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La struttura parallela del CAI

La struttura parallela del CAI
di Carlo Possa (pubblicato su www.mountcity.it il 22 dicembre 2015 e ripreso per gentile concessione)

L’editoriale del presidente generale del CAI Umberto Martini, pubblicato su Montagne360 di dicembre 2015, confesso che mi lascia un po’ perplesso. Uno dei temi più dibattuti, prima e durante il Congresso nazionale del CAI di Firenze, è stato quello del rapporto tra volontariato e professionismo, e in particolare la proposta di creare una struttura parallela con finalità più economiche ed imprenditoriali. Sia nell’ampio dibattito che ha preceduto il Congresso, che negli interventi che si sono succeduti a Firenze, questa proposta – come peraltro era prevedibile – non sembra avere raccolto grande entusiasmo.

Franz Kafka (1905)
Franz Kafka (shown here circa 1905) is considered one of the 20th century's most influential writers. Before his death in 1924, he had published only short stories and a single novella, The Metamorphosis.
Ora, nell’editoriale di dicembre, il presidente Martini scrive che “da diversi interventi è emerso il timore che a una non meglio definita ‘struttura parallela’ potessero essere affidati compiti dell’espletamento di attività che attualmente e meritoriamente vengono organizzate e svolte con l’impegno volontario di soci”, quasi a dire che chi ha espresso timori (in realtà in molti casi si è trattato di contrarietà) abbia frainteso il ruolo di quella “non meglio” definita struttura parallela.

Vorrei ricordare che la non meglio definita struttura parallela è stata invece definita benissimo e con chiarezza (e così chiamata) dallo stesso presidente generale nella sua relazione all’Assemblea dei Delegati di Sanremo e nella relazione morale pubblicata da Montagne360 nel giugno del 2015. “E’ necessario creare una struttura parallela e professionale di gestione che si occupi della produzione di beni e servizi ‘profit’, da quelli immobiliari a quelli culturali, che oltre a far conoscere e diffondere presso il pubblico il ‘brand’ CAI come marchio di qualità legato alla montagna, contribuisca tramite l’autofinanziamento ad alleggerire il bilancio da quelle voci che in modo diretto o indiretto attualmente gravano sui soci”.

La struttura parallela
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Così le parole – nero su bianco – del presidente Martini. Sorvoliamo sull’infelicissimo uso del termine struttura parallela (evocativa di organizzazioni e operazioni molto lontane dallo spirito e dalla storia del CAI), ma che cosa si volesse intendere mi sembra chiarissimo. Chi ha espresso timori o contrarietà ha capito benissimo il progetto di “modernizzazione” del CAI.

Perché – come avevo scritto nel mio contributo alla discussione in vista del Congresso di Firenze – un conto è parlare di servizi, un conto è parlare di attività, o di assetto vero e proprio dell’associazione CAI. Offrire migliori servizi (legali, amministrativi, ecc.) ai soci e alle Sezioni sarebbe una cosa bellissima. Lo può fare una società di consulenza esterna, con cui aprire un rapporto professionale? Benissimo, facciamolo subito. Pensiamo solo se ci fosse una struttura esterna di professionisti in grado di individuare possibili finanziamenti europei, nazionali o regionali per il CAI. Sarebbe utilissima. Ma qui siamo nel campo dei servizi.

La metamorfosi di Franz Kafka
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Altra cosa è creare una struttura parallela all’associazione. Nell’idea del presidente Martini si è prospettata una rivoluzione dell’attuale assetto del CAI. Per risolvere problemi reali si correrebbe il rischio fortissimo e pericolosissimo di snaturare l’assetto istituzionale del CAI (e anche i suoi oltre 150 anni di storia). C’è il rischio, come giustamente è stato scritto, di dare vita ad una bad company dove lasciare l’associazione, il volontariato, le assemblee dei delegati, i “casini” delle Sezioni, e una good company, dove allocare una buona fetta della parte economica, i rifugi, il merchandising.

Chi conosce il mondo delle associazioni sa che questo è un percorso che spesso finisce male, con un distacco sempre più marcato tra la parte associazione e la parte impresa, con la prima sempre in affanno a controllare la seconda (finché ci riesce). Sono questi i timori e le contrarietà che sono emersi, e mi sembra in maniera non minoritaria, sia prima sia durante il Congresso. L’editoriale del presidente Martini non mi sembra affatto che allontani i timori espressi, anzi, sembra riaffermare decisioni già prese.

Un’altra perplessità riguarda il tema dell’eccessiva burocratizzazione del CAI. Ormai è insopportabile. Le pastoie burocratiche (così le definisce Martini), che il CAI stesso ha alimentato, stanno in molti casi impedendo alle Sezioni di svolgere il loro ruolo istituzionale. Ci sono Sezioni che non riescono ad organizzare i Corsi; ci sono soci che preferiscono svolgere una attività di promozione verso la montagna fuori dal CAI; diventare “titolato” nel CAI oggi è ormai più complicato e specialmente oneroso che diventare un professionista della montagna.

Burocrazia
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Scrive il presidente Martini che questi regolamenti (spesso assurdi e contradditori – questo lo dico io) nessuno ce li ha imposti. Allora non capisco: se nessuno ce li ha imposti, perché ci sono? Si dice che gli Organi Tecnici Centrali si sono presi troppa autonomia. Ma sono organi appunto centrali. Chi li doveva controllare? Negli ultimi anni sembra che il CAI a livello centrale abbia operato per smorzare l’entusiasmo dei soci più attivi e per mettere i bastoni tra le ruote delle Sezioni che hanno voglia e capacità di operare.

Se gli Organi Tecnici Centrali hanno preso decisioni controproducenti, non se n’è accorto nessuno? Diciamolo chiaramente: il malumore delle Sezioni verso questa eccessiva burocratizzazione, verso una “regolamentite” spesso asfissiante, non è di oggi. E che gli Organi Tecnici Centrali non siano cosa “altra” rispetto al CAI lo dice lo Statuto Generale: al Comitato Centrale competono la scelta degli Organi Tecnici Centrali, la loro nomina o l’elezione dei componenti e del presidente, le funzioni di indirizzo, di coordinamento e di controllo.

O era sbagliata la strategia, o questa deriva centralistica era condivisa. Prima che il CAI diventi una organizzazione basata solo sui regolamenti, e non sulle Sezioni, sui soci e sulla loro voglia di impegnarsi, dobbiamo cambiare veramente il CAI, non con strutture parallele kafkiane, ma con una struttura centrale agile, dinamica e in piena sintonia con le Sezioni e i soci. Se vogliamo essere un CAI moderno e attrattivo, e non il castello di Franz Kafka, dobbiamo cambiare molto, e subito.

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Il disagio delle sezioni venete – 2

Il disagio delle sezioni venete – 2
Ricordiamo che, in questo post, riaffrontiamo la questione, già ampiamente esposta, della presunta cattiva gestione amministrativa delle scuole di alpinismo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, nel periodo 2003-2011.
Per meglio comprendere quanto più sotto esposto sarebbe necessario avere letto i seguenti post:
12 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/12/lamara-vicenda-doglioni-parte-1/
13 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/13/lamara-vicenda-doglioni-parte-2/
31 agosto 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/08/31/il-disagio-delle-sezioni-venete-1/

Ricordiamo anche che il taglio che vogliamo dare a questo reportage-inchiesta è quello dell’evidente e ormai datato disagio che una buona parte di soci, socie e sezioni del CAI del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia hanno sofferto (e soffrono tuttora).

La vicenda Doglioni-Callegarin, da noi ampiamente documentata, si era consumata attraverso tre passaggi fondamentali: la radiazione dei due soci (13 luglio 2012), la sospensione del provvedimento (16 luglio 2012) e infine l’archiviazione (12 gennaio 2013). Le cavillose motivazioni della sospensione del provvedimento avevano suscitato un vespaio, un brusio di migliai di voci: e il cammino legale per la totale riabilitazione di Doglioni e Callegarin non era ancora sfociato nella definitiva archiviazione del provvedimento di radiazione, nonostante fosse in corso la limpida indagine del Direttore del CAI, Andreina Maggiore (sarà consegnata il 18 settembre 2013). Alla mozione del 6 ottobre 2012 del GR Veneto segue, praticamente congiunta, quella del 10 ottobre del GR Friuli-VeneziaGiulia. Ecco la delibera in comune, fornitami da Alessandro Camagna e Maurizio Della Libera, relativa ai fatti in questione. A causa di queste due mozioni il disagio della base è in via di veloce tracimazione.

La delibera recita:
I componenti del CDR del Veneto nel corso della seduta del 6 ottobre 2012 e i componenti del CDR del Friuli Venezia Giulia, nel corso della seduta de 10 ottobre 2012,

preso atto
del contenzioso nato in seno alla CISASA VFG tra l’attuale presidente Antonello Puddu e gli ex Presidenti Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin in merito alla gestione finanziaria ed alla rendicontazione relativa al 2010 e al 2011; ritenendo doveroso da parte loro il mantenimento di imparziale obiettività di giudizio, di equilibrata equidistanza tra le parti in contenzioso e di fiduciosa attesa nelle corrette conclusioni dell’accertamento in corso;

non potendo esimersi dal considerare o risvolti e le conseguenze del procedimento disciplinare avviato dal CDC nei confronti del due soci, ma ritenendosi al contrario impegnati a garantire eque opportunità per entrambe le parti, compresa quella accusata d’illecito, trattandoci di Soci CAI, almeno fino alla conclusione dell’accertamento, e non di comuni delinquenti,

rilevano che:
la forma che tutti hanno visto applicata per addivenire alla prima sentenza, rappresenta tutto tranne che una corretta e civile procedura. Invece di cercare le motivazioni attraverso un sereno e progressivo accertamento con i soggetti accusati, trattandosi di due INA ex presidenti di Commissione ed ex direttori di scuole, ed uno di loro anche Consigliere Centrale in carica, il CDC, si è pronunciato sulla base di un impianto accusatorio da inquisizione seguito da sentenza di condanna e pubblicazione nell’albo pretorio.

Allo stesso tempo si chiedono perché il delegato del CDC abbia incontrato più volte i Presidenti delle Commissioni Puddu e Dalla Libera e mai si sia preso la briga di chiedere una spiegazione o un chiarimento de visu a Doglioni e Callegarin prima di accingersi a confezionare un così pesante impianto accusatorio. Ritengono vi sia stata una grave omissione di consultazione delle parti interessate, un palese sbilanciamento che comporta una inequivocabile incompletezza del quadro accusatorio e quindi la mancanza di obiettiva imparzialità nella formulazione del giudizio finale.

Per quanto riguarda i Presidenti di Commissione Puddu e Dalla Libera, al di là della mancanza di fiducia dimostrata nei riguardi del GR che, per contribuire al chiarimento delle irregolarità denunciate, si erano immediatamente messi a completa disposizione, esiste fin dall’inizio, tra le altre questioni, l’omissione di consegna ai CDR Veneto e Friuli Venezia Giulia dei documenti più volte richiesti. Questi documenti, negati alla disponibilità dei CDR, sono stati invece prontamente consegnati al CDC. E’ quindi evidente la volontà di Puddu e Dalla Libera di evitare il chiarimento in loco e la mediazione dei presidenti di GR, escludendo il territorio per poter meglio colpevolizzare i soggetti inquisiti condizionando la capacità di giudizio e la prudenza procedurale dell’intero CDC.

A queste azioni sono seguite lettere ad hoc, come quella del 10 luglio, lettera contenente anche palesi menzogne (tre giorni prima dalla sentenza poi annullata), lettera in cui vengono accusati con linguaggio surrettizio i componenti e il segretario del CDR Veneto di manipolazione deo documenti della CISASA VFG. Nel frattempo “qualcuno” della Commissione Centrale si è preso la briga di telefonare al socio Callegarin per dirgli di stare tranquillo in quanto la sua posizione non sarebbe stata toccata se avesse collaborato. Il fatto sembra evidenziare in maniera inoppugnabile l’esistenza di un preciso disegno, dietro all’intera vicenda, architettato con secondi fini persecutori.

E’ nota anche la successione di riunioni indette da Puddu con la CISASA e i direttori delle scuole VFG, per parlare di programmi ma, nel contempo, esporre i crimini del soci Doglioni e Callegarin con dovizia di particolari amplificati, mentre Dalla Libera afferma che la radiazione era confermata, non annullata, e che la sua esecutività era solo questione di cavilli burocratici. Tutte queste notizie si sono propagate nelle Scuole e nelle Sezioni con un teatrino di menzogne e vigliaccherie che hanno portato la CISASA VFG allo sbando, scavato divisioni e dimissioni, disseminando ovunque sfiducia e sospetti.

Inconcepibile e sconcertante, in palese contrasto con qualsiasi minima regola di rispetto della privacy su un tema cosi delicato, risulta il fatto accaduto nella prima quindicina di settembre: la pubblicazione nel sito www.cai.it degli atti relativi al procedimento disciplinare in corso. Digitando il nome di uno dei due soci accusati apparivano pubblicate fino a 36 cartelle con tutta la documentazione cosiddetta “riservata”.

I componenti del CDR del Veneto e del Friuli Venezia Giulia non possono non partecipare all’amarezza dei due soci colpiti da un provvedimento viziato nell’iter procedurale, la cui delibera, anche se poi annullata, resterà negli anni iscritta all’albo del Club Alpino italiano, destinatari di una dichiarazione di colpevolezza prima di essere stati ascoltati, condannati alla radiazione per poi con successiva delibera vedere annullato il precedente provvedimento per dare avvio a una regolare procedura.

Intanto le conseguenze del marchio della colpevolezza decretata in prima battuta si sono sparse ai quattro venti, sono arrivate alle sezioni, alle loro famiglie, sul posto di lavoro. Il discredito e la privazione di credibilità hanno intrecciato le vicende personali con le relazioni e le attività promosse dal CDR Veneto in convenzione con gli Enti pubblici, come ad es. la Regione Veneto per Expo Dolomiti, UNESCO, Villaggi Alpinistici, Connessione banda larga rifugi, Defibrillatori e corsi per rifugisti, Montagna Amica e Sicura con estensione alle scuole, ai contributi alla sentieristica, alle commissioni tecniche e alle sezioni.

