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Naso di Zmutt: via Gogna-Cerruti, prima ripetizione italiana

Naso di Zmutt: via Gogna-Cerruti, prima ripetizione italiana
di François Cazzanelli, Marco Farina e Marco Majori

Disarmante… Immensa…
“Il più grande strapiombo delle Alpi Occidentali”, così Patrick Gabarrou definisce il Naso di Zmutt: una parete misteriosa e austera incassata nell’immensa muraglia del versante nord del Cervino. Difficile da decifrare, ogni volta che cambia la luce sembra che la sua forma muti ed escano nuovi diedri e tetti. Una sfida completa, severa, dove nulla è scontato in un ambiente tra i più repulsivi che abbiamo mai visto.

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Tutto comincia con un messaggio su Whatsapp di Marco Majori il 21 settembre sulla chat della SMAM: “Cosa pensate di fare questa settimana?” dopo qualche battuta e scambio di idee il piano è deciso: andiamo a vedere il Naso di Zmutt. Da lì nelle nostre teste hanno iniziato a girare un sacco di pensieri: “Sarà pulita la parete? A chi chiediamo? Saremo capaci di uscire? La via sarà tutta a posto o sarà crollato qualcosa come spesso accade sul Cervino?”

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Poche storie, l’unica cosa da fare è partire e andare a vedere, qualcosa faremo. Il 25 settembre ci ritroviamo tutti a casa di François, prepariamo gli zaini, beviamo un caffè e ci muoviamo subito verso il colle del Breuil. Arrivati al rifugio dell’Hörnli ci aspetta una spiacevole sorpresa: il campo base provvisorio, installato poiché i proprietari del rifugio stanno compiendo delle ristrutturazioni, è chiuso! Iniziamo bene: già un bivacco la prima notte. Non ci scoraggiamo, ci sistemiamo al meglio e alle 4 iniziamo a muoverci. Attacchiamo la prima parte della via al buio: si comincia subito con dei pendii belli dritti che conducono a una goulotte ripida ma con ghiaccio ottimo. Superato il canale ghiacciato con quattro lunghezze iniziamo ad attraversare verso sinistra per portarci alla base del Naso. Giunti sotto lo strapiombo la vista è impressionante: si ha la sensazione che il tetto in ogni momento possa chiudersi su se stesso inghiottendoci. Il freddo pizzica e i movimenti sono rallentati, Majo fa un movimento sbadato in sosta e perde un guanto. Da qui in avanti Marcolino Farina passa al comando e iniziamo a scalare su roccia, la giornata è lunga e dopo aver superato un diedro in artificiale con le ultime luci del giorno arriviamo alla esile cengia dove Alessandro Gogna e Leo Cerruti bivaccarono per la seconda volta. Ci fermiamo e iniziamo a sistemarci per la notte, assicuriamo una corda dove possiamo appenderci e sistemare il materiale, ripuliamo dalla neve i nostri piccoli scalini, prepariamo da bere e mangiamo. Ci aspettano ore interminabili, ma non c’è vento e una stellata fantastica ci fa compagnia, sulla cengia troviamo un sacco di materiale abbandonato: chiodi moschettoni e corde, testimonianze indelebili di vecchi tentativi. Scorre il tempo e alle 6 di mattina ancora al buio siamo di nuovo in azione, con ordine e calma prepariamo da bere, smantelliamo il bivacco, mangiamo qualcosa e ripartiamo. Marco è di nuovo davanti, si comincia con un muro compatto, solcato solo da una piccolissima fessura che ci costringe a usare le staffe. Il nostro socio scala veloce e sicuro, Majo a un certo punto commenta dicendo: “Faina scala come se non ci fosse un domani… che livello!!”

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Passano le ore e i tiri si susseguono veloci, purtroppo non ne vediamo mai la fine, ci scambiamo due battute per fare morale: “Ma se chiamassimo l’elicottero?”
Marco: “Piuttosto crepo, ma sull’elicottero non salgo”.

