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Mina Markovič

 Ritratto di Mina Markovič
di Luka Fonda
Traduzione di Luca Calvi

MINA MARKOVIČ È CRESCIUTA IN UN AMBIENTE, QUELLO DELLA NATIA SLOVENIA, PERMEATO DALLA CULTURA DEGLI SPORT DI MONTAGNA. DOPO ESSERE ENTRATA A FAR PARTE DELLE COMPAGINI GIOVANILI DELLA NAZIONALE SLOVENA D’ARRAMPICATA, LE CI È VOLUTO BEN POCO TEMPO PER CAPIRE CHE LE COMPETIZIONI DI ARRAMPICATA NON ERANO SOLO IL SUO SPORT PREFERITO, MA LA SUA VERA VITA. APPENA COMPIUTI I 16 ANNI HA INIZIATO A PARTECIPARE ALLE COMPETIZIONI A LIVELLO INTERNAZIONALE, SALENDO SUL PODIO PER LA COPPA DEL MONDO PER LA PRIMA VOLTA NEL 2006 E PROSEGUENDO CON UNA PROGRESSIONE INARRESTABILE CHE L’HA PORTATA A VINCERE LA COPPA DEL MONDO LEAD PER LA STAGIONE DEL 2011 E SUBITO DOPO IL PRIMO POSTO NELLA CLASSIFICA GENERALE, CHE COMBINA I RISULTATI DELLE DISCIPLINE LEAD, BOULDER E SPEED. NEL 2012 HA CONFERMATO AMBEDUE I TITOLI E NEL 2013 DI NUOVO QUELLO GENERALE, ANNO IN CUI HA VINTO IL PRESTIGIOSO ROCK MASTER AD ARCO ED IL TITOLO LEAD AI CAMPIONATI MONDIALI. NEI 27 EVENTI DELLA COPPA DEL MONDO LEAD DEGLI ULTIMI TRE ANNI MINA È STATA FINALISTA IN TUTTE LE OCCASIONI, VINCENDO QUALCOSA COME UNDICI MEDAGLIE D’ORO, DIECI MEDAGLIE D’ARGENTO E DUE MEDAGLIE DI BRONZO. HA VINTO ANCHE DUE TAPPE DI COPPA DEL MONDO BOULDER. SEBBENE SIA IN PRIMIS UNA FORTISSIMA ATLETA DA COMPETIZIONI, MINA STA DEDICANDO SEMPRE PIÙ TEMPO ALLA ROCCIA, TANTO PER LE VIE CHE PER I BOULDER. CONSIDERATO CHE LA SUA VIA PIÙ DURA AD OGGI È STATA UNA ON-SIGHT, OVVERO IL PROLUNGAMENTO DI HYDROPHOBIA A MONTSANT, UN 8B/8B+, POSSIAMO BEN AFFERMARE CHE MINA ABBIA UN NOTEVOLE POTENZIALE DI MIGLIORAMENTO PER IL FUTURO.

Mina Markovič
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Una chiacchierata con Mina

di Franz Schiassi
Traduzione di Luca Calvi

A cosa ti sei dedicata dopo la conclusione dell’ultima stagione di gare?
Subito dopo l’ultima gara di Coppa del Mondo del 2013 mi sono presa una pausa di tre settimane dall’allenamento ed ho passato un po’ di giorni nella famosa falesia slovena di Mišja Peč a sentirmi libera dagli obblighi. Mi sono lavorata qualche 8b, ma sempre in modo molto casual, senza starci dietro troppo. Solo verso la fine di dicembre di quello stesso anno, una volta tornata dalla Giordania, ho avuto la sensazione che le batterie si fossero ricaricate e di nuovo sono tornata a sentirmi motivata per ricominciare ad allenarmi. Quello in Giordania era stato una viaggio assolutamente indimenticabile, ma, una volta tornata, mi ero resa conto che l’allenamento mi mancava e che avevo davvero voglia di ricominciare a prepararmi per la stagione successiva.

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Allora raccontaci qualcosa del viaggio. Eri già stata in Giordania qualche volta precedentemente, per alcune gare e stavolta, invece, com’è andata?
E’ vero, avevo già visitato una volta la Giordania prima del viaggio, nel 2011 per uno stage della Coppa del Mondo lead ad Amman, che ho pure vinto. Al momento di partire mi sono resa conto che mi ero innamorata dell’energia della gente del posto e di quell’atmosfera, c’erano vibrazioni davvero forti! Mi piace un sacco il Medio Oriente. Anche al mio compagno di squadra Klamen Bečan la Giordania era piaciuta un sacco, così ha progettato un viaggio per dedicarci alle scalate in quella zona: la sua idea era di andare in cerca, trovare, sviluppare e scalare vie assieme agli scalatori della comunità di Amman.

