Posted on Lascia un commento

Accompagnare in Sardegna

Ogni regione italiana ha evidentemente le sue caratteristiche geografiche e culturali e in ciascuna di esse si è sviluppato uno stato di fatto più o meno disordinato nell’ambito delle professioni di guida alpina e di accompagnatore.

Un’analisi della situazione, assai impegnativa, richiede una ricerca regione per regione. Abbiamo optato di iniziare con la Sardegna.

Un caso particolare
Il recente caso delle indagini sulla via ferrata del Cabirol a Capo Caccia è l’esempio lampante di come la situazione sia per certi versi insostenibile.

Noi crediamo che l’autore della ferrata, Corrado Conca, abbia operato al di fuori della legge perché a dispetto di un’accurata ricerca presso le istituzioni non siamo riusciti a trovare alcun documento che provasse ad aggirare i vincoli del Parco o la classificazione a rischio franosità che caratterizza l’intera zona di Capo Caccia. Qui non è in discussione quanto i geologi hanno asserito, per quel che ci riguarda possono anche aver preso una cantonata. Conca invece sostiene che “la ferrata del Cabirol è sicura” (vedi http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2016-04-29/32263/Capo_Caccia_la_replica_dellesperto_Nessun_pericolo_la_ferrata_del_Cabirol_e_sicura.html). In quell’articolo (di Andrea Deidda) Conca è definito “guida escursionistica, già istruttore di speleologia, torrentismo e arrampicata”. E, in quanto “padre” del percorso che abbraccia le falesie di Capo Caccia, “è stato lui a progettare e realizzare la Ferrata del Cabirol ed è lui ad accompagnare ogni anno centinaia di persone a scoprire panorami mozzafiato”. Conca non deve convincere noi, deve semplicemente rispettare la legge.

Al di là di una specifica “legalità del percorso”, con quell’affermazione Deidda e Conca dimostrano di non riconoscere la legge 6/89, attualmente vigente, e neppure vi fanno cenno, preferendo declassare la ferrata a percorso a “difficoltà non di carattere alpinistico”. Non solo dunque non conoscono o ignorano le normative ma anche dimenticano tutta la tradizione più che centenaria su ciò che le vie ferrate rappresentano…

La prova di quanto diciamo è in questo film (trasmesso a suo tempo dalla trasmissione Linea Blu di RAI1), più precisamente al minuto 3’40”.

Scrive in proposito Stefano Michelazzi (con il quale non possiamo che essere d’accordo): “Eddai che da questi nuovi pionieri delle montagne riceviamo tutti una lezione su ciò che significa gradi, difficoltà, assicurazioni, ecc. Praticamente noi alpinisti non abbiamo mai capito una mazza di cosa stiamo facendo perché ora arrivano i nuovi messia a spiegarci che un cavo fisso al quale ci si ancora non è alpinismo ma semplice escursionismo… e pensare che dal 1869, quando venne attrezzata sul Grossglockner la prima via ferrata, eravamo certi che fosse un percorso alpinistico ma… non sapevano allora  che per poter accompagnare clienti su di un percorso alpinistico 150 anni dopo si sarebbe dovuto essere obbligatoriamente Guide Alpine. Perciò oggi, se cambiamo da alpinistica a escursionistica la definizione delle ferrate, si può accompagnare anche senza essere Guide Alpine! Ma guarda là che bell’escamotage…! Ma allora sarebbe il caso di avvisare le aziende produttrici che moschettoni, imbraghi e quant’altro non sono attrezzature alpinistiche ma soltanto escursionistiche…

V’è poi l’ulteriore considerazione che, anche se si è “istruttori” di arrampicata, l’accompagnamento non può essere svolto come professione perché a questo è attualmente abilitata solo la figura di Guida Alpina. Siamo tutti in attesa dell’emendamento alla legge 6/89 (vedi http://www.banff.it/riordino-nelle-professioni-di-guida-alpina-e-accompagnatore/).

