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Settimana dopo gli esami

Il 26 luglio 1965, cioè 50 anni esatti fa, ho salito da solo una difficile via, la Guderzo alla Est di Punta Maria. Questo nell’ambito di una bella settimana alpinistica che all’inizio sembrava di ripiego.

Il 29 giugno 1965 avevo dato gli esami orali per le materie scientifiche, le letterarie il 15 luglio. Avevo in programma di partire il 23 pomeriggio per Courmayeur, in auto-stop da Genova. Ma il tempo ha fatto il matto, è nevicato, e le condizioni sono disastrose. Gianni e Lino Calcagno, Giovanni Scabbia e Bernardo Chicco De Bernardinis stanno giusto tornando da là.

E così andremo al rifugio Questa (Alpi Marittime) per una settimana: anche per quest’anno devo dare l’addio al Monte Bianco e mi devo accontentare del granito di casa…

Dal Passo di Prefouns verso le pareti est delle punte della Cresta Savoia
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Gli esami sono andati bene, ma io intanto sto partendo senza avere alcun risultato della mia maturità!
Il 24 mattina siamo in viaggio. Chicco non c’è, verrà lunedì. Giovanni preferisce stare a casa per poi andare in Dolomiti con me.

Circa alle 17 arriviamo al rifugio, c’è già un mucchio di gente. Il mattino dopo Lino ci osserva mentre insacchiamo nello zaino cunei e staffe oltre il normale: così, tra una litigata e l’altra con il fratello, decide di rimanere lì.

Lo sperone nord-est del Gendarme NW del Giegn, 1a ascensione
Gendarme NW del Giegn (Prefouns), sperone NE, 1a asc

 

Noi arrabbiatissimi andiamo allo spigolo nord-est della Punta Mafalda. La pioggia ci costringe a deviare sulla parete est, aprendo una via che non ci soddisfa per nulla, tanto per arrivare in cima. Non che manchino le difficoltà, anzi. Siamo stati sempre sul V- e V+. Però ci riproponiamo di tornare e raddrizzarla, magari ricorrendo all’artificiale.

In cima ci sta aspettando Lino, con cui facciamo subito pace per andare sulla Ovest della Punta Umberto, via Aurelj-Bussetti. Il primo tiro (IV+) lo fa Lino. Prova il secondo, ma non riesce. Allora vado io. Dopo mezzora di salita estrema e di momenti in cui penso di cadere quasi certamente, mi ritrovo a far sicurezza su un terrazzino. E’ già tardi, così dico a Lino che c’è del VI e che farebbe meglio a lasciar stare. E qui succede il putiferio. Dall’alto sento un vocio confuso. Lino, offeso, vuole scendere, Gianni invece praticamente gli ordina di salire con lui.

Dopo un po’ mi raggiunge il solo Gianni. Ma mi dà una bella doccia fredda dicendomi che non c’è più di V. Ci rimango male, ma mi consolo pensando che una maturità non è il massimo per tenersi in allenamento.

L’ultima lunghezza è di Gianni, sul V-. Scendiamo al rifugio: Lino è nero. Riconosco che l’ho trattato molto male. Lui minaccia di tornare a casa l’indomani. Ed è chiaro che se parte Lino parte anche Gianni… Ma questo Gianni lo vuole evitare. Andiamo a dormire.

Al nostro malumore assiste Giovanni Crudi, circa 50 anni, del CAI Bordighera. Il mattino dopo l’atmosfera è rovente. Nessuno parla. Lino comincia a far bagaglio. Gianni che gli dice di non far lo scemo. Lino s’intestardisce. Io m’infurio. Gianni dà segno di cedimento e comincia a chiedermi che cosa avrei fatto se loro fossero andati via, gli rispondo che sarei andato a scalare da solo e poi, essendo lunedì, doveva arrivare Chicco alla sera.

Lo sperone sud-ovest del Caire di Prefouns, 1a ascensione
Caire di Prefouns, sperone sud-ovest, 1a asc

– E se Chicco non viene?
– Allora scalo da solo tutta la settimana.

Di fronte a questa determinazione, vedo i due fratelli agitati da un sacco di dubbi. Forse non mi vogliono avere sulla coscienza…

Lino acconsente a rimanere lì fino a che non arriverà Chicco, mentre io decido di aspettare fino alle 11, poi in mancanza di una loro decisione, andrò da solo.

