Posted on Lascia un commento

Aeroporto a Cortina per russi e sceicchi

Un aeroporto “delle giuste dimensioni”, elemento di attrazione non solo per Cortina, in vista dei mondiali di sci che vi si svolgeranno nel 2021, ma per l’intero comprensorio delle Dolomiti. È ciò che intende realizzare il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità della destinazione affinché “competa ad armi pari con le località montane svizzere, austriache, francesi, americane che vanno per la maggiore, le quali hanno uno scalo aeroportuale più o meno vicino al loro servizio”.

Confermo la disponibilità della Regione a intervenire con la Finanziaria Veneto Sviluppo e a fare tutto il possibile, nei limiti delle sue competenze e delle norme, perché il progetto dell’aeroporto a Cortina vada a buon fine” ha dichiarato Zaia per nulla turbato dal fatto che già la sola idea di un aeroporto faccia a pugni con ciò che, nonostante tutto, Cortina ancora rappresenta nell’immaginario e nel concreto turistico.

Già, perché anche per Zaia è valida la solita formuletta politica, il mantra ripetuto ormai alla nausea: “Dal punto di vista ambientale andrà posta molta attenzione, ma conciliare ambiente e sviluppo si può e si deve fare“. Quale attenzione Zaia? Non sembra per nulla quella di un buon amministratore o di un contadino che vuole costruire un muretto di pietra sulle sue terre. Piuttosto assomiglia a quella di chi entra in una casa nottetempo per rubare o, meglio, a quella degli adulteri (Non è come sembra, cara…). Suvvia, getti la foglia di fico e dica chiaramente la verità, governatore Zaia!

Verità che s’intuisce molto bene andando a leggere i dettagli, un aeroporto piccolo e dedicato al target di fascia alta che frequenta la località: una pista, sala vip, area meeting, negozi di grandi marche e perfino una moschea per i ricchi turisti arabi. “Solo” 10 milioni di euro, “per fruire meglio delle più belle montagne del mondo”.

Aeroporto a Cortina? No, grazie
di Dante Schiavon

Non sono passati nemmeno due mesi dalla frana di Borca di Cadore e la politica e l’imprenditorialità, in vista dei mondiali di sci a Cortina nel 2021, si uniscono appassionatamente nel pensare nuove opere infrastrutturali, come se il problema del futuro della montagna fosse principalmente quello.

Come se nuove colate di cemento e di asfalto potessero ridare vita a paesini semi abbandonati, a malghe cadute in rovina, a boschi e valli non più presidiate, come un tempo, dall’uomo. Così l’ignoranza degli equilibri della natura e l’avidità dell’uomo “economico” fanno prendere corpo a un’idea demenziale: l’aeroporto a Cortina.

In agosto 2015 c’è stata una frana: l’ennesima conta dei morti, l’ennesima richiesta di stanziamenti per mettere in sicurezza il territorio. I responsabili di questa tragedia, ed è stato così anche per le morti di Refrontolo, non ci sono. O meglio, c’è n’è uno, ed è additato come nemico dell’uomo e della sicurezza dei cittadini, anche se chiamato con nomi diversi: natura, maltempo, eccezionalità, cambiamenti climatici, fatalità. L’avidità di affaristi e amministratori senza scrupoli, coperti e sostenuti da una politica compiacente, non finiscono mai sul banco degli imputati. Fatto sta che l’uomo ci ha messo del suo anche a Borca di Cadore, dove è stato alterato l’assetto territoriale a ridosso del paese con la creazione di una pista di discesa, una seggiovia, opere che hanno richiesto sbancamenti, taglio di centinaia di alberi e la regimentazione del corso d’acqua in uno stretto alveo: e per di più si sono costruite case a ridosso del torrente. Senza queste opere, forse, si sarebbe attutita la forza della frana che, di fatto, ha trovato un’autostrada nel suo percorso finale.

AeroportoCortina-1292418061906_tn_cortinaUn’estate di diversi anni fa mi trovavo a camminare nella parte alta della pista Olimpia di Cortina, sulle Tofane, e sono rimasto sgomento nel vedere all’opera “ruspe” e “benne” che, in modo non proprio dolce, spostavano massi, allargavano passaggi fra le rocce, ammorbidivano pendenze irregolari e tale lavoro serviva per aumentare la valenza tecnica della pista. Io sono purtroppo convinto che, quando si interviene con questa rozza forza meccanica, “qualcosa” nella conformazione rocciosa dell’area interessata dai lavori può rompersi, anche a distanza di anni.