Per tutto quanto sopra esposto i componenti del CDR del Veneto e del Friuli Venezia Giulia

esprimono
– Stupore e contrarietà per un provvedimento tanto grave, che ha destabilizzato tutto il tessuto CAI del nord-est, procedimento sommario nelle conclusioni, poi smentite senza precedenti nella storia del Sodalizio, non rispettoso delle norme né delle buone prassi interne a un’associazione come il CAI, ma soprattutto della dignità di persone che hanno lungamente operato, e che, malgrado tutto, continuano ad operare, all’interno delle proprie sezioni, delle strutture tecniche territoriali e perfino degli organi centrali, distruggendone la dignità, prima ancora di aver formalizzato dei precisi atti accusatori, con un giudizio di colpevolezza e un provvedimento di estrema gravità, annullato dopo che la sua adozione era stata divulgata e portata a conoscenza di tutto il corpo sociale.

– Sconcerto per i metodi sbrigativi con cui il CDC è addivenuto a un primo giudizio di colpevolezza e alla decisione del provvedimento di radiazione, senza prendere in considerazione l’ipotesi di approfondire la disamina degli atti tramite convocazione, audizione e discussione delle risultanze con i diretti interessati e con i presidenti del GR di appartenenza, e senza una formale contestazione degli addebiti.

– Preoccupazione per il danno d’immagine che si ripercuote inevitabilmente sulla reputazione dell’area veneto-friulana-giuliana, costituita da oltre 70.000 soci e quasi 90 sezioni, delle cariche sociali che la rappresentano, della capacità operativa delle sue strutture tecniche, compromettendo al suo interno rapporti di fiducia, di armonica intesa e di collaborazione interpersonali costruiti in decenni di attività, frutto di lavoro di generazioni di appassionati alpinisti, di validi istruttori, di soci dediti con purezza d’intenti alla diffusione dei valori del Club Alpino Italiano.

– Riprovazione per l’immediata divulgazione del provvedimento disciplinare, ora annullato, ma con mancata comunicazione diretta agli interessati, a fronte della illegittima divulgazione tra gli organi tecnici referenti che nel giro di due giorni avevano già provveduto a depennare i nomi del due istruttori dall’albo della scuola interregionale e, nel caso di Callegarln, dalla composizione della CISASA, fatto gravissimo, che comporta precise responsabilità in quanto ha alterato equilibri, rapporti fiduciari e sociali, credibilità, tra il corpo sociale dei GR VFG.

– Condanna per il modo in cui il presidente della CISASA VFG Antonello Puddu, i vari componenti la commissione, il presidente della CNSASA Maurizio Dalla Libera hanno gestito la questione, dimostrando omissioni e incapacità, escludendo il confronto e il chiarimento con i diretti interessati.

– Preoccupazione per le conseguenze della crisi istituzionale creatasi tra i GR e la commissione Scuole VFG che ha portato alla sfiducia del suo presidente.

Invitano
i componenti del CDC a riprendere la questione con maggior rispetto delle procedure e, soprattutto, della dignità dei soci coinvolti, primo tra i diritti civili.

– il coordinatore e i componenti del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo a svolgere, nell’esercizio delle funzioni loro attribuite, un ruolo di fattiva e garante vigilanza sull’espletamento delle procedure.
– i Presidenti del GR Veneto e del GR Friuli Venezia Giulia ad adottare tutte le iniziative utili a tutelare il buon nome, l’immagine, la reputazione e la credibilità dei soci e delle sezioni dell’area veneta-friulana-giuliana.

Chiedono
di verificare se nelle procedure adottate e sulle modalità di gestione del procedimento, anche nel suoi risvolti relativi a violazioni del principi fondamentali di riservatezza, siano ravvisabili responsabilità sanzionabili disciplinarmente.

Si appellano
al Presidente Generale:

– per vedere ripristinato il mantenimento di imparziale obiettività di giudizio e di equilibrata equidistanza tra le parti in contenzioso;

– per riportare, con una corretta e consona allo spirito del Sodalizio soluzione della vicenda che ha così brutalmente coinvolto due loro soci, che comunque continuano a godere della massima stima all’interno della realtà VFG, un clima di serenità e fiducia reciproca tra GR, soci, sezioni e strutture tecniche dell’area VFG in modo tale da poter riprendere il cammino da tanti anni intrapreso che ha permesso di rapportarsi con le varie Autorità e la cittadinanza da un’invidiabile posizione di prestigio”.

Come si vede la presa di posizione in favore di Doglioni e Callegarin è totale, con un’assai ferma riprovazione dei metodi e della “sommarietà” utilizzati dal CAI Centrale. A queste mozioni, come sappiamo, segue l’archiviazione del provvedimento di radiazione. Ora siamo nell’aprile 2013, non sono ancora giunte (arriveranno l’11 maggio 2013) la revoca del titolo di Istruttore Nazionale a Massimo Doglioni e la sospensione dello stesso titolo per un anno a Maurizio Callegarin.

Alessandro Camagna
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E’ questo il momento di una fondamentale lettera, quella che il presidente del CAI di Verona Alessandro Camagna (anche per conto dei presidenti delle sezioni Cesare Battisti, Bosco Chiesanuova, San Pietro in Cariano, San Bonifacio Tregnago e Legnago) invia al presidente generale del CAI, Umberto Martini. La lettera è del 9 aprile 2013 e per conoscenza viene diffusa con questa mail ai presidenti delle altre sezioni venete del CAI. Alla mail sono allegati i documenti fondamentali, la radiazione, la sospensione del provvedimento e la definitiva archiviazione. Questa lettera è davvero importante, perché per la prima volta, e per iscritto, vengono messe in pubblico informazioni fino ad allora riservate agli organi amministrativi del CAI.

La mail si conclude con un’accorata raccomandazione: “Per il bene del nostro sodalizio è indispensabile fare piena luce su quanto accaduto. Non possiamo permettere che i nostri soci possano avere dubbi o sospetti sull’operato nostro, dei dirigenti sezionali, del Gruppo Regionale e degli Organismi centrali. Se sei d’accordo, almeno su quest’ultima affermazione, ti chiediamo di far sentire la voce anche della tua Sezione“.

Dello stesso tenore è la lettera al Presidente generale. Eccone alcuni passaggi:
“… Ti scriviamo per manifestarti incredulità, sconcerto e amarezza in merito alla conclusione della vicenda che ha coinvolto i responsabili della Commissione Scuole di Alpinismo e Scialpinismo del Veneto/Friuli Venezia Giulia...”.

“… Totalmente inammissibile invece è la decisione di archiviazione del procedimento, adottata dal CDC lo scorso 12 gennaio, perché non si sarebbe provveduto a comunicare agli interessati la contestazione degli addebiti nel termine di 30 giorni…“.

“… Non possiamo accettare che per un vizio formale (ammesso che di questo si tratti), si rinunci a fare chiarezza sull’operato di due soci, di cui uno almeno, a quel che ci risulta, continua a collaborare con il Gruppo regionale e con la Regione del Veneto a nome del Club Alpino Italiano…“.

e la conclusione:
Caro Presidente, crediamo tu possa capire la nostra amarezza e la nostra determinazione…“.

Emilio Bertan riceve il gagliardetto del Gruppo Gransi
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Del 13 aprile 2013 è la risposta del Presidente GR Veneto, Emilio Bertan. Dopo una premessa in cui afferma “condivido quindi, ed ho sempre auspicato, la necessità di fare piena luce su quanto accaduto, nell’interesse delle nostre 64 sezioni, della dignità degli oltre 50.000 soci del CAI Veneto, oltre che, naturalmente, dei due soci coinvolti, come sottolineate nella vostra lettera“, Bertan passa al cuore della sua comunicazione:

Ho tuttavia l’impressione che molti, decisamente troppi, processi sommari si siano fatti, e si continuano a celebrare, con curiose, per non dire deliranti, amplificazioni delle cifre e delle appropriazioni.C’è chi va sostenendo che sono state contestate irregolarità di inaudita gravità, in realtà mai formalizzate, anzi proprio questa sembra la causa del forzato annullamento della prima sentenza del CDC. C’è chi va favoleggiando di rilevanti importi, ma nessuno sembrerebbe in grado di precisare la reale consistenza di ipotetici ammanchi; c’è chi è convinto che gli addebiti mossi siano stati provati, mentre proprio la mancanza di addebiti ha consigliato l’annullamento di una sentenza già emessa. C’è anche chi ritiene che molti aspetti siano sufficientemente accertati; mi piacerebbe condividere questa ottimistica visione delle cose, invece i documenti dimostrano che la Sede Centrale continua a lavorare per la ricostruzione di una contabilità complessa e contraddittoria. Circa poi il timore di documentazione contabile distrutta, va precisato che tale eventualità non può certamente riguardare la rendicontazione richiesta alle commissioni tecniche, rendicontazione regolarmente presentata ai soggetti erogatori: commissioni nazionali, sede centrale, GR, Regione Veneto, come va precisato che gli obblighi contabili degli OTTO si limitano a questo e non richiedono una contabilità di cassa come generalmente avviene all’interno delle sezioni”.

Vincenzo Torti
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Bertan lascia una porta aperta quando alla fine si duole del modo in cui è stata “chiusa” la vicenda: “Sono desolato del fatto che, ad oggi, l’intricata questione non sia giunta ad un soddisfacente livello di soluzione. La conclusione sancita dalla delibera n. 3/13 lascia l’amaro in bocca a tutti, come il perdurare dei sospetti, in un clima di generale insoddisfazione“.

Con una mail del 24 aprile 2013 l’avvocato Vincenzo Torti, tra i protagonisti dell’intricata questione della radiazione e successiva sospensione, esprime solidarietà ad Alessandro Camagna e agli altri presidenti veronesi, ribadendo la sua dissociazione alla delibera di archiviazione.

Umberto Martini
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Anche la risposta di Umberto Martini non si fa attendere (24 aprile 2013), ed è piuttosto asciutta: in essa è precisato che la scelta “di affidare al Direttore (del CAI) un nuovo accertamento contabile circa l’utilizzo delle somme versate dal CAI all’OTTO CISASA VFG dal 1/01/2003 al 31/12/2010… risponde ad evidenti ragioni correlate, in linea generale, al buon andamento dell’Ente ed, in particolare, all’accertamento e alla verifica in ordine all’uso di dette risorse economiche erogate dal CAI all’OTTO in questione negli esercizi 2003-2010; come tale, questa decisione va quindi inquadrata in un ambito non più disciplinare ma amministrativo-gestionale (il tondo è nostro) e ciò spiega il motivo per cui il CDC ha conferito con specifIca deliberazione (atto CDC n. 4 del 12/01/2013) un mandato ad hoc per lo svolgimento di verifIche contabili nei termini ivi indicati al Direttore quale figura apicale dell’organizzazione centrale del CA! che dirige e cura, appunto, l’amministrazione e la gestione dell ‘Ente”.
La risposta termina con un monito: “Su tali premesse e considerazioni, confido pertanto nel superamento di ogni perplessità, invitandoVi, per quanto detto, a tenere in debita considerazione i ruoli e gli ambiti specifIci di competenza e di responsabilità degli organi del Sodalizio e a non confondere i diversi piani e aspetti della vicenda”.

Il 21 maggio 2013 Alessandro Camagna e gli altri presidenti veronesi replicano, ancora una volta coinvolgendo tutti i presidenti delle sezioni venete, e sostanzialmente affermano il diritto a ribellarsi: “Ma ancora una volta, alla semplice richiesta di trasparenza e verità si risponde con formalismi e forzature regolamentari che niente hanno a che fare con l’accertamento dei fatti, senza alcun dubbio molto gravi, addebitati ai due soci. Crediamo sia semplicemente offensivo per quanti, Soci o Presidenti, Istruttori o Dirigenti che siano, dedicano tempo e passione alla vita del Club alpino italiano, in maniera totalmente disinteressata.
Un’altra cosa che siamo sicuri non ti sfuggirà nella risposta del Presidente Generale è l’invito, neanche troppo velato dal richiamo ai diversi ruoli e specifici ambiti di competenza e responsabilità, a non occuparci di cose che non ci riguardano. Su questo punto siamo in totale dissenso. Siamo fermamente convinti che moralità dei comportamenti, gratuità assoluta dell’impegno e trasparenza nelle decisioni (oltre ad essere elementi costitutivi e imprescindibili di un’associazione come la nostra) siano competenza e responsabilità di tutti“.

La chiusura della lettera è davvero minacciosa: “Saremo a Torino per partecipare ai lavori dell’Assemblea Nazionale. L’abbiamo dichiarato, all’elezione del Presidente voteremo scheda bianca. Non abbiamo forse titolo per invitarti a seguirci in questa non facile scelta. Ti chiediamo piuttosto di parlarne e di chiedere a tua volta conto di scelte e decisioni che ci hanno portato in questa brutta storia. Se poi condividi la nostra amarezza e il nostro sconcerto, crediamo che sarebbe un’occasione da non perdere per mandare un importantissimo segnale di rinnovamento ed una non più eludibile richiesta di risposte semplici e leali“.

Naturalmente Camagna risponde anche a Umberto Martini, più o meno ribadendo senza mezzi termini quanto già scritto ai presidenti delle sezioni venete. Questa lettera, targata ugualmente 21 maggio 2013, è ufficialmente firmata anche da Alberto Perolo, presidente della Sezione Cesare Battisti, Enrico Morandini, presidente della Sezione di Bosco Chiesanuova, Paolo Luciani, presidente della Sezione di San Bonifacio, Roberto Piccoli, presidente della Sezione di Tregnago, e Luigi Fumaneri, presidente della Sezione di San Pietro in Cariano.

Il CAI Vicenza (con lettera del 23 maggio 2013, firmata dal presidente Eugenio De Gobbi), il CAI Montebello Vicentino (con mail del 23 maggio 2013, firmata dal presidente Cinzia Peloso), il CAI di Feltre (con mail del 5 giugno 2013, firmata dal presidente Carlo Rossi) e Gianni Pierazzo, past-president della Sezione di Mestre (con mail del 20 giugno 2013) sono tra i primissimi a esprimere solidarietà ai presidenti veronesi.

