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Testimonianze

Testimonianza 1 (Ines Millesimi, Docente Storia dell’Arte presso Liceo Artistico “A. Calcagnadoro”)
Ieri sono salita ad Amatrice, posti di blocco, strade interrotte pericolose franate e impraticabili. Un pezzo di strada fatta in moto con un soccorritore del CNSAS Stazione di Rieti, Paolo. E’ di Amatrice, un borgo tra le montagne che ha una piccola attivissima sezione CAI. Poi siamo arrivati nella zona verde percorrendo il sentiero, con scarponi, zaino e casco. La Zona rossa era impraticabile e pericolosissima dopo le recenti scosse. Mi sembrava una guerra, un paese meraviglioso devastato, con pezzi di muri in bilico e tracce di vita pulsante a terra tra le macerie: il cestino della scuola, banchi, la campana del tetto dell’istituto comprensivo. Mobili di soggiorno appesi perché le pareti dei condomini erano tutte giù. In tv non si può comprendere questa furia devastante…

La scuola elementre di Amatrice, ristrutturata nel 2012 “in modo antisismico”. Peccato che hanno fatto cordoli di cemento solo sul tetto. Pesantissimo. Foto: Ines Millesimi
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L’Ufficio Scolastico Provinciale farà di tutto per consentire ai piccoli amatriciani l’inizio delle lezioni, previste per il 12 settembre. “Si vuole garantire ai piccoli tutto quello che serve, compatibilmente con le problematiche della comunità locale. Alcuni vogliono assolutamente rimanere, altri preferiscono andarsene”.

La stampa internazionale era tutta lì, i giornalisti spagnoli mi chiedevano come era possibile nel 2016 questa devastazione, con gli edifici pubblici che avevano avuto recenti ristrutturazioni secondo le norme antisismiche.
267 morti accertati fino ad ora, 49 ad Arquata, 207 Amatrice, 11 Accumoli… ancora tanti dispersi… la comunità di Amatrice si conta, intere famiglie sono state polverizzate.

La campana che era sopra alla scuola. In bronzo con fascio littorio, 1930. Foto: Ines Millesimi
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Il Sindaco di Amatrice dice che Amatrice è ormai da radere al suolo completamente. Il centro storico pieno di chiese, un borgo noto a tutti, è impossibile da restaurare….
Un paese che viveva di turismo, di prodotti di eccellenza gastronomica, pastorizia, la famosa amatriciana. Questo weekend ci sarebbe stata la sagra, ecco perché c’era tantissima gente, anche molti villeggianti da fuori.
I monti della Laga sono bellissimi, sono Parco. Frequentati da tutti noi, d’estate e d’inverno. Nel 2015 si era appena inaugurato l’Orto botanico sperimentale dei Monti della Laga e lo dirigeva Andrea, socio del CAI Amatrice che si è speso per la tutela ambiente montano, 29 anni, laurea alla Tuscia. Morto sotto le macerie.

Il problema è la logistica, in particolare l’identificazione delle vittime, le procedure non sono immediate.

Ines Millesimi
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Grande solidarietà nella macchina dei soccorsi, dei generi di prima necessità. Ora però serve raccogliere fondi per ricostruire questo paese. Non come è stato fatto a l’Aquila, ma come è stato fatto a Norcia! Non vogliamo ripetere gli scandali de L’Aquila. Il presidente del CAI di Amatrice individuerà con noi i microbiettivi e i progetti su cui intervenire, controlleremo ogni centesimo e per trasparenza pubblicheremo quello che faremo e quanto abbiamo speso. Ora pensiamo a sensibilizzare per la raccolta fondi e a stilare la lista dei volontari per dare una mano nei campi di accoglienza.
Un grazie a tutti i soccorritori. E al CNSAS della Stazione di Rieti i primi alle 4 di mattina a raggiungere Amatrice e le zone terremotate il 24 agosto. Un grazie agli elicotteristi del Corpo Forestale dello Stato che hanno base a Rieti. Un grazie a chi vuole aiutare le nostre terre montane

E’ stato un duro colpo inferto a borghi di montagna che vivono di turismo, pastorizia e gastronomia. Al di là di quello che ha detto a caldo il Sindaco, qui però c’è una forte volontà di ricostruire il paese, per questo è importante contribuire alle raccolte fondi.

