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Risposta a Luca Gardelli

Il presidente del Soccorso Alpino Emilia-Romagna, Danilo Righi, in merito alle esternazioni del volontario del Soccorso Alpino Luca Gardelli apparse in questo blog in data 9 giugno 2015 (con il titolo La delusione di Luca Gardelli), ha ritenuto opportuno intervenire con un’articolata risposta, cui diamo volentieri spazio.


Risposta a Luca Gardelli
di Danilo Righi (presidente del Soccorso Alpino Emilia-Romagna), 15 giugno 2015

Il Soccorso Alpino è un ente operativo che tradizionalmente rimane indifferente alle polemiche, ai personalismi e agli individualismi, con il presupposto che rifuggire da questi realizzi il proprio miglioramento etico.

Lo spirito di appartenenza al Soccorso Alpino è imperniato sul “fare” e non sul “chiacchierare”.

Purtroppo a volte capita di assistere a cadute di stile di volontari che innescano discussioni solo per la soddisfazione di lasciare ad ogni costo la propria personale impronta negli eventi, di voler incidere sulle decisioni pur nella misera consapevolezza che le stesse ricadono sotto la diretta responsabilità altrui.

Le cadute di stile sono accettate come espressione dell’indole e del carattere della persona purché non intralcino o screditino le attività che il Soccorso Alpino è chiamato quotidianamente ad affrontare.

Danilo Righi
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Leggiamo della teatrale delusione di sentirsi emarginato, da parte di chi si autoreferenzia “interprete dell’obbligo morale legato alla necessità di testimoniare qualcosa di differente al comune sentire e che forse un giorno avrebbe trovato terreno fertile per dare origine a un cambiamento” raffigurando in modo autentico la propria personalità egocentrica.

Rammentiamo che il Soccorso Alpino non è un ente immutato e immutabile ma in continuo divenire, coerentemente alle trasformazioni delle esigenze sociali e del soccorso e rammentiamo anche a codesto interprete, che la storia del CNSAS insegna che i cambiamenti nel Soccorso Alpino ci sono e ci son sempre stati ma portati avanti con il metodo democratico, quello che lui stesso ha disdegnato e rinunciato a prescindere.

Il sistema elettivo dal basso dei suoi rappresentanti (non auto-referenziati ma votati in seno all’assemblea), la impugnabilità delle loro decisioni, a mezzo delle procedure di contestazione presso gli organi sovraordinati, il collegio dei probiviri e anche la Giustizia Ordinaria, garantiscono all’interno del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino il rispetto dei diritti di tutti i volontari nel dominio del principio del contraddittorio e della democrazia.

Rammarica essere pleonastici, ma a parere di chi scrive:
– poco etico è (ed appare) opporsi a un’attività di ripulitura di un ponte, sito nel tratto cittadino di un fiume, in un periodo di dissesto idrogeologico;
– poco etico è (ed appare) innescare diatribe sulla ovvia utilità di un’attività prestata gratuitamente per il bene comune al fine di prevenire episodi sciagurati;
– poco etico e gravemente scorretto è dubitare a priori sulla serietà e sulla professionalità di chi valuta, sotto la propria diretta responsabilità, le attività di Soccorso Alpino;
– poco etico e gravemente scorretto è presumere che alcune attività siano eseguite senza l’adeguata formazione e senza l’utilizzo dei DPI da parte degli operatori;
– poco etico, gravemente scorretto e anche diffamatorio è riferire agli Enti preposti come lo SPISAL (Servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza sul Lavoro), organo di Vigilanza della AUSL, che alcune attività si presume siano eseguite dal Soccorso Alpino senza l’adeguata formazione e senza l’utilizzo dei DPI da parte degli addetti.

Vizioso e inadeguato (e peraltro goffo) è apparso, non solo al parere di chi scrive, visto l’esito dell’assemblea di stazione e del consiglio di zona, il tentativo di giustificare la massiva disapprovazione espressa dai propri compartecipi con la ritenuta percezione da parte loro di appartenere a una associazione in cui “ogni dubbio che si solleva può determinare emarginazione e intimidazione (se non si rientra nelle giuste “simpatie”)”.

Una votazione a voto segreto sarebbe stata, nella sua “nutrita maggioranza”, intimidita? Una deliberazione dei membri del consiglio di zona capziosa? Grottesco e inverosimile. Come è grottesca e incredibile la pervicace e presuntuosa determinazione del Sig. Gardelli di pretendere che il comune sentire sia inevitabilmente l’espressione di una ipocrisia o ancor peggio di una stoltezza, ed ancora pensare se stesso ad un Benjamin Malaussène del Soccorso Alpino, sia locale e regionale che addirittura nazionale.

Il metodo democratico ha valutato i suoi comportamenti e l’irrevocabilità di questa valutazione si è determinata con la rinuncia, dell’avente diritto, a percorrere le impugnazioni, pur avendone la possibilità come manifestazione e realizzazione del diritto al contraddittorio.

Questi sono i fatti, tutto il resto sono chiacchiere costruite ad arte per captare l’altrui compatimento.
Cercare di essere compatiti però spesso è segno di mera vanità.

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SOCCORSO ALPINO EMILIA ROMAGNA
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