(continua)

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Il disagio delle sezioni venete – 1

Il disagio delle sezioni venete – 1
In questo post riaffrontiamo la questione, già ampiamente esposta, della presunta cattiva gestione amministrativa delle scuole di alpinismo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, nel periodo 2003-2011.
Per meglio comprendere quanto più sotto esposto sarebbe necessario avere letto i seguenti post:
12 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/12/lamara-vicenda-doglioni-parte-1/
13 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/13/lamara-vicenda-doglioni-parte-2/

Maurizio Dalla Libera
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Il taglio che vogliamo dare a questo reportage-inchiesta è quello dell’evidente e ormai datato disagio che una buona parte di soci, socie e sezioni del CAI del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia hanno sofferto (e soffrono tuttora).

Partiamo da lontano, cioè da una lettera del 13 febbraio 2012 inviata da Maurizio Della Libera (in qualità di presidente della CNSASA, Commissione Nazionale Scuole Alpinismo e SCIALPINISMO) al presidente generale del CAI Umberto Martini, al Direttore del CAI e al responsabile per gli aspetti legali del CDC.

L’oggetto è: Situazione contabile Commissione Scuole del VFG. L’inizio è assai diretto: “Con la presente la CNSASA segnala una situazione contabile poco chiara da parte della Commissione Scuole di Alpinismo Scialpinismo e Arrampicata libera dell’area VFG…”. La lettera continua precisando che tutto è iniziato subito dopo il passaggio di consegne nell’ambito della commissione scuole VFG, da Doglioni a Callegarin e poi ancora ad Antonello Puddu (10 gennaio 2011).

Le richieste pervenute da diversi istruttori che lamentavano di non aver ricevuto il rimborso delle spese di viaggio sostenute nel 2010 e la lettera riservata del Presidente di Commissione lnterregionale Antonello Puddu inviata il 30 dicembre 2011 ha portato la Commissione Nazionale ad approfondire gli aspetti segnalati da Puddu ed a consultare le pezze giustificative conservate in Sede Centrale poter effettuare una prima verifica; in questa prima fase il controllo si è svolto in forma riservata non coinvolgendo ufficialmente l’amministrazione centrale. Del problema contabile dapprima in dicembre 2011 Puddu ha informato Emilio Bertan, il 7 gennaio 2012 sono stati informati Maurizio Callegarin e Massimo Doglioni ai quali è stato anche chiesto di fornire documentazione e nello stesso giorno la presidenza della CNSASA e Puddu hanno incontrato Emilio Bertan. Inoltre il 6 febbraio 2012 si è svolto a Mestre un incontro chiesto dal Presidente del GR Veneto a cui hanno preso parte Emilio Bertan, Bepi Cappelletto, Ernesto Varosco (revisore dei conti GR Veneto), Antonio Zambon, Maurizio Callegarin, Massimo Doglioni, Antonello Puddu, Maurizio Dalla Libera”.

Rimandiamo al documento per i riscontri sulla rendicontazione effettuati da Antonello Puddu. Basti qui dire che “Dai dati parziali in suo possesso, rilevati in quanto vicepresidente della commissione nell’anno 2010, Puddu evidenzia alcuni aspetti che non combaciano con quanto scritto nel “rendiconto esercizio 2010” presentato da Callegarin e Doglioni ed evidenzia che non esiste corrispondenza tra la somma ricevuta a luglio 2011 per introiti derivanti dalle attività svolte nell’anno 2011 e i conteggi effettuati sulla base delle quote e del numero degli allievi”.

Saltiamo anche il controllo delle pezze giustificative 2010 consegnate da Callegarin – Doglioni in Sede Centrale e relativi numeri allegati.

La lettera continua con l’affermazione dell’esistenza di due conti correnti intestati alla Commissione Scuole VFG: “Si ritiene corretto che al momento del passaggio delle consegne la vecchia commissione dovesse subito modificare l’intestazione del conto corrente e trasferire la cassa alla nuova presidenza. Ciò non è avvenuto e per tutto l’anno 2011, periodo della presidenza Puddu, sono rimasti attivi due conti correnti intestati alla commissione scuole VFG: quello aperto a firma di Puddu, attuale presidente e quello con titolare di firma Callegarin e Dogliani. Alla CNSASA risulta che dalla lettura effettuata con la tessera bancomat a disposizione di Puddu del conto corrente a firma Callegarin Doglioni si siano effettuati movimenti di denaro per tutto il 2011 e che tale conto sia stato disattivato il 20 gennaio 2012. Proprio per motivi di trasparenza la CNSASA ha chiesto più volte di poter disporre degli estratti conto intestati alla vecchia commissione negli anni di attività 2009, 2010 e 2011l. Tale richiesta è stata ribadita nel corso dell’ incontro di Mestre del 6 febbraio ma nessuna documentazione ci è stata consegnata. Viceversa Antonello Puddu, in qualità di attuale presidente della commissione, ha consegnato alla CNSASA e al GR Veneto gli estratti conto del suo conto corrente”.

Infine la lettera riporta di un incontro del GR (Gruppo Regionale) a Mestre del 6 febbraio 2012:
Bepi Cappelletto afferma che il rendiconto esercizio 2010 presentato da Callegarin e Doglioni è nelle sue linee generali a posto e che risulta assai difficile effettuare una verifica di dettaglio delle singole voci; afferma altresì che i conti presentati da Puddu sono sbagliati.

I responsabili del GR Veneto fanno presente che in passato si era concordato che il contributo della Regione Veneto assegnato per uno specifico anno fosse calcolato sull’attività già svolta nell’anno precedente. Con questo sistema il debito maturato viene pagato con i fondi stanziati per l’anno successivo; così facendo il contributo contabilizzato nell’anno 2010 viene usato per pagare le spese del 2009 e il contributo assegnato nell’anno 2011 sarebbe stato usato per pagare le spese del 2010.

Succede però che per il 2011 la Regione Veneto non ha erogato contributi e quindi le spese sostenute nel 2010 sono state pagate con il contributo 2011l proveniente dalla Sede centrale; tuttavia la somma definita dalla CNSASA per l’OTTO ed erogata dalla sede centrale non è stata sufficiente a coprire tutte le spese e sono quindi rimasti inevasi tutti i rimborsi viaggio degli istruttori.

Massimo Doglioni conferma che esiste effettivamente un debito nei confronti degli istruttori per quanto riguarda le spese di viaggio; la Regione Veneto non ha pagato e i fondi della sede centrale sono stati usati per pagare le varie spese sostenute nel 2010. Egli conferma che le spese di viaggio degli istruttori sono state riportate pari pari su entrambi i bilanci perché bisogna giustificare alla Regione Veneto una spesa superiore del 30 % rispetto al contributo assegnato. Conferma che le spese di pensione degli istruttori sono state maggiorate per giustificare sul bilancio della Regione Veneto la maggiorazione del 30%; i direttori dei corsi avevano la disposizione di chiedere all’albergatore di dividere in due parti uguali le spese complessive di vitto e alloggio di istruttori e allievi e di farsi rilasciare due fatture corrispondenti; quindi una fattura andava nel bilancio della Regione Veneto e l’altra andava caricata nel bilancio della Sede Centrale.

Massimo Doglioni afferma che nel mese di luglio 2011, ricevuto richiesta per e-mail da Puddu, ha versato al nuovo presidente di commissione la rimanenza della cassa (€ 13.000) ed ha chiuso il conto intestato a CAI Commissione Scuole VFG. Ammette che tale conto riportante come titolare la sua firma fosse un po’ anomalo ma che, pur servendo come appoggio alle operazioni bancarie della commissione, restava un conto personale ed era rimasto aperto per gli accrediti fatti a suo nome dalla sede centrale in qualità di consigliere centrale.

Antonio Zambon constata che esiste un debito nei confronti degli istruttori che hanno operato nel 2010 e avanza l’ipotesi di destinare la somma di € 5.000 prevista nel progetto Montagna Amica promosso dai due GR e finanziato dalle due Regioni per poter compensare parte del debito; tuttavia la proposta dovrà essere valutata dai Gruppi Regionali”.

Nelle Considerazioni conclusive Dalla Libera chiede alla Sede centrale di verificare gli ammanchi di gestione segnalati pari a € 6.755,00. E chiede pure un intervento particolare per poter rimborsare le spese di viaggio sostenute dagli istruttori nel 2010 il cui ammontare è di circa € 7.900.

 

Il 22 marzo 2012 il Gruppo Regionale Veneto spedisce al CAI Centrale il verbale della riunione del 19 marzo 2012 (data erroneamente indicata nel documento con “19 aprile”). Il documento è a firma del segretario Giuseppe Cappelletto: vi si evince che la riunione si concluse con un nulla di fatto, perché il presidente Antonello Puddu non poté dimostrare (da solo) le presunte irregolarità contabili. Cappelletto riferisce anche che, al riguardo della convinta posizione di Puddu, “tale sua posizione, del resto sostenuta a livello puramente verbale ma non dimostrata in alcun modo da atti o documenti, è stata contestata a più riprese dai componenti della Commissione presenti che, sulle comunicazioni e sugli esposti precedentemente prodotti da Antonello Puddu, non erano stati né coinvolti, né consultati“.

Quest’affermazione è sconfessata dagli stessi commissari, con lettera al CAI Centrale del 9 aprile 2012, in cui si controbatte: “I commissari presenti alla riunione del 19 marzo 2012, Alessandro Bonaldo, Giacomo Cesca, Marco Fontanini, Stefano Gallina, Claudio Forieri e Luigino Zamaro, fanno presente che erano stato informati dal Presidente Puddu, nella seduta di Commissione del 6 febbraio 2012, di presunte irregolarità del bilancio 2010 redatto da Maurizio Callegarin e Massimo Doglioni e che del fatto era in corso una indagine molto riservata.
Va fatto notare che tale rendiconto di esercizio non è mai stato approvato dalla Commissione, che lo ha visto per la prima volta nella suddetta data.
Gli stessi, pur segnalando di non aver partecipato ai dettagli e agli sviluppi della questione, approvano il comportamento del Presidente Puddu ed approvano la riservatezza con cui, nella fase di richiesta di chiarimenti, ha voluto coinvolgere solo
i diretti interessati (Maurizio Callegarin – Presidente di Commissione nel 2010, Massimo Doglioni – collaboratore di Callegarin e titolare di firma del CC intestato alla commissione VFG, Emilio Bertan Presidente GR Veneto, Antonio Zambon – Presidente GR Friuli VG e Maurizio Dalla Libera – Presidente CNSASA).
Smentiscono in modo netto di aver mai contestato (tantomeno a più riprese) sulle comunicazioni e sugli esposti prodotti dal Presidente Antonello Puddu, contrariamente a quanto dichiarato dal GR Veneto, ad eccezione del commissario già Presidente Maurizio Callegarin”
.

Cortina d’Ampezzo, Assemblea Cai Veneto e Friuli-VeneziaGiulia, 8 novembre 2014. Da sinistra, Antonio Zambon, Paola Valle, Umberto Martini e Francesco Carrer. Foto: Marco Dibona.
Disagio 1 - Antonio Zambon

Il 27 marzo 2012 si tiene, sempre a Mestre, la riunione straordinaria della Commissione Scuole Alpinismo VFG per l’approvazione del bilancio 2010.
Sono presenti il presidente Antonello Puddu, Alessandro Bonaldo, Marco Fontanini, Daniele Mazzucato, Giacomo Cesca, Claudio Forieri, Luigino Zamaro e Stefano Gallina. Dopo ampia discussione ed esibizione di particolari, il documento conclude che “sulla base di questa analisi si può certamente dubitare sulla veridicità dei bilancio 2010 pubblicato e se ne richiede l’immediata ricusazione, in attesa degli ulteriori approfondimenti e dei diritti di replica”.
Il Presidente GR FVG, Antonio Zambon, in data 18 aprile 2012, scrive al Direttore del CAI con oggetto “chiarimenti relativi alla situazione contabile CISASA VFVG”. Emergono nuovi particolari sulla disputa.

Successivamente un secondo incontro è stato indetto per il 19 febbraio 2012 in quanto nulla portava ai chiarimenti prospettati, anzi pareva aprirsi un conflitto ancora più acceso fra le persone coinvolte tanto che, uscendo la questione dal livello locale, cominciava ad assumere un rilievo non più gestibile nei termini della “buona prassi famigliare”, e quindi si è ritenuto utile coinvolgere l’intera Commissione sempre con l’obiettivo di portare al chiarimento auspicato, far emergere eventuali errori o abusi nella gestione appunto del bilancio 2010 della Commissione CISASA VFVG”.

Il confronto tra le parti non viene a capo di nulla, Zambon non prende posizione e conclude:
Allora credo sia necessario valutare a fondo i modi dì gestione dei corsi in quanto oltre alle pezze giustificative dei bonifici bancari, che non sono oggetto dì contestazione, occorre conoscere le modalità di pagamento brevi manu che risulterebbero una pratica utilizzata in più di qualche occasione fra i corsisti dell’ultimo momento e i direttori.

Quindi bisogna conoscere come ha funzionato questa prassi consolidata della gestione dei contanti e questo è possibile risalendo e sentendo una per una le persone che hanno pagato in contanti. Le persone risultano tutte rintracciabili. Sembra, dalle affermazioni più volte ribadite da Doglioni e Callegarin, che questa prassi fosse normale, utilizzata anche negli anni precedenti e quindi anche nei bilanci precedenti. Con i soldi contanti si andavano poi a pagare in via breve le spese tipo rimborsi, acquisto di materiali, i pranzi dovuti o pernottamenti nei rifugi.

A mio avviso tutte dichiarazioni sono ricostruibili ed è necessario dedicare l’attenzione dovuta. Occorre arrivare in tempi brevissimi alla reale conoscenza o smentita di quanto evidenziato da Puddu.

Il conflitto che si è aperto fra le persone, che si guardano con sospetto e minacciano di intraprendere azioni legali, coinvolge ovviamente una parte importante della struttura del CAI che a questo punto non può non pretendere un chiarimento definitivo per ricreare quel clima di fiducia necessario all’operato della Commissione CISASA VFVG e non solo”.

Quindi Zambon passa alle conclusioni:
Ricordato che il bilancio della commissione è in capo al GR Veneto, sentito il mio predecessore Paolo Lombardo il quale afferma che il bilancio così come presentato e visto per conoscenza, risultava regolare come del resto è stato approvato nel 2010 dalla Commissione senza eccezioni;
è quindi evidente che oggi una verifica puntuale e autorevole si rende necessaria e dal momento che
i bilanci negli anni sono sempre collegati, ritengo non possano essere al momento approvati i bilanci consuntivi 2011 e preventivi 2012 prima di chiudere quanto contestato nel 2010.

