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Premiata Funivia Skyway

Premiata Funivia Skyway

Della nuova funivia che dal 2015 collega Courmayeur alla Punta Helbronner molto si è detto e scritto: terreno di scontro tra chi vorrebbe preservare l’alta montagna dall’invasione numerico-aziendale-hightech e chi invece, aperto alle più nuove e mirabolanti sperimentazioni d’ingegneria e architettura, vede la montagna e qualunque altra zona selvaggia come un attraente territorio da colonizzare per quei grandi investimenti cittadini della cui cultura indotta la nostra società è intrisa fino al midollo.

Partenza di Skyway e zone parcheggio in località Pontal d’Entréves (Courmayeur)
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In questo articolo vogliamo occuparci del perché il 23 settembre 2016 la Skyway abbia vinto, nella categoria unexpected location, la prima edizione del prestigioso premio Best Location Awards. Al concorso partecipavano una ventina di spazi e location tra i più interessanti in Italia che si distinguono per la loro particolarità e per la loro natura polivalente.

Di questo premio è stata data notizia trionfante su molti notiziari online. MontagnaTv, per esempio, cita senza alcun commento le parole dell’assessore al Turismo della Valle d’Aosta Aurelio Marguerettaz: “La potenzialità della nuova e avveniristica struttura ubicata tra i ghiacciai era già conosciuta a ADC Group, organizzatore del premio all’interno del programma del Festival italiano degli Eventi e della Live Communication 2016. Il riconoscimento ottenuto dall’impianto funiviario, che è diventato in qualche sorta simbolo della Valle d’Aosta che guarda al futuro, si inserisce in una più vasta politica di promozione della Valle d’Aosta. Una politica che punta a far diventare la regione centro di eccellenza per l’accoglienza in location uniche e simboliche”.

Partenza di Skyway in località Pontal d’Entréves (Courmayeur)
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Il premio BEA – Best Location Awards è un’idea dell’ADC Group, realizzata in collaborazione con la rivista e20 e l’Annual degli Eventi.
Il concorso è stato gestito all’interno del già ben affermato Festival italiano degli Eventi e della Live Communication 2016, una convulsa due giorni interamente dedicata al settore, con workshop, momenti di networking e di formazione.

Nel successo di un evento, il luogo in cui questo si tiene gioca un ruolo fondamentale: per ciò il premio è stato ideato, per celebrare le migliori location e venue (sedi) in Italia a giudizio di una giuria composta dalle più qualificate aziende e agenzie. Il premio vuole illustrare la diversità, l’eccellenza e la natura polivalente delle location, da quelle più classiche a quelle ‘unexpected’, luoghi solitamente destinati ad altro utilizzo ma che hanno aperto le porte agli eventi. E vuole rappresentare un vero e proprio marchio di qualità.

Pavillon du Mt. Fréty, Cave Mont Blanc
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I candidati al BLA devono passare l’esame di ben due giurie: una corporate, formata dai 38 giurati del Bea Italia, e una composta dai 25 rappresentanti delle agenzie candidate allo stesso Bea Italia, per un totale, quest’anno, di 63 giurati.

I giurati hanno espresso il proprio voto sulla base dei seguenti criteri:
– Architettura e design esterno
– Flessibilità e versatilità
– Arredamento e design interno
– Logistica/accessibilità
– Compatibilità ambientale
– Tecnologia e innovazione.

Immaginiamoci la scena, ogni parere espresso su più livelli tecnici, con il linguaggio aziendale dei tecnocrati e dei tecno-comunicatori.

Pavillon, Monte Bianco Store
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Pavillon, terrazza
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Alla fine i BLA – Best Location Awards sono stati premiati venerdì 23 settembre 2016 nel corso della cerimonia BEA, allo Spazio Cavallerizze del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ‘Leonardo da Vinci’ di Milano.

