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Là dove è riuscita solo una Lei

Là dove è riuscita solo una Lei
di James Lucas
(già pubblicato su Climbing n. 347, www.climbingmagazine.com)

Viene sempre il momento nella vita di tutti gli scalatori in cui si trova una via che li “prende”. E non è detto che sia solo una, possono essere anche di più. Per tutti c’è almeno una via che li cattura, per varie ragioni (storia, estetica, movimenti o, semplicemente, perché non si sa se la si può salire”. Questo lo dice Beth Rodden.

Nel giorno di san Valentino del 2008 Beth ha “chiuso” Meltdown, una fessura da dita di circa 25 m di 5.14c vicino a Upper Cascade Creek (Yosemite Valley). Le sono stati necessari 40 giorni di lavoro, ma ne è uscito il monotiro più duro della valle a quel tempo. Infatti solo sette anni dopo la Dawn Wall si è presa quel titolo con il suo tiro di 5.14d. Da notare che, nella sua salita redpoint, Beth si è piazzata tutte le protezioni.

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A dispetto di numerosi tentativi degli scalatori più forti, compreso Ron Kauk che chiodò la sosta di arrivo e la provò, questa via estrema trad è rimasta irripetuta. Ci hanno provato, tra gli altri, anche Carlo Traversi, Enzo Oddo e Tommy Caldwell.

Nei mesi precedenti al mio tentativo finale volevo ripetere alcuni dei monotiri più difficili di Yosemite, anche per cercare di rilassarmi (fisico e psiche) dall’impegno delle salite a El Cap”. In effetti Beth aveva dedicato una decina d’anni a scalare su El Capitan, facendo salite in libera di Lurking Fear (VI, 5.13c), di El Corazon (VI, 5.13b) e del Nose (VI, 5.14a): perciò era pronta per andare a curiosare dove avrebbe potuto spingersi sulle salite brevi.

Beth Rodden su Meltdown. Foto: Corey Rich
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Meltdown era difficile mentalmente e psichicamente, con piccole asperità per i piedi, movimenti super-tecnici. Per proteggersi, roba piccolissima (il pezzo più grosso di tutti era il TCU Metolius “3/4”, adatto a fessure larghe da 21,5 a 30,2 mm). Aggiungiamo le bufere di neve attorno alla cascata, che l’hanno costretta ad aprirsi la pista per andare all’attacco.

Dopo un mesetto di lavoro si è presa una pausa per fare boulder con degli amici, anche comunque per acquistare ulteriore forza e potenza in generale. Quando è tornata alla via, i ripetuti tentativi nel passo chiave a circa 10 metri di altezza le hanno danneggiato i legamenti delle mani, ma lei è andata avanti lo stesso.

Nel tardo autunno, l’Upper Cascade Creek diventa fascinosamente bianco e silenzioso… ma non appena aumenta l’acqua si capisce con chiarezza che il conto alla rovescia sta incominciando: spruzzi e roccia bagnata non permettono di scalare. Sono riuscita a farla solo pochissimo prima che la cascata diventasse troppo grossa”.

Otto anni dopo, Beth Rodden e suo marito Randy Puro, passano il tempo tra Bay Area e Yosemite, con il figlio di due anni Theo. Dei suoi attuali obiettivi dice: “Voglio passare il più tempo possibile con Theo: e lo voglio fare nel posto che più amo al mondo, Yosemite”.

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Beth Rodden
Nata il 5 maggio 1980 a San Francisco, California, è stata la più giovane donna a scalare un 5.14a (8b+), ed è una delle pochissime al mondo ad aver fatto in libera un 5.14c (8c+) in arrampicata trad.

Incontra Tommy Caldwell a una gara di arrampicata junior nel 1995: con lui si sposa nel 2003. Divorziano nel 2010. Nel 2014 ha un figlio (Theo) con il suo secondo marito, Randy Puro.

Incomincia ad arrampicare nel 1995 al Rocknasium, una sala di arrampicata a Davis, California. Vince lo Junior National JCCA Championships nel 1996, 1997, e 1998; si piazza tra le prime nelle ASCF adult national series nel 1997 e 1998 e si classifica al terzo posto negli ASCF Fall Nationals nel 1998.

Nel 1998 fa in libera la via sportiva To bolt or not to be, lo storico primo 5.14 d’America e diventa la più giovane ad aver salito un 5.14a. Nel 1999 Lynn Hill la nota e la invita alla prima salita interamente femminile del Tsaranoro Massif in Madagascar. Quest’esperienza la lancia definitivamente verso il trad. Nel 2000 fa la prima in libera di Lurking Fear con Tommy Caldwell. Con quest’impresa e con la successiva (2005) salita in libera del Nose, diventa la prima donna ad aver scalato in libera due vie al Capitan.