Nota (NdR). Tra le varie iniziative di raccolta fondi ricordiamo quella attivata ieri dal CAI centrale:
Conto corrente “IL CAI PER IL SISMA DELL’ITALIA CENTRALE (LAZIO, MARCHE E UMBRIA)”
Banca Popolare di Sondrio – Agenzia Milano 21
IBAN IT06D0569601620000010373X15

Marco Tiberti
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Testimonianza 2 (Marco Tiberti, “Salve, da 25 anni mi occupo di tutelare l’ambiente e la difesa dei consumatori, subendo per questo anche aggressioni e minacce di morte. Sono ancora qui”)
Ore 0.30 del 26 agosto 2013
Alle ore 18 siamo partiti da Cittaducale con i beni di prima necessità verso il centro di deposito e smistamento di Cittareale.
Scaricato il furgone e le vetture mi sono messo a disposizione del Sindaco di Cittareale… il quale mi ha confermato esserci una carenza di farmaci ad Amatrice e frazioni.

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Mi sono reso disponibile per portare l’intero carico a destinazione presso il centro sanitario allestito a pochi metri dalla Città di Amatrice.

Con il permesso del Prefetto per intercessione del Sindaco di Cittareale mi sono recato ad Amatrice superando numerosi posti di blocco. Con me due volontari di Formello.

Giunto lì la polizia di Stato mi ha bloccato per una frana sulla strada poi mi ha fatto proseguire con una colonna dei vigili del fuoco per strada alternativa.

L’ultima salita prima delle case è stato come camminare nel vuoto… La strada ad una stretta carreggiata, l’altra crollata.
Dopo 8 km girando intorno alla città di Amatrice tra paesi in rovina… quando stavamo per giungere a destinazione è crollato un campanile sulla strada.

Arriva un mezzo dei carabinieri comandato da un funzionario: informatolo che trasportavo farmaci mi ha detto con estrema gentilezza di seguirlo. Direzione e unico “accesso” il centro storico di Amatrice.

Ultimo posto di blocco dove non hanno accesso neppure le televisioni e con la mia panda 4X4 mi sono ritrovato nel corso principale di quello che un tempo fu Amatrice.

Un cimitero. Montagne di calcinacci sulla strada. Fari su una ruspa e nuvole di polvere.
Le pareti intorno pareva stessero per cadere da un momento all’altro… un’esperienza allucinante!
Mentre il mezzo cingolato che vedete in foto cercava 3 persone sepolte sotto le macerie in una irreale atmosfera di rovine, crepe e silenzi sepolcrali… ho chiesto al tenente colonnello dei carabinieri come proseguire per raggiungere il campo che era oltre il corso principale.

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Sono necessari dei caschi per proseguire… se vuole ve li faccio fornire dai vigili del fuoco che abbiamo chiamato per radio… oppure se ci fa la lista dettagliata dei farmaci e a chi dobbiamo consegnarli sarà mia personale premura portare a termine la sua encomiabile azione”.

Passati i farmaci sul furgone dei carabinieri e sbrigate le ultime formalità. Una stretta di mano di quelle importanti e nella notte tra rovine e pianti dentro l’anima ho risuperato a ritroso ogni posto di blocco e sono tornato al campo base di Cittareale e dopo gli ultimi coordinamenti a casa.

SERVONO TENDE, FARMACI E VOLONTARI. INDUMENTI “NUOVI”, ANCHE INTIMO. I BAMBINI SONO POCHI… NON INVIATE GIOCHI PER BAMBINI. PSICOLOGI E DOTTORI.