Siamo partiti dall’attualità e da un caso particolare per giungere a esprimere qualche idea/proposta di carattere generale.

Alcune idee generali
In generale si può dire che quello che serve in Sardegna è una somma di figure che possano accompagnare lungo percorsi scoscesi dove si usano le mani (quindi si arrampica) e ci si cala (come il Selvaggio Blu, per esempio), siano in grado di realizzare brevi assicurazioni, insegnino e accompagnino arrampicata sportiva su monotiri e multipitch, insegnino e accompagnino nelle forre e sulle vie ferrate.

Cominciamo col dire però che tutte le figure indicate non avranno mai significato se non verranno azzerate (o almeno fortemente ridimensionate) le attività a pagamento che attualmente svolgono le varie associazioni sportive dilettantistiche (UISP, FASI, ecc.) che offrono ai non possessori di titoli a livello nazionale la possibilità di esercitare attività.

Come primo passo si potrebbe:

– eliminare la possibilità di poter percepire denaro a livello personale da parte degli associati (attualmente la cifra si aggira sui 7.500 euro all’anno, esentasse): con la motivazione che se i soci di una qualunque associazione (non rientrante nella 6/89) accompagnano qualcuno possono farlo solo a titolo completamente gratuito. E’ comprensibile che in questo caso le associazioni farebbero grande resistenza (con conseguenze oscillazione di voti politici e amministrativi): in alternativa, si potrebbe limitare il “rimborso spese” a una cifra irrisoria tipo 1.000 euro annuali, oppure a un tot per ciascun corso o evento organizzato (tipo 300 euro forfetari all’istruttore per rimborso del corso o dell’evento organizzato).

– obbligare a inserire in ogni locandina o comunicazione (anche quelle via mail) ai soci che “l’attività non va a sostituire quella delle figure abilitate professionalmente dalla legge 6/89” (comunque questa venga aggiornata tramite l’emendamento);

– sopra una certa cifra obbligare all’apertura di una partita IVA meno agevolata di quella delle figure riconosciute;

– aumentare decisamente la multa di abuso di professione di guida alpina/canyoning/accompagnatore di media montagna, partendo da un minimo per esempio di 30.000 euro. In questo caso occorre valutare assieme a un legale come si possa fare in modo che la 6/89 emendata s’inserisca nell’art. 348 C.P. per aumentare le sanzioni già previste in via generica.

Capo Caccia. Foto: Camping Village Torre del Porticciolo – Alghero
Accompagnare in Sardegna-Promontorio_Capo_caccia_manuale_2274

Per tutte le figure
Obbligatoria l’assicurazione dei partecipanti a qualsiasi tipo di attività e naturalmente la RC di tutte le figure professionali.

Numero massimo limitato di partecipanti per istruttore e accompagnatore, comminando pene severe nel caso in cui questo numero non venga rispettato.

Obbligatorio un corso aggiornamento ogni tot anni per mantenere la qualifica.

Più in particolare, in riferimento all’emendamento
Che l’Accompagnatore di Media Montagna diventi una figura nazionale e non più regionale e sia abilitata all’accompagnamento su neve”:

Legiferata dalla Regione Autonoma Sardegna esiste già una legge regionale attinente le professioni turistiche (LR n.20/18-12-2006) attraverso la quale è stata istituita la figura della Guida Ambientale Escursionistica (GAE) che in pratica si sovrappone a quella dell’Accompagnatore di Media Montagna ma con criteri di selezione probabilmente più severi (laurea in materie ambientali, conoscenza di due lingue, ecc.). Questa legge non indica in maniera precisa se la GAE può accompagnare o meno su neve: perciò in qualche modo lo permette, almeno sul Gennargentu, l’unico luogo dove la neve ha una certa persistenza sull’isola, sebbene per pochi mesi all’anno.