Nell’ottobre 2005 libera The Optimist, prima americana a liberare un 5.14b. Nel febbraio 2008 fa la prima libera di Meltdown (5.14c).

Nell’agosto del 2000, durante un viaggio nella Kara Su Valley del Kyrgyzstan con l’allora ancora fidanzato Tommy Caldwell e i due amici Jason Singer Smith e il fotografo John Dickey sono presi in ostaggio per sei giorni dai ribelli dell’Islamic Movement of Uzbekistan. A mezzanotte del 18 agosto il capo dei ribelli, per andare alla ricerca di batterie per la radio e di altri viveri, li lascia in custodia di un solo guardiano, Usuph. Caldwell a un certo punto riesce a spingere il ribelle sull’orlo di un precipizio e lo spinge giù. Riescono così a scappare verso un campo dell’esercito kirghiso. Solo dopo apprendono che il guardiano era sopravvissuto. Ma quell’incidente colpisce la pubblica opinione americana, come se i quattro debbano in qualche modo discolparsi del “tentato omicidio”. Beth Rodden patisce molto questa vicenda e la sua arrampicata ne risente: per un anno non fa altri viaggi intenzionalmente.
Nel maggio 2002 ritorna al top con la salita onsight di Phoenix (fessura di 5.13a in Yosemite).

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Salite notevoli:
primavera 1997: Country Boy (5.13d, 2a salita) a Lumpy Ridge, Estes Park Valley, Colorado.
1998: To Bolt or Not to Be (5.14a, 8b+) nello Smith Rock State Park, Oregon.
1999: Bravo les Filles (VI 5.13d A0, 13 lunghezze, con Lynn Hill, Nancy Feagin, and Kath Pyke) nello Tsaranoro Massif, Madagascar.
1999/2000: Disco Machine Gun (5.13, FA/FFA) Indian Creek Canyon, Moab, Utah.
2000: Lurking Fear (5.10 A3, FFA con Tommy Caldwell), El Capitan, Yosemite Valley. In origine classificata 5.10 A3, le prime sette lunghezze in libera sono 5.12c, 5.13c, 5.12d, 5.12d, 5.12a, 5.12c, e 5.13c.
2002: The Phoenix (5.13a, prima onsight femminile) Upper Cascade Falls, Yosemite Valley, California.
2002: Grand Illusion (5.13c, onsight, FFA) a Sugarloaf, California.
2003: Sarchasm (5.14a, 8b+, 2a ascensione) Longs Peak, Rocky Mountain National Park, Colorado.
2003: West Buttress (5.13c, FFA con Tommy Caldwell) su El Capitan, Yosemite Valley. Tutte le lunghezze in libera in differenti occasioni: una salita continua in libera non è ancora stata fatta.
2005: Anaconda (5.13b/c, FFFA) a Lumpy Ridge, Rocky Mountain National Park, Colorado.
2005: Grand Wall (5.13b, FA) multi-pitch a Squamish, B.C. Canada.
2005: The Optimist (5.14b, FA/FFA) in Smith Rock State Park, Oregon.
2005: The Nose (VI 5.14a, 3a e 4a Free Ascent con Tommy Caldwell) su El Capitan, Yosemite Valley, California. Nell’ottobre 2005 Caldwell e Rodden scalarono ciascuno metà delle 31 lunghezze della via, liberandole tutte.
2008: Meltdown (grado proposto 5.14c, FA), Upper Cascade Falls, Yosemite Valley, California.

 

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Da donna a donna

Tutte le donne sanno che, se iniziano a scalare, presto si trovano a sfidare molte questioni tecniche. Ma chi di loro immagina che, quando sono su una cengia di roccia, ma anche in macchina o in tenda, sono attese da un mucchio di problemi non strettamente di arrampicata? Qui di seguito Steph Davis, grazie ai tanti anni di esperienza, elenca un po’ di consigli utili.

 

Da donna a donna
(consigli per chi arrampica)
di Steph Davis
(pubblicato su Climbing n. 347, http://www.climbing.com/)

Steph Davis
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La pipì
E’ il singolo problema più grosso. Beh, magari il secondo problema più grosso: però è quello che interviene più di frequente in una giornata. Molta gente non realizza che le cinghie elastiche posteriori che sostengono i cosciali di un’imbragatura si possono allungare. Dimenticate quell’anello metallico sottilissimo che le collega alla fascia superiore dell’imbragatura. E’ quello che vi fa pensare erroneamente che sia necessario ogni volta togliersela per poi rimettersela, in certe situazioni un vero e proprio inferno.