Il duomo di Amatrice
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Ore 8 del 26 agosto 2016
Questa mattina Giuseppe Amici della protezione civile mi ha comunicato che stanno portando un gruppo elettrogeno da 40 kw e mezzi movimento terra a Scai (una della 71 frazioni di Amatrice).
Serviranno certamente stufe per scaldare le tende (non attrezzate), freezer per conservare alimenti deperibili e piccoli frigoriferi per taluni farmaci.
Se avete stufe non grandi e adatte per tende potete spedirle al nostro punto di raccolta di Cittaducale in Via Trento, 02015 Cittaducale.
Per il resto potete contattarmi al 339-7714893.
Oppure chiamate il seguente numero della protezione civile nazionale: 800 840 840.

Testimonianza 3 (www.msn.com/it-it)
La terra continua a tremare dopo il sisma che ha colpito tra Marche e Lazio nella notte tra martedì e mercoledì 25 agosto e che ha praticamente raso al suolo Amatrice e Accumoli (in provincia di Rieti) e Arquata del Tronto (in provincia di Ascoli Piceno). Un nuova forte scossa di magnitudo 4.8 si è verificata alle 6.28 ad Amatrice. Secondo le rilevazioni dell’Istituto nazionale di geofisica (Ingv), nel quarto d’ora successivo nella zona sono state registrate altre 8 scosse, da 2.0 a 2.8 di magnitudo.

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Lo sciame sismico 
Lo sciame sismico non si è mai fermato dopo la prima scossa del sesto grado che ha sgretolato case ed edifici. Sono state 928 le scosse registrate dopo quella delle 3.36 del 24 agosto. Solo dalla mezzanotte sono state 50. In particolare, particolarmente forti sono stati gli episodi registrati all’1,49 di magnitudo 3,6, alle 2,04 magnitudo 3.8, alle 6,08 e 6,21 magnitudo 3.o, fino a quella molto potente di magnitudo 4.8 delle 6,28. E anche questa nuova forte scossa, come era accaduto anche giovedì, ha causato nuovi crolli ad Amatrice negli edifici già colpiti dal sisma. I crolli non hanno coinvolto le squadre dei vigili del fuoco che sono al lavoro in due luoghi distinti di corso Roma: l’Hotel Roma, da dove in serata è stata estratta una vittima, e una casa privata.
Il bilancio delle vittime
Continua incessante l’attività dei soccorritori, per cercare eventuali superstiti e dare assistenza agli sfollati che hanno trascorso la notte nelle tendopoli attrezzate nella zona. Il bilancio delle vittime, ancora provvisorio, è di 268 morti e 387 feriti: nel dettaglio, le vittime sono state finora 49 ad Arquata del Tronto (comprendente anche la frazione di Pescara del Tronto), 208 ad Amatrice (comprendente le vittime finora recuperate nei crolli nelle numerose frazioni) e 11 ad Accumoli. Moltissime anche le persone salvate: sono 238 le persone estratte vive dalle macerie, 215 salvati dai Vigili del Fuoco e 23 tratti in salvo dal Soccorso Alpino. Sono state assistite oltre 1200 persone nei campi e nelle strutture tra Lazio, Marche e Umbria della Protezione Civile.

