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Il disagio delle sezioni venete – 3

Il disagio delle sezioni venete – 3
Ricordiamo che, in questo post, riaffrontiamo la questione, già ampiamente esposta, della presunta cattiva gestione amministrativa delle scuole di alpinismo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, nel periodo 2003-2011.
Per meglio comprendere quanto più sotto esposto sarebbe necessario avere letto i seguenti post:
12 maggio 2015: http://www.banff.it/la-vicenda-doglioni-parte-1/
13 maggio 2015: http://www.banff.it/la-vicenda-doglioni-parte-2/
31 agosto 2015: http://www.banff.it/il-disagio-delle-sezioni-venete-1/
9 settembre 2015: http://www.banff.it/il-disagio-delle-sezioni-venete-2/

Ricordiamo anche che il taglio che vogliamo dare a questo reportage-inchiesta è quello dell’evidente e ormai datato disagio che una buona parte di soci, socie e sezioni del CAI del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia hanno sofferto (e soffrono tuttora).

Riassunto questione morale e ruolo del CAI Veneto
di Maurizio Dalla Libera

Premessa sull’erogazione dei contributi
Il CAI è un’associazione di volontari che, in sintonia con la legge sul volontariato, stabilisce che i propri soci che ricoprono cariche e svolgono incarichi non possono essere retribuiti, ma possono ricevere il rimborso delle spese vive sostenute per l’esercizio delle loro mansioni e a fronte di idonea documentazione.

La Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo Scialpinismo e Arrampicata libera (CNSASA) è un organo tecnico del CAI, che per il suo funzionamento riceve dal CAI un contributo, il quale a fine anno viene controllato dalla sede centrale. Una parte di tale contributo viene destinato al funzionamento delle sei commissioni interregionali (CISASA), le quali a fine anno devono presentare la giustificazione delle spese alla CNSASA che a sua volta le inoltrava, fino al 2011, alla sede centrale per un successivo controllo. Inoltre queste sei commissioni interregionali, formate da 8-12 istruttori designati in ambito regionale e nominati ogni tre anni, ricevono un altro contributo dal Comitato Direttivo Regionale (CDR) del CAI operante nella rispettiva Regione; tale contributo viene rendicontato dalla Commissione regionale al rispettivo CDR di riferimento.

Maurizio Dalla Libera
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La commissione regionale del Veneto e Friuli Venezia Giulia (CISASA VFG) riceve contributi dalla CNSASA (le cui pezze giustificative vengono presentate alla sede centrale). Da oltre venti anni, a parte l’anno 2011, essa riceve finanziamenti anche dalla Regione Veneto attraverso il CDR del CAI Veneto (le cui pezze giustificative vengono presentate al CAI Veneto). Inoltre la CISASA VFG riceve dalle Sezioni le quote di iscrizioni ai vari corsi (corsi di formazione e aggiornamento degli istruttori per le varie discipline); le spese per l’organizzazione di questi corsi vengono rendicontate in parte alla sede centrale e in parte al CAI Veneto.

Nel 2012 sono state segnalate dalla CNSASA agli organi dirigenti del CAI delle irregolarità nella gestione contabile dei contributi ricevuti dalla commissione regionale VFG in vari anni precedenti il 2011. L’indagine amministrativa che ne è seguita e i provvedimenti disciplinari, dapprima applicati ai responsabili e poi annullati per vizi di forma, hanno evidenziato almeno tre aspetti:

– la rendicontazione presentata di anno in anno dalla commissione alla sede centrale a giustificazione del contributo nazionale risulta corretta fatto salvo per l’anno 2010; invece il contributo erogato dalla Regione Veneto e destinato dal CAI Veneto alla commissione regionale non sembra avere adeguata e corretta giustificazione in particolare negli anni analizzati dal 2003 al 2010.

– il secondo aspetto è che il CAI Veneto ha sempre difeso l’operato dei due presidenti di commissione contestati, ha mantenuto nella vicenda una scarsa trasparenza e ha in varie occasioni accusato coloro che hanno promosso l’indagine di voler destabilizzare il tessuto del CAI nel Nord-est e screditare il buon nome del CAI Veneto.

– un terzo elemento è che il CAI Veneto ha notevolmente influenzato l’andamento del procedimento disciplinare indetto a livello centrale contando molto sul fatto che il Presidente Generale è un veneto; permane il timore che l’annunciata denuncia del CDC del febbraio 2013 a carico di Doglioni per la restituzione di € 63.925 di somme non rendicontate, non sia stata fatta o eseguita in modo tale da preludere a una prescrizione.

Intervento del CAI Veneto nella fase di istruttoria in CISASA VFG dell’ 8 maggio 2012
In piena fase di raccolta della documentazione da parte della sede centrale (estratti conto, bilanci, ecc.) nel corso della riunione della CISASA VFG del 8 maggio 2012 (all. 3 – Verbale CISASA VFG 08-05-2012) il Vice Presidente del CAI Veneto Francesco Carrer chiede alla commissione di approvare il bilancio consuntivo 2010 redatto da Doglioni e Callegarin, ovvero dai precedenti Presidenti ; tale bilancio è contestato dalla commissione e dalla CNSASA (all. 4 – Rendiconto esercizio 2010) perché altrimenti il CDR non approverebbe il bilancio consuntivo 2011 redatto dalla CISASA VFG presieduta da Puddu. Si fa notare che dal 2011 una nuova norma stabilisce che il contributo della sede centrale non venga più erogato direttamente al presidente della CISASA, bensì venga accreditato al CDR che a sua volta lo deve destinare alla CISASA. Quindi la mancata approvazione del bilancio da parte del CDR avrebbe bloccato i finanziamenti provenienti dalla Sede Centrale che dall’anno 2011 devono appunto transitare dai CDR. I commissari, salvo Callegarin, non accettano il ricatto: non approvano il bilancio 2010 e confermano quello consuntivo 2011 da loro predisposto.

Intervento del CAI Veneto e annullamento della radiazione (CDC n. 78 del 27 luglio 2012)
Il 14 luglio 2012, ovvero il giorno dopo dell’emissione, la delibera di radiazione viene comunicata da Francesco Carrer, Vice Presidente del CAI Veneto, ai dirigenti dell’area Veneto – Friuli Venezia Giulia (all. 08 – comunicazione di Carrer della radiazione del 14-7-12). Nella lettera si esprime l’intenzione di contestare la decisione del CDC e si programma un incontro a breve.

Il 16 luglio 2012 il Presidente Generale accoglie la richiesta di audizione presentata da Doglioni e Callegarin e nella stessa data, con procedura d’urgenza, sospende l’immediata esecutività del provvedimento di radiazione perché, invocando l’art. 111 della Costituzione, prima della delibera di radiazione non si sarebbe svolto un contradditorio tra le parti.

Varie iniziative del CAI Veneto per sostenere i due ex presidenti e per screditare e delegittimare l’operato della CISASA VFG e della CNSASA.
Il CAI Veneto il 22 agosto 2012 indice per il 15 di settembre a Mestre una assemblea congiunta straordinaria dei delegati delle Sezioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia (all. 10 – convocazione AD del VFG del 22-8-12). L’ordine del giorno non viene comunicato ma si intuisce che riguarda la questione della radiazione.

Il CAI Veneto il 31 agosto 2012 comunica ai delegati delle Sezioni VFG (all. 11 – annullamento AD del VDG 31-08-12) che l’assemblea straordinaria è annullata. Nel comunicato si legge che tale decisione è motivata e si rende necessaria in quanto il provvedimento disciplinare del CDC a carico dei due soci dell’area veneta – friulana – giuliana, Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin, è stato annullato mentre rimane ancora in itinere il relativo procedimento.

Il comunicato prosegue riportando una seconda frase che scredita l’opera dell’attuale CISASA VFG: “Si ritiene opportuno precisare sin d’ora che le divergenze interpretative sulla gestione delle risorse economiche nate all’interno della CISASA VFG tra l’attuale presidente Antonello Puddu e i past- president Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin hanno comportato il deterioramento dei rapporti fiduciari anche con i CDR del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e il ritardo dei finanziamenti da parte della sede centrale”.

Il 6 e 10 ottobre 2012 il CAI Veneto e il CAI Friuli VG diffondono alle Sezioni una mozione (all. 12 – mozione GR Veneto del 6-10-12) nella quale sono presenti varie affermazioni completamente false e calunniose sull’operato delle Commissioni Regionale e Nazionale. Se ne citano alcune.

Per quanto riguarda i Presidenti di Commissione Puddu e Dalla Libera, al di là della mancanza di fiducia dimostrata nei riguardi dei GR che, per contribuire al chiarimento delle irregolarità denunciate, si erano immediatamente messi a completa disposizione, esiste fin dall’inizio, tra le altre questioni, l’omissione di consegnare ai CDR Veneto e Friuli Venezia Giulia i documenti più volte richiesti”.
Considerazioni: risulta dai documenti che i GR non si sono mai messi a disposizione e non hanno mai consegnato alcun documento alla CNSASA. Viceversa risulta che le verifiche di bilancio condotte dalla CISASA VFG e dalla CNSASA sono state inviate sia ai GR che alla sede centrale.

E’ nota anche la successione di riunioni indette da Puddu con la CISASA e i direttori delle scuole VFG, per parlare di programmi ma, nel contempo, esporre i crimini dei soci Doglioni e Callegarin con dovizie di particolari amplificati, mentre Dalla Libera afferma che la radiazione era confermata, non annullata, e che la sua esecutività era solo questione di cavilli burocratici. Tutte queste notizie si sono propagate nelle Scuole e nelle Sezioni con un teatrino di menzogne e vigliaccherie che hanno portato la CISASA VFG allo sbando, scavato divisioni e dimissioni, disseminando ovunque sfiducia e sospetti”.
Considerazioni: sono affermazioni false e calunniose.

Riprovazione per la immediata divulgazione del provvedimento disciplinare, ora annullato, ma con mancata comunicazione diretta agli interessati, a fronte della illegittima divulgazione tra gli organi tecnici referenti che nel giro di due giorni avevano già provveduto a depennare i nomi dei due istruttori dall’albo della scuola interregionale e, nel caso di Callegarin, dalla composizione della CISASA, fatto gravissimo, che comporta precise responsabilità in quanto ha alterato equilibri, rapporti fiduciari e sociali, credibilità, tra il corpo sociale dei GR VFG”.
Considerazioni: frase ipocrita perché il primo a dare comunicazione della radiazione, a due giorni di distanza, è stato proprio il Vice Presidente del CAI Veneto Francesco Carrer, persona che ora ricopre l’incarico di Presidente.

Condanna per il modo in cui il presidente della CISASA VFG Antonello Puddu, i vari componenti la commissione, il presidente della CNSASA Maurizio Dalla Libera hanno gestito la questione, dimostrando omissioni e incapacità, escludendo il confronto e il chiarimento con i diretti interessati”.
Considerazioni: proprio chi ha denunciato lo scandalo viene accusato di omissione e incapacità dagli stessi enti che hanno coperto e giustificato.

Dimissioni dei componenti della CISASA VFG in data 15 novembre 2012
A seguito dei numerosi interventi da parte del CAI Veneto a sostegno di Doglioni e Callegarin e a discredito dell’operato delle Commissioni Regionali e Nazionali i componenti della CISASA VFG con un comunicato danno le loro dimissioni (all. 13 – dimissioni componenti CISASA VFG del 15-11-12).

Nel comunicato si legge:
La Commissione all’atto dell’insediamento di Antonello Puddu alla carica di Presidente, ha vissuto un biennio di particolari difficoltà e disagi: non è stato possibile liquidare agli istruttori impegnati nelle diverse attività i dovuti rimborsi spesa per mancanza della provvista necessaria, ravvisando nel contempo incongruenze e mancanze nei rendiconti delle precedenti gestioni.

Da parte degli scriventi è apparso che la scelta corretta e coerente con i valori del volontariato fosse stata quella di informare sia i responsabili dell’organo tecnico centrale sia i responsabili dei direttivi regionali, fornendo loro dovuta documentazione…… mentre l’organo tecnico centrale ha assicurato ogni forma di collaborazione e assistenza, al fine di consentire la continuità della gestione, sia pure su basi e con modalità diverse, non altrettanto è avvenuto da parte dell’organo politico amministrativo che, ben diversamente da quanto sarebbe stato logico attendersi, ha assunto un atteggiamento che, da una iniziale manifestazione di fastidio ed intolleranza per le problematiche segnalate, si è gradualmente trasformato in un atteggiamento denigratorio e punitivo, non già verso coloro che sarebbe stato logico attendersi, bensì nei confronti dei componenti della Commissione, evidentemente ritenuti responsabili di eccesso di trasparenza e correttezza… Con l’atto delle dimissioni si vuole esprimere civilmente, in modi consoni all’appartenenza al CAI, il più fermo dissenso per l’atteggiamento assunto dagli attuali responsabili regionali del Veneto, dovendosi fare un doveroso distinguo rispetto a quelli, pure di riferimento stante la interregionalità della Commissione, del Direttivo Friuli Venezia Giulia.

Chi crede ad un volontariato vero, tecnico sì, ma sempre espressione di ideali tradotti in fatti e che non restino parole, non può accettare che l’aver segnalato a chi di dovere anomalie, irregolarità ed illeciti si trasformi, per chi, per il ruolo ricoperto aveva il dovere di segnalare, in un capo d’accusa aprioristico”.

Risultati delle verifiche contabili condotte dal Direttore del CAI del 18 settembre 2013
Il Direttore del CAI, Andreina Maggiore, a seguito dell’incarico assegnato dal CDC, il 18 settembre 2013 presenta i risultati della verifica contabile CISASA VFG per gli esercizi 2003-2010.
Di questa relazione amministrativa si evidenziano alcuni passaggi:

Coperture e complicità del CAI Veneto
A pagina 4 punto 1 si afferma: “Alla luce di quanto sopra esposto e a conclusione dell’attività fin qui svolta si segnala che il socio Doglioni ha provveduto all’autoerogazione di rimborsi spese a carattere forfettario, così come dichiarato dallo stesso e come affermato dal gruppo regionale del veneto nella propria comunicazione del 29.08.2012 cui non è allegata alcuna delibera in tal senso anteriore all’utilizzo delle somme in palese contrasto con quanto disposto dall’art. 33 del regolamento degli organi tecnici operativi centrali e territoriali e venendo meno al principio enunciato dall’art. 76 comma 1 del regolamento generale”.

Premessa per associare le motivazioni di Doglioni e le dichiarazione del CAI Veneto
Massimo Doglioni nelle sue memorie difensive (vedi verifica contabile del Direttore del CAI – allegato 6) dichiara di essersi erogato rimborsi personali per l’attività di presidente o di facente funzione non presenti nei giustificativi presentati nella misura di € 200 al mese (circa € 24.000 in 10 anni) e dichiara di aver riconosciuto un compenso di € 3.000 all’anno (circa € 24.000 in 8 anni) a terza persona per l’attività di segreteria e gestione contabile (senza pezza giustificativa per questioni fiscali).

Lettera del Presidente CAI Veneto a sostegno del ex presidente CISASA VFG
Con lettera del 29 agosto 2012 (all. 16 – lettera CAI Veneto a Direttore del 29-08-12. NB: tale lettera è presente come allegato 8 nella verifica contabile del Direttore CAI), inviata al direttore del CAI, il presidente CAI Veneto Emilio Bertan dichiara che:

a) “Era stato deciso dalla commissione interregionale scuole, a partire dall’anno 2003/2004 l’attivazione di un servizio di segreteria e gestione contabile tramite collaborazione esterna retribuita, analogamente a quanto risulta sia previsto a livello centrale per la CNSASA, per corrispettive 35 ore mensili, indennizzata con un compenso di € 3.000 annuo.
Tale prassi era nota, oltre che ai componenti della commissione, alla Presidenza e alla Segreteria del CDR (Bepi Cappelletto) del Veneto che ne condividevano in toto le ragioni”.

b) “Parimenti la Presidenza e la Segreteria del CDR veneto erano a conoscenza che i rimborsi chilometrici per spese di viaggio e ogni altro genere di spesa inerente alla funzione di Presidente dell’OTTO Commissione interregionale scuole (pasti, telefono, cancelleria, ecc.) venissero rimborsate tramite una cifra forfetaria di € 200 mensili, prelevata direttamente dal conto corrente o tramite bancomat, in sostituzione della produzione dei singoli giustificativi di spesa, dei quali infatti non risulta traccia agli atti”.

Considerazioni
La CISASA VFG e la CNSASA non hanno mai deliberato nessuna delle due procedure, né avrebbero potuto farlo. Si tratta di una falsità del CAI Veneto per giustificare l’ammanco di circa € 48.000, somma che proviene da quote versate dalle sezioni e dal contributo della Regione Veneto erogato al CAI Veneto.

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Il disagio delle sezioni venete – 2

Il disagio delle sezioni venete – 2
Ricordiamo che, in questo post, riaffrontiamo la questione, già ampiamente esposta, della presunta cattiva gestione amministrativa delle scuole di alpinismo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, nel periodo 2003-2011.
Per meglio comprendere quanto più sotto esposto sarebbe necessario avere letto i seguenti post:
12 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/12/lamara-vicenda-doglioni-parte-1/
13 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/13/lamara-vicenda-doglioni-parte-2/
31 agosto 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/08/31/il-disagio-delle-sezioni-venete-1/

Ricordiamo anche che il taglio che vogliamo dare a questo reportage-inchiesta è quello dell’evidente e ormai datato disagio che una buona parte di soci, socie e sezioni del CAI del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia hanno sofferto (e soffrono tuttora).