Quando avete lo stimolo a fare la pipì, basta che vi accucciate, tirate giù i pantaloni e le cinghie elastiche lo permetteranno.

Questo funziona sia che siate a terra, o su una cengia o anche su una sosta appesa. Sì, lo so, è ridicolmente ovvio, ma a me ci sono voluti dieci anni per scoprirlo. Dunque, benvenute!

Il ciclo
Vi comincia sempre ogni volta che state partendo? Eh, a me capita spesso… Mi ci è voluto un po’ prima di provare il Keeper Cup di gomma (mi piace più la gomma naturale che il silicone, ma c’è la scelta, il Moon Cup è di lattice). Ah, se lo avessi fatto un bel po’ di anni prima! E’ davvero fantastico per le giornate di lunghe scalate o camminate. Ancor meglio se lo usate anche di notte, per preservare da qualunque perdita sia il sacco piuma che le mutandine. Dovete solo ricordarvi di avere a disposizione un po’ d’acqua per poterlo risciacquare ogni volta che è pieno prima di riutilizzarlo.

IUD
Passo un casino di tempo ad allenarmi, e davvero non voglio compromettere il mio equilibrio ormonale con l’uso della pillola. Uno IUD (Intra uterine device), anche noto come “spirale”, dura dieci anni e lo si inserisce una volta sola (sì, fa male). Ci sono anche altre opzioni, ad esempio il Mirena, che però agisce anche lui sugli ormoni (Il Mirena è un sistema intrauterino che rilascia l’ormone progesterone assicurando cinque anni di contraccezione ma con assorbimento di ormone in piccola quantità, NdR). La spirale è di rame, dunque niente ormoni: per me è la soluzione giusta. Un’altra cosa che avrei voluto sperimentare molti anni prima.

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UTIs
Purtroppo ero spesso perseguitata da varie infezioni alle vie urinarie (Urinary tract infections, UTIs) e certo non mi aiutava lo scalare in montagna o sulle big wall. A volte non potevo cambiare mutandine per giorni (nessuno ha mai detto che l’alpinismo sia sexy o anche solo glamorous). Prendevo antibiotici, ma questo mi portava al circolo vizioso di esserne ancora più affetta. Infatti gli antibiotici distruggono quel microbioma che sta alla base della salute.

Ho imparato poi che il D-mannosio è un semplice zucchero (assai presente nei mirtilli) che si lega ai batteri presenti nella vescica o nella via urinaria e li scarica all’esterno. Ero un po’ scettica la prima volta che ho provato il D-mannosio, ma ha funzionato subito. Se soffrite di UTIs, (la cistite è la più comune), portate con voi qualche capsula di D-mannosio (di solito ne servono una o due al giorno non appena avvertite i sintomi, e nel giro di un’ora la questione è risolta) assieme a qualche antidolorifico (di quelli acquistabili senza ricetta). Se avvertite i sintomi davvero forti, assieme al paio di capsule di D-mannosio assumete anche una pillola di antidolorifico, poi bevete molta acqua. Di solito, nel tempo in cui cessa l’effetto dell’antidolorifico, scompaiono anche i sintomi della cistite.

Ferro
Ho un sacco di amiche che hanno passato, demoralizzate, lunghi periodi di affaticamento e di scarsa energia e ne hanno dato responsabilità allo scalare. Molte donne (specie quelle assai toniche e atletiche che hanno molta cura della propria dieta) vanno in carenza di ferro. E non è così facile assumere ferro. Ingoiare di tanto in tanto (io lo faccio due-tre volte a settimana) pillole con ferro e vitamina C aiuterà perché i livelli del vostro ferro siano giusti e contribuirà a notevoli aumenti di energia. Verdure verde scuro, fagioli e riso integrale sono ricchi di ferro.

Sintetico puzzolente
A volte sembra non poter proprio eliminare quell’odore terribile di ammuffito che permane nelle maglie e camicie sintetiche. Se però le immergete in un secchio con acqua e aceto bianco e poi le tirate fuori per lavarle assieme al resto degli altri vestiti, ecco che alla fine avranno l’odore dei capi nuovi.

Steph Davis
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Climbing girls 19

La francese fenomeno Alizée Dufraisse arrampica a Siurana, Spagna

Aveva 10 anni quando Ashima Shiraishi si è fatta filmare durante le sue salite a Hueco Tanks, Texas, USA, nel marzo 2012: Crown of Aragorn (V13) e Barefoot on Sacred Ground (V12)

Alizée Dufraisse, che aveva salito non molto tempo prima il suo primo 8c+, Pati noso, nel 2012 si è spinta oltre su La Reina Mora, 8c+/9a, a Siurana. Prima femminile.