In questo senso quello che la legge dovrebbe fare per prima cosa è assorbire le figure già riconosciute presenti in registri ed elenchi dalle leggi regionali. In secondo luogo dare dei criteri di qualità minimi della figura (un corso base con le materie che deve conoscere).

In quest’operazione, meglio lasciare una certa autonomia alle Regioni di adattare la figura di Accompagnatore di Media Montagna (AMM) alle specificità regionali.

Permettere a chi è laureato in materie scientifiche ambientali (agronomi, geologi, naturalisti, biologi, ecc.) di evitare alcune materie del corso AMM in quanto già seguite dagli specifici corsi di laurea.

Sempre al riguardo della figura dell’AMM e osservando la tipologia dei sentieri e percorsi, è evidente che anche in Sardegna è facile sconfinare… Su Selvaggio blu, per intenderci, ogni tanto bisogna fare delle sicure. Se non ci sono degli spit, che fa l’AMM? Aspetta che arrivi una guida alpina o un Maestro di Arrampicata che gli piazzino due chiodi e un cordino per fare una sosta, oppure se la fa da solo? Oppure vietiamo Selvaggio blu all’AMM?

E’ evidente che l’ambito di operatività dell’AMM deve essere un po’ ampliato, al di là del discorso neve.
Che sia istituita la nuova figura di Guida canyoning”:
In Sardegna la maggior parte delle gole non presenta scorrimento idrico (dove in pratica si tratta di buttare giù delle comuni doppie senza bisogno assoluto di utilizzare le tecniche standard del torrentismo) e solo alcune hanno un flusso d’acqua tale da poterlo equiparare a quelle presenti in nord Italia.

Il Maestro di Arrampicata dovrebbe essere abilitato ad accompagnare anche in forre in cui però non siano necessarie le tecniche standard di torrentismo che si applicano in genere quando lo scorrimento idrico è elevato. Sostanzialmente accompagnare in forre V7 (escludendo ovviamente la presenza di cascate e portata e considerando solo le difficoltà legate all’arrampicata e calata su corda) e A1 massimo. Vedi scala difficoltà http://www.gulliver.it/help/scala_canyoning.php.

A una figura ben più completa e specializzata sul canyoning, come appunto la Guida canyoning tratteggiata dall’emendamento, sarebbe riservato in più l’accompagnamento e l’insegnamento della progressione con difficoltà V7 A7.
Che sia istituita la nuova figura del Maestro di arrampicata”:
Il Maestro di Arrampicata sarà autorizzato a livello nazionale ad accompagnare e insegnare la progressione in via ferrata e arrampicata sportiva, quindi sulle ferrate, sentieri attrezzati e su monotiri e multipitch attrezzati per l’arrampicata sportiva, quindi con grado di difficoltà al massimo S1. Ma ci sono itinerari, solo apparentemente meno impegnativi, che sfuggono a queste classificazioni. E’ facile sconfinare.

Il Maestro d’Arrampicata sarà formato dalle Guide Alpine e gli dovranno essere insegnate tante cose che esulano dallo sportivo vero e proprio, compresa l’abilitazione a costruire ex-novo ancoraggi per corda doppia. Per non parlare delle necessarie nozioni sull’etica dell’arrampicata e sulle norme e rispetto ambientale, con qualche cenno di legislazione ambientale e approfondimenti su base regionale su questo tema.

Sarebbe anche apprezzato, come di sicuro anche in altre regioni, che questa figura possa, volendolo, continuare il suo percorso come Guida Alpina, riconoscendole quanto già fatto fino a quel punto, onde abbreviarle e renderle meno costoso l’iter.

La Scala del Cabirol per raggiungere la Grotta di Nettuno, Capo Caccia
AccompagnareInSardegna-40980692


In generale
La legge 6/1989 dice chiaramente che l’attività di guida alpina è rivolta “comunque laddove possa essere necessario l’uso di tecniche e attrezzature alpinistiche”.