La vicenda Doglioni-Callegarin, da noi ampiamente documentata, si era consumata attraverso tre passaggi fondamentali: la radiazione dei due soci (13 luglio 2012), la sospensione del provvedimento (16 luglio 2012) e infine l’archiviazione (12 gennaio 2013). Le cavillose motivazioni della sospensione del provvedimento avevano suscitato un vespaio, un brusio di migliai di voci: e il cammino legale per la totale riabilitazione di Doglioni e Callegarin non era ancora sfociato nella definitiva archiviazione del provvedimento di radiazione, nonostante fosse in corso la limpida indagine del Direttore del CAI, Andreina Maggiore (sarà consegnata il 18 settembre 2013). Alla mozione del 6 ottobre 2012 del GR Veneto segue, praticamente congiunta, quella del 10 ottobre del GR Friuli-VeneziaGiulia. Ecco la delibera in comune, fornitami da Alessandro Camagna e Maurizio Della Libera, relativa ai fatti in questione. A causa di queste due mozioni il disagio della base è in via di veloce tracimazione.

La delibera recita:
I componenti del CDR del Veneto nel corso della seduta del 6 ottobre 2012 e i componenti del CDR del Friuli Venezia Giulia, nel corso della seduta de 10 ottobre 2012,

preso atto
del contenzioso nato in seno alla CISASA VFG tra l’attuale presidente Antonello Puddu e gli ex Presidenti Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin in merito alla gestione finanziaria ed alla rendicontazione relativa al 2010 e al 2011; ritenendo doveroso da parte loro il mantenimento di imparziale obiettività di giudizio, di equilibrata equidistanza tra le parti in contenzioso e di fiduciosa attesa nelle corrette conclusioni dell’accertamento in corso;

non potendo esimersi dal considerare o risvolti e le conseguenze del procedimento disciplinare avviato dal CDC nei confronti del due soci, ma ritenendosi al contrario impegnati a garantire eque opportunità per entrambe le parti, compresa quella accusata d’illecito, trattandoci di Soci CAI, almeno fino alla conclusione dell’accertamento, e non di comuni delinquenti,

rilevano che:
la forma che tutti hanno visto applicata per addivenire alla prima sentenza, rappresenta tutto tranne che una corretta e civile procedura. Invece di cercare le motivazioni attraverso un sereno e progressivo accertamento con i soggetti accusati, trattandosi di due INA ex presidenti di Commissione ed ex direttori di scuole, ed uno di loro anche Consigliere Centrale in carica, il CDC, si è pronunciato sulla base di un impianto accusatorio da inquisizione seguito da sentenza di condanna e pubblicazione nell’albo pretorio.

Allo stesso tempo si chiedono perché il delegato del CDC abbia incontrato più volte i Presidenti delle Commissioni Puddu e Dalla Libera e mai si sia preso la briga di chiedere una spiegazione o un chiarimento de visu a Doglioni e Callegarin prima di accingersi a confezionare un così pesante impianto accusatorio. Ritengono vi sia stata una grave omissione di consultazione delle parti interessate, un palese sbilanciamento che comporta una inequivocabile incompletezza del quadro accusatorio e quindi la mancanza di obiettiva imparzialità nella formulazione del giudizio finale.

Per quanto riguarda i Presidenti di Commissione Puddu e Dalla Libera, al di là della mancanza di fiducia dimostrata nei riguardi del GR che, per contribuire al chiarimento delle irregolarità denunciate, si erano immediatamente messi a completa disposizione, esiste fin dall’inizio, tra le altre questioni, l’omissione di consegna ai CDR Veneto e Friuli Venezia Giulia dei documenti più volte richiesti. Questi documenti, negati alla disponibilità dei CDR, sono stati invece prontamente consegnati al CDC. E’ quindi evidente la volontà di Puddu e Dalla Libera di evitare il chiarimento in loco e la mediazione dei presidenti di GR, escludendo il territorio per poter meglio colpevolizzare i soggetti inquisiti condizionando la capacità di giudizio e la prudenza procedurale dell’intero CDC.

A queste azioni sono seguite lettere ad hoc, come quella del 10 luglio, lettera contenente anche palesi menzogne (tre giorni prima dalla sentenza poi annullata), lettera in cui vengono accusati con linguaggio surrettizio i componenti e il segretario del CDR Veneto di manipolazione deo documenti della CISASA VFG. Nel frattempo “qualcuno” della Commissione Centrale si è preso la briga di telefonare al socio Callegarin per dirgli di stare tranquillo in quanto la sua posizione non sarebbe stata toccata se avesse collaborato. Il fatto sembra evidenziare in maniera inoppugnabile l’esistenza di un preciso disegno, dietro all’intera vicenda, architettato con secondi fini persecutori.

E’ nota anche la successione di riunioni indette da Puddu con la CISASA e i direttori delle scuole VFG, per parlare di programmi ma, nel contempo, esporre i crimini del soci Doglioni e Callegarin con dovizia di particolari amplificati, mentre Dalla Libera afferma che la radiazione era confermata, non annullata, e che la sua esecutività era solo questione di cavilli burocratici. Tutte queste notizie si sono propagate nelle Scuole e nelle Sezioni con un teatrino di menzogne e vigliaccherie che hanno portato la CISASA VFG allo sbando, scavato divisioni e dimissioni, disseminando ovunque sfiducia e sospetti.

Inconcepibile e sconcertante, in palese contrasto con qualsiasi minima regola di rispetto della privacy su un tema cosi delicato, risulta il fatto accaduto nella prima quindicina di settembre: la pubblicazione nel sito www.cai.it degli atti relativi al procedimento disciplinare in corso. Digitando il nome di uno dei due soci accusati apparivano pubblicate fino a 36 cartelle con tutta la documentazione cosiddetta “riservata”.

I componenti del CDR del Veneto e del Friuli Venezia Giulia non possono non partecipare all’amarezza dei due soci colpiti da un provvedimento viziato nell’iter procedurale, la cui delibera, anche se poi annullata, resterà negli anni iscritta all’albo del Club Alpino italiano, destinatari di una dichiarazione di colpevolezza prima di essere stati ascoltati, condannati alla radiazione per poi con successiva delibera vedere annullato il precedente provvedimento per dare avvio a una regolare procedura.

Intanto le conseguenze del marchio della colpevolezza decretata in prima battuta si sono sparse ai quattro venti, sono arrivate alle sezioni, alle loro famiglie, sul posto di lavoro. Il discredito e la privazione di credibilità hanno intrecciato le vicende personali con le relazioni e le attività promosse dal CDR Veneto in convenzione con gli Enti pubblici, come ad es. la Regione Veneto per Expo Dolomiti, UNESCO, Villaggi Alpinistici, Connessione banda larga rifugi, Defibrillatori e corsi per rifugisti, Montagna Amica e Sicura con estensione alle scuole, ai contributi alla sentieristica, alle commissioni tecniche e alle sezioni.

Per tutto quanto sopra esposto i componenti del CDR del Veneto e del Friuli Venezia Giulia

esprimono
– Stupore e contrarietà per un provvedimento tanto grave, che ha destabilizzato tutto il tessuto CAI del nord-est, procedimento sommario nelle conclusioni, poi smentite senza precedenti nella storia del Sodalizio, non rispettoso delle norme né delle buone prassi interne a un’associazione come il CAI, ma soprattutto della dignità di persone che hanno lungamente operato, e che, malgrado tutto, continuano ad operare, all’interno delle proprie sezioni, delle strutture tecniche territoriali e perfino degli organi centrali, distruggendone la dignità, prima ancora di aver formalizzato dei precisi atti accusatori, con un giudizio di colpevolezza e un provvedimento di estrema gravità, annullato dopo che la sua adozione era stata divulgata e portata a conoscenza di tutto il corpo sociale.

– Sconcerto per i metodi sbrigativi con cui il CDC è addivenuto a un primo giudizio di colpevolezza e alla decisione del provvedimento di radiazione, senza prendere in considerazione l’ipotesi di approfondire la disamina degli atti tramite convocazione, audizione e discussione delle risultanze con i diretti interessati e con i presidenti del GR di appartenenza, e senza una formale contestazione degli addebiti.

– Preoccupazione per il danno d’immagine che si ripercuote inevitabilmente sulla reputazione dell’area veneto-friulana-giuliana, costituita da oltre 70.000 soci e quasi 90 sezioni, delle cariche sociali che la rappresentano, della capacità operativa delle sue strutture tecniche, compromettendo al suo interno rapporti di fiducia, di armonica intesa e di collaborazione interpersonali costruiti in decenni di attività, frutto di lavoro di generazioni di appassionati alpinisti, di validi istruttori, di soci dediti con purezza d’intenti alla diffusione dei valori del Club Alpino Italiano.

– Riprovazione per l’immediata divulgazione del provvedimento disciplinare, ora annullato, ma con mancata comunicazione diretta agli interessati, a fronte della illegittima divulgazione tra gli organi tecnici referenti che nel giro di due giorni avevano già provveduto a depennare i nomi del due istruttori dall’albo della scuola interregionale e, nel caso di Callegarln, dalla composizione della CISASA, fatto gravissimo, che comporta precise responsabilità in quanto ha alterato equilibri, rapporti fiduciari e sociali, credibilità, tra il corpo sociale dei GR VFG.

– Condanna per il modo in cui il presidente della CISASA VFG Antonello Puddu, i vari componenti la commissione, il presidente della CNSASA Maurizio Dalla Libera hanno gestito la questione, dimostrando omissioni e incapacità, escludendo il confronto e il chiarimento con i diretti interessati.

– Preoccupazione per le conseguenze della crisi istituzionale creatasi tra i GR e la commissione Scuole VFG che ha portato alla sfiducia del suo presidente.

Invitano
i componenti del CDC a riprendere la questione con maggior rispetto delle procedure e, soprattutto, della dignità dei soci coinvolti, primo tra i diritti civili.

– il coordinatore e i componenti del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo a svolgere, nell’esercizio delle funzioni loro attribuite, un ruolo di fattiva e garante vigilanza sull’espletamento delle procedure.
– i Presidenti del GR Veneto e del GR Friuli Venezia Giulia ad adottare tutte le iniziative utili a tutelare il buon nome, l’immagine, la reputazione e la credibilità dei soci e delle sezioni dell’area veneta-friulana-giuliana.

Chiedono
di verificare se nelle procedure adottate e sulle modalità di gestione del procedimento, anche nel suoi risvolti relativi a violazioni del principi fondamentali di riservatezza, siano ravvisabili responsabilità sanzionabili disciplinarmente.

Si appellano
al Presidente Generale:

– per vedere ripristinato il mantenimento di imparziale obiettività di giudizio e di equilibrata equidistanza tra le parti in contenzioso;

– per riportare, con una corretta e consona allo spirito del Sodalizio soluzione della vicenda che ha così brutalmente coinvolto due loro soci, che comunque continuano a godere della massima stima all’interno della realtà VFG, un clima di serenità e fiducia reciproca tra GR, soci, sezioni e strutture tecniche dell’area VFG in modo tale da poter riprendere il cammino da tanti anni intrapreso che ha permesso di rapportarsi con le varie Autorità e la cittadinanza da un’invidiabile posizione di prestigio”.

Come si vede la presa di posizione in favore di Doglioni e Callegarin è totale, con un’assai ferma riprovazione dei metodi e della “sommarietà” utilizzati dal CAI Centrale. A queste mozioni, come sappiamo, segue l’archiviazione del provvedimento di radiazione. Ora siamo nell’aprile 2013, non sono ancora giunte (arriveranno l’11 maggio 2013) la revoca del titolo di Istruttore Nazionale a Massimo Doglioni e la sospensione dello stesso titolo per un anno a Maurizio Callegarin.

Alessandro Camagna
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E’ questo il momento di una fondamentale lettera, quella che il presidente del CAI di Verona Alessandro Camagna (anche per conto dei presidenti delle sezioni Cesare Battisti, Bosco Chiesanuova, San Pietro in Cariano, San Bonifacio Tregnago e Legnago) invia al presidente generale del CAI, Umberto Martini. La lettera è del 9 aprile 2013 e per conoscenza viene diffusa con questa mail ai presidenti delle altre sezioni venete del CAI. Alla mail sono allegati i documenti fondamentali, la radiazione, la sospensione del provvedimento e la definitiva archiviazione. Questa lettera è davvero importante, perché per la prima volta, e per iscritto, vengono messe in pubblico informazioni fino ad allora riservate agli organi amministrativi del CAI.

La mail si conclude con un’accorata raccomandazione: “Per il bene del nostro sodalizio è indispensabile fare piena luce su quanto accaduto. Non possiamo permettere che i nostri soci possano avere dubbi o sospetti sull’operato nostro, dei dirigenti sezionali, del Gruppo Regionale e degli Organismi centrali. Se sei d’accordo, almeno su quest’ultima affermazione, ti chiediamo di far sentire la voce anche della tua Sezione“.

Dello stesso tenore è la lettera al Presidente generale. Eccone alcuni passaggi:
“… Ti scriviamo per manifestarti incredulità, sconcerto e amarezza in merito alla conclusione della vicenda che ha coinvolto i responsabili della Commissione Scuole di Alpinismo e Scialpinismo del Veneto/Friuli Venezia Giulia...”.

“… Totalmente inammissibile invece è la decisione di archiviazione del procedimento, adottata dal CDC lo scorso 12 gennaio, perché non si sarebbe provveduto a comunicare agli interessati la contestazione degli addebiti nel termine di 30 giorni…“.

“… Non possiamo accettare che per un vizio formale (ammesso che di questo si tratti), si rinunci a fare chiarezza sull’operato di due soci, di cui uno almeno, a quel che ci risulta, continua a collaborare con il Gruppo regionale e con la Regione del Veneto a nome del Club Alpino Italiano…“.

e la conclusione:
Caro Presidente, crediamo tu possa capire la nostra amarezza e la nostra determinazione…“.

Emilio Bertan riceve il gagliardetto del Gruppo Gransi
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Del 13 aprile 2013 è la risposta del Presidente GR Veneto, Emilio Bertan. Dopo una premessa in cui afferma “condivido quindi, ed ho sempre auspicato, la necessità di fare piena luce su quanto accaduto, nell’interesse delle nostre 64 sezioni, della dignità degli oltre 50.000 soci del CAI Veneto, oltre che, naturalmente, dei due soci coinvolti, come sottolineate nella vostra lettera“, Bertan passa al cuore della sua comunicazione:

Ho tuttavia l’impressione che molti, decisamente troppi, processi sommari si siano fatti, e si continuano a celebrare, con curiose, per non dire deliranti, amplificazioni delle cifre e delle appropriazioni.C’è chi va sostenendo che sono state contestate irregolarità di inaudita gravità, in realtà mai formalizzate, anzi proprio questa sembra la causa del forzato annullamento della prima sentenza del CDC. C’è chi va favoleggiando di rilevanti importi, ma nessuno sembrerebbe in grado di precisare la reale consistenza di ipotetici ammanchi; c’è chi è convinto che gli addebiti mossi siano stati provati, mentre proprio la mancanza di addebiti ha consigliato l’annullamento di una sentenza già emessa. C’è anche chi ritiene che molti aspetti siano sufficientemente accertati; mi piacerebbe condividere questa ottimistica visione delle cose, invece i documenti dimostrano che la Sede Centrale continua a lavorare per la ricostruzione di una contabilità complessa e contraddittoria. Circa poi il timore di documentazione contabile distrutta, va precisato che tale eventualità non può certamente riguardare la rendicontazione richiesta alle commissioni tecniche, rendicontazione regolarmente presentata ai soggetti erogatori: commissioni nazionali, sede centrale, GR, Regione Veneto, come va precisato che gli obblighi contabili degli OTTO si limitano a questo e non richiedono una contabilità di cassa come generalmente avviene all’interno delle sezioni”.

Vincenzo Torti
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Bertan lascia una porta aperta quando alla fine si duole del modo in cui è stata “chiusa” la vicenda: “Sono desolato del fatto che, ad oggi, l’intricata questione non sia giunta ad un soddisfacente livello di soluzione. La conclusione sancita dalla delibera n. 3/13 lascia l’amaro in bocca a tutti, come il perdurare dei sospetti, in un clima di generale insoddisfazione“.

Con una mail del 24 aprile 2013 l’avvocato Vincenzo Torti, tra i protagonisti dell’intricata questione della radiazione e successiva sospensione, esprime solidarietà ad Alessandro Camagna e agli altri presidenti veronesi, ribadendo la sua dissociazione alla delibera di archiviazione.

Umberto Martini
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Anche la risposta di Umberto Martini non si fa attendere (24 aprile 2013), ed è piuttosto asciutta: in essa è precisato che la scelta “di affidare al Direttore (del CAI) un nuovo accertamento contabile circa l’utilizzo delle somme versate dal CAI all’OTTO CISASA VFG dal 1/01/2003 al 31/12/2010… risponde ad evidenti ragioni correlate, in linea generale, al buon andamento dell’Ente ed, in particolare, all’accertamento e alla verifica in ordine all’uso di dette risorse economiche erogate dal CAI all’OTTO in questione negli esercizi 2003-2010; come tale, questa decisione va quindi inquadrata in un ambito non più disciplinare ma amministrativo-gestionale (il tondo è nostro) e ciò spiega il motivo per cui il CDC ha conferito con specifIca deliberazione (atto CDC n. 4 del 12/01/2013) un mandato ad hoc per lo svolgimento di verifIche contabili nei termini ivi indicati al Direttore quale figura apicale dell’organizzazione centrale del CA! che dirige e cura, appunto, l’amministrazione e la gestione dell ‘Ente”.
La risposta termina con un monito: “Su tali premesse e considerazioni, confido pertanto nel superamento di ogni perplessità, invitandoVi, per quanto detto, a tenere in debita considerazione i ruoli e gli ambiti specifIci di competenza e di responsabilità degli organi del Sodalizio e a non confondere i diversi piani e aspetti della vicenda”.

