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Rolando “Roly” Galvagni

   Rolando Roly Galvagni
Intervista di Giacomo Rovida

Il chiodatore è una figura che mi ha sempre affascinato, soprattutto mi ha affascinato l’idea che qualcuno potesse passare del suo tempo a creare qualcosa per gli altri.

Sì, perché siamo tutti contro gli spit, tutti contro le funivie però alla fine le vie protette bene dove c’è uno spit in più piuttosto che uno in meno e dove l’arrampicare diventa un piacere sono anche quelle più frequentate.

Anche in Dolomiti negli ultimi anni stanno nascendo tantissime vie impegnative ma con protezioni buone o ottime e dove l’arrampicata è un piacere verticale. Forse alpinismo e l’arrampicata sportiva possono convivere?

Purtroppo il mondo della montagna spesso è dislocato dalla realtà, sembra quasi che assumersi una dose maggiore di rischio, affrontare qualcosa di “mortale” sia un valore, qualcosa che renda speciale chi lo fa. Spesso i “massimi” sistemi dell’alpinismo nostrano sputano sentenze su chiodature e su etiche dimenticandosi che c’è una bella fetta di torta (forse la più grande) che cerca di divertirsi senza rischiare troppo. Arrampicata e alpinismo possono convivere, basta conoscere la storia e capire dove si può fare una cosa e dove un’altra.

Roly Galvagni e Diego Filippi, gli “Amici del Sottobosco”
Galvagni-Roly&DiegoGli amici del sottobosco.

Forse tirare una riga di spit sulla Sud della Marmolada (che ha una storia e una tradizione) è sbagliato, ma valorizzare una parete sconosciuta dolomitica con una bella via magari plaisir può essere una bella idea e perché no può incentivare il turismo della zona.

Rolando Galvagni (conosciuto da tutti come Roly) è uno dei chiodatori più prolifici e apprezzati della Valle del Sarca e delle Dolomiti. Le sue vie sono ripetute e amate da tantissimi arrampicatori.

Ho deciso di intervistarlo (senza conoscerlo di persona) perché mi dava l’idea di incarnare perfettamente l’ottica del chiodatore per gli altri, del creatore di opere verticali pronte per essere ammirate e gustate da tutti noi.

Per fortuna in giro per l’Italia ci sono tanti “Rolando” che si impegnano nel chiodare e che fanno divertire tutti noi peones, perché l’arrampicata è un gioco e niente di più.

E se a qualcuno non va bene, beh, ci sono tantissime vie con spit a 15 metri, con passaggi di VIII obbligati e senza soste ma, chissà come mai, là non c’è mai la coda.

Roly Galvagni su Kill, Rupe di Terlago
Galvagni--Born to kill Rupe di TerlagoCome sempre iniziamo dalle presentazioni. Chi sei? Dove vivi? Cosa fai nella vita?

Roly Galvagni, 48 anni, agricoltore. Vivo a Egna, un paese a sud di Bolzano.

Come hai conosciuto la roccia e hai iniziato a scalare?
Ho conosciuto la montagna frequentando la locale sezione del CAI. Per alcuni anni ho fatto solo ferrate e salite di alta montagna, poi ho iniziato ad arrampicare ma in maniera molto incostante e spesso con compagni occasionali.

Sei uno dei più prolifici chiodatori della zona di Arco e non solo. Quando è scattata la passione per la chiodatura?
Grazie del complimento. Non sono proprio così prolifico, le mie vie sono in genere molto ripetute e danno l’impressione di essere molte di più.
La passione mi è stata trasmessa vedendo l’amico Florian Lindner, infaticabile chiodatore locale, dal quale ho imparato molto anche se le sue vie erano dannatamente dure e demodé (ha sempre avuto una passione per i camini ostici).

La maggior parte delle tue vie sono un piacere verticale, ben protette e su roccia ottima, sono insomma vie aperte “per gli altri”. Perché hai scelto questo stile?
Penso sia un po’ l’obbiettivo di ogni apritore, cercare una linea possibilmente sana con una chiodatura rapportata alle difficoltà. Non conosco chiodatori che aprono vie solo per se stessi. Senza una prospettiva di condivisione queste vie non avrebbero senso.