La legge 4/2013 è abbastanza vaga. Dice in pratica che vengono ritenute libere quelle attività non legiferate e non rientranti in albi e ordini, ecc. Ma questo non vuole dire però che ci si possa inventare una professione superspecifica come a esempio un fantomatico Accompagnatore sulle dune delle spiagge della Calabria. Logico che questa figura non si troverebbe in nessuna legge, ma a ben vedere potrebbe invece rientrare probabilmente nella figura della Guida Ambientale Escursionistica (riconosciuta in alcune Regioni Autonome con leggi ad hoc).

Il punto cruciale è proprio chiarire cosa si intende quando si parla di tecniche e attrezzature alpinistiche. Esiste una lista ufficiale a riguardo da qualche parte?

Occorrerebbe sancire che:

– l’attrezzatura che viene utilizzata è definibile tale se è stata omologata come attrezzatura alpinistica da un organo nazionale o superiore (UIAA, CE);

– le tecniche che sono utilizzate sono equiparabili a quelle presenti nei manuali di arrampicata e alpinismo, sia in quelli per i praticanti semplici che per i soccorritori (CNSAS, ecc.).

Segnaliamo due link che sollevano il problema:
http://www.guidealpine.it/attenzione-agli-abusivi-del-canyoning.html
http://www.loscarpone.cai.it/news/items/abusivi-del-canyoning.html


Attrezzatura e chiodatura
Oggi in Sardegna chi è abilitato legalmente al lavoro su corda può realizzare fisicamente l’attrezzatura di una via ferrata o di vie di arrampicata sportiva (commissionate da enti pubblici). Indipendentemente dalla presenza di un progetto. Ciò che succede è che si salti infatti la fase del progetto.

Ma è giusto che un grafico, o un idraulico o un bagnino possano PROGETTARE una via ferrata e itinerari di arrampicata sportiva per enti pubblici?

Si tratta di percorsi che invece richiedono studi tecnici preventivi (soprattutto per le vie ferrate), esperienza nella scelta dei materiali (cementante, metallo, tipo di strutture da utilizzare, ecc.). In certi casi (vengono in mente i ponti “tibetani”) dovranno esserci valutazioni e calcoli che ricadono nelle competenze di un ingegnere o simili.

Attrezzatura delle vie ferrate e tracciatura di itinerari sportivi (almeno quelli che sono commissionati da enti pubblici) dovrebbero dunque essere riservate a figure ad hoc, in questo momento purtroppo non ancora contemplate nell’emendamento della 6/1989.

Posted on Lascia un commento

La responsabilità civile nell’arrampicata

La responsabilità civile nell’arrampicata
a cura della redazione di Sestogrado.it (già pubblicato nel loro sito)

E’ un argomento spinoso che può sembrare incredibile a chi, come è giusto che sia, vive il rapporto con i compagni di cordata in reciproco spirito mutualistico, condividendo le gioie che l’arrampicata sa dare ed assumendosi consapevolmente i rischi derivanti dall’attività alpinistica.

Ma è un dato di fatto: ogni anno per le conseguenze derivanti da un incidente ci sono climber (o familiari di climber infortunatisi seriamente) che si rivolgono ad un aula di tribunale ritenendo, a torto o a ragione, di aver subito un danno causato da comportamento altrui e di aver diritto ad un risarcimento.

Essendo questo un argomento non banale, con varie sfaccettature ed interpretazioni, poco studiato dalla dottrina giuridica, cercheremo di farne una sintesi essenziale.

ResponsabilitaCivile
Di cosa NON ci occupiamo qui:
– incidenti che possono occorrere in attività svolta con guide o in scuola alpinismo;
– incidenti che possono occorrere nel corso di uscite CAI;
– conseguenze legate ad aspetti di carattere penale.

Di cosa ci occupiamo qui:
– incidenti che possono verificarsi in uscite tra compagni, amici o comunque persone non legate da interessi professionali / associazionistici;
– responsabilità civile, risarcimento del danno.

