Posted on Lascia un commento

Lo sviluppo dell’arrampicata nella valle del Sarca

Lo sviluppo dell’arrampicata nella valle del Sarca tra modernità e tradizione

Il 7 maggio 2016, nella sede della SAT di Arco, erano presenti tanti alpinisti, per fare alcuni nomi Giuseppe Ballico, Fabio Calzà , Gianpaolo Calzà, Marco Furlani, Gino Malfer, Silvia Mazzani, Stefano Michelazzi, Alberto Rampini (presidente del CAAI), Angelo Seneci, Giuliano Stenghel e tanti altri.

Il presidente della SAT di Arco, l’accademico Fabrizio Miori, introduce la serata. Parte dalle motivazioni per arrivare ai valori di cui si dovrebbe parlare tutti assieme. Un sito estremamente seguito, www.arrampicata-arco.com, è stato chiuso dal proprietario Heinz Grill per il timore che l’attuale stato delle vie, coperte qua e là di terra forse più del solito in questo periodo, non permetta una serena frequentazione delle stesse: il sito cioè si chiude per non indirizzare gli arrampicatori verso itinerari attualmente in “disordine”.

SviluppoArrampicataValleSarca-

Questo provvedimento è motivato e accompagnato dallo stato d’animo di Grill e dei suoi amici, ben esposto in http://www.alessandrogogna.com/2016/04/20/la-momentanea-vulnerabilita-di-heinz-grill/ e le cui cause non stiamo ora a riassumere. Stato d’animo che forse richiedeva solidarietà da parte della comunità degli arrampicatori, cosa che si è verificata in misura davvero notevole.

E allora, che fare adesso per testimoniare a Grill ulteriore stima e amicizia? La risposta è fare una storia dei valori messi in campo, da quel lontano 8 ottobre 1972 in cui Ugo e Mauro Ischia, Giuliano Emanuelli e Fabio Calzà aprirono il primo itinerario della valle, la via Umberta Bertamini al Colodri. Ecco allora 44 anni di storie, in cui si riconoscono la libertà di espressione, la responsabilità, il rispetto per tradizioni, luoghi e cultura. Fino ad arrivare a parlare di amicizia e soprattutto di gratuità.

Certo non è possibile ripercorrere in una sera tutta questa storia, ci saranno solo accenni. Ma di certo occorrerà invece riassumere tutta la vicenda nell’attuale vita concreta di Arco e della valle del Sarca, rilevando le eventuali criticità e tratteggiandone possibili soluzioni.

Prima di invitare Heinz Grill a parlare, Miori fa riferimento a una delle critiche allo stile di apertura di Grill, quella che riguarda il tagliare alberi: e subito dopo racconta del vecchio Bepi del Colodri che tanti anni fa, senza arrampicare, si calava sulle pareti per fare legna.

Heinz Grill, visibilmente commosso di tanta attenzione, racconta di come è nata l’idea di aprire itinerari nuovi in valle. Dopo aver ripetuto la maggior parte degli itinerari esistenti, anche i più difficili, Grill giunge alla conclusione che la valle ha bisogno di itinerari meno alpinistici, percorsi che si rifacciano più a criteri di estetica e di eleganza che non a modelli di difficoltà estrema. Un applauso scoppia in sala quando Grill afferma che “la valle aveva bisogno di vie facili”. E anche scoppia una grande risata quando Grill dà la colpa all’amico Ivo Rabanser, quello che lo ha spinto a iniziare il lungo cammino delle vie nuove in valle (e altrove). Ricorda l’episodio di quando hanno aperto con Florian Kluckner la via Aphrodite a San Paolo. Dopo aver tagliato qualche pianta lungo la via, giungono in cima e scoprono che l’altro versante era stato completamente disboscato! Poi Grill prosegue, liquidando come “non molto profondi” questi argomenti. Spiega come sia arrivato a realizzare che un minimo di potatura e soprattutto la pulizia della roccia nella zona dove si arrampica possano davvero “creare” la via, assieme alla “forma” che le viene data in sede di scelta sul dove passare, favorendo la continuità del movimento e scoraggiando i picchi di difficoltà. Soprattutto “scoprendo” la forma che la roccia ha di suo. Anche la chiodatura, che non si può certo definire “sportiva” segue una logica, quella della forma. Chi ha fatto un buon numero di vie di Grill & Co. sa bene cosa sia la caratteristica di tutti i suoi itinerari: continuità di movimento, ottenuta cercando il facile nel difficile e il difficile nel facile, con soluzioni tanto ardite quanto esteticamente perfette, come fossero nate in quello stato di dormi-veglia in cui il sogno si sposa con la realtà. La forma della roccia e della via come allenamento al riconoscimento delle forme nella vita sociale. Le vie, una volta create, non rimangono tali se non si ha attenzione per esse, ecco il perché della situazione lamentata. Grill riferisce di aver ripetuto la via di un noto scalatore che però mette troppa attenzione allo sminuire le vie degli altri: e in quell’occasione si è trovato malissimo, senza serenità, finendo per seppellire sotto un sasso la guida di cui quello scalatore era autore!