Per anni Beth Rodden è stata una delle migliori crack climber al mondo. Fino a che non è stata vittima di alcuni incidenti. Nel 2013 ha ripreso ad arrampicare

Coma Sant Pere è una via di 50 metri vicino a Era Bella, a Margalef. Qui la salita di Alizée Dufraisse, inverno 2013-2014

Nel 2013 Carrie Cooper e Jacinda Hunter scappano per un po’ dal caldo estivo, dallo stress del lavoro e dal mestiere di mamma: scelgono una bellissima oasi fluviale

Catherine Destivelle free solo in Mali

Hazel Findlay in Australia

Nel 2010 Jacinda Hunter, infermiera e madre di quattro bambini (due maschi e due femmine) scappa dal lavoro e dalla famiglia per fare bouldering di V11 e libere arrampicate di 5.14b. Questo non significa che non sia una brava mamma. Jacinda e suo marito, Mike, non hanno la televisione e tutta la famiglia arrampica. Breaking the Law, allora la sua via più difficile, è stato a lungo un bel progetto invernale. La prima salita di Fantasy Island (5.14b), American Fork Canyon, Utah

Nel 2014 Steph Davis condivide con noi la sua ricerca di perfezione sulle torri di arenaria di Moab, Utah

Nina Caprez aveva capito che quello sarebbe stato il suo sport nel momento stesso in cui indossò le sue prime scarpette di arrampicata. Cresciuta nel bel mezzo della Svizzera nella valle del Prattigau. Finito il liceo si dà all’arrampicata a tempo pieno. Fa pure competizioni, dove raggiunge il livello di 8b. Ma dopo un po’ perde interesse per questa attività, concentrandosi così sempre più sulla scalata su roccia, dalle big wall della Patagonia e Kirgizstan al boulder in Argentina, dal deep water soloing in Thailandia allo sport climbing in Europa e America.  Uno dei suoi obiettivi è la scalata delle più difficili multipitch al mondo, possibilmente in giornata

Steph Davis è una delle migliori climber al mondo, famosa per le sue prime e per i suoi free solo. Eccola in free-solo su The Diamond (2015), Colorado. Poi su Ultimate Rush

Sasha DiGiulan (qui diciannovenne) ha cominciato ad arrampicare a sette anni. Nel 2012 era la più giovane donna ad aver completato una via di 5.14d. A lungo campionessa nelle competizioni, pratica oggi anche alpinismo ad altissimo livello

Beth Rodden
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Climbing girls 18

Martina Cufar su Rêve de larve (8b), le Suet, Haute Savoie. Foto: Nicolas Potard
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L’oggi quattordicenne Brooke Raboutou è un fenomeno annunciato, per via del famoso genitore Didier. Qui aveva 11 anni.

Martina Cufar Potard riesce su Rêve de larve (8b), Suet, Alta Savoia, una via aperta da François Coffy.

Alizée Dufraisse riesce su L’Arcadémicien des Crépis, una via davvero difficile e vecchio stile, dura tecnicamente e mentalmente, come tutte le vie di Ceüse.

Alizée Dufraisse su The middle way, 8a bloc a Hampi, India, mitico passaggio aperto da Chris Sharma. E’ la prima femminile.

Jacinda Hunter e Meagan Martin in contemporanea allo Psicocomp (7 agosto 2014), Park City, Utah.

Nel remoto “Cirque of the “Unclimbables”, l’eleganza di questa torre di granito alta 600 metri è uguagliata solo dalla bellezza dell’arrampicata che offre. C’erano Stephanie Bodet e Beth Rodden, con Arnaud Petit e Tommy Caldwell, filmati da Benoit Robert.

Nell’estate del 2005 Lynn Hill e Katie Brown fecero la prima libera interamente femminile della West Face (V 5.13b/c A0) della Leaning Tower, Yosemite.

Lynn Hill su Midnight Lightning (Columbia Boulder), Camp 4, Yosemite, maggio 1998. Prima femminile.

Sarah Watson torna ad arrampicare dopo un incidente, 2012.

Chloé Graftiaux nel 2009 su Separate Reality (Yosemite). Nata a Bruxelles il 18 luglio 1987 ha praticato ogni genere di attività di alpinismo e arrampicata, fino al fatale incidente sull’Aiguille Noire de Peuterey, 21 agosto 2010

Nina Caprez sulla prima femminile di Silbergeier, Raetikon, Svizzera, assieme a Cedric Lachat. E’ una delle più difficili vie multipitch, chiodata e aperta nel 1993 da Beat Kammerlander.