Per fare ciò, vista l’importanza strategica per il CAI della Commissione CISASA VFVG, ritengo utile un commissariamento ad acta che agisca in tempi brevi da parte di persona di fiducia del P.G. e capace di svolgere liberamente tutte le indagini dentro e fuori il bilancio per risalire e riportare chiarezza e fiducia nell’operato della Commissione stessa e che eventualmente possa indicare i provvedimenti necessari, per mettere fine a quanto contestato, e comunque riportare la trasparenza al bilancio CISASA FVG 2010”.

Antonello Puddu
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Il giorno dopo, 19 aprile 2012, un’altra lettera è spedita al CAI Centrale, questa volta dal presidente del GR Veneto, Emilio Bertan.
La vicenda è ancora una volta riassunta, con qualche particolare in più, ma la lettera è molto simile a quella di Zambon, anche nelle conclusioni e nell’auspicato commissariamento ad acta.

 

E’ del 3 maggio 2012 la lettera raccomandata A/R che il direttore del CAI Andreina Maggiore spedisce agli “indagati” Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin. In allegato sono trasmesse tutte le informazioni in possesso alla Sede Centrale (lettere ed estratti conto), pertanto la lettera è un invito ai due a presentare le controdeduzioni in difesa.

La lettera conclude con “Successivamente, entro l’ulteriore termine di giorni 30 (trenta) e salva la necessità di ulteriori indagini in seguito alle Vostre controdeduzioni, il Comitato Direttivo Centrale assumerà la propria decisione o nel senso di archiviare la pratica o in quello di promuovere il procedimento disciplinare, in conformità agli artt. 24,25 e 26 del Regolamento Disciplinare”.

 

Il primo a rispondere alla Maggiore, il 30 maggio 2012, è Maurizio Callegarin. Alla rituale dichiarazione di innocenza e di stupore, Callegarin fa seguire un corposo testo, che lui chiama Cronologia, cui rimandiamo per tutti i dettagli.

Ci limitiamo qui a riportare alcune affermazioni di Callegarin: “Se il disavanzo, come dice Puddu, è relativo ai mancati introiti dei corsi, le cose vanno fatte con il seguente metodo: Richiedere a tutti i direttori dei corsi 2010 numero allievi partecipanti, numero istruttori partecipanti, come hanno pagato gli allievi, se hanno pagato personalmente, se ha pagato la Scuola, se ha pagato la sezione, con bonifico, con assegno o in contanti. A chi hanno versato le somme. Verificare (doveva farlo Puddu) se tutti i direttori hanno consegnato eventuali incassi e pezze giustificative (vedi problema nel verbale 11 aprile 2011). Se poi questo non è sufficiente, interpellare tutti gli iscritti e chiedere loro come hanno pagato, ecc. Certo, richiede un po’ di tempo, ma poi i conti dovrebbero tornare e capiremo perché si è creato il problema.

Puddu è sempre stato al corrente fin dalla sua investitura come vice-presidente di tutto il funzionamento al punto che su mia delega si è fatto carico di gestire le iscrizioni ai corsi degli allievi, disponibilità istruttori per i corsi, ecc. Quindi (era) tutto sotto il suo controllo (mi sono fidato) come dal verbale del 7 gennaio 2010. Doglioni ci ha aiutati a capire i meccanismi e ha sempre invitato Puddu e il sottoscritto a contattarlo nel caso ci fossero dubbi sul come operare”.

“(Per ciò che riguarda) il bancomat vecchia commissione, dal momento che sono entrato in carica a gennaio 2010, l’ho avuto in gestione solo io, né Massimo (Doglioni) né altri fino a fine mandato, quando l’ho consegnato a Puddu. Quelle rare volte che l’ho utilizzato, ho segnalato l’operazione”.

Puddu scrive la famosa lettera del 30 dicembre 2011 senza interpellare e chiedere consiglio alla Commissione (a cosa serve poi la Commissione se c’è un padre-padrone?). Ricordo quanto ha dichiarato nell’incontro del 19 marzo 2012, cioè che lui è il presidente e fa quello che vuole… è stato registrato”.

Alla riunione del 27 marzo 2012 non sono stato convocato, avrei dovuto almeno ricevere un’informazione scritta dove mi veniva comunicato che non ero convocato perché parte in causa. (Quest’informazione) doveva essere convalidata da tutta la commissione, invece la decisione pare sia stata presa seduta stante. Mi chiedo (e chiedo ai presidenti del GR Veneto e GR FVG se questa procedura sia regolare e se anche i commissari siano a conoscenza delle procedure”.
Callegarin conclude: “Penso che la Commissione deva essere immediatamente commissariata per evitare ulteriori danni economici e soprattutto d’immagine”.

 

La risposta di Massimo Doglioni è del 6 giugno 2012. Il ritardo ben può essere compreso allorché si contano le pagine della sua “difesa”: 94. Ovviamente non possiamo qui riassumere una vastità tale di contenuti: non possiamo far altro che rimandare all’originale e augurare “buona lettura”.

Ci limitiamo a riportare solo le sue conclusioni:
Mi è inspiegabile il comportamento di Antonello Puddu (a tal scopo allego le email che hanno caratterizzato il nostro rapporto fino a giugno 2011) che prima di mettere in moto questa denuncia, inizialmente, avrebbe dovuto almeno chiedermi spiegazioni. Mi sono inspiegabili i ripetuti tentativi di delegittimare la mia persona attraverso le più disparate operazioni di discredito, iniziate, non casualmente, dal mio inserimento nel 2006 nel CTC di UniCai:

  • una lettera al direttore (Peila) di denuncia per interesse privato per i rapporti che tenevo con la Haglofs per conto di UniCai; rapporto nato inizialmente per conto della CNSASA (per la quale ho ottenuto un finanziamento di 37.000 euro per la realizzazione del web-site);
  • una richiesta specifica da parte dell’allora Vice Presidente della CNSASA Maurizio Carcereri (recentemente deceduto) di dimettermi dalla presidenza della Commissione che presiedevo per incompatibilità con ciò che facevo in UniCai;
  • la richiesta di sollevarmi dall’incarico di completare la realizzazione dei Manuali del CAI, che avevo iniziato con i primi 4 volumi; sempre appellandosi alla mia incompatibilità occupando tale ruolo in UniCai, cosa ottenuta.

E ora con questa denuncia che pone la mia persona, per il ruolo di presidente concluso alcuni anni fa oramai, quale capro espiatorio di un intero sistema di
gestione delle Commissioni da parte di dirigenti occasionali, senza alcuna formazione, senza nessuna tutela, senza alcun riconoscimento giuridico, ma con enormi responsabilità nei confronti di coloro che ci lavorano attorno. Un sistema molto lontano dall’etica conclamata dal CAI e dal suo volontariato, dove amicizia,
fiducia, lealtà, passione purtroppo sono solo parole, perché i fatti sono il non avermi mai interpellato direttamente, l’aver ottenuto illegalmente gli estratti conto bancari, l’aver preteso rispetto delle regole con metodi irregolari, su qualcosa di costruito appositamente senza regole””.

(continua)

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CAI: volontariato in pericolo?

CAI: volontariato in pericolo?
Il 13 maggio 2015 ricevo una mail dall’amico Alessandro Camagna, presidente della Sezione di Verona del CAI. Alla mail sono allegati 11 file, tutti documenti ufficiali di richiesta di trasparenza in ambito CAI:

Ciao Alessandro,
come anticipato ti allego la corrispondenza promossa dalle sezioni veronesi sia verso le altre sezioni venete, nel tentativo di smuovere le coscienze, sia verso il GR veneto e il Presidente Generale.
Non ti nego che per questo nostro atteggiamento siamo stati oggetto di pesantissimi attacchi da parte di Emilio Bertan (past-president GR veneto), Francesco Carrer (attuale presidente GR veneto) e Umberto Martini, quest’ultimo in modo più defilato.
Noi, ovviamente, non accusavamo nessuno ma come puoi leggere dalle nostre lettere chiedevamo e continuiamo a chiedere chiarezza.
Crediamo e ci impegniamo per un volontariato fatto di trasparenza e gratuità, e queste cose, purtroppo, in questi ultimi tempi mi sembrano molto offuscate.
Il comportamento senza una precisa presa di posizione del PG Martini ci ha spinti a essere tra i promotori del voto di protesta che ha portato, per la prima volta, a un considerevole numero di schede bianche nelle votazioni dell’Assemblea Generale di Torino del 2013.
In ultimo anche Maurizio Dalla Libera, come tu sai, è stato duramente attaccato dal GR veneto, ma l’assurdo si è raggiunto all’Assemblea VFG di Cortina dell’8 novembre 2014 dove Dalla Libera si presentava come candidato alla vice-presidenza generale. Secondo i più è stata una farsa incredibile che ha portato alla mia lettera a Martini che ti allego, tutt’ora priva di risposta.
La conclusione al momento è che in Veneto, purtroppo, ai più va bene così, ma io da genovese con il “mugugno” nel sangue credo nella possibilità di cambiamento e giorno dopo giorno sta crescendo un movimento trasversale partito da Verona che inizia a farsi sentire in aperto contrasto con la pessima gestione del GR veneto.
A presto
Alessandro Camagna

Alessandro Camagna
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Qui di seguito riportiamo l’ultimo degli 11 file allegati, la lettera che Camagna (in qualità di presidente del CAI Verona) e Giuseppe Muraro (presidente Sezione Cesare Battisti di Verona) il 21 novembre 2014 hanno inviato al Presidente Generale, al Comitato Direttivo Centrale e al Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo. Il documento è visibile qui.

Caro Presidente, cari consiglieri,
abbiamo pensato e meditato molto prima di scrivere queste poche righe, ma alla fine abbiamo ritenuto che fosse nostro dovere di soci, delegati e presidenti di sezione rappresentarvi il nostro pensiero sugli avvenimenti del convegno VFG di sabato 8 u.s. a Cortina.

In passato abbiamo assistito e partecipato a innumerevoli incontri più o meno frequentati e accesi dibattiti, a volte anche oltre il limite ipotizzabile, ma sabato salendo in Cadore non avremmo certo immaginato di assistere a una tale rappresentazione.

L’occasione, per chi non ne fosse al corrente, è stata la designazione del prossimo vice-presidente generale, che si sarebbe dovuta finalmente fare non attraverso una qualche imposizione dall’alto, ma al termine di un civile e democratico incontro tra due diversi modi di vedere il futuro del nostro sodalizio, rappresentando le proprie idee ai delegati.

Sabato 8, al termine dei due discorsi programmatici, entrambi degni di attenzione e animati dalla medesima passione verso il futuro del CAI, che pure avevano evidenziato le diverse filosofie di approccio tra le due candidature, invece di vedere la platea dividersi con interventi diversi a sostegno di due validi e alternativi candidati, abbiamo assistito con sconcerto a un inaccettabile intervento dell’ex presidente regionale (Emilio Bertan, NdR) che, con incredibile acredine, ha verbalmente inveito “contro” Maurizio Dalla Libera, definendola tra l’altro “persona inadatta al ruolo in quanto causa di gravi scontri e divisioni all’interno del Club Alpino Italiano”. Ma quale è la vera colpa di Maurizio se non quella di aver cercato di fare chiarezza, su qualche ben nota vicenda, che potremo definire (eufemisticamente) complicata?

A questo intervento hanno fatto seguito quelli di due consiglieri centrali che hanno prontamente preso le distanze dalla lettera di presentazione della candidatura di Maurizio.

In ultimo, l’intervento dell’attuale presidente del GR Veneto (Francesco Carrer, NdR) che, con una tesi a dir poco singolare, ha sostenuto che la candidatura di Dalla Libera non era opportuna perché, altrimenti, ci sarebbero stati “troppi” veneti in Consiglio, anche se, secondo la legge – non scritta ma da sempre praticata – della spartizione territoriale, toccherebbe proprio al Veneto indicare il prossimo vice Presidente Generale.

Abbiamo sempre creduto fermamente nelle parole di Voltaire “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”. Purtroppo questo spirito non aleggia negli ambienti del GR Veneto.

Caro Presidente, in conclusione, speriamo e crediamo che anche tu abbia assistito incredulo ed esterrefatto a quanto è accaduto. Abbiamo entrambi lasciato il convegno molto amareggiati, ma ancor più determinati a impegnarci a lavorare all’insegna dei nostri inattaccabili valori: volontariato, gratuità e trasparenza affinché anche in Veneto “passo dopo passo” si possa cambiare e risalire verso tempi migliori.

Alessandro Camagna, Presidente Sezione di Verona
Giuseppe Muraro, Presidente Sezione “Cesare Battisti” di Verona

Emilio Quartiani
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Il primo di luglio 2015 scrivo a Camagna per alcuni chiarimenti, per esempio volevo sapere se nella riunione dell’8 novembre 2014 si fosse comunque riusciti a esprimere un candidato alla vice-presidenza. Sapevo infatti che, in effetti, l’assemblea di Sanremo del 31 maggio 2015 doveva scegliere tra due candidati, di cui uno era appunto Dalla Libera.

Il 3 luglio Camagna mi risponde che nell’assemblea di Cortina si era indicato come vice-presidente Emilio Quartiani, ovviamente era solo un’indicazione. Quartiani è l’uomo che piaceva a Martini, un politico ben visto nei palazzi romani, ancora una volta qualcuno che in campo di montagna non è tra i più ferrati. La competenza indiscussa di Dalla Libera ha dovuto cedere a causa delle sue posizioni sulla vicenda Doglioni. Di certo Quartiani è meno scomodo di Dalla Libera.

A Sanremo comunque erano entrambi candidati alla vicepresidenza: l’assurdo è stato che Dalla Libera, pur essendo di Vicenza (quindi veneto), era stato presentato ed è stato sostenuto da non veneti; mentre i veneti, capeggiati dall’onnipresente Carrer, sono riusciti a far eleggere Quartiani.

Francesco Carrer
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Questi è stato eletto anche perché il gruppo lombardo, che inizialmente non lo vedeva di buon grado, si è spaccato.