Dopo queste confidenze, Grill conclude con la notizia che tutti speravano, la prossima riapertura del sito.

Miori lo ringrazia per il grande dono di questi tredici anni di aperture, poi fa notare quanto sforzo debba fare quest’uomo per esprimersi in italiano, la nostra lingua, esplicando concetti che, tra l’altro, non sono certo banali ma vogliono filtrare la sua intera esperienza.

Sede della SAT di Arco, 7 maggio 2016
SviluppoArrampicataValleSarca-IMG_20160507_205805

Ivo Rabanser racconta di quando, vista la sua scarsa resa scolastica, la mamma lo scaraventò in convento. “Scusate, volevo dire collegio…”, tra la risata generale. Alla libreria dell’Athesia passava ore e ore a leggere le guide di arrampicata. Lo avevano colpito le innumerevoli volte che veniva citato “H. Grill” quale autore di prime solitarie impressionanti e mai più pensava un giorno che sarebbe diventato suo amico. Ma ricorda bene d’essere stato subito incuriosito da questo H. Grill che faceva le solitarie di vie come la Canna d’Organo, l’Ideale, Schwalbenschwanz e Don Chixote, solo per rimanere alla Marmolada e senza citare quelle nel Karwendel, nel Wetterstein o Kaisergebirge. Rabanser racconta di come l’imprinting di Grill fosse quello dell’alpinista abituato soprattutto ad andare da solo, quindi pochi chiodi e assicurazioni scarse. E di aver contribuito a modificarlo nelle salite fatte assieme, a volte ricorrendo al trucco di portarsi qualche chiodo di nascosto!

Un giorno Heinz arriva a casa sua, in val Gardena. Parlandogli assieme scopre quanto fosse aperto alle opinioni altrui, al contrario di tanti alpinisti che pensano di essere il Verbo.

Quando poi passano all’azione, scopre la bellezza del lavoro in equipe. I fortissimi Franz Heiss e Florian Kluckner (presenti in sala), assieme ad altri scalatori e scalatrici (come Barbara Holzer, Sandra Schieder e Sigrid Koenigseder) fanno gruppo per la creazione dell’opera, che non è un’unica via, ma è l’insieme delle vie aperte (più di un centinaio solo nella valle del Sarca). Ivo è poi colpito dalla capacità di condivisione a opera finita, nella convinzione che i ripetitori faranno più bella ancora la via. Dice di non essere all’altezza della preparazione spirituale e filosofica di Heinz, ma lo meraviglia di continua quella sua capacità di essere focalizzato sull’obiettivo al massimo grado: per portare la via a compimento Grill diventa un martello!