Questo tipo di uscite vengono definite dalla giurisprudenza come “Accompagnamento per amicizia o per cortesia” (proprio perché prive di qualsiasi aspetto di remunerazione che altrimenti le farebbe appartenere ad un rapporto professionale, disciplinato diversamente) e nel caso si dovessero verificare degli infortuni o incidenti si possono distinguere due situazioni piuttosto diverse tra loro e con interpretazioni giuridiche differenti:

1) caso in cui vi è affidamento tra accompagnatore ed accompagnato
2) caso in cui NON vi è affidamento tra accompagnatore ed accompagnato

1) il caso dell’affidamento si verifica quando c’è un accompagnatore che possiede, rispetto all’accompagnato, maggiori competenze, esperienza, capacità nel condurre l’uscita, tali che l’accompagnato vi fa totale affidamento per il compimento e gestione dell’uscita stessa. In questo contesto l’accompagnato si affida all’accompagnatore seguendone le direttive legando così l’accompagnatore ad un “dovere di protezione” nei confronti dell’accompagnato.

Esempio: capocordata che ha esperienza, rilevabile da precedenti corsi svolti con CAI, guide alpine, testimonianze che provano che arrampica da anni, etc. porta ad arrampicare amico alle prime armi.
In questa situazione, nel verificarsi di eventuale incidente/infortunio, la giurisprudenza impone all’accompagnatore un onere superiore in termini di responsabilità.

2) non vi è affidamento quando i membri della cordata/uscita hanno più o meno pari capacità e si affidano l’uno all’altro per la gestione dell’uscita. In questo caso la giurisprudenza tende a “spalmare” gli oneri di responsabilità in maniera più proporzionata su entrambi.

ResponsabilitaCivile-montagna
Approfondiamo la responsabilità in caso di affidamento tra accompagnatore ed accompagnato: in caso di incidente è onere dell’accompagnato danneggiato provare l’esistenza di tale rapporto di affidamento (deve dimostrare che lui non era capace, era inesperto, alle prime armi e che invece il compagno aveva l’esperienza e le capacità per guidarlo).

La valutazione della colpa dell’accompagnatore è legata al tipo ed al grado di affidamento, ossia dal divario che esiste tra i due soggetti in termini di capacità. Tanto più alto è il divario tanto minore è la responsabilità dell’accompagnato danneggiato in caso di incidente.

Un incidente in simile contesto vede valutare con rigore le colpe dell’accompagnatore il quale è responsabile di varie potenziali situazioni causa dell’incidente: imprudenza, imperizia, negligenza nell’aver valutato le difficoltà tecniche dell’itinerario, le capacità dell’accompagnato, lo stato del terreno e delle condizioni climatiche, ecc.

In parole povere quand’è che un accompagnatore esperto è chiamato a risarcire i danni per un infortunio subito da un accompagnato inesperto?
Quando in primis l’incidente è dovuto a comportamento negligente dell’accompagnatore.

Ma anche quando l’incidente è dovuto a un comportamento dell’accompagnato frutto di sua imperizia, o di sua imprudenza derivante dal fatto di non avere un’esperienza adeguata alla gita in corso. L’idoneità dell’accompagnato alla gita dev’essere preventivamente valutata dall’accompagnatore, che ne assume perciò la responsabilità.

Quand’è che un accompagnatore esperto NON è chiamato a risarcire i danni per infortunio subito da accompagnato inesperto?
Quando l’accompagnato compie atto di macroscopica imprudenza frutto di inosservanza a ordini dell’accompagnatore: per es. compie una manovra così evidentemente e notoriamente rischiosa che non è ragionevole pretendere che fosse stata fatta oggetto di un divieto espresso dell’accompagnatore, come per esempio lo smontare la sicurezza di una sosta senza il previo consenso dell’accompagnatore, che sale in cordata per primo.