Klemen ed il suo sponsor hanno poi generosamente esteso l’invito anche a me, cosicché mi sono unita alla spedizione che vedeva lui, sua moglie me ed il mio ragazzo. Una volta arrivati abbiamo passato una settimana intera nel Wadi Rum, una grandiosa area di canyon d’arenaria che offre arrampicata trad, sportiva e boulder.

Per quanto riguarda la roccia e il tipo di appigli, c’è una grandissima varietà sulla quale andare a scalare e l’ambientazione è assolutamente magica. Mi sono divertita un mondo a passare il tempo nel deserto, a cercare nuove falesie, nuovi boulders, a piazzare le tende, ad incontrare i beduini e a dormire sotto le stelle. E’ stata una esperienza davvero differente e di grande valore. Lo stesso vale anche per le scalate fatte: ho provato per la prima volta delle multipitch in stile trad e mi sono piaciute davvero.

Ho scalato anche la multipitch sportiva più dura di tutto il Wadi Rum, chiamata Glory (con lunghezze che arrivano all’8a+) e sono rimasta molto impressionata dalla bellezza di quella linea, che offre un’arrampicata davvero stupenda e, dalla cima, come ricompensa per gli sforzi, un panorama davvero mozzafiato.

Sei andata anche a Nord?
Sì, la parte successiva del viaggio è stata nella zona tutta a Nord, nell’area di Ajlun, che è molto differente dal deserto meridionale. E’ un area molto più verde, parecchio simile alle falesie del Sud-Europa e con prevalenza di monotiri sportivi.

Abbiamo spittato alcune nuove vie sportive dal 7a all’8b, Jordan Express (che è stata la mia salita più dura di tutto il giro) più un progetto di un possibile 9a per Klemen. Ci siamo concentrati su una sola falesia, ma tutta l’area offre una quantità di pareti e di grotte più che degne di una visita.

Mina Markovič
Markovic-Bouldering Worldcup at Log-Dragomer, Slovenia72_213615657_o


E come ti senti quando scali in ambiente rispetto a quando sei in gara?
Scalare in ambiente è un qualcosa di completamente differente. Le gare sono un’esperienza molto più concentrata, durante la quale voglio dare il meglio di me. Quando sono in ambiente, invece, respirare aria fresca in mezzo a rocce bellissime e in buona compagnia, vuol dire per me entrare in una differente modulazione di frequenza e sentirmi ben più rilassata.

Dopo il viaggio in Giordania ho iniziato a sentire il richiamo delle possibilità praticamente infinite che la natura ti può offrire e, guidata da amici più esperti, sarà più facile in futuro trovarmi a passare più tempo su roccia. L’aspetto sociale dato dalle scalate all’aperto è davvero speciale: devo riconoscere che le gare ti portano a concentrarti più su di te e sulla sola cerchia di amici che ti sta intorno, mentre il modo in cui si può crescere tanto come persona che come scalatore quando si è in ambiente è per me del tutto nuovo ed eccitante.

E come te la cavi per quanto riguarda il redpoint e l’approccio mentale necessari per i progetti duri su roccia? Trovi il tutto più o meno stressante rispetto al salire flash una via per la finale di Coppa del Mondo?
Sono una abituata a dare di tutto e di più in situazioni di onsight, quindi salire in redpoint può essere piuttosto stressante per me. Un redpoint è tecnicamente più semplice, perché sai esattamente come va salita una data sequenza, dove spingere o dove riposarti. Tuttavia mentalmente può fregarti perché sai quanto dure siano alcune parti e sai già prima di dover fare tutto giusto e tutto perfetto se vuoi chiuderla.

Prendendo, tanto per fare un esempio, la finale del Rock Master di Arco dell’anno scorso (dove gli atleti possono provare prima la via), sono rimasta delusa dopo il mio tentativo di gara perché sapevo che il movimento che sarebbe arrivato dopo quello dal quale sono caduta non era niente di che per me. Così sono caduta prima di quanto abbia fatto durante il migliore dei tentativi della “work session” e sapevo che invece un “top” era assolutamente possibile. Questo mi ha lasciato insoddisfatta, anche se poi alla fine ho vinto. Sì, direi di sì, salire redpoint è piuttosto duro per me.

