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Flash di alpinismo 2

Flash di alpinismo
Citazioni, impressioni e immagini – parte 02 (2-13)
di Massimo Bursi

Umiltà
I xe superiori. Qui bisogna imparare di nuovo a rampegar (Renato Casarotto durante uno stage di arrampicata in Inghilterra alla fine degli anni ’70).

Quando Casarotto e gli altri italiani, tutti validi e fortissimi scalatori, si confrontarono con gli scanzonati climber inglesi, sulle lisce falesie britanniche, penso che abbiano vissuto un fortissimo shock.

Succede sempre così nei momenti di discontinuità: sul lavoro, in politica, nella vita e anche nell’alpinismo.
Tu pensi di essere un riferimento, pensi di essere fortissimo perché scrivono gli articoli su di te, ti chiamano in conferenze celebrative e ricevi tante patacche.
Fai parte di un mondo autoreferenziale che ti riconosce.

Il mondo va avanti e un giorno ti confronterai con un gruppo di ragazzini in scarpette, molto allenati, molto motivati e molto coraggiosi e legandoti in cordata con loro vedrai che non riesci a salire dove loro salgono ridendo.
Loro non riescono bene a capirti. Tu sei l’accademico, tu sei quello con il ricco curriculum, tu conosci tutte le montagne del mondo, ma lì su quelle umide scogliere non sei nessuno.

Renato Casarotto, molto umilmente, capì che c’era molto da imparare da quegli scalatori superiori non certo per titoli accademici. E imparò velocemente e bene.

Non aver paura di imparare dal ragazzino. Abbi l’umiltà di vedere in lui il ragazzo che eri tu. I veri grandi si riconoscono anche per questo.

Peter Boardmann in arrampicata su una falesia inglese durante lo stage italiano fine anni ’70. Gianni Battimelli fotografa e racconta sbalordito le gesta di un giovane Peter Boardmann che vuole portare ad arrampicare gli amici italiani sui passaggi più impegnativi attrezzati secondo la rigida etica inglese

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Vero viaggio
L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust).

Mi è capitato di arrampicare in falesie che conosco da trent’anni e “scoprire” appigli laddove trovavo sempre liscio. Certe giornate riesco a vedere nuove linee di salita in mezzo a una selva di vie già esistenti. A volte “vedo” un passaggio sulla roccia dove i miei amici pensano che non ci sia più nulla da esplorare.

La cosa incredibile è che lo stupore di queste scoperte avviene sulle rocce dietro casa. Non c’è bisogno di girare il mondo per trovare nuovi paesaggi. Non è necessario acquistare un biglietto aereo e cambiare continente.

E’ importante svegliarsi bambini e guardare il mondo con occhi diversi. Quello che ci oscura la mente e la vista è percepire la realtà sempre uguale a se stessa. Ed è quello che ci succede quando viaggiamo e non riusciamo a vedere nulla se non il vuoto che abbiamo dentro.

Amico non snobbare le pareti dietro casa poiché la vera avventura non si trova fuori ma si trova dentro di te.

Wolfgang Güllich, fotografato da Heinz Zak, in arrampicata sullo spigolo di Edge Love in Inghilterra

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Gli inglesi ci hanno insegnato a valorizzare ogni più piccola asperità rocciosa. Costretti a convivere in un’isola senza grandi montagne, hanno scoperto ogni singola piccola falesia dove hanno praticato un’arrampicata estrema cercando di non rovinare la roccia con troppi chiodi o spit. Gli inglesi ci hanno insegnato a trovare l’avventura dietro casa.

Non seguiteci!
Domanda – Ha dovuto prepararsi psicologicamente per vie come quella della Dawn Wall su El Capitan?
Risposta – No, prepararmi psicologicamente no, bere meno sì
(Warren Harding).

Arrampicata e vino, uno strano rapporto. Onestamente ho trovato pochi scalatori che non amassero dividere un bicchiere di vino con me. Gli astemi, i sempre-a-dieta, i climber da prestazione sono pochissimi e molto tristi.