Ed ecco i vincitori delle cinque categorie (la sesta, Miglior dimora storica, è stata cancellata):

Miglior centro congressi-auditorium:
Palacongressi di Rimini

Miglior location culturale/sportiva (musei/spazi d’arte/spazi teatrali/cinema/parchi a tema/stadi, ecc.):
Blue Note

Pavillon, ristorante
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Pavillon, auditorium
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Miglior location alberghiera per eventi/congressi/incentive:
Grand Hotel Villa Torretta – MGallery by Sofitel

Miglior spazio polifunzionale (ex strutture industriali, laboratori, opifici, ecc.):
Officine del Volo, primo premio
Stazione Leopolda, secondo premio
Superstudio Più
, terzo premio

Unexpected location (spazi e strutture fuori dagli schemi):
Skyway Monte Bianco, primo premio
Cinecittà Studios
, secondo premio
Acquario di Genova
, terzo premio

Il presidente dell’ADC Group Salvatore Sagone conclude la premiazione entusiasticamente con un “Diamo l’appuntamento alla prossima edizione, sicuri che il BLA riesca ad affermarsi di anno in anno. Lunga vita a questo premio!”.

Punta Helbronner, terrazza panoramica a 360°
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Punta Helbronner, Sala Monte Bianco
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Considerazioni
E’ importante chiarire che il premio è stato dato non alla funivia in quanto tale, bensì sostanzialmente alla “Sala conferenze e cinema” costruita alla stazione intermedia del Pavillon. Questa struttura, già di natura inserita a forza in un ambiente così decisamente suggestivo, secondo la giuria è meritevole per come è stata costruita e per tutti gli entertainment ludico-culturali che la circondano (dei quali faremo elenco tra poco).

Per il panorama scenografico unico che offre, Skyway si è autodefinita l’ottava meraviglia del mondo. Su questo si può abbondantemente discutere, ma è indubbio che Skyway sia un gioiello di design e innovazione tecnologica all’avanguardia che offre spazi particolari e molteplici servizi nel rispetto di un ambiente che però dell’originario ha più solo la cornice e dunque è stato fortemente modificato. Sappiamo tutti che in precedenza le strutture ricettive (Pavillon, rifugi Torino vecchio e nuovo, Punta Helbronner) del vecchio impianto erano assai scadenti in termini di rispetto per l’ambiente. La nuova progettazione ha dato un colpo di spugna a una situazione che il famoso “Canalone del Cesso” ben rappresentava. E sappiamo anche quanto il vecchio impianto fosse vetusto e oneroso per la sicurezza. Di queste novità siamo tutti lieti, ma la radicale e irreversibile modifica ambientale che il progetto Skyway ha perpetrato fa superare, almeno nell’opinione di molti, le gioie dell’attuale efficienza ambientale.

Il premio vorrebbe sancire, con precisione, che tutto ciò che è stato creato attorno a Skyway sia la perfetta rappresentazione della “montagna del futuro”. Come le altre entità premiate, dall’Aquario di Genova alla Stazione Leopolda, tanto per citare le più note. Un premio davvero pericoloso per l’esempio che ne deriva e quindi per le possibili imitazioni: per il gioco al massacro della montagna che potrebbe andare avanti per anni fino alla prossima glaciazione, condotto da chi è spinto a superare la concorrenza.

Perché continuiamo a ritenere, e questo premio ci rafforza nella nostra convinzione, che, a dispetto della bravura e buona fede di chi ha ideato Skyway e a dispetto di chi ci lavora credendoci, sia un’esagerazione (che pagheremo cara) l’avervi realizzato attorno una sala conferenze da 150 posti con la solita “vista mozzafiato sul Monte Bianco”, due sale meeting modulabili, due ristoranti a supporto delle sale conferenze, un bistrot presso la stazione di Punta Helbronner, un’invadente (quanto perfetta e ammirevole) terrazza panoramica di 14 metri di diametro con vista a 360° sulle cime più alte delle Alpi; troviamo che la bellissima Cave Mont Blanc, la cantina in cui si lavora il vino con un metodo sperimentale oltre i 2000 metri, sia sprecata lassù dove l’uva non attecchisce e dove tecnicamente c’è altro da fare; riteniamo che lo Skyway Monte Bianco Store, con i suoi piccoli gadget, prodotti gastronomici locali, oggetti in legno, accessori per l’abbigliamento per l’alta quota, creme solari e tanto altro ancora, pur nella sua apparente innocenza sia l’esatta riproduzione in quota (e bonsai) di un qualunque supermercato di periferia industriale, un “non luogo” per eccellenza, guarda caso abbinato all’immancabile parco giochi per i bambini (Skyway For Kids); il teatro rutilante continua con la Sala Monte Bianco, un’immensa vetrata sul massiccio d’Europa, così a sbalzo sul gigante delle Alpi che si è autorizzati a dubitare che sia ancora lui il protagonista, con gli schermi multimediali sulle pareti che intanto narrano la storia dell’alpinismo (ma c’è ancora un alpinismo?).