Mina Leslie-Wujastyk è un’arrampicatrice fortissima che non ha mai fatto trad fino al momento del film. “Naturalmente” il suo primo tentativo è su Unfamiliar, un notoriamente difficile E7, 6c (5.11b), a Stanage, UK. Mina ha a che fare con una via potenzialmente pericolosissima, specialmente lo si vede alla fine. E se non ci si cagava un po’ addosso non si era neppure in Gran Bretagna.

Monique Forestier è andata in Verdon la prima volta nel 2007. Ha scoperto una linea con una singola “tufa” di quasi 60 metri, chiamata Tom et je Ris (8b+). Allora non le è stato possibile tentarla, ma alla fine il sogno si è avverato nell’ottobre 2011.

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Climbing girls 17

Natalie Duran su Urban Struggle (5.12b), Malibu Creek, California, USA
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Camille Masseran a Remigny, Francia. Foto: Samuel Challéat
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Yessa Younker, Tündér-szikla, Ungheria. Foto: FB/BikiniBoulderersCalendar
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Brittany Griffith su Mr. Clean (5.11a), Devil’s Tower, Wyoming, USA. Foto: Simon Carter
Brittany Griffith on Mr Clean (5.11a), one of the immaculate lines on Devils Tower, Wyoming, USA.
Daila Ojeda tenta En Gran Blau (8b+/c), Oliana, Catalunya, Spagna. Foto: Simon Carter
Daila Ojeda attempting En Gran Blau (8b+/c), Oliana, Catalunya, Spain.

Daila Ojeda, Star Gladiator (7c+), Castillon, Francia. Foto: Patrick Franza
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Daila Ojeda a Mallorca. Foto: John Herranz
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Heather Robinson Weidner su Gay Science, Rifle (CO), 5.13d. Foto: Frederick Marmsater
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Heather Robinson Weidner su Where Is My Mind, 5.13c, Red Rock
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Nikki Chau arrampica a Frenchman Coulee, Eastern Washington
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Sierra Blair-Coyle. Foto: ESG Photography
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Olivia Hsu, Breakfast Burrito (5.10d), Drive-By Crag, Red River Gorge, Kentucky, USA. Foto: Simon Carter.
Olivia Hsu, Breakfast Burrito (5.10d), Drive-By Crag, Red River Gorge, Kentucky, USA.

Sierra Blair-Coyle
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Federica Mingolla, prima donna in libera sul Pesce

Federica Mingolla realizza la prima femminile in libera (e in giornata) della via Attraverso il Pesce sulla parete sud della Marmolada. E con ciò entra a pieno titolo nella storia dell’alpinismo.

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La 21enne rock climber torinese ha realizzato l’impresa nella giornata di domenica 17 luglio, scalando da capo-cordata e in libera (prima rotpunkt femminile) i 900 metri di parete verticale che sovrastano la Val Ombretta. Prima donna in assoluto a riuscire nell’impresa.

Partita alle ore 5.22 di domenica mattina 17 luglio 2016 dalla base della parete, Federica è stata accompagnata durante la scalata da Roberto Conti, l’alpinista bresciano di 27 anni che le ha fatto da secondo di cordata. L’uscita dalla via è avvenuta alle ore 23.49, dopo 18 ore e 27 minuti di scalata.

L’itinerario è stato aperto nel lontano 1981, dal 2 al 4 agosto e in 35 ore di arrampicata, dai due alpinisti cecoslovacchi Igor Koller (di Bratislava) e il 17enne Indrich Šustr. Heinz Mariacher aveva già tentato di salire quelle immani placche della Marmolada d’Ombretta, tra la via dell’Ideale e la Conforto, ma non aveva voluto ricorrere all’artificiale. I cecoslovacchi non ebbero questi problemi e passarono con 25 chiodi + 40 di sosta. Usarono anche nut, hexentric e friend, con un totale di 15 chiodi in artificiale + gli skyhook. Quella di Šustr capocordata è ancora oggi considerata una delle massime performance di tutti i tempi.
Fu l’impresa dell’anno senza alcun dubbio e ancora oggi il VII+ obbligatorio, gli innumerevoli tiri di VII e l’uso del cliff-hanger spaventano anche i migliori.

La battezzarono Weg durch den Fisch (via Attraverso il Pesce) anche se tutti la chiamano il Pesce. Salirono direttamente le grandi placche della parete meridionale della Marmolada d’Ombretta, rimanendo sempre un po’ a sinistra della verticale di una caratteristica nicchia a forma di pesce, che poi raggiunsero con passi rocamboleschi. Presto divenne una via famosa in tutto il mondo, con difficoltà molto elevate e continue nel tratto di parete attorno alla nicchia dove c’è il famoso passaggio del diedro svasato (di VIII+) e con altri passi in placche con piccoli fori che si mantengono sempre attorno all’VIII UIAA con un passo di IX- poco dopo la nicchia. I primi salitori ovviamente evitarono con l’aiuto dei cliff-hanger il superamento in libera dei passi più difficili. Lo sviluppo è di 1280 m, con difficoltà di VI e VII continue per 250 m e passi in A2-A3 sui cliff o di VIII+ (7b).

