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Quarant’anni di Cattedrale

Ci sono quasi tutti, in questa tepida sera di metà giugno a Lecco, nei locali della sede del gruppo Gamma. Quasi tutti i partecipanti a una spedizione che quaranta anni fa raggiunse un doppio successo sulla Cattedrale del Baltoro.

Purtroppo non ci possono essere Giulio Fiocchi (scomparso nel 1996), Alberto Sironi (1995) e Benvenuto Laritti (Cima dei Bureloni, 1983). Ed è assente Gianluigi Lanfranchi.

La Cattedrale del Baltoro (o Thunmo Peak) 5866 m. La via al punto più alto sale per la cresta di sinistra. L’altra via sale la parete al sole, a destra. Foto: H. Adams Carter
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Il 1975 è stato un grande anno per l’alpinismo italiano, e lecchese in particolare. Reinhold Messner (con Peter Habeler) riesce a salire in stile alpino e ultraleggero il Gasherbrum I, ma soprattutto Gianni Calcagno e Guido Machetto aprono la loro ormai mitica via nuova sul Tirich Mir (Hindukush), un’impresa epocale, oscurata solo dalla diffusione mediatica che ebbe la salita di Messner e Habeler (fatta su un Ottomila e non su un quasi Ottomila!). Calcagno e Machetto non meritavano e non meritano questo oblio: la loro salita, condotta in perfetto stile alpino e su difficoltà davvero notevoli, è l’anticipo di quanto succederà solo l’anno dopo sul Changabang, ad opera di Peter Boardman e Joe Tasker. Alpinismo di difficoltà in alta quota, non più pendii di neve e seracchi bensì il V e il VI grado portati alle massime altezze.

Il 1975 è stato anche l’anno del tentativo degli inglesi Joe Brown, Martin Boysen, Will Barker, Ian McNaught-Davis, Dave Potts e Mo Anthoine alla Nameless Tower (quella che noi italiani chiamiamo Torre di Trango), evidentemente obiettivo primario della spedizione lecchese di cui stiamo parlando. E la rinuncia è stata dovuta solo al fatto che alla fine il governo pakistano diede il permesso agli inglesi. I lecchesi dovettero “ripiegare” sul piano B, la Cattedrale del Baltoro (o Thunmo Peak) 5866 m.

Un incidente incredibile occorse a Boysen che, nell’incastrare la gamba in una fessura, si ritrovò nell’impossibilità di rimuoverla! Due ore di sforzi e di adrenalina furono necessarie per liberarsi. La spedizione rinunciò, per tornare poi l’anno dopo e avere finalmente ragione della torre.

Non dimentichiamo che quella era un’epoca di passaggio. L’alpinismo delle grandi spedizioni e delle grandi pareti viveva il massimo splendore: ricordiamo il tentativo della spedizione nazionale di Riccardo Cassin alla parete sud del Lhotse, nell’organico della quale erano presenti ben cinque lecchesi. Spedizione in anticipo sui tempi, sappiamo che la parete fu salita soltanto 15 anni dopo. E, sempre del 1975, è la vittoria di Doug Scott e Dougal Haston sulla parete sud-ovest dell’Everest (grande spedizione di Chris Bonington). Insomma, in quella transizione si succedevano tentativi e successi, ma soprattutto si alternavano spedizioni tendenti alla difficoltà in quota ad altre che miravano alla quota su pareti imponenti.

La spedizione del CAI Belledo è folta numericamente ma ha l’ambizioso obiettivo di innalzare il livello di quota di certe difficoltà. Se non riusciva ai giovani lecchesi, una scuola reduce dalla conquista del Cerro Torre, a chi avrebbe mai potuto riuscire?

La difficile arrampicata in pareteQuarant'anniCattedrale0001Ed è così che, sia pur in mezzo a qualche contrasto, due squadre diverse si organizzano per salire due obiettivi molto differenti sulla stessa montagna. La salita alla vera vetta per l’itinerario che sembrava il più potabile e la salita invece dell’imponente parete che dà sul Baltoro senza voler dopo raggiungere il punto più alto della montagna.

La difficile arrampicata in parete
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Avendo raggiunto entrambi gli obiettivi, possiamo dire senza timore che in quel momento i lecchesi erano i più forti di tutti coloro che vedevano la montagna come campo per esprimere la nuova creatività.

E’ commovente guardare questi uomini fatti, schierati per una foto-ricordo. Quaranta anni sono tanti, c’è una vita in mezzo. Quarant’anni di ulteriori sogni, qualcuno più fortunato di altri.

Due sono i pesci di lago che ci sono preparati e serviti dal “pescatore”: lavarello e agone. E anche questo contribuisce a rendere questa serata indimenticabile. Non solo per i protagonisti.