Il 21 maggio 2013 Alessandro Camagna e gli altri presidenti veronesi replicano, ancora una volta coinvolgendo tutti i presidenti delle sezioni venete, e sostanzialmente affermano il diritto a ribellarsi: “Ma ancora una volta, alla semplice richiesta di trasparenza e verità si risponde con formalismi e forzature regolamentari che niente hanno a che fare con l’accertamento dei fatti, senza alcun dubbio molto gravi, addebitati ai due soci. Crediamo sia semplicemente offensivo per quanti, Soci o Presidenti, Istruttori o Dirigenti che siano, dedicano tempo e passione alla vita del Club alpino italiano, in maniera totalmente disinteressata.
Un’altra cosa che siamo sicuri non ti sfuggirà nella risposta del Presidente Generale è l’invito, neanche troppo velato dal richiamo ai diversi ruoli e specifici ambiti di competenza e responsabilità, a non occuparci di cose che non ci riguardano. Su questo punto siamo in totale dissenso. Siamo fermamente convinti che moralità dei comportamenti, gratuità assoluta dell’impegno e trasparenza nelle decisioni (oltre ad essere elementi costitutivi e imprescindibili di un’associazione come la nostra) siano competenza e responsabilità di tutti“.

La chiusura della lettera è davvero minacciosa: “Saremo a Torino per partecipare ai lavori dell’Assemblea Nazionale. L’abbiamo dichiarato, all’elezione del Presidente voteremo scheda bianca. Non abbiamo forse titolo per invitarti a seguirci in questa non facile scelta. Ti chiediamo piuttosto di parlarne e di chiedere a tua volta conto di scelte e decisioni che ci hanno portato in questa brutta storia. Se poi condividi la nostra amarezza e il nostro sconcerto, crediamo che sarebbe un’occasione da non perdere per mandare un importantissimo segnale di rinnovamento ed una non più eludibile richiesta di risposte semplici e leali“.

Naturalmente Camagna risponde anche a Umberto Martini, più o meno ribadendo senza mezzi termini quanto già scritto ai presidenti delle sezioni venete. Questa lettera, targata ugualmente 21 maggio 2013, è ufficialmente firmata anche da Alberto Perolo, presidente della Sezione Cesare Battisti, Enrico Morandini, presidente della Sezione di Bosco Chiesanuova, Paolo Luciani, presidente della Sezione di San Bonifacio, Roberto Piccoli, presidente della Sezione di Tregnago, e Luigi Fumaneri, presidente della Sezione di San Pietro in Cariano.

Il CAI Vicenza (con lettera del 23 maggio 2013, firmata dal presidente Eugenio De Gobbi), il CAI Montebello Vicentino (con mail del 23 maggio 2013, firmata dal presidente Cinzia Peloso), il CAI di Feltre (con mail del 5 giugno 2013, firmata dal presidente Carlo Rossi) e Gianni Pierazzo, past-president della Sezione di Mestre (con mail del 20 giugno 2013) sono tra i primissimi a esprimere solidarietà ai presidenti veronesi.

(continua)

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Il disagio delle sezioni venete – 1

Il disagio delle sezioni venete – 1
In questo post riaffrontiamo la questione, già ampiamente esposta, della presunta cattiva gestione amministrativa delle scuole di alpinismo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, nel periodo 2003-2011.
Per meglio comprendere quanto più sotto esposto sarebbe necessario avere letto i seguenti post:
12 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/12/lamara-vicenda-doglioni-parte-1/
13 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/13/lamara-vicenda-doglioni-parte-2/

Maurizio Dalla Libera
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Il taglio che vogliamo dare a questo reportage-inchiesta è quello dell’evidente e ormai datato disagio che una buona parte di soci, socie e sezioni del CAI del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia hanno sofferto (e soffrono tuttora).

Partiamo da lontano, cioè da una lettera del 13 febbraio 2012 inviata da Maurizio Della Libera (in qualità di presidente della CNSASA, Commissione Nazionale Scuole Alpinismo e SCIALPINISMO) al presidente generale del CAI Umberto Martini, al Direttore del CAI e al responsabile per gli aspetti legali del CDC.

L’oggetto è: Situazione contabile Commissione Scuole del VFG. L’inizio è assai diretto: “Con la presente la CNSASA segnala una situazione contabile poco chiara da parte della Commissione Scuole di Alpinismo Scialpinismo e Arrampicata libera dell’area VFG…”. La lettera continua precisando che tutto è iniziato subito dopo il passaggio di consegne nell’ambito della commissione scuole VFG, da Doglioni a Callegarin e poi ancora ad Antonello Puddu (10 gennaio 2011).

Le richieste pervenute da diversi istruttori che lamentavano di non aver ricevuto il rimborso delle spese di viaggio sostenute nel 2010 e la lettera riservata del Presidente di Commissione lnterregionale Antonello Puddu inviata il 30 dicembre 2011 ha portato la Commissione Nazionale ad approfondire gli aspetti segnalati da Puddu ed a consultare le pezze giustificative conservate in Sede Centrale poter effettuare una prima verifica; in questa prima fase il controllo si è svolto in forma riservata non coinvolgendo ufficialmente l’amministrazione centrale. Del problema contabile dapprima in dicembre 2011 Puddu ha informato Emilio Bertan, il 7 gennaio 2012 sono stati informati Maurizio Callegarin e Massimo Doglioni ai quali è stato anche chiesto di fornire documentazione e nello stesso giorno la presidenza della CNSASA e Puddu hanno incontrato Emilio Bertan. Inoltre il 6 febbraio 2012 si è svolto a Mestre un incontro chiesto dal Presidente del GR Veneto a cui hanno preso parte Emilio Bertan, Bepi Cappelletto, Ernesto Varosco (revisore dei conti GR Veneto), Antonio Zambon, Maurizio Callegarin, Massimo Doglioni, Antonello Puddu, Maurizio Dalla Libera”.

Rimandiamo al documento per i riscontri sulla rendicontazione effettuati da Antonello Puddu. Basti qui dire che “Dai dati parziali in suo possesso, rilevati in quanto vicepresidente della commissione nell’anno 2010, Puddu evidenzia alcuni aspetti che non combaciano con quanto scritto nel “rendiconto esercizio 2010” presentato da Callegarin e Doglioni ed evidenzia che non esiste corrispondenza tra la somma ricevuta a luglio 2011 per introiti derivanti dalle attività svolte nell’anno 2011 e i conteggi effettuati sulla base delle quote e del numero degli allievi”.

Saltiamo anche il controllo delle pezze giustificative 2010 consegnate da Callegarin – Doglioni in Sede Centrale e relativi numeri allegati.

La lettera continua con l’affermazione dell’esistenza di due conti correnti intestati alla Commissione Scuole VFG: “Si ritiene corretto che al momento del passaggio delle consegne la vecchia commissione dovesse subito modificare l’intestazione del conto corrente e trasferire la cassa alla nuova presidenza. Ciò non è avvenuto e per tutto l’anno 2011, periodo della presidenza Puddu, sono rimasti attivi due conti correnti intestati alla commissione scuole VFG: quello aperto a firma di Puddu, attuale presidente e quello con titolare di firma Callegarin e Dogliani. Alla CNSASA risulta che dalla lettura effettuata con la tessera bancomat a disposizione di Puddu del conto corrente a firma Callegarin Doglioni si siano effettuati movimenti di denaro per tutto il 2011 e che tale conto sia stato disattivato il 20 gennaio 2012. Proprio per motivi di trasparenza la CNSASA ha chiesto più volte di poter disporre degli estratti conto intestati alla vecchia commissione negli anni di attività 2009, 2010 e 2011l. Tale richiesta è stata ribadita nel corso dell’ incontro di Mestre del 6 febbraio ma nessuna documentazione ci è stata consegnata. Viceversa Antonello Puddu, in qualità di attuale presidente della commissione, ha consegnato alla CNSASA e al GR Veneto gli estratti conto del suo conto corrente”.

Infine la lettera riporta di un incontro del GR (Gruppo Regionale) a Mestre del 6 febbraio 2012:
Bepi Cappelletto afferma che il rendiconto esercizio 2010 presentato da Callegarin e Doglioni è nelle sue linee generali a posto e che risulta assai difficile effettuare una verifica di dettaglio delle singole voci; afferma altresì che i conti presentati da Puddu sono sbagliati.

I responsabili del GR Veneto fanno presente che in passato si era concordato che il contributo della Regione Veneto assegnato per uno specifico anno fosse calcolato sull’attività già svolta nell’anno precedente. Con questo sistema il debito maturato viene pagato con i fondi stanziati per l’anno successivo; così facendo il contributo contabilizzato nell’anno 2010 viene usato per pagare le spese del 2009 e il contributo assegnato nell’anno 2011 sarebbe stato usato per pagare le spese del 2010.

Succede però che per il 2011 la Regione Veneto non ha erogato contributi e quindi le spese sostenute nel 2010 sono state pagate con il contributo 2011l proveniente dalla Sede centrale; tuttavia la somma definita dalla CNSASA per l’OTTO ed erogata dalla sede centrale non è stata sufficiente a coprire tutte le spese e sono quindi rimasti inevasi tutti i rimborsi viaggio degli istruttori.

Massimo Doglioni conferma che esiste effettivamente un debito nei confronti degli istruttori per quanto riguarda le spese di viaggio; la Regione Veneto non ha pagato e i fondi della sede centrale sono stati usati per pagare le varie spese sostenute nel 2010. Egli conferma che le spese di viaggio degli istruttori sono state riportate pari pari su entrambi i bilanci perché bisogna giustificare alla Regione Veneto una spesa superiore del 30 % rispetto al contributo assegnato. Conferma che le spese di pensione degli istruttori sono state maggiorate per giustificare sul bilancio della Regione Veneto la maggiorazione del 30%; i direttori dei corsi avevano la disposizione di chiedere all’albergatore di dividere in due parti uguali le spese complessive di vitto e alloggio di istruttori e allievi e di farsi rilasciare due fatture corrispondenti; quindi una fattura andava nel bilancio della Regione Veneto e l’altra andava caricata nel bilancio della Sede Centrale.

Massimo Doglioni afferma che nel mese di luglio 2011, ricevuto richiesta per e-mail da Puddu, ha versato al nuovo presidente di commissione la rimanenza della cassa (€ 13.000) ed ha chiuso il conto intestato a CAI Commissione Scuole VFG. Ammette che tale conto riportante come titolare la sua firma fosse un po’ anomalo ma che, pur servendo come appoggio alle operazioni bancarie della commissione, restava un conto personale ed era rimasto aperto per gli accrediti fatti a suo nome dalla sede centrale in qualità di consigliere centrale.

Antonio Zambon constata che esiste un debito nei confronti degli istruttori che hanno operato nel 2010 e avanza l’ipotesi di destinare la somma di € 5.000 prevista nel progetto Montagna Amica promosso dai due GR e finanziato dalle due Regioni per poter compensare parte del debito; tuttavia la proposta dovrà essere valutata dai Gruppi Regionali”.

Nelle Considerazioni conclusive Dalla Libera chiede alla Sede centrale di verificare gli ammanchi di gestione segnalati pari a € 6.755,00. E chiede pure un intervento particolare per poter rimborsare le spese di viaggio sostenute dagli istruttori nel 2010 il cui ammontare è di circa € 7.900.

 

Il 22 marzo 2012 il Gruppo Regionale Veneto spedisce al CAI Centrale il verbale della riunione del 19 marzo 2012 (data erroneamente indicata nel documento con “19 aprile”). Il documento è a firma del segretario Giuseppe Cappelletto: vi si evince che la riunione si concluse con un nulla di fatto, perché il presidente Antonello Puddu non poté dimostrare (da solo) le presunte irregolarità contabili. Cappelletto riferisce anche che, al riguardo della convinta posizione di Puddu, “tale sua posizione, del resto sostenuta a livello puramente verbale ma non dimostrata in alcun modo da atti o documenti, è stata contestata a più riprese dai componenti della Commissione presenti che, sulle comunicazioni e sugli esposti precedentemente prodotti da Antonello Puddu, non erano stati né coinvolti, né consultati“.

Quest’affermazione è sconfessata dagli stessi commissari, con lettera al CAI Centrale del 9 aprile 2012, in cui si controbatte: “I commissari presenti alla riunione del 19 marzo 2012, Alessandro Bonaldo, Giacomo Cesca, Marco Fontanini, Stefano Gallina, Claudio Forieri e Luigino Zamaro, fanno presente che erano stato informati dal Presidente Puddu, nella seduta di Commissione del 6 febbraio 2012, di presunte irregolarità del bilancio 2010 redatto da Maurizio Callegarin e Massimo Doglioni e che del fatto era in corso una indagine molto riservata.
Va fatto notare che tale rendiconto di esercizio non è mai stato approvato dalla Commissione, che lo ha visto per la prima volta nella suddetta data.
Gli stessi, pur segnalando di non aver partecipato ai dettagli e agli sviluppi della questione, approvano il comportamento del Presidente Puddu ed approvano la riservatezza con cui, nella fase di richiesta di chiarimenti, ha voluto coinvolgere solo
i diretti interessati (Maurizio Callegarin – Presidente di Commissione nel 2010, Massimo Doglioni – collaboratore di Callegarin e titolare di firma del CC intestato alla commissione VFG, Emilio Bertan Presidente GR Veneto, Antonio Zambon – Presidente GR Friuli VG e Maurizio Dalla Libera – Presidente CNSASA).
Smentiscono in modo netto di aver mai contestato (tantomeno a più riprese) sulle comunicazioni e sugli esposti prodotti dal Presidente Antonello Puddu, contrariamente a quanto dichiarato dal GR Veneto, ad eccezione del commissario già Presidente Maurizio Callegarin”
.

Cortina d’Ampezzo, Assemblea Cai Veneto e Friuli-VeneziaGiulia, 8 novembre 2014. Da sinistra, Antonio Zambon, Paola Valle, Umberto Martini e Francesco Carrer. Foto: Marco Dibona.
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Il 27 marzo 2012 si tiene, sempre a Mestre, la riunione straordinaria della Commissione Scuole Alpinismo VFG per l’approvazione del bilancio 2010.
Sono presenti il presidente Antonello Puddu, Alessandro Bonaldo, Marco Fontanini, Daniele Mazzucato, Giacomo Cesca, Claudio Forieri, Luigino Zamaro e Stefano Gallina. Dopo ampia discussione ed esibizione di particolari, il documento conclude che “sulla base di questa analisi si può certamente dubitare sulla veridicità dei bilancio 2010 pubblicato e se ne richiede l’immediata ricusazione, in attesa degli ulteriori approfondimenti e dei diritti di replica”.
Il Presidente GR FVG, Antonio Zambon, in data 18 aprile 2012, scrive al Direttore del CAI con oggetto “chiarimenti relativi alla situazione contabile CISASA VFVG”. Emergono nuovi particolari sulla disputa.

Successivamente un secondo incontro è stato indetto per il 19 febbraio 2012 in quanto nulla portava ai chiarimenti prospettati, anzi pareva aprirsi un conflitto ancora più acceso fra le persone coinvolte tanto che, uscendo la questione dal livello locale, cominciava ad assumere un rilievo non più gestibile nei termini della “buona prassi famigliare”, e quindi si è ritenuto utile coinvolgere l’intera Commissione sempre con l’obiettivo di portare al chiarimento auspicato, far emergere eventuali errori o abusi nella gestione appunto del bilancio 2010 della Commissione CISASA VFVG”.

Il confronto tra le parti non viene a capo di nulla, Zambon non prende posizione e conclude:
Allora credo sia necessario valutare a fondo i modi dì gestione dei corsi in quanto oltre alle pezze giustificative dei bonifici bancari, che non sono oggetto dì contestazione, occorre conoscere le modalità di pagamento brevi manu che risulterebbero una pratica utilizzata in più di qualche occasione fra i corsisti dell’ultimo momento e i direttori.

Quindi bisogna conoscere come ha funzionato questa prassi consolidata della gestione dei contanti e questo è possibile risalendo e sentendo una per una le persone che hanno pagato in contanti. Le persone risultano tutte rintracciabili. Sembra, dalle affermazioni più volte ribadite da Doglioni e Callegarin, che questa prassi fosse normale, utilizzata anche negli anni precedenti e quindi anche nei bilanci precedenti. Con i soldi contanti si andavano poi a pagare in via breve le spese tipo rimborsi, acquisto di materiali, i pranzi dovuti o pernottamenti nei rifugi.

A mio avviso tutte dichiarazioni sono ricostruibili ed è necessario dedicare l’attenzione dovuta. Occorre arrivare in tempi brevissimi alla reale conoscenza o smentita di quanto evidenziato da Puddu.

Il conflitto che si è aperto fra le persone, che si guardano con sospetto e minacciano di intraprendere azioni legali, coinvolge ovviamente una parte importante della struttura del CAI che a questo punto non può non pretendere un chiarimento definitivo per ricreare quel clima di fiducia necessario all’operato della Commissione CISASA VFVG e non solo”.