A questo punto occorre osservare che di tutto questo non c’è nulla di scontato. Forse siamo stati noi a dare per scontato, così quando improvvisamente il sito chiude allora d’improvviso ci rendiamo conto di cosa ci sta mancando. Come non è scontato l’esercizio di amicizia nell’ambito del gruppo, quando una persona si veglia all’una di notte ad Arco, va da sola ad Agordo, aiuta quelli che vanno allo Spiz di Lagunàz a fare i 1000 metri di dislivello con il materiale, poi scende, sale in vetta alla Quarta Pala di San Lucano, sta in cima fino a che non li vede uscire in vetta e poi gli va incontro per aiutarli nella discesa! E’ vero che il progetto in questo modo non può che impreziosirsi. In ultimo, Ivo cita ancora la gratuità e fa un esempio. Alle soste delle sue vie Heinz pone, invece delle normali piastrine, degli anelli fatti dal fabbro che costano 4 euro l’uno. Una piastrina costerebbe 1,5 euro. Potrebbe sembrare un capriccio, il suo, ma alla fine il suo sistema è più efficace ed elegante. Rabanser conclude invitando Heinz a non farsi scoraggiare dai pochi che lo hanno criticato.

Tocca a me ora parlare. Inizio con la considerazione che riflettere sulla libertà è poco pacifico, perché costa fatica. Questa società non è affatto libera e si avvia a esserlo sempre meno. Ma la colpa è soprattutto nostra, non di fantomatici burattinai che ci vogliono togliere libertà facendoci diventare sempre più “consumatori”. Noi ce la mettiamo tutta a perdere libertà nel momento in cui vogliamo sempre maggiore sicurezza, una condizione utopistica che, al massimo della realizzazione, di sicuro nega anche la più piccola libertà. Riflettendo, a me sembra che ci togliamo libertà quando non diamo fiducia. La fiducia è un sentimento importante: la chiediamo molto più spesso di quanto la concediamo. Che c’entra la fiducia con la libertà? Semplice: fiducia vuole dire scegliere, ed è la scelta che ci rende uomini liberi e responsabili. Senza scelta c’è l’asservimento alle pulsioni incontrollate e alle ideologie. dare fiducia è faticoso e in più dev’essere spontaneo, altrimenti non vale. Inutile dunque scagliarsi contro chi non ha capito ciò che Grill ha davvero fatto in questa valle. Non otterremmo nulla. Lui stesso non lo ha fatto e ha reagito con maturità. Avrebbe potuto avere una reazione più violenta, ad esempio avrebbe potuto schiodare tutti i primi tiri delle sue vie, ma sarebbe stato un gesto intollerabile. Grill ci dice che siamo noi a fare belle o brutte le vie, dunque se le vie sono sporche la responsabilità è dell’ambiente umano che c’è attorno. La chiusura del sito è stata salutare per questa presa di coscienza. Personalmente interpreto questa realtà come la visione che ciascuno ha di un oggetto (ma anche di una creazione, cioè oggetto+forma) come può essere una via. Possiamo trovarci nella condizione psicologica di vedere brutto ciò che prima vedevamo bello.

Quindi dobbiamo dare più fiducia perché lo stato delle cose cambi e perché ci sentiamo più liberi. Più fiducia a chi ha creato e ha dato gratuità. A chi, in definitiva, ha anche cercato di unire due mondi culturalmente così diversi come quello tedesco e quello italiano. E lo ha fatto in questa valle che, guarda caso, è al confine sia geografico che storico: un laboratorio di cultura nuova e di unione, tra la cultura dell’ulivo e quella del grande Nord.

Dunque, se ci fossero meno indifferenti e più fiduciosi vivremmo tutti meglio, liberi: e faremmo vivere meglio chi ha fatto tanto per noi.

Ma non confondiamo la fiducia con la gratitudine. Siamo grati quando qualcuno ci ha regalato qualcosa, dunque è facile essere grati. Solo con la fiducia si fa un passo avanti, si libera quello spirito che poi vola attraverso i vicoli di questa città… Questa città che dovrebbe mettere in programma di dare la cittadinanza onoraria ad Heinz Grill.