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Il morale è alle stelle siamo motivatissimi e improvvisamente ci troviamo al sole alla base dell’ultimo salto: sono le 17.30 dobbiamo muoverci. Farina si supera un’altra volta e alle 18.15 arriviamo sul bordo del Naso, ma purtroppo non è ancora il momento di esultare perché dobbiamo raggiungere con la luce le tracce della cresta di Zmutt. Mettiamo i ramponi e prendiamo in mano le picche, saliamo velocemente su terreno misto e appena accendiamo le frontali troviamo le tracce, da qui però mancano ancora 250 m di dislivello fino alla vetta e la stanchezza inizia a farsi sentire. La progressione diventa più facile e la concentrazione cala, Majori perde un altro guanto che sparisce nel buio della notte, François recupera alla rinfusa le corde e in ben due soste si aggomitolano tutte facendoci perdere minuti preziosi. Dopo qualche cappellata alle undici di sera giungiamo tutti e tre in vetta al Cervino. Siamo gasati ma tuttavia consapevoli di dover mantenere la concentrazione per la lunga discesa notturna che ci aspetta. Beviamo un the, mangiamo qualcosa e siamo di nuovo concentrati per la discesa: per riposarci dobbiamo arrivare alla capanna Carrel. La notte è perfetta, non fa freddo, non c’è neanche una bava di vento, scendiamo con calma senza prendere rischi e alle cinque di mattino mettiamo piede in capanna, giusto il tempo di bere una coca e ci buttiamo nei letti. Il giorno dopo alle 9 siamo svegliati dal papà di François, Valter che ci è venuto incontro, rifacciamo gli zaini e scendiamo, per le tredici abbiamo le gambe sotto il tavolo a casa Cazzanelli.

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Che avventura, siamo euforici e soddisfatti, la nostra dovrebbe essere la settima ripetizione assoluta e prima italiana. Non abbiamo ancora realizzato bene quello che abbiamo fatto, questa salita ci rimarrà per sempre nel cuore, sicuramente è la via più completa e severa che abbiamo mai affrontato fino ad ora. Un viaggio mistico nel cuore del Cervino dove nulla è scontato e banale. Complimenti agli apritori che nel 1969 si sono superati aprendo una via futuristica e complicata che sicuramente ha portato un passo avanti l’alpinismo dell’epoca.

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François Cazzanelli – Marco Farina – Marco Majori, 26-27 settembre 2014
Sezione Militare di Alta Montagna – Reparto Attività Sportive del Centro Sportivo Esercito di Courmayeur.

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Si ringraziano: Montura, Grivel Mont Blanc, Kong, Scarpa, Wild Climb, Cébé, Salice e Pellissier Sport di Valtournenche.

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postato il 5 ottobre 2014

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Il Guinness della stupidità

Si sta portando i figli di nove (Paul Junior) e undici anni (Shannon) in cima al Monte Bianco per ”battere un record del mondo” (come lui stesso ha dichiarato), ma scampano tutti per un pelo a uno smottamento di neve. Il fatto risale allo scorso giugno: equipaggiato di una telecamera, Patrick Sweeney, “intrepido” turista americano che si autodefinisce un adrenaline junkie, trascina i suoi due bimbi verso il tetto d’Europa.

Shannon e Paul Junior Sweney salgono a Le Brévent (Chamonix) con il papà lo scorso aprile
Sweeney1Giugno 2014. Stanno salendo nel Couloir du Goûter, a circa 3700 metri di quota, quando improvvisamente si verifica sotto il loro peso uno smottamento di neve.

Nel video, che il padre ha anche modo di fare, si vede la cordata vacillare nella massa di neve in movimento, con i piccoli che iniziano a scivolare verso valle e urlano spaventati. La prontezza di riflessi del padre per aver piantato la piccozza li salva da morte sicura.

I tre decidono di interrompere la salita e riscendono. Se avessero raggiunto la vetta, Paul Junior Sweeney sarebbe diventato il bimbo più giovane ad averla compiuta. Il primato appartiene dunque ancora al britannico Asher Silver che nel 2009 salì il Monte Bianco a 10 anni compiuti.