Nel 2021 Cortina organizzerà i mondiali di sci e la politica veneta farebbe bene a interessarsi del come verrà progettato e realizzato l’insieme di infrastrutture e impianti per lo svolgimento dell’evento. E iniziare con l’idea di un aeroporto a Cortina è un atto irresponsabile.

Non mi fido delle dichiarazioni fatte dai promotori: “rilanceremo Cortina e la montagna bellunese”. Temo che, per loro, rilancio voglia dire una superstrada per arrivare velocemente a Cortina e poi nuovi impianti e nuove opere che richiedono taglio massiccio di alberi, occupazione di aree verdi, ruspe all’opera ovunque, per creare una città di sport, di divertimento, di shopping. Il rischio è di creare una Las Vegas montana, un agglomerato di alberghi e residence di lusso senza una “relazione vera” tra l’uomo e la montagna.

In questo quadro le cime dolomitiche svolgeranno la loro funzione “virtuale” di cartolina e i dubbi e le perplessità sulle “conseguenze future” delle ferite inferte al suolo, alla roccia, al paesaggio, al bosco e agli animali che ci vivono, ai torrenti, ai pendii, spariranno dalla mente dell’Homo Sapiens, sopraffatto da una sorta di delirio di onnipotenza sulla natura.

Io credo ci sia un’altra strada per il rilancio di Cortina e della montagna bellunese che, tra l’altro, non necessariamente dovrebbe passare attraverso l’organizzazione di un mondiale di sci.

Innanzi tutto bisogna pensare a un sostanzioso ripopolamento dei paesi della Valle del Boite, oggi ritenuti solo degli ostacoli da attraversare per poter giungere a Cortina.

Per ripopolare le valli e le montagne del Cadore si devono incentivare le attività agricole e pastorali ai 1400/1500 metri, la silvicoltura con tutta la filiera del legno (dalla segheria all’artigianato, dal legno come fonte rinnovabile alla bioedilizia), la ristrutturazione secondo criteri architettonici ed ecologici degli immobili vetusti dei paesi e dei paesini della valle per adibirli alla ricezione turistica, la mobilità dolce (rete di piste ciclabili).

Ma l’idea più coraggiosa e innovativa, quella che consentirebbe di cambiare marcia nella declinazione della parola “sviluppo”, potrebbe essere quella di ripristinare la linea ferroviaria Calalzo-Cortina, magari cominciando subito un primo stralcio. Altro che aeroporto a Cortina. Tale iniziativa avrebbe una ricaduta eccezionale, sia dal punto di vista ecologico, sia dal punto di vista turistico, se venissero previste fermate nei paesi oggi solo transitati dal turismo diretto verso la perla delle Dolomiti. Queste sono solo alcune idee con cui si può cercare di rilanciare la montagna.
Per l’evento sportivo in senso stretto invece vanno tenute in considerazione, oltre alle osservazioni precedenti sui cattivi interventi che creano dissesto idrogeologico, le condizioni di partenza. Cortina ha già ospitato nel 1956 le Olimpiadi invernali e ha dei vecchi impianti, alcuni dei quali, vedi trampolino, in disuso. Cortina non è come un piccolo paesino sperduto della montagna siberiana o del deserto dell’Arizona: è una piccola città con strade, alberghi, prime case e seconde case, un’entità quindi già molto cementificata.

Si dovrà quindi privilegiare per la costruzione degli impianti sportivi il riuso di manufatti già presenti sul suolo cementificato di Cortina, decentrando in altre realtà comunali o territoriali, aventi cubature da riutilizzare, la realizzazione di alcune opere. La lotta al dissesto idrogeologico inizia nel momento in cui si pianifica un intervento che può impattare sull’equilibrio che la natura ha saputo mantenere, variare o rigenerare senza prodursi in fenomeni devastanti.

I cambiamenti climatici e l’avidità dell’uomo hanno rotto questo equilibrio e ora ne paghiamo le conseguenze. Vogliamo prenderne atto o preferiamo insistere su progetti che non danno opportunità di un dignitoso benessere per tutto l’anno e a tutti i paesini che fanno parte della montagna bellunese?

Posted on Lascia un commento

Il paese delle mille e una nozze

Troviamo sul Gazzettino, nel classico stile giornalistico-salottiero, la notizia riportata da Marco Dibona che a Cortina d’Ampezzo le nozze civili sono diventate itineranti: gli sposi possono scegliere la sede. Sposarsi all’aperto, invece che nell’austera aula del municipio, adesso a Cortina si può, grazie a un apposito regolamento approvato dal comune. E c’è anche il “pacchetto”: fiori, pranzo e musica.