Ivo Rabanser, Heinz Grill e Stefan Comploi, primi salitori del Pilastro Massarotto allo Spiz di Lagunàz
SviluppoArrampicataValleSarca-Ivo_Rabanser__Heinz_Grill_e_Stefan_Comploi-PilastroMassarotto_

Miori riprende la parola per introdurre un altro argomento di grande importanza: il libero accesso alle pareti. Parte dalla citazione della cosiddetta Parete proibita (dove peraltro gli arrampicatori continuano ad andare) per arrivare alle “pareti perdute” come di certo sono le falesie di Nuovi Orizzonti e della Rupe secca, oggi entrambi del tutto vietate e in effetti non frequentate. L’informazione è data al pubblico soprattutto per sollecitare una discussione e impostare il futuro quanto necessario dialogo con l’Amministrazione e i proprietari dei terreni. Infatti sono presenti in sala gli assessori Stefano Miori (alla Cultura) e Marialuisa Tavernini (Turismo e Sport). La domanda retorica infatti è: “possiamo noi, sistema Arco, permetterci di avere “pareti perdute”?”.

La parola poi passa a Diego Mabboni, proprietario dei negozi di articoli sportivi Redpoint. Anch’egli riconosce i grandi meriti di chi ha attrezzato le vie della valle del Sarca (“bonificando” e creando con grande intuizione), quindi in primo luogo di Grill e della sua squadra. Si fa portavoce di qualche critica, citando l’esempio delle “strisce bianche” sulla roccia, frutto di una pignola pulizia nel raggio di almeno 1,5 metri a destra e altrettanto a sinistra della linea di arrampicata. Queste strisce sono in effetti abbastanza ben visibili da lontano, anche se il tempo che passa ne attenua ogni giorno il contrasto con il resto della falesia. Mabboni cita poi che in nessun caso è stato mai usato materiale, di recente introduzione sul mercato, che si mimetizza facilmente con la roccia.

Incontri da Ruggero (la Lanterna, sotto la parete San Paolo): Ivo Rabanser, Giuliano Stenghel e Marco Furlani
SviluppoArrampicataValle Sarca13116453_10208160707608200_5219656775460497904_o

Lucia e Laura Furlani sulla via Linda alla Parete di San Paolo
SviluppoArrampicataValleSarca13177212_1114008015308235_505531271078059400_n

Viene in seguito aperto il dibattito: qui, per brevità, ci limitiamo a citare alcuni interventi, sottolineando però che la totalità delle opinioni espresse rimarcava, talvolta in termini davvero entusiastici, la qualità dell’operato di Grill e amici. Una voce discordante è quella di una signora, di chiare origini tedesche, che si lamenta della scarsa propensione degli arrampicatori a usare i servizi igienici (ove questi sono), costringendo i proprietari come lei a provvedere a una periodica pulizia degli oliveti. Sigrid Koenigseder si dà disponibile a collaborare per organizzare, magari annualmente, altri convegni come questo in cui dibattere temi importanti come appunto la libertà e la sicurezza. E’ dell’opinione che la magia di un luogo e di un ambiente si vivifichi soprattutto con lo scambio di idee. Marco Furlani sottolinea la sensibilità con la quale Heinz si è comportato. Prima di aprire vie ha ripetuto le vie esistenti, anche le più difficili, cercando di interpretare lo spirito con cui erano state aperte. Solo in seguito ha cominciato ad aprire. Continua Furlani: “E poi un giorno Grill mi ha fatto una domanda: Tu, che qui in valle hai aperto dei capolavori, ci dai il permesso di ripeterli e fare una risistemazione della chiodatura e della pulizia, un re-styling che riporti questi itinerari a quelle dignità di forma oggi altamente apprezzate? Ovviamente gli ho risposto che aveva carta bianca! Ma c’era il problema che le mie vie sono tutte abbastanza lunghe, e hanno richiesto mesi di lavoro! Chi altro se non Grill si è sobbarcato colossali impegni come questo?”. Subito dopo Furlani confuta quanto detto da Mabboni, sostenendo che non sono le strisce bianche o il luccichio di qualche spit a deteriorare un ambiente. Sono piuttosto le “pagode” al Laghel, o il complesso di “Olivoland” a deturparlo. E conclude raccontando che, proprio quel giorno, lui ha portato sua figlia Lucia e la moglie Laura sulla via Linda. In cima, Lucia ha disegnato un cuore sul libretto di via, con su scritto “Ti voglio bene, Heinz!”.

