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Vicini alla modifica della Legge sui Parchi

Il senatore del Pd Massimo Caleo, vicepresidente della Commissione Ambiente, è primo firmatario di uno dei disegni di legge di riforma della legge sui parchi e relatore. Ai primi di marzo 2016 ha dichiarato:
Ho appena presentato un emendamento interamente sostitutivo dell’articolo 10 del testo unificato di modifica della legge 394/91, che stiamo esaminando nella Commissione Ambiente del Senato. L’emendamento è finalizzato a rendere più rigorosa la gestione del controllo faunistico, sia delle specie autoctone che di quelle alloctone. Nel complesso, con questa riforma della legge quadro sulle aree protette, non solo viene vietata la caccia nei parchi, ma il controllo della fauna viene sottoposto a norme più stringenti . Più nel dettaglio l’emendamento prevede che gli interventi di gestione delle specie di uccelli e di mammiferi, con l’esclusione dei ratti, nelle aree naturali protette e in quelle contigue sono definiti con specifici piani redatti dall’ente parco, con il parere obbligatorio e vincolante dell’Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale). Non solo, i piani devono indicare ‘gli obiettivi di conservazione della biodiversità perseguiti, i periodi, le modalità, le aree, il numero dei capi e le tecniche di realizzazione degli interventi’ e devono valutare la possibilità d’intervenire tramite catture. Gli interventi di controllo faunistico, sia di cattura che di abbattimento, avvengono sotto il diretto controllo dell’ente parco e devono essere attuati dal personale dipendente o da persone autorizzate, previa abilitazione rilasciata a seguito di corsi di formazione organizzati dallo stesso ente e validati dall’Ispra. In questo modo la gestione della fauna in sovrannumero che minaccia la biodiversità avverrà in tempi definiti e modi verificabili in relazione agli obiettivi. Su questo testo abbiamo raggiunto un accordo dopo un confronto molto importante e positivo con Legambiente, WWF e Federparchi, che condividono la nuova elaborazione dell’art. 10”.

Vittorio Emiliani
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Vicini alla modifica della Legge sui Parchi
di Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza)
(già pubblicato il 29 maggio 2016 su http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=124945)

Ormai è vicino il voto in Senato sulle modifiche che la maggioranza di governo e altre forze vogliono apportare, dopo anni di vani assalti, alla legge-quadro del 1991. Modifiche che secondo molti ambientalisti e studiosi – a partire da Giorgio Nebbia, da Luigi Piccioni, da Giuseppe Rossi ex presidente del Parco della Majella e creatore quarant’anni addietro a Civitella Alfedena del primo Museo del Lupo – stravolgono la sostanza della legge voluta venticinque anni fa da Antonio Cederna e da Gianluigi Ceruti. Essi ritengono infatti che la legge abbia dato buoni risultati e che non a caso da allora il numero dei Parchi Nazionali e Regionali sia grandemente cresciuto fino a superare ampiamente il fatidico 10% del territorio nazionale protetto. Semmai, con l’avvento dei governi Berlusconi (ministri Altero Matteoli e Stefania Prestigiacomo) e più tardi coi governi Monti, Letta e Renzi quel prezioso patrimonio naturalistico, forestale, igienico-sanitario è stato come abbandonato a se stesso con commissari di sempre più mediocre livello, scelti fra ex sindaci di piccoli Comuni del Parco o fra ex presidenti dei cacciatori, con direttori spesso vacanti, e così via. Col tentativo, col centrodestra, di farne dei luna-park.

Si pensava che il governo Renzi avrebbe portato rimedio a questo deplorevole semi-abbandono di un autentico “tesoro nazionale”, “il volto amato della Patria”, per il quale il ministro Benedetto Croce e il sottosegretario Giovanni Rosadi nel 1922 crearono i primi due Parchi Nazionali, del Gran Paradiso e d’Abruzzo. Invece la trasformazione del Parco Nazionale dello Stelvio in uno “spezzatino” fra Provincie Autonome e Regione Lombardia è andata in porto e vanno avanti queste modifiche con le quali si baratta l’integrità forestale con le entrate finanziarie da “royalties” versate da lobby interessate allo sfruttamento delle cave (le Apuane insegnano), delle sciovie, e di altre risorse naturali e ambientali. Si vogliono anche inserire nei nuovi Consigli di Amministrazione dei Parchi rappresentanze degli agricoltori. Nelle aree protette può venire ricompresa l’agricoltura e anche una certa zootecnia, ma con estrema attenzione (pecore e capre possono distruggere zone intere di parco, ricordo bene quando Francesco Cossiga voleva far inserire gli ovini nella tenuta di Castelporziano e il direttore Giovanni Emiliani dovette opporre autentiche barriere).