E’ vero l’alcol ingrassa e ti toglie lucidità. Con un po’ di vino riesci a socializzare più facilmente e puoi toglierti la tensione, scaricarti psicologicamente. Quando arrampichi ad alto livello non puoi essere sempre carico come una molla. Il vino e la birra possono servire per abbassare la tensione. E’ un piacere!

Alla fine della tua scalata assolata, con il tuo compagno di cordata desideri condividere una birra al vicino rifugio, una birra che suggelli la fine delle grandi difficoltà, la fine della discesa costituita da pericolose e incognite corde doppie su un terreno un po’ infido.
“Quando saremo fuori da questo viscido camino ci berremo una bella birra” mi disse un compagno in parete. Quanto è bello perdere un po’ di lucidità e autocontrollo dopo una scalata.

Amici, non seguitemi mi sono perso, nell’abisso buio.

Manolo in arrampicata alla Spiaggia delle Lucertole (Lago di Garda) sulla via Non seguitemi mi sono perso. Sebbene Manolo sia un mago su queste incredibili placche di bianco calcare non dobbiamo pensare che sia un guru pronto a dare risposte a ogni nostra domanda di vita. Forse si è perso anche lui, forse si nasconde, forse non vuole essere seguito

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Rubare il mestiere
Caro ragazzo, se stai iniziando ad arrampicare, fallo con gente esperta e che sappia trasmettere la passione vera, stai dietro loro da secondo, ruba con l’occhio ogni loro minima azione, spingi te stesso a migliorare e buttati a studiare le guide con le relazioni delle vie. Soprattutto allenati alla grande in falesia e fatti scaltro come una faina con tutti i trucchetti del mestiere. Sempre se la tua passione è principalmente la montagna, sappi che il vero spit è nella tua testa.
Una Cassin al Badile oppure un diedro Philipp un giorno ti potrebbero capitare nella vita e potresti anche divertirti moltissimo.

Questi sono consigli spiccioli che qualcuno ha dato su internet a un ragazzo che si stava appassionando alla nobile arte. Ho avuto il privilegio, la fortuna di avviare due figli all’arrampicata estrema e mi sono divertito tanto. Ho cercato di trasmettere molto, ma ho anche ricevuto tantissimo, sia io che il mio compagno, quest’ultimo in veste di tutor alpinistico dei due piccoli. Ora sono completamente svezzati anche se mi piace l’idea di poter insegnare loro ancora qualche trucchetto imparato negli anni.

L’arrampicata è un’arte che si impara con il tempo mescolando fatica, tecnica e allenamento. Se qualcuno ti insegna, tu progredisci a vista d’occhio, anzi “a vista”. E’ bello trovare un maestro a cui ispirarsi, è bello poter trasmettere il tuo bagaglio a qualche discepolo. E’ bello costruire un gruppo di amici cementato attorno alla grande comune passione.

Oggi poniti l’obiettivo di insegnare almeno un passaggio di boulder a un giovane allievo che ti osserva silenzioso.

Celebre scalatore su un celebre boulder: John Bachar che prova Midnight Lightning al Camp 4 in Yosemite Valley. Fuori dall’obiettivo fotografico un ragazzino regge un registratore con i Led Zeppelin a volume discreto, così narra Alessandro Gogna in queste sue fotografie durante uno dei primi viaggi italiani a Yosemite
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Leggeri
La misura delle difficoltà che un alpinista può con sicurezza superare in discesa senza l’uso della corda e con l’animo tranquillo, deve rappresentare il limite massimo delle difficoltà che egli può affrontare in salita (Paul Preuss).

Difficile aggiungere un commento originale a una dichiarazione così ieratica che Paul Preuss fece all’inizio del secolo scorso. Paul Preuss, il grande cavaliere dell’alpinismo, professava un alpinismo etico, nobile e puro senza alcuno spazio ai compromessi. Mi piace guardare l’elegante parete est del Campanile Basso e pensare che nel luglio 1911 quest’uomo salì e discese questa parete vertiginosa e assolutamente verticale, senza corda e senza chiodi.