In effetti, il quartetto formato da Bertan, Carrer, Francesco Romussi e Bepi Cappelletto (segretario GR Veneto) è in posizione di grande forza. Ha il costante sostegno di altri consiglieri centrali di provenienza VFG, quali Giovanni M. Polloniato, Giorgio Brotto e naturalmente Sergio Viatori, quest’ultimo da poco nominato da Martini componente del CDC. Viatori (componente anche del CDC nella CNSASA) e Polloniato (componente del CC nella CNSASA) si sono sempre opposti alla promozione di un’indagine a carico di Doglioni e Callegarin da parte della CNSASA. Ricordiamo anche che Bertan è ora nel Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo. Tutti costoro sono strenui difensori degli amici Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin che continuano a difendere ritenendoli perseguitati e assolutamente innocenti. Le arringhe di Romussi a questo proposito sono proverbiali.

Il disagio sta però crescendo, non solo si rimprovera al quartetto una gestione “disinvolta” su molte questioni, ma si teme da parte loro che siano latori, al prossimo convegno di Firenze (31 ottobre-1 novembre 2015), di un tentativo di superare il volontariato e giustificare certi rimborsi in ambito CAI. Carrer infatti è stato nominato da Martini segretario del gruppo di lavoro Volontariato nel CAI di oggi; il gruppo doveva essere coordinato da Annibale Salsa, ma questi per motivi di lavoro e personali ha chiesto un aiuto per organizzare il lavoro, pur rimanendo prestanome.

Il CAI è sinonimo di volontariato: a tutti i livelli, le attività svolte dai soci nelle sezioni, da coloro che operano negli organi tecnici, da presidenti e consiglieri che lavorano in ambito regionale e nazionale sono prestate a titolo gratuito fatte salve le spese vive di viaggio, vitto e alloggio debitamente documentate e giustificate. Perché un congresso sul volontariato? Cosa si vuol far passare?

13 aprile 2013: l’assessore al Turismo della Regione Veneto, Marino Finozzi e il presidente del Raggruppamento Veneto del Club Alpino Italiano, Emilio Bertan, firmano il PROTOCOLLO D’INTESA e collaborazione tra l’Ente Regione ed il CAI

 

 

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Ci mancava il reality

Ci mancava il reality

Il 27 giugno 2015, Fabio Zampetti, direttore di Mountlive.com, elenca nel suo editoriale la purtroppo vera serie di aspetti negativi della contemporanea frequentazione delle montagne. Eccone una mia sintetica interpretazione: si va dalla consapevole e applaudita rincorsa sfrenata dei record alla conseguente e inevitabile banalizzazione di grosse fette della geografia e storia alpinistica, dal rispettoso atteggiamento di pionieri e appassionati alla baldanza irriverente del runner in short e scarpe da running, dalla sempre minore percentuale di mistero e di ignoto al selfie di chiunque ovunque, dall’originalità e creatività degli alpinisti vecchio stile alla fantasia nel muovere capitali in ambienti nei quali il solo concetto di lucro d’impresa dovrebbe essere bandito.

Zampetti dice tutto questo con tristezza, poi esprime rassegnazione e infine accondiscendenza. Osserva acutamente che se Cesare Maestri avesse potuto farsi un selfie in vetta al Cerro Torre, tante polemiche si sarebbero risparmiate, ma infine si chiede: perché meravigliarsi dunque se un reality approda al Monte Bianco? E io aggiungo: dopo le continue e martellanti esortazioni di Flavio Briatore ad essere “al top”, come facciamo a stupirci se il cosiddetto “top” della società ci viene presentato sul top dell’Europa?

Punta Helbronner e Monte Bianco
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Domenica 19 luglio 2015 su tvblog.it Caterina Balivo è prontissima per scalare la prima serata autunnale. Non più in salsa cooking e factual, bensì adventure show. La conduttrice ha lanciato il nuovo reality Monte Bianco, al via a novembre su RAI2, in un servizio del TgR Valle D’Aosta.

Sono, infatti, partite le riprese del programma a Courmayeur, dove una Balivo con capello più corto e sbarazzino è una sexy-testimonial come non l’abbiamo mai vista.

Ecco le sue dichiarazioni direttamente dalla Valle del Massiccio: “Scaliamo il Monte Bianco, 4810 metri, e la cordata che riuscirà a farlo sarà la coppia vincitrice di questo nuovo programma, Monte Bianco Sfida Verticale. Un programma nuovo, originale, d’avventura, italiano perché in Italia abbiamo l’avventura. Abbiamo scelto Monte Bianco perché qui nasce l’alpinismo, è dove è nato tutto. Questo è il vero posto per vivere l’avventura, per farla vivere, per vedere quale sarà il personaggio (insieme alla guida alpina) più bravo del programma. Io sono stata pochissime volte a Courmayeur, ecco un motivo in più per starci questo mese, scoprirla e magari tornarci con la neve“.

Caterina Balivo
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Leopoldo Gasparotto, curatore editoriale Magnolia, fornisce qualche informazione in più sul meccanismo del programma: “Sette coppie, formate da una celebrity e da una guida alpina, che vivranno in un campo base tutte insieme, il classico campo base della spedizione di montagna, vanno in tende da due, avranno una comune per stare tutti insieme, in ogni puntata faranno delle prove. La peggiore sarà eliminata. Lo scopo principale è che il vincitore arrivi in cima“.

Alla fine di luglio la TAM piemontese e valdostana ha giudicato “folle” l’intento di portare sul Tetto d’Europa i sette vip e le sette guide alpine, una sorta di “Isola dei Famosi di montagna”. Un’iniziativa, secondo la CITAMPV (Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle D’Aosta), “il cui unico scopo è creare audience spettacolarizzando le vette, senza la minima attenzione a messaggi inerenti il rispetto e la tutela ambientale, la sicurezza e gli accorgimenti necessari a tutti i frequentatori per evitare rischi inutili”.

Lo scoppio della polemica è immediato. Alla durezza di questo comunicato segue il comunicato ufficiale del CAI, nel quale il presidente generale Umberto Martini smorza i toni: “Il Club Alpino Italiano per tradizione non è favorevole alle crociate, siamo abituati a non avere pregiudizi e a giudicare nel merito. Vale a dire oltre al cosa si fa, guardiamo al come lo si fa. Le montagne sono di tutti, di conseguenza un reality televisivo girato sulle vette non è di per sé un fatto da condannare. Bisogna vedere se le Terre alte verranno raccontate in maniera corretta oppure no. Per giudicare nel merito dobbiamo veder il programma. Il coinvolgimento delle Guide alpine, sotto questo aspetto, mi fa ben sperare: sono professionisti dell’accompagnamento in quota e sono convinto che sappiano mostrare nella maniera più corretta come si affronta una salita alpinistica o un’arrampicata, insomma come si frequentano le montagne in maniera consapevole e rispettosa… La CITAMPV, in accordo con il CAI Piemonte, ha fatto bene a monitorare e portare all’attenzione generale la cosa, l’intento è proprio quello di evitare banalizzazioni e di far passare la montagna come divertimentificio. Spesso in televisione regnano due stereotipi legati alle Terre alte, quello della montagna assassina o della montagna facile e accessibile da tutti senza preparazione. Mi auguro che in questo caso non sia così.
Confido nel fatto che insieme alla CITAMPV, “sentinelle della montagna” siano state anche le Guide alpine valdostane, da sempre impegnate far avvicinare gli
appassionati alla frequentazione delle alte quote nella maniera più corretta e rispettosa. Immagino che sia stato così anche in questo caso”.

L’arrivo della Sky Way (in vetta alla punta Helbronner), pretenziosamente definita”l’ottava meraviglia del mondo
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Il 1° agosto 2015 lastampa.it titola Televisione, il Club Alpino italiano attacca il reality Monte Bianco: “E’ una follia”. E sottotitola “Il CAI: “Stiamo perdendo il buon senso e il rispetto per la montagna”. L’articolo, a firma di Cristian Pellissier, c’informa che il reality Monte Bianco di RAI2 ha terminato le riprese il 31 luglio, nel momento in cui i concorrenti hanno raggiunto la vetta.

Dopo aver riportato il senso del comunicato del CAI Centrale, Pellissier riferisce anche altri giudizi, sempre da ambito CAI e in merito alla presenza delle guide alpine: “Ci pare azzardato che si prestino a condurre dei vip per permettere loro degli show in alta quota».
Sempre il 1° agosto 2015, Mountlive.com riferisce: “Unica presenza certa, quella del giornalista di Libero Quotidiano Filippo Facci, che ha confermato le indiscrezioni circa la sua partecipazione al reality durante un’intervista al programma radiofonico di Radio 24, La Zanzara. Poi i nomi che circolano sono questi per il momento: si tratta dell’ex calciatore di Juventus e Milan Gianluca Zambrotta e dell’attrice e conduttrice Jane Alexander, che proprio su Rai 2 condusse nel 2013 il reality show Il mattino dopo. Tra i nomi in lizza circolano anche quelli di Enzo Salvi e della cantante Arisa. La cantautrice, infatti, ha scritto su Facebook, sollevando ipotesi di conferma per la sua partecipazione: “Forse mi arrampico. Ma vi spiegherò al momento giusto!”. L’ufficializzazione del resto del cast, salvo ulteriori indiscrezioni, arriverà a settembre”.

Sulla conduttrice che, a proposito dell’impegno cui è chiamata, aveva dichiarato di essere “pronta con le scarpe da trekking”, piovono critiche accanite. La replica del CAI è sferzante: “In quota si usano scarponi d’alta montagna e non scarpe da trekking“. Il direttore di RAI2 Angelo Teodoli cerca di smorzare la polemica: “Non sarà la “montagna dei famosi”, semmai è un programma televisivo che proponiamo proprio per far conoscere la montagna con un linguaggio diverso. I protagonisti dovranno misurarsi con la realtà vera a quell’altitudine e saranno accompagnati da vere guide alpine valdostane: con loro ci sarà anche Simone Moro, alpinista che ha raggiunto più volte la cima dell’Everest. Faranno vita di comunità nei campi base e poi si cimenteranno in prove di montagna. Persone famose sì, ma dovranno fare i conti con situazioni in cui impareranno cosa significa stare lassù. Il nostro intento è concentrato sulla promozione della bellezza del Monte Bianco, nel rispetto delle regole. Semmai si dovrebbe applaudire un’iniziativa del genere che mira a esaltare una delle ricchezze italiane, le Alpi“.

Courmayeur, la sede delle Guide Alpine e del loro Museo
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A finire nel mirino delle critiche, nella riprovazione e nel dileggio, non sono solo Monte Bianco e la Balivo. Migliaia di persone si scatenano sui social affermando la “prostituzione” delle guide alpine che meglio farebbero a non rovinarsi l’immagine per condurre neofiti esibizionisti a giocherellare sui ghiacciai.

Il 7 agosto 2015 è diffuso il Comunicato Stampa n. 9 del Collegio Nazionale delle Guide Alpine. Lo riportiamo integralmente:
“In merito al reality televisivo Monte Bianco, c’è da auspicare che ne venga fuori qualcosa di rispettoso per l’ambiente ed educativo riguardo alla sicurezza e alle tecniche di progressione in montagna. Il fatto che ci siano delle Guide Alpine che lavorano al reality per accompagnare i partecipanti, in questo senso è positivo: ho fiducia nelle Guide Alpine, in particolare in quelle valdostane, che ce la metteranno tutta per far passare il rispetto per le alte quote e il giusto approccio alla montagna”. Questa l’opinione di Cesare Cesa Bianchi, presidente delle Guide Alpine Italiane, in merito al reality televisivo Monte Bianco, prodotto da RAI2.

La risposta di Cesare Cesa Bianchi arriva a seguito delle polemiche sollevate dalla Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta del CAI, insieme al Gruppo regionale CAI Piemonte, nei confronti del reality televisivo Monte Bianco

L’esperienza che abbiamo dei reality non ce li ha dipinti finora come programmi propriamente edificanti e culturalmente formativi – ha continuato il presidente delle Guide Alpine Italiane – ma aspettiamo di vederlo: se sarà un prodotto fatto bene, magari mi ricrederò su questi programmi televisivi, se invece no, in ogni caso sono certo che le Guide Alpine Valdostane avranno fatto del loro meglio per trasmettere un messaggio giusto ed educativo. Se alla fine dovesse emergere un prodotto che abbia un minimo di qualità, che sia formativo sulle tematiche dell’ambiente, della sicurezza e della tecnica, potrà anche essere stata una cosa positiva, che passi il messaggio che con la dovuta preparazione è bello andare in montagna e può essere anche una vacanza alternativa”. 

Concorda Cesa Bianchi con Umberto Martini, presidente generale del CAI, in merito al fatto che in televisione regnano spesso due stereotipi legati alle alte quote: “quello della montagna assassina o della montagna facile e accessibile da tutti, senza preparazione”.

Che troppo spesso passi lo stereotipo della montagna assassina è più che reale – dice infatti il presidente delle Guide Alpine Italiane – e lo tocchiamo con mano ogni anno, soprattutto d’inverno. Esiste anche il rischio che la montagna sia vista come accessibile a tutti sempre e comunque, anche a gente impreparata, che va sul ghiacciaio in infradito, o senza alcun tipo di conoscenza, convinta che sia più utile prendere lezioni di tennis e andare in montagna da autodidatta anziché rivolgersi a un professionista da cui imparare. Il fatto che ci siano delle Guide Alpine nel reality fa sperare che invece passi il messaggio opposto”. 

E a proposito di questo Cesa Bianchi risponde anche ad alcune affermazioni dei CAI Piemontese e Valdostano divulgate da alcuni giornali nei giorni scorsi. 

Le Guide Alpine sono professionisti che accompagnano e insegnano ad andare in montagna a chi si rivolge a loro, sia che si tratti di clienti ‘vip’ sia che si tratti di un qualsiasi principiante. Quindi è del tutto gratuita e offensiva, oltre che infondata, l’idea che l’accompagnamento sul ghiacciaio di neofiti non sia di interesse delle guide. È esattamente il contrario”.
Il 7 agosto 2015 lastampa.it, ancora a firma di Cristian Pellissier, dopo aver riferito della replica di Cesa Bianchi, considera: “I produttori di Monte Bianco… si staranno fregando le mani. Gli esperti di marketing, infatti, ormai da anni hanno fatto loro la massima di Oscar Wilde, per cui in Tv più che altrove vale il “bene o male, purché se ne parli”. E di Monte Bianco si sta parlando parecchio. In Tv non si è visto neppure un secondo di girato, ma nel mondo della montagna è già scoppiata la polemica”.