SviluppoArrampicataValleSarca13103376_1114008008641569_5073945894046802434_n

Davide Battioni, di Parma, lancia l’idea di una collaborazione con il gruppo di Heinz: si può partire dalla sostituzione di un cordino obsoleto ma si può arrivare anche a giornate organizzate in cui, coordinati da Grill, tanti arrampicatori possono contribuire concretamente alla manutenzione delle vie (che tra l’altro Battioni definisce “monumenti”). Questa proposta è accolta con entusiasmo dal pubblico e da Miori. Stefano Michelazzi, dopo aver condiviso la positività dell’idea di Battioni, sottolinea che, come guida alpina, deve ringraziare Grill per le vie che ha aperto, che permettono alla sua categoria di esercitare anche in periodi in cui arrampicare in Dolomiti sarebbe inopportuno o impossibile. Anche albergatori e negozianti, come del resto aveva già detto Mabboni, sono beneficiari di questo grande movimento arrampicatorio. Michelazzi è perciò solidale con la mia proposta di chiedere che venga concessa a Grill la cittadinanza onoraria.

Sergio Calzà, past president della SAT sezione di Arco e autore dellaprima splendida guida di arrampicata della valle Vie di roccia e grotte dell’Alto Garda, lancia la proposta di premiare tutti coloro che hanno valorizzato la valle con l’apertura delle vie e magari anche il comitato del Rock Master.

Miori, dopo aver illustrato la figura di Sergio Calzà (informando che fu proprio lui, ai primi degli anni ’80, a ideare e costruire con qualche amico la via ferrata dei Colodri), riprende il discorso della proposta di cittadinanza onoraria, sostenendo che, al di là dei lunghi tempi di discussione in sede comunale, la proposta potrebbe, secondo il costume, diventare addirittura merce di scambio tra consiglieri… cosa che certamente non gioverebbe a Grill e alle idee ben più nobili che lo hanno fin qui sostenuto. Personalmente non si oppone di certo, ma invita tutti a non aspettarsi un facile risultato.

Infine, tocca a Grill chiudere e lo fa con queste parole: “Cari amici, cari arrampicatori, sono molto commosso della vostra simpatia e stima per il nostro lavoro nella valle del Sarca. Non mi ero accorto di quale importanza avesse il nostro sito per voi tutti. La mia vita è stata sempre un’altalena tra la condanna e la stima. Questa serata e tutte le voci, soprattutto quelle di Alessandro Gogna e Ivo Rabanser ma anche dei numerosi altri, mi hanno aiutato molto per ritrovare il valore del nostro lavoro. Durante la serata è nata l’idea della collaborazione: l’attenzione da parte dei partecipanti e ripetitori alle vie d’arrampicata è una vera forza. Questa energia non avrà effetto solo su di noi ma sarà presente anche nelle vie, le quali sono diventate al momento vittime di troppa terra e crescita“.

Posted on Lascia un commento

L’esperienza di Arco e del Garda Trentino

Un’amministrazione che ha creduto nell’arrampicata: l’esperienza di Arco e del Garda Trentino
di Renato Veronesi (Assessore allo Sport, Turismo, Scuola, Formazione e Comunicazione del comune di Arco-Tn)
Il presente post è tratto dalla relazione che Renato Veronesi fece a Lecco, il 14 dicembre 2013, in occasione del convegno L’Arrampicata sportiva, un’opportunità per il territorio.

Ovviamente non tutto è mutuabile dalla nostra esperienza perché ogni realtà ha il suo contesto, però siamo anche consapevoli che dare delle informazioni e cercare di fare rete, mettere insieme dati ed esperienze può servire per i territori e siamo ben felici se da quello che diciamo può venire qualcosa che potrà servire a una realtà molto bella come la vostra a Lecco. Ci sono tratti di paesaggio qui da voi che assomigliano molto alla nostra terra.

Il Garda Trentino è quella parte di territorio che si trova a nord del Lago di Garda e che appartiene alla Provincia Autonoma di Trento. Si tratta principalmente di tre comuni: Arco, Nago-Torbole, Riva del Garda che messi insieme tutti gli abitanti non si arriva nemmeno al numero della città di Lecco che mi pare sia di 50.000 unità. Là il numero è intorno ai 40.000 (NdR: vi sono anche altri due comuni, quello di Calavino e quello di Dro con le sue frazioni di Ceniga e Pietramurata, nel territorio dei quali figurano le più belle pareti della Valle del Sarca).