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Purtroppo questi stravolgimenti nella legge n. 394/91 – che andava soltanto adeguata al Codice per il Paesaggio Rutelli/Settis – hanno scompaginato il fronte ambientalista, già molto incrinato dagli anni in cui ci si riuniva al Wwf Italia in 24 sigle associative per contrastare, ad esempio, le leggi obiettivo Lunardi. Su posizioni sostanzialmente favorevoli al nuovo testo è Legambiente. Ma pure dal Wwf – che ha pesanti problemi, si dice, nella gestione di oasi e aree protette e nel rinnovo del tesseramento – emergono posizioni “morbide”. Dalle quali si sono dissociati esponenti importanti dell’ambientalismo aprendo un franco dibattito. Per esempio Giorgio Boscagli che insieme ad altri sollecita il Wwf ad assumere al più presto (i tempi sono stretti) una posizione più critica e rigorosa. Carlo Alberto Pinelli presidente di Mountain Wilderness chiede che si operi fraternamente affinché la storica associazione riassuma un ruolo-guida. E così altri. Posizione giusta e corretta, ma il relatore agli emendamenti per la legge 394/91 Massimo Caleo (Pd) ha ripresentato di recente lo stesso testo che Boscagli e lo stesso Pinelli giudicano inaccettabile.

Non è il momento di divisioni e però queste risalgono ormai a qualche anno addietro quando i problemi paesaggistici ed ambientali posti dalle torri e dai parchi eolici hanno scavato un solco fra le forze ambientaliste: favorevoli Legambiente, Greenpeace e in parte il Wwf. Contrarie invece Italia Nostra, Comitato per la Bellezza, Associazione Bianchi Bandinelli, Salviamo il Paesaggio, ecc. E le pale continuano a diffondersi con molti danni ai paesaggi più intatti, pochi vantaggi per la produzione di energia pulita e nessun utile per le popolazioni dopo un primo flusso di sovvenzioni. A Scansano, in Maremma, dove le pale gigantesche girano, quando c’è vento, a ridosso del millenario Castello di Montepò e dei vigneti Doc di Morellino (i Biondi Santi fecero ricorso al Tar, ottenendo malauguratamente poco) il bilancio comunale è in passivo per una cifra decisamente pesante. E i benefici allora? Certo il turismo e l’agro-turismo così praticati nella Toscana dei bei paesaggi non è attratto da un castello attorniato di pale eoliche. Tutto ciò è compatibile con l’ambientalismo? No, proprio no, assolutamente no.

Massimo Caleo
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Considerazioni
E’ bene guardare con grande preoccupazione alle nuove norme in materia di Parchi e Aree Protette in discussione presso la 13esima Commissione Ambiente del Senato, e in particolare agli emendamenti avanzati dal senatore Massimo Caleo. L’articolo di Vittorio Emiliani non è da solo sufficiente a spiegare la situazione.
E’ infatti lesivo degli stessi principi sottesi alla legge 394/91 l’impropria manomissione e “messa a reddito” di territori che hanno nella naturalità il massimo dei valori e ammettere, di fatto, negli stessi, la possibilità di impianti tecnologici o per produzione di energia “alternativa”. Che questa sia una possibilità reale lo si deduce dall’emendamento sulle cosiddette royalties, che con il pretesto di far pagare dazio a elettrodotti, eolici e altre tipologie all’interno delle aree protette, potrebbe aprire la strada a nuovi impianti, lasciando adito a possibili interessi privati e di lobbies.
Inoltre è inaccettabile quanto introdotto all’art. 10 che, di fatto, apre alla caccia della fauna selvatica in tali ambiti come controllo delle specie dette problematiche o in sovrannumero o alloctone: da validarsi da parte della stessa ISPRA per tutte le specie da “controllare” (abbattere, catturare, eradicare), mentre per il cinghiale e le specie alloctone il parere nemmeno servirà. Si potrà abbattere o catturare fauna selvatica tutto l’anno, in ogni periodo e di ogni specie. Ciò comprometterebbe irrimediabilmente la stessa naturalità dei luoghi, a parte la sicurezza per chi frequenta i parchi e la biodiversità.
E’ dunque assolutamente necessario che il Governo blocchi questi emendamenti a garanzia della centralità della tutela delle aree protette italiane, come capitale unico, vera risorsa di un’economia positiva da trasmettere alle generazioni future. E auspicando che non sia l’appello alla Corte Europea l’unica strada da perseguire per ottenere ragione.

Per informazioni su Vittorio Emiliani vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emiliani.