Una vita senza compromessi, un uomo che se ne è andato in silenzio scomparendo da solo mentre arrampicava su una montagna in solitaria. A distanza di oltre cent’anni le sue teorie sono ancora valide e Preuss rappresenta un filone di pensiero decisamente intransigente che poi è stato ripreso da Reinhold Messner, Enzo Cozzolino e altri amanti della super-libera integrale.

Quando arrampico e trovo la via facile e superchiodata mi sento un po’ Preuss, ma quando la trovo poco chiodata allora comincio a non sopportare Preuss e i suoi emuli. Preuss è stato quello che ha iniziato le nostre lunghe infinite discussioni sullo spit-si o spit-no: discussioni che hanno occupato libri, pagine di riviste, infinite catene di messaggi sui forum di internet.
Non abbiamo ancora trovato la soluzione, chi propende per lo spit, chi lo rifiuta categoricamente, chi fa i distinguo.

Alla fine osservo che tutti si divertono anche sulle belle vie piene di luccicanti spit e in tanti dobbiamo ringraziare quei cirenei che hanno speso tempo e soldi per attrezzare le pareti per noi.

Se mai ti sia capitato di arrampicare leggero ed in sicurezza valutando i chiodi infissi e la corda come sovrastrutture inutili, allora sfrutta il tuo momento di grazia e continua ad arrampicare, non capita spesso nella vita.

Patrick Edlinger in arrampicata in Verdon: il suo stile di arrampicata, leggero ed elegante, ci fa pensare che l’armonia sia il fine ultimo della nostra fatica su roccia. Gli storici due film girati in Verdon su Patrick Edlinger nei primi anni Ottanta fecero il giro del mondo e fecero conoscere, almeno sul grande schermo, l’arrampicata “a mani nude” a tantissime persone assolutamente distanti dal mondo dell’arrampicata.
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Essenziali
Vivere è come scolpire: bisogna togliere, eliminare orpelli! (Mauro Corona).

Stai salendo verso il bivacco e ti accorgi di avere lo zaino pesantissimo di tante cose che non ti serviranno mai. Poi magari cerchi la pila frontale e ti accorgi che non c’è!

Sei in placca sul passaggio chiave con l’ultimo chiodo, ahimè distante, ti serve scioltezza e leggerezza per venirne fuori ma ti senti “zavorrato” da tutto il peso di materiale che hai attaccato all’imbragatura o, peggio, il peso dello zainetto ti richiama verso il basso.

Ancora, passi la vita a fare tante cose ma poi non hai tempo per pensare, trovare un amico lontano o per fare ciò che rende la tua vita importante.

Il problema di avere tanto o di fare tanto è quello di non riuscire a far emergere l’essenziale.

In parete l’essenziale è fondamentale. Tu puoi avere tanto o tutto, tu puoi avere l’ultimo ritrovato tecnologico ma poi non riesci ad alzarti e guardi con malcelata invidia il ragazzino che con un paio di scarpette vecchie e rattoppate sale leggero e con grazia.

A che cosa servono tutte le tue nuove attrezzature che ti hanno svuotato la carta di credito?

Attenzione: bisogna capire bene cosa Mauro Corona intendesse dire con quella frase relativa al togliere e all’eliminare.

Anni fa risalendo un camino estremamente friabile delle Crolloniti – ops intendevo Dolomiti – il mio compagno capocordata riponeva tutti gli appigli che si staccavano in una busta di plastica per impedire che colpissero me e la cordata che ci seguiva.

Se nella vita ti trovi ad eliminare cose, sei sulla strada giusta, ma se in parete ti trovi a togliere appigli, probabilmente hai sbagliato via!