Il caso del rapporto tra membri di cordata, mancante dell’elemento dell’affidamento, viene valutato in maniera diversa.

Questo tipo di rapporto è così definito: non è accompagnatore ai fini dell’attribuzione della responsabilità corrispondente il semplice compagno di cordata o di gita: qui l’affidamento consiste soltanto nell’ordinario aiuto reciproco, che permette di diminuire consistentemente i pericoli, proprio solo per il fatto di essere in compagnia invece che da soli, tanto più se legati in cordata. In ogni caso non si ha un rapporto di accompagnamento se la differenza fra le capacità dei due o più compagni di gita è scarsa e la capacità complessiva del più debole è comunque ben sufficiente per affrontare le difficoltà e i pericoli della gita in condizioni di ragionevole sicurezza.

Conclusioni
L’arrampicata è uno sport pericoloso ed il fatto stesso di svolgerla coscientemente e volontariamente implica l’accettazione da parte di chi la compie di un qualche grado di rischio. D’altra parte la suddetta accettazione del rischio non permette di per sé di escludere ogni responsabilità dell’arrampicatore.

Il grado di consapevolezza e quindi accettazione del rischio varia a seconda dell’esperienza e delle capacità tecniche. In caso di incidente/infortunio che si verifichi in cordata nel quale uno dei soggetti sia chiamato a risarcire i danni, la giurisprudenza valuterà in maniera differente casi di non affidamento a casi di affidamento. Nei primi sarà più raro e difficile riuscire a provare una diretta responsabilità civile di uno dei compagni, nel secondo caso invece sarà più facile e probabile attribuire la responsabilità all’accompagnatore esperto.

Nota
Per scrivere il nostro articolo ci siamo basati su due testi:
La responsabilità dell’accompagnamento in montagna, di Vincenzo Torti, CAI, Milano, 1994;
– La responsabilità sciistica. Analisi giurisprudenziale e prospettive della comparazione, di Umberto Izzo e Giovanni Pascuzzi, Giappichelli, 2006.

ResponsabilitaCivile- sciistica-9788875241162

Note di Redazione
– la sintesi in diritto civile che Sestogrado.it ha fatto corrisponde in sostanza all’approccio tradizionale al caso della responsabilità (civile) per l’infortunio alpinistico, che è quello a nostro parere da difendere.
Il problema odierno è che da qualche anno si sta facendo strada un approccio alla materia per il quale quella responsabilità tende ad aggravarsi a carico del danneggiante (vedi ad esempio l’articolo http://www.banff.it/la-corte-di-cassazione-e-la-naturale-pericolosita-della-montagna/ su questo Blog). Vi è quindi  il rischio che la sintesi qui proposta da Sestogrado.it venga letta dal non esperto come certezza piuttosto che come auspicio e cosa da sostenere in massa.

– circa Umberto Izzo (e C.), la nostra impressione è che da tempo stiano procedendo per normarlo, l’alpinismo. Non vanno nella direzione della libertà.
In riferimento al recente primo volume del Trattato La responsabilità civile e penale negli sport del turismo, e in relazione al battage pubblicitario che lo ha accompagnato (Prof. Umberto Izzo e AA. vari, ed. Giappichelli; vedi http://www.banff.it/il-diritto-degli-sport-di-montagna-scende-a-valle/), occorre dire che la nostra posizione è proprio agli antipodi.
Per rendersene conto, basta confrontarne l’”Introduzione” (intitolata Il diritto degli sport di montagna scende a valle), l’Indice (in totali 16 pagine, dove torna 26 volte il termine “fruire”) e i loro contenuti, con alcuni post qui apparsi in passato: Prodotto montagna. Salva nos ab ore leonis e Fruire la montagna: no, grazie!oppure ancora con l’articolo di Carlo Bonardi Il diritto va in montagna, in La Rivista del CAI, settembre-ottobre 2010.
Ciò a prescindere da chi abbia ragione, sempre che la ragione sia una…