Operai costruiscono la funivia (1946) inaugurata poi nel 1948
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La Palud, la funivia in servizio dal 1948 al 2014
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E, infine, troviamo megalomane una capacità oraria di trasporto di 800 passeggeri per il primo tronco al Pavillon e di 600 per il secondo a Punta Helbronner: ma che possono fare migliaia di persone ammassate assieme nelle due stazioni? Guardare di fretta, mangiare, comprare. Viene in mente (Amarcord) l’anduma, ciavuma e futuma, bei fieui” della maîtresse piemontese di felliniana memoria. Aggiungerei: paguma. Ma soprattutto: che esperienza potranno mai avere questi turisti curiosi della montagna? Probabilmente quella del gran bazar tecnologico. E non parlo di coloro che, come tante volte è stato detto, si avventurano sul ghiacciaio con equipaggiamento “improprio”.

Peccato, perché la bellissima esposizione permanente di cristalli della sala Hans Marguerettaz e, nei mesi estivi, il Giardino Botanico Saussurea con le sue 900 specie di piante alpine incredibilmente rare, sono due meraviglie: che avrebbero meritato un po’ più di privacy e concentrazione.

Giardino Botanico Saussurea
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Il Sasso Prois

Se oggi Courmayeur è quello che è lo deve alle guide alpine e agli alpinisti che videro in quella località l’essenza stessa del salire le montagne, dopo secoli e secoli di disinteresse totale dell’umanità: perché lì è il Monte Bianco, quello più alto di tutti.

Guide e alpinisti, con la loro passione e le loro imprese, hanno creato una nuova sensibilità, quella che ancora oggi, in qualche modo distorto, attira sciatori e turisti e fa esclamare “oohh!” di fronte a certi panorami che, in epoca prealpinistica, suggerivano solo orrore.

Il Sasso Preuss visto da Walter Bonatti. Foto: Walter Bonatti.
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Gli alpinisti conoscevano un masso erratico, circondato dai prati. Io stesso lo ricordo bene, eravamo negli anni ’60. Un masso che un tempo era un pezzo di storia e che oggi l’odierna insensibilità e l’assoluta ignoranza hanno circondato di totale disinteresse.

Gianluca Strata: “Già qualche anno orsono avevo segnalato, anche con foto, lo stato indecente del luogo; dopo poco si prospettò, in quella zona, l’attuale iniziativa di edilizia “prima casa residenti”. Con un paio di amici ci ripromettemmo di fare qualcosa per la salvaguardia e il recupero di quella importante memoria storica (tipo la fessura Kosterlitz di Ceresole). Ne venne fuori un piccolo “topo” con una decina di passaggi (oggi li chiamano di boulder). Ci fu assicurato che anche i proponenti condividevano l’obiettivo: addirittura la società si chiamava Prois! Certo la fonetica aveva giocato un brutto scherzo. Ora, quello che lascia interdetti è che in un’epoca in cui si abusa del termine “tradizione”, anche questa memoria storica sia cancellata”.

Luglio 2016
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 Agosto 2016
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Agosto 2016
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Il Sasso Prois
di Enrico Camanni
Era meglio se ne facevano ghiaia. Molto meglio. Se non frega niente dell’alpinismo, se la memoria va colata nel cemento come un testimone scomodo, allora, vi prego, risparmiateci la speculazione verniciata con la pennellata di storia. Il sasso Preuss, a metà strada tra Courmayeur e Entrèves, è stato un luogo di culto per gli scalatori di mezzo secolo. Si trovavano in mezzo al prato nelle giornate dal tempo incerto e provavano i passaggi come facciamo tutti quando le montagne sono imbronciate. Il grande Paul Preuss aveva salito il muro impossibile, Gabriele Boccalatte volteggiava sulle sue tracce, pare che Giusto Gervasutti non si esibisse ma magari ci veniva la sera, di nascosto, a provare il boulder anche lui. Adesso il Sasso Preuss è diventato www.prois.it e resterà lì nel cemento, in un angolo triste del nuovo complesso residenziale, come quei libri soli sullo scaffale vuoto della libreria. Meglio ghiaia, credetemi.