Scalatore ceco in pantofole e con modesta attrezzatura su impegnativo itinerario dolomitico. Dobbiamo ammettere che gli alpinisti dell’Est hanno insegnato molto a noi ricchi occidentali
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In fin dei conti, Igor Koller e Jindrich Sustr con la via attraverso il Pesce sulla parete sud della Marmolada, aperta nel 1981, hanno dimostrato che l’eccellenza in parete non si coniuga necessariamente con eccellente attrezzatura. Per chi nutrisse ancora dubbi consigliamo un fine-settimana di arrampicata ai Pilastri di Boemia – sottofondo musicale consigliato: la colonna sonora di Profondo Rosso dei Goblin.

Sempre ironici
Osa, osa sempre e sarai simile a un Dio (Giusto Gervasutti).

Una frase molto estrema che ti spinge al coraggio estremo. C’è anche un riferimento all’Assoluto da utilizzarsi come meglio si crede. Potete scomodare tutti i vostri filosofi quali Nietzsche e relativa teoria del superuomo (o di Superman?).

Questa perentoria affermazione di Gervasutti, meglio conosciuto come il Michelangelo dell’alpinismo, quanti ragazzi ha stregato, ammaliato e gasato portandoli a compiere imprese impossibili? Quanti ragazzi sono morti in montagna avendo in testa questa folle e stupida affermazione?

Mi piace osservare che affermazioni come queste siano finite nell’oblio assieme a una filosofia nazional-germanica di conquista delle montagne e delle pareti per avvicinarsi al Dio.

Prendiamo l’alpinismo e l’arrampicata per quello che è: un gioco e una grande passione!
Ironia, gioco, approccio spensierato e rilassamento questi dovrebbero essere gli elementi alla base dell’arrampicata.

Fuggi dalla tragicità! Rileggi le riflessioni dei Padri dell’Alpinismo cercandone l’ironia.

Val di Mello, scene di vera vita in parete in una fotografia d’epoca di Jacopo Merizzi. In Val di Mello il gruppo dei Sassisti è riuscito ad affermare un concetto di approccio ludico e rilassato con la montagna, le pareti ed i massi creando una frattura con la vecchia concezione ieratica dell’alpinismo

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La montagna non è maestra di vita
La montagna insegna a vivere: questa frase l’ho udita spesso, ma non è vera. C’è gente che frequenta i monti da una vita e non ha imparato un tubo! La montagna al massimo regala emozioni a chi è sensibile ed educato (Mauro Corona).

La montagna non purifica, non avvicina a Dio, non ti rende buono e non è una scuola di vita. La montagna, come ogni esperienza estrema, rivela il tuo vero io agli altri.
La montagna è un mucchio di sassi con, a volte, un po’ di neve.
La montagna educativa? Non è sempre vero e scontato che sia così.
La montagna, con il suo alpinismo estremo, rende le persone esseri egocentrici focalizzati sui propri sogni. Ti estranea dalla società.

Ragazzo, se continui ad arrampicare, non avrai mai tempo per partecipare alle feste e non potrai imparare a ballare. Sarai tutti i fine settimana in giro con i tuoi amici: malvestito, non certo profumato, dormendo in tende e in rifugi improvvisati, dai confort ridotti.

Gli scalatori non sono proprio del tutto normali, penso che uno psicologo possa trovarvi terreno fertile per i propri studi.

L’essere così concentrati sulle pareti impossibili, sull’esperienza estrema, sulla parete di 8a che ti ruba i tuoi pensieri, le tue energie, ti rende un diverso.

Ben venga l’arrampicata sportiva che ha ridotto questa esperienza di vita a una componente solamente atletica. L’arrampicata sportiva ti prende un po’ più tempo del calcetto con gli amici, tuttavia la sera potrai uscire con la tua ragazza.

La montagna maestra di vita? Magari potesse insegnarci a vivere la nostra vita.

Ivan Guerini in armonia. Ivan Guerini ha sempre rappresentato una voce, a volte di difficile comprensione, ma sempre fuori dal coro e mai banale

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Gear-crossing
Prima legge fondamentale: ogni cosa abbandonata in montagna o in falesia perde qualsiasi diritto di proprietà.
Seconda legge: l’oggetto abbandonato è di chi l’ha visto per primo (Maurizio Oviglia).