Alle 11 precise prendo lo zaino, me lo metto sulle spalle ed esco dal rifugio.
– Dove vai? – chiede Gianni.
– Ad arrampicare.
– Solo?
– Solo… se nessuno viene con me.

E così mi ritrovo all’attacco della parete est della Punta Maria, quella che ho già salito l’hanno scorso con Gianni, Stefano Marno Revello e Giorgio Vassallo.

Decido di salire la seconda e la terza lunghezza autoassicurandomi. Arrampicata stupenda, il piacere di essere solo. Supero bene i vari passi di V e dopo poco tempo mi trovo in cima. Mi firmo, scendo al rifugio.

Incontro Giovanni Crudi che passeggia solo soletto. Gli chiedo cosa hanno fatto quei due. Mi dice che sono andati sulla Est della Punta Umberto.

Benissimo, dico tra me. Se fa una salita, Lino non se ne va più. E a quel punto provo a convincere Giovanni a venire con me per la traversata della Cresta Savoia.

Alessandro Gogna sulla 1a asc. della parete nord della VI Guglia di Lac Negré
Gianni Calcagno sulla 1a asc. della parete nord della VI Guglia di Lac Negré

Giovanni se la cava bene. Arrivati in vetta alla prima punta, la Jolanda, vediamo Gianni e Lino Uscire in vetta all’Umberto. Ci raggiungiamo, e ci mettiamo un attimo a fare pace. Ma è tardi, non posso continuare la cresta, meglio scendere al rifugio e capire finalmente se Chicco è arrivato o no. Crudi fa la sua prima corda doppia.

Il 27 luglio è ancora bel tempo (verremo a sapere che altrove al Nord non è così). Di buon mattino partiamo per andare in Francia. Siamo diretti al Giegn, una bella cima sulla quale ci sono possibilità di vie nuove. Scavalchiamo il Passo Margiola, scendiamo in territorio francese e attacchiamo uno sperone rivolto a nord-est che conduce in vetta al Gendarme NW del Giegn (ma noi crediamo erroneamente sia la Pointe Marie André), altra anticima del Giegn. Giovanni verrà in vetta per la via normale. Lo sperone offre passaggi molto vari, in genere però è abbastanza discontinuo. Un Dsup, discontinuo.

In vetta Giovanni ci sta aspettando, così dopo aver mangiato qualcosa, scendiamo. Arrivati in fondo alla comba detritica, attacchiamo lo sperone sud-ovest del Caire di Prefouns, anch’esso da fare. E per l’occasione ci tyrasciniamo dietro Giovanni. Un po’ di V lo incontriamo anche qui. E’ bellissima la cresta finale, che però è già stata percorsa.

Scendiamo un poco per la cresta ovest e poi giù per un canalino a sud: ci ritroviamo così all’attacco.

Riprendiamo gli zaini e attraverso la grande distesa di sassi e blocchi morenici arriviamo al Lac Negré. E’ nostra intenzione andare a dormire nel refuge des Adus, che però non troviamo. Poi, consultando la guida, apprendiamo che dovremmo camminare ancore due ore e mezza. Così ci accontentiamo di un bel addiaccio in un vecchio rudere costruito dagli scout.

Cerchiamo di tener acceso un bel fuoco tutta la notte, ma così facendo il mattino dopo Giovanni e Lino non hanno tanta voglia battagliera. Saliamo un’ora fino al Lac Negré e da lì al Passo di Prefouns. Giovanni ci saluta, noi ci buttiamo sulla traversata delle Guglie del Lac Negré.

Gianni Calcagno sulla 1a asc. della parete nord della VI Guglia di Lac Negré
Alessandro Gogna sulla 1a asc. della parete nord della VI Guglia di Lac Negré

La traversata in se stessa è abbastanza mediocre, ma noi l’abbiamo valorizzata. Gianni e io abbiamo aperto una bella via sulla parete nord della VI Guglia: 4 lunghezze di V e A1. Ci riuniamo agli altri e proseguiamo fino alla vetta del Caire di Prefouns. Discesa un po’ sulla cresta ovest e poi lungo la via De Cessole, uno sfasciume immondo di detriti e sassi mobili.

Il 29 è la volta della via Guderzo alla parete est della Punta Giovanna. Sarà la prima ripetizione. Anche di questa non esiste relazione, come era per la ghemella Est di Punta Maria. Si sapeva solo che all’inizio c’era da staffare.