Agosto 2016: le Maisons Prois in costruzione
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Filip Babics in arrampicata sul Sasso Preuss, maggio 2014: già si intravvede, a destra, il cantiere
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Commenti:
Roberto Rey
: “Complimenti ancora, Courmayeur!”.
Matteo Cresti: “Il sito indicato non accenna minimamente al Sasso, segno che l’impresa lo vive come un semplice vincolo paesaggistico da non valorizzare”.
Francesco Sisko: “Ci sono almeno 4/5 hotel totalmente abbandonati e vi lamentate di un sasso? Tra l’altro lo stanno pure preservando…”.
Marcello Mussillon: “Se ci tenevano tanto potevano fare una mega colletta, comprare i terreni e preservare tutto ciò che volevano. Parlare a posteriori tutti bravi…”.
Daniele Bonini: “Che tristezza!”.

Il Sasso Kosterlitz
Nel 1972 l’alpinista scozzese Mike Kosterlitz saliva da solo e slegato la fessura di 8 metri cui fu dato il suo nome su un masso in Valle dell’Orco, sotto al Sergent, vicino a Ceresole Reale. Nel 1978 Roberto Bonelli riuscì a ripetere l’impresa. Alla fine degli anni ’90 il masso, pur risparmiato dalle ruspe e dall’esplosivo, fece la fine poco dignitosa d’essere circondato dal cemento, nell’ambito della “ristrutturazione” stradale della provinciale della valle.

Valle dell’Orco (TO), Masso Kosterlitz, fessura Kosterlitz: 2a ascensione, Roberto Bonelli, 30 maggio 1978
Valle dell'Orco (TO), Masso Kosterlitz, fessura Kosterlitz, 2a ascensione (Roberto Bonelli, 30.5.1978)

Altro climber sulla Fessura Kosterlitz
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Il Masso Kosterlitz e la Fessura Kosterlitz oggi
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La Società Prois Group Srl (da www.prois.it)
Prois Group Srl propone in vendita il nuovo complesso immobiliare Maison Prois, localizzato in Comune di Courmayeur, Strada per Entrèves, composto da alloggi di varie metrature ad oggi ancora personalizzabili. Maisons Prois è un complesso residenziale destinato alla residenzialità PRIMA CASA. Gli alloggi possono essere acquistati da RESIDENTI e da SOCIETÀ o OPERATORI COMMERCIALI che prestino servizio sul territorio comunale. Maisons Prois è composto da tre corpi edilizi di quattro piani fuoriterra, ampi spazi verdi ed aree di parcheggio e servizio interrate. Tutti gli alloggi sono dotati di giardino o ampi terrazzi, cantina, posto auto coperto e scoperto. Prois Group Srl propone 60 NUOVI ALLOGGI IN CLASSE A, con garanzia postuma decennale a partire da €/mq 3.500. Nel Comune di Courmayeur Maisons Prois rappresenta una opportunità unica di investimento a prezzi accessibili, in relazione soprattutto alla qualità del costruito, all’ottimizzazione dei consumi energetici ed ai minimi costi di gestione condominiale previsti. Per aiutare all’acquisto, la Banca di Credito Cooperativo Valdostana, partner finanziario dell’operazione, propone finanziamenti specifici e dedicati agli operatori economici, a tassi agevolati.

Rendering del complesso Maisons Prois. Si vede, in basso a sinistra e stilizzato, il Sasso Preuss. Da osservare che, al contrario di come il disegno ci vuole far credere, l’intero complesso è immerso in una vera e propria selva di altri condomini

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La nuova funivia del Monte Bianco

La nuova funivia del Monte Bianco
a cura di Mountain Wilderness Italia

In occasione dell’odierno ventisettesimo anniversario della famosa manifestazione di Mountain Wilderness per lo smantellamento del tratto funiviario sulla Vallée Blanche del Monte Bianco, pubblichiamo un aggiornamento della vicenda.

