, per lo più conosciuto per le sue abilità arrampicatorie (ricordiamo la prima libera della Dawn Wall al Capitan), ha detto: Tutte le volte che indosso i ramponi, mi sento impacciato. Non credo d’essere un alpinista…”. E Bonington: “Beh, può fare a meno d’essere così modesto. Penso che la traversata del Fitz Roy sia un’impresa eccezionale, proprio per la purezza dello stile alpino impiegato”. E qui Caldwell gli ha risposto: “Sentirlo dire per bocca tua mi fa venire i brividi”.

Marko Prezelj, Aleš Česen, Luka Lindič al Hagshu, Kishtwar, Himalaya. Foto: © Marko Prezelj
PioletdOr-2-27354Ispirare le generazioni
Spesso il Piolet alla Carriera può essere perfino più importante dei normali Piolet d’Or. Tributato per la prima volta nel 2009 a Walter Bonatti, il premio è riservato ad alpinisti fuoriclasse che abbiano ispirato per una vita intera. Quest’anno è stata la volta di Sir Chris Bonington.

Aleš Česen sulla parete nord del Hagshu, Kishtwar, Himalaya. Foto: © Marko Prezelj
PioletdOr-2-CesensuHasgu-27351
Nato nel 1934, Bonington aveva incominciato a scalare a sedici anni. Ha risolto grandi problemi sia sulle Alpi che in Himalaya, pubblicato numerosi libri che sono stati tradotti in tante lingue. L’onorificenza di “sir” gli fu conferita nel 1996. Nel 2014, per festeggiare il suo ottantesimo compleanno, è andato a ripetere una delle sue famose “prime”, quella sull’Old Man of Hoy, la spettacolare guglia sul mare da lui scalata nel 1966.

Luka Lindič sulla parete nord del Hagshu, Kishtwar, Himalaya. Foto: © Marko Prezelj
PioletdOr-2-Lindic-27360
Nessuno più di Doug Scott, anche lui in precedenza premiato alla carriera, poteva essere titolato per consegnargli il premio. Con molto humor e umiltà Scott lo ha definito uno dei maggiori “influenzatori” di alpinisti. In piedi accanto a lui, amico e compagno di tante avventure, Bonington ha detto: “Questo per me vuole dire molto, te ne sono grato. Ve ne sono grato. E mi viene da dedicare questo riconoscimento a tutti gli amici e compagni che ho perso in montagna”.

Il versante ovest del Fitz Roy, Patagonia. E’ visibile buona parte della traversata di Caldwell e Honnold. Foto: © Marcello Sanguineti
PioletdOr-2-110269

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.