Federica Mingolla e Roberto Conti sulla via Attraverso il Pesce, Marmolada. Foto: Mirko Sotgiu, OpenCircle
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Federica Mingolla ha appena raggiunto la grande nicchia a forma di pesce, via “Attraverso il Pesce”, Marmolada. Foto: Klaus Dell’Orto/OpenCircle
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Con questi numeri è ovvio che si tratta di un’arrampicata libera estrema. Fino a ora nessuna donna aveva tentato l’ascensione in libera, senza l’uso di artificiale, nonché da capocordata. Federica: “Ho conosciuto Roberto sabato, quando l’ho caricato in macchina per salire. Un amico me lo aveva consigliato in quanto bravo e simpatico. Nemmeno lui aveva mai salito la parete, pertanto era molto motivato… questo mi è bastato!“.

I due erano pittosto “leggeri”: una serie di friend fino al n. 4, poi 4 o 5 Alien. Otto rinvii e molti cordini per le clessidre. Poi tre chiodi e un martello nel sacco da recupero, non utilizzati.In quella giornata ventosa, ma con tanto sole, la Mingolla ha salito interamente in arrampicata libera tutti e trentadue i tiri della via: dopo aver superato tutti i tratti più difficili e impegnativi, è però caduta con un breve volo su un passaggio di 6c, sul tiro che arriva alla nicchia. Sei metri di traverso. Fattasi ricalare in sosta, è ripartita riuscendo agevolmente a completare quella lunghezza. Questa piccola sbavatura non le ha permesso di dichiarare di aver compiuto l’intera ascensione on sight, oltre che in libera.

La parete sud della Marmolada d’Ombretta con il tracciato del Pesce
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Dopo la cengia mediana le difficoltà tecniche calano, ma non certo l’impegno. Il tratto finale si svolge attraverso una serie di camini poco compatti, bagnati e in parte ghiacciati, che la cordata ha comunque superato senza ricorrere all’artificiale. I due, dopo aver scalato le ultime tre ore circa con la torcia frontale, hanno bivaccato nei pressi della vetta su una cengia in leggera discesa, in un solo saccopiuma e assicurati a un ancoraggio. C’era una tenda ad attenderli, messa in una zona riparata: ma l’oscurità non ha permesso loro di trovarla. Troppo stanchi per valutare soluzioni alternative, hanno giudicato imprudente scendere sul ghiacciaio.

Federica ha così commentato l’impresa: “Nei primi tiri lunghi, da 40 m, siamo stati bravi e veloci sia nella progressione che nell’individuare le soste. Un ovvio rallentamento è avvenuto sui tiri successivi e siamo arrivati nella nicchia del Pesce verso le 13, con un’ora di ritardo sul nostro programma di marcia. Ora che però è stata recuperata nei tiri successivi, che sono anche i più duri della via, e che abbiamo percorso stando nelle tre ore circa. Alle 17 eravamo in cengia. Molto difficoltosa è stata l’ultima parte. Nonostante il grado, relativamente semplice ma pur sempre da proteggere, la roccia era bagnata, non compatta e a volte ghiacciata, le soste difficili da individuare”.

Scheda storica della via
Prima ascensione: Igor Koller e Indrich Šustr, 2-4 agosto 1981;
Prima ripetizione e prima femminile: Luisa Iovane, Heinz Mariacher, Bruno Pederiva, Maurizio Manolo Zanolla, 1984;
Prima invernale: Maurizio Giordani, Franco Zenatti e Paolo Cipriani, 16-20 marzo 1986;
Prima rotpunkt: Heinz Mariacher e Bruno Pederiva, 16-17 agosto 1987;
Prima on sight: Daniele De Candido con Gildo Zanderigo, settembre 1991;
Prima solitaria: Maurizio Giordani (in free solo tranne che nei nove tiri centrali), 3 agosto 1990;
Prima solitaria in free solo: Hansjörg Auer, 29 aprile 2007;
Prima femminile rotpunkt: Federica Mingolla con Roberto Conti, 17 luglio 2016.