Abbiamo sempre saputo che eliminare il collegamento Punta Helbronner-Aiguille du Midi era ed è pura utopia. Ventisette anni fa era però d’obbligo cominciare a dire “basta” nel modo più forte possibile. Al contrario, la funivia che da La Palud sale al Colle del Gigante fa parte ormai della storia e nessuno si sogna di ventilarne lo smantellamento. Non si può tuttavia tacere che, ove per avventura essa non fosse stata mai costruita e se ne volesse proporre oggi la realizzazione, l’opposizione sarebbe totale, drastica e universale. Si tratterebbe insomma di un autentico scandalo, a livello mondiale. La presenza in alta quota dell’impianto, così come lo conosciamo, e delle squallide strutture in cemento armato che lo rendono fruibile, rappresentano infatti, al di là di ogni dubbio, una grave “vulnus” all’integrità di un ambiente naturale non solo di straordinaria bellezza panoramica, ma anche carico di eccezionali significati culturali, legati alla storia dell’alpinismo.

Mountain Wilderness, Punta Helbronner, 16 agosto 1988
Mountain Wilderness, Punta Helbronner, 16 agosto 1988

Pur non essendo del tutto convinti della necessità di ammodernare radicalmente l’impianto attuale, non ci saremmo opposti al progetto, purché esso non prevedesse una ulteriore aggressione ambientale, ma si proponesse solo come cauta razionalizzazione dell’esistente, orientata soprattutto verso i problemi della sicurezza.

Invece assumere come modello da raggiungere e superare, in termini di portata oraria e di offerte collaterali, l’impianto che a suo tempo ha profanato irreversibilmente l’Aiguille du Midi, sul versante francese, è stato insensato non solo per quei motivi culturali ed etici di cui oggi le amministrazioni pubbliche e gli imprenditori privati credono impunemente di potersi fare gioco, ma anche per evidenti calcoli di previsione economica. Courmayeur non è e non diventerà mai una seconda Chamonix. Qualunque rincorsa in una simile direzione sarebbe destinata al fallimento e provocherebbe una ulteriore devastante degradazione ambientale, senza valide contropartite economiche nel medio e lungo periodo. I rispettivi bacini d’utenza turistica, attuali e potenziali, sono e resteranno sempre numericamente molto diversi.

Per una serie di ragioni che la stessa società proprietaria delle Funivie del Monte Bianco ha messo in rilievo, l’affluenza del pubblico sugli impianti era dimezzata nello spazio di dodici anni. Nel 1991 vennero registrati 150.000 passaggi, nel 2002 solo 70.000. Questa emorragia pare sia dovuta principalmente alla benemerita decisione delle autorità francesi di vietare per sempre la pratica dello sci estivo sulla superficie del ghiacciaio del Gigante e alla dimostrata pericolosità della pista di sci invernale che scende dalla stazione intermedia del Pavillon. Chi conosce il Monte Bianco sa bene che la nuova offerta, per quanto rutilante, non eliminerà tali ragioni di disaffezione. Di conseguenza portare la capacità di carico dell’impianto da 250 a 800 passeggeri l’ora rappresenta una decisione non solo gravida di danni ambientali ma anche fondata su un assunto improbabile. E’ forte il rischio che la realizzazione dell’opera porti denari solo nelle tasche dei progettisti e di chi li protegge e finanzia, forse non del tutto disinteressatamente. Trascorso un primo momento di curiosità, solo una frazione delle folle ottimisticamente previste continuerà a sobbarcarsi la non indifferente spesa del biglietto, per andare a tremare di freddo di fronte al versante della Brenva, al quale dedicherà comunque tutt’al più qualche rapida occhiata, per poi rintanarsi nei bar, nei ristoranti, nelle sale da gioco, all’interno della nuova, amplissima e avveniristica stazione d’arrivo, sulla Punta Helbronner. Giova segnalare, tra l’altro, che la stessa Punta Helbronner rientra totalmente nell’elenco dei SIC (Siti di Interesse Comunitario dell’Europa, n° IT 1204010). Come i progettisti hanno aggirato i divieti connessi con tale qualifica?