Quindi Zambon passa alle conclusioni:
Ricordato che il bilancio della commissione è in capo al GR Veneto, sentito il mio predecessore Paolo Lombardo il quale afferma che il bilancio così come presentato e visto per conoscenza, risultava regolare come del resto è stato approvato nel 2010 dalla Commissione senza eccezioni;
è quindi evidente che oggi una verifica puntuale e autorevole si rende necessaria e dal momento che
i bilanci negli anni sono sempre collegati, ritengo non possano essere al momento approvati i bilanci consuntivi 2011 e preventivi 2012 prima di chiudere quanto contestato nel 2010.

Per fare ciò, vista l’importanza strategica per il CAI della Commissione CISASA VFVG, ritengo utile un commissariamento ad acta che agisca in tempi brevi da parte di persona di fiducia del P.G. e capace di svolgere liberamente tutte le indagini dentro e fuori il bilancio per risalire e riportare chiarezza e fiducia nell’operato della Commissione stessa e che eventualmente possa indicare i provvedimenti necessari, per mettere fine a quanto contestato, e comunque riportare la trasparenza al bilancio CISASA FVG 2010”.

Antonello Puddu
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Il giorno dopo, 19 aprile 2012, un’altra lettera è spedita al CAI Centrale, questa volta dal presidente del GR Veneto, Emilio Bertan.
La vicenda è ancora una volta riassunta, con qualche particolare in più, ma la lettera è molto simile a quella di Zambon, anche nelle conclusioni e nell’auspicato commissariamento ad acta.

 

E’ del 3 maggio 2012 la lettera raccomandata A/R che il direttore del CAI Andreina Maggiore spedisce agli “indagati” Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin. In allegato sono trasmesse tutte le informazioni in possesso alla Sede Centrale (lettere ed estratti conto), pertanto la lettera è un invito ai due a presentare le controdeduzioni in difesa.

La lettera conclude con “Successivamente, entro l’ulteriore termine di giorni 30 (trenta) e salva la necessità di ulteriori indagini in seguito alle Vostre controdeduzioni, il Comitato Direttivo Centrale assumerà la propria decisione o nel senso di archiviare la pratica o in quello di promuovere il procedimento disciplinare, in conformità agli artt. 24,25 e 26 del Regolamento Disciplinare”.

 

Il primo a rispondere alla Maggiore, il 30 maggio 2012, è Maurizio Callegarin. Alla rituale dichiarazione di innocenza e di stupore, Callegarin fa seguire un corposo testo, che lui chiama Cronologia, cui rimandiamo per tutti i dettagli.

Ci limitiamo qui a riportare alcune affermazioni di Callegarin: “Se il disavanzo, come dice Puddu, è relativo ai mancati introiti dei corsi, le cose vanno fatte con il seguente metodo: Richiedere a tutti i direttori dei corsi 2010 numero allievi partecipanti, numero istruttori partecipanti, come hanno pagato gli allievi, se hanno pagato personalmente, se ha pagato la Scuola, se ha pagato la sezione, con bonifico, con assegno o in contanti. A chi hanno versato le somme. Verificare (doveva farlo Puddu) se tutti i direttori hanno consegnato eventuali incassi e pezze giustificative (vedi problema nel verbale 11 aprile 2011). Se poi questo non è sufficiente, interpellare tutti gli iscritti e chiedere loro come hanno pagato, ecc. Certo, richiede un po’ di tempo, ma poi i conti dovrebbero tornare e capiremo perché si è creato il problema.

Puddu è sempre stato al corrente fin dalla sua investitura come vice-presidente di tutto il funzionamento al punto che su mia delega si è fatto carico di gestire le iscrizioni ai corsi degli allievi, disponibilità istruttori per i corsi, ecc. Quindi (era) tutto sotto il suo controllo (mi sono fidato) come dal verbale del 7 gennaio 2010. Doglioni ci ha aiutati a capire i meccanismi e ha sempre invitato Puddu e il sottoscritto a contattarlo nel caso ci fossero dubbi sul come operare”.

“(Per ciò che riguarda) il bancomat vecchia commissione, dal momento che sono entrato in carica a gennaio 2010, l’ho avuto in gestione solo io, né Massimo (Doglioni) né altri fino a fine mandato, quando l’ho consegnato a Puddu. Quelle rare volte che l’ho utilizzato, ho segnalato l’operazione”.

Puddu scrive la famosa lettera del 30 dicembre 2011 senza interpellare e chiedere consiglio alla Commissione (a cosa serve poi la Commissione se c’è un padre-padrone?). Ricordo quanto ha dichiarato nell’incontro del 19 marzo 2012, cioè che lui è il presidente e fa quello che vuole… è stato registrato”.

Alla riunione del 27 marzo 2012 non sono stato convocato, avrei dovuto almeno ricevere un’informazione scritta dove mi veniva comunicato che non ero convocato perché parte in causa. (Quest’informazione) doveva essere convalidata da tutta la commissione, invece la decisione pare sia stata presa seduta stante. Mi chiedo (e chiedo ai presidenti del GR Veneto e GR FVG se questa procedura sia regolare e se anche i commissari siano a conoscenza delle procedure”.
Callegarin conclude: “Penso che la Commissione deva essere immediatamente commissariata per evitare ulteriori danni economici e soprattutto d’immagine”.

 

La risposta di Massimo Doglioni è del 6 giugno 2012. Il ritardo ben può essere compreso allorché si contano le pagine della sua “difesa”: 94. Ovviamente non possiamo qui riassumere una vastità tale di contenuti: non possiamo far altro che rimandare all’originale e augurare “buona lettura”.

Ci limitiamo a riportare solo le sue conclusioni:
Mi è inspiegabile il comportamento di Antonello Puddu (a tal scopo allego le email che hanno caratterizzato il nostro rapporto fino a giugno 2011) che prima di mettere in moto questa denuncia, inizialmente, avrebbe dovuto almeno chiedermi spiegazioni. Mi sono inspiegabili i ripetuti tentativi di delegittimare la mia persona attraverso le più disparate operazioni di discredito, iniziate, non casualmente, dal mio inserimento nel 2006 nel CTC di UniCai:

  • una lettera al direttore (Peila) di denuncia per interesse privato per i rapporti che tenevo con la Haglofs per conto di UniCai; rapporto nato inizialmente per conto della CNSASA (per la quale ho ottenuto un finanziamento di 37.000 euro per la realizzazione del web-site);
  • una richiesta specifica da parte dell’allora Vice Presidente della CNSASA Maurizio Carcereri (recentemente deceduto) di dimettermi dalla presidenza della Commissione che presiedevo per incompatibilità con ciò che facevo in UniCai;
  • la richiesta di sollevarmi dall’incarico di completare la realizzazione dei Manuali del CAI, che avevo iniziato con i primi 4 volumi; sempre appellandosi alla mia incompatibilità occupando tale ruolo in UniCai, cosa ottenuta.

E ora con questa denuncia che pone la mia persona, per il ruolo di presidente concluso alcuni anni fa oramai, quale capro espiatorio di un intero sistema di
gestione delle Commissioni da parte di dirigenti occasionali, senza alcuna formazione, senza nessuna tutela, senza alcun riconoscimento giuridico, ma con enormi responsabilità nei confronti di coloro che ci lavorano attorno. Un sistema molto lontano dall’etica conclamata dal CAI e dal suo volontariato, dove amicizia,
fiducia, lealtà, passione purtroppo sono solo parole, perché i fatti sono il non avermi mai interpellato direttamente, l’aver ottenuto illegalmente gli estratti conto bancari, l’aver preteso rispetto delle regole con metodi irregolari, su qualcosa di costruito appositamente senza regole””.

(continua)

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I documentati dubbi di Riccardo Innocenti

In attesa della prossima riunione del CC (Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo del CAI) prevista per domani 28 marzo, Riccardo Innocenti ha spedito una seconda lettera a tutti gli interessati “al fine di permettere una migliore analisi della vicenda” che lo vede coinvolto. La lettera contiene le stesse domande (che il lettore già conosce, post del 17 marzo 2015), ma in più fa ordine nell’ingente numero di allegati e allarga la vicenda ad altre inquietanti situazioni.

Lettera di Riccardo Innocenti
Fiano Romano, 25 marzo 2015

Ai Signori Consiglieri Centrali del Club Alpino Italiano: Angelo Schena, Antonio Montani, Eugenio Di Marzio, Franca Guerra, Francesco Romussi, Gabriella Ceccherelli, Giancarlo Nardi, Gianni Zapparoli, Giorgio Brotto, Giovanni Polloniato, Lorella Franceschini, Luca Frezzini, Manlio Pellizon, Mario Vaccarella, Paolo Valoti, Riccardo Giuliani, Umberto Pallavicino, Walter Brambilla;
Ai Signori Presidenti dei Gruppi Regionali;
Ai Signori Presidenti di Sezione del Gruppo Regionale Lazio e ai Componenti del CDR Lazio;
Al Presidente della CNSASA: Antonio Radice
Ai componenti delle Scuole Centrali della CNSASA
Al Direttore Generale del CAI: Andreina Maggiore

e p.c.
Al Signor Presidente Generale del CAI: Umberto Martini;
Ai componenti del CDC;
A tutti coloro che possono esser interessati alle vicende narrate.


Oggetto: Veri volontari e professionisti travestiti da volontari. E’ questo il CAI nel 2015? Un problema etico, politico e giudiziario

Buongiorno,
in data 17 marzo 2015 ho ricevuto una cordiale mail da parte di Antonio Montani, nella veste di coordinatore del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo del CAI, che mi ha comunicato che “ pur non essendo per ora entrati nel merito della questione, abbiamo previsto uno specifico punto all’ordine del giorno della prossima riunione del CC che si terrà il 28/3, per analizzare quanto da lei comunicatoci”.

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Successivamente mi è stato riferito che la lettera, con i suoi allegati, che vi avevo inoltrato il 12 marzo 2015 è stata veicolata su numerosi social network, organi di stampa ed autorevoli blog (cfr.http://www.alessandrogogna.com/2015/03/19/cai-e-sasl-rispondono-a-riccardo-innocenti/).

Sui richiamati mezzi di comunicazione sono state riportate in data 19 marzo 2015 una lettera del Presidente Generale del CAI  e una lettera del Presidente del Servizio Regionale Lazio del CNSAS.

Preso atto di quanto avvenuto, e dei numerosi commenti apparsi sui richiamati social media, nonché della discussione sviluppata sulla pagina Facebook, mi pare doveroso porvi a conoscenza di tutti gli elementi in mio possesso nell’imminenza della riunione del 28 marzo p.v. al fine di permettervi di analizzare al meglio la questione in discorso.

Faccio riferimento alla richiamata lettera del Presidente Generale del CAI (-Lettera-PG-del-19-marzo-2015) (NdR: da noi pubblicata il 18 marzo 2015) per meglio precisare la mia posizione dopo essere entrare nel merito delle due differenti questioni che vi ho segnalato:

A) La lunga e tortuosa vicenda legale interna ed esterna che mi ha coinvolto con il Soccorso Alpino.
B) L’opportunità politica e la sussistenza dei requisiti legali per retribuire in maniera “professionale” alcuni “volontari” del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico.

Questione A)
Leggendo la lettera del Presidente Generale deduco che la tracotanza burocratica che lo scritto emana non fa altro che evadere la richiesta di semplici spiegazioni per trincerarsi dietro alla convinzione di aver operato nella maniera migliore possibile, rinviando il tutto alle determinazioni che la magistratura civile e penale vorrà dare alle vicende.

Quando mi sono rivolto ai vertici del CAI chiedevo un giudizio politico e morale sulla vicenda che sottoponevo loro. Non angustiosi giri di parole per non dire nulla. Al Presidente Generale del CAI posso solo tributare un rispetto formale per l’incarico che ricopre. Il Presidente Generale soffre probabilmente di amnesia, spero temporanea, perché nella richiamata lettera vengo sempre definito il socio – e penso che dovrei essere io “quel socio” che viene richiamato in premessa – ma soprattutto perché si è scordato di inviarmi la lettera che ha inviato tempestivamente ai media. Eppure dovrebbe ben conoscere almeno la mia mail.

La rendicontazione finanziaria del Servizio Regionale del Lazio del Soccorso Alpino non mi convinceva. Ho chiesto spiegazioni ai responsabili di quel Servizio e non le ho avute.

Ho chiesto spiegazioni al CNSAS nazionale. Ho avute spiegazioni superficiali e con riscontri non verificabili. Con un tempismo degno di una finale olimpica dei 100 metri sono stato espulso dal Soccorso Alpino. Ho continuato a chiedere spiegazioni al CNSAS nazionale e mi è stato risposto che in quanto espulso non mi era dovuto nulla. Ho chiesto un accesso agli atti per vedere i documenti del Servizio Regionale Lazio e mi è stato risposto che la legge 241/90 non viene applicata dal Soccorso Alpino (Allegato n 3).

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Ho presentato a febbraio 2013 due esposti al CDC (4-Allegato n 4 Allegato n 5). Dopo quattro mesi il CDC ha definito la questione emettendo la delibera n. 62. (Allegato n 6). Vi invito caldamente a leggerla! Un vero esempio di cerchiobottismo in cui tutti i problemi posti sul tavolo vengono sistematicamente evasi. Nessuno me l’ha mai trasmessa. Solo dopo un altro mese il Presidente generale mi comunica, con solo tre laconiche righe (Allegato n 7), che i miei esposti di 83 pagine sono stati archiviati. La mia richiesta espressa di essere ascoltato completamente disattesa.

Ho richiesto l’accesso agli atti al Direttore Generale del CAI che con tempestiva solerzia mi metteva a disposizione quanto dovuto. Dall’esame delle memorie dei soci Massimo Mari e Corrado Pesci (Allegato n 8e Allegato n 9) ho constatato elementi nuovi e gravi tanto da proporre (ottobre 2013) un ricorso al CDC sull’archiviazione dei precedenti esposti (Allegato n 10) .

Quanto trovato nelle memorie di Mari e Pesci era di una tale gravità da tornare presso la Guardia di Finanza di Roma per integrare le denunce e gli esposti che avevo già presentato appena entrato in possesso dei documenti avuti tramite un accesso gli atti presso la Regione Lazio. In questo frangente ho querelato il socio Mario Passacantilli (Allegato n 11 e Allegato n 11-bis).

Ho atteso ben sette mesi che il CDC si esprimesse sul mio ricorso. Il Presidente generale del CAI filosofeggia sul significato di atarassia. In effetti sembrerebbe più adatto il termine immobilismo cronico. Ho dovuto inviare una raccomandata di sollecito per chiedere una pronuncia che mi era dovuta (Allegato n 12). Non ho mai avuto la pretesa di avere le risposte che mi piacevano. Ho la pretesa e il sacrosanto diritto di avere una risposta. Non di avere il nulla.

Qualcuno malpensante potrebbe pensare che non rispondere sia un tentativo di insabbiamento. Io lo ritengo semplicemente un inadempimento della funzione. E chi non adempie le funzioni che ha assunto non è atarassico è semplicemente inadeguato a quel ruolo.

Soccorso alpino a Mallnitz, Austria

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Finalmente mi è arrivata la risposta del CDC cui ho chiesto di essere sentito. Una nuova archiviazione. Ho scritto ai Probiviri del Gruppo Regionale Lazio contro la seconda archiviazione del CDC (Allegato n 13) chiedendo espressamente di essere ascoltato. Ad un esposto di 160 pagine mi è stato risposto con 6 (sei di numero) righe che consideravono il mio ricorso inammissibile, e quindi archiviato. Ovviamente nessuno mi ha ascoltato.

Ho scritto un ricorso al Collegio Nazionale dei Probiviri (Allegato n 14) aggiungendo una memoria (Allegato n 15) e finalmente ho trovato qualcuno disposto ad ascoltarmi nell’udienza del 31 gennaio 2015.

Vi è già nota la sentenza. Il mio ricorso è stato accolto.

Avete tutti i documenti in allegato. Chi ha la pazienza di leggere potrà capire perché chiedevo delle risposte. Perché esigevo delle risposte. Risposte che non ho avute.

Perché una moltitudine di organi del CAI non mi ha risposto? Perché tutti si sono sempre rifiutati di ascoltarmi? Perché il principio basilare del contraddittorio – garantito anche dall’art. 111 della Costituzione – è sempre stato disatteso? Lo stesso giudice Enrico Cavalieri, estensore della sentenza del Collegio Nazionale dei Probiviri, ha rimarcato che alle numerose domande che avevo rivolto agli organi deputati le risposte sono state poche ed incomplete.

 

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Alcune delle domande che ponevo ve le riassumo direttamente.