Evidentemente orgoglioso per l’impresa, Sweeney ha prima postato il video su youtube, poi si è concesso alla tv americana ABC news, che a metà luglio ha consacrato con un reportage l’escursione estrema della famiglia.

“Subito ho sentito Paul Junior gridare, poi anche Shannon e tutto quello che ho pensato di fare è stato di ficcare la piccozza nella neve per avere un ancoraggio” – dice  Patrick Sweeney a Good Morning America. E mentre il piccolo PJ non vede l’ora di fare un altro tentativo, la sorella Shannon preferisce rimandare di un anno.

Una sequenza che ha fatto saltare sulla sedia il sindaco di Saint-Gervais-les-Bains, Jean-Marc Peillex. ”Questa iniziativa è una dimostrazione d’orgoglio spinta oltre il limite, un esempio di sventatezza irresponsabile”, ha denunciato il sindaco transalpino, secondo cui ”tali atti non meritano certo una visibilità televisiva su un canale molto seguito, ma una sanzione esemplare”. Interpellato da Le Figaro, Peillex ha anche annunciato di essere stato alla Gendarmeria di Saint-Gervais-les-Bains e avere sporto denuncia contro Patrick Sweeney per “aver messo a repentaglio l’incolumità altrui”.
“Voglio fischiare la fine della ricreazione. Se non si fa qualcosa contro questa gente, saranno loro a vincere. Questo gesto è inammissibile e dovrebbe essere perseguito. Se quest’uomo fosse in Francia – ha continuato – meriterebbe che gli venisse tolta la custodia dei figli”.

La famiglia Sweeney intervistata da Good Morning America
Sweeney4-article-2690752-1F9DA73C00000578-375_634x359Ma Peillex non si fa illusioni, perché è molto probabile che la giustizia respingerà la denuncia. ”Sono sicuro che non succederà praticamente nulla, tanto più che la famiglia è rientrata negli Stati Uniti, a meno che Sweeney non torni sul Monte Bianco”. Il primo cittadino ritiene tuttavia di aver agito per principio. E spera che attraverso la sua protesta possa contribuire a evitare che altri fanatici dell’adrenalina seguano l’esempio dell’americano. ”Altrimenti spianiamo la strada a situazioni in cui dei ragazzini potrebbero lasciarci le penne”. Esattamente nello stesso punto in cui i due bimbi americani hanno rischiato di venire travolti dallo smottamento, un ucraino è morto dopo una caduta di duecento metri.

”La salita sul Monte Bianco resta una cosa per alpinisti, non è un modo per entrare nel Guinness” protesta il sindaco con The Guardian “Da quando sono stato eletto, nel 2001, mi batto perché gli scalatori siano costretti a pagarsi il soccorso se abusano del servizio, che comunque è pagato dal contribuente francese. Il colmo è stato il mese scorso, quando uno scalatore polacco ha chiamato l’elicottero “perché era stanco”. Gli è stato rifiutato. Qui non siamo alla maratona di New York: questo non è un trekking, questo è alpinismo… e la prossima volta che quello vorrà filmare la morte in diretta dei suoi figli, lo faccia in un reality”.

Patrick Sweeney e il figlio sulla cima del Gran Paradiso
Sweeney2E ancora, a FranceInfo radio: ”Non siamo in un parco divertimenti, non vogliamo che i rangers e Pamela Anderson ci vengano a soccorrere”.

Peillex vorrebbe che l’accesso al tetto d’Europa venisse ristretto e meglio regolato, anche per proteggere la natura. ”Avete mai sentito qualcuno che fa entrare 600 passeggeri in un aereo che ne contiene 400?” s’interroga il sindaco.

Rincara la dose il presidente delle guide alpine francesi, Denis Crabières: “Stava cercando di battere il record del mondo della stupidità”. E si domanda preoccupato quanto danno la pubblicizzazione in rete produrrà ancora.

Insomma, negli Stati Uniti la loro storia è stata raccontata come una vicenda di coraggio e capacità di sfidare la natura, in Francia ha scatenato l’ira delle autorità. E anche preoccupazione per la giovanissima età dei due alpinisti in erba: http://bcove.me/ir0ah0n9