La montagna insegna la fratellanza e l’altruismo, ma quando mai? Chi ha scodellato questa frase fatta?

E’ notorio il senso di smania e di possesso che prende ciascuno di noi alla vista di materiale abbandonato in parete. Un moschettone, un rinvio abbandonato scatena sempre una sana lotta fra gli scalatori.
Inoltre il moschettone si accumula al patrimonio personale, alla riserva, alla banca che ciascuno scalatore possiede.

Basta un temporale in parete e allora in una precipitosa discesa in corda doppia sei costretto a lasciare là ogni sorta di ben di dio pur ti tornare a terra sano e salvo.

Chi avrà la fortuna di salire domani questa parete riderà di gusto nel ritrovare tutto il tuo materiale.

Il tuo materiale d’arrampicata è come i soldi sul conto corrente: si accumulano piano piano ed ogni tanto qualche uscita o qualche spesa imprevista ti svuota le tasche.
Moschettoni e rinvii passano di proprietà, di mano in mano e fanno così il giro del mondo.

Usa quello che hai nello zaino e non aver timore ad abbandonare qualcosa che farà felice un altro scalatore.

Classica fotografia del materiale d’arrampicata utilizzato in Yosemite in una big-wall. Siamo nella fase della preparazione prima della partenza. Affrontare una big-wall è come prepararsi ad attrezzare un cantiere edile: un duro lavoro

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Il giusto vibrante
Nelle vibranti e libere corse sulle rocce tormentate, nei lunghi e muti colloqui con il sole e con il vento, con l’azzurro, nella dolcezza un po’ stanca dei delicati tramonti, ritrovavo la serenità e la tranquillità. L’ebbrezza di quell’ora passata lassù isolato dal mondo, nella gloria delle altezze, potrebbe essere sufficiente a giustificare qualunque follia (Giusto Gervasutti).

Ho pensato a lungo a questa frase e più di immaginarmi Giusto Gervasutti tutto vibrante che declama queste frasi romantiche e leggermente retoriche, non ci riesco. Il linguaggio così aulico, altisonante è molto lontano dal linguaggio asciutto e minimalista degli alpinisti inglesi. Il concetto filosofico dell’alpinista superuomo che sia mille miglia distante dal piccolo uomo della pianura, esprime una sintesi in cui non mi ritrovo.

Queste esternazioni retoriche nietzscheiane ci hanno proprio stufato e non vogliamo più sentirle!

Tutto quello che dobbiamo fare è di far nostro l’entusiasmo dei più giovani. Da sempre la rivoluzione nasce dai giovani. Seguiamo l’onda della musica punk e lasciamo le muffe delle vecchie sedi delle associazioni alpinistiche.

Un prepotente sottofondo di musica punk dei Sex Pistols invaderà il mondo e ci spingerà a un’arrampicata gioiosa e divertente!

Diffida da chi vuole darti lezioni ma non riesce ad alzarsi sul movimento di boulder che tu stai studiando!

Billy Westbay, Jim Bridwell e John Long dopo la scalata del Nose in giornata, nel 1975, si mettono in posa e scimmiottano i classici scalatori europei ancora presi dal mito retorico dell’alpinista come superuomo. Gli scalatori americani, liberi dalla storia alpina, hanno ispirato gli europei nella rivoluzione alpinistica degli anni ’70

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         CONTINUA

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Flash di alpinismo 1

Flash di alpinismo
Citazioni, impressioni e immagini – parte 01 (1-13)
di Massimo Bursi

Introduzione
Il progetto di scrittura che propongo parte da una citazione relativa al mondo alpinistico, dalla quale scaturisce un’impressione personale abbinata a una fotografia particolarmente significativa. Il tutto con un approccio decisamente leggero e anti-conformista per coinvolgere diversi lettori.