  • E’ normale che Corrado Pesci sia stato eletto Vice Presidente del Servizio Regionale Lazio del CNSAS quando era iscritto al CAI da meno di tre anni e quando il Regolamento CNSAS ne prevede almeno cinque? E’ normale che Corrado Pesci sia stato eletto Presidente del Servizio Regionale Lazio del CNSAS quando era iscritto al CAI da quattro anni quando il Regolamento CNSAS ne prevede almeno cinque? La data dell’iscrizione è un dato di fatto. Non è interpretabile. Mai avuto risposta!
  • E’ normale che Massimo Mari, come Presidente del Servizio Regionale Lazio del CNSAS stipuli una convenzione con l’ARES 118 del Lazio per mettere i tecnici del Soccorso Alpino sugli elicotteri dell’elisoccorso regionale e contemporaneamente venga assunto come dipendente della società Elitaliana che ha in appalto proprio il servizio dell’Elisoccorso da parte dell’ARES 118 del Lazio? Non ci sono regole che impediscono questo lampante conflitto d’interessi? Mai avuta risposta!
  • E’ normale che l’allora Direttore dell’ARES 118 del Lazio Livio De Angelis, mentre Massimo Mari diventava dipendente dell’Elitaliana spa, diventasse volontario effettivo del Servizio Regionale Lazio del CNSAS senza mai essere stato iscritto al CAI? Mai avuto risposta!
  • E’ normale che il dipendente Fabio Bazzani dell’ARES 118 del Lazio dal 26 settembre 2010 abbia in uso esclusivo una moto intestata al Servizio Regionale Lazio del CNSAS che si fa carico di tutte le spese, come assicurazione e bollo, in base a un presunto comodato gratuito mai registrato al P.R.A? E’ normale che Fabio Bazzani sia volontario effettivo del Servizio Regionale Lazio del CNSAS dal 2010 ma si sia iscritto al CAI solamente a metà del 2013? Mai avuto risposta!
  • E’ normale che il CDC, a fronte di una mia richiesta economica di rimborso spese sostenute, accolga la versione di Mario Passacantilli che sostiene senza alcuna ricevuta di avermi corrisposto in contanti la cifra di 1.104,06 euro? A corroborare questa versione Passacantilli esibisce un estratto conto bancario in cui sono presenti cinque prelievi dal Bancomat per 250 euro ciascuno. Questa è la prova che Passacantilli ha preso i soldi dal Bancomat. Non che me li abbia dati. Per questa dichiarazione è stato querelato. Mai avuto risposta!
  • E’ normale che Corrado Pesci, Presidente del Servizio Regionale Lazio, inviti tutti i volontari del CNSAS a presenziare ad un evento elettorale a favore del candidato Francesco Carducci assicurando che “potete chiedere il rimborso per lo spostamento”? Il CDC lo considera normale.
  • E’ normale inserire nei giustificativi presentati alla Regione Lazio, a fronte dei contributi pubblici erogati, dei rimborsi spesa con firme false o intestati a soggetti estranei al Soccorso Alpino? Il CDC lo considera normale.
  • E’ normale aspettare da anni 2.769,38 euro a fronte di spese anticipate per conto del Soccorso Alpino e per attività fatte nell’esclusivo interesse del Soccorso Alpino e non ricevere nulla? O meglio quasi nulla perché il 2 febbraio 2015 mi sono stati bonificati ben 126,60 euro. Il CDC lo considera normale.
  • E’ normale appurare tramite un accesso agli atti presso la Regione Lazio che il Servizio Regionale Lazio del CNSAS a fronte dell’obbligo (artt. 3 e 3bis della legge Regione Lazio n. 29/93) di presentare i bilanci presso per gli anni 2007, 2008, 2009, 2010 e 2011 abbia prodotto solo il bilancio 2009 e quello del 2010, anche se solo in forma elettronica? Il CDC lo considera normale.

Tutte le domande che ho posto sono puntuali e corredate in maniera documentale. A precise domande nessuna risposta o risposte evasive e incongrue con le domande poste. Solo il Consiglio Nazionale dei Probiviri ha analiticamente risposto al mio ricorso con argomentazioni razionali e comprensibili in merito a quanto di sua competenza.

Soccorso alpino in Austria

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Quando si dipanò la vicenda di Massimo Doglioni, che lo ricordo è stato il Presidente dell’OTTO Veneto Friuli Venezia Giulia sempre afferente alla CNSASA (NdR: Commissione Nazionale Scuole Alpinismo e Scialpinismo del CAI) nonché Consigliere Centrale del CAI, rimasi prima allibito e poi disgustato da quello che emergeva dai documenti ufficiali che a mano a mano venivano pubblicati che ad ogni buon conto vi allego in ordine cronologico (Allegato n 16). Considerai il provvedimento di radiazione del 12 luglio 2012 a firma del Presidente Generale del CAI la giusta risposta ai fatti che erano emersi. Quando vidi lo stesso Presidente Generale annullare dopo due settimane il provvedimento che aveva emesso perche lui, cioè il CAI, non avevano fatto quel che dovevano nell’iter procedurale pensai veramente che “Scherzi a parte” avrebbe avuto materiale per un buon sketch. E a distanza di tre anni non ho ancora capito se Doglioni oltre ad essere decaduto da Consigliere Centrale sia stato radiato anche dal CAI e/o denunciato alla Magistratura. E i soldi della vicenda che fine hanno fatto?

Quella di Doglioni e la mia vicenda una cosa comune ce l’hanno. Si sono ingarbugliate nelle pastoie burocratiche del CAI. Un CAI che non riesce a dare risposte politiche chiare e precise. Che tiene le cose in sospeso per anni; forse aspettando che la polvere del tempo copra tutto.

Qualcuno mi ha definito autore di atti persecutori e di liti temerarie per aver osato affrontare le decisione del Soccorso Alpino. Quando questa vicenda è venuta alla luce ho scoperto che non sono solo in questo ruolo. E’ bene che conosciate il caso dell’ex volontario del Soccorso Alpino Luca Gardelli. Gardelli è un ingegnere che ha giustamente obiettato che tra i compiti del Soccorso alpino non c’è l’attività di lavori su funi per pulire un canale, pur se la richiesta è stata fatta dal Comune del luogo. A fronte di questa sua obiezione, corredata anche da un conforme parere dell’ASL competente, Gardelli viene espulso dal Soccorso Alpino e il Presidente Baldracco brilla nella durezza espositiva della lettera del 7 novembre 2014 in cui afferma perentorio ” che, valuteremo con il nostro ufficio legale, anche ogni azione nelle sedi giudiziarie competenti, a tutela del CNSAS, vulnerato dalla Sua condotta”. Vi invito a leggere tutti i documenti ordinati in ordine cronologico sulla vicenda di Gardelli (Allegato n. 17) per comprendere quale è l’atteggiamento ricorrente da parte del CNSAS per chi osa, solo osa, sollevare una questione. Un esempio limpido di democrazia dialettica di cui il CAI dovrebbe essere orgoglioso. D’altronde se nel Regolamento del CNSAS compare l’art. 12) sull’inidoneità attitudinale che recita “ l’inidoneità attitudinale si verifica allorquando il socio, pur essendo in possesso di adeguati requisiti tecnici, con la sua condotta non abbia più i requisiti per cooperare in sicurezza e serenità con la struttura di sua pertinenza, ovvero, qualora lo stesso si ponga in conflitto di interessi con il CNSAS, a seguito della sua appartenenza ad altra struttura pubblica o privata operante nel settore del soccorso in ambiente impervio” ogni qual volta qualcuno si azzarda a dire, scrivere e forse solo pensare qualcosa che urti la serenità della struttura di sua pertinenza rischia l’esclusione. Io e Gardelli ora lo sappiamo. E quanti altri come noi? Potremo aprire un’associazione espulsi dal CNSAS per mettere a confronto le varie fattispecie di espulsioni e capire cosa significhi essere “in serenità con la struttura”. Io pensavo di essere in democrazia e di poter esprimere un mio pensiero, evidentemente nel CNSAS i pensieri si possono esprimere solo in serenità. Infatti il detto “stai sereno” che recentemente è venuto di moda probabilmente affonda le sue ragioni semantiche nell’art. 12 del Regolamento CNSAS. Stai “sereno”, se no ti espello! Valutate voi la democraticità di questa norma. Ma valutatela con serenità!

In coda alla prima vicenda segnalata al Consiglio Centrale va riservato un cenno alla lettera del Presidente del Servizio Regionale Lazio del CNSAS (Allegato n 18). Ho rivolto accuse precise e documentate non ai volontari del CNSAS ma ad alcune persone ben identificate per i comportamenti tenuti. Io non falsifico la mia firma per ottenere dei contributi dalla Regione Lazio. Qualcuno lo ha fatto. Anche Pesci si produce in uno straccio delle vesti per il solo fatto che qualcuno abbia potuto dubitare che ci sia qualcosa di non corretto nell’operato del CNSAS. Vi faccio notare che tutte le verifiche che sono state fatte finora sono tutte autoreferenziali, il CNSAS che controlla se stesso. Io con calma aspetto gli esiti dei procedimenti giudiziari civili e penali. Ho capito che il CAI e il CNSAS, fino ad ora, non sono in grado di dare risposte chiare e semplici a domande chiare e semplici. Dal mio punto di vista mi ritengo vittima della macchina del fango che Pesci richiama. Io sono stato espulso pretestuosamente dal CNSAS. Io ho subito un danno reputazionale. Ne chiederò conto al momento debito.

Invece della macchina del fango ci dovrebbe essere la macchina della verità. Pesci dovrebbe spiegare prima di tutto a me e poi al CAI perché il Servizio Regionale Lazio del CNSAS ha presentato alla Regione dei moduli rimborsi spesa con la mia firma falsa? Qual è il motivo?

Analoghe spiegazioni, sui fatti che ho denunciato, hanno dovuto darle molti volontari del Servizio Regionale Lazio del CNSAS che in questi giorni sono stati sentiti dalla Guardia di Finanza di Roma su delega della Procura.

Soccorso alpino in Austria

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Questione B)

Nell’esposto presentato a ottobre del 2013 al CDC (Allegato n 10) e nel successivo sollecito dell’aprile 2014 (Allegato n. 12) chiedevo espressamente conto al CDC della legittimità di retribuire alcuni volontari del CNSAS. Mai avuta alcuna riposta.

Nella lettera del 19 marzo 2015 il Presidente Generale (Allegato n 1) quando tocca l’argomento elude scientificamente il problema. Non ho mai messo in discussione i benefici che le Leggi dello Stato assicurano a chi, facendo parte del CNSAS, si assenta dal lavoro sia dipendente che autonomo.

Chiedo se sia politicamente corretto, dal punto di vista del CAI, e legalmente conforme usare soldi pubblici di finanziamenti statali, regionali e provinciali per offrire delle retribuzioni a volontari del CNSAS.

Un inaspettato aiuto ad avere una risposta mi arriva dal Presidente del CNSAS Baldracco che è autore di un pertinente editoriale apparso (NdR: da noi pubblicato ieri) sull’organo di stampa del Soccorso Alpino nel novembre 2014 che vi invito a leggere attentamente (Allegato n 19). Baldracco afferma che il 5,5% del personale del CNSAS viene retribuito. Che la decisione è stata democraticamente presa dalle assemblee del CNSAS. Siccome il 5,5% sembra un numero piccolo non dovremo scandalizzarci del fatto che alcuni tecnici e dirigenti del CNSAS (non so se anche Baldracco sia tra questi) ricevono una retribuzione. Se i percettori rimanessero gli stessi basterebbe aumentare il numero dei volontari non retribuiti per far sì che il rapporto la percentuale dei “retribuiti” fosse apparentemente più bassa.

Non c’è più da domandarsi se sia vero che questa aliquota del 5,5% di volontari del CNSAS – ma non so quanto sia opportuna la dizione volontari – riceva dei soldi. Li riceve. Lo dice Baldracco.

Politicamente è legittimo che li ricevano? Questa è una domanda cui deve rispondere il CAI.

Giuridicamente è legittimo? Secondo Baldracco sì. Io ho fondati dubbi in proposito.

Non c’è una legge che lo autorizzi espressamente. Sostenere che non c’è nessuna legge che lo vieti non significa che sia un comportamento corretto da praticare. Non è questo il luogo per complicati pareri giuridici e non vorrei assimilarmi a Baldracco e ai raffinati ragionamenti giuridici che ha svolto nel suo editoriale in cui io mi sono un poco perso. D’altronde Baldracco ha già sostenuto nel 2008 in un altro editoriale, insieme all’Avv. Giorgio Bisagna, alcune riflessioni sul volontariato (Allegato n 20) che instradano gli eventi degli anni successivi.

I volontari del CNSAS sono circa 7.000. Baldracco afferma che il 5,5% riceve una retribuzione. Sono quasi 400 persone. Ecco chi sono i professionisti travestiti da volontari.

Durante la mia permanenza all’interno del CNSAS ho conosciuto molti Istruttori nazionali tecnici della SNATE e della SNAFOR che sono venuti a fare formazione e ad esaminarmi. Tutti tecnicamente molto preparati. Ma ero convinto che fossero dei volontari. Sapevo che erano Guide Alpine e quindi ero convinto che grazie alla legge 18.2.92 n. 162 e alla circolare dell’INPS n. 60 del 04.03.1993 potevano fare domanda di rimborso al Ministero del lavoro e della Previdenza Sociale secondo quanto previsto dall’art 3 del Decreto 24.03.1994 n. 379 e chiedere per ogni giornata di impegno quale volontario del Soccorso Alpino la cifra di 74 euro al giorno (Allegato n 23).

Ora scopro che non sono dei volontari, ma dei professionisti retribuiti con 366 euro al giorno dietro presentazione di fattura. Si vede che i 74 euro erano giudicati insoddisfacenti.

Ero riconoscente che questi istruttori impiegassero il loro tempo per fare formazione e fossero comunque ristorati come volontari con 74 euro al giorno. Ora che scopro che questa non era la verità, sento tradito quel vincolo associativo che reputavo mi unisse a loro. Io ero un volontario, loro no. E per me c’è una bella differenza di prospettiva.

Ma gli Istruttori della SNATE e della SNAFOR sono meno di 40. Chi sono tutti gli altri che ricevono una retribuzione dal CNSAS?

Vorrei sapere chi sono e quanto ciascuno riceve. Lo vorrei sapere come socio CAI e come cittadino, perché quei soldi vengono da fondi pubblici.

E vorrei anche sapere se qualcuno di questi professionisti travestiti da volontari oltre a ricevere dietro fattura una retribuzione abbia poi chiesto anche l’indennità di 74 euro al giorno.

Spero che dal CAI arrivino le risposte. Perché oltre al CAI potrò chiedere, se è legittimo quello che avviene, solo alla magistratura contabile e a quella ordinaria.

E mi sono accorto di non essere il solo a porsi dei dubbi.

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Il Consigliere Provinciale Claudio Civettini della Provincia Autonoma di Trento chiede nell’interrogazione n. 1252 del 29 gennaio 2015 (Allegato n 21) come vengono usati i 1.540.000 euro che il Trentino stanzia a fronte del Servizio Provinciale del CNSAS.

Il Sindacato Autonomo dei Vigili del Fuoco CONAPO chiede conto, al sottosegretario di Stato del Ministero dell’Interno con lettera 29/15 del 16 febbraio 2015 (Allegato n 22) della legittimità dei 750.000 euro che la Regione Umbria ha stanziato per il Servizio Regionale Umbro del CNSAS.

A cosa servono i circa 10 milioni di euro che pervengono al CNSAS centrale a ai suoi Servizi Regionali e Provinciali? Servono a retribuire qualcuno? A quei 5,5% “volontari” del CNSAS quante risorse vanno?

Il Presidente Generale giustifica questo stato dei fatti. Giustifica il fatto che il 5,5% dei componenti del CNSAS sia remunerato. Lo giustifica politicamente? Lo giustifica legalmente?

Soccorso alpino nella Lesachtal, Austria

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Nel frattempo mi sono stupito del clamore suscitato dalla vicenda. Ho ricevuto numerose richieste di chiarimenti e di documenti da parte di giornalisti che stanno guardando con interesse a questo caso e all’uso dei fondi pubblici che il CAI fa. Sono sicuro che percepiate quanto sia importante dare all’opinione pubblica, tramite la stampa e i media, un’articolata spiegazione insieme alla necessità di rendere conto in maniera chiara e trasparente dei fondi pubblici di cui il CAI e il CNSAS sono destinatari per evitare, come un giornalista mi ha suggerito, di creare un caso “Montagne pulite” dove l’aggettivo non ha che vedere con l’aspetto ecologico ma con la più nota vicenda di “Mani pulite”.

Infine, per quanto riguarda il primo capoverso della lettera del Presidente Generale (Allegato n 1) non corrisponde al vero che mi sia mai lamentato per la mancata nomina nell’organico della Scuola Centrale di Alpinismo. Non mi sono mai lamentato con nessuno e non ho mai presentato alcun reclamo formale.

Dal 2000 ininterrottamente, nella veste di Istruttore Nazionale di Alpinismo, ho fatto parte della Scuola Centrale di Alpinismo. Le mie capacità tecniche, didattiche e morali sono state sempre valutate idonee da tre differenti Direttori della Scuola e da tre differenti Commissioni Nazionali che hanno sempre proposto il mio nome per la permanenza nell’organico della Scuola Centrale di Alpinismo. Fino al 2013 quando il Consiglio Centrale dell’epoca non ratificò per la prima volta la mia permanenza.

All’interno del sodalizio rivesto la carica di Presidente della Commissione Interregionale Scuole di Alpinismo, Scialpinismo, Sciescursionismo e Arrampicata Libera dell’area Centro Meridione ed Isole che è uno degli OTTO (NdR: Organi Tecnici Territoriali Operativi del CAI) che afferisce alla Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo, Scialpinismo, Sciescursionismo e Arrampicata Libera. In questa veste l’8 dicembre 2011 inviai al Presidente Generale e al CDC del CAI una lettera (Allegato n 2) in cui si contestava in maniera vibrata il progetto di riordino degli OTCO (NdR: Organi Tecnici Centrali Operativi del CAI) e i compiti che si volevano affidare all’UNICAI (NdR: Unità formativa di base del Club Alpino Italiano). Fu l’inizio di un animato confronto – tra CNSASA e vertici del CAI – che portò una moltitudine di istruttori che fanno capo alla CNSASA al congresso straordinario di Soave del 17 novembre 2012 in cui difesi pubblicamente le tesi in cui credevo e, insieme all’impagabile Avv. Giancarlo Del Zotto, presentai una serie di mozioni che vennero acclamate dall’intera assise con un consenso del 99%. Il progetto di riordino degli OTCO si bloccò e l’UNICAI rimase una struttura priva di contenuti salienti. La mia esposizione pubblica non venne gradita dai vertici del CAI e in stretta relazione a quello che successe nelle vicende che culminarono nella riunione di Soave quando venne il momento di rinnovare le cariche delle Scuole Centrali non ricevetti il gradimento politico del Consiglio Centrale che avrebbe dovuto ratificare il mio nome. Mi ritrovai in buona compagnia perché anche quel galantuomo di Maurizio Dalla Libera che come Presidente della CNSASA si batté in prima linea contro il progetto di riordino della CNSASA e UNICAI si ritrovò fuori della rosa degli appartenenti alla Scuola Centrale di Scialpinismo, a cui aveva dedicato più di vent’anni di vita.