Pressoché nello stesso momento è diffuso in internet il parere del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia, che prova a inquadrare l’intera questione in un più ampio quadro, ben lungi dal gossip e dalla critica polemica. Riportiamo integralmente il documento:
“Poche settimane fa, nella nostra qualità di componenti del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia, avevamo sottoscritto un documento in cui si manifestavano motivate perplessità riguardo all’ammodernamento degli impianti funiviari presenti sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco. Il testo così si esprimeva: “… Apparentemente più circoscritta è la reazione negativa causata dall’inaugurazione trionfale della nuova funivia a cabine rotanti che dalla frazione di Entrèves (Courmayeur) raggiunge in due campate la punta Helbronner, situata esattamente sul confine tra Italia e Francia. Va chiarito che la punta Helbronner era già stata manomessa da tempo per accogliere la piccola bidonvia proveniente dal Rifugio Torino vecchio e per ospitare la stazione di partenza dei carrelli che, attraverso la Vallée Blanche, raggiungono la Aiguille de Midi in Francia. In prima battuta lo scandalo riguarda solo le dimensioni spropositate della nuova stazione di arrivo, il suo carattere di centro di ristorazione e intrattenimento e il sospetto che il nuovo manufatto abbia invaso, neppure tanto marginalmente, il territorio francese senza averne ottenuto la formale autorizzazione dal competente ministero dell’ambiente di Parigi. Inoltre desta sconcerto anche la trasformazione della stazione intermedia (Pavillon di Mont Frety) in un magniloquente edificio predisposto per ospitare centri commerciali, convegni, proiezioni cinematografiche.

Questi i fatti. Ma al di là dei fatti è la proposta “culturale” che tali fatti sottintendono e promuovono a rendere perplessi. Tutta l’operazione rispecchia un atteggiamento nei confronti della integrità della alta montagna arrogante e banalizzante, in una prospettiva di sfruttamento ludico-consumistico di bassissimo conio, a prescindere dalle trovate architettoniche. Le Alpi sono ancora in gran parte un “continente” d’alta quota libero dalle cicatrici infette prodotte dagli interessi aggressivi delle forze economiche che continuano a orientare i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali, ottenendone spesso il consenso. Luoghi privilegiati ma sempre più fragili in cui chi davvero lo voglia può ancora sperimentare un incontro con la natura autentico e non condizionato. In tale prospettiva il massiccio del Monte Bianco dovrebbe porsi e essere difeso come il centro di eccellenza di questo “continente” e del suo fondamentale ruolo etico e culturale; vediamo invece che proprio lassù si concentrano oggi i più dannosi progetti di sfruttamento. Il silenzio grandioso dei ghiacciai umiliato dal continuo sfarfallare di elicotteri e aerei turistici, l’edificazione di rifugi sempre più invadenti e simili ad alberghi, le vette trasformate in terrazze panoramiche con pavimenti di vetro per sperimentare senza pericolo il brivido del vuoto: tutto conduce verso la riduzione dell’esperienza possibile in direzione di uno svago da luna park. Pienamente condivisibile e più che giustificata dunque appare la battaglia che, seppure a cose fatte, portano avanti le associazioni ambientaliste con in testa Mountain Wilderness. Perché questa deriva consumistica resti un caso isolato di incultura e non le sia permesso di estendere il contagio”.

Purtroppo i nostri timori hanno trovato immediata conferma: la RAI, con l’appoggio della società che gestisce la nuova funivia, ha deciso di realizzare, tra le vette e i ghiacciai del Monte Bianco, in questa stessa estate, una sorta di “Isola dei Famosi”, utilizzando il corpo delle guide di Courmayeur per condurre su scivoli ghiacciati, creste affilate e pareti rocciose un gruppo eterogeneo di personaggi noti al grande pubblico televisivo, ma del tutto digiuni di alpinismo. Contro questa sconsiderata mercificazione spettacolare dell’alta montagna si sono immediatamente levate le voci delle associazioni ambientalistiche e soprattutto dal Club Alpino Italiano. Sconcerta chiunque abbia a cuore il “senso” dell’esperienza alpinistica, constatare che le guide valdostane, pur essendo eredi di una nobile tradizione, si prestino a contribuire, senza arrossire, a una simile umiliante farsa. Il comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia concorda pienamente con la vibrante denuncia lanciata dal Club Alpino Italiano e invita i responsabili della RAI a recedere da una simile, squallida e diseducativa profanazione.

L’arrivo in vetta al Monte Bianco
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Firmano per il Comitato Etico-Scientifico
Prof. Luisella Battaglia: ordinario di Filosofia Morale e Bioetica, Università di Genova
Prof. Pietro Bellasi: già docente di Sociologia dell’Arte, Università di Bologna
Dr. Salvatore Bragantini: economista e editorialista del Corriere della Sera; alpinista
Prof. Remo Bodei: ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Los Angeles e di Storia della Filosofia e Estetica, Normale di Pisa
Prof. Luisa Bonesio: già prof. di Estetica e Geofilosofia del paesaggio, Università di Pavia
Prof. Duccio Canestrini: docente di Antropologia del Turismo e di Antropologia del Cinema, Università di Lucca e Trento; Probiviro dell’associazione italiana Turismo Responsabile
Dr. Federica Corrado: Politecnico di Torino, presidente di CIPRA Italia
Dr. Alberto Cuppini: esperto in energie rinnovabili
Enrico (Erri) De Luca: romanziere, poeta, traduttore, saggista; alpinista
Fausto De Stefani: Alpinista, garante di Mountain Wilderness International e Presidente onorario di Mountain Wilderness Italia
Dr. Massimo Frezzotti: dirigente ricerca ENEA, già responsabile dell’ unità tecnica Antartide. Presidente del comitato glaciologico italiano; alpinista
Maurizio Giordani: alpinista, guida alpina. Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Carlo A. Graziani: ordinario di Istituzioni di Diritto Privato, Università di Siena. Già presidente del Parco Naz. dei Sibillini
Alessandro Gogna: alpinista, guida alpina, scrittore, giornalista. Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Cesare Lasen: già presidente del Parco Naz. delle Dolomiti Bellunesi; botanico e protezionista
Prof. Sandro Lovari: ordinario di Scienze Ambientali e Fauna, Università di Siena
Prof. Paolo Maddalena : prof di Diritto per il patrimonio culturale e ambientale, Università della Tuscia; magistrato. Già Giudice Costituzionale
Dr. Mario Maffucci: già dirigente RAI. Giornalista. Esperto in comunicazione
Prof. Ugo Mattei: ordinario di Diritto Civile, Università di Torino. Competenze in giurisprudenza, beni comuni e ambiente montano
Franco Michieli: scrittore, pubblicista, alpinista. Garante di Mountain Wilderness International
Carlo Alberto Pinelli: alpinista, regista, scrittore. Docente di Cinematografia Documentaria, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli; Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Stefano Rodotà: prof. Emerito di Diritto Civile, Università La Sapienza, Roma. Già garante per la privacy. Già membro del Parlamento. Strenuo difensore dei diritti comuni
Michele Serra: giornalista, scrittore, autore televisivo e umorista italiano
Dr. Stefano Sylos Labini: dirigente ENEA, geologo, esperto di energie rinnovabili e politiche economiche
Prof. Francesco Tomatis: alpinista; ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Salerno. Garante di Mountain Wilderness International
Dr. Stefano Unterthiner: firma del National Geographic; zoologo e fotografo.

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L’amara vicenda Doglioni – parte 2

 La vicenda Doglioni – parte 2
continuazione da http://www.alessandrogogna.com/2015/05/12/lamara-vicenda-doglioni-parte-1/

Revoca del titolo di istruttore nazionale
Nel frattempo qualcosa cambia anche in ambito CNSASA. Non sono più solo i vertici del CAI a mettere con inevitabile prudenza le mani nel pasticcio.

Maurizio Dalla Libera
Doglioni-2-M.DallaLibera-maxresdefaultE’ dell’11 maggio 2013 la delibera del CNSASA, approvata all’unanimità, firmata dal Presidente Maurizio Dalla Libera e alla presenza di Renato Veronesi (Vice Presidente), Claudio Busco, Paolo Butturini, Davide Dematteis e Antonio Radice, che revoca con atto formale a Massimo Doglioni il titolo di istruttore nazionale e che sospende per mesi 12 lo stesso titolo a Maurizio Callegarin.

Ciò a seguito di quanto contestato ai due istruttori.

Nella relazione del Presidente Dalla Libera Massimo Doglioni è accusato di aver violato i principi del volontariato nella più totale assenza di delibere legittimamente adottate e di aver remunerato la segreteria (per gli importi già visti in precedenza); di aver distrutto i documenti; di aver trattenuto danaro sul conto (poi chiuso nel gennaio 2012) imponendo per 13 mesi al neo presidente Puddu una ridotta disponibilità di cassa e una regolare gestione; di aver falsificato il reale numero degli iscritti ai vari corsi generando una disponibilità sul c/c di euro 5.297,50, non rendicontata in bilancio; di non aver rimborsato per euro 6.833,00 le spese degli istruttori relative all’anno 2010.

Nella stessa relazione è contestato a Maurizio Callegarin di aver permesso a Massimo Doglioni l’uso improprio delle risorse; di avergli consentito la firma sul c/c n. 10586 anche dopo la sua scadenza; di non essersi attivato al fine di impedire il disagio gestionale al neo-presidente Puddu provocato dalle manovre del Doglioni; di aver falsificato il reale numero degli iscritti ai vari corsi generando una disponibilità sul c/c di euro 5.297,50, non rendicontata in bilancio; di non aver rimborsato per euro 6.833,00 le spese degli istruttori relative all’anno 2010.

Il verbale sottolinea che la discussione ha considerato l’avvenuto annullamento d’ufficio della radiazione (27 luglio 2012), ma giudica tale provvedimento inerente solo a norme procedurali e non a quelle sostanziali, pertanto la Commissione si ritiene libera di deliberare, e revoca (con atto formale da assumersi da parte del Presidente Generale) il titolo di istruttore nazionale a Massimo Doglioni in via definitiva e a Maurizio Callegarin in via sospensiva per 12 mesi.

Relazione del Direttore del CAI (verifica contabile 2003-2010)
Il 20 febbraio 2013 il Direttore del CAI Andreina Maggiore scrive a Massimo Doglioni allo scopo di avere i documenti necessari alla relazione di cui è stata incaricata. In particolare gli chiede di produrre gli estratti conto del periodo 15.02.2003 – 31.12.2005; gli estratti conto carta di credito del periodo 01.2007 – 31.12.2010; le contabili di ben 69 movimenti bancari (2006-2010, precisamente elencati con data e importo) + supporto di copia assegno o bonifico.

Quindi si spinge a suggerire la richiesta di estrazione dei documenti predetti alla Banca Antonveneta nel caso il Doglioni non ne fosse provvisto (cosa peraltro abbondantemente risaputa, acclarata l’avvenuta e dichiarata distruzione): per questa operazione il CAI è disponibile al rimborso di eventuali spese.

La relazione, consegnata il 18 settembre 2013 (e qui riportata in integrale), elenca con precisione le ulteriori richieste di documentazione che non giungevano nella qualità e nella quantità richieste: in totale ben tre sono stati i successivi invii di materiale dal Doglioni al Direttore.

Poi entra nello specifico:

Non è stato possibile effettuare una ricostruzione compiuta e puntuale dell’utilizzo delle somme messe a disposizione dell’OTTO CISASA VFG poiché i giustificativi di spesa pervenuti sono insufficienti e carenti; inoltre, non vi è alcuna documentazione relativa alle entrate provenienti da soggetti diversi dalla Sede Centrale.
Si precisa inoltre che non è pervenuta alcuna documentazione relativa agli assegni emessi dal Socio Doglioni Massimo a valere sui ccb intestati all’OTTO CISASA VFG
.

Si segnala che:
– la gestione dei citati conti correnti, come precisato anche dallo stesso Doglioni nella Sua comunicazione 06.06.2012 è stata contraddistinta dalla commistione di operazioni afferenti sia l’attività dell’OTTO CISASA VFG che operazioni aventi natura personale;
– l’utilizzo della carta di credito n. 000010767379, collegata ai conti correnti suindicati, per il periodo 2007-2010, è stata anch’essa impropriamente utilizzata per spese personali, così come dallo stesso Doglioni dichiarato nella comunicazione del 20.05.2013;
– sui conti correnti suindicati sono confluiti rimborsi personali erogati dalla Sede centrale a Massimo Doglioni sia in veste di componente UNICAI che di Consigliere Centrale pari a € 6.778,49 per il periodo 2006-2010 (oltre ad € 1.738,70 relativi al 2011 e versati nel 2012);
– sui conti correnti suindicati sono confluiti, nel periodo 2003-2009, i contributi per l’attività istituzionale dell’OTTO CISASA VFG per l’importo complessivo di € 63.800,00 che sono stati regolarmente rendicontati alla Sede Centrale; i relativi giustificativi di impiego delle suddette somme non trovano, per la maggior parte di essi, riscontro nella citata documentazione bancaria.

Si segnala, inoltre, che dai riscontri effettuati sulla documentazione inerente i bilanci dei Gruppi Regionali Veneto e Friuli Venezia Giulia (già Convegno VFG) degli esercizi dal 2003 al 2010, in possesso della Sede Centrale, non è stato possibile desumere l’ammontare delle somme erogate dai medesimi all’OTTO CISASA VFG poiché tale dato è indicato in misura aggregata per tutti gli OTTO afferenti a tali GR. Tuttavia si è potuto rilevare che, ammontando il dato complessivo mediamente a circa € 4.800,00/anno, il bilancio dell’OTTO CISASA VFG non risulta “consolidato” con quello del Convegno/GR di riferimento.