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Particolarmente inquietante è stato l’abbattimento delle discrete strutture d’accoglienza del Pavillon, sulle quali ancora aleggiava una simpatica atmosfera ottocentesca, per sostituirle con un gigantesco complesso, fornito addirittura di auditorium e sala cinematografica. Cosa ha a che fare tutto ciò con lo spirito della montagna? Vale la pena ricordare a questo proposito che la conclamata giustificazione dei costruttori di impianti a fune, ovunque sulle Alpi, è sempre stata quella di portare la montagna e le sue incontaminate bellezze alla portata anche di chi non se la sente di salire verso le vette con i propri piedi. Noi abbiamo sempre considerato tali affermazioni strumentali e mistificatorie. La nuova realizzazione è, purtroppo, la dimostrazione lampante che avevamo ragione. Qui la montagna non c’entra. Non c’entrano i suoi valori , la sua vocazione e il suo richiamo. La logica è unicamente quella del profitto immediato, a tutti i costi. Immediato: perché nell’arco di qualche anno questa ingiustificata aggressione lascerà in eredità alle comunità della valle soltanto alcune sinistre “cattedrali nel deserto”, sovradimensionate ed economicamente ingestibili. Allora però sarà troppo tardi per tornare indietro.

Aveva perfettamente ragione l’associazione Pro Mont Blanc quando, descrivendo i rischi e la miopia del progetto attualmente realizzato, sosteneva che Courmayeur si trovava davanti a un bivio gravido di conseguenze. Doveva scegliere tra le lusinghe, quasi certamente menzognere, di un turismo di massa “mordi e fuggi”, e il coraggio lungimirante di ritagliarsi una specificità d’elite, che ne facesse, ancora più di quanto già lo fosse, una località turistica appetibile perché unica; ricercata da un pubblico qualificato e sempre più motivato. La comunità di Courmayeur stava già pagando sulla propria pelle l’errore di aver concesso la costruzione, sul suo territorio, dell’autostrada. E questo è il definitivo colpo di grazia.

Questi i fatti. Ma al di là dei fatti è la proposta “culturale” che tali fatti sottintendono e promuovono a rendere perplessi. Tutta l’operazione rispecchia un atteggiamento nei confronti dell’integrità dell’alta montagna arrogante e banalizzante, in una prospettiva di sfruttamento ludico-consumistico di bassissimo conio, al di là delle trovate architettoniche. Le Alpi sono ancora in gran parte un “continente” d’alta quota libero dalle cicatrici infette prodotte dagli interessi aggressivi delle forze economiche che continuano a orientare i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali, ottenendone spesso il consenso. Luoghi privilegiati ma sempre più fragili in cui chi davvero lo voglia può ancora sperimentare un incontro con la natura autentico e non condizionato. In tale prospettiva il massiccio del Monte Bianco dovrebbe porsi e essere difeso come il centro di eccellenza di questo “continente” e del suo fondamentale ruolo etico e culturale; vediamo invece che proprio lassù si concentrano oggi i più dannosi progetti di sfruttamento. Il silenzio grandioso dei ghiacciai umiliato dal continuo sfarfallare di elicotteri e aerei turistici, l’edificazione di rifugi sempre più invadenti e simili ad alberghi, le vette trasformate in terrazze panoramiche con pavimenti di vetro per sperimentare senza pericolo il brivido del vuoto: tutto conduce verso la riduzione dell’esperienza possibile in direzione di uno svago da luna park. Gli spazi per i quali questa deriva consumistica possa restare un caso isolato di incultura e non le sia permesso di estendere il contagio, si sono ormai estremamente ridotti.

Ma, tanto per non farci accusare di essere eccessivamente di parte, ecco qui di seguito come i nuovi impianti vengono pubblicizzati (da http://www.courmayeurmontblanc.it/it/sul-monte-bianco-in-funivia). E ne approfittiamo per fornire al lettore anche maggiori dettagli:

L’ottava meraviglia del mondo, un viaggio emozionante tra panorami mozzafiato!
A Courmayeur Mont Blanc vivi un’emozione unica a due passi dal cielo. Con il nuovo impianto Skyway Monte Bianco puoi raggiungere i 3466 m di Punta Helbronner e trovarti al cospetto del Monte Bianco e dei 4000 d’Europa, in soli 10 minuti.

Toccare il cielo con un dito? A Courmayeur è possibile. Raggiungi Pontal d’Entrèves per cominciare la più emozionante escursione sul Tetto d’Europa, grazie al nuovo impianto Skyway Monte Bianco.

Oltre duemila metri di dislivello in 10 minuti per ritrovarsi nel cuore del Massiccio del Monte Bianco, sulla magnifica terrazza circolare di Punta Helbronner da cui si può godere di una vista a 360° su tutto l’arco alpino: dalla cima del Bianco, che con i suoi 4810 metri di altezza domina l’orizzonte, al Dente del Gigante, lo sguardo si perde tra seracchi e torri granitiche dalle sfumature pastello. All’orizzonte i celebri “4000” d’Europa: il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso.