A leggere il breve articolo che riportiamo qui sotto ci emozioniamo ben poco, anzi come al solito ci cascano sempre di più le braccia. La mercificazione montana tocca anche i matrimoni, nessun luogo si salva, nessun uomo. L’offerta per il momento include anche voletti in elicottero, ma io vorei andare oltre. Perché non mettiamo a menù anche l’elimatrimonio? Che cosa ci può essere di più esaltante, di più costosamente élitario, che una bella cerimonia di nozze in cima a qualche montagna, meglio se innevata? E’ o non è un’idea?

Pensate a quante rotazioni per portare su il sindaco (o chi ne fa le veci), gli sposi, i testimoni, i parenti, gli amici. Uno sballo! E senza guide alpine!

Paese1001nozze-matrimoni particolari  132 _C6K3324 ¬ D G Bandion

Matrimoni da favola: pacchetti tutto incluso che oltre al luogo propongono soggiorni romantici e addobbi
Cortina, il paese delle mille e una nozze
La “perla delle Dolomiti” offre la possibilità di sposarsi davanti alle Tofane o su una pista da sci o in malga
di Marco Dibona (da Il Gazzettino di mercoledì 6 maggio 2015)

Sposarsi in montagna, davanti alla Tofana, oppure su una pista da sci, o in malga, al limitare di un pascolo incantato, davanti alle verdi acque di un laghetto alpino, o ancora allo stadio Olimpico. A Cortina arrivano da tutta Italia, molti anche dall’estero, per celebrare il matrimonio immersi nella natura, fuori dall’austera aula del municipio. E il Comune ha varato un regolamento apposito per offrire opportunità davvero uniche e indimenticabili. Così le nozze diventano un prezioso veicolo di promozione per il consorzio turistico, che propone pacchetti completi, nel verde brillante della primavera, nel bianco magico dell’inverno: dalle attività sportive e ricreative, abbinate alla cerimonia, sino a gastronomia, musica tradizionale, classica o folcloristica. A disposizione delle coppie, su richiesta, c’è pure il servizio di wedding planner, per curare ogni aspetto logistico e creativo. Nell’iniziativa sono coinvolti operatori locali che seguono con cura tutti i dettagli: inviti, menù, addobbi floreali, bomboniere, fotografo e accompagnamento musicale. La cerimonia può essere in grande stile o raccolta, sulla panoramica terrazza del rifugio da raggiungere in funivia, oppure nella radura nel bosco, per una cerimonia intima e discreta. L’offerta Romantic resort può comprendere gli sci ai piedi, la guida dei bolidi su una pista ghiacciata, il volo in mongolfiera o in elicottero, le evoluzioni con lo snowkyte, la vela appesa al vento. Per l’estate c’è la mountain bike sul sentiero, la discesa in gommone sul torrente, l’arrampicata in roccia o sulla via ferrata.

Paese1001nozzeSono già numerosi gli alberghi, i ristoranti, i rifugi alpini che hanno chiesto al comune di poter accogliere le cerimonie e la giunta ha concesso le autorizzazioni: è necessaria una sala idonea, con opportuni requisiti. Va comunque rispettata la forma, con la presenza del sindaco, di un suo delegato, oltre al gonfalone del comune, lo stemma della municipalità, a dare ufficialità al luogo. Fra i primi a mettersi a disposizione degli spo- sini c’è stato il rifugio Col Dru- scié, sulla cima panormica del colle, già scelto da diverse coppie. Lì sotto, nel bosco, c’è il Lago Ghedina. In montagna i rifugi Scoiattoli, alle Cinque Torri; Po- medes, sulla Tofana. Per la gastronomia, si va dalla tradizione ampezzana di malga Pezié de Parù alla ricercatezza di baita Fraina. Chi vuole respirare la gloria storica e sportiva di Cortina, sceglie lo stadio Olimpico, sede dei Giochi del 1956. Nei «romantic hotel» ci sono poi tante attenzioni particolari per gli sposini: dal piccolo pensiero floreale al servizio in camera, da speciali trattamenti nell’area benessere a indimenticabili cene a lume di candela. Se poi, malgrado tutto, nonostante l’incanto, le cose dovessero andare a finire proprio male, c’è la via d’uscita: proprio ieri la giunta comunale ha aderito alla norma nazionale per il divorzio breve ed economico. La richiesta, una rapida pratica, una marca da bollo e si è di nuovo liberi. Magari per altre, indimenticabili nozze.

Magari in elicottero…

Paese1001nozze-46569