– Dove Guderzo passa in staffe, noi passiamo in libera!

Sono così ottimista che convinco tutti a lasciare al rifugio le staffe. Però, dopo un primo tiro di III+, mi trovo arenato in un diedro bestiale nel quale occhieggiano due chiodi. E’ troppo faticoso star lì a far cordini, perciò scendo. Parte velocemente Gianni con i cordini pronti. Dopo un po’ di tira e molla esce su un terrazzino. Lino lo segue. Parto io e naturalmente “apprezzo” la bravura di Gianni su questo tiro eccezionale, oltre alla maestria di Guderzo. Chicco mi segue rapido. Finalmente ho “tirato” una lunghezza intera in artificiale (e senza staffe per giunta)!

La via poi continua su uno spigolo molto affilato per varie lunghezze, tutte assai sostenute, fino a un diedro di V+. E dopo ancora su spigolo fino alla vetta.

E’ qui che mi ricordo che oggi è il mio compleanno… sono un diciannovenne.

Scendiamo passando dalla Punta Maria.

L’ultima giornata (questo è il sesto giorno di arrampicate ininterrotte) con Gianni andiamo all’attacco della Est del Caire di Prefouns per ripetere la via dei Francesi, di cui molto tempo fa avevamo letto la relazione sulla guida di Paschetta. La parete è assai larga, non riusciamo a individuare una via: così alla fine decidiamo di farne una a noi dove ci piace. Attacca Gianni, ne risulta un tiro che va dal IV al VI e quattro metri di A1. Attacco io il secondo, altro VI e A1. Ma a questo punto la motivazione cala e decidiamo di scendere. Peccato, la via sarebbe stata bella e difficile.

Gianni Calcagno sul diedro in artificiale della via Guderzo alla parete est della Punta Giovanna, 1a rip. Sotto di lui A. Gogna e Lino Calcagno. Foto: Bernardo De Bernardinis
Gianni Calcagno sul diedro in artificiale della via Guderzo alla parete est della Punta Giovanna, 1a rip. Sotto di lui A. Gogna e Lino Calcagno. Foto: Bernardo De Bernardinis

Così, mentre Lino e Chicco salgono la Est della Punta Maria, con Gianni attacchiamo la via Guderzo alla Est della Punta Jolanda. Non ho grandi ricordi di questa salita, forse siamo stanchi e fa molto caldo. Risolviamo in breve poi puntiamo diritti al rifugio dove, dopo un’oretta, arrivano anche gli altri due, contentissimi. Lino, tanto per dimostrare di non essere da meno, si era fatto con Chicco anche la Ovest della Punta Umberto, quella dove io volevo che lui non salisse. Ed è salito tutto da primo! Sono contento e glielo faccio capire. E’ un modo come un altro per chiedere scusa.

Il 31 scendiamo e torniamo a Genova, dove apprendo di essere stato dichiarato “maturo”!

Da quando mi sono trasferito da Genova a Milano (nel lontano dicembre 1968), ho perso le tracce di uno degli “eroi” di questa settimana appena raccontata. Soltanto in occasione del processo per il terremoto in Abruzzo vengo a sapere che la Corte d’Appello dell’Aquila in primo grado ha condannato la Commissione Grandi Rischi, l’organismo tecnico scientifico che si era riunito cinque giorni prima del sisma che distrusse il capoluogo abruzzese il 6 aprile 2009. Giulio Selvaggi, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Claudio Eva, Michele Calvi e… Bernardo De Bernardinis (!!!) erano stati condannati a sei anni per omicidio e lesioni colpose. Fu davvero una sorpresa apprendere che Chicco era diventato ingegnere e aveva fatto carriera fino a essere nominato vice-capo della Protezione civile nazionale. Mi dispiacque per la sua condanna, non ci volevo neppure credere. Nel secondo grado sono invece stati tutti assolti, mentre a Chicco è stata rideterminata a due anni la pena. A causa di una sua famosa intervista televisiva che, secondo la corte, è stata causa di una minore osservanza di cautela da parte della popolazione.

Gianni Calcagno all’attacco della parete est del Caire di Prefouns, 30 luglio 1965. Tentativo di via nuova.
Gianni Calcagno all'attacco della parete est del Caire di Prefouns, 30 luglio 1965. Tentativo di via nuova.
Bernardo
Chicco De Bernardinis oggi
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