Sia le citazioni che le fotografie sono state trovate su libri o riviste di settore o internet.

Le impressioni invece nascono da una lettura del fenomeno alpinismo fuori dal coro, dettata dalla mia esperienza alpinistica. Nelle impressioni cerco di lanciare originali idee per uno stimolo personale.

L’unità narrativa citazione – impressione – fotografia, viene ripetuta per tutto il libro al fine di provocare sfide quotidiane anche per il lettore/alpinista più fanatico.

Ho privilegiato il fenomeno della rivoluzione del Nuovo Mattino e la magica scoperta dell’arrampicata degli anni ’80 attingendo al mitico mondo degli scalatori americani e anglosassoni.

Il libro si rivolge all’ampia fascia di lettori/alpinisti di ogni età: non ci sono particolari target interessati.

Perché questo libro? Perché sul mercato non c’è nulla di tutto questo. Perché è un approccio originale per valorizzare le migliori idee di tante persone che hanno riflettuto sul fenomeno arrampicata e perché mi piace l’idea di legare citazioni a fotografie, centrate sull’uomo alpinista.

John Bachar, fantasma, in arrampicata a Tuolumme Meadows in California sulla via Fingertips nel 1986. Foto: Phil Bard
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Ogni vero scalatore si alza alla mattina, subito guarda il tempo che fa ed in base a questo decide dove allenarsi e cosa scalare. Al “nostro” scalatore fanatico serve uno stimolo quotidiano, una miscela esplosiva al di fuori dalle regole codificate, che contenga una frase lanciata, alcune impressioni “fuori dal coro” ed uno stimolo fotografico passato o presente.

Lo scalatore fanatico, ma non solo lui – anche il sognatore impiegato bancario che aspetta il sabato pomeriggio per la sua amata arrampicatina – potrà trovare, in queste pagine, lo stimolo per partire di corsa e proseguire nella propria personale ricerca sulla via da seguire.

Questa raccolta è molto legata al Nuovo Mattino quando si passava dagli scarponi alle prime scarpette EB, quando le falesie si chiamavano palestre e quando si annusava, fra i lunghi capelli, l’aria della rivoluzione.

Le frasi, citate, sono il pensiero di altre persone, un’idea che aiuta ad agire con la propria testa.

Le impressioni sono le idee buttate lì da un appassionato èscalatore ancora indeciso fra il gioco dell’arrampicata e la visione utopica dell’alpinismo.

Le immagini proposte sono frammenti significativi che mi hanno  trasmesso un messaggio stimolante. Ho privilegiato le fotografie aventi per soggetto gli uomini che scalano a discapito delle immagini con le montagne come soggetto.

Mettete un inquietante sottofondo di musica rock, leggete la frase del giorno e aiutatevi con la fotografia a entrare nel magico mondo dell’arrampicata.

Pietre rotolanti
Il massimo era arrampicare in solitaria sulla parete nord-ovest del Civetta con grandi amplificatori in grado di trasmettere la musica dei Rolling Stones (Claudio Barbier).

Negli anni ’60, ai tempi di Claudio Barbier, l’iPod doveva ancora essere inventato, eppure l’idea di abbinare la trasgressiva musica rock all’arrampicata era già molto forte negli alpinisti più visionari.
Io stesso, quando sono in macchina e vado ad arrampicare, amo ascoltare la musica rock a tutto volume ed immaginare il mio stesso profilo che arrampica con il sottofondo della amata musica assordante.
“Ma dai, sono passati almeno trent’anni, ascolto sempre la stessa musica ed evado sempre con l’arrampicata” mi dico fra me e me!

A pensarci bene sia l’arrampicata che la musica rock hanno un comune denominatore comune: trasgredire al massimo e spaccare con le regole stabilite.
Di una cosa sono sicuro: finché ascolterò musica rock e finché mi godrò le mie arrampicate rimarrò giovane ed anticonformista.