Windsurf a Riva del Garda. Foto: Leo Himsl/K3

surfen, gardasee, bardolino, italien, august 2006 , Lago di Garda, Torbole, windsurfCercherò ora di darvi dei dati sulla situazione turistica, sulla capacità di accoglienza che il nostro territorio, ”il Garda Trentino”, può esprimere.

Le strutture alberghiere sono 161 per un totale posti letto di 11.346.
Provate a fare il paragone con la vostra realtà che io non conosco. Il numero delle strutture alberghiere ad Arco (che ha 17.400 abitanti) è di soli venti alberghi con 1.291 posti letto alberghieri. Le strutture extra alberghiere dell’Alto Garda, escludendo le seconde case, sono 780 con 13.365 posti letto.
Il numero delle strutture extra alberghiere solamente ad Arco è di 198 per un totale di 5.250 posti letto e questo è un numero che deve far riflettere.
Quello che si è fatto ad Arco è diverso da quello che si è fatto a Riva del Garda, eppure sono territori che stanno a quattro chilometri di distanza. Riva del Garda ha una sua vocazione turistica ed una sua storia, mentre Arco ha fatto scelte un po’ diverse nel passato. Il numero delle presenze turistiche nell’intero Garda Trentino nel 2012 è stato superiore ai tre milioni e di questi tre milioni più di settecentomila sono le presenze turistiche ad Arco.

Cosa è accaduto nella mia città? Semplicemente questo: alla fine del milleottocento quel territorio era Impero Austro-Ungarico (siamo prima della Prima Guerra Mondiale) ed il paese era prevalentemente agricolo. C’era il lago, ma non era una realtà così fiorente dal punto di vista turistico. Erano comunque territori piacevoli, che costituivano la parte meridionale dell’Impero Austro-Ungarico. Con il lago vicino, svolgeva il ruolo di un “primo mare”, la prima acqua balneabile che si poteva utilizzare per passeggiare, prendere il sole e riposare. Arco, in quegli anni, era quindi meta per il soggiorno invernale di una parte della corte di Vienna, tanto che quella città che era prevalentemente agricola si trovò improvvisamente ad essere oggetto di frequentazione da parte della nobiltà viennese. È di quegli anni lo sviluppo di una parte della città con la realizzazione di parchi: il parco arciducale ed i giardini centrali. I cittadini hanno investito molto nella piantumazione: si facevano portare piante da tutto il mondo perché la fortuna di quei luoghi era legata a due aspetti di carattere ambientale: 1) la presenza dell’acqua; 2) il clima mite.

Queste due particolarità sono delle costanti. Oggi si parla di “outdoor” e l’outdoor è comunque utilizzo dell’acqua, dell’aria, dei percorsi, delle falesie, delle montagne. Ma la fortuna di quei luoghi di vacanze di quel periodo era il cosiddetto “soggiorno invernale” legato al fatto che il clima permetteva attività all’aria aperta per moltissimi mesi all’anno. Anche oggi lo sport, la vacanza attiva nell’Alto Garda, si sviluppa durante l’intero arco dell’anno salvo un breve periodo di un mese, un mese e mezzo. Sulle nostre falesie si vede gente arrampicare per la maggior parte dell’anno e questo grazie alla mitezza del clima che è servita a quel territorio per il suo sviluppo.

Arrampicata sportiva ad Arco. Foto: Leo Himsl/K3

climbing,gardasee,italien , arrampicata ad Arco , donneDopo le guerre, ovviamente, Arco perde quel bacino d’utenza rappresentato dalla nobiltà austriaca di fine Ottocento e diventa a tutti gli effetti parte dello Stato Italiano ed è evidente che anche da un punto di vista economico la città e anche l’intero territorio ne hanno risentito.
Comunque, sempre grazie al clima, nel periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale Arco conosce uno sviluppo per quanto riguarda la cura della tubercolosi.