Benvenuto Laritti conferma l’arrivo in vetta al Thunmo con l’accensione di un razzo
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Quella che segue è l’abbastanza fedele traduzione di quanto fu pubblicato al riguardo sull’American Alpine Journal del 1976:

L‘allora Sottosezione del CAI di Belledo (Lecco), quaranta anni fa giusti giusti coglieva due importanti successi in Karakorum. Entrambe le vie sulla Cattedrale del Baltoro (Thunmo Peak): la cresta sud-ovest (con campi) e la parete sud-est in stile alpino.

Il capo spedizione era l’industriale Giulio Fiocchi. Alberto Sironi il medico. Undici gli alpinisti: Daniele Ciapin Chiappa, Armando Colombari, Carlo Duchini, Giuseppe Lafranconi, Gianluigi Pomela Lanfranchi, Benvenuto Laritti, Pierino Maccarinelli, Ernesto Panzeri, Sergio Panzeri, Giacomo Stefani e Amabile Pai Valsecchi.

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Dal campo di Liligo (marcia di avvicinamento al Concordia e al K2) tagliarono obliquamente il Baltoro Glacier fino al loro campo base a 3901 m, alla confluenza del Dunghe Glacier nel Baltoro.

Dopo tre giorni di ricognizioni presero le decisioni sulle vie da tentare. Il 23 giugno 1975 cominciò l’attrezzatura della cresta sud-ovest. Per arrivare al campo 1 c’erano circa 750 m di V e V+, con granito spesso non buono, e sono stati necessari circa 1000 metri di corde fisse.

A quel punta arriva il brutto tempo e tutto si ferma. Il 3 luglio Ernesto Panzeri, Lafranconi, Lanfranchi e Valsecchi tornano al campo 1, ma Panzeri non sta bene ed è sostituito da Laritti. A dispetto del poco cibo, della neve, del freddo e della fatica, continuano. La sezione successiva presenta notevoli difficoltà di misto, specialmente alla quota di circa 5000 m. Seguono due lunghezze di roccia strapiombante, sovrastate da una sezione di neve instabile e tratti di ghiaccio verticale. Alla fine, dal campo 4, raggiungono la vetta alle 14.30 del 10 luglio.

L’altro itinerario, la parete sud-est, alta circa 1500 m, è stata iniziata il 3 luglio. Chiappa, Maccarinelli, Stefani, Duchini e Sergio Panzeri salgono 500 m fino a un canale in parete est e traversano poi a destra fino a una spalla. Il giorno salgono altri 500 m fino ai piedi dello sperone finale. Fino a lì avevano trovato difficoltà dal III al V. Anche loro sono costretti per il brutto tempo a tornare al campo base. Due giorni dopo, 6 luglio, ritornano al loro punto più alto. Chiappa e Maccarinelli sono costretti a superare due lunghezze di corda nelle quali non riescono a mettere alcun chiodo. Bivaccano a 5000 m. Il 7 luglio Sergio Panzeri e Stefani vanno in testa, prima in artificiale per fessure strapiombanti, poi su ghiaccio, e poi ancora su difficilissime fessure di roccia cattiva. Al tardo pomeriggio scendono al luogo di bivacco precedente. L’8 luglio Chiappa, Duchini e Maccarinelli e, dopo aver raggiunto il punto più alto dei compagni, proseguono, ancora su rocce rotte e lastronate coperte di neve. Li seguono Panzeri e Stefani. Chiappa sale un ultimo diedro verticale per raggiungere la fine della parete (V, V+, A2, A3). Gli altri lo seguono. Un più facile terreno di misto li porta in vetta. In tutto hanno usato 150 m di corda fissa e 150 metri di scalette metalliche. Un profondo intaglio separa questa vetta dal punto più alto del Thunmo.

Cena del Gruppo Gamma di Lecco per il 40° della spedizione del CAI Belledo alla Cattedrale di Baltoro, 13 giugno 2015. Da sin in alto: Sergio Panzeri, Carlo Duchini, Pierino Maccarinelli, Giacomo Stefani; da sinistra, in basso: Ernesto Panzeri, Giuseppe Lafranconi, Armando Colombari e Amabile “Pai” Valsecchi. Foto: Roby Chiappa.
Cena del Gruppo Gamma di Lecco per il 40° della spedizione del CAI Belledo alla Cattedrale di Baltoro, 13 giugno 2015. Da sin in alto: Sergio Panzeri, Carlo Duchini, Pierino Maccarinelli, Giacomo Stefani; da sinistra, in basso: Ernesto Panzeri, Giuseppe Lafranconi, Armando Colombari e Amabile "Pai" Valsecchi

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