Ben conscio di quali sono le regole e della possibilità di una censura di tipo politico che il CC può effettuare sui nomi che compongono l’organico delle Scuole Centrali presi atto del veto posto e non mi lamentai allora né tanto meno ora nella precedente lettera che vi inviai. Ho la consapevolezza che sia il Direttore della Scuola Centrale e la CNSASA hanno continuato a proporre il mio nome per entrare formalmente in organico e questo mi basta per comprendere la considerazione che hanno avuto nei miei confronti e nel mio operato. Battersi contro il progetto OTCO/UNICAI valeva bene la possibilità di venire giudicato politicamente incompatibile e quindi epurato.

Comunque mi auguro che il CC riveda la sua posizione sulla richiesta che ha fatto la CNSASA di includermi trai componenti della Scuola Centrale di Alpinismo e che l’alternarsi di nuovi membri in seno all’organo porti a diverse determinazioni.

Faccio l’Istruttore del CAI da più di 25 anni. Da dieci sono il Direttore di una Scuola. Ho fatto parte a lungo della Scuola Centrale di Alpinismo e so che nelle Scuole centrali del CAI ci sono fior fiore di alpinisti, di Accademici e Guide Alpine. Mai nessuno di questi ha mai chiesto un euro per il loro impegno da volontari. Come nessuno degli oltre 7.000 Istruttori del CAI percepisce un compenso, in stretta ottemperanza alle disposizione della  legge 2 gennaio 1989, n. 6.

E so bene che se 400 persone ricevono dal CNSAS una qualche retribuzione, gli altri 6.600 soci sono veri volontari che si sacrificano con abnegazione e non chiedono nulla.

Lo Statuto del CAI recita al primo comma dell’art.16: “Il CC esercita funzioni di indirizzo politico-istituzionale e ne controlla i risultati”. Mi auguro che esercitiate pienamente la vostra prerogativa entrando nella problematica delle questioni che vi ho prospettato.

Nel rimanere a vostra completa disposizione per ogni chiarimento e per fornirvi ogni ulteriore documento che possiate ritenere utile vi porgo i miei più cordiali saluti.

Riccardo Innocenti

 

NdR.
Oltre a ciò che avete appena finito di leggere, possiamo aggiungere altra carne al fuoco. La vicenda è stata in questi giorni ripresa da Lecconotizie.com. Veniamo informati che la vicenda (Innocenti) è “Un vero e proprio tsunami… che in quel di Lecco ha richiamato alla memoria le vicissitudini che, nell’agosto del 2012, travolsero il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Lombardo con la Finanza che fece visita alla sede di via Roma a Pescate.
Una vicenda preceduta, pochi mesi prima, dalle dimissioni (poi respinte) del vice-delegato Alessandro Spada  (oggi vice presidente del SASL – Servizio Regionale Lombardo del CNSAS) e, a seguire, da una sorta di “fuggi fuggi” con 8 volontari che rassegnarono le dimissioni perché in forte polemica con i vertici della delegazione e non solo, allora guidata da Gianattilio Beltrami. Gli otto motivarono la decisione dal “perdurare – come riportato nella loro lettera – di continue prevaricazioni di regole statutarie, leggi sul volontariato e nuove convenzioni da parte della ‘catena di comando  (vedi articolo 1  – vedi articolo 2).
A questi otto, si aggiunse, due giorni dopo, il dimissionario Giacomo Arrigoni a quel tempo Capo Stazione Le Grigne di Lecco (vedi articolo 3). Beltrami commentò i fatti sostenendo che i nodi “erano arrivati al pettine” (vedi intervista del 20 marzo 2012). Mentre, sulla visita della Finanza presso al sede di Pescate al momento non si hanno ancora responsi“.

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La banale irrequietezza di un inattuale purismo

 NdR: Questo editoriale è antecedente alla tematica esplosa in questi giorni in seguito alle domande poste al CAI e al CNSAS da Riccardo Innocenti. Anche se la data (novembre 2014) sottende che in questo scritto Baldracco avesse ben presente il contenzioso con Innocenti, non ci si può aspettare egli risponda in questa sede alle sue precise domande. Inoltre: il presidente nazionale CNSAS parla di “anonimi”, ma di certo non si riferisce a Innocenti.
Comunque riteniamo questo editoriale corposamente esplicativo del punto di vista ufficiale, pertanto lo riproduciamo integralmente.


Editoriale di Pier Giorgio Baldracco
(dall’organo ufficiale del CNSAS, Soccorso Alpino e Speleologico, novembre 2014)

Ci troviamo oggi a tematizzare (portare a tema, cioè ad analizzare in forma estesa ed intensa) un problema che pensavamo essere stato definitivamente assimilato, quindi da tempo anche digerito. Un problema soprattutto compreso con un percorso razionale reale (quello fatto almeno da metà degli anni ‘8O ad oggi) e con una riflessione matura che, con evidenza in qualche sparuta sensibilità, non c’è stata.

Pier Giorgio Baldracco, presidente nazionale CNSAS

BaldraccoCi riferiamo a quella corrente, per fortuna del servizio che eroghiamo oltremodo modesta nei numeri (crediamo una decina di persone in tutto), che ritiene che nel 2014 il personale del CNSAS dovrebbe essere composto collusivamente da personale volontario, cioè senza che vi siano, come avviene da almeno 25 anni nella realtà più istituzionalizzate, figure indennizzate di sorta.

Su questa prospettiva, invero assai tardiva nei tempi in cui si è manifestata, crediamo, anzi siamo convinti, che si possa ancora discutere in modo aperto senza alcun problema o infingimento. Siamo qua apposta per aprire discussioni e non già per inibirle.

C’è però un problema sostanziale e, per certi versi, metodologico: manca, infatti, l’interlocutore di queste tesi, il soggetto cioè che con la propria sensibilità e convinzione e, soprattutto, con la propria etica e moralità determini la propria presenza… con una firma, con un volto, con un nome e cognome, insomma con un gesto per dire ci sono…!

Troppo comodo, infatti, propugnare queste tesi, come è recentemente avvenuto, nascondendosi dietro lo strisciante anonimato di chi non ama per l’appunto firmarsi, di chi non ritiene corretto avvalersi degli strumenti statutariamente previsti ed utilizzabili nelle var¡e Assemblee per illustrare il proprio pensiero, ma – lo ripetiamo – preferisce omettere la propria firma, quindi la propria verità, o almeno, quelle che potrebbero essere le proprie ragioni.

Senza timore, un po’ di storia non proprio recente: passato remoto per alcuni, prossimo per altri, sul tema delle figure indennizzate all’interno del CNSAS.

Con l’evoluzione dei servizi di elisoccorso e con i processi di istituzionalizzazione del CNSAS avvenuti a partire da metà anni ‘80 si sono velocemente modificati alcuni tratti della nostra organizzazione che, diversamente, non sarebbe stata in grado di affrontare le complesse problematiche e le autentiche sfide che in quegli anni si andavano delineando.

Sfide per lo più vinte con la tenacia e la determinazione di chi ha interpretato la lungimiranza di una visione moderna, di chi ha realizzato azioni concrete in grado di generare positività eccezionali per i servizi correlati all’urgenza ed emergenza medica e che ora diamo con troppa semplicità per scontale.

Obiettivi che hanno impegnato duramente la nostra organizzazione sia nei rapporti esterni sia in quelli interni e che, alla fine, hanno garantito, per dirla in estrema sintesi, una contrazione degli indici di mortalità e degli esiti invalidanti in migliaia di missioni per altrettanti incidenti e conseguenti infortuni. Questo crediamo sia un valore primario, non sindacabile con i “se” o con i “ma”, soprattutto se questi sono espressioni postume ed anonime.

Ciò è avvenuto nella Val d’Aosta, nel Trentino-Alto Adige e nel Bellunese, poi in Piemonte e Lombardia, dove per primi, a metà degli anni ’80 (trent’anni fa, dunque) sono sorti e si sono consolidati i moderni servizi di elisoccorso, poi mutuati in buona parte del territorio nazionale.

Questo percorso che ha creato ex-novo una particolare tipologia del soccorso medicalizzato estremamente avanzato e specializzato, modello che ora altri cercano di scimmiottare (ma è altra storia questa), congiuntamente al legame che è andato per forza di cose consolidandosi con il Servizio sanitario nazionale, ha generato la necessità di qualificare con sempre maggiore attenzione le nostre risorse immateriali (gli uomini).

Gioco forza il CNSAS, per evitare quella sindrome tutta italiana che crea ovunque figure tuttologhe, alla prova dei fatti invece modeste espressioni di efficacia e sicurezza, è stato costretto, da una parte a contenere fortemente i numeri per offrire un rapporto presenze(turni)/interventi estremamente elevato (equivale, lo si voglia o no, ad innalzare i parametri della sicurezza e della qualità), dall’altra, a fare dei percorsi formativi, ora peraltro obbligatori per legge, un irrinunciabile obiettivo di qualità, forse il più importante.

La stessa dinamica, occorsa per fare nomi e cognomi ai Tecnici di elisoccorso e alle Unità cinofile turniste presso le basi di elisoccorso, è avvenuta anche per le figure preposte alla formazione e via via ad altri soggetti che, per i riconoscimenti di legge attribuiti nel medio periodo al CNSAS e per le caratteristiche estremamente tecniche delle stesse, vengono indennizzate.

Questa accertata evoluzione (innegabile sia stata tale) che è andata profilandosi con varie modalità e che, alle volte, è anche sfociata in momenti di autentica, forte dialettica (non è un problema ricordarlo, quindi ammetterlo…, ma siamo sempre negli anni ’80 inizio anni ’90), è stata resa ufficiale con alcuni passaggi salienti che forse sono stati già dimenticati o volutamente misconosciuti.

Le tappe di quei passaggi, alcune delle quali precorse a livello di singoli Servizi regionali e provinciali con assoluta liceità, sono state oggetto di profonde ed approfondite discussioni che hanno riconosciuto in modo netto e chiaro l’evoluzione che il CNSAS stava velocemente affrontando e l’indirizzo che il CNSAS avrebbe assunto con la determinazione necessaria negli anni futuri.

Solo per portare un esempio, a Castelnuovo ne’ Monti (RE), nel 1997, durante il Congresso nazionale dei quadri del CNSAS cui spettavano poteri di indirizzo sulla attività dell’organizzazione, si deliberò che “Il CNSAS perseguiva l’obiettivo di adeguare l’organizzazione dell’attività di soccorso anche al Servizio di urgenza ed emergenza medica del SSN, uniformando la formazione dei propri quadri tecnici alle normative che disciplinano il volo SAR” e che “l’attività del CNSAS (…) viene svolta preferibilmente attraverso convenzioni stipulate con enti pubblici”. Principi strategici e operativi/organizzativi che di fatto hanno riconosciuto, sancendolo, quanto stava avvenendo con importanti eccellenze sul territorio e che stava garantendo un soccorso sempre più qualificato nel primario interesse dell’utenza e non già del tecnico di turno.

Guido Bertolaso e Pier Giorgio Baldracco

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Quegli stessi principi furono integralmente recepiti di lì a pochi anni nella nuova legge sulla disciplina del Soccorso alpino, approvata in via definitiva dal Senato della Repubblica in data 8 marzo 2001, che sarebbe poi la Legge n. 74/01.

Proprio con l’approvazione della Legge n. 74/01 sono stati consolidati principi giuridici già di fatto operativi sin dal 1963 all’atto del licenziamento del primo provvedimento (Legge n. 91/63), quindi rivisitate ed ampliate profondamente funzioni e responsabilità del CNSAS. Ripetiamo funzioni, ma soprattutto responsabilità, nell’erogazione di un pubblico servizio a tutti gli effetti di legge.

Infatti, le puntuali attribuzioni previste dalla 74, sia all’art. 1 sia e soprattutto all’art 2, comma 2, hanno imposto e ancora impongono una struttura che sappia effettivamente garantire ciò che lo stesso Stato ha disposto che il CNSAS debba fare, tra l’altro in alcuni scenari in forma esclusiva, e i vari processi formativi sottesi a questi obblighi. Proprio questi doveri, che devono poi anche tramutarsi in una assunzione di responsabilità assoluta, non permettono più di scherzare con gli atti e con la storia.

Al riguardo dell’iter legislativo della 74, preme tra l’altro ricordare come il testo proposto nel 2000 dallo stesso CNSAS dopo diversificati vagli assembleari fosse addirittura più spinto di quello poi licenziato (PDL – Conte, Castelli, Giaretta, Zilio e Dondeynaz al Senato e Detomas, Brugger, Zeller, Widmann e Olivieri alla Camera al quale si rimanda).

Altro fattore che dovrebbe fare riflettere con autenticità senza nascondere la testa nello zaino è una serie di dati inconfutabili. L’attività di soccorso, cioè le missioni di soccorso, sono aumentate del 63.17% e l’impiego del personale CNSAS del 58,11% (raffronto 1993-2002 e 2003-2012), mentre quella formativa, ancorché di computo complesso, si attesta su un aumento stimato del + 44/48% rispetto ad un dato medio degli anni ’80 e ‘90. Numeri che paiono di per sé dei valori, senza necessità dunque di ulteriori commenti.

Pensare di comprimere questi parametri, cioè il nostro diffuso e costante impegno, è per sua stessa natura impensabile. Gli uni non dipendono da noi (l’attività di soccorso), gli altri (l’attività formativa), sì, ma è innegabile che depotenziare o addirittura annullare il ruolo delle varie Scuole così come oggi consolidate per erogare formazione quali-quantitativamente avanzata è operazione piuttosto miope. Istruttori che sono tali cinque o sei volte all’anno, ci sia permesso di dirlo, non possono essere considerati tali. Omettere la filiera della certificazione garantita dalle Scuole e prevista dal richiamato disposto normativo è azione oltre che impossibile, anche assai banale.

Oltre a questi aspetti sostanziali e, quindi, confutabili solo facendo i cattivi maestri, aspetti che fanno comunque comprendere con estrema facilità come oggi sia impensabile non indennizzare talune delle figure appartenenti alle Scuole nazionali/regionali, vi sono degli altri fattori sui quali varrebbe la pena effettuare una pur veloce riflessione e che verificano l’assoluta legittimità del percorso.

Riprendiamo allora alcuni pensieri di carattere giuridico, profondi, quindi non superficiali. Il primo è il fatto che le specialità legislative ascritte al CNSAS (disposizioni cosiddette speciali) determinano la compatibilità della corresponsione ai soci di indennizzi e compensi per attività estremamente qualificate e specifiche anche in regime di Legge n. 266/91. Il secondo, conseguente, è che in ogni caso Statuto (e Regolamento) a livello locale devono espressamente prevedere questa fattispecie, dando precisa attuazione anche all’art. 54 dello Statuto del CNSAS nazionale come dopo illustrato.

Va da sé che non si comprenderebbe come mai anche il legislatore, prima nel 2000 con il licenziamento della Legge n. 383/00 e poi il Governo nel 2012, con specifica Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, abbia voluto affermare il principio secondo il quale in alcune Associazioni vi possono essere soci che per qualificate (quantificate) e riconosciute specialità (tra l’altro previste per legge in alcuni casi), possono essere indennizzati.

Queste salienti caratteristiche del variegato settore del volontariato trovano puntuale corrispondenza in altre esemplari analisi note e che svuotano gli argomenti dei nostri latori anonimi.

Come andavamo poco sopra dicendo, proprio in queste settimane il Governo sta mettendo mano alla doverosa riforma del cosiddetto Terzo settore, dopo che dalla legge quadro del 1991 (Legge n. 266 per intendersi) più nulla era stato realizzato per riordinare un comparto della società assai delicato e che rimane in alcune realtà italiane la colonna vertebrale di taluni servizi socio sanitari. Ad eccezione del D.Lgs n. 460/97, infatti, e della Legge n. 383 prima richiamata, nulla è stato teorizzato in termini di reale rivisitazione della disciplina di riferimento né tanto meno ovviamente licenziato.

Ciò si auspica possa essere, già a breve, all’attenzione del Parlamento per fare definitiva e reale chiarezza su cosa possa chiamarsi davvero Terzo settore/No profit e cosa non possa chiamarsi tale, cioè non lo sia affatto. Percorso virtuoso per smascherare quelle forme truffaldine, giusto per usare un eufemismo, in cui il profit appare evidente anche ad occhi poco esperti, ma al contempo percorso per esaltare quelle forme che garantiscono ancora al nostro Paese di definirsi tale.

Tornando al nostro ragionamento, ci sentiamo di affermare con estrema tranquillità d’animo che menare scandalo nel 2014 rispetto al fatto che alcune figure (circa il 5.5% o dell’intera struttura del CNSAS) abbiano una qualche forma di indennità, cioè con una trentina di anni di ritardo rispetto a quando poteva essere fatto con assoluta legittimità (n.b.: a metà dunque della sessantennale storia del CNSAS…), appare una battaglia ipocrita e senza ombra di dubbio subdola se esplicitata nella forma dell’anonimato. Là ove questa forma meschina è da sempre propria del cattivo maestro che insinua il dubbio nascondendo lo sguardo e non già di chi manifesta le proprie idee, idee magari forti quanto convinte e conferite nelle sedi opportune, che sono poi quelle assembleari dove la democrazia è per fortuna ancora del tutto garantita.