L’arrampicata, come il rock, è trasgressione, è vedere il mondo da un angolo diverso, è manifestare la propria rabbia in maniera creativa: rappresenta la forza dirompente, senza calcoli, dei giovani che credono in un’utopia, in un sogno irraggiungibile.

Il rock scatenato si contrappone alla pacata musica classica. Chi sceglie la parete si contrappone a chi sceglie un sentiero senza rischi.

E’ la direzione che Claudio Barbier e Jim Morrison con la loro pazza esistenza hanno tracciato per noi. Sottofondo musicale consigliato Rolling Stones o i Doors.

Non smettere mai di credere nei tuoi sogni. Insegui i tuoi sogni anche se tutti ti danno contro. Ricorda che la vita è sempre rock.

Claudio Barbier mentre cerca l’appiglio del prossimo movimento in un’immagine molto distante dallo stile iconografico degli anni ’60. La tormentata ed inquieta vita di Claudio Barbier anticipa la rivoluzione alpinistica del Nuovo Mattino
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Triangolo
Ha la testa di un settantenne, il fisico di un venticinquenne e il comportamento di un undicenne (Marco Radici a proposito di Jim Bridwell).

Parlando di Jim Bridwell, il leggendario scalatore californiano, gli amici gli riconoscono approccio mentale, prestanza fisica e capacità di gettarsi oltre all’ostacolo.

Quanti nostri amici hanno forza ma non hanno l’esperienza o la capacità di rischiare per tentare qualche impresa fuori dal comune?
Quante volte ci sentiamo perfettamente allenati ma non siamo pronti per tentare quella via o quel diedro che tante volte abbiamo sognato?

Quando invece, con noncuranza, ci buttiamo su pareti impressionanti poiché psicologicamente le dominiamo nonostante la fatica, nonostante le braccia e le gambe non riescano a star dietro alla nostra voglia di scalare.

L’alpinista è testa, fisico e volontà estrema e costituisce un triangolo i cui vertici stanno tra loro in un fragile equilibrio, per cui, se uno dei tre vertici di questo funambolico triangolo viene meno, allora la figura geometrica svanisce e l’alpinista si svuota del suo essere tale.

Tanto più lontani sono i vertici, tanto più solido è l’alpinista che lo compone. Jim Bridwell è un triangolo miliare!

Cerca di espandere i tuoi tre vertici: testa, fisico e volontà, in ciascuna delle dimensioni possibili per esplorare i tuoi limiti inimmaginabili.

Jim Bridwell ritratto durante la prima ripetizione della via di Maestri sul Cerro Torre del 1975. Jim Bridwell ha dimostrato che un ottimo scalatore può raggiungere traguardi impensabili anche in alta montagna come in effetti lui fece sul Cerro Torre. In quegli anni i delegati svizzeri dell’UIAA guardando le sue fotografie si stracciavano le vesti dicendo che quel tizio nulla aveva da spartire con l’alpinismo, ma subito dopo arrivò la rivoluzione!
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Arrampicata liberata
Il valore di un alpinista è inversamente proporzionale al peso della ferraglia che si porta dietro (Reinhold Messner).

Quando Reinhold Messner, l’alpinista-filosofo, uscì con questa affermazione, gli alpinisti, ubriacati dal mito dell’artificiale facevano pesante uso della ferraglia. Messner intuì che era possibile invertire la direzione e che bisognava cambiare strada per non diventare alpinisti-carpentieri.

In quegli anni Messner affermò il concetto dell’arrampicata super-libera come una scalata veloce, con pochi chiodi e con pochi ed essenziali mezzi. Alcune sue nuove vie come la Messner alla Seconda Torre del Sella rispecchiano proprio questa filosofia.

Queste idee diedero origine a un filone di arrampicata che portò Heinz Mariacher, Ludwig Rieser, Reinhard Schiestl e Luisa Iovane ad aprire vie estreme in Marmolada in sette o otto ore con una manciata di chiodi, anche in periodi tradizionalmente sfavorevoli quali il mese di novembre.