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La seconda notte degli sfollati
I nuovi movimenti della terra hanno reso angosciosa la seconda notte nelle tendopoli delle centinaia di sfollati, in aggiunta alla temperatura scesa a 8-10 gradi. Sono 2.100 – a fronte di una disponibilità di 3.500 posti letto – il numero di persone che hanno trovato alloggio nelle tende allestite dalla Protezione civile e dai volontari nelle zone terremotate di Lazio e Marche. Il loro numero è cresciuto sensibilmente rispetto alla prima notte. Vanno poi aggiunte le 600 persone che hanno trovato riparo nelle tende allestite in Umbria, in particolare nella zona di Norcia dove il terremoto non ha causato vittime e danni sensibili alle abitazioni ma qui la popolazione continua ad avere paura di eventuali scosse (come poi in effetti ci sono state) e quindi almeno nelle prime notti successive al devastante terremoto preferisce dormire fuori casa.
Blocco delle tasse nelle zone colpite
Intanto il consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza e lo stanziamento dei primi 50 milioni di euro per l’emergenza. Il premier Matteo Renzi ha anche annunciato il «blocco delle tasse» nelle zone colpite dal sisma. L’Abi invita le banche a sospendere le rate dei mutui delle case danneggiate. L’Ania ha chiesto alle compagnie assicurative di prorogare il pagamento dei premi. Groupama l’ha già comunicato. Blocco delle tasse nelle zone colpite

Testimonianza 4 (Paola Romanucci, presidente CAI Ascoli Piceno)
La sezione di Ascoli Piceno sta raccogliendo fondi a sostegno delle popolazioni duramente colpite dal sisma. Li useremo per acquistare il materiale che ci sarà indicato dagli amici della Sezione Cai di Amatrice e del Comune di Arquata del Tronto, così da rendere il nostro aiuto più utile e concreto possibile.

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Se volete contribuire a questa filiera corta della solidarietà con la gente delle nostre montagne, potete farlo versando la somma che preferite sul seguente IBAN della Sezione CAI di Ascoli:
IT17N0605513500000000011453 (Nuova Banca delle Marche), avendo cura di specificare la causale “SISMA 24 AGOSTO”.
La nostra raccolta, ovviamente, si affianca e non si sovrappone a quella avviata dal Cai nazionale a sostegno dei territori distrutti dal sisma (raccolta di fondi sul CC “IL CAI PER IL SISMA DELL’ITALIA CENTRALE (LAZIO, MARCHE E UMBRIA)” Banca Popolare di Sondrio – Agenzia Milano 21, IBAN IT06D0569601620000010373X15.
Grazie per la vostra preziosa solidarietà, faremo in modo che arrivi.

Testimonianza 5 (Alessandro Gambino, ideatore della petizione su Change.org: Donare il jackpot del Superenalotto ai terremotati)
La mia idea nasce da un pensiero avuto davanti allo schermo del televisore, quando mi sono reso conto della tragedia immane che ha stravolto il Centro Italia. Un terremoto terribile, che a oggi, secondo le stime aggiornate, ha fatto più di 240 vittime. Mi sono chiesto: perché non devolvere il jackpot attuale del Superenalotto che supera i 130 milioni di euro, o almeno in parte?

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Quando ho lanciato questa petizione sapevo che noi italiani siamo un popolo meraviglioso, capace di rialzarsi nei momenti più drammatici, e disposti a rinunciare a parte del nostro reddito per solidarietà; e se noi siamo capaci di stringere la cinghia per poter aiutare gli altri, quale occasione migliore quella di devolvere un intero montepremi nazionale del principale gioco italiano, il Superenalotto, ai terremotati del centro Italia?

L’occasione è doppia, poiché le mancate vittorie delle edizioni precedenti ad oggi hanno creato un montepremi davvero elevato, che comporterebbe, oltre agli aiuti già previsti e quelli solidali, un aiuto concreto alle popolazioni che hanno perso tutto nella drammatica notte del 24 agosto.

Inoltre, sarebbe un ulteriore messaggio della nazione ai propri concittadini in quanto l’altruismo che ci ha sempre contraddistinti nel mondo, viene ulteriormente manifestato, in quanto il jackpot appartiene virtualmente a tutti i giocatori, e quindi, di conseguenza, sarebbe una donazione dei giocatori ai terremotati. Come per dire: “Amici, noi siamo con voi!”.