Da Arco alle Dolomiti: come sono state accettate le tue vie in quel contesto alpino così ricco di storia e tradizioni?
Il mondo dell’arrampicata è uno spaccato di varia umanità e di conseguenza queste vie vengono considerate in maniera soggettiva. C’è chi le apprezza e chi si sente in dovere di schiodarle, e, come qualche anno fa, farsi promotore di una raccolta di firme per salvaguardare “la sacralità delle rocce”.

Per la chiodatura che materiali (trapano anche) usi? Ritorni mai sulle tue vie a sistemarle o a controllare lo stato dei materiali?
Uso un trapano Makita. In montagna, se riesco, uso anche chiodi normali o protezioni veloci. Mi è capitato spesso di tornare a risistemare delle vie, rettificandole o per aggiungere qualche protezione.

Come decidi dove aprire una via? Quando scatta la scintilla per una parete?
Penso sia una questione di stati d’animo. A volte ci capita di vedere una certa parete con occhi nuovi, magari colpiti da un dettaglio o incuriositi da qualcosa che non ci si può spiegare. E’ un bel gioco che ha a che fare con l’immaginazione, creatività e passione.

In un posto come le Dolomiti c’è ancora spazio per aprire nuove vie?
Penso proprio di sì. In questi ultimi dieci anni sono state valorizzate tante strutture nuove in montagna e per chi avrà voglia di superare la fatidica soglia dell’ora, o dell’ora e mezza di avvicinamento, si aprirà tutto un mondo.

Uno dei problemi dei chiodatori è sicuramente il costo del materiale. Tu come ti muovi? Riesci a trovare dei finanziamenti per i tuoi progetti?
E’ da anni che il CAI Bolzano ci viene generosamente in aiuto per buona parte delle esigenze. Abbiamo ricevuto materiale da alcuni negozi di Arco e dal progetto Bolt for book di Versante sud. Con i proventi di una serata con Diego Filippi abbiamo acquistato del materiale inox per richiodare la parte bassa di Destinazione paradiso a Cima Coste. Ci sono stati anche bei gesti di generosità da parte di singole persone. Ringrazio tutti di cuore.

 Roly Galvagni su Indian Summer, Val di Mezdì (Sella)
Galvagni-Indian summer.Val Mezdi (1)Credi che l’arrampicata possa valorizzare il territorio? Vie ben protette sono un’attrazione turistica non indifferente, visto i numeri che sta avendo l’arrampicata. Non credi ci debba essere un rapporto più fitto tra enti e chiodatori?
Ma tu stai parlando di massimi sistemi! La mia è una modesta attività sottotraccia. E poi, per esperienza, so che quando entrano in ballo enti o istituzioni le cose prendono una piega… diciamo strana. Grazie all’interessamento di Marco Furlani qualche anno fa siamo stati invitati a una cena con alcuni amministratori del comune di Dro che ci hanno ringraziato per l’attività svolta.

Hai voglia di consigliarci le tue tre vie che reputi più belle?
Ogni via è stata una piccola grande esperienza umana con cari amici, quindi hanno un valore più affettivo che tecnico. Ne dico tre con diversi compagni. Delenda Carthago con Max Maceri alla I Torre del Sella, L’impero dei sensi al Monte Casale con Michl Pfitscher, Casino Royale a Cima Coste con Diego Filippi.

Che progetti hai per il futuro? Continuerai a chiodare?
Non so cosa farò da grande e non so che piega prenderanno gli eventi in una società che non sa riconoscere personalità, ma solo moduli e attestati. Un chiodatore in fondo è una figura astratta, un qualcosa di non “inquadrato”. Continuerò a chiodare finché ne trarrò piacere personale, finché non ci saranno “saggi” a scrivere 10 comandamenti e finché non mi sequestreranno il trapano.

Roly Galvagni su Orizzonti di Gloria, Lagazuoi
Galvagni-orizzonti di gloria

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