Ciò diede origine a un periodo particolarmente fecondo per l’arrampicata libera favorita dall’arrivo delle scarpette, nut, friend e pile che ci liberarono da pesanti scarponi, chiodi ed abbigliamenti ingombranti.
Cominciammo a pensare di liberarci anche dei bivacchi in parete.

Iniziò quello che fu anche chiamato il Nuovo Mattino.

A tutt’oggi penso che questo sia il modo più libero e piacevole di arrampicare. Questo è arrampicare.

Liberati dalla schiavitù del grado, dai tetti strapiombanti, dalle falesie alla moda, dalle palestre indoor di plastica, trova una placca, scegli la linea e segui il sole. Fregatene delle mode!

Patrick Berhault in posa plastica su una placca calcarea quasi impossibile. Negli anni ’80 lui e Patrick Edlinger occuparono la scena mediatica proponendo scalate e modi di vita ancora sconosciuti. I pantaloni bianchi e la fascia rossa in testa erano lo status symbol ma questo non bastava per farci salire agili e leggeri dove salivano loro. Da allora l’arrampicata si è evoluta passando agli strapiombi ma non ci sono stati significativi progressi sulle placche verticali
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Risata liberatoria
Io credetti e credo alla lotta coll’Alpe, utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede (Guido Rey).

Questa frase era, e forse è ancora, scritta sulla tessera del CAI.

Quando il giorno dopo un’arrampicata mi guardo le mani scorticate penso, ridendo, alla lotta che ho dovuto sostenere con l’Alpe.
Utile? Nobile? Bella? Ma dai…

No, questa frase non mi piace affatto.
Questa frase mi ha indotto a non rinnovare la mia tessera del CAI.
Non mi piace tutta la retorica che ancora oggi gira attorno alla montagna. Odio le commissioni. Odio gli organismi e le associazioni che vogliono valorizzare la montagna. Odio i corpi alpini, le divise, le medaglie e gli accademici.

Forse è invidia, forse non ho abbastanza patacche da mostrare. Io preferisco vivere la montagna in perfetta anarchia senza doverne renderne conto a nessuno.

Non è un lavoro. E’ un’attività inutile. La fede è un’altra cosa.

Quando risalgo un camino freddo, umido e pericoloso penso, ridendo, che sto compiendo la mia famosa “lotta con l’Alpe”. Quale lotta, io preferisco fare l’amore.

Certamente il CAI e le altre associazioni alpinistiche hanno svolto un ruolo importante negli anni passati ma oggi rappresentano istituzioni che non stanno al passo con l’evoluzione dell’alpinismo e dell’arrampicata. Rappresentano un freno. Il ragazzino che vedo arrampicare leggero sul masso mi ha detto che quando fece il corso di roccia del CAI, il suo istruttore non riusciva a salire poiché oppresso dal peso delle medaglie sul petto.

D’altronde il CAI ha partorito il gruppo accademico CAAI: un club esclusivo, costituito nel 1904, dove si è ammessi solo per provato merito.
Sono rimasto veramente sconvolto nell’apprendere che il CAAI è riuscito ad ammettere nel proprio consesso alpinisti di sesso femminile solo nel 1978. Non oso neanche immaginare la mentalità elitaria e maschilista che si respira fra gli Accademici.

Non preoccuparti, una risata li seppellirà!

Sottofondo musicale consigliato: i Ramones.

Liberati dalla retorica e ritrova, sotto la patina di ruggine, te stesso. Lascia la lotta con l’Alpe a chi ama frequentare i circoli alpinistici.

Fino a metà degli anni ’70 in montagna si arrampicava rigorosamente con gli scarponi rigidi, meglio se accompagnati da un calzettone di lana. Oggi la cosa appare pesante, faticosa e retrograda. Un po’ come la frase del CAI. Qualcosa di pesante e polveroso che non ha più ragione di esistere
FdACONTINUA

http://www.alessandrogogna.com/2014/08/08/flash-di-alpinismo-2/

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