Molte delle ville austriache di notai, architetti, avvocati vengono trasformate in ospedali e poi in veri e propri sanatori. Ad Arco, fino agli anni settanta, si contavano più di ventuno sanatori. La cura della TBC allora si svolgeva soprattutto con le cosiddette esposizioni elioterapiche. I sanatori diedero lavoro in quegli anni, ma quando negli anni settanta chiusero i battenti lasciarono un’eredità pesante.

Arco era diventata una città che sapeva ospitare, ma sapeva ospitare soprattutto malati. Si veniva da un turismo sanitario che indubbiamente aveva dato da vivere a intere generazioni per il notevole indotto generato dagli ospedali, ma il nome che “girava” era un nome condizionato… Allora gli amministratori, chiusa la parentesi dell’ospitalità sanitaria, hanno dovuto inventarsi qualcosa.

Nel frattempo è nata anche l’industria (della carta e della meccanica di precisione) però la prospettiva su un territorio così, che è di una bellezza unica, non poteva essere quella di un’industria che interveniva in modo pesante sul territorio stesso.

Per cui, al di là delle fabbriche che sono nate, e che per fortuna ci sono ancora, gli amministratori hanno pensato di far crescere la città ed il territorio intorno al tema dell’ospitalità turistica. Arco diventa zona di cure e di soggiorno, all’inizio un po’ timidamente e poi, verso gli anni Ottanta, mentre Torbole e Riva del Garda vedono esplodere il fenomeno windsurf, Arco deve ripensare la propria offerta turistica senza poter fare conto sulla risorsa lago, ma guardando all’entroterra.

Negli stessi anni i climber cominciano a prendere d’assalto le poche pareti attrezzate. Questi climber giravano in ciabatte, fascetta nei capelli, moschettoni e corda a tracolla, venivano soprattutto dal nord Europa su furgoni Westfalia e mangiavano su fornellini da campeggio. Era difficile immaginare che sarebbero stati lo sviluppo del turismo. Ma allora alcuni amministratori comunali illuminati, invece che domandarsi: “Ma insomma, cosa vengono a fare questi qui!” e assecondare il pensiero della gente su questa specie di invasione, hanno pensato che quella poteva anche diventare un’opportunità. Si sono resi conto che per riportare il territorio ai fasti di fine Ottocento-inizi Novecento, doveva essere accolto anche questo tipo di turismo legato all’arrampicata.

Questo fenomeno, da sfida degli anni Ottanta è diventato “asse portante del turismo” con la presenza di tutta una serie di eventi e di manifestazioni, dal primo Sport-Roccia fino ad arrivare al “Rock Master Festival” e ai mondiali tenuti nel 2011.

Arrampicata sportiva ad Arco. Foto: Leo Himsl/K3

climbing,gardasee,italien , arrampicata ad Arco , donneCon questi passaggi oggi il tema dello sport outdoor, della vacanza attiva, dell’arrampicata è diventato un vero e proprio fatto culturale, ma non solo: anche un fatto importante dal punto di vista economico.
Il “Rock Master” come manifestazione è affiancato anche dal “Bike Festival” perché una cosa non esclude l’altra per le potenzialità del territorio.
È con i grandi eventi sportivi che il nome del territorio continua a girare.

Cito solo brevemente i dati di natura economica. Abbiamo detto che nel 2012 abbiamo avuto più di tre milioni di presenze (+ 3.7% sul 2011), dato confermato anche per il 2013, pur a fronte di una primavera di maltempo. Per restare solo ad Arco, abbiamo circa 700.000 presenze (2012) di cui il 60% è legato alla cosiddetta “vacanza della motivazione”: vado in quel luogo non solo perché è bello e me ne hanno parlato, ma soprattutto perché lì si può fare una determinata cosa.
Chi desidera fare vacanza attiva (la vela, la canoa, l’arrampicata, equitazione, trekking, escursioni…) sceglie il nostro territorio.

Se il 60% di chi viene ad Arco è un turista sportivo, immaginando una capacità di spesa che va dagli 80 ai 100 euro al giorno, ci siamo resi conto che la ricaduta sul territorio è nell’ordine dei trenta, trentacinque milioni di euro. Non sono piccole cifre per una realtà di 17.000 abitanti.

