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Nuovo Bidecalogo Punto 14. Scialpinismo ed escursionismo invernale

Il Nuovo Bidecalogo del CAI, approvato a Torino il 26 maggio 2013, dedica il Punto 14 allo scialpinismo e all’escursionismo invernale. Potete consultare il documento finale e la presentazione del past-president Annibale Salsa, i due documenti sui quali ho lavorato per esprimere un mio parere sul Punto 14.

Punto 14 (Scialpinismo ed escursionismo invernale)
Siccome giustamente il CAI ritiene il contatto con la natura assai importante per la crescita e per l’equilibrio individuale, sia in estate che in inverno, “il CAI è perciò fermamente convinto che tali attività non debbano essere mai limitate mediante preclusione all’accesso delle aree naturali nel periodo invernale, anche quando tali limitazioni sembrerebbero indirizzate alla salvaguardia dellincolumità individuale. Auspica quindi che le diverse discipline sportive invernali in ambiente innevato possano sempre essere liberamente praticate appellandosi al senso di responsabilità e autodisciplina dei propri Soci nel perseguire gli obiettivi primari della sicurezza e del minimo impatto sullambiente”.

Bidecalogo14-diurno

 

Siamo assolutamente d’accordo. Ma perché quel “sembrerebbero”? Se si riflette, il verbo è corretto. Ma a una lettura appena un po’ superficiale sembra che vi possano essere limitazioni anche di altra natura, quando invece sappiamo che il punto dolente delle ordinanze che vietano un percorso sono SEMPRE basate sulla preoccupazione di avere incidenti in quel luogo (fatti salvi eventuali vincoli di tutela).

Cercando di essere più chiari, sostituirei con “anche se tali limitazioni sono indirizzate alla salvaguardia dellincolumità individuale”.

Ci sembra anche che in questo punto il CAI avrebbe potuto ribadire la sua contrarietà all’eliski e all’uso delle motoslitte: sarebbe stata la sede più adatta, non tralasciando di dimostrare come il rumore delle rotazioni e dei motori sia estremamente dannoso nel periodo invernale. Se procedendo a piedi o con gli sci “durante l’escursione dovrà essere rispettata la vegetazione in ogni sua forma, evitando in particolare di passare nel bosco in fase di rinnovamento e nei rimboschimenti per non danneggiare le giovani piantine con le lamine degli sci e con i ramponi delle racchette, specie quando la neve è polverosa e/o scarsa”, a maggior ragione qualunque mezzo motorizzato è da bandire.

Lo so che si potrebbe dare per scontato, ma scontato non è. Rimane il fatto che di questo nel Punto 14 non v’è traccia.

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Ciaspolatori multati ai lati della pista

 

Val Badia, Piz Sorega-Pralongià, inverno, sci e ciaspole

Un gruppo di escursionisti, senza sci ai piedi ma dotati di ciaspole, volevano risalire da Ceresola di Valtorta fino ai Piani di Bobbio, ma sono stati fermati dai carabinieri e multati perché procedevano sfruttando le piste regolarmente battute per lo sci di discesa.

Val Badia, Piz Sorega-Pralongià, inverno, sci e ciaspoleVal Badia, Piz Sorega-Pralongià, inverno, sci e ciaspole  Foto: Mario Verin

La legge è chiara: sulle piste è vietato salire a piedi, anche se muniti di sci e pelli di foca, oppure di ciaspole. Troppo pericoloso sia per gli stessi escursionisti sia per gli sciatori che scendono in velocità i tracciati. La norma è di buon senso, ma anche l’applicazione deve essere permeata dal buon senso.

Non voglio entrare nel merito del caso in questione, occorrerebbe essere stati testimoni per poter dire quanta “indisciplina” abbia provocato la reazione dei militari. Solo vorrei riportare che il presidente del CAI di Alta Val Brembana, Andrea Carminati, lamenta un’interpretazione della legge troppo rigida.

Mentre Nevio Oberti (vicepresidente commissione di Escursionismo CAI Bergamo) fa notare che «le piste da sci non sono autostrade e le montagne non sono proprietà privata».

La notizia infatti arriva proprio dopo un periodo mediaticamente assai caldo, in cui la montagna è salita agli onori della cronaca in occasione di incidenti valanghivi, interventi del Soccorso Alpino, obsoleti titoli sulla montagna assassina, inviti a stare a casa, divieti, proposta di patentini vari, indagini della magistratura e rinvii a giudizio per omicidio colposo.

Ultima ad assurgere a tali onori è la sanzione a chi, ciaspole ai piedi, si è permesso di “invadere” e risalire quei pendii che gli interessi economici prevedono solamente in discesa. Il vaso sta traboccando…

Intanto personalmente mi chiedo perché mai si dovrebbe “invadere” una pista con le ciaspole ai piedi. Che utilità hanno questi ingombranti attrezzi se il piede non sfonda? A me sembra scontato che, se si hanno le ciaspole ai piedi, abbia solo senso risalire ai margini della pista (dove c’è neve non battuta) e non al centro. Se qualcuno lo fa di proposito, beh allora… è giusto multarlo, soprattutto per la sua stupidità.

Invece occorre difendere il diritto di poter risalire ai margini di una pista battuta con qualunque attrezzatura a propulsione “muscolare”, perché chi sale pagando con la propria fatica e non pagando gli impianti, ha tutta la libertà di percorrere e godere il meraviglioso ambiente invernale che si è scelto dopo che sono stati gli sciatori ad appropriarsene brutalmente.

Altro discorso è convincere gli escursionisti a cercarsi un altro itinerario, più solitario e meno affollato perché lontano dalle piste, motivati però dal gusto della solitudine e dell’ambiente, non dal timore di essere multati. Magari la scelta di ripiegare sui bordi di una pista può essere dovuta occasionalmente al forte pericolo di slavine che ci può essere dopo una nevicata su altri pendii.

La montagna in inverno non è solo appannaggio degli sciatori che affollano gli impianti, abbiamo diritto di volerla vivere anche in altro modo. In Austria questa convivenza è normale.