D’estate e d’inverno con le Skyway Monte Bianco non ti annoi mai!
Se sei alla ricerca di pendii mozzafiato e discese in neve fresca puoi provare i favolosi itinerari fuoripista che dall’arrivo della funivia, in pochi minuti di cammino, portano verso Courmayeur e Chamonix. Dalla mitica Vallée Blanche, un suggestivo itinerario di circa 20 km sul versante francese, che si snoda lungo l’imponente lingua di ghiaccio della Mer de Glace, al ghiacciaio del Toula, fuoripista tutto italiano, il divertimento è assicurato. Se sei “slow”, ti segnaliamo il campo ciaspole del Pavillon du Mont Fréty a 2173 m (1a stazione Skyway Monte Bianco), nato dalla collaborazione con la ditta Ferrino.

La passeggiata lungo il “Sentiero dei Giganti”. Un suggestivo percorso panoramico estivo che unisce il rifugio Torino Vecchio (3375 m) al rifugio Torino Nuovo, con la sua meravigliosa terrazza sul Bianco, raggiungibile con un ascensore da Punta Helbronner.

L’escursione in Funivia sul Tetto d’Europa inizia a Pontal d’Entrèves 1300 m, frazione di Courmayeur. In quattro minuti gli impianti di risalita portano alla prima stazione, il Pavillon du Mont Fréty, a 2173 metri di altezza. Qui c’è l’Oasi Naturalistica che ospita il giardino alpino Saussurea, il più alto d’Europa, oltre che un’ampia terrazza solarium e un’attrezzata rete di sentieri che consente di passeggiare fino ai ghiacciai, mentre all’esterno, i visitatori possono visitare il giardino botanico, vari percorsi di avvicinamento alla natura e il solarium, mentre all’interno si trovano due ristoranti, un bar, una sala convegni/eventi/cinema da 150 posti, un piccolo shopping center e una cantina di vinificazione

Goditi il relax e la buona cucina in quota
Il ristorante bar Bellevue 2173 m con due sale rispettivamente da 100 e 50 posti, direttamente affacciato sulla Val Veny e sul fantastico panorama del Monte Bianco, offre piatti che ripercorrono la tradizione valdostana dove non possono mancare la polenta e la selvaggina, unitamente alla grande cucina internazionale.

Skyway Monte Bianco
Le Funivie Monte Bianco, nate a metà nel XX secolo (1940, NdR) dal sogno visionario del conte Secondino Lora Totino, si sono trasformate in una meraviglia tecnologica, un’opera ingegneristica di rilevanza mondiale, capace di offrire un’esperienza di viaggio memorabile: Skyway Monte Bianco.

Skyway Monte Bianco non è più un semplice mezzo di trasporto, ma veicola emozioni da vivere in una dimensione eccezionale, sospesi in equilibrio tra terra e cielo. Le trasparenze delle cabine che salgono silenziose, il design delle stazioni in vetro e acciaio, le installazioni multimediali sorprendono i visitatori e li accompagnano dolcemente e in sicurezza alla scoperta del Tetto d’Europa. Seppur notevoli, le dimensioni dell’opera non rubano mai la scena all’unica vera protagonista, la montagna: il contatto con la natura –vegetazione di montagna, neve, pietra, vento – restituisce la freschezza di un’esperienza sensoriale autentica ed emotivamente coinvolgente. Il turista, non più spettatore, si sente parte del mondo che osserva.
Skyway Monte Bianco è l’immagine di un’impresa tecnologica e ingegneristica incredibile, inedita, avvenuta nel massimo rispetto di un ambiente unico, un patrimonio dal valorizzare e tutelare per le prossime generazioni: il Monte Bianco, autentico cuore e motore di questa avventura.