Non nascondo che le difficoltà sono tantissime e mi rendo conto che un’impresa del genere corrisponde a scalare l’Everest; c’è chi mi ha criticato dicendo che l’azienda che gestisce il montepremi è privata, che si creerebbe un precedente, ecc.. Ma il popolo non è per caso, “sovrano”?

Vorrei citare una bel pensiero che ha scritto nella petizione da me proposta su Change.org di una ragazza, Sonia Fantozzi: “Perché in questi momenti deve prevalere la solidarietà. La fortuna è cieca? Allora conduciamola noi dove è più necessaria, per una volta che ciò è possibile.”

Per leggere, firmare e condividere la petizione di Alessandro Gambino, basta cliccare QUI.

Testimonianza 6 (da La Stampa.it)
Il problema è che il Superenalotto è un gioco d’azzardo gestito da SISAL, cioè da un’azienda privata. Non si capisce, quindi, come possa il governo decidere di destinare il jackpot ai terremotati. Tra l’altro, il montepremi del Superenalotto si forma sommando i soldi scommessi dai giocatori: si tratta, quindi, di un contratto che non può essere rescisso unilateralmente. Chi ha scommesso lo ha fatto a delle condizioni e non può vedersi sottrarre quella somma di denaro. Non è l’apologia del gioco d’azzardo ma, purtroppo, funziona così.

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Quello che può fare il governo, se mai, è decidere di destinare ai terremotati il denaro che dalle scommesse finisce nelle casse pubbliche: SISAL opera su concessione dello Stato e sulle vincite si pagano le tasse.

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Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, non a caso, ha detto che l’iniziativa è «bella ma difficile da realizzare». Difficile che si possa intervenire sul Jackpot attuale (l’estrazione di questa sera mette in palio 128,8 milioni di euro, ndr), dal momento che il montepremi tecnicamente «appartiene» già ai giocatori che, nel corso dell’ultimo anno, a partire dal giorno successivo all’ultimo «6» centrato ad Acireale a luglio 2015, hanno investito circa 900 milioni di euro. Ed è altrettanto difficile che si riesca a prendere una decisione in tempo per l’estrazione di questa sera, ma effettivamente si sta lavorando su «una soluzione tecnica per destinare parte dei proventi della raccolta alla ricostruzione», anche se «non è detto che ci riusciremo», ha spiegato Baretta.

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Il famigerato Colletto Verde di Clavière

Il famigerato Colletto Verde di Clavière
Il famigerato Colletto Verde di Clavière, in alta Valsusa, ha colpito ancora.

Era a sciare sulle montagne che conosceva bene Tommaso Martinolich, un ragazzo di Chieri (TO) che a 14 anni è morto il 4 gennaio 2015 dopo una rovinosa caduta.

La pista numero “100” parte dal Colletto Verde, che segna il confine tra Italia e Francia: da quota 2600 metri permette il rientro nell’area sciistica di Clavière-Monti della Luna per gli sciatori che arrivano dal versante francese di Montgenèvre. E proprio in quel giorno la pista era stata riaperta. Negli anni scorsi su questa pista “nera”, o meglio negli immediati dintorni, sono purtroppo successi altri incidenti mortali. Ma questa volta non si tratta della solita valanga provocata.

Tommaso Martinolich
Quattordicenne-113030597-343d3271-98a5-4ec9-b5eb-63b0b5382757Il tratto iniziale è privo di vegetazione, data la quota elevata: solo rocce fuori dal tracciato nel primo tratto particolarmente ripido e impegnativo, adatto agli sciatori esperti. Chi non se la sente di affrontarlo, può aggirare il ripido grazie a un passaggio alternativo e iniziare la discesa alcune centinaia di metri più in basso percorrendo così una pista “rossa”, la “100 bis” che in seguito si ricongiunge alla «pista nera» quando questa si fa più dolce in vista di alcune casermette abbandonate poco prima della capanna Gimond.