Se proiettiamo questo su tutta la realtà del Garda Trentino con tre milioni di presenze e il 50% fa vacanza attiva, fanno 120 milioni di euro. Questo è quanto generato dal turismo legato alla vacanza attiva, ma non tutti quelli che vengono da noi arrampicano o vanno in bicicletta. C’è anche un turismo tranquillo: famiglie, passeggiate, centri storici… Quanto si sia andati lontano dai primi ragazzi in ciabatte e fascetta lo dice anche il dato che ad Arco con 17.000 abitanti ci sono 17 negozi specializzati nella vendita di articoli sportivi legati all’arrampicata.

La più grande concentrazione credo al mondo, perché sono più i negozi dove trovare le scarpette e i moschettoni che nemmeno i supermercati. Il numero dei supermercati ad Arco è inferiore ai negozi specializzati. Questo ha generato un’altra cosa interessante, cioè il turismo commerciale: Non vado lì con la mia attrezzatura per arrampicare, ma vado lì per comprare l’attrezzatura.

Castel Toblino e pescatori, Lago di Toblino

Castel Toblino, Lago di Toblino, Valle del SarcaQuesta è la situazione nel suo complesso.
Perché è stato possibile questo al di là del clima, delle bellezze naturali, delle palestre di arrampicata che ci sono ad Arco come in altre zone? C’è stato un gruppo di amministratori che in queste cose ha creduto. Il Pubblico ha indubbiamente investito: la Provincia autonoma sensibilizzata dagli amministratori locali ha creduto e investito (ad Arco abbiamo anche creato il Climbing Stadium che qualcuno di voi avrà visto, costato 1,5 milioni di euro). Abbiamo ritenuto che quello fosse il cammino e molte energie le abbiamo concentrate lì.

Anch’io faccio con fatica il bilancio del mio Comune, ma non posso impoverire il settore strategico su cui abbiamo puntato, per cui eventualmente le risorse si tolgono da altre parti. Non si può tagliare su ciò che riguarda lo sport e il turismo che sono il futuro del nostro territorio. È impossibile anche pensare di inserire nei piani urbanistici nuove aree industriali anche se quello che abbiamo ce lo teniamo e speriamo che possa andare avanti.

La prospettiva è quella di avere un ulteriore sviluppo nella direzione del turismo legato all’outdoor. Negli ultimi anni si sono moltiplicati molti agriturismi, B&B, case vacanze e tutto il corollario per accogliere questi turisti, ma l’abbiamo fatto all’interno di un progetto.
Gli sport d’acqua, d’aria e di terra possono essere svolti in tutti i paesi della nostra zona, però le amministrazioni si sono guardate negli occhi e si sono dette: ” È inutile che ci scimmiottiamo vicendevolmente”.

È giusto che se un territorio ha una vocazione “più sua” possa svilupparla, ma la cosa importante è che gli Amministratori e i Sindaci si sono messi intorno a un tavolo, hanno chiamato intorno a quel tavolo “Ingarda”, la nostra agenzia di sviluppo turistico, e lo hanno esteso ai rappresentanti della Provincia, delle Guide Alpine, della SAT, cioè a tutti i soggetti interessati al tema dell’outdoor per realizzare un progetto che raccogliesse tutte le aspettative di questo territorio.

Quindi non c’è un comune che fa una cosa e un altro comune che ne fa un’altra. Per scelta di tutti, a capo dell’intervento c’è l’Azienda di Promozione Turistica che stende manualmente il progetto, poi ci sono le amministrazioni comunali che richiedono azioni sul proprio territorio, quindi si decide tutti quanti insieme perché la prospettiva è questa. Il settore pubblico fa da pungolo e da stimolo, poi vengono i privati e allora tutto si muove in maniera omogenea. Gli obiettivi vengono raggiunti perché ci si crede.

Dal Castello di Arco sulla Valle del Sarca e sui ColodriDal Castello di Arco sulla Valle del Sarca e i Colodri

postato il 24 maggio 2014