Mina Markovič su La peste nera, 8b+
Markovic-MinaMarkovicSu cosa devi lavorare per riuscire a scalare vie più impegnative su roccia?
Mah, credo che per riuscire a salire progetti duri su roccia io debba davvero passare più tempo possibile a scalare in ambiente: ogniqualvolta torno a scalare su roccia dopo un periodo di scalata indoor, per i primi due o tre giorni mi sento un po’ fuori fase. Suppongo che la stessa cosa avvenga per chi è abituato ad arrampicare in ambiente e probabilmente in questo caso arrampicare indoor sia molto impegnativo fisicamente. La stessa cosa avviene con me: la preparazione fisica non è un problema, è ben altro il punto su cui mi devo concentrare e può passare anche una settimana prima che io arrivi a mettere a punto il tutto, tempo che non perderei se me ne stessi ad arrampicare in ambiente, anche se non necessariamente su quel progetto.

Penso che questo potrebbe essere un anno buono per far qualcosa su roccia, se non altro perché ho capito di aver voglia di andare a scalare vie dure e sono arrivata ad un punto in cui me lo posso permettere senza perdere la forma necessaria per le gare.

Quali sono i tuoi posti preferiti per le scalate in ambiente?
Domanda difficile… Direi che Hueco (Texas) per il boulder e la Red River Gorge per l’arrampicata sportiva sono ai primissimi posti della mia lista… Non ho mai esplorato, nel vero senso della parola, gli USA e quando ci sono stata per le gare sono rimasta per tre giorni a Boulder, in Colorado ed ho preferito rimanere indoor per la mia preparazione. Mi piacerebbe andare a scalare in Yosemite.

Però, in buona sostanza, sono così tanti i posti dove ancora non sono stata che è difficile fare una scelta… Anche la Tailandia e la Cina meridionale sembrano piuttosto interessanti e l’idea di andare ad esplorare l’Estremo Oriente mi solletica.

Agli inizi della primavera sei stata tra gli scalatori invitati all’annuale Climbing Works International Festival a Sheffield. Com’è andata e come sono state le gare dove sei arrivata seconda dietro la britannica Shauna Coxsey?
E’ stata la mia prima volta a quell’evento e devo dire di essermi divertita così tanto da pentirmi di non averci mai partecipato prima. Era organizzato davvero bene e l’atmosfera tra scalatori semplicemente grandiosa. I problemi tracciati da Percy Bishton per le gare erano davvero belli, con alcune placche davvero interessanti. Il sistema di qualificazioni open, in base al quale uno deve scegliersi un totale di trenta boulders e scalarne quanti più possibile in non più di tre tentativi era davvero impegnativo. E’ stata una pausa ed un check-up davvero ottimo dei risultati del mio allenamento invernale, immediatamente prima delle gare di Coppa del Mondo Boulder. Sono stata soddisfatta dei miei risultati, sono arrivata seconda all’ultimo boulder , che poi sono riuscita a passare dopo un paio di prove, a gara finita. Davvero una grande esperienza.

Dopo il CWIF tu e la squadra slovena siete andati al Peak District. Che te ne è sembrato delle scalate su gritstone e dello stile?

Avevo sentito parlare così tanto del Peak District che volevo a tutti i costi andare a scalare sul gritstone, per quella sua unicità, così ci siamo passati due pomeriggi di relax a far boulder nel Peak District. Il primo giorno la meteo non è stata troppo benevolo, ma il secondo giorno abbiamo avuto l’opportunità di andare a provare alcune classiche e ad assaporare quella roccia unica e sorprendente. Devo dire la verità, non ho provato nulla di veramente duro, ma intendo assolutamente tornarci. In Giordania ho salito da prima un paio di vie tradizionali e mi piacerebbe farne altre, ma l’arrampicata trad è un’esperienza nuova per me e sono sicura che amplierà i miei orizzonti e le mie conoscenze generali come scalatrice. Non mi serve altro che tornare con più motivazione e alcuni progetti dettagliati da salire su questa area favolosa con quella roccia unica.