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Federica Mingolla
Torinese di 21 anni, Federica Mingolla nella vita è una studentessa di Scienze Motorie a Torino (SUISM) oltre che arrampicatrice sportiva professionista, atleta e tecnico federale FASI. Federica con i suoi 56 kg di peso e 1,68 di altezza, un fascio di muscoli e robuste spalle, è una delle donne italiane più interessanti nel panorama dell’arrampicata sportiva.
Curriculum:
– Atleta in Coppa Italia dal 2011 al 2014: campionessa italiana giovanile, vicecampionessa italiana assoluta, diversi podi in Coppa Italia;
– Atleta di interesse nazionale dal 2011 al 2014: coppa Europa giovanile, campionati europei, coppa del mondo, mondiali giovanili;
– Arrampicatrice professionista su roccia dal 2014: prima donna italiana e terza al mondo a scalare Tom et je Ris, 8b+ di 60 m nelle Gole del Verdon- Francia; prima donna italiana e seconda al mondo ad avere scalato una delle pareti più difficili sul Monte Bianco, Digital Crack, 8a, sull’Arête des Cosmiques; prima femminile in libera di Legittima visione, 8b, valle dell’Orco; diverse FA femminili sempre sul grado 8b in tutta Italia.
– Alpinista dal 2015 (è iscritta ai corsi per aspirante guida alpina).

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Climbing girls 16

Sasha DiGiulian, location ignota
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Daila Ojeda su Mind Control (8c+), Oliana, Spagna. Foto: Simon Carter
Daila Ojeda, Mind Control (8c+), Oliana, Catalunya, Spain.

Sasha Di Giulian, location ignota
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Ignota su location ignota
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Heather Weidner su Where Is My Mind, Red Rocks, Las Vegas. Foto: Jon Glassberg
ClimbingGirls-16-Heather-Weidner_Where-Is-My-Mind(puntoInterrogativo)-RedRocks-LasVegas-FotoJonGlassberg

Ignota su location ignota
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Josune Bereziartu su E la nave va (9A-V14, traverso di quasi 50 m), Lindental, Svizzera. Foto: Rikar Otegui
ClimbingGirls-16-JosuneBereziartu,E la nave va (9A-V14,160feettraverse),Lindental,Switzerland,FotoRikar Otegui

Ignota su location ignota
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Daila Ojeda, location ignota
ClimbingGirls-16-DailaOjeda

Olivia Hsu su Devil Sticks (5.12b),The White Mountain, Yangshuo, Cina. Foto: Simon Carter
Olivia Hsu, Devil Sticks (5.12b), White Mountain, near Yangshuo, China.
Josune Bereziartu, location ignota
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Mercedes Pollmier su Authenic Battle Damage Stand, Boulder Canyon, Colorado, USA
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Matilda Soederlund, location ignota
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Climbing girls 15

 

Ignota in location ignota
ClimbingGirls-15-ignota-climb-girls-920-16

Jodie Houghton, location ignota
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Angelika Rainer, Annual Ouray Ice Festival, 2015. Foto: OIPI by Rhys Roberts.
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Ignota in location ignota
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Sasha Digiulian
ClimbingGirls-15-Sasha Digiulian

Angelika Rainer su Clash of the Titans (WI10+) a Helmcken Falls, Canada. Foto: Klaus Dell
ClimbingGirls-15-AngelikaRainersuClash of the Titans WI10+ a Helmcken Falls, Canada, FotoKlaus Dell

Martina Cufar su Vizija, il suo primo 8c, a Misja Pec, Slovenia
ClimbingGirls-15-martina_cufar8c_Martina Cufar en Vizija, su primer 8c, en Misja Pec, Eslovenia

Jessa Younker deepwater soloing sul calcare di Poda Island, Thailand. Foto: David Clifford.
ClimbingGirls-15--Jessa Younker deepwater soloing from a limestone cliff on Poda Island, Thailand. Photo David Clifford

Pamela Shanti
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Majka Burhardt sul ghiaccio del New Hampshire
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Ignota in location ignota
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Giovanna Pozzoli in location ignota
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Martina Cufar, Oltrefinale. Foto: Luka Fonda
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Climbing girls 14

Questo mese siamo particolarmente lieti di presentarvi la consueta rassegna Climbing girls in una inusuale versione: 13 film al posto di 13 foto. Buona visione!

Heather (Robinson) Weidner lascia la carriera di veterinario per seguire la sua passione. Ispirata dalle ultime parole della mamma “la vita è breve e fragile, datti da fare subito”, Heather fa un passo indietro per chiarirsi le sue priorità, prima di viaggiare per il mondo, divertirsi, scalare e vivere in semplicità.

Daila Ojeda e Olivia Hsu sulle linee a tufa di Mallorca

Heather (Robinson) Weidner si è aggiunta al club del 5.14b con la salita di Stockboy’s Revenge, Bauhaus in Rifle, Colorado.

La giovane e affermata scalatrice Sasha DiGiulian va in Sud Africa e completa una prima ascensione a Waterval Boven, chiamandola Rolihlahla, che era il secondo nome di Nelson Mandela.