Dall’esame della documentazione pervenuta, in particolare si evidenzia e si evince che il Socio Doglioni Massimo ha effettuato le seguenti operazioni:
1) nel periodo 2003-2005, spese a titolo personale, così come dallo stesso dichiarato, per € 7.393,52;
2) nel periodo 2004-2006, bonifici a vario titolo in favore di se stesso per € 4.609,62;
3) nel periodo 2007-2010, bonifici a vario titolo in favore di se stesso per € 6.500,00;
4) nel periodo 2007-2010, spese personali – come dallo stesso dichiarato – attraverso l’utilizzo di carta di credito n. 000010767379 per un totale di € 6.392,22;
5) nel periodo 2004-2010, bonifici in favore di Gruppo Ixelle Sas – società di cui è socio accomandatario – per € 4.974,50 di cui € 1.653,60 per rimborso spese varie OTTO CISASA VFG;
6) nel 2004, bonifici in favore della Sig.ra Franco Monica – socio accomandante della Società Gruppo Ixelle Sas e coniuge dello stesso Doglioni – per €
1.601,80 di cui € 1.000,90 per “compenso segreteria-presidenza commiss” ed € 600,90 per “rimborso spese telefoniche e varie pos”;
7) bonifici
in nome e per conto della Sig.ra Franco Monica, nel periodo 2007- 2008, in favore di Holiday Residence Srl per € 2.040.00;
8) nel 2008, bonifico in favore della Sig.ra Franco Monica per € 1.500,00 per “spese gestione Rimborsi/pagamenti telematici dicembre 2007-maggio 2008″;
9) prelievi tramite Bancomat o sportello:

Anno         Importo prelievi          (di cui esteri)

2003         Euro 2.310,00
2004         Euro 920,00
2005         Euro 2.720,00
2006         Euro 450,00
2007         Euro 750,00
2008         Euro 400,00
2009         Euro 1.630,00            710,00
2010         Euro 500,00
2011         Euro 3.750,00

Dall’esame della documentazione pervenuta e già in possesso della Sede Centrale, si riscontra che:
a) non vi è evidenza di movimenti relativi al pagamento del corrispettivo per
l’attività di segretaria dell’OTTO CISASA, così come indicato dallo stesso Doglioni;
b) diversamente da quanto indicato dallo stesso Doglioni, nel periodo in cui la Sig.ra Valleri Roberta avrebbe percepito un compenso per mansioni informatiche/burocratiche/organizzative” della segreteria dell’OTTO C
ISASA, veniva effettuato un pagamento con causale analoga in favore della Sig.ra Franco Monica per € 1.500,00;
c) non vi è evidenza di movimenti bancari relativi al pagamento di rimborsi a titolo forfettario per l’attività di Presidente dell’OTTO CISASA, così come indicato dallo stesso Doglioni;
d) sono state effettuate, nel periodo 2007-2010
, spese di viaggio inerenti riunioni CC e UNICAI tramite carta di credito n. 000010767379 e successivamente chieste a rimborso alla Sede Centrale del CAI, per l’ammontare complessivo di € 2.362,50.

E’ del tutto evidente dalla verifica contabile effettuata che le somme messe a disposizione dell’OTTO CISASA VFG non sono state, in diversi casi, correttamente utilizzate nell’ambito dello svolgimento dell’attività svolta dall’OTTO stesso e che non vi è completa e puntuale corrispondenza tra i documenti prodotti dal Socio Doglioni Massimo e gli estratti conti bancari (conti correnti e carta di credito). Inoltre emergono dalla documentazione prodotta palesi contraddizioni nelle affermazioni rese dallo stesso Doglioni in merito all’utilizzo di tali somme.

Andreina Maggiore
Doglioni-2-A.Maggiore-10867344944_c1f3221921_bInfine conclude:
Alla luce di quanto sopra esposto, e a conclusione dell’attività fin qui svolta, si segnala che il Socio Doglioni Massimo:
1) ha provveduto allautoerogazione di rimborsi spese a carattere forfettario, così come dichiarato dallo stesso e come affermato dal Gruppo Regionale del Veneto nella propria comunicazione del 29.08.2012, cui non è allegata alcuna delibera in tal senso anteriore all’utilizzo delle somme, in palese contrasto con quanto disposto dall’art. 33 del Regolamento per gli Organi Tecnici Operativi Centrali e Territoriali e venendo pertanto meno al principio enunciato dall’art. 76, comma 1, del Regolamento generale;
2) ha provveduto ad effettuare bonifici in favore e/o in nome e per conto della Sig.ra Franco Monica in palese contrasto con quanto disposto dall’art. 70, comma 3, del Regolamento generale;
3) ha provveduto ad effettuare bonifici a saldo di fatture intestate all’OTTO CISASA VFG ed emesse da Gruppo Ixelle Sas in palese contrasto con quanto disposto dall’art. 70, comma 3, del Regolamento generale nonché dell’art. 71, comma 7, lettera b) del Regolamento generale;

e che, pertanto, tutte le somme dallo stesso utilizzate a titolo personale non possono essere considerate documentate.

Alla luce di quanto sopra riportato e documentato si sottopone, pertanto, la presente relazione e documentazione allegata al Comitato Direttivo Centrale per la valutazione e l’assunzione delle decisioni del caso.

Umberto Martini
Doglioni-2-Martini_smallIneleggibilità a Consigliere Centrale e denuncia penale

Se ha seguito con pazienza la vicenda, così come indegnamente abbiamo cercato di riassumerla, il lettore a questo punto, ebbro di date, codici e conti, nonché di linguaggio “burocratese”, giuridico e contabile, si sarà fatta un’opinione di questa triste storia.
Che però, a rigor di logica, non può terminare qui. Richiamiamo pertanto ulteriore pazienza per la prosecuzione, prima delle conclusioni e delle domande finali.

Il 31 ottobre 2013, in seguito a precedente delibera, il CAI richiede parere all’Avvocatura dello Stato in merito alla situazione contabile dell’OTTO CISASA VFG. Detto parere giunge il 28 novembre 2013.

Nella successiva riunione del 29 novembre 2013, il Consiglio Direttivo Centrale delibera di proporre nei confronti del socio Massimo Doglioni denuncia penale con trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica. Detta denuncia sarà predisposta dall’avv. Francesco Vignoli. Delibera inoltre di trasmettere al Doglioni, nelle more dell’esito della denuncia penale, richiesta di rimborso delle somme di denaro non documentate “con formale diffida di pagamento al fine di interrompere la prescrizione”. Delibera infine di segnalare l’avvenuta perdita delle condizioni di eleggibilità del Doglioni a Consigliere Centrale.

Il 6 febbraio 2014 è inviata a Massimo Doglioni una raccomandata A.R. in cui gli si comunica che tra il 1999 e il 2009 sono confluiti sui conti dell’OTTO CISASA FVG importi per un totale di € 63.925,00, gli si contesta ancora l’inidoneità della documentazione pervenuta e la gestione personalistica.

Con riserva di una più puntuale quantificazione, il CAI lo diffida sin d’ora a restituire le somme da lui impiegate per fini estranei a quelli istituzionali dell’OTTO CISASA VFG.

Lo stesso giorno, 6 febbraio, il Direttore Andreina Maggiore si rivolge al Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo del CAI per segnalare l’ineleggibilità del socio Massimo Doglioni a qualunque carica del CAI.

L’iter burocratico a questo punto è lento ma efficace. Il Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo nella riunione del 29 marzo 2014 prende atto della sopravvenuta condizione di ineleggibilità del socio Massimo Doglioni per conflitto d’interessi con il CAI e quindi sancisce la decadenza della sua carica di Consigliere Centrale.

Conclusione
Con questo atto del 29 marzo 2014 si direbbe conclusa una storia triste che fino a questo momento è stata confinata al ristretto ambito del Sodalizio.
Riteniamo però che questa vicenda non possa dichiararsi conclusa.
Sono ancora irrisolti gli aspetti risarcitivi e penali.
In particolare sono tre le domande che il comune socio CAI si sta facendo:

1) A che punto siamo con la restituzione del denaro? E con il mancato rimborso spese agli istruttori del 2010? E’ stata avviata in sede opportuna la causa civile per il contenzioso economico?

2) Anche se lo scrivente non dispone del documento, abbiamo notizia che è stata presentata denuncia penale circa quindici mesi fa, come obbligatorio per delibera. Sappiamo che, per qualche motivo a noi sconosciuto e comunque incomprensibile, la denuncia, invece che essere correttamente per “appropriazione indebita”, è per semplice “truffa”. E’ intenzione del CAI seguire con attenzione la pratica o ci si è accontentati della formalità, una denuncia inutile tipo quelle che si sporgono contro ignoti per furto di un’autoradio?

3) Per quale motivo si è deciso di accantonare le responsabilità del socio Maurizio Callegarin? Posto che siamo d’accordo sulla sua minor responsabilità, a molti pare che il suo comportamento sia stato meritevole di essere preso in considerazione.

Ci auguriamo che il CAI sappia continuare fino in fondo le azioni intraprese. Questo per il buon nome del sodalizio e perfino a salvaguardia della reputazione dei due protagonisti.

 

Vincenzo Torti
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L’amara vicenda Doglioni – parte 1

Radiazione
Sono le 9.10 del 13 luglio 2012: a Bassano del Grappa si riunisce il CDC, il Comitato Direttivo Centrale del CAI. Alla presenza del Presidente Umberto Martini e dei tre vicepresidenti Ettore Borsetti, Goffredo Sottile e Vincenzo Torti, all’ordine del giorno è una questione più spinosa del solito: promozione di procedimento disciplinare a carico dei soci Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin.

Il verbale parte giustamente dall’inizio, cioè citando la notizia giunta in Sede Centrale da parte dell’OTCO CNSASA (cioè dell’Organo Tecnico Centrale Operativo Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Scialpinismo), secondo la quale vi sarebbero condotte e omissioni che potrebbero costituire illeciti disciplinari, ascrivibili ai suddetti soci, con riferimento al periodo in cui essi rivestivano gli incarichi di Presidente dell’OTTO CISASA VFG (cioè l’Organo Tecnico Territoriale Operativo Commissione Interregionale Scuole di Alpinismo Sci-Alpinismo). Il verbale qui non fa cenno ad altre comunicazioni, come quella di Emilio Bertan, l’allora presidente del GR (Gruppo Regionale) Veneto.

Prosegue riportando le date delle comunicazioni ai soci MD e MC con gli addebiti elevati e le richieste a questi di produrre controdeduzione scritta suffragata dalla documentazione.

Le memorie di MD e MC sono pervenute in tempo utile. Sono state esaminate, assieme alle contabili bancarie del conto intestato alla CISASA VFG, dal Direttore dell’Ente che alla fine, il 5 luglio 2012, rilascia una relazione in cui sintetizza “non è possibile, con i giustificativi in possesso, riconciliare gli estratti conto” e aggiunge che, pur essendo confluiti sul conto CISASA VFG rimborsi al socio MD per euro 6.778,49 a tutto il 2011 “non è stato possibile verificare i movimenti in uscita corrispondenti al recupero di tali somme”.

Massimo Doglioni

Doglioni-Massimo-312296_2144903913763_2284699_nRitenuto che ai soci indagati MD e MC sia stata comunicata nel modo più circostanziato possibile la contestazione degli addebiti onde permettere loro la difesa più adeguata, il verbale prosegue con la scelta di non archiviare la pratica, quindi di promuovere il procedimento disciplinare.

Quanto al socio MD, l’istruttoria ha consentito di accertare:
– che la documentazione contabile relativa alla gestione dell’OTTO CISASA VFG era stata da lui volutamente distrutta;
– che quella distruzione ha reso impossibile sia la ricostruzione dei movimenti contabili sia il raffronto tra il numero dichiarato di iscritti ai corsi con quello effettivo;
– che il conto intestato all’OTTO CISASA VFG è stato usato “come se si trattasse di un conto personale”, rendendo inevitabile e logica la conclusione che tutte le somme il cui esborso non risulti altrimenti riferibile a una spesa istituzionale devono ritenersi come spese illecite;
– che nel conto in questione sono presenti bonifici a suo favore a titolo di rimborsi spese, ma che questi sono di minima rilevanza rispetto ad altri importi di cui non è data giustificazione alcuna (rendendo impossibile la ricongiunzione con i movimenti bancari);
– che MD, per sua stessa ammissione nella memoria difensiva, si è autoliquidato una sorta di compenso in ragione di euro 200,00 mensili per tutta la durata del proprio incarico (circa 10 anni, 24.000,00 euro), oltre ad aver remunerato (dal 2003) con euro 3.000,00 annui (= 24.000,00 euro) una propria collaboratrice, Roberta Valleri, “per l’attività di segreteria e gestione contabile”;
– che l’attuale Presidente dell’OTTO CISASA VFG, Antonello Puddu, ha verificato che il numero degli iscritti ai corsi era riportato in più casi in misura inferiore al reale. Le entrate registrate sono quindi inferiori a quelle reali;
– che DM, per sua stessa ammissione nella memoria difensiva, non ha provveduto a rimborsare gli istruttori per l’anno 2010, adducendo una “mancanza di provvista”;
– che il socio MD, d’intesa con il socio MC, ha eluso sostanzialmente l’incompatibilità tra la carica di componente del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo e quella di presidente di OTTO, mantenendo di fatto l’intera gestione dell’OTTO CISASA VFG, ivi compreso l’utilizzo del conto corrente della stessa, in ordine al quale ha conservato i poteri di firma spettanti al nuovo Presidente, continuando perciò una gestione simile a quella già individuata per gli anni precedenti. Il conto è stato chiuso, senza averne il potere, il 20 gennaio 2012, il che ha determinato il perpetuarsi delle anomalie contabili e dell’impiego improprio e illecito delle risorse;
– che nel passaggio di consegna istituzionale al nuovo presidente Antonello Puddu, MD ha ritardato, con grave disagio per la nuova gestione, fino al luglio 2011 la messa a disposizione della somma (unilateralmente determinata) di euro 13.000,00, a suo dire relativi ai corsi del 2011, i cui introiti peraltro sono risultati pari a euro 15.430,00;
– che il suo inserimento (2006) nel CTC di UNICAI lo ha posto in posizione incompatibile con alcune azioni da lui intraprese, a esempio la partecipazione a una gara indetta dal CAI con la ditta di cui era accomandatario, del tutto trascurando l’esplicito divieto.