L’anno scorso sei arrivata seconda nella stagione di Coppa del Mondo Lead per un margine minimo. La coreana Jain Kim ha vinto nonostante una ferita che si era fatta precedentemente, durante la stagione di Coppa del Mondo Boulder, esattamente com’è capitato a te nel 2012, quando hai vinto la stagione Lead nonostante un incidente. Ti è capitato di pensare a questo parallelismo?
Sì, ma è difficile dire se siamo passate tutte e due attraverso lo stesso processo. Per esempio, l’anno scorso, tornare dopo l’incidente è stato per me un momento speciale, perché ero fisicamente più debole, almeno così mi sentivo. Quando è arrivato il momento di entrare in scena, però, sono riuscita a dare anche di più nonostante una possibile mancanza di sicurezza dovuta al mio incidente. Piò darsi che per Jain sia avvenuta la stessa cosa, ma non posso esserne certa.

Qual è il tuo attuale programma di allenamento?
Anche quest’anno tutto l’allenamento è finalizzato alle gare, ma spero di riuscire a trovare un po’ più tempo per salire qualche boulder e qualche via belli duri su roccia. Devo ammettere che mi pare di essere in fase di maturazione come scalatrice e voglio vedere quali sono i miei limiti in ambiente. Ovviamente, però, voglio essere nella forma migliore per le gare e iniziare al massimo. La preparazione è stata fatta per la maggior parte col mio allenatore, Roman Krajnik, alla mia palestra indoor e due volte alla settimana con il resto della nazionale slovena in varie locations. Vedo anche di combinare il mio allenamento di routine per l’arrampicata con altri esercizi per migliorare la coordinazione, la flessibilità e la propriocezione. Quest’anno vorrei riuscire ad acquisire più regolarità e motivazione, quindi vorrei riuscire ad affrontare ogni singola sessione di allenamento, ogni via ed ogni singolo boulder con la massima concentrazione.

Scalare non è solo questione di pura preparazione fisica, certo, ma potresti darci un’idea dei tuoi livelli di fitness?
Magari ne rimarrete delusi, ma, davvero, non ho la più pallida idea di quante trazioni e simili io riesca a fare. Credo che le scalatrici si concentrino sui risultati… In ogni caso, sì, credo di essere abbastanza forte…

Mina Markovic of Slovenia during the Womens semi finals of the IFSC Boulder Worldcup held in Munich, Germany. She won the womens finals.

Cos’è secondo te che fa di te una scalatrice da lead piuttosto che da boulder?
Sono cresciuta come scalatrice da lead, è quello lo stile che ho nel sangue. Mi diverte un po’ più del bouldering, e per me le vie sono un viaggio eccitante nel quale uno si trova con se stesso, con i suoi movimenti ed una quantità di sfide da vincere. Adoro il modo in cui mi dimentico di tutto il resto quando sto salendo una via.

Come risultato di questa preferenza, scalo e mi alleno su vie (anche se non necessariamente con la corda se la palestra è di piccole dimensioni) molto più che su boulder. A dirla tutta, alcuni anni fa il mio bouldering era confinato alla sola performance vera e propria per la gara, eppure anche così sono riuscita a fare le finali con una buona regolarità.

Adesso, però, la situazione è un tantino diversa e credo che chiunque voglia dei risultati abbia bisogno di allenarsi sulla potenza per i boulder, che è sempre più necessaria anche per le prove lead e che difatti molti atleti stanno sviluppando, diventando sempre più forti fisicamente.

La nazionale slovena sta diventando più grande in questi giorni e la Slovenia è riuscita ad avere il suo primo muro d’arrampicata a grandezza naturale solo poco meno di un anno fa. Come ci si sente ad essere testimoni di tutti questi cambiamenti dall’interno?
E’ bello! Alla fin fine posso dire di vivere in un “paese di scalatori” perché finalmente abbiamo un muro d’arrampicata a grandezza naturale e non più solo le piccole palestre locali dove ci siamo allenati finora (e si mette a ridere).

Che mi dici delle giovani atlete delle gare di arrampicata? Tu e Jain siete rimaste per un bel periodo una spanna al di sopra delle altre, ma nei prossimi anni chi è che potrebbe arrivare a sfidarvi?
Negli ultimi anni il livello dell’arrampicata in generale è salito in modo significativo, tanto nel lead che nel boulder. CI sono davvero tante atlete forti e tutte devono davvero dare il meglio per essere al pari delle altre. Vedo alcune ragazze giovani che sono assolutamente appassionate e motivate, in modo speciale Momoka Oda (Giappone), Magdalena Röck (Austria) e Dinara Fakhritdinova (Russia): scalano tutte bene, hanno una struttura fisica che le avvantaggia e ci stanno dando dentro col lavoro. Hanno tra i 19 ed i 21 anni e saranno le grandi atlete della prossima generazione. Ecco, se dovessi scegliere qualcuna, sceglierei di certo loro tre.