Proprio quest’estate la società Vialattea che gestisce gli impianti del comprensorio sciistico aveva portato alcune modifiche al tracciato originario della pista, proprio per aumentare la sicurezza di quel tratto di discesa lungo quasi 3 km che porta gli sciatori alla partenza della seggiovia Gimont. Una discesa che non viene quasi mai battuta perché i gatti delle nevi faticano ad arrampicarsi su quelle pendenze. Ma che tuttavia viene ben delimitata con una serie di paletti, proprio per evitare che gli sportivi escano inavvertitamente fuori dal tracciato.

La cronaca
E’ stata la scarsità d’innevamento a tradire Tommaso che, conoscendo bene quella pista, durante la discesa si è allontanato dal percorso tracciato e ha superato i paletti per avventurarsi in qualche salto fuori pista. Ma proprio durante un salto è atterrato in modo scomposto, battendo violentemente la testa contro una roccia che affiorava dal manto nevoso. È questa la prima ricostruzione fatta dai poliziotti del commissariato di Bardonecchia, che indagano sulla vicenda.
L’incidente è avvenuto verso le 15, sotto gli occhi dei genitori e di altri familiari. È possibile che la neve ghiacciata gli abbia fatto prendere velocità e perdere il controllo degli sci, che sono andati distrutti nell’urto. Indossava il casco, ma questo non è servito a salvargli la vita. Ha battuto la faccia e torto il collo. Sono stati proprio i familiari i primi a soccorrerlo e a dare l’allarme al 118, mentre sul luogo dell’incidente arrivavano anche gli addetti delle piste. Tommaso era incosciente ma respirava ancora quando l’elicottero del 118, che era fermo a Torino, si è levato in volo. Ma in quota c’era molto vento, vento contrario, che ha rallentato il viaggio. Mentre sulla pista si attendevano i soccorsi, il ragazzo ha avuto un arresto cardio-respiratorio. Nel gruppo c’era una dottoressa, che lo ha ventilato e massaggiato per tutto il tempo, finché i sanitari non lo hanno intubato e caricato sull’elisoccorso. Ma le condizioni dell’adolescente erano disperate. Troppo lontano l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, l’elicottero lo ha portato alla più vicina struttura, l’Ospedale Agnelli di Pinerolo, dove i medici del pronto soccorso hanno fatto di tutto per stabilizzare i parametri vitali. Ma il filo di speranza cui tutti erano appesi si è spezzato un paio d’ore dopo.

Il Colletto Verde di Clavière
Quattordicenne-DOSCTUYA4120-krRB-U10401281334606eh-700x394@LaStampa.itL’indagine
Il fascicolo sulla morte di Tommaso, che abitava a Chieri e frequentava l’istituto alberghiero Colombatto di Torino, è stato aperto dal pm di Torino Raffaele Guariniello, che valuterà se vi siano responsabilità nell’accaduto.

Guariniello ha inviato la Polizia giudiziaria della Procura di Torino sulle piste da sci di Clavière per un sopralluogo. A quello che verrà riportato dai poliziotti, si aggiungeranno le testimonianze dei parenti di Tommaso, presenti al fatto.

Il fascicolo per il momento non contiene nomi di indagati, né reati. Il pm vuole fare chiarezza su quanto accaduto, vuole capire se la pericolosità del canalone in cui si è consumato il dramma, di fianco alla pista “100” del Colletto Verde, era ben segnalata. Nel caso di “segnalazione insufficiente”, i responsabili degli impianti sciistici potrebbero dover rispondere di omicidio colposo per la morte del ragazzo.

I commenti
Vittorio Salusso, direttore tecnico della Sestrières Spa, esclude che il fondo fosse in brutte condizioni: «Le piste “100” e “100 bis” erano state bene tracciate e battute. In quota la neve in pista è ancora molto buona e abbondante». Nessun pericolo, quindi? «No, le condizioni erano perfette e anche la giornata era buona, solo il vento poteva dare fastidio, ma all’ora della tragedia c’erano un bel sole e un’ottima visibilità».