La rock climber professionista Sasha DiGiulian e il compagno di arrampicata Eduard Martin Garcia hanno salito una delle più difficili vie multi-pitch al mondo, quella Viaje de los Locos (330 m) aperta nel 2002 da Dani Andrada e Dani Dulac nella Gola di Gorropu (Sardegna). La via non era mai stata ripetuta.

Mayan Smith-Gobat scala in libera la via Salathe al Capitan.
http://www.alessandrogogna.com/edizionimelograno/high-res/ClimbingGirls-14-MayanSmithGobat.mp4

Hazel Findlay è diventata la prima scalatrice a salire un E9 britannico (da paura!) con la sua riuscita su Once Upon A Time In The Southwest, vicino a Devon, UK. Questo è un pezzo del film Spice Girl.

Heather (Robinson) Weidner fa la prima femminile di Power Windows (il suo primo 5.13d) a Mt. Potosi, Nevada, USA.

Sasha DiGiulian fa bouldering a Hueco dopo un mese di totale inattività.

Cosa significa arrampicare per Natalie Duran.
https://youtu.be/76yyNVmXpA4

Sierra Blair-Coyle, climber professionista di Scottsdale, Arizona, USA.

Steph Davis in una clip da The Sharp End. North Chimney di Castleton Tower, Moab, Utah, e Pervertical Sanctuary sul Longs Peak Diamond, in Estes Park.

Dove altre mollano, Sierra Blair-Coyle stringe più forte. E’ dall’età di 8 anni che arrampica. A 16 anni soffre a lungo, senza poter arrampicare, di una brutta ernia del disco. Dopo una lenta ripresa oggi è al suo massimo e la sua specialità è il deep-water soloing.

Heather Weidner su Stockboys Revenge, 5.14
ClimbingGirls14-maxresdefault

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Climbing girls 12

Aline Lambert su Ted Gilette, 7c, Freyr, Beljam. Foto: François Kivik
ClimbingGirls-12-Aline Lambert, Ted Gilette 7c - Freyr Beljam. Foto Francois Kivik

Barbara Raudner in Maltatal (Carinzia). Foto: Herman Erber
ClimbingGirls-12-Barbara Raudner climbing in Maltatal picture by Herman Erber

Brittany Griffith su Only After Dark (6c, 5.11c), Cinema Paradiso, San Vito, Sicilia. Foto: Andrew Burr
ClimbingGirls-12-Brittany Griffith on Only After Dark (6c, 5.11c), Cinema Paradisio, San Vito, Sicily. Foto Andrew Burr

Steph Davis sulla via Salathé a El Capitan
Steph Davis capocordata sulla Salathé al Capitan, Yosemite, California

Colette McInerney impegnata nel passo chiave (5.11) di Meaty, Beaty, Big and Bouncy (5.9), Redstone, Colorado, USA
ClimbingGirls-12-Colette McInerney punches out the lone 5.11 move on the otherwise 5.9 Meaty, Beaty, Big and Bouncy.

Duygu Yarsur a Citibi, Turchia. Foto: Sander Werelds 
ClimbingGirls-12-Duygu-Yarsur-climbing-in-Citibi-Turkey.-Foto-Sander-Werelds-

Ignota a Gothenburg, Svezia. Photo: Martin Arvidsson 
ClimbingGirls-12-Gothenburg, Sweden,Photo Martin Arvidson

Janine Cardoso su Juizo Final, 7c+, São Bento, Brasile. Foto: Michel Ferreira
ClimbingGirls-12-Janine Cardoso on Juizo Final 7c+ - São Bento (Brazil). Foto Michel Ferreira

Lena Herman su Queeel Dich, Du Sau, 8b+, Frankenjura
ClimbingGirls-12-Lena Herman, 'Queeel Dich, Du Sau' 8b+ in Frankenjura

Mayan Smith-Gobat su Horizontal Bop (5.12d). Foto: Aaron Colussi
ClimbingGirls-12-Mayan Smith-Gobat does the Horizontal Bop (5.12d) Photo by Aaron Colussi

Nancy Hansen impegnata su Atlantis, 5.12c, Echo Canyon. Foto: John Price
ClimbingGirls-12-Nancy Hansen pulling hard on 'Atlantis' 5.12c.

Pamela Shanti Pack su Decreation, 5.12, Indian Creek. Foto: Fredrik Marmsater
ClimbingGirls-12-Pamela Pack on Decreation 5.12 Indian Creek. Foto FredMarmsater

Pamela Shanti Pack. Foto Andrew Burr
ClimbingGirls-12-Pamela Shanti Pack. Foto Andrew Burr