Definite l’Ottava Meraviglia del Mondo, le Funivie sono la storica porta d’accesso per alcuni tra i tesori più inestimabili del Bianco. La terrazza circolare, in cima a Punta Helbronner 3466 m, dove restare senza fiato per la bellezza del panorama è inevitabile, è il punto più vicino alla vetta del Monte Bianco raggiungibile con mezzi di trasporto nonché partenza per numerosi percorsi alpinistici. Per gli amanti del freeride da qui partono alcuni tra i più bei fuoripista delle Alpi: quello del ghiacciaio del Toula, del Marbrées, i 24 km della Vallée Blanche che conducono fino a Chamonix, nonché il maestoso ghiacciaio della Brenva e la zona dell’Aiguille d’Entrèves. In estate si accede al giardino botanico alpino Saussurea.

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Le stazioni
Le tre stazioni: Pontal d’Entrèves 1300 m, Pavillon du Mont Fréty 2200 m e Punta Helbronner 3466 m, sono collegate da due tronchi di funivia; si tratta di spazi protetti costruiti in vetro e acciaio, che in tutti e tre i casi si armonizzano con l’ambiente circostante. La nuova stazione di partenza di Pontal d’Entrèves, che sostituisce quella storica di La Palud, è una struttura imponente, dall’aspetto aerodinamico, dotata di ampi parcheggi in parte interrati e in parte scoperti, che possono ospitare fino a 350 automobili e una decina di autobus. All’interno si trovano uffici informazione, bar, infermeria e biglietterie, oltre ai locali tecnici che custodiscono i potenti motori che azionano le cabine.

La stazione intermedia, del Pavillon du Mont Fréty, offre un contesto panoramico sui versanti contrapposti della Val Veny e della Val Ferret, valorizzato dalle grandi superfici vetrate degli edifici. All’esterno i visitatori possono visitare il giardino botanico, vari percorsi di avvicinamento alla natura e il solarium, mentre all’interno si trovano due ristoranti, un bar, una sala convegni/eventi/cinema da 150 posti, un piccolo shopping center e una cantina di vinificazione. La vecchia stazione sarà ristrutturata e trasformata in un’area museale.

L’ultima stazione è quella di Punta Helbronner, che, riproducendo la forma di un cristallo, si sviluppa principalmente in senso verticale e con terrazze a sbalzo. Qui si trova l’attrazione principale dell’impianto: la terrazza panoramica circolare di 14 metri di diametro che regala la straordinaria vista a 360 gradi su buona parte dei 4000 delle Alpi Occidentali: il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Cervino, il Gran Paradiso e il Grand Combin. All’interno, la sede della mostra dei cristalli, un ristorante self service, un bar, punti di informazione multimediali. I tanti schermi multimediali posti in tutte le stazioni, consentono al turista di apprendere, comprendere e conoscere la storia del luogo nel quale ci si trova. Anche in caso di maltempo non sarà stato un viaggio “a vuoto” ma una visita ricca di soddisfazioni e indimenticabile dove il respiro “dell’aria sottile” non sarà l’unico ricordo.

Le cabine
Le cabine, dalle linee sobrie e chiare, sono di forma semisferica, senza angoli né bordi: delle strutture ariose, leggere e estremamente sicure, in grado di evitare vibrazioni e rumori. Dotate di una maggiore capacità di carico (80 persone rispetto alle attuali 20), ruotano a 360 gradi lungo tutta la tratta, per offrire ai presenti una vista completa sulle vette circostanti grazie alle generose vetrature. Uno speciale sistema di riscaldamento evita che si formi condensa, mentre dei sensori e pannelli posti sotto il pavimento impediscono la formazione di ghiaccio. A bordo i visitatori trovano illuminazione a basso consumo con i led e impianti multimediali come tv, schermi per la proiezione di filmati e informazioni sul meteo, piste e rischio valanghe, orari e manifestazioni. Una telecamera posta sul pavimento trasmette invece le immagini del panorama sottostante. Particolari strumenti bloccano oscillazioni e rendono incredibilmente fluido il movimento delle cabine, adattandosi alla distribuzione e al peso del carico.

Carta d’identità di Sky Way Monte Bianco: i numeri
Dislivello complessivo: circa 2200 metri.
Stazione di partenza: 1300 m
Stazione Punta Helbronner: 3462 m
Quota terrazza panoramica dei Ghiacciai a Punta Helbronner: 3466 m
Tempi di salita: Pontal d’Entrèves – Pavillon du Mont Fréty: circa 4 minuti; Pavillon du Mont Fréty – Punta Helbronner: circa 5 minuti
Portata oraria: 800 persone primo tronco, 600 persone secondo tronco

Altre info www.montebianco.com