Il problema, come la stragrande maggioranza, anzi la quasi totalità dei lettori avrà compreso, non è allora riconoscere (nda: dopo oltre 25 che riconoscere poi sarebbe?) che qualche socio del CNSAS nelle forme già descritte possa ricevere un’indennità, ma far caso mai sì che questo avvenga con estrema trasparenza: in poche parole con il dovuto rigore, tanto più trattandosi di risorse di pubblica provenienza. Lo stesso rigore che deve essere garantito tanto nei processi interni al CNSAS (previsione delle modifiche Statutarie e Regolamentari necessarie, attuazione delle Delibere e gli atti correlati conseguenti, ecc.), quanto in quelli in applicazione del vigente ordinamento nel settore del diritto del lavoro (per quanto questo sia in magmatico movimento) e in quello fiscale.

Il CNSAS, anche a livello nazionale, dopo che in molti Servizi regionali e provinciali era già stato fatto, ha voluto, fortemente voluto, togliere il velo (invero assai leggero) e prevedere all’interno del proprio Regolamento generale nel modo più trasparente possibile il fatto che “con apposito Regolamento approvato dall’Assemblea nazionale si definisce la possibilità di attribuire, per le attività svolte dai responsabili di struttura e per quelle qualificanti e specializzanti la funzione del CNSAS, una indennità sostitutiva, qualora alle stesse non siano applicabili i benefici della Legge L. 162/92 o del D.P.R. n. 194/01 (art. 54)“.

Ciò è avvenuto nel massimo di severità procedurale ed è soprattutto avvenuto con passaggi di carattere istituzionale (le Assemblee) unanimi nell’accogliere le tesi proposte, farle proprie e renderle operative.

Negare il principio di rappresentanza secondo il quale si è articolato questo ultra ventennale percorso fa torto alla dignità di quelle cariche democraticamente elette che governano i processi decisionali del CNSAS ed equivale a collocarsi fuori dalla storia. Anzi, equivale a collocarsi con la schiena rivolta ad un futuro già invece presente nello scorrere incessante di ogni missione di soccorso. Volenti o nolenti così stanno le cose.

Pier Giorgio Baldracco firma un accordo con l’Aeronautica Militare (2009)

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Noi crediamo, e diversamente non saremo qui ad interpretare con la fatica di ogni giorno, con la responsabilità di sempre e con la continuità richiesta, che spetti al CNSAS darsi regole chiare e per questo non interpretabili, far sì che queste vengano applicate – come abbiamo detto – con severità ed andare, comunque, avanti perché altre sono le sfide vere che ci attendono. Le sfide future e non quelle passate, perché tali non sarebbero neppure.

Tutto il resto, spiace dirlo, è malsana attività di retroguardia, banale irrequietezza di chi interpreta un inattuale ed improponibile purismo, sbagliando però proprio e paradossalmente nel manifestare una purezza che non trova alcuna applicazione proprio perché non c’è. Il vigliacco anonimo è di per sé un impuro.

Con quest’ultimo sassolino tolto dagli scarponi che ancora sappiamo calzare, ora però decisamente più comodi, crediamo di aver messo un punto importante ad un pensiero che forse non sarebbe dovuto neppure essere proposto, ma che abbiamo lo stesso voluto avanzare a tutti voi proprio in ragione del percorso sino ad ora effettuato e che non deve trovare ombra alcuna.

Ciò con buona pace anche dei tanti amici del CNSAS nascosti nei vari social network che ogni tanto buttano là sindacalizzate provocazioni quali, ad esempio, “ma secondo voi un tecnico di elisoccorso del soccorso alpino lavora gratis e, poi, può prendere soldi?”.

Diamo una sola, esemplare, risposta ai latranti provocatori: “Sì, se è stato previsto da uno Statuto, da un Regolamento generale e da un Regolamento di attuazione, dall’applicazione dell’ordinamento vigente in campo del diritto del lavoro e dalle vigenti normative e disposizioni nel settore fiscale, oltre dalla assoluta particolarità della legislazione di riferimento del CNSAS“. Aggiungiamo che “se questa attività è riconosciuta sin dal 1963 da Leggi dello Stato italiano, tutto ciò non è solo legittimo, ma anche doveroso nelle forme e nei controlli riferiti“.

Ora andiamo oltre, perché altri, come detto, sono i problemi veri da affrontare. La formazione di qualità del nostro personale che sta abbracciando uno spettro sempre più ampio, l’organizzazione e gestione della nostra struttura che sta diventando sempre più impegnativa, l’attività di soccorso reale sempre più marcata, l’informazione e la prevenzione… i soliti temi se vogliamo… che seppur più complessi da affrontare, non hanno però ancora fatto cambiare la nostra storia appassionata per la montagna e per chi la frequenta, che non hanno fatto ancora mutare il nostro autentico approccio alla solidarietà e alle forme in cui questa si manifesta.

Siamo ancora qui infatti, dopo 60 anni, a cercare di migliorare giorno dopo giorno, senza timore di farlo, a testa alta, con i nostri limiti, ma anche con la nostra voglia di spostare gli ostacoli oltre le miserie che in questo spazio abbiamo voluto in una certa maniera raccontare.

Questa forza ci è data dalla trasparenza che abbiamo voluto proporre ieri e che anche domani sapremo usare nei passaggi più difficili che attendono ogni grande ed importante organizzazione, quindi anche il CNSAS.

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CAI e SASL rispondono a Riccardo Innocenti

 

Riceviamo, e doverosamente pubblichiamo, sia la comunicazione del presidente generale del CAI Umberto Martini, sia il comunicato stampa della Presidenza del Servizio Regionale Lazio (SASL) del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

La risposta di Umberto Martini, presidente generale del CAI
Con riferimento alla pubblicazione della lettera inviata da Riccardo Innocenti ai Consiglieri Centrali del CAI, dal titolo “Il Soccorso Alpino ha un’altra faccia?”, ritengo doveroso intervenire immediatamente.

Premetto che, non appena pervenuta tale comunicazione, l’argomento è stato posto all’O.d.G. dell’imminente Consiglio Centrale del CAI per ogni più opportuno approfondimento.

Quel che, però, va immediatamente contestato è la pretesa “atarassia” da parte del “CAI in senso lato”: si tratta, infatti, di una affermazione gratuita, della cui infondatezza avrebbe dovuto essere ben consapevole, per primo, l’estensore della lettera, poiché ricevere risposte non condivise non equivale a non ricevere risposte.

Umberto Martini
umberto martini
Ma andiamo con ordine.

  • Il socio esordisce dalla sua mancata nomina quale componente della Scuola Centrale di Alpinismo. Competente a tali nomine è il Comitato Centrale di indirizzo e controllo che, all’interno della rosa dei candidati proposti, effettua le proprie scelte in piena autonomia di valutazione e attraverso una apposita votazione segreta: se la candidatura non ha raccolto i voti necessari questo non significa “imperturbabilità epicurea” (questo è il significato di atarassia), bensì espressione di libera scelta da parte dell’Organo a ciò deputato.
  • Il socio ha segnalato fatti inerenti la gestione da parte del Direttivo del Soccorso Alpino Lazio e ammette che il C.D.C. si è occupato del caso, concedendo a coloro che vi erano interessati modi e termini per fornire documenti e spiegazioni. All’esito di un attento esame di quanto emerso, il C.D.C. ha ritenuto, motivandolo, di archiviare l’esposto, pubblicando la relativa delibera il 28 giugno 2013. Anche in questo caso non vi è stata alcuna forma di atarassia, ma un intervento tempestivo cui è seguita una specifica valutazione. La circostanza che le conclusioni cui il C.D.C. è pervenuto non siano condivise dal socio, non implica né immobilismo, né errore di valutazione. Quella da lui espressa è e resta un’opinione.
  • Il socio si duole di quella che considera una illegittima radiazione dal CNSAS. Al riguardo, come evidenzia e documenta il medesimo, è pendente un giudizio avanti il Tribunale civile di Roma e un ricorso che verrà ulteriormente trattato nell’ambito della giustizia interna e, più esattamente, avanti il Collegio dei Probiviri del CNSAS. Anche in questo caso non si comprende perché, in attesa di giudizi il cui esito non può darsi per scontato a favore dell’una o dell’altra posizione, una delle parti abbia dovuto dare enfasi al contenzioso, autoattribuendosi delle ragioni, mentre sarebbe certamente più corretto attendere il pronunciamento delle Autorità competenti. Il rilievo vale soprattutto rispetto ad affermazioni relative a pretesi “comportamenti opachi e contra legem” che, ove mai, tali potranno essere qualificati solo all’esito dei giudizi in corso.
  • Si afferma, altresì, che sono state avviate indagini da parte della Procura di Roma, in seguito ad esposti e querele “non ritenute infondate”. Anche in questo caso è doveroso attendere l’esito di tali indagini e, qualora si ipotizzassero illeciti, dovrà aversene conferma da parte di un Tribunale penale. Fino ad allora, non è consentito anticipare affermazioni che potrebbero risultare prive di fondamento.
  • Quanto al rilievo che la vicenda ha assunto, si tratta semplicemente dello strepitus che il socio estensore della lettera ha inteso provocare e, a tal proposito, non può non stigmatizzarsi tale comportamento, sottolineandosi che il buon nome del Club Alpino Italiano si tutela non solo affrontando, nei modi previsti, eventuali criticità e ponendovi i dovuti correttivi, ma anche, se non soprattutto, attendendo gli esiti di proprie iniziative giudiziali e accettando opinioni e valutazioni diverse dalle proprie.
  • Per quanto attiene, infine, il volontariato del CAI risulta codificata, come è noto, la scelta di pretendere dai propri soci che cariche ed incarichi non possano essere retribuiti, ma consentano un solo rimborso delle spese a fronte di idonea documentazione. Tale principio è stato costantemente ribadito nel tempo, ma il CNSAS, benché Sezione Nazionale del Club Alpino Italiano, gode di un elevato grado di autonomia organizzativa, funzionale e patrimoniale, non solo per proprio statuto, ma anche in forza della legislazione nazionale che, per le finalità cui è preposto, gli attribuisce una particolare posizione nel mondo del volontariato. Basti considerare, a titolo esemplificativo, l’art. 1 commi 2 e 3 della Legge 162/92, le cui statuizioni, senza che per questo venga rinnegata la qualifica di “volontari” in capo a coloro che operano nel CNSAS del CAI, prevedono che a fronte dell’astensione dal lavoro nei giorni di operatività o di esercitazioni, competa loro il trattamento economico e previdenziale, se dipendenti o una indennità, se lavoratori autonomi. Si tratta, all’evidenza, di una precisa scelta del legislatore che non snatura il volontariato di questi soci ed anzi lo riconferma in modo letterale, pur prevedendo la corresponsione di denaro a loro favore.

* * *

In conclusione: il Club Alpino Italiano intende tener fede ai propri ideali di correttezza e trasparenza e ai principi che ne hanno sempre ispirato il comportamento, ragione per cui ove criticità, irregolarità o quant’altro emergessero saranno adottati i provvedimenti associativi del caso.

Sino ad allora, però, è legittimo attendersi rispetto per quanto in corso di valutazione e accertamento o per quanto già deliberato, senza fughe in avanti che potrebbero indurre a interpretazioni negative delle ragioni che vi sono sottese.

Il Presidente generale, Umberto Martini

 

La risposta del CNSAS, Servizio Regionale Lazio – Presidenza
Innocenti2-Soccorso_Alpino_logoAlla C.A.

Dott. Umberto Martini, Presidente Generale del Club Alpino Italiano;
Ai Signori Consiglieri Centrali del Club Alpino Italiano;
Dott. Fabio Desideri, Presidente Club Alpino Italiano – Regione Lazio;
Ai Presidenti delle sezioni CAI di Alatri, Amatrice, Leonessa, Antrodoco, Aprilia, Cassino, Colleferro, Esperia, Frascati, Frosinone, Gallinaro, Latina, Palestrina, Rieti, Roma, Sora, Tivoli, Viterbo;
A Giorgio Baldracco, Presidente Nazionale del CNSAS;

e P.C.
Agli organi di Stampa;
Ai volontari del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS)

Gentili Presidenti, gentili Soci del CAI,
non è nostro uso farci trascinare in polemiche o addentrarci nel campo, a noi del tutto estraneo, delle dispute e delle controversie. Siamo però costretti – con questa nostra lettera – a difendere con orgoglio quello a cui teniamo di più: la nostra onestà e il nostro onore.

Da settimane rimbalzano sulla stampa e sui principali social network accuse infamanti rivolte al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, con bersaglio principale il Servizio Regionale Lazio (SASL).

Un socio CAI, Riccardo Innocenti – ex appartenente al CNSAS e radiato per gravi motivi disciplinari – ha intavolato una personale battaglia contro il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, tentando di infangare il CNSAS alludendo a presunte opacità nella gestione finanziaria.

L’accusa è grave e infamante. Vigliacca, perché va a colpire al cuore l’orgoglio e l’onore di chi ha scelto volontariamente di dedicare il proprio tempo, la propria fatica, la propria professionalità a portare aiuto e soccorrere gli appassionati, i turisti e gli abitanti della montagna. E’ una pugnalata che colpisce tanti Soci CAI volontari del CNSAS che non percepiscono alcuno stipendio od obolo per il loro sacrificio.

Molti dei Volontari del soccorso alpino del Lazio, fra cui i dirigenti, hanno deciso che i rimborsi a loro destinati restassero – e restino – nelle casse del SASL. Un gesto nobile e responsabile in questi tempi di “vacche magre”, dove i finanziamenti pubblici spesso non coprono neppure il necessario ricambio di attrezzature e mezzi di soccorso.

Le accuse di Innocenti, sono state respinte dopo essere state verificate. Infatti, i documenti da lui prodotti a sostegno delle sue tesi sono stati correttamente presi in esame dagli stessi Enti pubblici, dagli organi nazionali del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e dal Consiglio direttivo centrale del CAI, come richiesto dallo stesso Innocenti. Tutte le accuse sono cadute miseramente nel vuoto, verificate e vagliate nell’ordine:

 Da analisi degli stessi organi regionali del Soccorso Alpino Lazio, accusati da Innocenti;

 Da analisi del Consiglio Nazionale del CNSAS, che per volere del Presidente Baldracco ha affidato il compito di revisione dei bilanci a una società esterna di revisori dei conti. Società che ha certificato, sotto responsabilità di legge, che i conti del SASL (Soccorso Alpino e Speleologico Lazio), erano privi di qualsiasi anomalia o frode;

 Da analisi degli organi nazionali del CAI (Club Alpino Italiano), che non appena coinvolti nella vicenda hanno richiesto al Soccorso Alpino Lazio tutta la documentazione relativa a contributi pubblici, donazioni private, spese effettuate e sostenute da tutti i volontari del servizio regionale, dirigenti compresi. Anche qui il CAI non ha ravvisato alcun comportamento fraudolento o alcuna distrazione di fondi;

 Da analisi della Regione Lazio, organo che assicura da anni i finanziamenti pubblici al SASL. Anche gli uffici tributari della Regione hanno richiesto tutti i documenti fiscali, non riscontrando alcuna anomalia, confermando anzi il regolare stanziamento di fondi a beneficio del CNSAS Lazio, sottolineandone la fondamentale importanza per il lavoro effettuato da anni nel soccorrere le vittime degli incidenti montani (in un Lazio che pochi sanno essere per il 70% del territorio coperto da montagne e rilievi).

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Nonostante siano state ripetutamente respinte le tesi di Riccardo Innocenti, lo stesso ha continuato l’opera di discredito e attacco ingiustificato nei confronti del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

Per ultimo, dopo aver preso sonore “buche” da CNSAS Nazionale, CAI, e Regione Lazio, si è rivolto alla giustizia obbligando con un esposto gli organi giudiziari a occuparsi del suo caso, con la richiesta di un suo reintegro coatto nel Soccorso Alpino. Ma come?! Chiedere addirittura ai giudici di essere riammesso in quello che si considera con tale disprezzo?

Viene da pensare che Innocenti, con questa escalation di “sparate” sulla stampa e sui social media contro il Soccorso alpino voglia costruirsi un sorta di aura da “vittima” di chissà quale complotto, per rafforzare tesi del tutto avulse dalla realtà davanti ai magistrati. Tentativi maldestri di arrivare con la “macchina del fango” dove finora ha fallito. Ma siamo certi che anche i giudici, in una prossima udienza, troveranno nei confronti del CNAS Lazio un’unica cosa: un assurdo, morboso accanimento di una persona che ha voluto riscattare errori e mancanze personali gettando palate di fango su una realtà, quella del Soccorso Alpino, profondamente trasparente e pura.

Da parte nostra resta il profondo amaro in bocca per tutto il tempo speso fra carte e burocrazia, quando il nostro pane quotidiano è fatto di corde, roccia, montagne. Ma non ci fermiamo. Il nostro onore, il nostro impegno e la nostra passione non sono alla mercé di alcuno.

Invitiamo gli amici del CAI e gli amanti della montagna che ancora non ci conoscessero, a venire a conoscerci da vicino. Troveranno nelle nostre Stazioni di Soccorso quei Volontari e soci CAI che, per davvero, rischiando la propria vita si mettono al servizio del prossimo.