Quali sono, allora, le cause della sciagura? Qualcuno si sbilancia: «Molti ragazzi per esibirsi abbandonano la pista per andare a cercarsi qualche salto a pochi metri del tracciato. Una pratica vietata ma spesso usuale, che questa volta purtroppo è finita in tragedia».

Il pm Guariniello, con la consueta sollecitudine, ha aperto l’inchiesta e ne seguiremo gli sviluppi. Naturalmente, di fronte alla tragedia e ancora “a caldo”, è difficile fare commenti di ogni genere, ma una prima annotazione occorre pur farla: segnalazioni sufficienti o meno, risulta difficile ritenere che i gestori della pista debbano essere incriminati. Lo sci è uno sport abbastanza pericoloso. Se si va fuori pista lo è anche di più. È solo questo che bisogna sapere, e non è riempiendo le stazioni turistiche di cartelli che si eviteranno altre disgrazie.

Per fare un esempio, in Italia qualunque postazione panoramica è dotata di balaustra protettiva, più o meno solida e invasiva: ma non risulta che in Islanda, dove questo non succede affatto, la percentuale di incidenti sia superiore alla nostra.

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Hervé Gourdel

Rapito domenica 21, ucciso decapitato, Hervé Gourdel era in Cabilia (una regione montuosa a est di Algeri) per esplorare le possibilità di scalare nell’elevata catena del Djurdjura. Esperto viaggiatore, la guida alpina Gourdel aveva scalato montagne in tutto il mondo ed era attratta da una zona relativamente nuova come meta alpinistica. Non si trattava infatti di fare un viaggio alpinistico nel ben noto Hoggar.
Hervé aveva 55 anni, veniva da Nizza, suo padre gli aveva trasmesso la passione per l’altitudine che aveva iniziato a praticare nel Mercantour, il parco delle Alpi Marittime. Poi era diventato guida: «Il diploma di guida – raccontava – mi ha permesso di guadagnarmi la vita lontano da un ufficio, scalando, sciando, percorrendo un corso d’acqua, parlando della montagna, trasmettendo il mio entusiasmo e le mie conoscenze». Ha lasciato la moglie Françoise e due figli.

Gourdel-3970717c502f3e4c4a5a5e7ff619d3cd-593x443Noi gente di montagna proviamo un orrore particolare, uno sgomento insolito: è stato con rito d’altri tempi ucciso uno di noi. La ragione ci dice che era un uomo come gli altri, il cuore ci agita invece come un mare in burrasca, perché sappiamo che Hervé Gourdel era uno dei nostri.

La Cabilia dalla catena del Djurdjura
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E’ urgente che la nostra civiltà si renda conto che la barbarie manifesta e concreta dell’Isis non è altro che lo specchio di ciò che noi stessi siamo stati e siamo nel più profondo del nostro inconscio collettivo. Isis rappresenta contenuti arcaici dimenticati ma ben vivi, tanto più forti quanto da noi volutamente circoscritti e seppelliti nel più profondo dentro di noi.
Potremo anche distruggere fisicamente la Jihad fino all’ultimo uomo, poi essa risorgerà sotto altra forma. Tornerà a tormentarci quella visione apocalittica, quel bagno di sangue senza apparente ragione che tormenta a volte i sogni di qualcuno di noi.

Gourdel-LAPR0766_MGTHUMB-INTERNASe in qualche modo ci sentiamo fieri di appartenere all’umanità quando ci stringiamo commossi di fronte al corpo mutilato di Hervé non possiamo pensare di aver perso o aver vinto. La guerra interiore continua e così pure quella di civiltà. Non ci sono amici senza nemici, e l’amore è alimentato dall’odio. Così è, anche se non ci pare. Così sarà, finché non ci parrà. Fino a che non accetteremo che anche Papa Francesco ha dentro di sé la sua parte di mostro Isis.

postato il 28 settembre 2014