Quanto al socio MC, l’istruttoria ha consentito di accertare:
– che, come detto già sopra, abbia permesso a MD, presidente scaduto, di continuare ad accedere al conto intestato all’OTTO CISASA VFG per erogare compensi a sé e alla propria collaboratrice sig.ra Valleri;
– che, nel passaggio istituzionale della carica presidenziale ad Antonello Puddu, abbia delegato MD a fornire tutti i chiarimenti;
– che abbia omesso qualsiasi intervento o iniziativa dopo l’espressa ammissione del socio MD di aver volutamente distrutto ogni documentazione contabile, permettendo così tra l’altro il ritardo a luglio 2011 della messa a disposizione della nuova gestione di euro 13.000,00;
– che in seguito a quanto esposto abbia assunto la carica di presidente dell’OTTO CISASA VFG solo formalmente, così permettendo a MD di evitare l’incompatibilità con la carica di Consigliere Centrale.

A questo punto il verbale si avvia verso le debite conclusioni. Precisa che, secondo la legge quadro sul volontariato (11.08.1991, n. 266) la collaborazione deve essere senza fini di lucro anche indiretto. Aggiunge ribadendo la gratuità delle cariche sociali del CAI, escludendo esplicitamente “l’attribuzione e l’erogazione al socio, al coniuge o convivente, ai parenti entro il secondo grado di qualsiasi tipo di compenso, comunque configurato”. Ricorda che la natura pubblica dell’Ente CAI richiede ambiti di spesa predeterminati e successivamente rendicontati con la massima trasparenza.

Stimate molto elevate la gravità dei fatti, l’entità delle somme e le conseguenze dannose che ne sono derivate (anche d’immagine), il Comitato Direttivo Centrale delibera e dispone con effetto immediato la radiazione di entrambi i soci MD e MC e la decadenza da ogni eventuale incarico. Dispone altresì che la presente venga comunicata ai soci predetti, con la precisazione che entro 30 giorni dalla comunicazione potranno ricorrere al Collegio Regionale dei Probiviri del Veneto presentando apposito ricorso.

 

Riammissione
Le decisioni drastiche del CDC non hanno evidentemente ritenuto sufficienti le argomentazioni di Massimo Doglioni e della sua memoria difensiva del 6 giugno 2012. Il quadro generale della quale è di diffusa confusione, anche se l’impianto difensivo è abbastanza ben articolato.

Per avere comunque un’idea il meno confusa possibile dell’intera vicenda occorre leggerla con attenzione. Qui ci limitiamo a un riassunto generale e ad alcune citazioni.

Doglioni ritiene regolare aver mantenuto la firma sul conto corrente anche quando non avrebbe potuto. Ammette pure di essersi servito del conto per uso personale, ma precisa che “la commistione tra le due contabilità fu casuale: alla richiesta del primo rimborso a Milano avevo dato altro ABI-CAB: il versamento fu fatto invece sul solito conto dove la Sede Centrale versava il contributo per la Commissione”.

Alla sua nomina nessuna struttura centrale o periferica del CAI si è preoccupata di fornire indicazioni, o fare un minimo di formazione sulle mansioni e doveri dell’impegno assunto. Né lo fa tuttora.
Per i dieci anni di gestione non ha mai ricevuto appunti, osservazioni o critiche sulle modalità di gestione e presentazione giustificativi di spesa.

Come consuetudine, indicatagli dalla gestione precedente, la Commissione non era tenuta a redigere alcun bilancio, né a tenere registri di “prima nota” o contabili fiscali; la Commissione, giuridicamente non riconosciuta, doveva far capo a una Sezione per ricevere contributi pubblici e non poteva ricevere o emettere fatture.

Per ciò che riguarda la remunerazione di Roberta Valleri, “nel 2003, nel secondo mandato, ho comunicato che per la gestione mi sarei avvalso di una collaborazione esterna per corrispettive 35 ore circa mensili”.

Il rendiconto stilato a fine 2011 dell’attività 2010 riportava delle inesattezze solo perché desunto da alcune e-mail ricevute sull’andamento delle iscrizioni (più di un anno prima) e non incrociate con i bonifici effettivi che, alla richiesta urgente di predisporre il rendiconto, non avevo a disposizione”.

Per quanto riguarda la mancata erogazione dei rimborsi-istruttori, “il fatto che i rimborsi per l’anno 2010 non siano stati erogati è dovuto a una scelta del neo presidente che ha preferito rimborsare l’allora corrente 2011 perché anno privato del tutto di tale sovvenzione provinciale”.

In sostanza, nella sua memoria, il Doglioni tende a dimostrare come egli altro non abbia fatto che gestire secondo metodi pre-esistenti, nel continuo aumentare della mole di lavoro e di responsabilità, e nella carenza di adeguati strumenti amministrativi.

Nelle sue conclusioni infatti ritiene inspiegabili i ripetuti tentativi di delegittimare la sua persona attraverso le più disparate operazioni di discredito “iniziate, non casualmente, dal mio inserimento nel 2008 nel CTC di UNICAI”.

E conclude amareggiato: “questa denuncia pone la mia persona, per il ruolo di presidente concluso alcuni anni fa oramai, quale capro espiatorio di un intero sistema dì gestione delle Commissioni da parte di dirigenti occasionali, senza alcuna formazione, senza nessuna tutela, senza alcun riconoscimento giuridico, ma con enormi responsabilità nei confronti di coloro che ci lavorano attorno. Un sistema molto lontano dall’etica conclamata dal CAI e dal suo volontariato, dove amicizia, fiducia, lealtà, passione purtroppo sono solo parole, perché i fatti sono il “non avermi mai interpellato direttamente, l’aver ottenuto illegalmente gli estratti conto bancari, l’aver preteso rispetto delle regole con metodi irregolari su qualcosa di costruito appositamente senza regole””.

Maurizio Callegarin

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La notizia della radiazione dal sodalizio di Doglioni e Callegarin non è di quelle che possono passare sotto silenzio. A parziale riassunto del clima ingenerato nell’ambiente, ecco il testo della e-mail che Francesco Carrer ha spedito il 14 luglio 2012 per la convocazione urgente dei consiglieri del Gruppo Regionale Veneto:

Ieri mattina il CDC ha deliberato la radiazione dei soci Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin a chiusura della questione apertasi sui bilanci della CISASA VFG 2010 e 2011. Il provvedimento appare a molti di una gravità e di una violenza senza precedenti, che si radica su antichi contrasti e contrapposizioni di cui è inutile al momento ricostruire la storia. E’ chiaro che anche il territorio ne è colpito, nell’immagine, nella dignità, nei sentimenti. Per questo motivo è nata l’idea di una convocazione urgente dei massimi rappresentanti: oltre ad esprimere la solidarietà ai due ex-presidenti colpiti dal provvedimento, serve senz’altro un momento di riflessione comune e la maturazione di decisioni che potranno comportare ulteriori conseguenze. Si era ipotizzato in un primo momento venerdì sera… ma… è necessario anticipare l’incontro a giovedì 19 luglio, alle ore 19.00… la località la definiremo nei prossimi giorni. Siccome tutti sono amareggiati, scoraggiati, intenzionati a contestare la decisione del CDC, una prima proposta da valutare potrebbe essere quella della sospensione di tutte le attività istituzionali da parte dei due CDR, oppure l’autosospensione dei componenti i CDR. Naturalmente con le opportune motivazioni”.

A seguito di telefonate e incontri agitati, cominciano a delinearsi le prime pressioni per indurre il Comitato Direttivo Centrale ad annullare d’ufficio la propria delibera (atto n. 73 del 13 luglio 2012).

Il 27 luglio 2012 il CDC è riunito per ascoltare Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin.

Questo è reso possibile da una complessa operazione legale e burocratica. I due radiati avevano fatto richiesta di audizione il 16 luglio, accordata. Ciò ha comportato una delibera d’urgenza (n. 9 del 16 luglio 2012) da parte della presidenza del CAI con oggetto “la sospensione dell’immediata esecutività del provvedimento di condanna (radiazione) assunto dal Comitato Direttivo Centrale con atto n. 73 del 13 luglio 2012”.

Prima di iniziare la riunione è d’obbligo la ratifica della delibera d’urgenza.

I due radiati vengono ascoltati, ma il verbale si limita appunto a dire che sono stati ascoltati.

In seguito il verbale evoca de profundis il terzo comma dell’articolo 24 del Regolamento Disciplinare: questo “non prevede obbligo di comunicazione agli interessati nel caso in cui s’intenda promuovere il procedimento disciplinare”. Nella discussione viene rilevato che questo costituisce una grave lacuna in un’associazione di volontariato come il CAI, specialmente considerando che il comma 1 del successivo articolo 26 prevede l’adozione del provvedimento disciplinare non appena esaurita l’indagine istruttoria “in tal modo consentendo di pervenire alla delibera sanzionatoria in assenza di un adeguato contraddittorio con l’incolpato”.

Il formale rispetto di queste norme ha determinato una menomazione del contraddittorio “che deve invece sempre essere assicurato in virtù dell’art. 111 della Costituzione”.

L’atto n. 73 del 13 luglio 2012 “risulta viziato ex art. 21 – octies comma 1 della Legge 241/1990 sotto il profilo della violazione dell’art. 111 della Costituzione (diritto al giusto processo in contraddittorio tra le parti)”.

A parere unanime il CDC delibera pertanto di annullare d’ufficio l’atto n. 73 del 13 luglio 2012, con la conseguenza immediata della riammissione di MD e MC.

 

Archiviazione
Il cavillo legale del terzo comma dell’art. 24 del Regolamento Disciplinare permette dunque la riammissione dei due soci, anche se ancora siamo ben lontani da un’effettiva riabilitazione.

Appare evidente che l’annullamento del provvedimento di radiazione è più che altro dovuto al fondato timore delle possibili grane legali sollevate dai due radiati, ai quali evidentemente la lacuna riscontrata avrebbe dato un appiglio risolutore in un’eventuale controversia.

Che l’ambiente non sia per nulla calmo e che ci sia anche in aria la diffusa volontà di riabilitare i due protagonisti, lo prova una lettera (29 agosto 2012) del Presidente del Gruppo Regionale Veneto del CAI, Emilio Bertan (oggi neo-consigliere del CAI), indirizzata al Direttore del CAI, Andreina Maggiore.

Nell’ambito del procedimento in corso a carico dei soci Maurizio Callegarin e Massimo Doglioni, la Presidenza del CDR del Veneto, nella sua funzione di titolare dell’indirizzo strategico e gestionale dell’OTTO Commissione interregionale Scuole di alpinismo, scialpinismo e arrampicata libera veneta-friulana-giuliana, ritiene opportuno fornire alcune precisazioni.

Il CDR del Veneto è stato costituito a partire dall’anno 2005 ereditando le funzioni svolte in precedenza dalla Delegazione Veneta e dal Comitato di Coordinamento VFG; ciò ha permesso di conoscere da tempo le problematiche gestionali delle Commissioni tecniche regionali/interregionali.

In particolare si era evidenziato, per la Commissione interregionale Scuole, il notevole carico di lavoro nella gestione delle attività di centinaia di titolati per i corsi di formazione e aggiornamento, con onerose funzioni di segreteria, di tesoreria, di gestione delle verifiche e delle autorizzazioni degli oltre 100 corsi sezionali annui.

Pertanto era stato deciso dalla Commissione interregionale Scuole, a partire dall’anno 2003/2004, l’attivazione di un servizio di segreteria e gestione contabile tramite collaborazione esterna retribuita, analogamente a quanto risulta sia previsto a livello centrale per la CNSASA, per corrispettive 35 ore mensili, indennizzata con un compenso di circa € 3.000,00 annuo.

Tale prassi era nota, oltre che ai componenti della Commissione, alla Presidenza e alla Segreteria del CDR del Veneto, che ne condividevano in toto le ragioni.

Parimenti la Presidenza e la Segreteria del CDR del Veneto erano a conoscenza che i rimborsi chilometrici per spese di viaggio e ogni altro genere di spesa inerente alla funzione di Presidente dell’OTTO Commissione interregionale Scuole (pasti, pernottamenti, telefono, cancelleria, ecc.) venissero rimborsate tramite una cifra forfettaria di € 200,00 mensili, prelevata direttamente dal conto corrente o tramite bancomat, in sostituzione della produzione dei singoli giustificativi di spesa, dei quali infatti non risulta traccia agli atti.

Pertanto la Presidenza del CDR del Veneto ha da sempre ritenuto le due prassi sopra esposte congrue e convenienti in termini di risultati ottenuti, di economicità di spesa e di funzionalità assicurata alla complessa gestione della Commissione interregionale Scuole VFG…”.

Una lettera che, mentre suona la difesa dei due protagonisti di questa vicenda, pare anche mettere le mani avanti su possibili altre denunce al riguardo di gestioni non del tutto trasparenti.

Passa qualche mese, e il 12 gennaio 2013 ecco la delibera del CDC nella quale si dichiara di archiviare il procedimento disciplinare a carico dei soci MD e MC. Nelle premesse si fa cenno alle difficoltà di valutazione degli elementi acquisiti e all’opportunità di affidare a soci di adeguata preparazione l’approfondimento della questione. Il 20 ottobre 2012 si era dato incarico al Presidente di nominare i componenti di un Tavolo di consultazione. Il 31 ottobre nominava questi componenti, nelle persone di Carlo Ancona, Gianmario Giolito e Marco Valenti. A parere del Tavolo di consultazione l’archiviazione è doverosa per la mancata contestazione degli addebiti entro il termine perentorio di giorni 30!

Più esattamente: “il parere, reso dal Tavolo di consultazione, evidenzia il carattere perentorio del termine, previsto dall’art. 24, comma 1 del Regolamento Disciplinare, di 30 giorni entro i quali l’organo procedente deve comunicare agli interessati in modo puntuale la contestazione degli addebiti, con conseguente impossibilità di procedere ora alla formale contestazione degli addebiti da parte del CDC, poiché ciò esporrebbe alla facile eccezione di intervenuta decadenza”.

Lo stesso giorno però il CDC dà mandato al Direttore del CAI Andreina Maggiore di procedere a una verifica contabile e al reperimento di idonea rendicontazione di spesa inerente all’utilizzo dei fondi gestiti dall’OTTO CISASA VFG negli esercizi 2003-2010.

(continua domani con la seconda parte, http://www.alessandrogogna.com/2015/05/13/lamara-vicenda-doglioni-parte-2/)