Per quanto riguarda l’autore di questi attacchi spregevoli, Riccardo Innocenti, nessun rancore. Non merita neppure quello. Nei suoi confronti proviamo soltanto profonda tristezza, per il tempo perso da tutti noi per dimostrare l’infondatezza delle sue accuse e per la sensazione che le sue assurde accuse potrebbero a volte far pensare al motto: “fa più rumore un albero che cade che un foresta che cresce”.

Vogliamo però con forza che la nostra posizione sia diffusa il più possibile, anche all’interno del CAI. I Soci meritano di conoscere nei dettagli chi sono, cosa fanno e come operano i fratelli del Soccorso Alpino.

Il Presidente del SASL, Dott. Corrado Pesci

CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO
Medaglia d’Oro al Valore Civile
Servizio Regionale Lazio – Presidenza
Sede legale e amministrativa: Via Natale Balbiani, 20 – 00133 Roma – telefono: 348 6131300 – fax: 06 85376430 internet: www.soccorsoalpinolazio.it – email: [email protected]
Codice Fiscale: 97027570585 parificato alle amministrazioni dello stato per qualsiasi imposta, tassa o diritto (legge n. 91 del 26/1/1963)

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Il Soccorso alpino ha un’altra faccia?

Recentemente una lettera è stata inoltrata, con alcuni allegati, ai Consiglieri Centrali del CAI. Autore ne è Riccardo Innocenti, avvocato, protagonista di una vicenda con il Soccorso alpino che lo ha portato anche sulla stampa…
In questa lettera e negli allegati si trova dunque la documentazione che riguarda la vicenda. Chi è curioso può leggere a lungo.
C’è da rimanere perplessi, perché tra altre cose ben poco chiare sembra proprio che alcuni volontari del soccorso alpino siano stati regolarmente pagati/rimborsati più di 300 euro al giorno.
Attendiamo tutti delle risposte.

Il Soccorso alpino ha un’altra faccia?
di Riccardo Innocenti

Fiano Romano, 12 marzo 2015

Ai Signori Consiglieri Centrali del Club Alpino Italiano: Angelo Schena, Antonio Montani, Eugenio Di Marzio, Franca Guerra, Francesco Romussi, Gabriella Ceccherelli, Giancarlo Nardi, Gianni Zapparoli, Giorgio Brotto, Giovanni Polloniato, Lorella Franceschini, Luca Frezzini, Manlio Pellizon, Mario Vaccarella, Paolo Valoti, Riccardo Giuliani, Umberto Pallavicino, Walter Brambilla

Al Direttore Generale del CAI: Andreina Maggiore

e p.c.
Al Signor Presidente Generale del CAI: Umberto Martini

Ai componenti del CDC

Oggetto: vicende del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso alpino e speleologico)

Buongiorno, mi chiamo Riccardo Innocenti e sono un socio della Sezione di Leonessa del Club Alpino Italiano.
Il mio nome è stato portato alla vostra attenzione nel corso del 2014 per essere ratificato quale componente della Scuola Centrale di Alpinismo.

Nel corso della seduta del Consiglio che ha trattato la mia vicenda prese la parola il Sig. Baldracco in qualità di Presidente del CNSAS per invitarvi a non ratificare il mio nominativo in quanto personaggio poco gradito al CNSAS nonché autore di contenziosi civili e penali con lo stesso CNSAS.

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Per quasi quindici anni ho fatto parte del CNSAS Servizio Regionale del Lazio impegnandomi come volontario e conseguendo molte delle qualifiche tecniche del Corpo fino a quella di Tecnico di elisoccorso. Durante la presidenza del CNSAS Lazio tenuta dal socio Massimo Mari (2008/2012) l’attività di volontariato fu seriamente condizionata da una presunta mancanza di fondi che sarebbero dovuti pervenire dalla Regione Lazio. Mi attivai presso la Regione Lazio per favorire lo sblocco dei fondi attesi e fu con mio grande stupore che scoprii che i fondi erano stati sempre erogati (più di 225.000 euro in quattro anni) e sempre incassati dal CNSAS Lazio. Ma con più grande stupore ritrovai tra gli atti della Regione Lazio – richiesti ufficialmente con un accesso agli atti – una serie di documenti a dir poco sorprendenti come rimborsi spese a mio nome con firma falsa e numerosi documenti che attestavano l’avvenuto rimborso ai vertici del CNSAS Lazio di spese effettuati dai volontari, come l’acquisto delle divise, che però ai volontari non erano mai state rimborsate. Purtroppo i fatti riscontrati erano tanti e tali da non poter pensare a un errore di rendicontazione.

Dal 2102 ho raccolto una grande mole di documenti e ho chiesto in primo luogo spiegazioni al CNSAS nazionale, quindi proprio al Sig. Baldracco, di come si sarebbero potute verificare certe cose a partire da alcune nomine fatte in capo a persone prive dei requisiti – previsti dai regolamenti CNSAS – per essere nominati. Il CNSAS Nazionale ha istruito in maniera sommaria una pratica riguardo alle molteplici cose segnalate per concludere che andava tutto bene così. Nel frattempo il CNSAS Lazio mi ha immediatamente espulso dal soccorso alpino con motivazioni assolutamente pretestuose. Il CNSAS Lazio ha sostenuto che ero meritorio di espulsione poiché non avevo partecipato a una giornata di reperibilità domenicale. Non è valsa la spiegazione che quel giorno stavo svolgendo le mie funzioni di Ufficiale delle Forze Armate Italiane presso una struttura della NATO in Veneto e non potevo “disertare” per fare il volontario del CNSAS nel Lazio. Contro questa espulsione ho avviato una causa presso il Tribunale civile di Roma (Allegato-1-Atto-di-citazione-notificato).

SoccorsoAlpino-canyonSingolare è stato l’atteggiamento del CNSAS nazionale subito dopo la mia frettolosa espulsione. Alle mie rinnovate richieste di spiegazioni sui vari fenomeni segnalati mi è stato risposto che in quanto espulso non avevo più diritto a nessuna spiegazione. Alla mia richiesta di accesso agli atti presso il CNSAS nazionale lo stesso Sig. Baldracco si è premurato di rispondermi per iscritto che il CNSAS non rispetta la legge 241/90 e non fa fare l’accesso agli atti.

A fronte di questi fatti ho ricorso a tutti i gradi della giustizia interna del CAI. Per primo al CDC, che a fronte delle spiegazioni dei chiamati in causa ha archiviato il procedimento. Valutando l’archiviazione non corretta e falsata da dichiarazioni mendaci dei chiamati in causa, ho ricorso di nuovo al CDC, e poi al Collegio dei probiviri del Lazio e infine al Collegio Nazionale dei Probi Viri che, finalmente, ha accolto il mio ricorso e rinviata tutta la vicenda allo stesso CNSAS nazionale che si era sottratto celermente ad ogni confronto con motivazioni non condivisibili (Allegato-2-Sentenza-del-Collegio-Nazionale-dei-Probiviri).

Tutto quello che ho denunciato alla giustizia interna del CAI è stato denunciato alla Procura di Roma con una serie di esposti e querele che non sono state ritenute infondate e per la quali la Procura ha delegato la Guardia di Finanza per una complessa indagine di polizia giudiziaria che è tutt’ora in corso.

Ho sempre ritenuto il buon nome del Club Alpino Italiano il bene più alto da tutelare per tutto il sodalizio. Comportamenti opachi e contra legem che danneggiano la reputazione del CAI andrebbero immediatamente circoscritti e analizzati dallo stesso CAI.

Invece in questa vicenda ho constatato l’atarassia più completa da parte del CAI in senso lato. Di fronte a precise denunce si sono date delle non risposte.

Vorrei invitarvi a mettermi nei miei panni: se voi aveste trovato delle richieste di rimborso con firme false a vostro nome che cosa avreste pensato? Che cosa avreste fatto? Bisognava fare finta di niente? Dal CDC mi è stato risposto che le firme sono false (c’è una querela di falso) ma non si sa chi le ha apposte. E’ vero: non si sa chi le ha apposte. Ma si sa che grazie a quelle firme false sono stati incassati dei fondi pubblici. Io non li ho mai ricevuti. I vertici del CNSAS Lazio sì, e se li sono tenuti.

Come vi sareste sentiti se, invitati a pagare di tasca propria centinaia di euro per acquistare la divisa ufficiale del CNSAS Lazio e dopo aver acquistato i capi d’abbigliamento, aveste scoperto che le fatture di quei capi (per decine di volontari) sono state rimborsate integralmente dalla Regione Lazio mentre a me, come agli altri volontari, che avevamo speso i propri soldi, non è stato rimborsato nulla?

Questa vicenda di cui vi ho sommariamente descritto i contenuti è sia all’attenzione della giustizia interna del CAI che di quella penale e civile presso l’Autorità Giudiziaria di Roma.
Da queste strutture mi aspetto le dovute risposte.

Ma tutta questa vicenda ha preso un rilievo nazionale sugli organi di stampa. Il 13 febbraio 2015 il Fatto Quotidiano ha pubblicato questo articolo:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/13/soccorso-alpino-volontario-denuncia-comportamenti-opachi-sui-rimborsi/1384866/ (Allegato-3-Articolo-13-02-2015-il-Fatto-Quotidiano).

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Ritenete che il livello reputazionale del CAI e del Soccorso Alpino ne esca rafforzato?

Ritenete che la replica del Sig. Baldracco entri nel merito dell’articolo o sia solo un maldestro tentativo per tentare di sviare i lettori dal problema principale che l’articolo pone?

Sostenere che “… che per il sig. Innocenti sia difficile assumersi la responsabilità dei propri errori – andarsene per i fatti propri durante un turno di guardia attiva senza avvisare i responsabili del soccorso – e ancor di più accettarne le conseguenze. Quando non lo si fa, si può facilmente cadere nella tentazione di trasformare la realtà per renderla più accettabile a sé stessi e agli altri.…” mi offre l’opportunità di chiedere conto, nuovamente, all’Autorità Giudiziaria se il concetto di servire il proprio paese sotto le armi sia correttamente espressa con l’espressione “andarsene per i fatti propri” o integri gli estremi della diffamazione a opera del Sig. Baldracco.

Solo per fare un esempio pensate che l’opinione pubblica condivida il fatto che siano stati spesi migliaia di euro di soldi pubblici per allestire una autovettura SMART a due posti con le insegne, i lampeggianti e le sirene del soccorso alpino? Tutti voi pensate che la SMART sia la macchina più idonea per fare il soccorso alpino? Se la SMART del Soccorso Alpino finisce a Striscia la Notizia io non mi sorprenderei. E Voi?

Il CAI è paladino di un sano modo di fare volontariato. Di un modo di pensare, di un modo di porsi all’interno della società civile. E portatore di un’immagine costruita in decine d’anni da tante persone che hanno dato il loro impegno di volontario in nome del CAI. Ma in questo contesto di puro volontariato c’è qualcosa che stona.

Il CNSAS nazionale riceve ogni anno direttamente dallo Stato circa 1.500.000 euro. L’INPS eroga più di 200.000 euro all’anno quale rimborso alle aziende i cui dipendenti si assentono dal lavoro per esercitazioni o interventi del CNSAS. Il Ministero del lavoro eroga circa 300.000 euro all’anno ai volontari del CNSAS liberi professionisti e/o lavoratori autonomi per le mancate giornate di lavoro in occasione di esercitazioni o interventi del CNSAS. In totale sono più di 2.100.000 euro ogni anno.

Le Regioni contribuiscono ai vari servizi regionali del CNSAS con importi che variano da 30.000 euro a 2.800.000 euro all’anno. In totale i servizi regionali del CNSAS incassano in questa maniera circa 8 milioni di euro ogni anno.

In totale stiamo parlando di oltre 10 milioni di euro che sono destinati a una associazione di volontariato.

Una cifra del genere, destinata ad un ente che fa del volontariato la sua bandiera, dovrebbe essere investita nel migliore dei modi e alla collettività dovrebbe essere assicurata la massima trasparenza sull’uso dei fondi assegnati.

Purtroppo non è agevole reperire i bilanci del CNSAS centrale e quelli dei singoli Servizi regionali (non sono presenti sul sito del CNSAS centrale né tantomeno sui siti dei servizi regionali e neanche su quello del CAI). Tanto meno esiste un bilancio consolidato del CNSAS.

La maggior parte degli operatori del CNSAS sono persone che operano nel vero spirito del volontariato. L’opera del CNSAS è meritoria per tutti gli interventi portati a termine che sono stati riconosciuti negli anni con le più alte onorificenze della Repubblica. Ma non è in discussione il valore e la competenza di questi unici ed inimitabili volontari.

Vi possono essere vicende non edificanti come quella in cui sono stato coinvolto nel CNSAS del Lazio. Ma non sono la norma.

Invito a posare la vostra attenzione su alcuni radicati comportamenti che da tempo sono la prassi nel CNSAS nazionale.

All’interno del CNSAS nazionale operano 8 Scuole Nazionali. In tutto e per tutto assimilabili alle Scuole centrali degli OTCO del CAI.

Cito la Scuola Nazionale Tecnici (SNATE con 25 operatori) la Scuola Nazionale Forre (SNAFOR con 12 operatori), oltre a quelle per medici, per unità cinofile, per lo speleo sub e per i medici. Queste Scuole sono riconosciute da una legge dello Stato.

La legge dello stato non dice però che, per fare un esempio, gli Istruttori della SNATE siano retribuiti per ogni giornata del loro “impegno” con 336,00 (trecentotrentasei/00) euro. Riconoscimento economico che viene erogato a fronte di regolare fattura, inclusa di IVA.

Siamo in presenza quindi di una particolare figura di volontario che viene pagato come un professionista. In realtà tutti gli Istruttori che operano nelle scuole nazionali del CNSAS sono Guide Alpine che prestano il loro impegno “volontario” al modico compenso di 336 euro al giorno.

Oltre a questo modico compenso giornaliero – ovviamente “tipico” di ogni attività di volontariato – il CNSAS consente che ogni spesa a piè di lista di questi Istruttori per viaggi, vitto e spostamento sia poi rimborsata integralmente oltre al compenso che viene “fatturato” da questi volontari.

Alcuni di questi Istruttori hanno fatturato decine di giornate di presenza annuali per compensi, senza i rimborsi spesa, di migliaia di euro l’anno.

Chiedo a voi illustri componenti del Consiglio Centrale, se ritenete legittima questa prassi di remunerare con tali cifre questi “Volontari” che operano nel CNSAS e quindi nel CAI?

E’ normale spendere qualche centinaia di migliaia di euro dei fondi nazionali del CNSAS per remunerare poche decine di operatori che si fregiano del titolo di volontari?

I dati del bilancio CNSAS del 2013 indicano che su 1.420.226,23 euro di finanziamento gestione ordinaria ben 254.068,77 sono destinati alla SNATE e alla SNAFOR cioè a 37 persone Allegato-4-bilancio-CNSAS-2013 che assorbono ben il 18% delle risorse complessive.

E’ assolutamente lontano dal mio punto di vista morale giustificare un tale trattamento per un volontario. Che volontariato è quando è retribuito 336,00 euro al giorno?

Non solo questi istruttori delle Scuole del CNSAS ricevono questo tipo di retribuzione; perché di vera e propria retribuzione si tratta!

Chi svolge il compito di tecnico di elisoccorso sugli elicotteri, che di solito le Regioni adibiscono al servizio 118, riceve compensi analoghi per ogni turno di lavoro fino a 350,00 (trecentocinquanta/00) euro al giorno.

L’operatore dei Vigili del Fuoco, della Guardia di Finanza o dell’Aeronautica che svolge lo stesso compito – con regolare contratto di lavoro dipendente – riceve al massimo 1.500,00 euro al mese come stipendio. 1.500 euro al mese per fare il tecnico di elisoccorso tutti i giorni.

Non è peculiare che il “volontario” del soccorso alpino del CAI con soli 4/5 giornate di “lavoro” guadagni lo stesso importo?

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Che cosa è il volontariato e cosa è il professionismo? Chi sono i “professionisti” del Soccorso Alpino del CAI? Queste sono le domande a cui dovrebbe rispondere il Sig. Baldracco che paga decine di migliaia di euro all’anno a dei “Volontari”.

E’ questo il volontariato che il CAI promuove? Non credo che in questo particolare momento storico, di crisi finanziarie e di spending review, l’opinione pubblica colga il sofisticato motivo per cui dei volontari sono compensati con tali cifre.

Se la stampa portasse all’attenzione dell’opinione pubblica questo regime di rimborsi ai volontari si potrebbe avere un danno d’immagine e reputazionale? Sarebbe difficile da spiegare che il CAI è una cosa è il CNSAS è un’altra cosa.

Se il giornalista Massimo Gramellini fosse stato al corrente di questi fatti la sua esternazione durante la trasmissione televisiva Il tempo che fa sarebbe stata diversa? Oppure ne è al coerente e le sue affermazioni si basano su questi fatti?

Ritengo mio dovere informare questo consesso sulle vicende che vi ho segnalato. Vicende che intendo segnalare all’Autorità di controllo ministeriale sul CAI, alla Corte di Conti e alla competente Procura della Repubblica in quanto coinvolgono l’uso di fondi pubblici.

Mi auguro che il Direttore generale del CAI, per la sua competenza, verifichi che i finanziamenti pubblici che sono di pertinenza del CNSAS siano impiegati – in maniera sostanziale e formale – secondo le norme vigenti.

Sono convinto che questa vicenda possa farvi trarre spunti di riflessione sul ruolo del volontariato nel CAI.

Nel rimanere a vostra completa disposizione per ogni chiarimento e per fornirvi ogni documento che possiate ritenere utile vi porgo i miei più cordiali saluti.